Con ancora nel cuore e negli occhi le emozioni del 1 maggio con e Gavet n’ fest, oggi sul ciglio si chiude la festa di devozione 2017 in onore della Madonna di Castello.
Con ancora nel cuore e negli occhi le emozioni del 1 maggio con e Gavet n’ fest, le numerose paranze già dall’alba di oggi sono salite sulla vetta più alta della montagna, ncopp o ciglio, per chiudere, con il tre maggio o tre della croce, le festa di devozione 2017 in onore della Madonna di Castello. Sabato dei fuochi sul ciglio e sul versante gnundo, 1 maggio sott e Gavete e il tre maggio chiusura sul ciglio: l’ascesa sulla montagna diventa un pellegrinaggio, un percorso di fede, di speranza, di liberazione, di amicizia. Tre tappe verso una sola meta: la Madonna di Castello, Mamma Schiavona, la mamma dall’aspetto contadino e pacchiana al cui cospetto i paranzari elevano canti a figliola, si liberano in richieste di aiuto e di benedizione per le famiglie, per il raccolto, per scongiurare, come in passato, il pericolo del Vesuvio. Ca man e ca fed e Mamma Schiavona , gli anziani , sostenuti da numerosissimi giovani, in continuo aumento anno per anno, salgono fin sopra la cima e lì, in un clima di festa, onorano tutti i riti previsti dalla tradizione. Dalla benedizione del più anziano di tutti i capo paranza allo scambio degli auguri all’accensione della fiammella dei falò al brindisi augurale e di benvenuto con tutti gli amici fino al canto (solo voce) a Mamma Schiavona nella chiesetta di Santa Maria a Castello. Sul ciglio ogni gesto deve avere un senso e, soprattutto, deve essere rispettoso della tradizione. Il buon vino per gridare dal cuore “pe cient’ann” accompagna diversi momenti della giornata e i partecipanti si lasciano andare in danze liberatorie. Occhi negli occhi per sfidarsi, per combattere, per non arrendersi e per decidere di lasciarsi sedurre. Braccia che si alzano e si abbassano come se si simulasse il raccolto, la torsione del busto come chi si arrampica tra i rami. E’ un gioco di movimenti sensuali indescrivibili, è un volteggiare e muoversi nello spazio senza limiti e ne confini. All’imbrunire, così come sono saliti, i paranzari e le allegre comitive scendono tutti insieme illuminando i sentieri scoscesi con le fiaccole. Nessuno resta solo, tutti uniti, tutti e ciascuno illuminato dalla fiaccola dell’altro. A valle la festa continua e raggiunge il clou con la consegna della pertica a una donna . Un dono che viene condiviso da tutti i presenti. Proprio come in un’unica grande famiglia. E, con la stessa emozione d sempre, il saluto per tutti : Pe cient’ann, e comm c’amm vist avuann pur all’ann che ven nsiem a tutt sta bella cummrtazion e nsiem a mammà Schiavona!
(fonte foto: C.Teodonno)
Domenica 7 maggio 2017 con partenza dal Castello Mediceo di Ottaviano sede dell’Ente Parco nazionale del Vesuvio si svolgerà la I “VESUVIOSKYMARATHON “.
Nel prossimo weekend 6 – 7 maggio 2017 nel parco Nazionale del Vesuvio si terrà la prima “VESUVIOSKYMARATHON “: il 7 maggio prossimo dal Palazzo Mediceo di Ottaviano, sede dell’Ente Parco nazionale del Vesuvio, partirà la gara podistica di montagna denominata Vesuvio Sky Marathon di 46 km e 2500 D.
La gara vedrà la partecipazione di 350 atleti provenienti da tutta Italia e dall’Europa, che percorreranno i sentieri del Parco nazionale del Vesuvio fino a raggiungere il Cratere del Vesuvio e i cognoli del Monte Somma.
L’evento è organizzato dalla ASD Atletica San Giuseppe in collaborazione con l’Ente Parco nazionale del Vesuvio con il patrocinio del Comune di Ottaviano e sarà organizzata in due giornate che avranno come luogo di riferimento il Palazzo Mediceo di Ottaviano. Qui sarà allestito il “Villaggio VESUVIOSKYMARATHON” dove sono previsti dibattiti sul tema con esperti dello sport, visite guidate, un buffet, stand tecnici e un pasta party.
Nel pomeriggio di Sabato 6 maggio ci sarà anche la presentazione dei percorsi di gara e degli atleti come il campione del mondo Skyrace Tadei Pivk, il campione di ultra distanze Franco Colle’, della Ultrarunners Francesca Canepa, e ancora di Paolo Massarenti e Antonio Carfagnini.
Per quanto riguarda la gara gli atleti partiranno dal Castello Mediceo e attraverso un percorso impegnativo affronteranno ben tre salite oltre i 1000 mt, come il Vesuvio, le creste del Monte Somma con i suoi cognoli di levante e punta Nasone. Sono previsti alcuni passaggi in corda tra discese su sabbia lavica e l’attraversamento di sentieri storici come quello della Strada Matrone e Valle dell’inferno per poi ritornare di nuovo al Palazzo Mediceo di Ottaviano dove é posto l’arrivo.
Il Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, Agostino Casillo dichiara: “Finalmente il Parco torna ad aprirsi allo sport e lo fa nel migliore dei modi con una gara di livello internazionale che si svolgerà in uno dei parchi più belli al mondo”. “Sin dal mio insediamento – continua Casillo – sto lavorando affinché si sviluppino le attività sportive sostenibili con l’area protetta. Lo sport – conclude – è portatore di valori e stili di vita sani che vanno promossi e sostenuti.”
Il Dott. Giuseppe Miranda, dell’ ASD Atletica San Giuseppe e organizzatore della Vesuvioskymarathon, aggiunge “Con il Presidente Casillo, abbiamo raggiunto una intesa perfetta e mai come adesso il connubio ambiente natura e storia é così sentito, infatti insieme stiamo cercando di riqualificare anche la rete dei sentier del Parco nazionale del Vesuvio nella zona un po’ selvaggia e che fu rifugio del ribelle Spartaco sul Monte Somma”.
Insomma, tutti determinati affinché l’evento riesca nei migliori dei modi. A tal proposito, ricordiamo che la gara fa parte della Fisky, la federazione skyrunning che regola questa disciplina di sport di altitudine e dei circuiti importanti del centro sud come quello Trail Campania e quello dei camosci (Abruzzo-Lazio e Molise). Siamo comunque certi che sarà l’inizio di un gran successo.
È di circa 4 milioni e 400 euro il costo degli interventi di manutenzione straordinaria affidati, con la firma del relativo contratto, alla ditta che ha vinto la gara di appalto. Si tratta di interventi che interesseranno numerosi Comuni dell’area orientale della Città Metropolitana per complessivi 350 km di Strade Provinciali la cui cura e manutenzione ricade ora sotto la responsabilità della Città Metropolitana. Il complesso appalto è suddiviso in 10 sezioni ciascuna delle quali comprende una serie di Comuni attraversati dalle strade oggetto dei prossimi interventi. Il primo gruppo interesserà i Comuni di Nola, Saviano, Palma Campania, Ottaviano, Somma Vesuviana, San Paolo Belsito, Casamarciano, Comiziano Tufino e Visciano.
Si interverrà sulla ex SS 367 «Nolana-Sarnese» nei tratti di competenza della Città Metropolitana con il rifacimento, dopo rimozione di quello esistente, del manto stradale e con il rifacimento delle banchine laterali e sistemazione di terreni con rimozione dell’erba e degli arbusti. Sarà realizzata una nuova segnaletica orizzontale e saranno apposte alcuna barriere di sicurezza. Il secondo gruppo riguarderà la S.P. 23 Gaudello, la ex S.S. Sannitica e le Strade Provinciali 177, 131, 254,292, 312, 400, 405 e 513, ricadenti nei comuni di Palma Campania, San Paolo Belsito, Carbonara di Nola, Liveri, Nola, Acerra, Marigliano, Pomigliano d’Arco, Brusciano, Castello di Cisterna e Somma Vesuviana. Si procederà con la pulizia delle scarpate, il rifacimento di parte del manto stradale, rifacimento ed implementazione della segnaletica orizzontale e verticale, istallazione di tratti di guard-rail. È previsto anche il rifacimento di tratti di marciapiedi ed il ripristino delle opere in ferro o ghisa. Si procederà inoltre al miglioramento dei sistemi di raccolta delle acque piovane.
Rischiano di perdere il posto di lavoro per cessazione dell’attività. Protesta dei lavoratori del Salumificio Spiezia di San Vitaliano
Sono in 90 i dipendenti di quella che è una realtà aziendale storica del territorio. Stamattina sono rimasti in presidio davanti alla fabbrica. La Cgil Campania in una nota ha chiarito: “Alla luce ormai certa di una possibile cessazione delle attività dopo 100 anni, si prefigura un dramma occupazionale per circa 90 lavoratori, in un territorio già martoriato da crisi e delocalizzazione diffusa, che ha messo in ginocchio tutta l’area”. Nel suo stabilimento di San Vitaliano dal 1907 il Salumificio Spiezia produce l’intera gamma della salumeria italiana. Più secolo di attività il cui futuro quindi è incerto. Per questo, la maestranza e la rsu invocano aiuto “a tutte le istituzioni ed i soggetti che potrebbero dare un contributo a salvare un realtà storica come quella del Salumificio Spiezia”.
Venerdì 28 aprile, al Teatro Maria Aprea dell’Accademia Musicale “Giuseppe Verdi”, si è tenuta la finale delle due categorie, solisti e band, del “Volla Music Contest 2017”.
Quando cerchi le parole giuste inciampi sempre in qualche canzone, come è stato dimostrato durante la finale del Volla Music Contest. “Per tutte le persone importanti della mia vita”. Queste le parole della vincitrice (che poi ha interpretato “La cura” di F. Battiato ndr).
Parole semplici che partono dall’animo di chi le pronuncia e arrivano a baciare l’animo a cui sono indirizzate. Dita sul pianoforte, prime note subito riconoscibili, e poi in un istante la melodia della voce della giovanissima Rita Palella bacia l’animo di tutta la platea.
Ciò che non si riesce a dire, ma che allo stesso tempo non si può tacere, ecco tutto ciò viene semplicemente e magicamente espresso attraverso la musica.
Il “Volla Music Contest 2017”, anche nella sua seconda edizione, è nato per volontà, desiderio e intero sostegno finanziario del M° Ciro Palella, direttore artistico dell’accademia Musicale Giuseppe Verdi di Volla. Quest’anno, il Contest ha goduto della partecipazione di “Musicisti Associati” e ha beneficiato del patrocinio del Comune di Volla.
La tappa del 7 aprile scorso aveva determinato i 9 finalisti, sette solisti, Davide Fiore, Laura Porcaro, Alessia Tortora, Debora Sacco, Rita Palella, Andrea Galario, e Raffaella Lambiase, e due band, Roof Top, Minions De Rua.
La novità di quest’anno è stata quella di far cantare due brani ad ogni concorrente. Nel secondo la Featuring (Feat), cioè la collaborazione di un musicista e/o cantante per dare un valore aggiunto all’esibizione e di conseguenza alla gara.
I nove Featuring (Feat) sono stati: Teresa Galiero, Benny Lendano, Christian Sassone, Domenico Rigliaco, Mario Occhini, Diacustic Duo, Ludovica Canciello, Stefano Puggillo, Paolo Gianfico. Ovviamente, come ad ogni concorso che si rispetti e come nelle serate precedenti non poteva mancare una seria e virtuosa giuria, arricchita e impreziosita per una finale che si rispetti.
Impegnati in questo arduo e notevole compito: Leonardo De Lorenzo, docente, batterista, compositore, nonché Presidente dell’Associazione socio/culturale “L’isola dei girasoli”, ideatore e conduttore del progetto “Musica in corsia – i concerti del sorriso”, che ha portato la musica negli ospedali pediatrici italiani. Titty Caldarelli, giornalista de “Ilmediano.com”. Germana Grano, cantautrice ed insegnante di canto. Francesco Egollino, docente, musicista, arrangiatore e compositore, nonché musicista e compositore di un brano di Peppino Di Capri, e musicista con Maria Nazionale. Pasquale Punzo, musicista e pianista. Infine a dare un contributo e un giudizio sull’immagine Giuseppe Riccardi, manager dell’azienda Oreal.
Da un punto di vista scenografico, Volla come “Sanremo”, palco e postazione della giuria, ornati da splendidi fiori bianchi, che rendevano elegante, raffinata e preziosa l’atmosfera.
Ogni strumento anche non canonico può far rumore, ogni strumento e oggetto può far musica e addirittura riprodurre le note, lo ha dimostrato l’ospite d’onore della serata, Maurizio Capone.
La platea ha potuto godere l’esibizione del Maestro Capone che con oggetti riciclati ha riprodotto note e melodie che accompagnavano alcuni brani del suo nuovo album “Mozzarella Nigga”.
Stile Afro–Napoletano, che oltre ad essere un’espressione musicale di grande seguito e coinvolgimento, rivendica numerose problematiche sociali e culturali della città.
Palco, luci, organizzatori, concorrenti, giuria, ospiti, tutto brillantemente impreziosito e coordinato dall’impeccabile performance di Bruno Gaipa, Direttore Artistico e conduttore di radio Punto Nuovo partner–ship dell’evento.
Competizione seria e severa della quale Gaipa ha saputo ampliarne gli orizzonti, facendo in modo che a regnare fossero valori di condivisione e di umiltà tra i concorrenti.
Vincitrice per la categoria A, voci singole, l’emozionante voce di Rita Palella, che ha ottenuto anche il consenso netto della platea. Secondo e terzo posto, rispettivamente Andrea Galario e Laura Porcaro. Vincitori per la categoria B, la band musicale dei “Minions De Rua” composta da ragazzi dai 12 ai 16 anni, che con due eccellenti performance hanno conquistato e appassionato pubblico e giuria. I premi messi a disposizione dall’accademia Verdi.
Per la Categoria A: 1° classificato 400€ – 2° classificato 200€ – 3° classificato 200€.
Per la categoria B: 1° classificato 200€.
Un ringraziamento particolare va a due giovani collaboratori dell’accademia Andrea Romano e Mario Ascione, e in più a Rino Gagliardi, colui che ha immortalato ogni emozionante attimo di questa meravigliosa manifestazione.
Obbiettivo degli organizzatori raggiunto. Oltre ad una classifica che serve principalmente a dare un senso alla gara, l’obbiettivo è stato di crescita per ogni singolo concorrente. Sicurezza sul palco, originalità, interpretazione, e tecnica che con il susseguirsi delle esibizioni hanno contribuito ad abbattere i limiti nei quali ognuno di loro era impostato.
Soddisfazione piena del M° Ciro Palella, che praticamente con orgoglio mostra anche questa volta gli ingredienti davanti ai quali non riesce mai a tirarsi indietro: la musica, i giovani e il talento.
Nei prossimi giorni, “Siamo Sommesi” annuncerà anche il nome del candidato sindaco che deciderà di sostenere: “Appoggeremo il sindaco che sposerà il nostro programma”, dicono Aliperti, Nocerino e Sommese
Sarà la lista “Siamo Sommesi” a rappresentare il programma politico di “Somma di idee” in vista delle prossime elezioni amministrative a Somma Vesuviana, lanciato tempo fa e strutturato su una serie di punti prioritari: la manutenzione delle strade per migliorare la viabilità, la sicurezza per i cittadini, la realizzazione di un parco comunale nell’area di via Giulio Cesare, la riorganizzazione del settore lavori pubblici, lo sviluppo ed il rilancio dell’occupazione con il completamento dell’area Pip.
Ad annunciarlo sono Adele Aliperta, Peppe Nocerino e Giuseppe Sommese, che spiegano: “Ci candidiamo nella lista “Siamo Sommesi” per realizzare il programma che abbiamo definito e che crediamo possa aiutare la città a crescere e migliorare”.
“Siamo Sommesi” si presenta per rimettere al centro il cittadino e le sue esigenze, farlo sentire partecipe di un progetto in cui la cultura, le tradizioni e l’identità della città sono in cima ai pensieri di chi amministra.
Nei prossimi giorni, “Siamo Sommesi” annuncerà anche il nome del candidato sindaco che deciderà di sostenere: “Appoggeremo il sindaco che sposerà il nostro programma”, dicono Aliperti, Nocerino e Sommese
“Vesuviana, 2016 anno dei ritardi, 4600 treni lumaca, 4800 soppressi” (la Repubblica, 19 aprile 2017). Enzo Ciniglio e il Comitato “pendolari Circum”, di cui egli è fondatore e portavoce, si propongono di spiegare alle autorità quali e quanti danni il disservizio infligga alla società e all’economia del Vesuviano già messo in ginocchio da una crisi grave e complessa.
La Napoli – Portici, la prima linea ferroviaria italiana, venne inaugurata il 3 ottobre del 1839. L’ingegnere francese Armand Bayard de la Vingtrie, che l’aveva progettata, disse a Ferdinando II, che chi si doveva muovere tra Torre del Greco e Castellammare avrebbe preso il treno, prima di tutto per “evitare la densa nube di molestissima polvere” che lungo la strada delle Calabrie “avvolge carri, calessi e carrozze”: 150.000 veicoli all’anno, in quel tratto. Infatti gli appaltatori, per lastricare la strada, avevano usato non i costosi basoli del Vesuvio, ma il brecciame di Stabia. Il quale, essendo “mammoso”, si sbriciolava e andava in polvere molto prima dei quattro anni garantiti per contratto. Nel 1845 Francesco Lattari pubblicò un saggio sugli “effetti sociali” della ferrovia, in cui sostenne che le strade ferrate “aumentano l’uniformità sociale e la cultura intellettuale e diminuiscono lo spirito di località e la stabilità del gusto”: riteneva l’autore che questa diminuzione, in sé non negativa, potesse “devastare” i costumi, se non veniva opportunamente controllata.
La Napoli – Ottajano – San Giuseppe, ferrovia a vapore e a scartamento ridotto, entrò in funzione nel febbraio del 1891: la prima locomotiva, costruita dalla ditta Miani- Silvestri, si chiamò “Vesuvio”. Nel 1919 il Commissario Regio del neonato Comune di Terzigno si lamentò del fatto che l’orario invernale della ferrovia non teneva conto dei ritmi della vita napoletana, in cui “il movimento affaristico” incominciava non prima delle undici. Negli anni ’60 Enrico Iervolino, sindaco di Ottaviano, chiese alla Direzione della Circumvesuviana di tener conto, nella definizione dell’orario generale, delle esigenze dei molti ottavianesi che lavoravano a Napoli e del gran numero di ragazzi di Ponticelli, Pollena, Sant’ Anastasia, Somma, San Giuseppe, Terzigno che frequentavano le scuole di Ottaviano. Credo che la “Circum” abbia contribuito a creare, di fatto, quella società vesuviana che prima era solo un “luogo comune” letterario: ogni carrozza era un concreto “registro” dei livelli sociali, dei repertori linguistici, delle relazioni personali, delle arti e dei mestieri. Coloro che ogni giorno prendevano il treno alla stessa ora, gli impiegati, i professionisti, gli operai, i contadini che andavano a vendere a Napoli i cestini di piselli, di ciliegie, di funghi, di “ceuze”, costituivano una comunità, le assenze venivano immediatamente notate, si conservavano i posti, sempre gli stessi, agli amici che sarebbero saliti in treno nelle stazioni successive.
Quale sia, oggi, lo stato della “Circum”, lo sanno tutti. Quando entri nella stazione per prendere il treno, all’impiegato della biglietteria chiedi, prima di tutto, se il treno c’è, se tutto funziona. Se il treno parte, certamente arriverà dove deve arrivare: ma capita spesso, molto spesso, che arrivi in ritardo, e non è una cosa piacevole in un mondo che regola la vita quotidiana su un calibrato sistema di orari. Enzo Ciniglio è il fondatore e il portavoce del “Comitato pendolari Circumvesuviana” che nel 2011 si costituì su “fb” come gruppo spontaneo e che subito presentò alle autorità regionali una petizione con 6000 firme per “scongiurare la morte della gloriosa Vesuviana”. Da quel momento i pendolari hanno fatto sentire la loro voce in manifestazioni, convegni e dibattiti. L’amico Enzo ha l’animo di un poeta, e perciò il suo è un temperamento battagliero. Recentemente, commentando sul suo “sito”la promessa dell’EAV, l’holding regionale dei trasporti, di mettere sui binari delle linee della “Circum”, entro la fine del 2018, 70 treni, Enzo faceva notare che il piano di risanamento, sulla base del quale il governo aveva stanziato 600 milioni di euro, prevedeva di mettere in circolazione su quelle linee non 70, ma 80 treni, e che 70 treni già vi circolavano nel 2015. Un commento, il cui autore si presentava con il nome del manager dell’EAV, contestò quest’ultimo dato: Enzo si limitò a rispondere al contestatore che quei dati egli li aveva presi dai rapporti aziendali dell’aprile 2015. Come tutti i poeti, Enzo Ciniglio sa impostare e condurre la polemica.
E poi con l’EAV è facile, perché i “testimoni” del disservizio quotidiano sono migliaia e i numeri forniti dall’holding stessa non lasciano spazio al dubbio e rendono vano e incomprensibile ogni tentativo della dirigenza di annacquare la situazione. Un “report” preparato per la Regione dice che “nell’ultimo anno sono saltati sulle sei linee della Circum 4828 treni, a fronte dei 2321 treni cancellati nel 2015. Meno convogli e più lenti: il ritardo superiore ai 15 minuti ha riguardato 3101 treni nel 2015, schizzati a 4662 nel 2016” ( la Repubblica, 19 aprile 2017). A tutto questo bisogna aggiungere i disagi provocati dalla struttura dei convogli e i problemi, assai gravi, della sicurezza. Sono certo che Enzo Ciniglio e il Comitato spiegheranno ai rappresentanti delle istituzioni e del potere politico quali e quanti danni il sistematico disservizio della “Circum” infligga alle relazioni sociali, alla rete delle comunicazioni, all’organizzazione famigliare e all’economia del Vesuviano già messo in ginocchio da una crisi complessa e, come l’idra di Lerna, a più teste. Bisogna anche dire, per amore di verità, che il personale, sui treni e nelle stazioni, si impegna, con passione e competenza, ed esponendosi a rischi di vario genere, per ridurre la portata dei disagi.
Tuttavia, se ci è consentito giocare con i paradossi, possiamo dire che anche nei giorni del disservizio sistematico la “Circum” svolge il suo ruolo di ispiratrice e patrona dello spirito di comunità: di una comunità costruita, in questo caso, sulla volontà di difendere i fondamentali diritti civici. Perché la “soppressione” di una “corsa” prevista dall’ orario ufficiale e il ritardo di un treno costituiscono, per l’utente che ha comprato l’abbonamento o il biglietto, un danno grave, e dal punto di vista generale, e sul piano degli interessi personali, collegati a una particolare circostanza. Per l’ utente che ha comprato il biglietto… Ma quanti sono i “portoghesi” ?
Insieme alcuni giovani di Volla, le associazioni “A’ Rezza” e “Ci diamo la mano – Ti aiuto e Ti ascolto” per parlare del lavoro e di immigrazione, problema e piaga sociale per l’Italia.“La Notte Del Lavoro Narrato” è nata dall’idea di raccontare storie attraverso video, testi, canzoni, fotografie, per riportare il tema lavoro alla centralità che sembra aver perso nel nostro Paese. La manifestazione nazionale è stata ideata dal sociologo Vincenzo Moretti e dal video maker Alessio Strazzullo. In questo periodo storico, il messaggio che vuole passare è di un Italia, fondata necessariamente sulla forza del lavoro. “Lavoro, dunque valgo”. Messaggio che dà conforto e speranza. “La Notte del lavoro Narrato” è stata un’occasione per chi ha avuto bisogno di raccontare il proprio lavoro, quello perduto o quello che deve ancora creare.L’evento vollese si è svolto venerdì 28 aprile, in prossimità del giorno del primo Maggio data in cui l’Italia festeggia la festa dei lavoratori, organizzato dalle associazioni culturali “A’ Rezza” e “Ci diamo la mano-Ti aiuto e ti ascolto”. L’evento è stato occasione per inaugurare lo spazio dietro la sede dell’associazione “Ci diamo una mano” in via rossi, 39. Un cortile abbandonato e impraticabile che da settimane i ragazzi delle due associazioni hanno cercato di ripristinare per dargli un’immagine non meramente estetica, ma anche funzionale. Spazio riqualificato con passione eprogettualità da questi giovani, con l’intenzione di creare nuove attività sociali, culturali e ludiche/ricreative. La serata è iniziata con un interessante incrocio di libri insieme a Gennaro Avallone, ricercatore dell’Università degli studi di Salerno e i ragazzi dell’Ex OPG Occupato Je so pazzo e Clash city Workers. I libri presentati :“Rompere la colonialità” di Ramón Grosfoguel, di cui G. Avallone ne è traduttore; “Sfruttamento e resistenze” di G. Avallone e “Dove sono i nostri. Lavoro, classe e movimenti nell’Italia della crisi”, un testo scritto da G. Avallone insieme ai ragazzi dell’ex OPG Occupato – Je so pazzo. Dopo la presentazione dei testi si è vivamente ed emotivamente entrati nell’argomento più sensibile della serata, quello dell’immigrazione, presentando la toccante storia di un immigrato di una casa accoglienza di Qualiano, che con la sua testimonianza, ha raccontato il terrore e la paura che spinge questi ultimi a raggiungere le nostre coste, e il destino non sempre roseo che li attende qui. Dopo la parte del dibattito la serata ha vistonumerosi momenti di spettacolo con performance eseguite da alcuni giovani del territorio. Musica Live con Francesco Gallo e con i Nearby Planets, writing/ street art Angelo Di Pietro, Beat Box con Na Beatbox e Break Dance con NCD Crew. Atmosfera graziosa e interessante che ha evidenziato la faticosa impresa dei ragazzi di entrambi le associazioni. Oltre alla riqualificazione dello spazio, gli organizzatori hanno avuto anche cura di decorarlo e renderlo accogliente e piacevole. Una parete del cortile è stata dipinta con un suggestivo paesaggio dal giovane artista Roberto Dharta De Francesco, e inoltre in un angolo del cortile c’era una mini esposizione di quadri. Due i pittori che hanno dato il contributo esponendo generosamente le loro opere, Angelo Di Piertoe Egidio Perna. Entrambi in chiave moderna, in più Perna ha proposto la sua tecnica innovativa che vede nelle sue opere oltre i colori anche vari oggetti e elementi, rigorosamente riciclati, dando la visione di uno stile innovativo e futuristico. Numerose le persone intervenute all’evento, tra cui anche giovani studenti del Liceo Calamandrei di Volla. Divertenti i vari momenti e le esibizioni, ma l’attenzione va al tema toccante della serata e alla domanda posta da uno degli organizzatori e impeccabile moderatore della serata, Christian De Luca di “A’ Rezza”. “E’ possibile non ridurre il migrante ad una risorsa per fare profitto, ad una persona che ha bisogno solo di assistenza e che non è capace di autodeterminarsi, ad una minaccia che arreca paura e su cui specula la politica nostrana?!” Alla domanda ci sono state risposteappassionate da parte dei presenti, ma non risolutive purtroppo. Le riflessioni profonde sono sorte nell’animo di tutti, riconducendo ad una attenta considerazione nelle domande da porsi. Diventa sempre più un esigenza appunto, su qualsiasi tema e problematica che affrontiamo oggi in Italia, porsi sempre la domanda: “Quanto è giusto?!”
Si è svolta domenica mattina 30 aprile, nella sede di via Filichito, una conferenza stampa del gruppo politico “Area Comune-Volla al Centro”, uno dei maggiori competitor alle scorse elezioni amministrative del 2016.
La compagine politica faceva parte della coalizione candidata alle ultime amministrative del 2016 insieme a Forza Italia, Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, Moderati per Volla e Terra Nostra, ed aveva espresso il candidato sindaco Luciano Manfellotti, che aveva perso il ballottaggio con Viscovo.
Il tema dell’incontro, ovviamente, la caduta e le responsabilità dell’amministrazione uscente.
Alla presenza dei massimi esponenti e fondatori del gruppo (unica assenza quella dell’ex consigliere Luigi Petrone), tra cui diversi ex consiglieri comunali e assessori (Ivan Aprea, Luciano Manfellotti, Simona Mauriello, Raffaele Montanino, Petrone Pasquale, Sergio Sorrentino), sono state espresse le varie cause dell’implosione dell’amministrazione Viscovo.
Unanime il giudizio negativo, soprattutto per l’approccio al modo di gestire e condurre l’amministrazione comunale da un punto di vista politico.
Luciano Manfellotti e Raffaele Montanino hanno fatto un’analisi tecnico-politica su alcune questioni e provvedimenti che hanno tenuto banco in quest’anno fallimentare di amministrazione Viscovo.
Ivan Aprea ha recitato il “Mea culpa”, ammettendo gli errori della sua scelta di schierarsi con Viscovo. Poi ha dichiarato che egli “ha avuto un’enorme difficoltà a seguire Viscovo fin dall’inizio, lui ha mercanteggiato sin da subito. La variante al piano regolatore di via De Caroli è stato un debito elettorale che l’amministrazione ha pagato, ci siamo accorti subito che a quel sindaco non dovevano mai essere voltate le spalle … ho tentato di dargli una mano”.
Poi Aprea ha concluso con un’adesione che contemporaneamente ha voluto essere anche una profezia: “Il paese nelle mani di Area Comune è in buone mani”.
Dure ma significative le parole di Pasquale Petrone (presidente del consiglio nell’amministrazione Ricci e consigliere di minoranza in quella Guadagno ndr): “Un fallimento sotto il piano politico, amministrativo ed etico morale, frutto di incapacità, incompetenza ed arroganza ”.
Anche Simona Mauriello (ex vicesindaco e assessore della giunta Guadagno ndr) ha espresso un giudizio negativo dando la responsabilità dell’accaduto solo ed esclusivamente a Viscovo, definito “un arrivista politico che non ha saputo leggere ed aspettare i tempi giusti della politica”.
La chiusura dell’incontro è stata affidata a Sergio Sorrentino (ex assessore della giunta Mastrogiacomo ndr) che ha sottolineato come l’arrivo del Commissario sia “l’indice del fallimento di Viscovo”. Sorrentino, che da medico ha definito l’esperienza di Viscovo “una gravidanza isterica”, da esperto e navigato politico, ha auspicato per il futuro prossimo venturo una chiusura delle porte “agli avventurieri della politica”, e un’apertura “ai talenti del territorio”.
La trasformazione della civiltà e del mercato del lavoro, imposta dalla globalizzazione, sta provocando gravissimi danni sociali e sta distruggendo, nella dimensione dell’opera dell’ uomo, ogni connotazione spirituale. Bisogna creare una “nuova democrazia dei sentimenti” e riportare al centro del sistema “la persona”, come sostengono la Chiesa e il pensiero laico.
Non c’è giorno in cui i politici, da destra a sinistra, non “scoprano” che il lavoro non c’è, e quando c’è, è il lavoro voluto dai signori che controllano i mercati, dalle banche, dai piloti della globalizzazione: un lavoro precario, che alimenta la disuguaglianza, che produce miseria, lotta tra poveri e tutto il teatro degli egoismi. Immagino già i comizi di oggi, e il concerto delle chiacchiere.. Alan Greespan, che è stato Presidente della Federal Reserve sotto tre Presidenti degli Stati Uniti, scriveva nel 2007: “Nel ceto medio americano ha preso piede la sensazione che, in anni recenti, i benefici della prosperità economica non sono stati distribuiti equamente. Prima o poi l’elettorato cederà alle sirene di certo populismo che promette, per esempio, l’innalzamento di barriere tariffarie.”. Nella sua sfera di cristallo il banchiere dei banchieri già vedeva, dieci anni fa, la chioma di Trump.
Nel 2012 Franca Alacevich notava che la delocalizzazione delle imprese, la possibilità di spostare semilavorati e prodotti finiti in poco tempo su grandi distanze e la “dematerializzazione” di molti processi produttivi, consentita dalle nuove tecnologie, rendevano radicale e irreversibile l’allontanarsi delle giovani generazioni dai luoghi di lavoro degli adulti. E’ un fenomeno drammatico, anche perché contribuisce a sgretolare ulteriormente l’identità civica di alcune comunità, soprattutto al Sud. La nuova economia imposta dal capitale modifica le relazioni dei lavoratori non solo con gli spazi, ma anche con il tempo: l’interdipendenza tra le economie e la distribuzione in diverse parti del mondo delle fasi di lavorazione dei prodotti della stessa azienda fanno sì che orari e calendari non abbiano più valore. Per esempio, un’azienda che ha stabilimenti in Italia e in Olanda deve tener conto del fatto che in Italia il Primo Maggio è festa e in Olanda no. Rientra nello stesso problema il dibattito sull’apertura degli esercizi commerciali la domenica: è stato notato che essa danneggia la trama del tessuto sociale e indebolisce il senso dell’identità e dell’appartenenza.
E’ superfluo indicare i numeri connessi alla precarietà del lavoro e al basso livello dei salari: c’è chi pensa, e non è facile dargli torto, che “il sistema” del capitale e degli imprenditori favorisca l’immigrazione proprio per assumere il controllo totale del mercato del lavoro e per ridurre ulteriormente i livelli dei salari contrapponendo disperati a disperati. La flessibilità del lavoro, in linea di principio, non è un aspetto negativo: già Adam Smith pensava – lo ricordano Richard Sennet e Luigi Vigilante- che il lavoro di routine uccidesse lo spirito e fiaccasse l’intelletto. Ma nel sistema contemporaneo la flessibilità fa crescere o la disoccupazione, o la disuguaglianza tra i redditi: il “neoliberismo” se ne serve per tenere sempre vivi, tra impiegati e operai, la preoccupazione della precarietà e il terrore di non trovare più lavoro. Come abbiamo ricordato in un altro articolo, Richard Sennet ha sottolineato la gravità del problema del “lavoro illeggibile”. Oggi i fornai di Boston, scrive lo studioso, utilizzano tecniche all’avanguardia, premono uno, due tasti, sempre gli stessi, su un display, e il pane si impasta e si cuoce da solo. Le mani del fornaio non toccano più la farina, non avvertono più il caldo del forno: la semplicità dell’operazione fa sì che il fornaio si senta estraneo alla produzione, si veda totalmente sostituito dalla macchina.
“ Il lavoro – scrive Sennet- è diventato più semplice, e quindi più illeggibile”: l’addetto che si limita a premere i due tasti non sa in che modo la macchina produca, concretamente, il pane. Ne consegue che gli operai meno specializzati, “ i sudditi più deboli del regime flessibile sono costretti a restare in superficie.”. Una conseguenza drammatica della flessibilità è la paura del lavoratore che la sua storia personale giunga a un solo approdo possibile: la sconfitta, il fallimento. Il “rischio” non ha più la connotazione positiva che gli attribuì il capitalismo classico disegnando il presente nella prospettiva del futuro, valutando la possibilità di non farsi sorprendere dall’incertezza e preparandosi a trasformare la crisi del momento in una spinta verso nuovi traguardi. Eppure, dice Giddens, da questo principio bisogna partire anche oggi, poiché la globalizzazione è una logica conseguenza del passato, non nasce da un salto nel filo della storia: siamo tutti sollecitati, dalle devastazioni dell’economia globale, a risistemare la nostra visione del mondo, a ripensare le categorie dell’intelletto e il nostro rapporto con le istituzioni: non dobbiamo cadere nell’errore di credere che i nuovi modelli siano inferiori a quelli precedenti sul piano del valore intrinseco e della necessità oggettiva.
Giddens riflette sulla trasformazione dell’istituto famigliare, dei valori dell’amore e della sessualità, e, di conseguenza, sul tramonto del modello della “famiglia tradizionale”, messo in crisi dalla globalizzazione e dai nuovi sistemi economici: nei rapporti di amore e di sesso e in quelli tra genitori e figli, egli scrive, si sta progressivamente realizzando il nuovo modello della “relazione pura”, costruito su “un processo di fiducia attiva che induce un soggetto ad aprirsi all’altro”, a costruire una nuova “democrazia dei sentimenti”.
Bisogna rimettere “la persona” e la creatività materiale e spirituale del lavoro al centro del sistema. Lo dice, da tempo, anche la Chiesa, e forse, su questo punto, si incontreranno la cultura cattolica e la cultura laica.
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