Sanità campana, Librandi: «non servono eroi, servono condizioni di lavoro migliori»

0
Dopo l’aggressione avvenuta all’Ospedale del Mare, il vicesegretario regionale di Forza Italia in Campania riflette sulle criticità della sanità: sicurezza, organizzazione, valorizzazione del personale e rapporto tra cittadini e strutture ospedaliere.     L’aggressione avvenuta nei giorni scorsi all’Ospedale del Mare di Napoli ha riacceso il dibattito sulla sicurezza del personale sanitario e sulle condizioni in cui medici e infermieri sono chiamati a operare ogni giorno. Ma per Gianfranco Librandi, vicesegretario regionale di Forza Italia in Campania, il fenomeno non può essere letto esclusivamente come un problema di ordine pubblico. Secondo l’esponente azzurro, dietro gli episodi di violenza che colpiscono gli operatori sanitari si nascondono criticità più profonde che riguardano l’organizzazione del sistema, il rapporto con i cittadini e la crescente pressione che grava sulle strutture ospedaliere. L’aggressione all’Ospedale del Mare ha riportato al centro il tema della sicurezza negli ospedali. È soltanto una questione di controlli? «I controlli sono indispensabili e vanno rafforzati, ma sarebbe riduttivo pensare che basti aumentare il numero degli addetti alla vigilanza. Quando un medico o un infermiere viene aggredito siamo davanti a un fallimento che coinvolge l’intero sistema. Chi lavora in ospedale non può diventare il bersaglio delle paure, delle tensioni e delle frustrazioni che si accumulano attorno alla malattia e all’attesa di una risposta sanitaria». Perché questi episodi sembrano diventare sempre più frequenti? «Perché aumenta la distanza tra le aspettative dei cittadini e la capacità del sistema di fornire risposte rapide. Quando una persona vive momenti di forte preoccupazione per un familiare o affronta lunghe attese per una prestazione, si genera una tensione che non dovrebbe mai sfociare nella violenza, ma che troppo spesso finisce per colpire chi opera in prima linea. È un fenomeno che va affrontato con decisione prima che diventi strutturale». Molti professionisti della sanità parlano di una professione sempre meno attrattiva. «Non mi sorprende. Per anni abbiamo chiesto ai professionisti della sanità di essere eroi. Durante la pandemia hanno sostenuto carichi enormi e garantito servizi essenziali in condizioni difficilissime. Oggi però non servono eroi. Servono professionisti messi nelle condizioni di svolgere bene il proprio lavoro, con organizzazioni efficienti, strumenti adeguati e percorsi di crescita che valorizzino competenze e responsabilità». Da imprenditore prima ancora che da politico, quale ritiene sia l’errore più frequente nella gestione della sanità? «Pensare che tutto dipenda esclusivamente dalle risorse economiche disponibili. Gli investimenti sono fondamentali, ma conta anche il modo in cui vengono utilizzati. Esistono strutture che, pur disponendo di risorse simili, ottengono risultati molto differenti. Questo dimostra che l’organizzazione fa la differenza. Serve una cultura della misurazione dei risultati, della responsabilità e del merito. Chi lavora bene deve essere valorizzato. Chi gestisce male deve essere chiamato a rispondere delle proprie scelte». Il confronto politico si concentra spesso sugli stipendi del personale sanitario. È sufficiente? «Riconoscere economicamente il valore di chi opera nei settori più complessi è giusto e necessario. Tuttavia sarebbe un errore pensare che il problema si esaurisca nella retribuzione. Le persone cercano anche qualità della vita, sicurezza, organizzazione e prospettive professionali. Se non interveniamo su questi aspetti rischiamo di rincorrere le emergenze senza risolverle davvero». Qual è oggi il principale patrimonio della sanità campana? «Le persone. Abbiamo medici, infermieri, operatori sanitari e ricercatori di altissimo livello. Troppo spesso si parla soltanto delle criticità del sistema e troppo poco della qualità delle professionalità che vi lavorano. È da loro che bisogna ripartire. Nessuna riforma potrà funzionare se non rimettiamo al centro il capitale umano». Che cosa dovrebbe accadere dopo quanto successo all’Ospedale del Mare? «Mi auguro che non ci si limiti all’indignazione del momento. Ogni aggressione lascia una ferita non solo a chi la subisce, ma all’intero sistema sanitario. Serve una risposta immediata sul piano della sicurezza, ma anche una riflessione più ampia su come rendere gli ospedali più efficienti, più organizzati e più vicini ai cittadini. Difendere chi cura significa difendere il diritto alla salute di tutti». Secondo i dati dell’INAIL, il settore sanitario continua a essere tra quelli maggiormente esposti agli episodi di violenza nei luoghi di lavoro, confermando la necessità di interventi non solo sul piano della sicurezza, ma anche dell’organizzazione e del supporto agli operatori.

Rete dei diritti, Stati Generali dei Comuni riuniti a Casoria contro la violenza di genere

0

Una giornata intensa, ricca di contenuti, testimonianze e momenti di forte coinvolgimento emotivo, che ha confermato il valore della collaborazione tra istituzioni, magistratura, professionisti, operatori sociali, associazioni e mondo sanitario. Si è svolto presso la Biblioteca Comunale “Mons. Mauro Piscopo” di Casoria il terzo incontro del ciclo formativo “I Percorsi della Non Violenza”, dedicato al tema “Dal trauma alla rinascita: il ruolo di Istituzioni e Terzo Settore oltre la violenza”.

L’iniziativa ha rappresentato un importante momento di confronto e crescita per tutti gli operatori impegnati quotidianamente nel contrasto alla violenza di genere e nel sostegno alle donne vittime di abusi, contribuendo a rafforzare una rete territoriale sempre più solida e integrata. Presenti i rappresentanti istituzionali di diversi Comuni, a partire da quelli dell’Ambito 18 (Casoria, Arzano e Casavatore), ma anche figure rilevanti legate al settore dei servizi sociali, della magistratura e dell’associazione. A fare gli onori di casa il sindaco di Casoria Raffaele Bene, l’assessore alle Politiche Sociali Salvatore Iavarone e il coordinatore dell’Ambito Territoriale Sociale N18 Antonio Chianese.

Particolarmente apprezzato l’intervento del sindaco Raffaele Bene, che ha ribadito il ruolo centrale delle istituzioni nella costruzione di una comunità capace di prevenire e contrastare ogni forma di violenza.

“Non possiamo limitarci a intervenire quando la violenza si manifesta. Dobbiamo costruire ogni giorno una cultura del rispetto, dell’ascolto e della parità. Casoria vuole essere un punto di riferimento per tutte le donne che chiedono aiuto e per tutte le realtà che lavorano per garantire diritti, dignità e sicurezza. Abbiamo fatto una scelta politica investendo già prima del Governo nazionale nella difesa delle donne e nella salvaguardia dei diritti puntando su servizi all’avanguardia e figure professionali importanti, ha dichiarato il sindaco.

L’assessore alle Politiche Sociali Salvatore Iavarone ha sottolineato l’importanza del lavoro di squadra tra enti e associazioni.

“La violenza si combatte creando opportunità, sostegno e percorsi concreti di autonomia. Oggi abbiamo dimostrato quanto sia importante fare rete. Nessuna istituzione può affrontare da sola una sfida così complessa, ma insieme possiamo offrire risposte reali alle donne e alle famiglie che vivono situazioni di fragilità”, ha affermato Iavarone.

Tra i momenti più significativi della giornata l’intervento del dirigente e coordinatore dell’Ambito N18 Antonio Chianese, che ha illustrato il progetto relativo al bene confiscato alla criminalità organizzata destinato ad accogliere e sostenere donne vittime di violenza. Un’iniziativa che rappresenta un segnale concreto di rinascita e restituzione sociale, trasformando un simbolo di illegalità in uno spazio di protezione, autonomia e speranza.

Numerosi gli approfondimenti tecnici e professionali offerti dai relatori intervenuti, tra cui magistrati, avvocati, rappresentanti del sistema sanitario, del mondo associativo e dei servizi territoriali. Molto toccante anche il momento conclusivo dedicato all’arte e alla cultura, con la performance teatrale del regista Francesco Cesareo con le allieve del Teatro Ateneo Federica Cappiello, Immacolata Marino, Marina Traversa, Sara Pezzella e la mostra dell’artista Antonella De Santis.

L’incontro ha confermato come la costruzione di una rete territoriale forte, competente e coesa rappresenti oggi uno degli strumenti più efficaci per accompagnare le vittime dal trauma alla rinascita, trasformando la tutela in una concreta opportunità di futuro.

 

Negazionisti dei femminicidi, Rive lancia il patto ai partiti: “Parole rispettose del fenomeno”

0

Siamo profondamente preoccupate per il clima che si sta diffondendo nel dibattito pubblico italiano. Dichiarazioni sempre più frequenti da parte di esponenti politici e rappresentanti istituzionali stanno riportando indietro le lancette della storia su temi che sembravano ormai acquisiti nella coscienza collettiva del Paese.

La recente negazione del concetto di femminicidio è soltanto l’ultimo episodio di una tendenza più ampia che rischia di delegittimare il lavoro svolto negli ultimi dieci anni da associazioni, centri antiviolenza, ricercatrici, operatrici sociali, magistrati e istituzioni.

Il termine femminicidio non è un’invenzione ideologica. È uno strumento di lettura della realtà costruito sulla base di dati, studi e osservazioni che hanno evidenziato caratteristiche specifiche nella violenza esercitata contro le donne. Cancellare questa definizione significa cancellare una parte fondamentale della comprensione del fenomeno.

Come Progetto RIVE e Arcidonna riteniamo che il rischio più grave sia quello di normalizzare il negazionismo. Quando si mette in dubbio l’esistenza di un fenomeno riconosciuto dalla comunità scientifica, giuridica e internazionale si contribuisce a indebolire la capacità della società di affrontarlo.

Per questo lanciamo una proposta concreta: un patto nazionale tra tutte le forze politiche affinché il linguaggio utilizzato nella comunicazione pubblica e nelle campagne elettorali sia rispettoso delle donne e coerente con gli obiettivi di contrasto alla violenza di genere.

Chiediamo che il tema venga sottratto alla propaganda e restituito alla responsabilità istituzionale. Le donne non possono diventare terreno di scontro ideologico. La loro sicurezza, la loro libertà e la loro dignità devono rappresentare un valore condiviso.

La politica ha il dovere di guidare i cambiamenti culturali e non di ostacolarli. Oggi più che mai serve una presa di posizione chiara da parte di tutte le forze democratiche per impedire che il negazionismo diventi una nuova forma di violenza simbolica.

Su questo terreno non sono possibili passi indietro.

ITS ACADEMY TEC MOS sigla un Piano di Sviluppo Integrato con Sviluppo Lavoro Italia

ITS Academy TEC MOS – Tecnologie per la Mobilità Sostenibile, con sede a Maddaloni, unico istituto tecnico superiore del Mezzogiorno specializzato nel settore ferroviario – ha sottoscritto un Piano di Sviluppo Integrato con Sviluppo Lavoro Italia, agenzia in house del Ministero del Lavoro, formalizzando un accordo che punta a consolidare il ruolo dell’istituto come infrastruttura strategica territoriale per le competenze tecniche nella mobilità sostenibile.

L’intesa nasce dalla partecipazione di TEC MOS a una manifestazione di interesse finalizzata a rafforzare l’offerta formativa degli Istituti Tecnici Superiori, le scuole di alta specializzazione tecnologica che formano tecnici in raccordo con le filiere produttive e che a livello nazionale registrano tassi di occupazione superiori all’80% entro un anno dal diploma. Il piano si articola su tre obiettivi specifici e complementari: il contrasto al mismatch tra domanda e offerta di competenze tecniche, il potenziamento dell’orientamento nelle fasi di ingresso e di uscita dal percorso formativo, e lo sviluppo di un modello di apprendimento in assetto esperienziale a modalità duale, progettato in raccordo con le filiere produttive del territorio.

Sul fronte occupazionale, l’accordo punta a portare il tasso di placement degli studenti dagli attuali livelli regionali agli standard nazionali di eccellenza, fissati all’87% di occupati a dodici mesi dal diploma.

Le attività legate al Piano prendono avvio con l’Obiettivo Specifico 3, orientato a rafforzare la capacità di TEC MOS e dei propri stakeholder di integrare sistematicamente l’apprendimento in contesti produttivi reali nella progettazione didattica. L’obiettivo prevede l’attivazione di dispositivi duali strutturati in stretta connessione con le imprese, esperienze formative in assetto lavorativo a responsabilità crescente e progettazioni condivise con reti territoriali e filiere produttive, al fine di garantire coerenza formativa, riconoscibilità dei percorsi e qualità dell’inserimento occupazionale.

Il primo appuntamento pubblico si terrà mercoledì 17 giugno, dalle ore 10.00 alle ore 13.00, presso la sede in Piazza Matteotti n. 8 a Maddaloni (Caserta), a cui seguirà un momento conviviale. L’incontro, aperto a tutti,sarà dedicato alla condivisione del quadro generale dell’apprendistato di alta formazione e ricerca, alle opportunità offerte e ai vantaggi concreti per ciascun soggetto coinvolto.

«E’ un piano che rappresenta un investimento strategico sul futuro della formazione tecnica superiore nel settore della mobilità sostenibile», dichiara Paolo Lanzilli, Presidente di ITS Academy TEC MOS, che prosegue: «Grazie alla collaborazione con Sviluppo Lavoro Italia potremo colmare il divario tra domanda e offerta di competenze tecniche, rispondere con maggiore efficacia ai fabbisogni delle imprese del territorio e offrire ai nostri studenti percorsi formativi ancora più qualificati e opportunità occupazionali concrete»

Clan della 167, blitz dei carabinieri: 17 arresti

0
  Estorsione ed usura, 17 arresti dei carabinieri nel Napoletano   I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di 17 persone indagate, a vario titolo, da gravi indizi di colpevolezza in ordine ai reati di associazione di tipo mafioso, estorsione aggravata e continuata ed usura. L’indagine, condotta a cavallo tra gli anni 2021 e 2022, ha permesso di delineare la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza in ordine all’operatività, nel territorio di Arzano e comuni limitrofi, della consorteria camorristica denominata “clan della 167”, considerata espressione territoriale del clan “Amato-Pagano”, storicamente radicato nella zona nord della città di Napoli. Quanto emerso nel corso delle indagini ha permesso di ipotizzare che il gruppo fosse egemone, in particolare, nel campo delle richieste estorsive ed alcuni degli indagati si sarebbero resi protagonisti di numerose richieste di denaro formulate ai danni di imprenditori e commercianti locali.

Somma Vesuviana, Decoro urbano e responsabilità amministrativa: la sfida del cambiamento

Gentile Direttore, Ecco una foto emblematica del disastro urbano e della disattenzione per il territorio della nostra città.
Siamo in via Cimitero,a pochi passi dall’ ingresso del cimitero e su una strada stretta a doppia corsia, chiedo : cosa si aspetta per rendere sicuro il transito per i pedoni e le macchine?
Ciò mi porta a fare delle brevi considerazioni, ora che le  elezioni sono terminate. Per un cambiamento di mentalità e del decoro urbano,  penso che non basterà solo una Sindaca degna, brillante, colta, attenta e preparata.
Servirà soprattutto che gli organi dirigenti e tutto il personale della macchina comunale si rimbocchino le maniche e si riappropriano del ruolo di servizio alla comunità.
Bisogna in primis che dirigenti, capi servizio, Polizia urbana comprendano il ruolo e la responsabilità che hanno. Chi lavora per il Comune ha un ruolo di servizio pubblico e quello che fa ogni giorno ha un impatto diretto sulla vita dei cittadini.
Una nuova amministrazione, per far fare un vero salto di qualità alla macchina comunale ,deve lavorare su : persone, processi, formazione e rapporti con i cittadini.
Da solo,il cambio di giunta non basta : serve  metodo, bisogna saper valorizzare e responsabilizzare il personale. Il punto chiave per un cambiamento non è fare cose nuove, ma fare meglio le cose di base che i cittadini toccano con mano: velocità delle pratiche, trasparenza, fare pagare le tasse a tutti e non a pochi. E soprattutto manutenzione e decoro, che come si vede nella foto è completamente assente.
Un salto di qualità lo si farà nel momento in cui i dirigenti sapranno fare rispettare i capitolati d’appalto alle aziende aggiudicatrici, in particolare a quella dell’igiene urbana e a quelle incaricate dei lavori stradali, obbligandole al ripristino completo e non parziale del manto stradale.
Ancora bisognerà che i concessionari, tipo Geset, si dotino di uffici degni dei soldi che i cittadini pagano,e non di locali angusti, senza i minimi canoni di decoro e dotati di assenza di barriere architettoniche.
I cittadini hanno scelto il cambiamento, ora sta ai dirigenti e  al personale comunale preposto  mostrare di essere al passo di una città che vuole rialzarsi.
E, ovviamente,  a noi cittadini il senso civico.
Domenico Cardamone

Sanità scippata a Somma Vesuviana: così la città è stata svuotata dei servizi

0
Dal trasferimento dell’Adi e della Medicina Legale a Marigliano fino alle colpe storiche della politica locale: l’analisi del progressivo impoverimento sanitario di Somma Vesuviana. Oggi serve una svolta per fermare gli scippi silenziosi e difendere il diritto alla salute.     I servizi che più avvicinano i cittadini alla comprensione della Costituzione — e nello specifico dell’articolo 32 — sono quelli sanitari, soprattutto se di prossimità. La salute è un bene prezioso e per tutelarla non basta la pur fondamentale prevenzione: occorre la presenza sul territorio di servizi fruibili, disponibili e animati da personale capace ed empatico. In questo senso la politica, a partire dalle amministrazioni comunali, ha il dovere di fare molto. Può e deve avviare un dialogo franco con l’Asl, mettere a disposizione strutture idonee e vigilare sull’efficienza delle prestazioni. Ma, soprattutto, la politica locale deve alzare gli scudi per evitare che questi presidi vengano chiusi o trasferiti in altri comuni, in modo immotivato e senza alcun riguardo per la comunità. La politica locale di Somma Vesuviana, nei mesi e negli anni scorsi, non ha saputo difendere i propri cittadini. La sanità territoriale, in specie quella dell’ambito comunale, è stata trascurata, oltraggiata e spogliata di servizi la cui utilità rendeva la vita dei cittadini meno complicata. Il Distretto Sanitario di via Indolfi ha perso la Medicina Legale e l’ADI (Assistenza Domiciliare Integrata), entrambi trasferiti nel Distretto di Marigliano. L’ADI (Assistenza Domiciliare Integrata) è uno dei servizi più importanti e delicati gestiti dal Distretto Sanitario, pensato per garantire le cure mediche direttamente a casa del paziente. È riservato a persone in condizioni di non autosufficienza, che non possono assolutamente camminare o essere trasportate in auto in un ambulatorio, e che presentano: malattie terminali, malattie croniche invalidanti (es. demenze gravi, Alzheimer, Parkinson avanzato), gravi disabilità o patologie neurologiche acute (es. esiti di ictus), fratture o interventi chirurgici complessi che richiedono riabilitazione e cure a letto per lunghi periodi. La Medicina Legale si occupa di valutare lo stato di salute di una persona per stabilire se ha diritto a determinate tutele, benefici economici, permessi o patenti (rinnovo e altro). Il progressivo impoverimento dei servizi sanitari della città e la data di nascita della sua irrilevanza politica parte dal 2007 e si rinnova con maggiore forza nel 2012, quando si consolidò l’asse politico e personale tra l’allora sindaco di Somma Vesuviana, Raffaele Ferdinando Allocca e l’allora deputato di Forza Italia Paolo Russo, di Marigliano. Il deputato in quegli anni era il vero e proprio regista politico del centrodestra nell’asse Marigliano-Nola. Era quella l’epoca in cui si ridisegnavano le geometrie dei servizi dell’Asl e in cui Marigliano, grazie alla rappresentanza parlamentare e al coordinamento politico, ha iniziato a centralizzare uffici, distretti e programmazione sanitaria, lasciando a Somma Vesuviana un ruolo politicamente molto marginale. Nello specifico, la coincidenza di figure politiche forti e influenti dello stesso schieramento tra Somma Vesuviana e Marigliano, legata ad una specifica stagione politica del territorio, è un elemento che fornisce prova e chiarezza su chi abbia la responsabilità della situazione attuale ma anche su chi non ha mosso un dito per provare ad invertire la rotta. Il trasferimento di uffici importanti come quelli di cui stiamo ragionando, è di fatto uno spogliamento e un impoverimento del territorio a danno della città più popolosa del Distretto Sanitario n. 48. Lo spostamento dei servizi, che l’Asl definisce “centralizzazione”, si traduce in un concreto disagio, nella perdita di uffici storici di prossimità e nella sensazione diffusa che il peso politico di Marigliano abbia dettato le regole del gioco a scapito delle esigenze di Somma Vesuviana. Coloro che hanno governato la città negli ultimi quasi venti anni, cosa hanno fatto per difenderne il primato? Quali iniziative hanno promosso per tutelare, difendere e far progredire la città e i cittadini? I sommesi che hanno governato non hanno saputo difendere i sommesi governati (quelli di nascita e quelli acquisiti). Il loro lavoro, durato quasi venti anni, ha trasformato la città in un luogo svuotato di diritti, di servizi, di giovani, di iniziative. Hanno lavorato per le loro piccole clientele, per i loro piccoli intrighi, per la loro piccola e miope politica. Hanno agito contro la città e contro i cittadini; lo dicono i fatti e noi ci limitiamo a registrarli. In questo deserto politico è un fatto innegabile che l’Asl abbia approfittato della storica debolezza della città, mostrando il volto di una burocrazia che ha colonizzato le istituzioni locali proprio perché non ha trovato nessuno a sbarrarle la strada. Le decisioni dell’ASL Napoli 3 Sud di scippare a Somma Vesuviana servizi fondamentali come l’Adi e la Medicina Legale sono il frutto di una dirigenza autoreferenziale, che ha agito in un regime di totale latitanza della politica, al riparo da ogni responsabilità nei confronti del popolo. Parliamo di un apparato che ha cinicamente approfittato di un lungo isolamento e dell’assenza di una dignitosa rappresentanza a difesa della nostra città. Bisogna attrezzarsi e far comprendere, forte e chiaro, che è finita la stagione di scelte calate dall’alto, che ha tentato di spogliare sistematicamente Somma Vesuviana. La ricostruzione sarà faticosa e lunga, la sfida prevede due tempi: per il futuro – si spera vicino – sarà vedere se la nuova Casa della Comunità Spoke di via Circumvallazione riuscirà davvero ad essere completata garantendo ai sommesi ambulatori efficienti e medici sul territorio senza costringerli a diventare pendolari della salute verso Marigliano per ogni minima necessità. Per il presente, cominciare a pretendere in tempi brevi la restituzione di ciò che è stato tolto alla comunità, facendo capire che non saranno più ammessi scippi silenziosi.  

Pronto soccorso chiuso dopo aggressione, caos all’Ospedale del Mare

0
  Un infermiere colpito con una testata, un altro schiaffeggiato mentre cercava di riportare la calma, arredi distrutti e un tentativo di sottrarre la pistola a una guardia giurata. È il bilancio dell’ennesima giornata di violenza che ha colpito il Pronto Soccorso dell’Ospedale del Mare di Napoli.   L’episodio si è verificato nel pomeriggio di domenica all’interno dell’area Triage. Una richiesta di chiarimenti da parte di un cittadino si sarebbe trasformata in pochi minuti in una furiosa aggressione contro il personale sanitario. Gli operatori presenti hanno cercato di gestire la situazione ma la tensione è rapidamente sfuggita di mano.   La scena che si è presentata agli occhi di pazienti e familiari è stata quella di un reparto paralizzato dalla paura. Secondo le informazioni raccolte, durante il caos sarebbe stato tentato persino il disarmo della guardia giurata presente nella struttura. L’intervento delle forze dell’ordine ha consentito di riportare la situazione sotto controllo.   Per garantire la sicurezza di operatori e utenti, la direzione dell’ospedale ha deciso di interrompere l’accettazione dei pazienti con codici non urgenti, limitando l’accesso ai soli casi più gravi.   “Quando un Pronto Soccorso è costretto a chiudere le porte per difendere il proprio personale significa che è stato superato ogni limite”, afferma Manuel Ruggiero, presidente del Nursing Up Campania. “Gli infermieri continuano a lavorare in condizioni sempre più difficili, esposti quotidianamente a minacce, insulti e aggressioni. Non possiamo più considerare questi episodi come eventi isolati. Serve un piano straordinario di sicurezza per tutti gli ospedali campani”.   L’episodio registrato all’Ospedale del Mare è il nono caso di aggressione denunciato nel 2026 nelle strutture dell’Asl Napoli 1. Complessivamente, tra Napoli 1 e Napoli 2, si contano già 18 episodi dall’inizio dell’anno, numeri che confermano una vera emergenza per il sistema sanitario regionale.

Casoria Now, ecco il cartellone 2026: 3 grandi concerti gratuiti

0
  CASORIA – Una città che canta, una città che si ritrova, una città che sceglie la musica come strumento di incontro e partecipazione. Con questo spirito è stata presentata ufficialmente la seconda edizione di Casoria Now, la manifestazione che dopo il successo dello scorso anno torna con un programma ancora più ricco e con l’ambizione di trasformare nuovamente Casoria in uno dei principali punti di riferimento dell’estate musicale campana. Tantissimi cittadini e giovanissimi hanno partecipato alla presentazione incontrando gli artisti per un selfie o un momento di condivisione. L’edizione 2026 si presenta come quella della definitiva consacrazione. Grazie al sostegno della Città Metropolitana di Napoli, il Comune di Casoria porta sul territorio artisti che si esibiranno durante l’estate nei più importanti palcoscenici italiani. Tre appuntamenti gratuiti che uniranno musica, emozioni e partecipazione popolare. Si partirà venerdì 3 luglio nell’area esterna del PalaCasoria con Rosario Miraggio e il dj set di Gigi Soriani con tanti gadget. Sabato 4 luglio sarà la volta di Gigi Finizio, uno degli artisti più amati dal pubblico napoletano. Gran finale il 5 settembre ad Arpino, nella Villa Comunale di via Benedetto Croce, con Gianni Fiorellino. Tutti gli spettacoli inizieranno alle ore 21.30. La manifestazione nasce con l’obiettivo di offrire eventi di qualità accessibili a tutti, contribuendo al tempo stesso alla valorizzazione del territorio. Casoria Now rappresenta infatti un investimento sui grandi eventi e sulla capacità della città di attrarre migliaia di persone attraverso appuntamenti di grande richiamo. Gli spettacoli saranno gratuiti ma con prenotazione obbligatoria tramite Eventbrite. Ogni utente potrà riservare fino a due biglietti. L’accesso sarà consentito fino al raggiungimento della capienza prevista e gli organizzatori invitano il pubblico a presentarsi in anticipo rispetto all’orario di inizio degli eventi. Per i concerti di Rosario Miraggio e Gigi Soriani e di Gigi Finizio sono previste tre tranche di prenotazione: mercoledì 17 giugno alle ore 12, venerdì 19 giugno alle ore 12 e mercoledì 24 giugno alle ore 12. Le date dedicate all’evento di Gianni Fiorellino saranno invece comunicate nelle prossime settimane. Alla presentazione ufficiale hanno preso parte gli artisti della rassegna, il sindaco Raffaele Bene, il vicesindaco Gaetano Palumbo e i consiglieri comunali Vincenza Capparone, Marianna Riccardi, Maria Floriana Alaia, Gianluca Cortese, Valerio Bandiera e Stefano Balestrieri. “Casoria Now è la dimostrazione concreta di quanto la musica possa diventare motore di crescita e partecipazione – afferma il sindaco Raffaele Bene –. Lo scorso anno abbiamo vissuto qualcosa di straordinario e oggi raccogliamo quell’entusiasmo per costruire un’edizione ancora più importante. Vogliamo regalare ai cittadini eventi di alto livello e allo stesso tempo rafforzare il senso di appartenenza alla nostra comunità. Casoria è una città viva, dinamica e capace di accogliere grandi appuntamenti. La risposta che stiamo ricevendo ci conferma che la strada intrapresa è quella giusta”. “Questa manifestazione è diventata un vero marchio identitario della nostra estate – aggiunge il vicesindaco Gaetano Palumbo –. Abbiamo scelto artisti molto amati dal pubblico e abbiamo costruito un programma capace di coinvolgere generazioni diverse. Casoria Now rappresenta una grande occasione di promozione culturale e territoriale. Portare eventi gratuiti di questa qualità sia a Casoria che ad Arpino significa investire sulla comunità e creare momenti che restano nella memoria delle persone. Siamo pronti a vivere un’estate straordinaria insieme ai cittadini”.  

Three Brothers, la storia di tre fratelli che hanno trasformato un’eredità familiare in un brand contemporaneo

0
  Three Brothers, la storia di tre fratelli che hanno trasformato un’eredità familiare in un brand contemporaneo   Ci sono storie imprenditoriali che nascono da un’intuizione improvvisa e altre che prendono forma lentamente, alimentate dall’esperienza, dalla tradizione e dalla volontà di guardare oltre. La storia di Three Brothers appartiene a questa seconda categoria.   Dietro il marchio ci sono tre fratelli cresciuti all’interno di una famiglia che da generazioni vive il mondo del tessile e dell’abbigliamento. Un percorso fatto di sacrifici, attenzione ai dettagli e rapporto diretto con il cliente, valori che hanno rappresentato il punto di partenza di un progetto destinato a costruire una propria identità.   L’idea di creare Three Brothers nasce dalla consapevolezza che il mercato della moda stava cambiando profondamente. Non bastava più proporre un prodotto di qualità: i clienti cercavano uno stile in cui riconoscersi, una visione da condividere, una storia da indossare.   «Non volevamo rompere con il passato, ma evolverlo», raccontano. «Sentivamo il bisogno di esprimere ciò che avevamo imparato attraverso un progetto che rappresentasse la nostra generazione, mantenendo però salde le radici della nostra esperienza familiare».   Così è nato Three Brothers: un marchio che affonda le proprie basi nella tradizione ma che guarda con decisione al futuro.   Essere fratelli, però, non significa sempre essere d’accordo. Anzi. Proprio la diversità caratteriale dei tre fondatori è diventata uno degli elementi distintivi del loro percorso. Le decisioni più importanti sono spesso nate da confronti intensi, discussioni e punti di vista differenti.   Un momento emblematico è stato proprio il lancio del brand. Ognuno immaginava una direzione diversa per l’immagine aziendale, per il posizionamento e per le strategie da adottare. Eppure, da quelle differenze è emersa la vera forza del progetto.   «Abbiamo capito che il valore aggiunto era proprio la capacità di mettere insieme visioni diverse. Quello che inizialmente sembrava un ostacolo si è trasformato in una risorsa».   Alla base di ogni scelta restano gli insegnamenti ricevuti dalla famiglia. Il rispetto per il cliente, innanzitutto. Ogni acquisto rappresenta un atto di fiducia che deve essere conquistato e mantenuto nel tempo.   Accanto a questo, la ricerca della qualità. Un principio che va oltre l’estetica e si traduce nella cura dei dettagli, nella scelta dei materiali e nella volontà di creare prodotti capaci di durare.   Infine, il valore del lavoro quotidiano. Crescere osservando il sacrificio e la dedizione della propria famiglia ha insegnato ai tre fratelli che il successo non è mai il risultato del caso, ma il frutto di costanza, impegno e passione.   Prima di avviare Three Brothers, i fondatori operavano in una realtà profondamente diversa, legata ai grandi marchi del lusso e dell’alto di gamma. Un settore che conoscevano bene e che aveva offerto loro importanti soddisfazioni professionali.   La scelta di lasciare una posizione consolidata per investire in un progetto indipendente è stata probabilmente la sfida più significativa della loro carriera.   La svolta è arrivata grazie alle relazioni costruite negli anni con produttori e manifatture che collaboravano con importanti brand internazionali. La conoscenza diretta dei processi produttivi e dell’eccellenza manifatturiera ha dato loro la certezza di poter trasformare un’idea in una realtà concreta.   «Abbiamo deciso di investire sulle nostre competenze e sulla nostra visione. Le difficoltà non sono mancate, ma l’unione tra noi fratelli e la fiducia nel progetto ci hanno permesso di costruire ciò che oggi è Three Brothers».   Se dovessero riassumere l’anima del brand in tre parole, la scelta cadrebbe su innovazione tecnologica, design e genialità.   Innovazione, perché il futuro della moda passa attraverso la capacità di evolversi continuamente e di utilizzare nuove tecnologie per migliorare prodotti e servizi.   Design, perché ogni collezione nasce dalla ricerca dell’equilibrio tra estetica, qualità e funzionalità.   Genialità, perché per distinguersi in un mercato competitivo serve il coraggio di pensare in modo diverso e trasformare le idee in progetti concreti.   Three Brothers è oggi il risultato di questo percorso: un marchio nato dall’esperienza di una famiglia, cresciuto grazie al coraggio di tre fratelli e costruito giorno dopo giorno con una visione che unisce tradizione, innovazione e spirito imprenditoriale.