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Buon senso 0 – Salvini 1

La sollecitazione di Salvini è delle peggiori ma, se questo insulso personaggio in cerca di voti e d’autore fosse stato lasciato solo con i suoi fan e la sua ipocrisia non avrebbe avuto il clamore nazionale che ha avuto in questo stupido fine settimana partenopeo.

Mi dicevano da ragazzo che per tirarsi le questioni, per litigare, bisognava essere sempre in due, nel senso che, se tu vuoi togliere l’occasione, se vuoi evitare lo scontro, puoi sempre farlo e, per quanto possa essere molto difficile trattenere ira e testosterone per frenare i bollenti spiriti, bisogna pur sempre misurarsi la palla e valutare bene quanto convenga gettarsi nella disputa.

Che Salvini sia razzista è vero quanto Napoli sia antifascista, ovvero lui è un fascista di convenienza come Napoli è antifascista per convenienza, e questo per dare sostanza ad un’amministrazione che vive più di immagine che di fatti. Ditemi voi quindi cosa c’è di democratico ed antifascista nel non permettere anche ad un avversario politico di parlare, lo si era permesso nel dopoguerra a chi ti aveva massacrato e deportato pochi anni prima, mentre oggi c’è chi con grande saccenza pretende di fregiarsi di antifascista negando la libertà d’opinione.

Lo spessore dell’antifascismo napoletano lo si è visto nei campi rom bruciati a Ponticelli e nell’hinterland, lo si sente nei pulmann, lo si legge sui social, lo si ascolta ai bar dello sport e nei gazebo politici, là dove ci si renderà conto di quanto Salvini sia forse meno alieno a Partenope di quanto lo si voglia far credere. Il rom, il rumeno, il migrante, il cinese, il pakistano, il magrebino e il senegalese, l’estraneo in genere riscuote lo stesso trattamento, lo stesso acre giudizio presso l’uomo comune napoletano, lo stesso che gli riserverebbe Salvini e i suoi accoliti. Questo perché Napoli non è i centri sociali, Napoli non è la bella borghesia vomerese che parla molto e agisce poco, Napoli non è la citta di Gigino ‘o bello, Napoli è molto più complessa e quest’altra parte della città, borghesucola e provinciale, egoista e razzista c’è, e fa il paio con quella rabbiosa e confusa delle periferie, esiste e si fa forza nei luoghi comuni che anche Salvini porta avanti e in cui, ora più che mai, si riconosce.

Contestare Salvini è stato un errore e lo è stato nella misura in cui si è alzata la tensione nelle settimane precedenti l’arrivo del capo leghista. C’è chi ha aizzato la folla mediatica allo stesso modo con cui lo ha fatto il politico milanese attraverso i suoi canali preferiti, quelli che additano lo straniero come unico problema del Paese. Allo stesso modo i social sinistrorsi hanno attizzato il fuoco antifascista che restava assopito forse dalle eroiche giornate del ‘43 e in maniera acritica si è indicato il mostro dimenticando la radicata presenza sul territorio di realtà veramente fasciste e senz’altro più pericolose quali Casa Pound.

Salvini non è infatti un mostro ma un furbo, uno che ha capito quale strada seguire; abbandonare l’astio verso lo stereotipo del meridionale per la demagogia e il populismo più becero, ha capito che l’uomo, al nord come al sud, smettendo i panni di cavernicolo con quelli contemporanei, posando la clava e brandendo lo smartphone, è rimasto tutto sommato cedevole alle sue paure più remote e teme, oggi come allora, lo straniero. Contestare un furbo è pericoloso e chi lo ha fatto, lo ha fatto nel peggiore e più ingenuo dei modi, lasciando, come era prevedibile, lo spazio a chi ha messo a ferro e fuoco viale Augusto, così come fanno i peggiori dei tifosi di calcio (e l’accostamento non è del tutto casuale), porgendo l’assist a Matteo Salvini, che davanti al suo popolo leghista passerà come l’eroe di Napoli, colui che è andato nella fossa dei leoni, colui che, senza argomenti validi ma, stringendo forte gli attributi degli italiani, inneggia alla paura e al luogo comune e riscuotendo consenso anche al Sud.

Nella battaglia sullo sciovinismo partenopeo che vedeva in competizione De Magistris con Salvini, ha vinto quest’ultimo; entrambi si contendevano il livore e la frustrazione partenopei mascherati da neoborbonismo e vanto pseudo calcistico, entrambi hanno inneggiato all’unicità napoletana, senza capirne le criticità; l’uno ha però cercato il male nella nordica monnezza, dimenticando però di quanta ne abbiamo di nostra e che, pratica e metaforica, ci attanaglia, l’altro invece lo ha cercato nello straniero e in chi ne tutela le sorti.

Ecco! Chi lo ha contestato è stato il suo migliore alleato, lo ha favorito; e lo ha reso vincitore pensando di avere nuovi spazi politici e cercando di mettersi in mostra anche lui.

A chi pensate che abbia inviato le migliori e più strabilianti bestemmie napoletane l’abitante di Fuorigrotta? A Matteo Salvini o agli antagonisti? Cosa vi appare più democratico, permettere a Salvini di parlare o incendiare auto e cassonetti e tirare molotov contro la polizia?

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