Il ruolo di “facilitatore” della camorra, in un sistema già corrotto, trova linfa nella spesa pubblica, che viene usata per scopi personali e favorire l”allargamento del potere delle organizzazioni criminali. È quello che accade in Campania.
Secondo l”OCSE, l”Italia è tra i paesi industrializzati largamente il più corrotto, a livello di alcuni paesi africani e centro-americani, ed inoltre la corruzione in Italia può essere quantificata in 100 miliardi di euro l”anno. Qualche economista arriva a sostenere che la tenuta, nell”attuale congiuntura economica, del sistema Italia si regge sulla corruzione polverizzata a livello di massa i cui proventi vanno tutti a sostenere i consumi e quindi, indirettamente, anche la produzione.
La corruzione, vale a dire lo scambio tra un atto di potere discrezionale a favore di qualcuno e una prestazione di denaro o di altra utilità, non riguarda più soltanto livelli apicali decisionali ma ogni articolazione decisionale, soprattutto delle pubbliche amministrazioni, comprese quelle che pur non avendo potere decisionale possono giocare sui tempi della concessione di una autorizzazione o del pagamento di una prestazione.
Poichè la corruzione si esercita tra uno o più membri di una amministrazione pubblica e un agente o un operatore esterno, essa può esercitarsi ed operare dovunque esista un soggetto che detiene un potere decisionale, anche di piccolissime dimensioni, che però può gestire in maniera discrezionale in modo da ottenere un qualche rendimento economico o da favorire interessi personali. Gli imprenditori sanno bene, ad esempio, che, per ottenere autorizzazioni, concessioni, finanziamenti, dopo aver effettuato con dispendio economico il passaggio “politico” sono necessari più passaggi “amministrativi”, ciascuno accompagnato da esborso di denaro, per raggiungere il risultato. Non ci sono scorciatoie possibili: se non si paga a ciascuno dei livelli decisionali si rischia solo di ritardare o vanificare il raggiungimento dell”obiettivo.
In questo meccanismo la camorra ci sguazza perchè sembra fatto apposta per favorirne l”operatività. La camorra può fungere da “facilitatore” del sistema di corruzione: il politico o l”amministratore possono avere difficoltà a chiedere tangenti all”imprenditore “pulito”; molto più semplice è il rapporto con le imprese legate alla camorra perchè sono loro stesse a proporre lo scambio corruttivo, anche relativamente ai diversi livelli decisionali. Ma la camorra può fungere anche da “acceleratore” delle decisioni, a proprio favore ma anche in conto terzi, mettendo in campo il suo potenziale intimidatorio ai diversi livelli decisionali che operano resistenza o che giocano al rialzo delle richieste.
In pratica la camorra esercita una funzione di mediazione sia “politica” che “amministrativa” che nel momento in cui viene riconosciuta assume contorni di legittimazione agli occhi degli operatori economici, tanto da diventare il primo riferimento a cui rivolgersi per ottenere credito a livello politico e attenzione rispettosa a livello amministrativo. La camorra diventa così agente e strumento di corruzione e può arrivare a condizionare l”intero funzionamento di una pubblica amministrazione che, come dimostrano tanti decreti di scioglimento per condizionamento mafioso e camorristico di Comuni della Campania, si trasforma in una macchina che funziona solo con la benzina della corruzione.
Naturalmente, quando in un contesto territoriale, come accade in Campania, molti processi decisionali sono segnati dalla corruzione e dalla mediazione camorristica, la spesa pubblica è utilizzata non per soddisfare esigenze collettive ma solo per sostenere rendite di posizione personali e l”allargamento del potere delle organizzazioni criminali.
(Fonte foto: www.intandem.it)
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