Uici Sant’Anastasia: “Non ti vedo, ma m avvedo”

La Rappresentanza Uici di Sant’Anastasia, nel mese di maggio, realizzerà un progetto dal titolo “Non ti vedo! Ma mi avvedo che…”, rivolto a bambini di scuola elementare e ragazzi di scuola superiore di due Istituti scolastici anastasiani: Istituto Comprensivo “F. D’Assisi” e Istituto Superiore “L. Pacioli”. Il progetto ha come finalità l’integrazione scolastica e sociale degli alunni minorati della vista attraverso la sensibilizzazione alla disabilità. “Il bambino è insieme una speranza e una promessa per l’umanità”. (M. Montessori)  Questa frase spiega quanto sia importante il ruolo dell’Istituzione scolastica e della famiglia nel formare, quelli che saranno, gli uomini e le donne di domani. “Educare alla disabilità”, questo dovrebbe essere l’imperativo categorico della nostra Scuola; soltanto così, un giorno, potrà esistere una società costituita da persone scevre da ogni forma di pregiudizio verso i “diversamente abili”.  L’handicap scaturisce non solo dal deficit dell’individuo ma anche dall’ambiente circostante Spesso il vero problema è rappresentato proprio dall’ambiente sociale, inconsapevole della realtà dei soggetti in difficoltà e convinto che non abbia nessun ruolo nella vita degli stessi, ma che tutto sia relegato agli assistenti sociali, educatori, personale sanitario, genitori, associazioni ed insegnanti di sostegno. E’ per tale motivo che è necessario effettuare un’opera di sensibilizzazione nei confronti innanzitutto dei compagni di classe, delle loro famiglie e di tutti coloro che operano all’interno di una scuola. Bisogna partire proprio da lì, ossia dal luogo deputato all’educazione  di coloro che rappresentano gli adulti di domani, la società futura. E’ importante che i ragazzi, i loro genitori e tutti gli insegnanti (non solo quelli di sostegno) si rendano conto di quanto ciascuno di loro possa essere una risorsa fondamentale per progredire nella riduzione dell’handicap.

“Il flop di Volla? Conseguenza di una vittoria costruita su compromessi”: l’affondo del M5S al Consiglio comunale Vaccaro

“L’ennesimo flop di un’amministrazione a Volla è la conseguenza di vittorie elettorali costruite sul compromesso e su grandi numeri inanellati da accozzaglie di liste e listarelle”, così il consigliere Puglia e del capogruppo M5S al consiglio comunale Vaccaro.
“La fine anticipata e precoce dell’amministrazione comunale di Volla, a meno di dieci mesi dal suo insediamento, non sorprende chi, come noi, combatte ogni giorno per demolire un sistema alla base di governicchi come quello appena imploso. Un sistema nel quale la preferenza elettorale è figlia di un compromesso, è l’effetto di innumerevoli promesse, è il piacere dovuto all’amico o al parente. Un sistema nel quale chi vince la battaglia elettorale, lo fa non con la forza delle idee, ma con quella dei grandi numeri inanellati da un’accozzaglia di liste e listarelle. La conseguenza è un comune retto da un commissario prefettizio che nulla conosce delle reali esigenze della comunità. Situazioni che si ripeteranno all’infinito, almeno fino a che l’esercizio del voto non tornerà ad essere la più profonda espressione della libertà democratica”. E’ quanto dichiarato dal senatore del Movimento 5 Stelle, Sergio Puglia, in seguito alla caduta dell’amministrazione comunale di Volla, guidata dal sindaco Andrea Viscovo, dopo la bocciatura in Consiglio comunale del bilancio di previsione 2017. Il capogruppo M5S al Consiglio comunale di Volla, Sergio Vaccaro, alla luce della precedente esperienza di commissariamento per la fine anticipata dell’amministrazione Guadagno, ha definito il Comune la “dimora estiva del commissario prefettizio”, ed ha invitato cittadini e attivisti a “voltare subito pagina per il bene di questa terra per troppo tempo svilita da una politica nella quale personalismi e carrierismi prevalgono sull’interesse della collettività. Una politica caratterizzata da trasformismo e continui cambi di casacca che, oltre a destabilizzare il lavoro dell’amministrazione, rappresentano il più palese tradimento del mandato elettorale. Nella nostra attività di denuncia e di costruzione di un futuro per la nostra terra non ci siamo mai fermati – ha concluso Vaccaro – né fermeremo ora la nostra battaglia dentro e fuori il Palazzo, certi che soltanto con un’amministrazione guidata dal Movimento 5 Stelle, costituita da persone oneste e competenti, sarà possibile restituire dignità al territorio di Volla e ai suoi residenti”.

Pollena Trocchia, sabato 29 l’inaugurazione del centro antiviolenza

Il servizio troverà ospitalità presso il centro polifunzionale di via Mazzini.   Si rinnova a Pollena Trocchia la presenza del Centro Antiviolenza dell’Ambito Territoriale N24. Nella mattinata di sabato, infatti, ci sarà l’inaugurazione dell’importante struttura che si rivolge a tutti i comuni del raggruppamento territoriale: oltre a Pollena Trocchia, quindi, anche a Volla, Cercola e Massa di Somma. La struttura sarà ospitata nel Centro Polifunzionale di via Mazzini 88, già sede del Centro diurno per diversamente abili. Qui, sabato a partire dalle ore 10:00, si susseguiranno gli interventi del Sindaco di casa, Francesco Pinto, e degli altri amministratori dei territori coinvolti, di Mario Staffelli, coordinatore dell’Ambito N24, di Ferdinando Primiano, Direttore del Distretto Sanitario 50, di Franco Ambrosio, Responsabile UOMI – Unità Operativa Materno-Infantile, e di Roberta di Capua, coordinatrice del Centro Antiviolenza. “Siamo contenti del rinnovo del progetto sul nostro territorio. I nostri cittadini e in generale tutti i residenti nell’Ambito potranno contare su un presidio contro la violenza di genere, nel quale troveranno spazio sia attività di prevenzione che di assistenza alle vittime della violenza di genere, un numero purtroppo sempre troppo alto” ha detto il Sindaco Pinto. Aperto due giorni a settimana, il Centro Antiviolenza offrirà anche sostegno psicologico e consulenza legale. “È un ottimo servizio per l’Ambito che siamo orgogliosi di riproporre qui sul nostro territorio. Lo facciamo grazie a finanziamenti regionali, quindi senza gravare sulle casse dell’Ente. Ancora una volta, dunque, ci facciamo esempio di buona politica e offriamo ai cittadini un importante servizio, capace di combattere situazioni di potenziale pericolo o conclamato disagio” ha aggiunto l’Assessore alle Politiche Sociali di Pollena Trocchia, Pasquale Fiorillo.

L’acqua pubblica in bilico tra Regione e Governo

  Un disegno di legge prevede la copertura dei costi del servizio. L’Ente Idrico Campano al suo esordio gestionale. Che l’acqua debba essere  bene disponibile non  ci sono dubbi. Che la sua gestione debba avere  continuità, efficienza ,tariffe e costi è altrettanto fuori discussione. Due eventi in rapida successione stanno facendo risalire in queste ore l’attenzione dei cittadini della Campania. La Regione dove il tema è sempre caldo grazie ai movimenti per l’acqua pubblica . Il primo evento riguarda la nomina di Luca Mascolo ai vertici  dell’Ente Idrico Campano, la struttura di governo del sistema prevista  da una legge regionale . Il secondo,  di impatto ancora più forte , arriva direttamente dal governo.  Nella discussione sul disegno di legge sulla riforma del servizio idrico, il Ministro dell’Ambiente ha spiegato che il sistema deve garantire l’integrale copertura dei costi. Si capisce che tra i servizi comunali , quello idrico resta il più malconcio con la necessita di far quadrare i bilanci delle Società di gestione. In Campania, non per caso,  il nuovo Ente deve  sbrogliare  la  matassa di 112 milioni di euro vantati dalla Gori che gestisce il più grande ambito d’Europa : il nocerino- sarnese. Crediti  vantati dagli utenti per gli anni 2006-2011 . I comitati civici non  sentono  ragioni di remunerare la Gori, che  in base al nuovo provvedimento  firmato dal  Ministro Galletti , dovrebbe rientrare in pieno dei costi di gestione . Il punto è questo: se la gestione deve essere remunerativa come si conciliano le esigenze di pubblicizzare il servizio ? Le reti  sono storicamente malmesse e le perdite aumentano di anno in anno. Per mantenerle in efficienza occorrono soldi che solo in parte arrivano dalla tariffe. Il governo ha imboccato la strada del “congruo esborso economico a carico del singolo utilizzatore”. Alla domanda se sia   concepibile una  generale gratuità per l’uso dell’acqua, risponde che non è più tempo. Fuori da disegni ideologici  bisognerà presto rendere conveniente a tutti i soggetti in campo la gestione del servizio e la sua efficienza. In altre parole mettere seriamente mano ad un disegno industriale  di respiro. Se l’efficienza nella distribuzione non è stata mai raggiunta,  le responsabilità sono da mettere in conto a più di un soggetto. Non deve far piacere nemmeno sapere che  i 50 litri di acqua pro capite assicurati costano 2 miliardi di euro all’anno. Qualcuno li paga, evidentemente, senza neanche rendersene conto.  Tutt’ altro scenario  si  delinea quando  si pensa di  affidare tutto a Società consortili , partecipate dal pubblico, più controllate e controllabili. Lo si fa in nome del bene comune e dei referendum popolari del 2011.  Si trascura , purtroppo,  che è stato proprio l’esito referendario ad aprire le porte  agli interventi dell’Unione europea, della Corte Costituzionale e all’affidamento di nuovi poteri  all’Autorità per l’energia elettrica e il gas. Istituzioni che  hanno sempre insistito sulla buona gestione del servizio e  mai  sulla privatizzazione dell’acqua.

Una ”eccellenza” ottavianese e vesuviana: Felice Cutolo, il musicista che studia e interpreta la “vera” musica popolare.

Ha scritto Anthony Giddens che non è vero che il mondo globale cancella le tradizioni: al contrario, le rispetta e le coltiva, a patto che se ne dimostri la vitalità. Il musicista Felice Cutolo è impegnato a realizzare un progetto straordinario: salvare i valori autentici della musica popolare e le varie forme – varie nel ritmo e nella melodia – del vesuviano “canto sul tamburo”   Il primo “canto sul tamburo” – “così viene chiamato dai cultori della tradizione, e non tammurriata, termine inventato dalla riproposta folk”- Felice lo ascolta “da piccolissimo”, quando i genitori lo portano a vedere il palio che si teneva durante la festa di San Michele. Successivamente, nel quartiere Avini di Terzigno, dove abitano i nonni materni, Felice conosce una forma arcaica di quel tipo di canto. Mi spiega che nel Vesuviano e nella pianura nolana non esiste un modello univoco, che le variazioni toccano la danza, la melodia e il ritmo, e che tra Ottaviano e Terzigno sopravvive una forma antichissima di ballo e di canto sul tamburo, una forma che “non può essere eseguita da persone estranee alla comunità, perché la ritmica vocale si nutre di quella “cadenza” del dialetto che è tipica degli abitanti del territorio”. A venti anni, una domenica pomeriggio, in parrocchia, Felice prende in mano il tamburo, perché sente la voglia di “riprodurre quella ritmica cruda, asincrona e complessa” che aveva accompagnato gli anni dell’infanzia. Tra il 2005 e il 2006 si confronta, fatalmente, con i suonatori di Somma Vesuviana, il cui “canto sul tamburo” attinge un prevalente valore rituale dal culto della Madonna di Castello e, inoltre, viene accompagnato dalla fisarmonica. Con gli amici sommesi il musicista ottavianese sperimenta il “folk revival”, “che non ha nulla a che vedere con la musica della tradizione”, perché è musica da palco e da spettacolo, mentre la musica della tradizione accompagna il rito, il lavoro, la vita domestica. Felice Cutolo, laureato in Storia contemporanea presso la Federico II, collabora oggi con alcuni gruppi folk della Campania e di altre regioni: in passato ha collaborato con “’a perteca” di Pino Iove, con Pasquale Ambrosio – “Pascale ‘e Mesollino”-, e con il gruppo contadino della Zabatta, con la grande artista salentina Cinzia Villani, con “la paranza r’’o lione” di Scafati. Nel 2008 ha fondato, con altri due artisti vesuviani, il gruppo “Rareca antica”, per riproporre i canti tradizionali dei contadini del Vesuvio; nel 2012, con 50 giovani provenienti da tutto il Sud, ha partecipato all’ “Europhonie”, la manifestazione di Strasburgo che richiama da tutti i continenti i musicisti di Word Music. Nel 2009 Felice incontra due musicisti pugliesi, che sono anche ricercatori, e insieme fondano il gruppo “Contraggiro”, con l’intento di coniugare la tradizione autentica e il revival, di rispettare “le suonate così come sono state rilevate nei rituali e nella dimensione domestica, e di portare sul palco, quando è possibile, gli stessi detentori della tradizione”. Dico a Felice che mi piace il rigore filologico con cui esplora il paesaggio della musica popolare, devastato dalle leggi del mercato, dalla superficialità e dall’ignoranza di molti musicisti e anche di qualche studioso, che amano colorare la verità della storia con tinte vivaci. “Questa mia esperienza- mi spiega Felice – la vivo da musicista e da ricercatore. Non potrei distinguere i due ruoli. Durante la “serata” di fine anno che va in scena nella congrega di San Giovanni non faccio altro che raccontare queste due esperienze, traducendo in musica quella di musicista, e in parole l’esperienza della ricerca. Come musicista, il mio intento è quello di dimostrare che la musica popolare non è musica incolta; e perciò devo sostenere il mio intento con ricerche sul campo, indagando la cultura immateriale delle comunità contadine dell’Italia del Sud secondo i principi indicati da Ernesto De Martino e da Diego Carpitella.”. “Perché non citi anche Roberto De Simone?” gli domando, provocatorio. E lui, senza batter ciglio: “Le ricerche di De Simone sono preziose sotto l’aspetto musicale, ma dal punto di vista dell’etnografia hanno prodotto solo confusione e imprecisione.”. Ricordo, d’istinto, la memorabile serata in cui Francesco D’ Ascoli presentò, a Napoli, il suo “Dizionario etimologico” della lingua napoletana e a qualche spocchioso linguista di città ricordò, con la sua inimitabile ironia, che c’era chi aveva osato scrivere vocabolari di lingua napoletana senza aver mai letto né Di Giacomo, né Ferdinando Russo, né G.B. Basile. Il giudizio di Felice mi conforta: a Ottaviano ci sono ancora giovani affascinati dal coraggio della conoscenza.Coraggio e metodo: Felice prima mi ricorda che nessun membro della Nuova Compagnia di Canto Popolare è mai entrato nella casa di un vecchio, a interrogarlo, e poi mi racconta delle sue notti trascorse a registrare musica presso i Santuari di Madonna dell’Arco e di Materdomini, poiché “regola fondamentale della ricerca antropologica è far parte della comunità su cui si conduce l’indagine, è partecipare ai riti come osservatore attivo”. Mentre Felice parla, penso al patrimonio di musica popolare che accompagnava a Ottaviano i riti di San Michele e la festa della Madonna di Montevergine, e che in pochi anni si è dissolto, senza lasciare né traccia, né testimonianza, per la nostra riprovevole indifferenza, per la nostra colpevole ignoranza. Tuttavia, nell’area Ottaviano – San Giuseppe- Terzigno Felice è riuscito a registrare canti di lavoro, lamenti funebri e “lunghissime cantate sul tamburo”. E’ riuscito, soprattutto, a trasformare in consapevole ricerca e in espressione artistica la “conoscenza sensibile” dei suoni che hanno accompagnato la sua infanzia e la sua adolescenza, e che egli riesce ancora a percepire nei ritmi di ciò che resta della civiltà contadina e della cultura “domestica” dei ceti popolari. Felice Cutolo sta costruendo, con la sua intelligenza e con la sua passione, una storia culturale di valore altissimo. Anthony Giddens ha scritto che non è vero che la società globale cancella le tradizioni: al contrario, le conserva e le tutela, a patto che qualcuno ne dimostri la vitalità. Mi auguro che le istituzioni sostengano in ogni modo lo straordinario progetto del musicista ottavianese: non lo chiede lui, lo chiedono la cultura e la storia del Vesuviano.

Rapido 904, nuovo capitolo per la strage in cui morirono anche cittadini di Somma Vesuviana  

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La Procura di Firenze ha chiesto l’ergastolo per Totò Riina quale mandante della strage di Natale: il 23 dicembre 1894 morirono 17 persone e ne rimasero ferite 267, erano tutte sul treno Napoli – Milano.    Ieri la richiesta dinanzi alla corte d’Assise d’appello dopo l’assoluzione di Riina in primo grado.  Totò Riina, in precarie condizioni di salute, non era presente in aula ma ha seguito il processo in videoconferenza dal carcere insieme al suo legale. L’accusa ha sottolineato quanto sia contraddittoria la sentenza di primo grado risalente al 2015, richiamando una serie di fatti e circostanze, in primis la natura dell’esplosivo usato per la strage: il Semtex 4, uguale a quello che era in disponibilità degli uomini più fidati del boss e il medesimo che fu usato per gli agguati a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ma anche il controllo ferreo di quegli anni di Riina sui suoi «soldati». Il processo proseguirà il 7 e il 15 giugno, alla ricerca di colpevoli, di una giustizia che possa in qualche modo dar pace alle famiglie delle vittime di quella strage che forse fu la risposta di Cosa Nostra al maxiprocesso di Palermo. Alla vicenda ha dedicato un libro la giornalista Giuliana Covella.

Somma Vesuviana/Amministrative 2017, anche l’Udc punterebbe su Celeste Allocca

Non c’è alcuna ufficialità ma, stando a indiscrezioni, sarebbe solo questione di ore affinché l’Unione di Centro renda nota la sua adesione alla coalizione che sostiene il candidato sindaco Celeste Allocca. Il candidato che finora si riteneva più papabile come «volto» dell’Udc era Peppe Nocerino, consigliere uscente ed ex delegato al bilancio del sindaco Piccolo. Sembrava pronta ai nastri di partenza la coalizione «Somma di Idee» che aveva incassato anche l’adesione della civica «Siamo Sommesi» ma – stando a fonti più che attendibili – l’Udc si sfilerà nelle prossime ore portando il simbolo alla compagine guidata da Allocca, la stessa che pochi giorni fa ha incassato pure simbolo e adesione di Forza Italia. Pare infatti che il dialogo tra i vertici dell’Udc e il candidato sindaco Allocca non si sia mai davvero interrotto e che solamente i confronti in piedi fino a poco fa su altri «tavoli» abbiano ritardato la discesa in campo ufficiale al fianco delle civiche di Allocca alle quali si è in seguito aggiunto anche il simbolo di Forza Italia. Mancherebbe, insomma, salvo sorprese, solo il placet ufficiale dei vertici provinciali. Mentre tutti i tasselli stanno pian piano sistemandosi e si avvicina la data in cui le liste dovranno essere presentate (sabato 12 maggio, ndr) per poi dare il via alla campagna elettorale, non ha ancora ufficializzato la sua candidatura, pur avendo ribadito in più occasioni che non intende fare passi indietro, l’ex consigliere Salvatore Di Sarno il quale con Svolta Popolare ha aggregato i simboli di Verdi, Psi, Scelta per Somma, I ♥ Somma, Liberamente uniti per Somma. Per ora dunque – con l’attesa che se ne aggiungano altri- il confronto sarà tra Celeste Allocca, Pasquale Piccolo, Salvatore Rianna, Giuseppe Bianco e Ciro Sannino. Anche stavolta nessuna donna in campo, l’unica eccezione è stata in questo senso, a Somma Vesuviana, la già consigliera regionale Paola Raia, candidata sindaco che perse il ballottaggio contro Ferdinando Allocca, pur essendo riuscita a sottrargli in corner l’ambito simbolo di Forza Italia. Intanto alleghiamo di seguito, in pdf, le istruzioni per la presentazione e l’ammissione delle candidature alle amministrative 2017 Elezione diretta del sindaco e del consiglio comunale Istruzioni per la presentazione e l’ammissione delle candidature Edizione 2017  

Castello di Cisterna, sgomberate le famiglie che occupavano la galleria commerciale

Sgomberate le famiglie che avevano invaso la galleria commerciale situata nel parco De Nicola. La condizione di disagio economico in cui vivono le aveva spinte a gennaio scorso a “colonizzare” l’immobile comunale rimasto abbandonato per anni. In questi tre mesi di occupazione abusiva avevano stravolto un’opera mai completata, che versava ormai in uno stato di degrado. Avevano pulito, alzato pareti, imbiancato, ricavato un’area giochi per i bambini. Erano venute fuori delle vere e proprie abitazioni. Ad occuparsi della vicenda la polizia municipale, che ieri mattina è arrivata sul posto per l’esecuzione forzata dello sfratto. Sotto la supervisione di Polizia di Stato e Vigili del fuoco, gli occupanti sono stati obbligati ad abbandonare il fabbricato. Hanno raccolto tutto il possibile e lo hanno spostato all’esterno. «Rimarremo qui, per strada» ha detto la giovane Emanuela, che nella struttura si era insediata col papà: su di loro pendeva un’ordinanza di sfratto esecutivo dall’alloggio in cui vivevano a Castello di Cisterna. Lo stesso farà Valentina, che è in attesa di un bambino. Il marito, pregiudicato, in questi mesi è finito è domiciliari: «L’hanno arrestato qua fuori – ha riferito – l’avevano trovato con della droga». Le vicende giudiziarie di un paio di loro rendono complicata la ricerca di un’occupazione. Tutti infatti hanno riferito di non essere in grado di pagare l’affitto per mancanza di lavoro. Sono persone che vivono di espedienti, imparentate tra di loro. A uno dei nuclei familiari che aveva occupato la galleria è stato, intanto, assegnato definitivamente dal Comune di Brusciano un alloggio popolare. «Noi abbiamo avuto la casa, ma non ci possiamo entrare perché risulta occupata», spiegava ieri con rabbia Mario. Lui e la moglie Teresa sono in attesa di un bambino. Ne hanno già quattro di figli: sono tutti minorenni, la più piccola è disabile. Per non rischiare di perderli, dopo un periodo di permanenza in galleria, dieci giorni fa hanno deciso di andare via. «Il Comune di Brusciano ci aveva posto di fronte a una scelta. O ci prendevamo un appartamento in affitto o andavamo a finire in una casa famiglia. Io ho voluto salvaguardare i miei figli. Con l’aiuto dei miei parenti ho preso un appartamento in affitto», ha raccontato Teresa. Per le altre famiglie, invece, per ora una sola certezza: la strada. Attendono ancora risposte alla richiesta di un tetto comunale sotto il quale vivere.  

Volla. Si è chiusa anticipatamente l’era Viscovo.

Con la mancata approvazione del Bilancio di previsione per l’anno 2017, nove voti contrari, si è chiusa definitivamente (almeno per il momento ndr) l’esperienza di Andrea Viscovo e delle sue Liste Civiche.

Somma Vesuviana, al via la terza edizione del Mia Martini Festival

L’appuntamento è fissato, come di consueto, per le 20.30 del 12 maggio al Teatro Summarte di Somma Vesuviana.   Il Mia Martini Festival, l’evento organizzato dall’associazione non profit Universo di Mimì, giunge alla sua terza edizione. L’appuntamento è fissato, come di consueto, per le 20.30 del 12 maggio al Teatro Summarte di Somma Vesuviana. Forti del sold out delle passate edizioni, gli obiettivi precipui restano il tributo all’incommensurabile interprete d’autore e cantautrice, la valorizzazione del buono e del bello del territorio dell’entroterra vesuviano e, non in ultimo, la promozione di giovani validi talenti che stanno muovendo i primi passi nel mondo dell’arte e dello spettacolo. Tra le novità di quest’anno la proclamazione del vincitore del concorso di poesia Una poesia per Mimì partito a gennaio e l’allestimento di una mostra di quadri realizzati da giovani liceali e supportati dagli artisti Francesco Giraldi e Antonio Picardi. L’evento, che nel tempo ha avuto il riconoscimento di patrocinio morale da parte di varie istituzioni come la Regione Campania, l’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, le Città di Somma Vesuviana e Ottaviano, gode anche della stima e del sostegno di associazioni ed enti come Napoli Cultural Classic, Melagrana, Aurora e il Liceo Statale ‘C. Colombo’. In questi anni molti sono stati gli artisti che hanno aderito per rendere omaggio all’indimenticata Mia Martini, tra cui Aida Cooper, Mimmo Cavallo e Mariella Nava. Quest’anno la direzione artistica di Ciro Castaldo, ideatore dell’evento ed estimatore, collezionista e biografo dell’artista è stata supportata anche dall’etichetta discografica indipendente Soter Label di Salvatore De Falco. Alla già consolidata esperienza della Mia Martini band, diretta musicalmente dal M° Raffaele Minale, che accompagnerà dal vivo i giovani talenti del vesuviano, si segnalano i riconoscimenti Disco Mia Martini che quest’anno andranno al cantautore e compositore Giovanni Block, tra le figure pluripremiate di spicco della moderna canzone d’autore (Premio Tenco, Premio De André, Premio Siae), reduce da importanti riconoscimenti per il suo secondo album in lingua napoletana S.P.O.T.; alla rock band Pennelli di Vermeer per il nuovo singolo e video nel loro decennale di attività, intitolato Ho perso il pelo che presenteranno in anteprima nazionale dell’album in uscita a settembre. Altra novità di questa edizione è lo scambio culturale che l’evento di Somma Vesuviana avrà con il Festival Mia Martini che viene organizzato ogni anno al Teatro Bibiena di Mantova. In rappresentanza di questo progetto, infatti, saranno presenti il soprano Giovanna Campanini presidente del laboratorio musicale I ragazzi di Mimì e il cantante e polistrumentista Marco Biasetti che accompagnato dalla Minale band presenterà il suo disco Quadri d’autore. Molto attese la presenza dell’attore e scrittore metropolitano Peppe Lanzetta, che già nel 2002 aveva inserito una splendida poesia dedicata a Mia Martini nel suo libro di poesie e ballate Ridateci i sogni, e la partecipazione straordinaria dell’eclettico Ivan Cattaneo, da sempre impegnato in sperimentazioni fra musica e arti visive e non solo, sempre in anticipo sui tempi, che onorato per l’invito e nel ruolo principale di atipico cantautore quale è, si cimenterà per la prima volta anche col repertorio martiniano e racconterà con sensibilità e professionalità il suo legame con l’universo di Mia Martini. A impreziosire l’evento le testimonianze dirette del percorso umano di Mimì, con la presenza dell’amata sorella minore Olivia Berté e di Luciano Tallarini, geniale art director che ha fotografato, disegnato e curato con fantasia ed estro le copertine più belle delle grandi dive della musica italiana.