Quando la camorra si faceva pubblicità con gli orologi e i gioielli rubati a ministri e a giudici: ordinando ai ladri di restituirli

Oggi l’orologio della signora Cavani, nell’ultimo Ottocento l’orologio di un ministro degli interni e la tabacchiera di un procuratore del Re. L’obiettivo della camorra è sempre lo stesso: farsi pubblicità, presentarsi come sistema d’ordine.

Per l’ “affaire ” dell’orologio della signora Cavani sono state sprecate molto lacrime napoletane. La gentile articolista di un importante quotidiano si domandava, con amarezza: perché la notizia della rapina alla signora del Matador ha fatto il giro del mondo, e invece si è parlato poco, “ lo spazio di un mattino ”, della grassazione di cui è stata vittima, a Parigi, la moglie di Ibrahimovic ?

Ma perché i giornalisti di Napoli hanno raccontato il fatto a mo’ di telenovela, a puntate quotidiane, al megafono, e con accompagnamento di tamburi e tromboni; i giornalisti francesi, invece, hanno esalato un breve sussurro, al silenziatore. Inoltre, a Parigi è difficile che i rapinatori facciano distinzione tra i soldi di un calciatore e quelli di un povero cristo: per i francesi, si sa, siamo tutti uguali: ciò che è rapinato, è rapinato, non si restituisce nulla a nessuno. A Napoli, invece, capita che la camorra ordini di restituire l’orologio alla signora, e ci aggiunga anche le scuse (La Repubblica Napoli.it, 6 luglio); manca solo il mazzo di fiori.

Non ci dobbiamo meravigliare se i giornali tedeschi riprendono la notizia, e ci ricamano intorno merletti e arabeschi, e mettono nel ricamo tutto l’amore che, soprattutto in questi giorni, sentono per noi. Non so se è stata la camorra a organizzare il lieto fine. Ma se dietro il copione e la regia della sceneggiata c’è l’ingegno di un capocamorra, bisogna dire che è un ingegno fino, conoscitore, per dottrina o per istinto, dei meccanismi della pubblicità. Ha preso molti piccioni con una fava: ha calmato i nervi scossi della signora, ha sfilato di mano al sig. Cavani (solo a lui?) un buon pretesto per chiedere il trasferimento, ha perciò conquistato l’eterna gratitudine dei tifosi, ha dimostrato che la camorra c’è, che il “ sistema ” è intatto, e funziona.

Come l’immagine di Napoli esca dalla vicenda, non so: prima di tutto, non so quale sia l’immagine di Napoli. A me pare che sia come il volto di una bella donna riflesso in uno specchio rotto: vi appare come uno sconquasso di forme. La camorra, “sistema” cittadino e mercantile, ha da sempre sentito il bisogno di farsi pubblicità, di proporsi, all’immaginazione collettiva, come un Ordine più concreto, più rapido e affidabile dell’ Ordine dello Stato. La camorra si manifesta e si dichiara: la mafia si nega. La mafia, e che cos’è ? È una invenzione dei giornali, dicono i mafiosi, una infamità di chi vuole male alla Sicilia.

Leonardo Sciascia raccontava di aver percorso ogni strada per procurarsi il “santino” funebre del boss Francesco Di Cristina, su cui il figlio Giuseppe, erede del bastone, aveva fatto scrivere: “ Dimostrò con le parole e con le opere che la mafia sua non fu delinquenza, ma rispetto della legge e dell’onore, difesa di ogni diritto: fu amore”. Per la prima e per l’ultima volta sul “santino” funebre di un boss (morto di morte naturale) fu scritta la parola mafia e fu infranta la regola cardinale del codice mafioso, che Luciano Liggio illustrò nel tribunale di Palermo: “Ho letto Dickens, Dostoevskij, Croce. Ho letto Socrate, uno che ammiro, perché come me, non ha scritto niente.” (La Repubblica, 25 ottobre 2009).

Un secolo prima Francesco Cappuccio, “‘o signurino”, aveva spiegato ai camorristi del presente e del futuro che la “filosofia” della camorra era l’esatto contrario della dottrina della mafia. Ciccio Cappuccio lo spiegò con le parole e con i fatti. Intrattenne rapporti cordiali con i giornalisti della “nera”, e certamente fu contento quando, nel 1891, incominciò a circolare per Napoli la voce che egli aveva ordinato a ladri incauti di restituire al ministro degli Interni, Giovanni Nicotera, l’orologio che avevano rubato in casa sua. I ladri avevano immediatamente obbedito. Altrettanto velocemente fu restituita, per ordine del “signurino”, la tabacchiera d’oro rubata al procuratore generale Michele Pironti.

Vada per la tabacchiera, che forse venne sfilata da un ingenuo scugnizzo, ma non ce li vedo proprio un basista e dei ladri che “puntano”, nel 1891, la casa del ministro degli Interni. A meno che tutta la vicenda non sia stata un’astuta messinscena, organizzata per conquistare meriti e crediti in Questura. Forse le due storie vennero inventate dalla tradizione orale, come altre imprese attribuite a Ciccio Cappuccio: in ogni caso, esse danno l’idea dell’abilità con cui il camorrista costruì il proprio mito. È certo invece che Enrico Alfano, capintesta della Bella Società Riformata, protagonista, a partire dal 6 giugno 1906, di quella incredibile vicenda giudiziaria che va sotto il nome di “processo Cuocolo”, non volle rivelare al governo della camorra come aveva recuperato i gioielli della canzonettista Eugenie Fougère: si limitò a dire che i gioielli la sua amica li aveva persi, e lui li aveva ritrovati. Un colpo di fortuna.

I suoi avversari, invece, ritenevano che egli li avesse ricomprati dai ladri, uno spazzino e un cocchiere, per 300 lire. Gli altri capi giudicarono fondato il sospetto, e, poiché il codice della camorra non consentiva a un capintesta di concludere affari con i mariuoli, sfiduciarono Alfano e gli chiesero le dimissioni. Ed egli le diede. Senza batter ciglio. Così racconta Giuseppe Garofalo, nella sua esemplare storia della “Seconda guerra napoletana alla camorra”. Enrico Alfano sapeva che i capi più importanti non lo consideravano capace di guidare la camorra in quei primi anni del Novecento, in cui la società napoletana venne sconvolta dall’ inchiesta Saredo e dalla guerra senza quartiere che si combatté , nelle strade e nei palazzi delle istituzioni e della politica , tra gli amici di Giolitti e i nemici di Giolitti.

Una guerra per bande, che insanguinò Napoli e la provincia, e non solo metaforicamente. Dimettersi volontariamente, tra gli applausi di tutti per aver dato prova di galanteria e di nobiltà d’animo, era molto meglio che venire congedato dagli altri. Con un colpo di pistola o di pugnale.
(Quadro: Giacinto Gigante, La grotta di Palazzo Donn’ Anna, metà sec. XIX)

LA RUBRICA

Nola. Via Sarnella, fumarole tossiche a 20 metri dalle case

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Ennesima denuncia dell’associazione “Rifiutarsi” e “Città Viva” di Nola che hanno segnalato fumi tossici in via Sarnella. Scatta l’allarme da parte dei residenti, che hanno chiesto l’intervento dell’Asl e dell’Arpac. FOTOGALLERY

Nuovo allarme ambientale in via Sarnella a Nola. Lo scempio è stato ancora una volta denunciato dall’associazione “Rifiutarsi” in collaborazione con il movimento “Città Viva” di Nola, che già da ieri hanno diffuso immagini e video di fumi tossici sprigionati da un rogo di immondizia. I membri dell’associazione chiariscono infatti che le riprese video hanno lo scopo di rendere chiara la gravità del problema, in quanto non si tratta del “solito” rogo tossico.

« Il fumo bianco che esce da quel cumulo di rifiuti bruciati – dichiarano – è di quelli che ti brucia in gola. Qui non c’è fuoco, la terra fuma senza bruciare ». L’ennesimo disastro ambientale è questa volta localizzato all’inizio della strada che collega Nola con la strada nazionale 7bis, luogo in cui stagnano rifiuti urbani, differenziati e speciali. Ma non solo. All’imbocco della prima stradina sulla sinistra i membri di Rifiutarsi denunciano una vera e propria mini discarica illegale.
« Per il tipo di rifiuti ritrovati – dichiara l’associazione – è ipotizzabile pensare che siano stati abbandonati da una società edile attualmente a lavoro su una ristrutturazione ». Sono stati infatti scaricati quintali di mattoni di tufo, mattoni, ceramiche, barattoli di solventi e mobili d’arredamento.

L’incendio risale invece, secondo la segnalazione di alcuni abitanti del quartiere, alla sera del 31 Luglio: dopo il tempestivo intervento dei vigili del fuoco, il rogo è stato nuovamente appiccato intorno alle dieci e mezza.
« Se prima erano andate a fuoco delle sterpaglie insieme a qualche sacco d’immondizia, la seconda volta a bruciare è stata tutta la mini discarica. Nascosto e protetto dal fogliame, qualcuno ha incendiato secchi di vernice e di solventi, rifiuti ingombranti, pneumatici, catrame e altri rifiuti ormai non identificabili ».

Adesso, a distanza di giorni dal rogo, si è formata una fumarola tossica che esala senza sosta un fumo grigio che punge in gola. In pratica, quello che prima era un rogo tossico si è trasformato in una fumarola tossica. Diversi elementi chimici sono entrati in contatto tra di loro e non smettono di bruciare rilasciando nell’aria una grande quantità di sostanze tossiche.

"Nonostante il fuoco sia stato domato in tempi rapidi – denuncia Gianluca Napolitano, capogruppo consiliare di Città Viva – da giorni ci sono ancora tracce di fumo sul posto. Avvicinandosi al luogo dell’incendio si avverte un odore nauseabondo presente 24 ore su 24 che colpisce alla gola: è necessario intervenire immediatamente per rimuovere i resti e mettere in sicurezza l’area.” Il tutto avviene a 20 metri dalle prime attività commerciali e dalle prime case abitate di Nola. Gli abitanti della zona hanno chiesto l’intervento dei vigili del fuoco, dei vigili urbani, della polizia, dei carabinieri, della polizia provinciale, dell’Asl e dell’ARPAC ma ad oggi non c’è stato ancora nessun intervento né da parte del Dirigente Ambiente Felice Maggio e né del Sindaco Geremia Biancardi.
(Fonte Foto: Associazione Rifiutarsi LINK)

Emergenza caldo,Incombe l’anticiclone Nerone

Le massime, domani, potranno anche superare localmente i 38 gradi. Stato di allerta in tutto l’hinterland partenopeo. Coldiretti lancia l’allarme incendi boschivi.

La Protezione civile della Campania, guidata dall’assessore Edoardo Cosenza, comunica che l’ondata di calore già in atto permarrà fino alla serata di mercoledì’ prossimo. Le massime, domani, potranno anche superare localmente i 38 gradi. Le temperature tenderanno a diminuire gradualmente, da mercoledì sera, per raggiungere, nella giornata di giovedì, i 32-33 gradi.

Il Centro funzionale della Protezione civile regionale ha già emesso una proroga dell’avviso di criticità e la Sala operativa regionale ha provveduto quindi ad invitare i sindaci e gli enti competenti a mantenere le procedure di propria pertinenza relative alla vigilanza per le fasce fragili della popolazione. La Protezione civile raccomanda di non esporsi al sole o praticare attività sportive nelle ore più calde. Particolare attenzione devono prestare i cardiopatici, gli anziani, i bambini e i soggetti a rischio.

Sono raddoppiati gli incendi, con oltre cinquemila roghi che stanno mettendo a rischio il patrimonio di oltre 10 milioni e 400 mila ettari di superficie forestale in Italia. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che l’arrivo di Nerone rischia di aggravare una situazione già pesante, come dimostra il bilancio relativo ai primi sette mesi dell’anno stilato dal Corpo Forestale dello Stato.

La Coldiretti ha elaborato un decalogo per combattere gli incendi. La prima regola per evitare l’insorgenza di un incendio nel bosco è quella – afferma la Coldiretti – di evitare di accendere fuochi non solo nelle aree boscate, ma anche in quelle coltivate o nelle vicinanze di esse, mentre nelle aree attrezzate, dove è consentito, occorre controllare costantemente la fiamma e verificare prima di andare via non solo che il fuoco sia spento, ma anche che le braci siano completamente fredde.

Soprattutto nelle campagne – precisa la Coldiretti – non gettare mai mozziconi o fiammiferi accesi dall’automobile e nel momento in cui si è scelto il posto dove fermarsi verificare che la marmitta della vettura non sia a contatto con erba secca che potrebbe incendiarsi.
Dal momento che – conclude la Coldiretti – un elevato numero degli incendi è opera di piromani o di criminali interessati alla distruzione dei boschi, occorre collaborare con la Forestale e con i corpi di Pubblica sicurezza per fermare comportamenti sospetti o dolosi favoriti dallo stato di abbandono dei boschi nazionali.
(Fonte Foto: Rete Internet)

La <i>RIFLESSIVITÁ</i> nel “rapporto tra scuola e territorio: le storie di chi lavora dentro e fuori le aule a contatto col disagio adolescenziale” (2/a parte)

Le giornate di studio per riflettere sul rapporto tra scuola e territorio sono proseguite con gli interventi coordinati dalla Prof.ssa Santa Parrello, Ricercatrice e Docente di Psicologia dello Sviluppo e dell’ educazione.

La seconda sessione delle giornate di studio dedicate a “La mappa e il territorio” si sono aperte con l’intervento in video del prof. Andrea Canevaro dall’intrigante titolo “Erranza giovanile ed educatori viandanti” che con le sue riflessioni ha stimolato nell’uditorio, partecipe e attento, un dibattito vivace sul senso profondo dell’essere viandante, ma anche vagabondo e/o stanziale in riferimento alla propria e all’altrui formazione-educazione.
La sua metafora dell’educatore viandante, la ritualità della quotidianità, vista come il necessario passaggio da un tempo all’altro della crescita e della formazione hanno contribuito alla riflessione su quale debba essere il “progetto educativo” che dobbiamo portare avanti nel nostro Paese.

Il successivo intervento di tale sessione , “Pensare e ripensare in termini di cooperazione” ha visto protagonista la prof.ssa Anna Maria Aiello che dopo aver fatto riferimento alle esperienze ormai fortemente consolidate della “Scuola della seconda opportunità” di Roma, ha introdotto il concetto di educazione come “impresa collettiva in stretta interazione con gli allievi” in linea con gli scenari di Europa 2020 i cui tre obiettivi essenziali sono la crescita intelligente, la crescita sostenibile e la crescita inclusiva, che presume l’interazione dei gruppi, la comprensione dei diversi punti di vista e la realizzazione di attività collettive, “stanando le competenze individuali a guisa di un archeologo”.

“Pensare gli studenti vuol dire interessarsi a conoscerli come sono, come vorrebbero essere, come potrebbero essere… prevalere nella relazione la dimensione interattiva individuale e non collettiva (il contrario della “classe” anonima) riconoscendo la trappola del gruppo adolescenziale per l’adulto”.

L’intervento della dott.ssa Teresa Centro “Che fine fanno i sogni nel cassetto? Dinamiche individuo-gruppo-istituzione” si è pertanto strettamente correlato al precedente analizzando sotto il profilo psicologico il rapporto con il gruppo dei pari e con il mondo degli adulti che può facilitare, intralciare o impedire il percorso progettuale della vita di un individuo in particolar modo dell’adolescente che nello spazio-scuola trova uno dei principali agenti della sua crescita.
A tali interventi ha fatto seguito quello di Antonio Iannaccone “Apprendere dentro e fuori la scuola: la riflessività in prospettiva socioculturale” che ha evidenziato come la dimensione socio-culturale nel tempo abbia assunto sempre più un ruolo determinante rispetto ad una “concezione eminentemente “epistemica” dell’essere umano che vede al centro delle preoccupazioni educative il monolitico modello logico-matematico enfatizzato, fra l’altro, dalle pedagogie di derivazione piagetiana”.

Maria Francesca Freda, Giovanna Esposito hanno contribuito alla discussione con “Riflessività e partecipazione attiva all’Università” prendendo le mosse dalla etimologia del termine riflessione che in latino significa “ri-piegamento”, per poi passare all’analisi degli studenti universitari underachiever, studenti che presentano uno scarto tra buone competenze in possesso e scarsa performance universitaria.
Infine, ma solo in termini temporali Antonella Saporito, Antonella Zaccaro hanno introdotto “La funzione di pensiero a sostegno di insegnanti e operatori dell’educazione” ripercorrendo la propria esperienza nell’ambito del progetto E-VAI raccontando l’esperienza nei gruppi di riflessione con i docenti e gli operatori che hanno lavorato nei due Istituti superiori coinvolti, IIS Sannino-Petriccione e IPSSAR Cavalcanti.

I gruppi, formati da docenti, esperti ed educatori che hanno collaborano quotidianamente nelle classi e stati condotti da uno psicologo hanno previsto la presenza di osservatori, psicologi in formazione, si sono incontrati a cadenza quindicinale e si sono configurati come uno spazio intermedio in cui il gruppo di lavoro può elaborare in tempo reale le proprie esperienze personali e professionali. Specularmente a quanto accade nella relazione docenti/allievi, anche l’investimento del gruppo come spazio di riflessione e come condivisione delle esperienze è stato costruito con fatica.

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Risorse poco sfruttate: i musicisti napoletani e le mancate opportunità

Se l’economia nazionale spaventa, quella napoletana terrorizza. Napoli è detentrice di un valore poco osservato, i tanti musicisti che potrebbero evolversi da capitale sociale a capitale economico.

Ormai forse non ci facciamo più caso, sono agli angoli delle strade la sera, sono nelle piazze, li troviamo nei locali, nei migliori ristoranti, allietano le nostre feste e fanno completamente parte della nostra cultura e del nostro quotidiano, sono i musicisti.

Siamo talmente abituati ai musicisti da non notare un dato importantissimo: Napoli è terra di musicisti, e laddove questo può sembrare risaputo, ciò su cui va catalizzata la nostra attenzione è sull’infinita risorsa culturale ma soprattutto economica che questa zona non ha mai sfruttato al meglio. I musicisti e il mercato della musica sono un potenziale da rivalutare, in considerazione di questo periodo storico in cui soprattutto i giovani evadano, seppure a malincuore, dalla “prigione Campania" per cercare fortuna altrove. La necessità di osservare e di denunciare i mancati interventi per dare voce agli artisti di Napoli, è stato il tema di confronto analizzato con il Dott. Davide Porzio, sociologo e musicista partenopeo, lettore e amico della rubrica Osservatorio Sociale:

"Riguardo l’andamento dei sistemi organizzativi della tua città cosa denunceresti da musicista?". Il Dott. Porzio ci ha risposto evidenziandoci alcune particolarità interessanti: "E’ scoraggiante denotare l’atteggiamento di molti proprietari di locali ai quali interessano gli artisti solo come portatori di clienti per riempire le casse, a Napoli c’è un’assenza totale di luoghi di condivisione artistica e laboratori. Esistono alcuni spazi ma solo quando qualche gruppo di ragazzi di buona volontà, e col portafoglio gonfio, riesce a metterli su autonomamente. Non esistono abbastanza luoghi di cultura in cui è possibile studiare la materia, non esistono luoghi per scambi di idee utili ad aggregare l’elevatissimo numero di musicisti napoletani, luoghi che siano patrocinati da qualche ente o dall’amministrazione comunale.

In questa città va denunciata inoltre, l’eccessiva rigidità e l’autoreferenzialità delle accademie musicali. Dal conservatorio in giù. Spesso se non hai l’aggancio giusto, è difficile entrarci e di conseguenza vai fuori da molti contesti. Resta comunque la questione dei luoghi il punto cruciale su cui fare attenzione. Quello degli spazi adibiti ad alimentare le capacità dei giovani artisti è il problema più importante: l’arte, la musica, le idee crescono, e si sviluppano solo se si condivide e per condividere c’è bisogno di spazi". Per molti di questi ragazzi napoletani accostarsi alla musica è anche una forma d’integrazione e riscatto, in una realtà ostile come quella napoletana.

Attraverso la musica s’identificano in uno status, uno status in cui finalmente ritrovare l’accettazione di se stessi, distaccandosi da un territorio che non consente di acquisire status economicamente dignitosi e socialmente riconosciuti. Il musicista manipola e organizza le strutture sonore, influenzato da una società napoletana pesante, ma allo stesso tempo crea con particolare sensibilità pezzi musicali che fanno il giro del mondo. Sonorità che noi siamo abituati a sentire in città ma che in verità sono risorse più preziose di quanto si possa immaginare. Risorse della musica che, se tutelate da un assetto organizzativo e da politiche di sviluppo in cui a capo ci siano metodologie adatte a mettere in luce questi ragazzi, molto probabilmente questi stessi interventi potrebbero mutarsi in risorse economiche, in occupazione.

È stato chiesto infatti al Dott. Porzio: "Quanto credi possano influire la musica e i musicisti sull’andamento culturale ed economico di questo territorio?" Il giovane musicista ha risposto: "Molto. Abbiamo artisti di qualità eccelsa a Napoli, una qualità davvero superiore alla media. Musicisti di ogni genere, dal rock al blues, dal folk al jazz. Qui chiunque cerchi musica di qualità, di qualsivoglia variante, può trovarla. Questo è potenzialmente un vantaggio infinito per la città di Napoli, dal punto di vista economico un vantaggio di sicuro non sfruttato. Napoli potrebbe diventare come New Orleans. Nella prima metà del novecento si andava a New Orleans perchè si sapeva che solo lì si poteva ascoltare del buon jazz.

A Napoli si viene perchè si sa che solo qui si può mangiare una buona pizza, e ciò va bene, ma si dovrebbe sapere anche che venire qua significa trovare l’eccellenza della musica, di qualsiasi tipo. Creare connessioni e nuove forme di comunicazione mirate allo sviluppo delle risorse napoletane, è un processo decisivo e utile: un olandese appassionato di musica popolare balcanica, troverà sicuramente a piazza San Domenico un gruppo di musicisti straordinari, che suona la musica che gli piace, ma lo troverà per caso. Dobbiamo riuscire a comunicarglielo fino a Rotterdam, dobbiamo passargli il messaggio che se viene qui può trovare ciò che cerca". Un tema molto importante quindi, da approfondire, poiché la realizzazione di un tavolo di amministratori, capaci di occuparsi del turismo della musica a Napoli o di organizzare eventi utilizzando i ragazzi musicisti e magari inoccupati, potrebbe seriamente rimodellare lo stato economico del territorio, nonché bonificare la città dagli storici preconcetti, mettendo in luce così le numerose risorse di alto livello culturale che questa zona possiede.

La musica quindi, come mezzo per accorciare le distanze tra assenza di punti di riferimento dei ragazzi e occupazione professionale, tra rischio di collusione criminale dei giovani e acquisizione di status riconosciuti dalla collettività. Durante il nostro incontro Davide Porzio ha proseguito poi dicendo: "Tanti ragazzi tentano di sbarcare il lunario arrangiandosi e suonando dove è possibile. La loro professionalità ovviamente non è riconosciuta, essere musicista non è ancora considerato un lavoro vero e proprio, e questo è molto grave, perchè dietro c’è uno studio, un apprendimento, una fatica e un sacrificio almeno pari a chi si prepara a diventare ingegnere, chi fa musica lo fa sempre innanzitutto partendo da una passione che ha dentro".

È ruolo quindi delle politiche, non dei ragazzi, fare in modo che questa passione possa essere anche utilizzata per creare guadagni. In fondo Napoli possiede le passioni nel genoma culturale ma allo stesso tempo necessita di lavoro. Non potrebbe esserci migliore valutazione da parte dei decisori come quella di conciliare le due cose con tecniche adatte e con nuovi investimenti.

OSSERVATORIO SOCIALE

Cercola. Movimenti tellurici in rete

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I “grilli” cercolesi riprendono il consiglio, ma il Sindaco non ci sta.

Ormai nell’era della digitalizzazione nascondersi proprio non si può. Chiudi un rubinetto ed è subito un’inondazione. Di notizie, di commenti, di foto, video e documenti. Eppure, Don Chisciotte contro i mulini a vento, c’è ancora qualcuno che tenta invano di resistere alla marea.

Sono le ore 19.04 di venerdì 3 agosto 2012 e sulla pagina web del Movimento 5 Stelle Cercola compare il messaggio che segue: “Ore 19.00 Consiglio Comunale in seconda convocazione: deserto… tranne per i soliti irriducibili grillini (aò, stavolta se lo dicono da soli)…”. Alle 19.09 il secondo messaggio è “Prove microfoni in corso!!!”. Tre minuti più tardi “ore 19.11 pubblico 4 e 1/2 dipendenti 0”. In pratica si tratta forse di una delle prime puntate di “Tutto il consiglio minuto per minuto”. Non si fanno attendere le repliche dal web. Alle 19.25 MoVimento Cinque Stelle Cercola posta: “discussione tutt’altro che piacevole all’infuori (sic) del palazzetto… signore giustamente imbufalite… s’adda vrè..” e via di rimando: “xké (sic-bis) cosa è successo?”, “non ci lasciate sulle spine che è successo?”.

Insomma c’è gente che s’interroga, chiede lumi, partecipa, anche se solo da casa. Alle 20 in punto “momento solenne”, il Sindaco sbotta: “NON VOGLIO ESSERE RIPRESO!!!!!!”. Poi quattro minuti dopo: “attenzione! il sindaco se ne va perchè non vuole essere ripreso!!!!!!! comunque, la telecamera è stata tolta nonostante l’autorizzazione e i membri presenti che hanno espresso il loro non avere problema delle riprese”. In poche parole fino alle 21.16 è tutta una messe di aggiornamenti e ragguagli, notazioni di colore incluse: “montella urla..”; “cosa c’è da urlare!!!”; “non lo fanno intervenire!!!”. Eh, ma non c’è divieto o diniego che tengano. Oggi come oggi le “fughe di notizie” sono dietro l’angolo, i tentativi di riunioni a porte chiuse obsoleti e al limite del farsesco.

Certo il commento live non sarà il massimo della professionalità, ma è innegabile che un pregio ce l’ha eccome: il pregio di diffondere le informazioni, farle girare, portarle all’attenzione della comunità e ognuno poi ne faccia quel che vuole. I social network impazzano, perciò ignorarne la portata significa ricusare l’evidenza, costruirsi una tana di sterpi avvizziti che il ciclone del progresso provvederà a spazzare via senza pietà di sorta. E invece sono in molti a fare orecchie da mercante, specialmente all’interno delle istituzioni. A mo’ di chiusa quelli del Movimento ribadivano sul loro blog: «Ricordiamo al Sindaco (ancora una volta) che la privacy è esclusiva di soggetti privati (nella fattispecie Il Dott. Tammaro Pasquale) ma non di soggetti pubblici (ad esempio il Sindaco).

Infatti l’art. 20 dello Statuto del Comune di Cercola al punto 1 recita: “Le sedute del consiglio comunale sono pubbliche”. Non si spiega come mai lo stesso Sindaco da Facebook segnalava di aver dato incarico agli informatici di mettere in piedi le riprese web e poi oggi ci viene a parlare di privacy. A noi sembra solo un pretesto… giudichino pure tutti gli altri!!! Saluti e a presto». Anzi, visto che siamo in tempo di boxe olimpica, alla prossima ripresa.
(Fonte foto: Rete Internet)

Cosa ci dice Marilyn dalla fotografia di Eve Arnold

Eve Arnold riuscì a “fotografare” il dramma della star, che prima volle diventare un mito, “il mito”, e poi sentì il bisogno di essere solo una donna. Fotogallery

Marilyn muore nella notte tra il 4 e il 5 agosto del 1962. L’anno prima Eve Arnold l’aveva fotografata a lungo sul set del film “Gli spostati“: ma nessuno degli “scatti“ tocca la perfezione di questo, che Eve preparò ed eseguì in studio nel 1960. La fotografia è un intreccio di citazioni di quadri più o meno famosi. Come nella “Donna in piedi “ che C.W. Eckersberg dipinse nel 1841, un panno avvolge il fondoschiena dell’attrice e lascia scoperto solo l’incipit del solco che lo divide in due (François Boucher, il più grande pittore del fondoschiena, chiamava quel solco lo spacco della mela): e perché la sfida alla nostra immaginazione sia più intensa, nel quadro e nella fotografia questo incipit è un punto d’ombra ammorbidita dai riflessi dell’orlo luminoso del panno.

Eve Arnold vorrebbe indurci a credere che il centro reale e simbolico della sua inquadratura sia il filo della schiena, che Degas considerava il passaggio più complicato per un pittore di nudi di donna.
La fotografa segue la “ricetta“ del francese: una linea verticale in piena luce, tra una striscia di densa ombra, che è l’incavo della spina dorsale, e una fascia di chiaroscuro. Inoltre, Il filo della schiena di Marilyn è inquadrato nella “finestra“ centrale della spalliera della sedia, che è un intreccio di elementi curvilinei destinato ad esaltare, nel segno di un eccesso ironico, il fluido inarcarsi delle forme dell’attrice.

La donna di Eckersberg sta in piedi, Marilyn sta seduta. Nella storia delle immagini d’arte la donna nuda seduta o medita (nei quadri di Casorati e nelle fotografie di Bill Brandt, che la Arnold ammirava), o aspetta (nei quadri di Hopper), o si offre, come le donne sedute dipinte da Corinth Sorolla Balthus e Beel : l’offerta di sé spesso fa parte di un gioco in cui lo spettatore prima è persuaso di vedere nel quadro una donna – oggetto, e poi si accorge che la situazione si rovescia: è la donna che osserva lui, è lui che da quello sguardo viene trasformato in “cosa“. É uno degli aspetti più affascinanti e meno studiati della filosofia delle immagini (e non solo nell’arte): io osservo le figure di un quadro, ma anche le figure del quadro osservano me che le osservo.

Come la “Bagnante di Valpinçon“ di Ingres, Marilyn ci volge le spalle: sullo splendore delle spalle, della schiena e del fondoschiena è stato costruito il mito della sua sensualità. Spesso la perfezione delle forme suggerisce staticità, anche se il corpo è in movimento (come in alcuni quadri di Rubens): ma la perfezione del corpo di Marilyn si dispiega attraverso campi di tensioni e di impulsi: quel corpo vibra anche quando sta su una sedia, ci fa vedere, grazie anche alla torsione elegante della testa, le tracce dell’ultimo movimento e l’intenzione del movimento imminente. Ma la chiave della “immagine“ costruita da Eve Arnold è nel dettaglio del braccio grasso e tozzo che va a poggiare la mano informe sul collo della diva e le copre parzialmente la bocca: è una “trovata“ da surrealismo pop, un debito che la fotografa contrae con Magritte, con Dalì e con Warhol.

Quel braccio apre la fotografia a un flusso di significati, tutti possibili, tutti incerti. É il brutto volgare e violento che sconquassa la serena armonia del bello, è l’ironia che brucia le illusioni, è il peso della realtà che dissolve i sogni evanescenti. Quel braccio ci dice che tra noi e il mito, i miti di oggi, c’ è un abisso che nessuno può scavalcare, nemmeno il mito, costretto a restare per sempre nell’artificio del suo spazio: a Marilyn è precluso l’ingresso nella dimensione del nostro quotidiano. Non può venire tra noi. Quel braccio grasso e tozzo rivela che il centro della fotografia non è lo splendore del corpo, che il panno copre, ma non nasconde: è l’ambiguità dello sguardo, e Eve Arnold ci sfida a interpretarla.

Marilyn disse di sé: “Assorbo da tutti come una cartasuga“: forse si gira verso di noi per pregarci: cercate di comprendermi, non sono solo una carta assorbente, “non sono solo uno stemma araldico, l’emblema di una speranza in cui finzione e realtà si confondono.”. Sul “ Corriere della sera del lunedì”, il 6 agosto 1962, Giovanni Grazzini scrisse, in memoriam “Marilyn non era più una donna. É tornata donna il giorno in cui la follia le ha armato la mano contro sé stessa.”. Marilyn si gira verso di noi per rivelarci questa sua disperata risoluzione: non voleva più essere icona, voleva essere solo una donna.

Ma quella mano bastarda le copre la bocca e le impedisce di guardarci con la pienezza della sincerità, occhi negli occhi: le impone di stare su quella sedia, in “posa“, di recitare per sempre la parte dell’immagine di illusioni e desideri che si possono stracciare in un attimo. Secondo Cechov, “la morte non vuole gli stupidi“. Marilyn lo aveva capito. La morte le servì per dimostrare che non era una stupida.
(Foto di Eve Arnold)

Sant’Anastasia. Pd: “Un bilancio da vergogna”

In vista del prossimo consiglio comunale dell’8 agosto, i democratici denunciano gli sprechi fatti dall’amministrazione Esposito ed annunciano che non approveranno l’importante documento finanziario.

A pochi giorni dalla discussione del bilancio in consiglio comunale, il PD non poteva far mancare la sua posizione in merito ad un documento finanziario che riteniamo a dir poco vergognoso. Il Partito Democratico di Sant’Anastasia lancia una campagna di informazione, sdegno e proposta relativa al bilancio preventivo comunale 2012 contro le scelte volute con forza dal sindaco Carmine Esposito e dall’assessore al bilancio, Armando Di Perna.

Le proposte presentate dal PD in consiglio comunale, come quella di ridurre l’aliquota IMU dallo 0,4% allo 0,2% e recuperare i soldi eliminando le spese “superflue” (che di seguito elenchiamo), sono state sonoramente bocciate da quel che resta di questa maggioranza, che imperterrita continua a spendere, in maniera alquanto DISCUTIBILE, i soldi dei contribuenti, essendo restia a ridurre alcuni capitoli di spesa. Non è certo una novità, dato che in questi mesi si chiede sempre ai cittadini di pagare il prezzo delle incapacità di una certa classe politica nel gestire il denaro pubblico. Noi abbiamo il dovere morale di mettere al corrente i cittadini delle spese folli che questa amministrazione sta facendo a scapito di tutto il paese.

Scopriamo così alcune anomalie che ci hanno particolarmente colpito: 17.000€ per il “Premio giovani talenti” tenutosi lo scorso luglio; 5.500€ per “Notte di lettura” in Piazza Siano; 28.700€ per la retribuzione dello staff del Sindaco; 12.000€per provvista acqua (al comune avranno parecchia sete!!!); 60.000€ di spesa per i cani randagi, mentre il paese continua ad esserne pieno; 115.000€ di interventi manutentivi del verde pubblico che, ancora una volta, riguarda esclusivamente il centro del paese escludendo le periferie; 3000€per studi e ricerche a sostegno delle attività produttive (con quali vantaggi per queste ultime???); 35000€ per iniziative ed interventi nel settore commerciale ed artigianale (quali giovamenti ne ha tratto la comunità???).

E poi ancora: 32.500€ per l’acquisto di attrezzature per il miglioramento del servizio di polizia stradale. Il paradosso sta nel fatto che la domenica c’è solo una pattuglia di polizia municipale, con soli due agenti, che monitora l’intero territorio cittadino. Questi soldi non potevano essere utilizzati per pagare lo straordinario ai vigili urbani? Dato che, cosa assurda, c’è in bilancio una voce per lo straordinario notturno e di giorno, invece, non ci sono agenti!!!; 379.000€ per debiti fuori bilancio. Un’amministrazione che si definisce virtuosa dovrebbe evitare una cifra tanto ingente per “spese non previste”.

A questo si aggiunge che, per capitoli di spesa più importanti come, ad esempio, le prestazioni di servizi ed interventi a favore dei disabili, sono stati stanziati soltanto 7.000€. Per le prestazioni di servizi a favore degli anziani, solo 12.851,72€. Inoltre l’amministrazione non prevede nessun contributo per garantire il trasporto pubblico locale la domenica e nei giorni festivi, affermando che non ci sono fondi. Poco o nulla si fa per le fasce meno abbienti. Nessun intervento per sostenere le imprese in modo serio, così da far nascere posti di lavoro per i tanti giovani disoccupati. Il sindaco minoritario Esposito è amante della clientele, a quanto pare anche qualche suo assessore, ed elargisce posti di lavoro solo a pochi eletti (poi dimessisi per ricoprire altri incarichi) e agli amici degli amici.

Tutte queste motivazioni, certificate carte alla mano, indurranno, nella seduta della massima assise cittadina che si celebrerà il prossimo 8 agosto, il gruppo consiliare del PD a votare contro questo bilancio. Riteniamo infatti che questa giunta non sia all’altezza di governare il paese anche in virtù delle tante fandonie che Esposito ha raccontato in due anni e mezzo del suo triste mandato, annoverabile fra le pagine più buie della politica nostrana. Un sindaco che continua a prendere in giro i propri cittadini sulla “zona rossa”, prendendosi il merito dell’approvazione del piano paesaggistico in commissione urbanistica regionale ha dell’inverosimile.

L’approvazione di tale piano paesaggistico regionale era stata già menzionata dall’assessore Taglialatela lo scorso 12 settembre in una conferenza pubblica proprio a Sant’Anastasia e le posizioni del sindaco Esposito erano diverse da quelle dell’esponente della giunta Caldoro. Il nuovo piano prevederà la salvaguardia del paesaggio e tutte le iniziative volte a valorizzare la zona del Parco Nazionale del Vesuvio, sempre nel rispetto dei vincoli della legge 21/2003. Per quanto riguarda, invece, i P.I.P. (piani di insediamento produttivo), già pronti per partire, cosa dice il sindaco? E sulla questione isola ecologica? Perché non dice la verità ai cittadini? Afferma in maniera del tutto strumentale che l’opposizione mette in atto una macchina del fango contro la sua persona.

Mai cosa fu più falsa. Noi riteniamo sia giusto che il nostro territorio si doti di un’isola ecologica, lo abbiamo affermato più volte. Ciò, però, deve essere fatto secondo criteri giusti, non discriminatori e clientelari. I cittadini sanno che con la delibera di Giunta Provinciale n. 500 del 23/07/2012 è stata disposta la sospensione di tutti i pagamenti da parte dell’Ente Provincia? Se il sindaco Esposito, non avesse, chissà per quale arcano motivo, spostato il progetto dell’isola ecologica, il nostro paese a quest’ora sarebbe dotato di un impianto importante e necessario e non rischierebbe di perdere il finanziamento a causa dei tagli del Governo Monti alle Province, dovuti all’approvazione della “Spending Review”.

Infine, vorremmo conoscere la situazione della raccolta rifiuti. Quale società si è aggiudicata il servizio? A quale prezzo per i cittadini anastasiani? L’azienda aggiudicataria aveva tutti i requisiti imposti dalla legge al momento del sorteggio? E i debiti dell’Amav? Che fine hanno fatto? Chi sarà costretto a pagarli? Per quanto riguarda la sosta a pagamento, è giusto che siano costretti a pagare anche i disabili? Le strisce blu sono legittime in ogni zona del paese in cui si trovano? Anche in prossimità degli incroci?

Ovviamente, sindaco Esposito, a causa delle sue nefandezze e della sua incapacità politico-amministrativa tutto ciò ricadrà sui cittadini anastasiani, che, purtroppo, pagheranno il doppio scotto di averle creduto e votata, oltre al non veder risolti i propri problemi. Come si suol dire: oltre il danno, la beffa. Sindaco Esposito, oramai estremamente minoritario, se proprio le resta un briciolo di dignità, si DIMETTA!!! Di sicuro nessuno la rimpiangerà e con la sua uscita dalla scena politica locale, siamo certi che potremo costruire una Sant’Anastasia migliore.

Ponticelli. La festa della Madonna della Neve aiuta a dimenticare per qualche giorno i problemi del quartiere

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Il 5 Agosto ricorre la festività della Madonna della Neve che sotto il suo manto protegge molte città, comuni e quartieri d’Italia. Ponticelli si veste a festa ed onora la sua protettrice.

Il 5 Agosto ricorre la festività della Madonna della Neve che sotto il suo manto protegge molte città, comuni e quartieri d’Italia. Ogni anno, chissà da quanto tempo, la domenica successiva al 5 (o se capita di domenica il 5 stesso, come quest’anno), Ponticelli, popoloso quartiere della periferia orientale di Napoli, si veste a festa ed onora la sua protettrice. Alle ore 11 in punto, dopo la celebrazione della Santa Messa, la statua della Madonna esce dall’altare della “Basilica Minore”, eretta nel tredicesimo secolo e situata nella piazza centrale del quartiere (Piazza Vincenzo Aprea), e viene posta in cima ad un “Carro”.

Il “Carro” è una particolare “macchina da festa”, un cocktail di sacro e profano, di religione e folklore, le cui origini si perdono nella memoria dei più anziani. E’ un tronco di piramide alto 16.80 metri, in ricordo di un miracolo avvenuto da una impalcatura di quell’altezza. La struttura portante è di legno, rivestita all’esterno da una serie di pannelli di cartapesta colorati, con scene e raffigurazioni sacre che cambiano di anno in anno. Le basi sono quadrate, ed i lati misurano circa due metri. Il Carro viene sollevato a spalle da un centinaio di uomini, inscatolati l’uno dietro l’altro come sardine, attraverso dei grossi tronchi d’albero sistemati sotto la base. Calcolando il percorso dell’enorme e pesante struttura, sono più di mille gli uomini che si alternano tutto il giorno trascinandola in giro per le strade principali del quartiere a piccoli passi.

Alla base del Carro viene costruita una specie di barca sulla quale si alternano alcuni uomini dell’organizzazione che, lungo il tragitto, con dei retini da pesca, si allungano a ricevere le offerte in danaro dei fedeli. Mentre sulla sommità splende in tutta la sua magnificenza la statua settecentesca della Madonna della Neve con il suo mantello azzurro che, spinto dal vento giocherellone, volteggia in tutte le direzioni, sotto il Carro gli uomini fedeli lo trascinano, con fatica disumana ed espressioni a volte anche blasfeme. Un’altra figura caratteristica della manifestazione è il “Guidatore”, la “Voce”, cioè colui che, davanti al Carro, grida agli uomini i movimenti che servono per sollevarlo, abbassarlo e spostarlo (OhOhOh… Iza! OhOhOh… Posa!) Si tratta del ruolo principale perché i movimenti devono essere compiuti da tutti gli “Alzatori” in maniera sincrona, altrimenti il Carro non si potrebbe spostare.

E, mentre la processione avanza per le vie del quartiere, addobbate a festa, attorno al Carro si affollano i fedeli per offrire un dono, una preghiera, per ottenere una supplica, per rivendicare la spiegazione di un torto subito <<… Maronna mia accumpagnece tu …>> ; <<…Mamma nostra bella aiutaci …>> ; <<… Madonnina mia bella fammi la grazia … >>; << … Madonna della Neve perché mi hai tolto una delle persone più care che avevo …? >>; <<… Maronna Mia fa stà bbuon’ a mammà mia …>>; << Maronna mia fa piglià ‘o post a figlieme … >>.

La “Festa della Madonna della Neve”, così viene chiamata dai Ponticellesi, da un lato rappresenta un momento prodigioso per il popoloso quartiere consentendo ai suoi abitanti, almeno per qualche giorno, di mettere da parte i gravi ed annosi problemi sociali, culturali ed economici, dall’altro lato è l’unico evento che, con la sua inspiegabile magia, fatta di sacralità, fede, folklore, ricordi, racconti, riesce a calamitare la presenza di tutti quelli che hanno, o hanno avuto, un legame con Ponticelli. Un mare di figli provenienti dai più disparati angoli del mondo, da città e paesi lontani dove sono stati accolti emigranti, oppure figli locali che interrompono le vacanze tanto agognate per un ritorno lampo a casa. Ed ecco che allora, girando per le vie del quartiere-paese, si incontrano facce e persone che fanno rivivere emozioni e sensazioni, come i ricordi, gli odori, i sapori, i colori del passato e dell’infanzia perduta .Un plauso particolare meritano gli organizzatori che con passione ed abnegazione ogni anno fanno si che questa “tradizione” si rinnovi nel tempo, offrendo, attraverso il presente, la memoria del passato al futuro.

Ci piace concludere questo articolo con una poesia dedicata:
“Alla Madonna della Neve”
Santa Maria della Neve, / prediletta dal Signore / ad agosto hai conciliato / freddo e neve in riva al mare / in un tempo ormai lontano (XIII° secolo) / nell’antico casale / dove i padri pellegrini / predisposero il Natale. / Poi il casale si è ingrandito, / un quartiere è diventato, / e, dalla piccola pieve / un santuario è sbocciato. / E ogni anno, da tanto, / solo Tu sai radunare / in un giorno dedicato / i tuoi figli come un mare. / A Te la mia supplica / affinché possa / continuare a custodire / sotto il Tuo celeste velo: / chi è nato e ha vissuto, / chi ha pianto e ha gioito / chi ha sofferto e si è ammalato, / chi è restato e chi è partito; / chi è andato e poi tornato, / chi con te si è sposato, / chi nell’oblio è caduto, / chi dall’oblio è uscito; / chi ti ha pregato, ed è vivo / chi ti ha offeso, ed è morto … / e chi tra i nostri cari / a te si è avvicinato.

Casoria, Rocambolesco inseguimento sui tetti dopo un furto

Il ladro è stato sorpreso a rubare in un appartamento dai carabinieri, che lo hanno inseguito fin sopra i tetti e lo hanno arrestato.

Rocambolesco inseguimento a Casoria, nel napoletano, dove un ladro, sorpreso dai carabinieri a rubare in un appartamento, ha tentato la fuga sui tetti. Il giovane, un 27enne già noto alle forze dell’ordine, è stato arrestato dall’Aliquota radiomobile di Casoria per furto aggravato. L’episodio è avvenuto in un condominio di via De Curtis, nella zona di Arpino. Dopo aver forzato la finestra di un appartamento al primo piano, il ladro è riuscito a portare via un pc portatile, oggetti d’oro, argento e di bigiotteria per un valore di 3.000 euro, di proprietà di un 39enne del luogo.

Alla vista dei carabinieri ha tentato la fuga sui tetti, da dove si è poi lanciato nel vuoto, venendo comunque bloccato. A seguito della caduta, l’uomo è stato soccorso dai militari dell’arma e dal personale del 118 che lo hanno trasportato all’ospedale San Giovanni di Dio a Frattamaggiore, dove i sanitari lo hanno medicato per la frattura delle gambe. La refurtiva è stata restituita al proprietario..
(Fonte Foto:Rete Internet)