Questa mattina, l’assessore Marilina Perna (cultura, pubblica istruzione) ha accolto rappresentanze delle scuole cittadine (Istituto Comprensivo Pappalardo, Istituto Comprensivo Mimmo Beneventano, Scuole Maria Ausiliatrice, Isis De Medici e Liceo Diaz) nell’aula consiliare del municipio dove è stato proiettato il film diretto da Pepe Danquart, tratto dal libro di Orlev: Corri, ragazzo corri.
I ragazzi delle scuole cittadine hanno assistito alla proiezione nell’aula consiliare del municipio di Ottaviano, dopo un intervento dell’assessore Perna che ha ricordato loro l’importanza del Giorno della Memoria.
Il film scelto per celebrare la giornata della Memoria narra della fuga di Yurek, unragazzino di nove anni che si rifugia nella foresta e attraversa boschi e villaggi: il ragazzino del film esiste sul serio, non è una invenzione letteraria o cinematografica, è Yoram Friedman sopravvissuto all’Olocausto che oggi – ultraottantenne – vive in Israele. Jurek è il falso nome cattolico di un bambino ebreo che il padre, sacrificando se stesso, spinge a fuggire dal ghetto di Varsavia per sottrarsi ai nazisti. La sua sarà una fuga continua, piena di incontri che lo portano a conoscere il bene e il male dell’umanità. Nella casa della moglie di un partigiano trova l’affetto generoso della donna, che gli insegna le preghiere cattoliche per aiutarlo a rappresentare meglio la sua falsa identità. Quando i nazisti invadono il villaggio. Jurek riprende la fuga, ma una donna lo consegna ai tedeschi per riscuotere un compenso. Il ragazzino ancora una volta riesce a scappare e, aiutato da un contadino, trova lavoro in una grande fattoria. È forte, intelligente, volonteroso ma è pur sempre un bambino inesperto e, lavorando con i cavalli, la sua mano finisce in un pericoloso ingranaggio. In ospedale, un medico si rifiuta di operarlo, perché ebreo, e lo denuncia ai nazisti. Passano le stagioni, l’esercito sovietico è in arrivo. Jurek vive con la famiglia cattolica che alla fine lo ha adottato, ma un esponente della comunità ebraica lo pone di fronte alla scelta: restare nella quieta serenità della famiglia o riappropriarsi delle sue radici, della sua religione? Nella mente di Jurek affiorano le ultime parole del padre: «Dimentica il tuo nome, dimentica tuo padre e tua madre, ma non dimenticare mai di essere ebreo». Il film è un inno alla vita, alla sopravvivenza, alla fede e alla speranza che, alla fine della proiezione, i ragazzi hanno commentato. «Un film potente, significativo, che gli studenti hanno molto apprezzato – commenta l’assessore Perna – intanto abbiamo voluto che di questa giornata restasse un segno tangibile, dunque oltre alla proiezione del film, ciascuna scuola di Ottaviano riceverà in omaggio due copie del libro di Orlev».
Ottaviano, «Corri, ragazzo corri»: il libro di Uri Orlev donato alle scuole per il Giorno della Memoria
Questa mattina, l’assessore Marilina Perna (cultura, pubblica istruzione) ha accolto rappresentanze delle scuole cittadine (Istituto Comprensivo Pappalardo, Istituto Comprensivo Mimmo Beneventano, Scuole Maria Ausiliatrice, Isis De Medici e Liceo Diaz) nell’aula consiliare del municipio dove è stato proiettato il film diretto da Pepe Danquart, tratto dal libro di Orlev: Corri, ragazzo corri.
I ragazzi delle scuole cittadine hanno assistito alla proiezione nell’aula consiliare del municipio di Ottaviano, dopo un intervento dell’assessore Perna che ha ricordato loro l’importanza del Giorno della Memoria.
Il film scelto per celebrare la giornata della Memoria narra della fuga di Yurek, unragazzino di nove anni che si rifugia nella foresta e attraversa boschi e villaggi: il ragazzino del film esiste sul serio, non è una invenzione letteraria o cinematografica, è Yoram Friedman sopravvissuto all’Olocausto che oggi – ultraottantenne – vive in Israele. Jurek è il falso nome cattolico di un bambino ebreo che il padre, sacrificando se stesso, spinge a fuggire dal ghetto di Varsavia per sottrarsi ai nazisti. La sua sarà una fuga continua, piena di incontri che lo portano a conoscere il bene e il male dell’umanità. Nella casa della moglie di un partigiano trova l’affetto generoso della donna, che gli insegna le preghiere cattoliche per aiutarlo a rappresentare meglio la sua falsa identità. Quando i nazisti invadono il villaggio. Jurek riprende la fuga, ma una donna lo consegna ai tedeschi per riscuotere un compenso. Il ragazzino ancora una volta riesce a scappare e, aiutato da un contadino, trova lavoro in una grande fattoria. È forte, intelligente, volonteroso ma è pur sempre un bambino inesperto e, lavorando con i cavalli, la sua mano finisce in un pericoloso ingranaggio. In ospedale, un medico si rifiuta di operarlo, perché ebreo, e lo denuncia ai nazisti. Passano le stagioni, l’esercito sovietico è in arrivo. Jurek vive con la famiglia cattolica che alla fine lo ha adottato, ma un esponente della comunità ebraica lo pone di fronte alla scelta: restare nella quieta serenità della famiglia o riappropriarsi delle sue radici, della sua religione? Nella mente di Jurek affiorano le ultime parole del padre: «Dimentica il tuo nome, dimentica tuo padre e tua madre, ma non dimenticare mai di essere ebreo». Il film è un inno alla vita, alla sopravvivenza, alla fede e alla speranza che, alla fine della proiezione, i ragazzi hanno commentato. «Un film potente, significativo, che gli studenti hanno molto apprezzato – commenta l’assessore Perna – intanto abbiamo voluto che di questa giornata restasse un segno tangibile, dunque oltre alla proiezione del film, ciascuna scuola di Ottaviano riceverà in omaggio due copie del libro di Orlev».
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Somma Vesuviana, muore schiacciato da un ascensore Vincenzo Stassi
Era di Somma Vesuviana, abitava nel rione Casamale, in via Castello. Vincenzo aveva 25 anni.
Stava tentando di riparare l’impianto ma è morto schiacciato dal contrappeso dell’ascensore. L’ennesima morte sul lavoro, l’ennesima vittima, un’altra tragedia che ha segnato un sabato di lavoro per un operario che tentava di costruirsi il futuro. A San Giuseppe Vesuviano, in via Gracchi, dove è finita la vita di Vincenzo, sono arrivati i vigili del fuoco, l’ambulanza, soccorsi immediati risultati vani per le condizioni apparse subito disperate. Non sono serviti a nulla i tentativi di rianimazione e la corsa in ospedale dove Vincenzo è arrivato già senza vita.
Il giovane operaio abitava a Somma Vesuviana ed era uscito di casa molto presto per recarsi appunto in via Gracchi a San Giuseppe Vesuviano dove era stato richiesto un intervento tecnico per la riparazione di un ascensore. Stava lavorando all’impianto quando, per cause ancora da accertare, è stato investito in pieno dal contrappeso della cabina mobile. Le lesioni, gravissime. Vincenzo è morto in ambulanza, intorno alle 10 del mattino. Sulla vicenda è già scattata un’inchiesta della Procura e le forze dell’ordine, con i vigili del fuoco, hanno effettuato i rilievi del caso per stabilire eventuali responsabilità. Sulla bacheca del profilo Facebook di Vincenzo sono visibili le sue foto che mostrano un giovane allegro, con un bimbo tra le braccia e tante altre immagini dedicate ad una giovanissima ragazza.
Non era un operaio inesperto, Vincenzo. Riparava ascensori da molti anni, nonostante la sua giovanissima età. Oggi lo piangono i familiari e la sua Somma Vesuviana dove il sindaco Salvatore Di Sarno, con un post sui social ha definito «ingiusta» la sua morte: «Non si dovrebbe mai morire per portare a casa il “pane” necessario a mantenere i propri cari. Tutta la comunità di Somma Vesuviana è vicina alla famiglia di Vincenzo, preghiamo per lui affinché riposi in pace».
Ravioli vegetariani
La pasta fresca, semplicissimo miscuglio di farina e acqua (oppure uova), è di sicuro una delle colonne portanti dell’alimentazione italiana. Ma c’è di più. L’impastare è anche uno dei gesti che più ci riconcilia col mondo e che porta via pensieri, stress e fatica: dare forma a due ingredienti di per sé inconsistenti per farne qualcosa di buono, magari da condividere con le persone che amiamo. Anche (e soprattutto) nell’ambito della vita frenetica che noi tutti oggi conduciamo, l’idea di prenderci del tempo -e non poi così tanto- per fare la pasta in casa può essere foriera di quel giusto riappropriarsi di una serenità accantonata e di una convivialità desiderata. Anche perché, naturalmente, ognuno di noi a casa propria ha la ricetta della pasta fresca “quella vera”
Ingredienti per 4 persone:
Per la pasta fresca
500 gr di farina di semola di grano duro
acqua q.b.
sale
Per il ripieno
olio evo
1 porro
2 pere abbastanza grandi
200 gr di parmigiano di scaglie
sale q.b.
pepe q.b.
Per il pesto di rucola
1 confezione di rucola
1 pezzetto di parmigiano
1 spicchio di aglio
7/8 capperi dissalati
mezza bustina di pinoli
olio evo q.b.
Cominciamo col preparare il ripieno. Tagliare il porro a rondelle sottili. In una padella mettere a scaldare l’olio, quando è caldo aggiungere il porro e farlo appassire a fuoco medio. Intanto tagliare a tocchetti la polpa delle pere. Dopo avere appassito il porro, aggiungere le pere a tocchetti, fare andare a fuoco medio fino a che le pere non si saranno ammorbidite e diventate quasi cremose. A questo punto aggiungere il parmigiano, sale e pepe e mantecare; spegnere il fuoco e lasciare raffreddare. Mentre il composto riposa dedichiamoci alla preparazione della pasta fresca. Abbiamo scelto una pasta senza uova perché più leggera e di composizione più liscia.
Al centro del tavolo posizionare la farina a fontana insieme al sale, aggiungere l’acqua lentamente fino a che il composto non inizia a prendere forma. Ci accorgeremo presto e da soli quando sarà il momento di non aggiungere più acqua. Lavorare l’impasto fino a che diventa liscio e non appiccicoso, metterlo da parte e farlo riposare una mezz’oretta sotto un tovagliolo pulito.
Nel frattempo possiamo dedicarci alla preparazione del pesto di rucola ed ai pomodorini confit.
Partiamo da questi ultimi. Prendiamo dei pomodorini ciliegini ben maturi, tagliamoli a metà e adagiamoli su di una leccarda foderata di carta forno, con la parte tagliata verso l’alto. Condiamoli con sale, zucchero e un filo di olio e mettiamoli in forno a 180° col solo grill superiore acceso per circa una decima di minuti.
In un mixer, intanto, mettiamo l’olio evo, il pezzetto di parmigiano, lo spicchio d’aglio, i capperi e la rucola e facciamo andare. Io consiglio di aggiungere gli ingredienti in modo graduale, per evitare che il mixer vada in affaticamento. Nel caso in cui fosse necessario, potete aggiungere un po’ di acqua per diluire il tutto. Consiglio di non aggiungere sale, in quanto la presenza dei capperi è sufficiente a garantire la giusta sapidità. Una volta preparato il pesto, possiamo dedicarci ai ravioli. Per questi ultimi, tutto è un po’ lasciato al libero sfogo del nostro estro. Possiamo tirare la sfoglia col matterello o con l’apposita macchinetta; si possono creare dei dischetti su cui poggiare un pezzetto di ripieno e poi coprire con un altro dischetto, creare la forma che più ci aggrada. L’importante è, quando li andiamo a chiudere, facciamo uscire tutta l’aria, in modo che non si aprano in cottura.
Portate, quindi, a bollore l’acqua salata e calateci i ravioli. Intanto, in una padella bassa, fate sciogliere un pezzettino di burro e scaldate un pochino il pesto, giusto il tempo di farlo diventare tiepido. Quando i ravioli sono cotti, scolarli con delicatezza per evitarne la rottura e calateli nel pesto. Girateli piano piano. Impiattateli e decorate tutto con i pomodorini confit. Io, in chiusura del piatto, ho aggiunto anche qualche goccia di nduja sia per dare colore che per rinforzare il gusto.

