Somma Vesuviana, amministrative 2017: il «cantiere» dei moderati

Mentre ieri il sindaco Piccolo confermava la sua ricandidatura con quattro liste al seguito, mentre scaldano i motori suoi avversari come Celestino Allocca, Salvatore Rianna e Peppe Nocerino, mentre i «grillini» lavorano ad una eventuale candidatura al femminile, una coalizione di moderati e riformisti sarebbe in fase costituente.   Continuano gli incontri di tra i gruppi moderati-riformisti costituiti da buona parte della ex opposizione dell’amministrazione Piccolo: c’è Svolta Popolare, una parte di Forza Italia e del Pd. Intorno al tavolo, ex consiglieri come Peppe Auriemma, Salvatore Di Sarno, Antonio Granato, Vittorio De Filippo, Antonio Mocerino. Si sono associati, almeno per il momento, Luigi Mele, quindi, il consigliere regionale Carmine Mocerino. Ma bisognerà aspettare fino a mercoledì, giorno in cui è previsto l’incontro decisivo per ufficializzare la coalizione, ancora ferma per una mera questioni di “simboli” sollevata dal Pd. In ogni modo il candidato sindaco più papabile di questa nuova possibile coalizione potrebbe essere Antonio Granato. A sostegno di questa eventuale formazione, anche il giovane Giovanni Grillo, laureando in medicina, fedelissimo di Stefano Caldoro e molto vicino ai vertici del centro-destra provinciale e regionale. Grillo ha sostenuto fortemente la campagna elettorale di Antonio Granato durante la sfida con Piccolo.  Nell’ambito dell’ultima riunione, sono stai verbalizzati due punti essenziali: l’apertura di una fase costituente ed esplorativa che vuole costruire una chiara discontinuità di governo rispetto alla cattiva gestione della cosa pubblica degli ultimi anni; un percorso di rinnovamento con una svolta culturale che coinvolga la città tutta, di rinnovamento e progresso.

Le ricette di Biagio. Spaghetti al “respiro del mare e del Vesuvio”: e basterà la tua “cera” a spiegare a Salvini e ai suoi cosa pensi di loro

Il piatto può modellare l’espressione del volto, la “cera”, in modo che esprima noncuranza sprezzante e un’ironia severa e cipigliosa: Salvini ha il diritto di parlare a Napoli, e i Napoletani hanno il diritto di contestarlo e di far capire a lui e ai salviniani del Sud che essi non dimenticano le ingiurie, e che da queste ingiurie hanno misurato l’uomo…e gli uomini. Ingredienti (per 4 persone): gr.350 di spaghetti, 2 patate, kg.1,5 di cozze, 1 cipollotto sarnese, 2 spicchi d’aglio, brodo di pesce,lacrima Christi del Vesuvio bianco, prezzemolo, basilico, rucola, olio, sale. Fate rosolare, a fuoco mite, nell’olio di una padella, un aglio tagliato in 3 spicchi e il prezzemolo. Dopo qualche minuto versate le cozze opportunamente pulite e scrostate, fate cuocere a fuoco più forte, poi sgusciate le cozze, ma conservate qualcuna nelle sue valve, da usare come guarnizione. Mettete da parte il liquido di cottura. Nell’olio di un’altra padella verranno soffritte le fettine di cipollotto. Aggiungete le patate tagliate a fettine sottili, versate il brodo di pesce, e poi il liquido di cottura delle cozze, infine mettete il tutto in un frullatore, unite le cozze sgusciate, e  frullate in modo che l’amalgama risulti grumoso. In una padella fate soffriggere, nell’olio, due spicchi d’aglio, poi toglieteli,  versate gli spaghetti già cotti al dente e scolati, aggiungete prezzemolo e rucola tritati. Dopo aver mescolato, “impiattate” gli spaghetti, conditeli con il “frullato” e guarniteli con le cozze ancora in guscio, con un trito di rucola e con qualche foglia di basilico. A tavola gli spaghetti si accompagnano con il lacrima bianco.E’ giusto dire che una versione del piatto, che prevede, tra l’altro, anche l’uso della bottarga, è stata spiegata da Antonino Cannavacciuolo nel libro sulle ricette di “pasta secca”, pubblicato dal “Corriere della Sera”.

Biagio Ferrara

Quando Filippo Tommaso Marinetti decise di dichiarare guerra ai maccheroni proprio a Napoli e scelse come campo di battaglia l’osteria “Ai due leoni”, venne accompagnato nella mischia anche da alcuni futuristi napoletani. Perciò, non meravigliamoci se ci sono dei napoletani “salviniani”. Lo intuì Achille Campanile: ci sono napoletani che non possono fare a meno dei “luoghi comuni” in cui l’anima della città sta racchiusa come il “frutto” della cozza nel suo guscio: ma oggi certi furbacchioni se ne servono per contestarli, per sbandierare, attraverso la contestazione dei “luoghi comuni”, la propria diversità, segno di superiorità “Sono un napoletano, ma non ho niente in comune con la maggioranza dei napoletani”: e per convincerci e per convincersi battono le mani anche a Salvini. Nel pomeriggio ci sono stati scontri e tafferugli: gruppi di manifestanti di vario “colore” ideologico volevano impedire che il leghista parlasse alla Mostra d’Oltremare. Qualcuno ha accusato De Magistris di aver soffiato sul fuoco, populisticamente: ma mi pare che quando ha difeso la Napoli calcistica dalle prepotenze dei Cavour e dei Cialdini di oggi, il sindaco ha avuto solo “scoccat’e mane”. Molti si auguravano che i napoletani accogliessero Salvini con uno sprezzante silenzio: era anche il mio augurio, soprattutto perché non sopporto la violenza, in qualsiasi forma. Ma pensavo  che questo silenzio non dovesse essere segno di noncuranza, di fredda apatia, di quel nobile disinteresse che resta la migliore forma di disprezzo, ma non in questi tempi di grezzo populismo, di demagoghi all’ingrosso che si vendono a prezzi fissi e assai bassi. In questi tempi infelici, in cui la memoria della massa è corta e l’intelligenza è un immobile pantano aperto a tutte le bufale, può capitare che il signorile, silenzioso disprezzo venga contrabbandato come paura, come incertezza, e perfino come segno di approvazione. Dunque Salvini e i salviniani parlino, a Napoli, e in qualsiasi luogo del Sud, oggi e sempre, perché non si può negare a nessuno la libertà di parola: ma mentre parlano, guardiamoli, in silenzio, con una “cera” che sia capace di dire e di far capire al leghista e ai suoi seguaci meridionali che il nostro silenzio è una minestra di sprezzante sarcasmo e di ironia, di una ironia non fredda però, di un’ironia sulfurea, pronta a infiammarsi. Salvini non può illudersi che l’aver chiesto scusa abbia risolto il problema creato dai suoi canti e dalle sue invettive ripetute a raffica contro la città di Napoli: i salviniani nostrani dovrebbero spiegargli che non è facile prendere per i fondelli il popolo di Totò e di Eduardo. Dunque ci serve una “cera” che esprima un sorriso a sfottò, e nello stesso tempo cipiglioso: servono i sapori e i profumi di un piatto che rappresenti, plasticamente, il mito di quell’energia creatrice di storia che i leghisti non hanno mai riconosciuto come virtù napoletana. Il piatto realizzato da Biagio mi pare che possa servire allo scopo. Il sapore e il profumo delle cozze evocano il respiro profondo del mare, pervadono i sensi, distraggono dai fastidi della realtà, accendono tutti gli umori, innervano lampi di intelligenza che sputtanano i chiacchiericci fangosi e brumosi forgiati nelle pianure del Nord. E questi lampi diventano corrusche folgori di contestazione grazie alla appassionata e rumorosa “anima” vesuviana del cipollotto, del lacrima christi e della rucola: la miracolosa “arucola di Spagna” che nei primi anni dell’Ottocento i nobili napoletani cercavano, come si cerca un tesoro, lungo gli alvei di Madonna dell’Arco: l’erba aiutava a scatarrare attraverso raffiche di colpi di tosse e di sputacchi che suonavano, nell’insieme, simili a melodiose pernacchie…

Buon senso 0 – Salvini 1

La sollecitazione di Salvini è delle peggiori ma, se questo insulso personaggio in cerca di voti e d’autore fosse stato lasciato solo con i suoi fan e la sua ipocrisia non avrebbe avuto il clamore nazionale che ha avuto in questo stupido fine settimana partenopeo.

Mi dicevano da ragazzo che per tirarsi le questioni, per litigare, bisognava essere sempre in due, nel senso che, se tu vuoi togliere l’occasione, se vuoi evitare lo scontro, puoi sempre farlo e, per quanto possa essere molto difficile trattenere ira e testosterone per frenare i bollenti spiriti, bisogna pur sempre misurarsi la palla e valutare bene quanto convenga gettarsi nella disputa.

Che Salvini sia razzista è vero quanto Napoli sia antifascista, ovvero lui è un fascista di convenienza come Napoli è antifascista per convenienza, e questo per dare sostanza ad un’amministrazione che vive più di immagine che di fatti. Ditemi voi quindi cosa c’è di democratico ed antifascista nel non permettere anche ad un avversario politico di parlare, lo si era permesso nel dopoguerra a chi ti aveva massacrato e deportato pochi anni prima, mentre oggi c’è chi con grande saccenza pretende di fregiarsi di antifascista negando la libertà d’opinione.

Lo spessore dell’antifascismo napoletano lo si è visto nei campi rom bruciati a Ponticelli e nell’hinterland, lo si sente nei pulmann, lo si legge sui social, lo si ascolta ai bar dello sport e nei gazebo politici, là dove ci si renderà conto di quanto Salvini sia forse meno alieno a Partenope di quanto lo si voglia far credere. Il rom, il rumeno, il migrante, il cinese, il pakistano, il magrebino e il senegalese, l’estraneo in genere riscuote lo stesso trattamento, lo stesso acre giudizio presso l’uomo comune napoletano, lo stesso che gli riserverebbe Salvini e i suoi accoliti. Questo perché Napoli non è i centri sociali, Napoli non è la bella borghesia vomerese che parla molto e agisce poco, Napoli non è la citta di Gigino ‘o bello, Napoli è molto più complessa e quest’altra parte della città, borghesucola e provinciale, egoista e razzista c’è, e fa il paio con quella rabbiosa e confusa delle periferie, esiste e si fa forza nei luoghi comuni che anche Salvini porta avanti e in cui, ora più che mai, si riconosce.

Contestare Salvini è stato un errore e lo è stato nella misura in cui si è alzata la tensione nelle settimane precedenti l’arrivo del capo leghista. C’è chi ha aizzato la folla mediatica allo stesso modo con cui lo ha fatto il politico milanese attraverso i suoi canali preferiti, quelli che additano lo straniero come unico problema del Paese. Allo stesso modo i social sinistrorsi hanno attizzato il fuoco antifascista che restava assopito forse dalle eroiche giornate del ‘43 e in maniera acritica si è indicato il mostro dimenticando la radicata presenza sul territorio di realtà veramente fasciste e senz’altro più pericolose quali Casa Pound.

Salvini non è infatti un mostro ma un furbo, uno che ha capito quale strada seguire; abbandonare l’astio verso lo stereotipo del meridionale per la demagogia e il populismo più becero, ha capito che l’uomo, al nord come al sud, smettendo i panni di cavernicolo con quelli contemporanei, posando la clava e brandendo lo smartphone, è rimasto tutto sommato cedevole alle sue paure più remote e teme, oggi come allora, lo straniero. Contestare un furbo è pericoloso e chi lo ha fatto, lo ha fatto nel peggiore e più ingenuo dei modi, lasciando, come era prevedibile, lo spazio a chi ha messo a ferro e fuoco viale Augusto, così come fanno i peggiori dei tifosi di calcio (e l’accostamento non è del tutto casuale), porgendo l’assist a Matteo Salvini, che davanti al suo popolo leghista passerà come l’eroe di Napoli, colui che è andato nella fossa dei leoni, colui che, senza argomenti validi ma, stringendo forte gli attributi degli italiani, inneggia alla paura e al luogo comune e riscuotendo consenso anche al Sud.

Nella battaglia sullo sciovinismo partenopeo che vedeva in competizione De Magistris con Salvini, ha vinto quest’ultimo; entrambi si contendevano il livore e la frustrazione partenopei mascherati da neoborbonismo e vanto pseudo calcistico, entrambi hanno inneggiato all’unicità napoletana, senza capirne le criticità; l’uno ha però cercato il male nella nordica monnezza, dimenticando però di quanta ne abbiamo di nostra e che, pratica e metaforica, ci attanaglia, l’altro invece lo ha cercato nello straniero e in chi ne tutela le sorti.

Ecco! Chi lo ha contestato è stato il suo migliore alleato, lo ha favorito; e lo ha reso vincitore pensando di avere nuovi spazi politici e cercando di mettersi in mostra anche lui.

A chi pensate che abbia inviato le migliori e più strabilianti bestemmie napoletane l’abitante di Fuorigrotta? A Matteo Salvini o agli antagonisti? Cosa vi appare più democratico, permettere a Salvini di parlare o incendiare auto e cassonetti e tirare molotov contro la polizia?

Somma Vesuviana, l’ex sindaco Piccolo: «Io ritirarmi? Bugie montate ad arte».

Negli ultimi giorni in molti davano per certo il ritiro dell’avvocato Piccolo dalla competizione elettorale che si terrà a giugno, così come voci insistenti ritenevano probabile l’ipotesi che Somma Vesuviana non rientrasse tra i Comuni al voto della imminente tornata amministrativa. Ebbene, è proprio Pasquale Piccolo a smentire entrambe le tesi.   Avvocato Piccolo, è sempre deciso a candidarsi? «Sempre». Eppure in tanti sostengono che lei parli di ritirarsi. «L’ho anche visto riportato da qualche giornale online, ma i casi sono due: bugie montate ad arte o mere speranze di qualche personaggio poi riportate con scopi precisi». Dunque è al lavoro sulle liste. «Avrò con me Noi Sud, L’Aurora e due altre liste: una alla quale sta lavorando Luigi Coppola, l’altra composta essenzialmente da giovani». Si dice anche che il voto potrebbe slittare. «Altra bugia, ho avuto modo di parlare proprio qualche giorno fa con il commissario prefettizio e mi ha confermato che Somma è tra i comuni che andranno alle elezioni». Un suo obiettivo? «Uno sopra tutti, intendo risollevare le sorti di Somma Vesuviana». Dovrebbe averci già provato. «Appunto, ci ho provato sul serio. Non tutti possono dire lo stesso. E intendo riuscirci, stavolta con una squadra che avrà solo e soltanto questo scopo».  

Perché le aree protette restano sulla carta

Istituite con norme europee sono vittime di  burocrazie e poche risorse. Furbizie europee in tema di ambiente. Questa volta l’Italia non è sola a raggirare sorveglianza e norme, soprattutto per quel che riguarda le aree protette. La Commissione europea recentemente ha ribadito che la sua direttiva sull’habitat è tra le migliori al mondo. Ha dimenticato di dirci  che i primi a non farla rispettare sono i governi che l’hanno approvata. Nessuno escluso. E’ il WWF a denunciare, invece, che molte aree protette istituite in virtù di regolamenti assai severi (!) sono tali solo sulla carta. Non solo sono minacciate da cavilli legali, mancanza di valutazioni di impatto ambientale, piani di gestione inesistenti, ma vengono interessate anche da invasivi interventi di lavori pubblici. Montagne, siti di interesse, aree per la conservazione dell’habitat sono, deliberatamente, ritenute utili per infrastrutture di trasporto, esigenze turistiche, nuovi insediamenti abitativi. Chi controlla cosa ? Pochi o nessuno, con esiti vicini ad una disfatta. Con il suo rapporto “Prevenire parchi di carta” , il WWF dà indicazioni pratiche per mettere fine a queste furbizie. Dall’ aumento del numero delle aree marine, all’istituzione di monitoraggi più efficaci, ai maggiori investimenti per ripristinare l’integrità territoriale. Spera di essere ascoltata, l’organizzazione ambientalista . ma il punto è che queste attività per l’Italia devono essere svolte da Enti ed strutture pubbliche, che non sono per niente  in grado di assicurarle. E’ da uno spaventoso deficit di uomini, risorse, mezzi, cultura del territorio, che vengono fuori aree protette solo sulla carta. La cura dell’habitat gradualmente esce  dalle priorità della pubblica amministrazione. Le devastazioni  con i pericoli  che ne derivano sono  quotidiane.  In giro per l’Europa ci sono  buone pratiche  di collaborazione tra autorità locali e privati. Sono l’unico argine per fermare un declino culturale e operativo, oltre alle attività illecite che proliferano  a ridosso dei parchi. Sarà necessario ripensare anche quei divieti che impediscono al pubblico di affidare a privati o associazioni, la cura e la  gestione  di  aree  di interesse naturale, storico. Lavorare con la natura produce benefici tangibili per le persone e per le loro economie, sostengono con  sana passione  gli ambientalisti. Il guaio è che chi deve dare senso a questa prospettiva, ha anche comportamenti ambigui,contraddittori. Spesso si trincera dietro altri regolamenti, altre norme, altri poteri , che mortificano i buoni principi e  l’aspirazione a vivere in  ambienti non deturpati.  Furbizie , appunto.  

Somma Vesuviana, gli “Amici del Casamale”: “Non ci lasceremo più ingannare da false promesse”

Riceviamo e  pubblichiamo una lettera degli amici del Casamale, ovvero di tutte le associazioni,  gli attivisti e i residenti dello storico quartiere che da sempre si impegnano per la valorizzazione del borgo antico e che sono ormai stanchi delle solite promesse (mai mantenute) elettorali. A breve una lista e un progetto.   Carissimi abitanti del borgo, a breve si terranno le elezioni per il rinnovo del consiglio comunale, dunque non lasciatevi ingannare ancora da promesse e da persone dedite al proprio interesse personale, ma guardate con occhi nuovi queste elezioni. Da troppo tempo ormai, durante le campagne elettorali i candidati si riempiono la bocca di impegni mai mantenuti e propongo la solita riqualificazione del centro storico con tanto di opere a servizio.   I risultati sono sotto gli occhi di tutti: abbandono e degrado. Non si è stati neanche capaci di iniziare lavori finanziati e addirittura a non ultimare quelli già iniziati – basti pensare al Castello, al parcheggio dietro la Torre, a via quello di via Casaraia o alla Casa di cura, per non parlare del progetto dell’ampliamento della scuola elementare, ritenuto opera non necessaria, ma che invece risolverebbe per lo meno il problema degli ingorghi stradali che si vengono quotidianamente a creare all’orario di uscita da scuola; addirittura il pullmino è costretto al contromano per le ridotte dimensioni della strada. I politici vengono al Casamale durante le campagne elettorali e per le “sfilate” durante processioni e feste cittadine, dopodiché spariscono, evitano quasi di passare. Questo borgo ormai quasi morto è però dimora di grandi persone, che non meritano lo stato di abbandono in cui versa. In tutte le città, il borgo è anche centro di vita e attività, per questo il Casamale –unico borgo del Parco Nazionale del Vesuvio- merita non solo rispetto e maggiori attenzioni alle problematiche esistenti, ma soprattutto merita l’avvio di un progetto serio volto al suo miglioramento, magari iniziando un confronto fra le varie esigenze di noi abitanti. Che inizi una nuova era per il Casamale. Vogliamo fatti non chiacchiere, siamo stanchi di essere ignorati, messi in secondo piano. Le associazioni tutte si impegnano e mettono a disposizione  le loro risorse al massimo, ma da sole non possono cambiare le cose; Per la consapevolezza di tuto ciò hanno deciso di presentare una propria lista, fatte di persone volenterose anche di diverso orientamento politico ma con un unico obbiettivo, sono pertanto disponibili a collaborare con chiunque abbia un progetto mirabile, che promuova lo sviluppo del borgo e che crei le condizioni idonee all’avvio di nuove attività produttive –artigianato, laboratori, negozi… -, ma che risolva anche quelle questioni che non lo rendono vivibile a pieno. È necessario, ad esempio, la presenza costante di un vigile urbano o che sia instaurata una ZTL, che si appurino le condizioni generali dei sottoservizi e che si risolvano i problemi riscontrati, che sia verificato il reale stato degli alloggi occupati a fine abitativo, che sia monitorato il problema dell’abusivismo. Per lo sviluppo del borgo, votate un progetto, non una promessa. Domani pomeriggio ufficializzeremo la lista ed il progetto.  Gli Amici del Casamale

La sanità nella terra dei cachi….

Prende il via oggi una  nuova rubrica dal titolo “La Campania… in punta di penna” . E la penna, ironica  e pungente, è quella della giornalista Nunzia Marciano, autrice del libro Single per legittima difesa e giornalista televisiva    “Primario sì, primario dai, primario fantasma”, cantava qualche annetto fa a Sanremo Elio con le sue Storie tese ne La terra dei cachi, senza dimenticare gli appalti abusivi e i trapianti pure loro abusivi mescolati a quintali di plasma. E mai composizione musicale fu più indicata per descrivere le ultime settimane della già bistrattata sanità campana, dove magari a essere fantasma fosse solo il primario: all’Ospedale Loreto Mare di Napoli, i fantasmi, al secolo ribattezzati assenteisti, toccano i 100 e forse più. Per gli appalti truccati bisogna spostarsi solo un po’ più in là. All’istituto Tumori Pascale di Napoli, dove un primario e la sua consorte lucravano su ciò che di più prezioso esiste al mondo: la salute. Affari di famiglia, insomma. Appalti gonfiati e truccatii loro, che, come se non bastasse, coinvolgevano anche chi allora (tra il 2014 e il 2015) avrebbe dovuto controllare. Insomma, di peggio seriamente non si poteva. E se si aggiunge a questo lo scempio delle eterne barelle oramai parte integrante dell’Ospedale Cardarelli, per chi ce le ha, sennò tutti giù per terra, come all’Ospedale Santa Maria della Pietà di Nola, allora ecco che il quadro del curarsi in Campania è bello e che completo, con tanto di cornice. E pensare che qui esistono le eccellenze della sanità, oscurate inesorabilmente dai “Papaveri e Papi” di questa Campania sì, Campania no. E hai voglia a far proclami e promesse del tutto “guarito” dai palazzi del potere (quelli dalle parti del Lungomare, per capirci): questa è la Terra dei cachi, oltre che dei fuochi, è chiaro. E degli scandali, pure. Rassegnarsi dunque? Giammai. Perché se un primario fantasma non fa la categoria, un appalto abilmente truccato non fa la regola. Piuttosto i controlli, ecco, quelli ad avercene nell’intricata maglia di regole e regolamenti chiamata burocrazia e apposta ingarbugliata. Ma rassegnarsi, ripetiamo, giammai. Le regole si cambiano, per fortuna: non siamo solo l’Italietta che si fa du spaghi, parafrasando ancora Elio: siamo la Campania che accoglie e cura, che dona e assiste. Al di là degli scandali.  

Sant’Anastasia: officina abusiva multata e sequestrata dalla Polizia Municipale

Una multa da € 5mila elevata a carico di un’officina abusiva, che la P.M. locale ha individuato e sequestrato.  Nei giorni scorsi, nel corso dei rituali controlli sul territorio, il personale della Polizia Municipale di Sant’Anastasia, agli ordini del Comandante Ten. Col. Fabrizio Palladino, ha sanzionato un’officina di autoriparazioni che operava in modo del tutto abusivo e senza alcuna autorizzazione. La sanzione a carico del titolare, un 38enne di nazionalità italiana, è di oltre 5 mila EURO. Gli agenti della municipale hanno anche proceduto al sequestro ai fini della confisca di tutte le attrezzature e strumentazioni presenti all’interno del laboratorio.  

Somma Vesuviana: al via il progetto “Musica ed Integrazione Sociale”

La Città di Somma Vesuviana ha accolto con entusiasmo e partecipazione la presentazione del Progetto “Musica ed Integrazione Sociale” a cura delle Associazioni “Antonio Seraponte” – ADA e Pensiero Libero, alla presenza del vertice del CSV Napoli, della Resp. delle Politiche Sociali del Comune di Somma Vesuviana, del Vice Presidente di ADA Napoli e Campania e di numerose associazioni del territorio di Somma. Dopo una breve introduzione di Francesco Barra, Presidente di ADA Somma Vesuviana, è toccato a Ciro Seraponte, Presidente dell’Associazione Culturale Musicale “Antonio Seraponte” di illustrare i tempi e le modalità della gestione del Corso di Musica che darà luogo alla Banda Cittadina. E’ sembrato un giorno di festa, quello di ieri, che sarà ricordato negli anni come l’inizio del progetto musicale indirizzato a bambini, giovani ed adulti, futuri musicisti sommesi. Infatti lo stesso Ciro Seraponte ha ricordato non solo i vecchi musicisti che hanno composto il Gran Concerto Bandistico nato all’inizio del 900, ma anche i musicisti più recentemente scomparsi, che avevano fatto di tutto per far ritornare la Banda a Somma, ma che non hanno trovato facili rispondenze da parte delle istituzioni locali. Quindi anche in nome di questi musicisti, Antonio Seraponte, Federico Ambrosanio, Giuseppe Nota e Daniele Saccone, i protagonisti del corso di musica lavoreranno con passione, dedizione e professionalità, alla realizzazione del Progetto. I lavori sono proseguiti con l’intervento della Dott.sa Marrazzo, Resp. delle Politiche Sociali del Comune e della Dott.sa Giovanna De Rosa del CSV Napoli, mentre le conclusioni della conferenza sono state affidate a Carmine Albano, Presidente ADA Napoli e Campania.

Pomigliano d’Arco, divieto di fumo nei parchi e nei giardini pubblici

Il sindaco Lello Russo
Niente più «bionde» nei parchi cittadini, non si potrà più fumare (che si tratti di sigari, sigarette o pipa) né nel Parco Giovanni Paolo II, né nel Parco delle Acque, né nei giardini dell’Infanzia. Un’ordinanza firmata dal sindaco Lello Russo, dopo numerose segnalazioni da parte dei cittadini, stabilisce il divieto di fumo nonché, per chi trasgredisce, una sanzione amministrativa di 200 euro. Una regolamentazione stringente che estende agli spazi urbani le stesse norme vigenti nei locali di uso pubblico, per tutelare la salute dei cittadini, in particolare dei bambini e dei giovani, ossia un terzo della percentuale dei fumatori passivi. «Fumare in presenza dei bambini costituisce cattivo esempio – dice il sindaco Russo – e non v’è dubbio che l’interesse pubblico primario consista nel garantire sicurezza e salute dei cittadini, ma c’è anche l’aspetto della tutela ambientale giacché eventuali mozziconi di sigaretta rischiano di causare incendi o comunque danni alle piante e alla vegetazione dei nostri parchi». In caso di eventi o manifestazioni nei parchi urbani, saranno gli organizzatori ad avere l’obbligo di esercitare il controllo sull’osservanza del divieto, individuando a tal fine gli addetti alla sorveglianza tra il proprio personale.