Perché le aree protette restano sulla carta

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Istituite con norme europee sono vittime di  burocrazie e poche risorse.

Furbizie europee in tema di ambiente. Questa volta l’Italia non è sola a raggirare sorveglianza e norme, soprattutto per quel che riguarda le aree protette. La Commissione europea recentemente ha ribadito che la sua direttiva sull’habitat è tra le migliori al mondo. Ha dimenticato di dirci  che i primi a non farla rispettare sono i governi che l’hanno approvata. Nessuno escluso. E’ il WWF a denunciare, invece, che molte aree protette istituite in virtù di regolamenti assai severi (!) sono tali solo sulla carta. Non solo sono minacciate da cavilli legali, mancanza di valutazioni di impatto ambientale, piani di gestione inesistenti, ma vengono interessate anche da invasivi interventi di lavori pubblici. Montagne, siti di interesse, aree per la conservazione dell’habitat sono, deliberatamente, ritenute utili per infrastrutture di trasporto, esigenze turistiche, nuovi insediamenti abitativi. Chi controlla cosa ? Pochi o nessuno, con esiti vicini ad una disfatta. Con il suo rapporto “Prevenire parchi di carta” , il WWF dà indicazioni pratiche per mettere fine a queste furbizie. Dall’ aumento del numero delle aree marine, all’istituzione di monitoraggi più efficaci, ai maggiori investimenti per ripristinare l’integrità territoriale. Spera di essere ascoltata, l’organizzazione ambientalista . ma il punto è che queste attività per l’Italia devono essere svolte da Enti ed strutture pubbliche, che non sono per niente  in grado di assicurarle. E’ da uno spaventoso deficit di uomini, risorse, mezzi, cultura del territorio, che vengono fuori aree protette solo sulla carta. La cura dell’habitat gradualmente esce  dalle priorità della pubblica amministrazione. Le devastazioni  con i pericoli  che ne derivano sono  quotidiane.  In giro per l’Europa ci sono  buone pratiche  di collaborazione tra autorità locali e privati. Sono l’unico argine per fermare un declino culturale e operativo, oltre alle attività illecite che proliferano  a ridosso dei parchi. Sarà necessario ripensare anche quei divieti che impediscono al pubblico di affidare a privati o associazioni, la cura e la  gestione  di  aree  di interesse naturale, storico. Lavorare con la natura produce benefici tangibili per le persone e per le loro economie, sostengono con  sana passione  gli ambientalisti. Il guaio è che chi deve dare senso a questa prospettiva, ha anche comportamenti ambigui,contraddittori. Spesso si trincera dietro altri regolamenti, altre norme, altri poteri , che mortificano i buoni principi e  l’aspirazione a vivere in  ambienti non deturpati.  Furbizie , appunto.

 

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