Somma Vesuviana, il 1 maggio sott ‘e Gavete: fede, tradizione, festa…

Prima la messa, il culto, la devozione per Mamma Schiavona e poi la festa,ovvero i canti e le danze della nostra tradizione popolare. Il tutto promosso e  organizzato,  come sempre, dagli amici della Paranza delle Gavete in collaborazione con il gruppo di Zi Riccardo e le donne della Tammorra   Il pellegrinaggio fin dove c’è  una suggestiva  grotta naturale, dentro la quale c’è una bella pietra lavica raffigurante la Madonna di Castello. Il pellegrinaggio sotto ‘e Gavet parte alle prime luci dell’alba di domani 1 maggio, così come avviene ormai da diversi anni. Guidati dalla fede e dalla devozione  per  Mamma Schiavona, protettrice dei Sommesi, centinaia di persone parteciperanno anche quest’anno alla messe solenne che si terrà proprio davanti alla piccola grotta,  che è posizionata sotto la sorgente dove i nostri antenati andavano a prendere l’acqua. Un’oasi felice, uno spazio naturale incantevole letteralmente “tirato fuori”  dalla determinazione di una decina di amici che, a mani nude, cinque anni fa decisero di ripulire quella zona da ingombranti e quintali di  pneumatici sotterrati nel corso degli anni dai soliti noti, gli civili di sempre, quelli che pur di non spender i soldi  per lo smaltimento di rifiuti speciali hanno preferito oltraggiare la meravigliosa  vallata delle Gavete, uno dei versanti più belli della montagna di Somma Vesuviana. Prima la messa, il culto, la devozione per Mamma Schiavona e poi la festa, ovvero i canti e le danze della nostra tradizione popolare. Il tutto promosso e  organizzato,  come sempre, dagli amici della Paranza delle Gavete in collaborazione con il gruppo di Zi Riccardo e le donne della Tammorra. Come da tradizione, in serata  la festa si sposterà e continuerà nella piazzetta di via Pomintella, dove ci sarà la consegna della Pertica e si continuerà a cantare e  a ballare insieme agli amici della vecchia paranza d’o Ciglio 3 Maggio. 

Somma Vesuviana. 20 mila orologi falsi, chiuso laboratorio clandestino

I carabinieri della locale stazione, diretta dal comandante Raimondo Semprevivo, hanno sequestrato 20 mila orologi falsi pronti per essere messi in commercio.   Un laboratorio clandestino per l’assemblaggio di orologi contraffatti è stato scoperto a Somma Vesuviana  dai carabinieri della locale stazione, diretta dal comandante Raimondo Semprevivo. All’interno  del garage sono stati rinvenuti 20mila orologi falsi, di vari marchi anche di fama mondiale, oltre a materiale di ricambio come quadranti, cinturini, parti meccaniche e arnesi per il montaggio della componentistica. Gli orologi erano custoditi nel garage in attesa di essere piazzati sul mercato del falso. Sono in corso gli accertamenti per accertare di chi sia la disponibilità del garage.

Forse i “gialli” di Maurizio De Giovanni hanno qualcosa in comune con i “calamari al vino e all’olive” dello chef Biagio…

La critica gastroletteraria, inventata da Antonio Fiore, potrebbe trovare solidi nessi tra le storie del commissario Ricciardi, descritte da Maurizio De Giovanni, e il “piatto” di Biagio: qui i calamari e lì Napoli fanno da cornice a tutti gli altri “ingredienti”, consentono ad essi di esprimersi, dettano armonie dal ritmo lento, indispensabili per la riflessione.   Calamari al vino e alle olive. Ingredienti:1 kg di calamari; gr.300 di pomodori; gr. 30 di uva sultanina; gr. 30 di pinoli; 14 olive nere; 1 bicchiere di vino bianco; olio; aglio; una cipolla tritata; prezzemolo, pepe, sale; fette di pane abbrustolito. Soffriggete cipolla, aglio e olio; togliete al momento opportuno l’aglio e versate il vino. Aggiungete i pomodori pelati e tagliati a pezzi, e dopo alcuni minuti di cottura a fuoco vivo, anche i calamari tagliati in anelli, l’uvetta ammorbidita nell’acqua tiepida e strizzata con cura, e i pinoli. Salate, pepate, coprite il tegame, fate cuocere a fuoco lento per una mezz’ora, aggiungete le olive snocciolate e tagliate a pezzi e il prezzemolo tritato. Quando il sugo si restringe e gli anelli si fanno teneri, servite in tavola con le fette di pane abbrustolito. Biagio Ferrara   Antonio Fiore fondò la critica gastroletteraria nel marzo del 2002, con un articolo sul “Corriere del Mezzogiorno”, in cui la Orsini Natale veniva paragonata a un “sontuoso timballo di pasta”, la Ferrante a un sugo di vongole scappate e Bruno Arpaia, profondo conoscitore della letteratura ispanoamericana, alla dolceamara salsa guacamole, “con l’aggiunta di una cipolla”, che fosse però di Tropea. E’ complicato essere scrittori di gialli a Napoli, perché Napoli è la città delle sorprese, ogni napoletano ha una logica tutta sua, e mille napoletani non costituiscono mai un’anonima folla, ma sono mille distinti attori impegnati, ciascuno, a recitare un suo canovaccio, all’interno di una visione del mondo costruita su due principi: “tutto po’ essere”, e “tutto se po’ fa’”.Napoli ha insegnato agli empiristi che la relazione tra causa e effetto non è mai una legge scientifica, ma solo una probabilità. Ricciardi, il commissario creato da Maurizio De Giovanni e chiamato all’azione nella Napoli degli anni ’30 – una Napoli impegnata a difendere sé stessa dallo “straniamento” fascista – Ricciardi, dicevamo, è caratterizzato da un “fatto” eccezionale: sul luogo di un decesso, anche in assenza del cadavere, riesce a vedere e a sentire il fantasma del morto che volgendosi verso di lui dice le sue ultime parole. I puristi del giallo storcono la bocca, poiché la regola più importante del genere è questa:  chi indaga non deve partire già in vantaggio sull’assassino. Ma la soluzione dell’enigma è solo uno dei temi dei romanzi di De Giovanni, non è il tema assoluto: l’indagine si colloca all’interno di un intreccio di storie, in cui le vicende dei personaggi coinvolti nel delitto si annodano con quelle della “squadra” di Ricciardi: il brigadiere Maione, il medico legale Modo, Bambinella, Enrica e Livia. Le trame tessute dall’autore sono quadri a colori anche vivaci che diventano sistema all’interno della cornice: e la cornice è Napoli, e Napoli determina la coerenza del quadro. Nel sistema non ci sono né salti, né impennate, né variazioni improvvise: sul palcoscenico tutti hanno il loro spazio e il loro tempo, e pari dignità. La prosa di De Giovanni si svolge per periodi lenti e ampi, che tutto dicono e tutto comprendono, e che perciò risultano lo specchio fedele del “mondo” descritto: la musica suggestiva di questa prosa più volte si sospende nell’ “attesa”: sono i momenti in cui il commissario vede i morti e li sente. Il romanzo “ La condanna del sangue. La primavera del commissario Ricciardi” si apre in via Salvator Rosa, nel locale di Ciro Esposito, barbiere: in questo locale un cliente si è ucciso. Qualche giorno dopo vi entra il commissario Ricciardi, e chiede una rapida sforbiciata di capelli: si siede sulla poltroncina, si gira, “vede” seduto sull’altra poltroncina il morto, che fissandolo incomincia a parlare. Il commissario si turba, impallidisce, cerca di non guardare, non ci riesce, “dal fondo della sala, il morto ripeteva il suo lamento. Fuori, oltre la porta spalancata, la strada taceva e la primavera aspettava. L’aria sembrava sospesa”. Questo periodo può essere considerato un modello della prosa e dello stile di De Giovanni. La“lentezza” dalla struttura della frase si estende alle vicende narrate, ed è la lentezza della riflessione, è la condizione necessaria per far risaltare ogni personaggio, ogni gesto, ogni suono, ogni colore: la trovi anche nella descrizione di un panino con la salsiccia e i friarielli, nel romanzo “Il resto della settimana”: “Oddio, non il massimo in termini di leggerezza e digeribilità; ma volete mettere l’amalgama fornito dalla provola calda e filante alla morbidezza della salsiccia e al sapore piccante delle cime di rapa ripassate in padella con olio extravergine e peperoncini?”. Assonanze, rime interne, abili passaggi dalle sdrucciole alle piane: è una “lentezza” particolare, che non permette distrazioni.. E’ la lentezza del prolungato sapore degli anelli dei calamari nella ricetta di Biagio: è un sapore compatto, che fa da cornice e da sfondo, che è come l’imprimitura sul bianco della tela su cui il pittore si appresta a “stendere” figure e colori. L’imprimitura verrà totalmente coperta, ma il suo timbro cromatico sarà il timbro definitivo dell’opera. Il calamaro con la delicatezza dei suoi primi toni consente all’uva sultanina, ai pinoli, alle olive nere di Gaeta di esprimersi liberamente: ma alla fine, quando, sazio, rifletti, ti accorgi che queste “espressioni”, intense nell’immediatezza, si sono già dissolte e che in fondo al palato sono rimaste soprattutto le note profonde e i sapori primi del calamaro e il sapore antico del pane abbrustolito. Napoli, con i suoi sapori primi e con le sue note profonde, è la protagonista dei romanzi di De Giovanni.

Madonna dell’Arco, arrivano le reliquie di Santa Bernadette

Grazie all’impegno della Fondazione Ualsi, alle 16, 30 di domani, 1 maggio, il priore padre Alessio Romano accoglierà le reliquie di Bernedette Soubirous. Arriveranno sul sagrato della parrocchia di Santa Maria La Nova a Sant’Anastasia.  Dalla chiesa madre partirà la processione mariana che attraverserà corso Umberto, via D’Auria e via Arco. Si farà tappa alla casa di riposo di Madonna dell’Arco prima di entrare in Santuario dove le reliquie saranno intronizzate nella sala polifunzionale. Alle 18, 30 la solenne celebrazione presieduta dal Vescovo di Nola, Sua Eccellenza Monsignore Francesco Marino seguita poi (alle 21) dalla processione Aux Flambeux (ossia alla luce delle fiaccole), il Santo Rosario e un’ora di adorazione eucaristica (22,00). La reliquia rimarrà a Madonna dell’Arco anche martedì 2 maggio, con celebrazioni religiose fin dalle 6, 30 del mattino. Alle 20, 30 è prevista una video catechesi sulle apparizioni di Lourdes e alle 21, una nuova processione Aux Flambeaux che attraverserà via Arco, via Guglielmo Marconi, corso Umberto I, piazza II Ottobre, fino al cortile delle suore domenicane di via Sodani. La giovane che appena quattordicenne (era il 1858) ebbe la prima apparizione di Nostra Signora di Lourdes fu beatificata nel 1925 e divenne Santa (protettrice degli ammalati e patrona di Lourdes) nel 1933 sotto il pontificato di Pio XI. Oggi il corpo della Santa è esposto all’interno del Convento di Saint Gildard a Nevers. Di seguito, in formato pdf che è possibile scaricare, tutte le modifiche alla viabilità disposte per lunedì 1 maggio e martedì 2 maggio con un’ordinanza firmata dal comandante della polizia municipale, Fabrizio Palladino. ORDINANZA N. 30 DEL 24 APRILE 2017

Pollena Trocchia riparte il Centro Antiviolenza

Nella mattinata di sabato 29 aprile si è svolta l’inaugurazione del Centro Antiviolenza rivolto a tutti i comuni del raggruppamento territoriale: Pollena, Volla, Cercola, Massa di Somma. Ospitato nella struttura del Centro Polifunzionale di via Mazzini 88, già sede del Centro diurno per disabili, il presidio Antiviolenza, mira a diventare un punto di riferimento importante per accogliere le donne che vivono il disagio della brutalità non solo fisica, ma anche psicologica, la forma più difficile da individuare e riconoscere. All’inaugurazione presenti gli amministratori di tutti i territori coinvolti, per Pollena Trocchia il sindaco Francesco Pinto, l’assessore alla cultura Margherita Romano, l’assessore alle politiche sociali Pasquale Fiorillo, per il comune di Cercola il sindaco Vincenzo Fiengo, per il comune di Massa di Somma l’assessore alle politiche sociali Veronica Pasqua, inoltre il coordinatore dell’ambito N24 Mario Staffelli. Un incontro molto importante moderato da Giovanni Russo dell’associazione Sott’E’Ncoppa: «Un’occasione importante che voglio sottolineare- ha esordito Russo-  è che il centro, avrà la collaborazione dell’associazione Le Kassandre, un team di professioniste attive dal 2004 per il contrasto alla violenza. Un tempo si parlava poco di violenza domestica, quasi fosse una sorta di tabù, oggi ci sono percorsi di autodeterminazione che sono passi avanti, ma ancora tanto c’è da fare, ci sono tante sfide come l’accesso al mondo del lavoro spesso negato, un problema che sulla pelle delle donne è ancora troppo presente. Devo ringraziare l’assessore Pasquale Fiorillo che ha premuto tanto perché fossimo qui». «Doveroso ringraziare tutti i comuni associati- aggiunge Pasquale Fiorillo – quando si progettava di far ripartire il centro, per Pollena, ho chiesto che si fosse ospitati in questa struttura perché ci fosse continuità, e sottolineo che ci sarà coordinamento con i centri posti nei comuni partecipanti». Il centro sarà attivo per sei mesi, e sottolinea il sindaco Pinto: «Diventerà un luogo nel quale le donne e chiunque subisce violenza, avrà ascolto, supporto e accompagnamento. Chi da domani sarà qui ad operare, avrà il compito di sensibilizzare e prevenire, perché questa battaglia si vince prima di tutto così, con un fondamentale lavoro di prevenzione. So che ogni operatore, sarà all’altezza del proprio compito, e sono contento che Pollena ospiti questo servizio, in una struttura che era stata abbandonata e recuperata prima per i disabili poi per attuare servizi per chi vive situazioni difficili». Il centro precedentemente già attivo e poi sospeso aveva già seguito circa trenta casi, un numero alto, che indica disagio ma anche il coraggio di tante a chiedere aiuto. E di aiuto e di casi anche gravi parla chi li ha seguiti da vicino come la presiedente dell’associazione Le Kassandre, Elisabetta Riccardi psicologa e psicoterapeuta, che supervisionerà il lavoro: «Avrò un lavoro di formazione, “contenimento” supervisione dell’equipe. La nostra è un’associazione nata dalla domanda territoriale, con uno sportello di ascolto. La cosa che ci preme molto è cercare di risolvere un problema fondamentale che è quello legato alle risorse, alle capacità che molte donne non sanno di avere. Ci sono capitati tanti casi in cui abbiamo sostenuto donne che hanno iniziato percorsi lavorativi ritrovando capacità che quasi non sapevano di avere. Abbiamo avuto casi di donne che per vent’anni sono state limitate nella libertà. Noi mettiamo in campo le nostre capacità per ritrovare risorse. C’è un forte discorso economico che è strettamente correlato, che rende importante il nostro lavoro». Perché spesso la violenza è legata all’impossibilità di uscire da un contesto a causa della mancanza di indipendenza, di una debolezza economica che costringe spesso alla resa. «La nostra metodologia punta sulle risorse- aggiunge la coordinatrice del centro Roberta Di Capua- Quando una donna si rivolge a noi, vive una situazione che l’annichilisce, cerchiamo soluzioni pratiche per sostenerla e invogliarla. Puntiamo molto sulle risorse, mostriamo che può esserci un’alternativa».  

Somma Vesuviana/Amministrative 2017: Allocca ha il simbolo di Forza Italia, anzi no.

Celeste Allocca
Il partito azzurro avrebbe dettato alcune condizioni, soprattutto una: se Allocca vuole il simbolo, non dovrà fare resistenze all’ingresso di altri alleati. Prima le indiscrezioni, poi le conferme ufficiose, infine una nota stampa a firma del commissario cittadino Antonio Pentangelo che confermava ogni cosa: il simbolo di Forza Italia correrà con Celeste Allocca. Una decisione quasi subito inquinata da veti incrociati rispetto ad alcune «anime» che fino ad allora stavano lavorando su tutt’altro. Che qualcosa non andasse lo ha confermato questa mattina (29 aprile) una breve notizia pubblicata sulla testata ilventiquattro.it, frutto evidentemente di una «soffiata» bene informata. Si parla di «clamoroso colpo di scena», il papà del candidato interessato avrebbe parlato, forse, di un nuovo «assalto alla diligenza». Un passo indietro circa l’assegnazione del simbolo non c’è stato ma pare siano stati posti paletti e condizioni. Una sorta di «Se vuoi il simbolo, devi accettare tutto il pacchetto». Al Mediano.it il consigliere uscente ed ex coordinatore cittadino prima dell’arrivo del commissario, Antonio Granato, assicura che «Da Napoli ci hanno detto di andare avanti e continuare a rinsaldare la coalizione per Celeste Allocca sindaco». E aggiunge che: «in queste ore ci sarebbero pressioni esterne che nulla hanno a che fare con il partito e la nostra coalizione». Con la coalizione così com’è stata finora o almeno in questi ultimi giorni, no. Ma con il partito invece sì, perché il diktat arriva dall’alto e implica l’inclusione di tutti i «pezzi» mancanti, in particolar modo quelli che fino a qualche giorno fa si pensavano pronti a correre sotto l’egida di una coalizione definitasi «Somma di Idee». Insomma, ci vorrà più di qualche ora per risolvere i contrasti.

Morti da inquinamento si fa ancora poco.

66 mila decessi all’anno con responsabilità anche dell’Italia. Monito dell’Unione Europea prima della denuncia alla Corte di giustizia.   Nemmeno stavolta l’Italia e le Regioni del Sud  si sono salvate . L’Unione Europea  ha concesso due mesi di tempo per  fermare le morti da inquinamento atmosferico. Da poche ore siamo di nuovo in testa alla classifica delle 66 mila morti premature , per  incapacità nella lotta all’inquinamento. Non sono bastate le multe salatissime  pagate da otto anni  a farci prendere coscienza di un fenomeno devastante. La  triste lista delle inadempienze parte dalla Campania e comprende 13 Regioni. Gli  indici di mortalità salgono per il sovrapporsi di attività non gestite, sebbene  ultra note. Ci sono polveri sottili, 133 discariche non chiuse, decine di terre dei fuochi,  rifiuti abbandonati, uso di carburanti inquinanti.  Se entro poche settimane non arriveranno  indicazioni attendibili partirà una nuova denuncia alla Corte di giustizia europea. E  a spiegare le ragioni di tanto lassismo saranno in tanti. Basta anche poco a capire che il problema apparentemente  tecnico-legale ha invece  forti connotazioni politiche. Con l’aggravante che molte delle 13 Regioni  sotto accusa  sono amministrate dalla sinistra . La battaglia contro le morti precoci  ha un buon deterrente nelle normative Ue del 2005 . Dodici anni sono tanti se si vuole intervenire e l’altro giorno ci è stato di nuovo rimproverato. I comitati di base,  presenti quasi ovunque, hanno proposto cose molto concrete negli anni. Il governo ha una  strategia nella lotta all’ inquinamento, vuole rispettare gli accodi internazionali, sostiene le campagne Onu,  ma poi rallenta il proprio impegno. I provvedimenti hanno tempi lunghissimi, arrivano un po’ alla volta  e spesso sono privi di copertura finanziaria. Le Regioni del Sud  hanno inserito nei patti di sviluppo e nella programmazione  dei fondi europei, progetti di ampio respiro, ma è tutto fermo. La necessità  avvertita  a  Bruxelles,  è di organizzare una transizione complessiva  verso standard  accettabili di qualità di vita . Lo scatto politico ed amministrativo italiano dovrebbe puntare ad eliminare progressivamente  quegli agenti inquinanti di cui abbiamo detto. Ma c’è amarezza e rinnovata  delusione  per  tutto ciò che si poteva-  doveva-  fare,  senza  richiami dell’Europa e soprattutto senza contare morti innocenti.  

Don Milani: prete ancora attuale

  Insieme a don Primo Mazzolari, don Milani è uno dei preti a cui, indegnamente, ispiro la mia missione di prete. E uno dei momenti più commoventi della mia vita è stata la visita fatta a Barbiana e al cimitero dove è sepolto il Priore alcuni anni fa. Un prete scomodo per tutti, per la chiesa e per la società. Ma, come tutti i profeti, solo dopo la sua morte anche la chiesa lo ha fatto “quasi” santo. E in questo “recupero” della sua persona, della sua vita e, soprattutto dei suoi insegnamenti, non poteva mancare certo Papa Francesco, il quale ha inviato, domenica scorsa, un video messaggio dedicato a don Lorenzo Milani, il priore di Barbiana, alla manifestazione “Tempo di Libri”, a Milano, dove nel pomeriggio è stata presentata l’edizione completa di “Tutte le Opere” del sacerdote, con alcuni inediti, curata dallo storico Alberto Melloni. “Non mi ribellerò mai alla Chiesa perché ho bisogno più volte alla settimana del perdono dei miei peccati, e non saprei da chi altri andare a cercarlo quando avessi lasciato la Chiesa”. Così scrisse il Priore di Barbiana il 10 ottobre 1958. Tutti abbiamo letto le tante opere di questo sacerdote toscano, morto ad appena 44 anni, e ricordiamo con particolare affetto la sua “Lettera ad una professoressa”, scritta insieme con i suoi ragazzi della scuola di Barbiana, dove egli è stato parroco. Come educatore ed insegnante egli ha indubbiamente praticato percorsi originali, talvolta, forse, troppo avanzati e, quindi, difficili da comprendere e da accogliere nell’immediato. La sua educazione familiare, proveniva da genitori non credenti e anticlericali, lo aveva abituato ad una dialettica intellettuale e ad una schiettezza che talvolta potevano sembrare troppo ruvide, quando non segnate dalla ribellione. Egli mantenne queste caratteristiche, acquisite in famiglia, anche dopo la conversione, avvenuta nel 1943 e nell’esercizio del suo ministero sacerdotale. Si capisce, questo ha creato qualche attrito e qualche scintilla, come pure qualche incomprensione con le strutture ecclesiastiche e civili, a causa della sua proposta educativa, della sua predilezione per i poveri e della difesa dell’obiezione di coscienza. La storia si ripete sempre. Ma don Milani – ha detto Francesco – sarebbe bello che lo ricordassimo soprattutto come credente, innamorato della Chiesa anche se ferito, ed educatore appassionato con una visione della scuola che sembra risposta alla esigenza del cuore e dell’intelligenza dei  ragazzi e dei giovani. Diceva don Milani:  “Amo la scuola perché è sinonimo di apertura alla realt”. Almeno così dovrebbe essere! Ma non sempre riesce ad esserlo, e allora vuol dire che bisogna cambiare un po’ l’impostazione. Andare a scuola significa aprire la mente ed il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. E noi non abbiamo diritto ad aver paura della realtà! La scuola ci insegna a capire la realtà. Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. E questo è bellissimo! Nei primi anni si impara a 360 gradi, poi piano piano si approfondisce un indirizzo e infine ci si specializza. Ma se uno ha imparato ad imparare, ha imparato ad imparare, – è questo il segreto, imparare ad imparare! – questo gli rimane per sempre, rimane una persona aperta alla realtà! Questo lo insegnava anche un grande educatore italiano che era un prete: Don Lorenzo Milani.  La sua inquietudine, però, non era frutto di ribellione ma di amore e di tenerezza per i suoi ragazzi, per quello che era il suo gregge, per il quale soffriva e combatteva, per donargli la dignità che, talvolta, veniva negata. La sua era un’inquietudine spirituale, alimentata dall’amore per Cristo, per il Vangelo, per la Chiesa, per la società e per la scuola che sognava sempre più – ha continuato Francesco nel messaggio – come “un ospedale da campo” per soccorrere i feriti, per recuperare gli emarginati e gli scartati. Apprendere, conoscere, sapere, parlare con franchezza per difendere i propri diritti erano verbi che don Lorenzo coniugava quotidianamente a partire dalla lettura della Parola di Dio e dalla celebrazione dei sacramenti, tanto che un sacerdote che lo conosceva molto bene diceva di lui che aveva fatto “indigestione di Cristo”. Ma a don Milani non sono mancate le croci. Ma le sue  sofferenze  non hanno mai offuscato in lui la luce pasquale del Cristo Risorto, perché la sua preoccupazione era una sola, che i suoi ragazzi crescessero con la mente aperta e con il cuore accogliente e pieno di compassione, pronti a chinarsi sui più deboli e a soccorrere i bisognosi, come insegna Gesù, senza guardare al colore della loro pelle, alla lingua, alla cultura, all’appartenenza religiosa. Famose le sue parole scritte ad uno dei suoi ragazzi, a Pipetta. Al giovane comunista che gli diceva “se tutti i preti fossero come Lei, allora …”, Don Milani rispondeva: “il giorno che avremo sfondato insieme la cancellata di qualche parco, istallato la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordati Pipetta, quel giorno ti tradirò, quel giorno finalmente potrò cantare l’unico grido di vittoria degno di un sacerdote di Cristo, beati i poveri perché il regno dei cieli è loro. Quel giorno io non resterò con te, io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio Signore crocifisso” (Lettera a Pipetta, 1950).  Don Milani deve essere esemplare per quanti di noi, educatori, accompagniamo i  ragazzi e i giovani nel cammino della vita. Soprattutto preti ed insegnanti.

Volla. Le “verità” del Partito Democratico sulla “cementificazione”

  Uno dei modi più utilizzati dalla politica per parlare ai cittadini sono le conferenze stampa. Due anni fa, dopo le dimissioni di Guadagno, ce ne furono due, una dello stesso Guadagno, che simbolicamente la tenne da solo nel suo studio medico; l’altra del Partito Democratico nella sede istituzionale di Via Dante Alighieri. Lunedì 24 aprile (due giorni prima della inaspettata caduta dell’amministrazione Viscovo), il partito democratico vollese si è riunito ed ha tenuto, questa volta, una sola conferenza stampa. A parlare il capogruppo Viola, l’ex sindaco Guadagno e l’ex segretario Esposito. Il motivo: chiarire i fatti, le responsabilità e le “menzogne” scaricategli addosso dall’ormai ex sindaco Viscovo. Erano diverse settimane che i giornali locali e i social avevano ospitato i dibattiti e gli scambi, con le più svariate accuse, tra i vari “amministratori”, di ieri, di oggi e di domani, sulla cementificazione del territorio vollese. Ed è proprio vero che talvolta le accuse, le calunnie e il chiacchiericcio anziché demolire, fortificano. Infatti, le “menzogne” dell’ex sindaco Viscovo, non hanno fatto altro che rafforzare le controparti e riunirle. Quindi, tutti insieme appassionatamente per smentire e raccontare un’altra versione dei fatti, con tanto di tomi di atti e documenti e con la sezione affollata da buona parte dei tesserati, attenti e fiduciosi nelle parole di giustizia espresse dai loro rappresentanti, entrambi leader del partito. Viola, dopo aver chiaramente dimostrato malumore per l’intenzione da parte un po’ di tutti di voler addebitare al Partito democratico ogni colpa, ha fatto una breve e sintetica analisi della storia, nella quale ha motivato gli interventi edificatori uno per uno, citandone periodo, normativa. All’occorrenza egli è ricorso al “potere esaurito” della politica che forse non poteva decidere diversamente. Per Viola “ … lo scempio vero del paese è l’aggressione alle zone F2 (zone di attrezzature ndr) … Tutto nasceva nel novembre del 2014, quando una nota dell’ingegnere Gatta, responsabile dell’ufficio tecnico, segnalava all’allora sindaco Angelo Guadagno, che ci potevano essere questi permessi di edilizia residenziale nelle zone F2, che in virtù della legge regionale del 2011, il cosiddetto Piano Casa, e secondo alcuni comma, si poteva avere un cambio di destinazione d’uso, una volta ottenuta la licenza per poter costruire. Le zone F2 sono zone destinate all’interesse pubblico o all’interesse collettivo. Quindi in quell’occasione, il Partito Democratico, sia attraverso il nostro assessore A. Navarro, sia attraverso i consiglieri, ha inviato varie note al responsabile dell’ufficio tecnico nelle quali si intimava di trovare tutte le norme tecniche e giuridiche che potessero frenare questo scempio.” Invece, la storia recente racconta come il capo dell’ufficio tecnico non sia riuscito a trovare gli argini necessari per frenare le gru. Poi è stata la volta di Guadagno, che ha fatto un’analisi dei numeri delle concessioni che Viscovo aveva diffuso sui manifesti e sui social: “Mi basta poco per sconfessare quei numeri – ha detto – quelli sono i numeri legati alle concessioni … A me basta dirvi quello che è stato introitato da quelle concessioni …” Guadagno ha fornito le cifre incassate dal Comune di Volla di oneri concessori delle varie costruzioni. “ … nel 2017 l’amministrazione ha appostato al bilancio un milione e cinquecentomila euro, ad oggi ad aprile già hanno incassato 900 mila euro … nel 2016 sono stati incassati 2 milioni e 400 mila euro, nel 2015, 1 milione e 990 mila euro; nel 2014, 880 mila, nel 2013, 1 milione di euro; nel 2012, 500 mila euro.” (per un totale di circa 8 milioni di euro in sette anni, incassate dal comune di Volla a titolo di oneri di urbanizzazione, cioè fogne, illuminazione, strade ecc … ma spesi per altro) Guadagno racconta dettagliatamente tutto, non nasconde rancore per chi lo ritiene responsabile e lo accusa ancora “ … Viscovo ha avuto la faccia tosta e la malafede di scaricare sull’amministrazione Guadagno quella scelta politica … Io ero capogruppo del partito democratico dal 2007 al 2012, e nella delibera del consiglio fatto a luglio del 2009 si evincono chiaramente le scelte che sono state fatte su alcune zone di Edilizia Residenziale Sociale (via Filichito e via Sepone) che oggi il sindaco in mala fede vuole addebitare alla mia amministrazione … Successivamente nel febbraio del 2010, come tutti i paesi della Campania, fummo chiamati in consiglio comunale ad individuare le zone su cui poter applicare il “Piano Casa”. In quell’occasione l’amministrazione Ricci aveva lasciato fuori tutto il territorio di Volla e aveva blindato solo quelle due zone che sono state salvate dal “Piano casa”. A questi interventi io e i miei colleghi abbiamo votato contro per ben due volte”. (Il consiglio comunale votò all’unanimità l’estensione del Piano Casa a tutto il territorio vollese, accogliendo il suggerimento della minoranza di centro sinistra. Sembra che grazie a quella decisione, a quella estensione che si è potuto costruire quello che si vede oggi sul territorio vollese. Sembra che senza l’estensione del piano casa a tutto il territorio, le zone F2 sarebbero rimaste tali. ndr). Sulla stessa lunghezza d’onda le parole dei due leader del Partito Democratico vollese che, quasi come a voler risanare tutti i loro “contrasti politici” del passato, di quando erano governo del paese, si apprestano al “volemose bene” della riunione familiare di domenica prossima, 30 aprile, le primarie del PD. E che vinca il migliore!  

Festival dei Diritti dei Ragazzi a Nola, la carica dei 500. Il sindaco: “Città è palestra di cultura e crescita sociale”

Saranno circa 500 i ragazzi che parteciperanno, il prossimo 4 maggio alle 9,30 in piazza Duomo, alla festa di apertura del Festival dei Diritti dei Ragazzi, in programma a Nola fino al 9 maggio. Diventeranno ben 5000 martedì 9 maggio, quando ci sarà la consueta marcia dei diritti dei ragazzi, alla quale parteciperanno migliaia di alunni e il vescovo di Nola, monsignor Francesco Marino, oltre al sindaco Geremia Biancardi e al direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale della Campania Luisa Franzese. Tanti gli appuntamenti da non perdere. Tra questi, la festa dello sport di domenica 7 maggio (tutta la giornata, dalle 9 fino a sera in piazza Duomo) e la premiazione del concorso artistico letterario proposto alle scuole della Regione Campania sul tema dell’Europa, in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale della Campania (piazza Duomo ore 17).  Sabato 6 maggio alle 20,30 al teatro Umberto di Nola ci sarà l’esibizione di Moni Ovadia, che si cimenterà in una Lectura Dantis (il canto XXVI dell’Inferno). È il quinto anno consecutivo che l’Ufficio Scuola della Diocesi di Nola, l’assessorato alla cultura del Comune di Nola e la cooperativa sociale “Irene ‘95” di Marigliano propongono il Festival dei Diritti dei Ragazzi: un’esperienza che nasce dal basso, nella logica della comunità educante, tra una rete di soggetti pubblici e privati, con l’intento di creare un movimento educativo e sociale capace di contribuire attivamente alla promozione della dignità delle ragazze e dei ragazzi del territorio nolano e vesuviano. Il tema di quest’anno è “Noi, ragazzi dell’Europa. Incontrare l’altro”. Lo spunto è la celebrazione dei 60 anni dalla firma dei trattati di Roma, considerati come l’atto di nascita della grande famiglia europea. Soddisfatti i rappresentanti dell’amministrazione comunale.  Spiega Cinzia Trinchese, assessore alla Cultura: “Si tratta di un’occasione di crescita e di formazione che rende protagonisti i giovani con un ricco programma di appuntamenti incentrato su temi importanti di attualità.  Il Festival dei diritti dei ragazzi d’altronde offre l’occasione non solo di vivere una settimana intensa ed emozionante ma anche di guardare al turismo scolastico ampliando il dialogo a tutti i livelli con i settori della letteratura, del teatro e del cinema e proponendo laboratori itineranti di qualità.  È la risposta al lavoro di squadra di un anno intero che punta a combattere la povertà educativa”. Aggiunge Geremia Biancardi, sindaco di Nola: “Il messaggio che intendiamo rafforzare attraverso il Festival dei Diritti dei Ragazzi è che Nola è la palestra della cultura e della crescita sociale. Qui i giovani hanno cittadinanza attiva e non sono loro ad aver bisogno degli adulti ma noi di loro. Il futuro di una città moderna si costruisce avendo ben chiare le aspettative e le esigenze dei cittadini del domani”.