Il consigliere Mario Trimarco, accanto al sindaco Abete, in occasione di una conferenza stampaDi consiglieri eletti con una compagine, e passati poi all’opposizione della stessa, sono piene le aule consiliari, ovunque ci si giri. Ma il consigliere Mario Trimarco, eletto nel 2014 con la lista «Sant’Anastasia in Volo» a sostegno del sindaco Lello Abete, ha preso un’altra strada: niente più seggio in consiglio per lui, non passa da un comodo scranno di maggioranza ad uno di opposizione.Lucia BarraIl suo, di scranno, lo lascia libero e pronto per essere occupato dalla prima dei non eletti della sua lista, Lucia Barra, già assessore di Abete poi «silurata» nel 2015. Rientra così dalla porta principale una delle fedelissime dell’ex sindaco Esposito, una circostanza di sicuro fastidiosa per Abete ma che non mette a rischio la per ora larga maggioranza del sindaco. Trimarco, che già da un po’ mostrava segni di scontento (post sui social, discussioni trapelate all’esterno di Palazzo Siano) ha protocollato le sue dimissioni alle 12, 40 di ieri, venerdì 26 gennaio. All’indomani dell’approvazione del bilancio di previsione in una seduta di consiglio comunale alla quale non ha voluto presenziare. Perché, come racconta nell’intervista che segue, è proprio quel bilancio poi celebrato sui social, precisamente sulla pagina facebook ufficiale del sindaco Abete come una grande vittoria per la città, la «goccia che ha fatto traboccare il vaso già colmo».In molti faticheranno a comprendere una scelta simile, vuole spiegare perché ha deciso di lasciare il Consiglio?
«Perché ormai da troppo tempo mi ritrovo seriamente in contrasto con tutto ciò che fa l’amministrazione Abete».
Avrebbe potuto esercitare il suo ruolo di consigliere eletto dai banchi di opposizione…
«No, io ho sposato un progetto, non ci tengo alle poltrone. Non capisco il voler incollarsi a tutti i costi ad una sedia. Mi sarei sentito un traditore, sui banchi di opposizione».
Così non crede invece di tradire chi l’ha votata per essere rappresentato in assise? Lei è un rappresentante del popolo, le hanno accordato circa 400 preferenze, è a questo che sta rinunciando.
«Io non sto rinunciando alla politica, mi sto allontanando da chi non ha un’idea, un sogno, per questa città».
Vuole spiegarsi meglio?
«Le cose da dire sarebbero tante, però la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il bilancio, quello approvato ieri in consiglio comunale, in mia assenza».
Perché?
«Perché è un bilancio sul quale, per la prima volta da quando siamo stati eletti, non ci si è confrontati. Non sono mai stato invitato ad alcuna riunione e inizialmente ho pensato che, essendo ormai quasi ridotti a zero i miei rapporti con il sindaco, dipendesse da questo. Il fatto è che non è stato consentito di esprimere un’idea, un pensiero».
I consiglieri comunali hanno funzioni di controllo, non di gestione. Ritengo che il bilancio lei debba valutarlo una volta pronto. O no?
«Non se fino ad ora c’erano invece state riunioni e confronti. Era accaduto con l’assessore Di Perna, con l’assessore Squillante, e la volta scorsa anche con l’attuale assessore Caserta. Improvvisamente la musica cambia, non ci si considera più parte attiva. Ma io ho vinto le elezioni, mi sono candidato per incidere, non posso mettermi all’opposizione. Nemmeno Mario Gifuni, il presidente del consiglio comunale, è stato invitato ad esprimere le sue idee, e va sottolineato che insieme contiamo almeno mille voti».
Probabilmente, per vari accadimenti ed espressioni di pensiero, vi consideravano già comunque oppositori, non crede?
«Non abbiamo mica firmato un patto per la vita. Se mi sia piaciuta o meno l’esperienza è una valutazione che avrei fatto alla fine, ma intanto dovevo essere parte attiva, non è pensabile che i consiglieri non siano invitati ad esprimersi in fase di stesura del bilancio, a dire le proprie idee di gestione per l’ultimo anno di consiliatura. Dicevo però che questa è stata solo l’ultima goccia».
Il bilancio dunque non solo non l’ha votato, ma non le piace. A lei posso chiederlo, è un tecnico, un dottore commercialista. Ha le competenze per esprimersi.
«Vede, i consiglieri comunali sono sentinelle del territorio, io in particolare sono tutto il giorno con la gente, con i cittadini, e sento forte il malcontento, avverto la delusione di aspettative in cui io stesso credevo. Se mi chiede una valutazione tecnica del bilancio approvato l’altro ieri sera, non posso che dirle che dal punto di vista tecnico va bene. Ma posso davvero dirle solo questo. Non c’è visione di futuro, nemmeno una relazione sul piano triennale delle opere pubbliche, non c’è nulla. Entrate, uscite. Tutto qui. Si vola bassi, senza visioni della città, non c’è per esempio una riga in quel documento che possa agevolare la nascita di nuove imprese sul territorio».
Aveva avvisato il sindaco che si sarebbe dimesso?
«No, lo ha appreso dalla mia lettera. Ho telefonato invece a Lucia Barra, dopo aver protocollato le dimissioni, per comunicarle che entrerà in consiglio».
Quale è per lei la delusione più grande?
«Ciò che poi mi ha spinto a fare un passo indietro. Per come si sta gestendo, non è possibile garantire una rivoluzione economica e sociale, cioè quello che avevamo assicurato agli elettori. Poi, aver constatato che questa amministrazione non è riuscita a creare un vero ponte tra cittadini e istituzioni, a cogliere le istanze, le esigenze delle persone. Prendiamo piazza Trivio…».
L’argomento più in voga, parrebbe. Lei che ne pensa?
«Che aiutare i giovani è importante. Ma vede, come tutti sanno, uno dei locali commerciali in quella piazza, il ristorante di sushi per la precisione, appartiene a mio cognato. Dunque quello che hanno chiamato miglioramento dovrebbe farmi piacere, invece non è così. Anzi ritengo che, per come è stato concepito il tratto centrale, quanto realizzato non fa che penalizzare le attività. Spingere e accompagnare lo sviluppo del territorio va bene, ma non si possono penalizzare molti per avvantaggiarne alcuni. Non si può pretendere, per fare un esempio chiaro, che una persona viva distruggendone un’altra. Lo sviluppo si persegue senza far danni all’ambiente circostante».
Il rifacimento di quella piazza sta creando polemiche a non finire. I consiglieri di opposizione credo si siano rivolti alla Sovrintendenza cui non è stato richiesto il parere. In aula è stato detto che quel parere non era necessario. Lei cosa pensa?
«Innanzitutto, un consigliere comunale aveva garantito, in più riunioni con gli esercenti, che ci sarebbero stati dieci posti auto. Ve ne sono la metà. Quanto al palco, non si capisce perché debba esserci una cosa del genere in piazza. Perché allora non anche a Madonna dell’Arco, in via Romani, alla Starza? L’opposizione ritiene occorresse il parere della Sovrintendenza, ebbene io dico una cosa: spero abbiano torto. Però delle due, l’una: o è semplice arredo urbano e dunque non necessita di pareri, o è un’opera pubblica così come è stata pubblicizzata e “venduta” da esponenti dell’amministrazione Abete in video dirette che avrei francamente risparmiato ai cittadini, e dunque il parere era necessario. Si decidano. Cos’è? Dicono che si fanno i fatti, io anche dall’interno non ne ho visti. Ora passerò alle richieste pubbliche, quelle politiche. Sarei potuto andare in consiglio a parlare male del sindaco e del bilancio, non l’ho fatto. Non sono un traditore. O bianco, o nero. Il grigio non l’ho mai sopportato, dunque mi sono dimesso per avere le mani libere e la libertà di parlare».
In effetti, non è che finora lei abbia parlato molto. A differenza di altri.
«Ho preso il mio primo anno da consigliere come un periodo di apprendimento. Era la prima volta per me, come per altri. Ho tenuto un profilo basso, non ho concesso interviste e lei lo sa bene perché mi ha chiesto più volte di esprimermi ricevendo sempre un diniego, ho litigato praticamente con tutti a palazzo Siano dinanzi a circostanze insostenibili, come quella di manifesti firmati da un consigliere comunale. Non ho mai tentato di farmi largo, di cercare visibilità a tutti i costi facendo passare semplici provvedimenti come opere faraoniche magari pensate e volute da me. Non ho mai travalicato i limiti del mio ruolo, preferendo dare visibilità al sindaco, rappresentante di tutta l’amministrazione, e al presidente del consiglio comunale, rappresentante dei consiglieri».
In una occasione però la visibilità l’ha avuta. Parlo del mercato ortofrutticolo.
«Non l’ho pretesa, è stato il sindaco a preferire mi esponessi io per il lavoro che avevo fatto in quella circostanza. Non è stato nemmeno facile, mi creda».
Intende continuare a far politica, ha detto poco prima. Come?
«Penso di continuare solo se ci sarà un progetto serio. La politica non è un mestiere. E ogni squadra ha bisogno di un capitano. Il sindaco doveva esserlo, avrebbe dovuto tenere unita la squadra, invece ha cercato la frattura e lo scontro dal principio».
Magari voleva prendere le distanze da una compagine precisa.
«Quella per la quale si era fatto eleggere nel segno della continuità? Vede, quasi tutti loro erano con l’ex sindaco, prima. Io no. Lello Abete, per esempio, non lo conoscevo nemmeno. E se c’è qualcuno che pensa che mi sia dimesso per andare tra le braccia di Esposito, l’unico che oggi considerano un vero nemico, si sbagliano di grosso. Finora con l’ex sindaco ci ho solo litigato, molto tempo fa, tentando di difendere il nipote. Non c’è un avvicinamento, né c’è un progetto. Io credo davvero in quel che faccio e per affermare questo principio ho sottratto tempo al lavoro, a mia moglie, ai miei bambini. Voglio far sentire la voce di chi è stato votato per fare una cosa e si ritrova in tutt’altra situazione. Dall’opposizione non avrei potuto e quel che serve ora, ai giovani, è rinnamorarsi della politica. A loro servono guide, non gestori».
Se non erro, c’è un assessore nella giunta Abete che si dice indicato dal suo gruppo. Da lei, in particolare.
«Sì, ed è una persona splendida. Rossella Beneduce è un nome che io volli indicare al sindaco. La mia unica indicazione in questi anni. Lui aspettò una ventina di giorni, per la nomina. Non so, forse voleva far supporre che fosse unicamente sua scelta, frutto di altri rapporti. Ho messaggi espliciti, in merito. Dico soltanto che la dottoressa Beneduce è quanto di meglio poteva capitare al sindaco e alla giunta, eppure si è tentato di far nascere frizioni anche tra noi, senza riuscirci. C’è una sorta di “cerchio magico” intorno al sindaco, non conoscono il confronto, rifuggono il dissenso. Ne fanno parte assessori e staffisti, giovani del servizio civile – e preciso che mai ne ho indicato nessuno perché trovo aberrante utilizzare ragazzi laureati per fare fotocopie al Comune – tutto molto disarmante. Da questo momento accetterò solo scontri politici e mai personali. Di me non si può dire nulla di male, se non che sono stato sprovveduto e che se la politica si riducesse a quel che ho visto e sentito in questi anni, non mi interessa più. Spero non sia così».
Sa che, pur con l’ingresso di una consigliera al suo posto che di certo siederà all’opposizione, Abete i numeri li ha.
«Certo che li ha. Ha allargato la maggioranza senza mai parlarne con nessuno. Ha pensato a stringere e curare i rapporti con Paolo Esposito, senza curarsi invece di chi gli stava già accanto ed era leale. Ci sono poi anche altri che fingono di stare all’opposizione ma di fatto sono già in maggioranza».
Di chi parla?
«Di consiglieri che ho incontrato spesso nella stanza del sindaco, in sala giunta. Che entrano ed escono da quelle stanze e poi in aula recitano la parte degli oppositori».
Avere ottimi rapporti non vuol dire che si sarà alleati, ora o in futuro.
«Io ho visto di persona atteggiamenti espliciti, strani. Giustificare con le persone, con i cittadini esasperati, la mia presenza in maggioranza, non era più possibile. Ora mi sento libero. Libero di dire, per esempio, che quando è scoppiato il caso della scuola Sodani, tutti al Comune sapevano ogni cosa già da luglio. C’ero, lo so. Hanno atteso il 9 settembre, con le scuole che iniziavano il 14, ossia pochi giorni dopo, per comunicare che i ragazzi sarebbero andati altrove. Una scelta pessima e ancor peggio gestita. Perché non accompagnare quella scelta, perché non comunicarla agli insegnanti, alle famiglie?».
Già, perché?
«Perché il sindaco fa così. Su determinati problemi rimanda fino all’ultimo sperando che arrivi qualcuno a tendergli la mano e risolverli per incanto. Non scende mai in campo in prima persona. Non si espone. So già che domani mi farà attaccare da tutto il suo entourage, preventivamente addestrato via whatsapp, ma non scenderà mai in campo per rispondere di persona e seriamente sui temi. Vorrei davvero domandare a ciascun consigliere comunale di maggioranza se è davvero questo che vogliono per il futuro della città, per i loro figli: un po’ di arredo urbano? Io no, grazie».
Per arrivare a questo punto però, altri scontri devono esserci stati, vuole parlarne?
«Vede, io non ho mai parlato alle spalle. Al sindaco ho detto più volte e molto chiaro che non ritenevo avessimo una progettualità seria di medio e lungo termine. A Palazzo Siano si pensa al massimo di qui a un mese o due. E non va bene. Guardi tutte le cose che il sindaco ha gestito di persona, quelle che ha cavalcato, dove sono adesso: la caserma dei carabinieri, per esempio. Questione irrisolta. Nel limbo, non sappiamo. Lei sa come siamo messi con l’Asl? Io no, non lo so ancora. Abbiamo mantenuto il presidio 118 che oggi sa dov’è? »
A piazza Trivio, certo.
«Sono arrivate decine di denunce, mi dicono. Dicono anche che il sindaco in persona abbia chiesto che le sirene dell’ambulanza siano azionate a 7/800 metri dalla piazza. Direi che siamo alla frutta. E come potevo giustificare una mia permanenza in maggioranza, con i marciapiedi rifatti a via Marconi? Le cose qui finiamo sempre per farle a via Marconi, chissà perché, chissà come mai. E i marciapiedi di via Arco? Anche quella cosa lì l’ha gestita lui, i soldi non sono arrivati ma i creditori, ossia le ditte che hanno lavorato senza essere pagate e a lavori mai terminati, hanno avviato il pignoramento. Anche per la pulizia dei lagni ci sono i creditori alle porte del Comune. Di fatto, poi, cosa si è pensato di fare per i disabili oltre a chiudere il Centro Liguori e, cosa aberrante, a costruire altre barriere architettoniche in piazza Trivio? Io votai contro quella decisione di chiudere il centro per ospitarvi la scuola e dirottare le associazioni in quella che chiamiamo biblioteca di via Arco. A loro si può garantire anche l’edificio più bello della città, ma nel frattempo si dovrebbe trovare una soluzione dignitosa. Non si programma, non si è mai programmato».
Eppure proprio ieri, un post entusiasta sul profilo social ufficiale del sindaco plaude al successo di aver approvato, prima volta nella storia cittadina, il bilancio. A gennaio. Non cosa da poco. Nemmeno questo le fa piacere?
«Guardi, io sono convinto della buona fede dell’assessore Caserta. Ci crede sul serio, è leale, disponibile. Ma approvare velocemente un bilancio non significa che questo sia fatto bene. Certo, con la solerzia che è stata profusa, si sbloccheranno alcune somme di denaro. L’idea di paese, il progetto, non c’è comunque».
C’è invece qualcosa che vorrebbe dire al sindaco?
«No, ci ho parlato abbastanza in privato. L’idea di città che ho in mente, e che per ora è fallita, l’ho solo temporaneamente accantonata. Vorrei parlare soltanto con i cittadini, quanto al sindaco, lei lo ha mai visto passeggiare per Sant’Anastasia? Io soltanto alle processioni, al Comune e al massimo davanti ad un noto bar di via Marconi. Sa che né lui, né l’assessore De Simone sono mai andati al mercato settimanale in quattro anni? Eppure, quando si decide di percepire uno stipendio dalla comunità, poi non ci si può giustificare dicendo di avere le mani legate a causa dei funzionari. Se così è, ci si dimette. Io non ci avrei dormito di notte, fosse toccato a me. Il sindaco dice che le persone sono con lui, con la sua amministrazione. Gli auguro che sia così tra un anno, ma per ora non è vero».
Cosa intende fare adesso?
«Non so, non ci ho pensato. So che c’erano molti motivi per andare via e nessuno per restare. Di sicuro non smetterò di fare politica, credo ancora che sia qualcosa di più nobile di ciò che ho visto finora».
89 voti favorevoli, 5 contrari e una scheda bianca. Il direttivo della Fiom di Napoli riunito ieri in assemblea per eleggere il nuovo segretario generale metropolitano del sindacato metalmeccanico ha conferito in modo quasi unanime a Rosario Rappa il delicato compito di rilanciare l’organizzazione. L’elezione di Rappa, 62 anni, palermitano, è avvenuta nel salone della Cgil di via Torino alla presenza della segretaria generale della Fiom nazionale Francesca Re David e del segretario generale della Cgil di Napoli Walter Schiavella . “Per me è un onore – la sua dichiarazione ufficiale contenuta nel sito della Fiom nazionale – andare a dirigere la più grande organizzazione Fiom territoriale del Mezzogiorno. È anche una sfida per contribuire alla costruzione di un processo di elaborazione e di iniziativa per la Fiom e la Cgil che abbia come obiettivo porre le questioni meridionali al centro del dibattito politico nazionale.Per fare ciò sarà necessario che tutto il gruppo di dirigente dell’organizzazione, a cui va il mio più sentito ringraziamento per la fiducia, si impegni per determinare un processo di rafforzamento e di rinnovamento della Fiom napoletana che valorizzi soprattutto i giovani e i luoghi di lavoro”.Rappa e’ stato nella segreteria provinciale dei metalmeccanici di Palermo nel 1986, segretario generale della Fiom di Palermo nel 1994 e coordinatore regionale fino al 2002. Dal 2003 al 2005 si e’ occupato di siderurgia e di Finmeccanica alla Fiom nazionale. Nel 2009 e’ stato eletto segretario generale della Fiom di Taranto, nel 2012 segretario generale Dei metalmeccanici Cgil della Sicilia. Dal 2013 e’ in segreteria nazionale Fiom con la responsabilita’ avio-spazio e siderurgia. Dunque, il neo dirigente partenopeo dei metalmeccanici parla di rafforzamento e rinnovamento, di spazio ai giovani. Durante il suo discorso al direttivo ha anche tenuto a sottolineare il suo legame storico al Partito Comunista Italiano, a Enrico Berlinguer oltre alla necessità di dare un deciso impulso a sinistra alle politiche del lavoro. Si preannuncia quindi un compito arduo per lui visto che le politiche neoliberiste italiane avviate in piena crisi economica a partire dal 2008 hanno conosciuto il loro acme proprio a Napoli e per la precisione nella Fiat di Pomigliano, dove l’amministratore delegato Sergio Marchionne ha fatto partire e infine realizzato il suo piano per la cancellazione del contratto nazionale di lavoro dei lavoratori metalmeccanici. Nel frattempo, per quanto riguarda l’elezione del nuovo segretario generale della Fiom regionale Campania è stato deciso di rinviare il voto a data da stabilire.
Nella requisitoria sulla trattativa Stato-mafia i pubblici ministeri hanno sostenuto che tra Dell’Utri (già in carcere, condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa), Berlusconi e i boss di Corleone vi fosse un accordo per ammorbidire il 41-bis e, di conseguenza, rendere meno credibili i pentiti. Secondo la pubblica accusa nel 1994 Cosa Nostra appoggiò Forza Italia, e tra Berlusconi, Dell’Utri e la mafia c’era un rapporto paritario.
Com’era prevedibile piovono smentite e denunce, su tutte, primeggia quella di Cosa Nostra che in una nota stampa fa sapere di aver denunciato per diffamazione i pm del processo, perché offesa dell’accostamento fatto a due personaggi politici equivoci e dalla condotta morale ambigua. Per Cosa Nostra l’accostamento ha appannato non poco la brillante immagine dell’organizzazione, costruita con fatica e sacrifici nell’arco di oltre 70 anni di attività, durante i quali ha collaborato con i Padri della Patria, nel silenzio e nel rispetto che certi sodalizi comportano. La vibrante nota di protesta continua con l’auspicio che l’Italia sappia ritornare ai silenzi di un tempo, eliminando quelle diavolerie tecnologiche che ammorbano la discrezione di dialoghi e incontri segreti.
Sono tutte bugie quelle venute fuori dal processo, sostiene l’organizzazione, famosa in tutto il mondo. Infine il comunicato di Cosa nostra si è concluso con un forte richiamo alla religiosità popolare, indice di un genuino rapporto con il proprio territorio e con i tanti collaboratori che la frequentano. Per alcuni, invece, il messaggio è sibillino. Noi, ve lo riportiamo testuale e fedele:
“Chi dice le bugie non è figlio di Maria, non è figlio di Gesù, quando muore va laggiù, va laggiù dal diavoletto. Dal diavoletto vuoi andarci tu?”.
Domani si terrra’ “DIRE Shoah” il convegno organizzato nella Giornata della Memoria al Museo Contadino dal Pd di Somma Vesuviana
Catastrofe, desolazione, disastro. Una sola parola “shoah”, in ebraico per definire, se possibile, il male assoluto perpetrato dalla furia nazista nei confronti di milioni di persone: “tempesta devastante” come viene tradotta dalla Bibbia (Isaia 47,11). Per il “Giorno della Memoria”, domani 27 Gennaio 2018, a Somma Vesuviana nei locali del Museo Contadino, si terrà la manifestazione “DIRE Shoah”. Memorie Letterarie della Shoah. Brani scelti dalla produzione letteraria di Primo Levi, Elie Wiesel e Aharon Appelfeld. Infine, l’incontro con la poetessa ebrea Suzana Glavaš, specializzata in Filologia Romanza e docente di Lingua Croata all’Universita’ “L’Orientale” di Napoli. Scrittrice e traduttrice, ha vinto il Premio di Poesia “I Moti dell’Anima” Città di Positano VII Edizione 2015. Letture a cura del dottore Aurelio Cerciello. Partecipano il poeta Massimo Salvadori, il segretario del PD, dottor Giuseppe Auriemma, il presidente dell’IRESCOL professore Ciro Raia. Presenta il dottore Giuseppe Mosca.
(fonte foto: rete internet)
De Sena ebbe già lo stesso incarico a Somma nel 2013 e oggi è primo nella graduatoria finale di merito.
Ha partecipato al bando di selezione pubblica ed è risultato primo nella graduatoria finale di merito. Paolino De Sena è il nuovo comandante della polizia municipale di Somma Vesuviana. In realtà De Sena non è proprio “nuovo” giacchè fu già nominato comandante della polizia locale sommese nel 2013 e sostituì l’allora dimissionario Vincenzo di Palma. Proveniente da Moschiano, in provincia di Avellino, De Sena ha una laurea magistrale specialistica e può vantare master in organizzazione e sviluppo della sicurezza urbana, in “formazione di esperti in internazionalizzazione delle amministrazioni locali” e in “gestione associata del personale e piccoli comuni”. Ha ricevuto diversi encomi di sindaci e Prefetti, è ufficiale di polizia giudiziaria e agente di pubblica sicurezza in virtù di decreto prefettizio del 1984. Impegnato anche come operatore di progetti di servizio civile, ha esperienze formative in Italia e all’estero. Dal 12 febbraio 2018 a Paolino De Sena saranno affidati i seguenti servizi: polizia municipale/polizia stradale e viabilità; servizi comando PS/Put/sicurezza del territorio; controllo del territorio, edilizia, ambiente, ecologia, polizia municipale amministrativa, manutenzione stradale.
I lavori di realizzazione del grande ripetitore della Telecom, in via Tappia, periferia nordoccidentale di Acerra, sono fermi. E’ stata una denuncia dettagliata alla procura della Repubblica a creare problemi, Un esposto degli ambientalisti della zona secondo cui durante lo scavo per la costruzione delle fondamenta dell’antenna, un palo alto trenta metri, sarebbe emersa un’enorme discarica abusiva di rifiuti. Poi però la discarica sarebbe stata di nuovo occultata, tutta coperta, per consentire la posa del palo su cui sarà necessario installare i ripetitori. Ma è tutto bloccato ora. Il Comune ha infatti avviato un procedimento amministrativo attraverso cui è stato ordinato ai responsabili del cantiere di via Tappia di rimuovere i rifiuti trovati nel sottosuolo. La municipalità è dunque certa che sotto il palo della Telecom esista effettivamente la discarica abusiva. La Telecom ha da adesso in poi poco più di un mese di tempo per eliminare alla radice il problema altrimenti il Comune di Acerra ha minacciato l’azienda di telecomunicazioni di agire in suo danno in caso di inottemperanza del provvedimento puntato al risanamento. Era stato l’ambientalista Alessandro Cannavacciuolo a segnalare alle autorità competenti l’esistenza di uno sversatoio fuorilegge, emerso dallo scavo per la posa delle fondazioni. Poi sul sul posto sono accorsi i vigili della polizia municipale, che hanno rilevato la presenza dei rifiuti. Poco dopo il Comune ha avviato il procedimento finalizzato alla rimozione dei rifiuti. Si tratta di una vicenda controversa. Cannavacciuolo ha infatti accusato l’amministrazione comunale di non aver agito in tempo. “Hanno prima fatto scadere i termini e poi hanno fatto qualcosa per ripristinare la legalità”, afferma l’ecologista. Il riferimento è al meccanismo del silenzio-assenso grazie al quale la società che sta costruendo l’impianto ha avuto la meglio nell’ambito della procedura amministrativa di avvio dei lavori. Il Comune infatti si era opposto alla costruzione del ripetitore solo dopo che erano scaduti i termini di legge. In pratica la municipalità avrebbe reagito troppo tardi. “Il Comune di Acerra – suggerisce intanto Cannavacciuolo – può bloccare definitivamente i lavori e l’attivazione del ripetitore utilizzando due semplici motivazioni: la violazione del decreto del presidente della Repubblica sulle opere urbanistiche perché non rispetta la distanza con i fabbricati vicini e perché è stato realizzato su un’area agricola e in uno spazio che contiene rifiuti”. L’obiettivo dunque è di non far completare il ripetitore. “Anche perchè – fa notare Cannavacciuolo – a poca distanza dall’impianto ci sono le scuole del grande rione popolare Gescal di via Bruno Buozzi”. Gli ambientalisti della zona hanno rinnovato l’invito al Comune di Acerra a “sequestrare tutto il cantiere del ripetitore Telecom”.
Sabato il concerto “La metafora del viaggio – Note in libertà” con l’esibizione del Coro Gaetano Di Matteo di Somma Vesuviana e domenica lo spettacolo teatrale degli Adisti.
Un concerto e uno spettacolo teatrale ad allietare il fine-settimana dei cittadini di Pollena Trocchia. Sabato 27 gennaio, a partire dalle ore 19, il Teatro Suore degli Angeli di Piazza Amodio ospiterà il concerto “La metafora del viaggio – Note in libertà” con l’esibizione del Coro Gaetano Di Matteo di Somma Vesuviana. Organizzata dall’associazione Comunicazione Digitale e patrocinata dal Comune di Pollena Trocchia, l’iniziativa ricade nel giorno in cui si ricorda la Shoah e vuole incarnare la metafora del viaggio per porre l’accento sull’Olocausto come un motivo di riflessione e di inno al rispetto e alla vita. Sempre sabato (ore 19:30), con replica nella giornata di domenica (ore 19:00), torna anche l’appuntamento con lo spettacolo organizzato dalla compagnia teatrale e culturale di Pollena Trocchia Gli Ardisti, che al Teatro Summarte di Somma Vesuviana metterà in scena “Napoli Milionaria” di Eduardo De Filippo. La rappresentazione della storica compagnia di Pollena Trocchia ricorderà un periodo terribile della storia della città di Napoli, in cui i cittadini hanno dovuto lottare duramente per la sopravvivenza. “Siamo lieti di ospitare sul nostro territorio comunale il Coro Gaetano Di Matteo, che allieterà il pubblico del Teatro Suore degli Angeli con la propria esibizione offrendo al tempo stesso spunti di riflessione sulla tragedia della Shoah” ha detto l’Assessore alla Cultura del Comune di Pollena Trocchia, Margherita Romano. “Oltre al concerto in questo fine-settimana c’è anche l’appuntamento con Gli Ardisti, che ancora una volta hanno realizzato con grande impegno la rappresentazione di uno spettacolo significativo, che sono sicuro sarà apprezzato dal pubblico, e grazie al quale sarà anche possibile fare del bene: il ricavato delle due serate, infatti, sarà devoluto in beneficenza” ha detto il Sindaco di Pollena Trocchia Francesco Pinto.
Hanno preso le bottigliette e si sono messi a fumare crack davanti a dei bambini che stavano giocando. Quindi, in preda ai fumi della potente droga, hanno lasciato le stesse bottigliette sui muri del parco. Gli utensili usati per drogarsi sono stati fotografati da alcuni frequentatori della villa pubblica chiamata “Parco della Acque” mentre si trovavano ancora poggiati sui muretti bassi che adornano la struttura e che sono utilizzati dalla gente per sedersi e riposare. Dunque, scatta l’ennesimo allarme sulla tossicodipendenza senza freni. La segnalazione è stata fatta l’altro giorno da un gruppo di genitori che dichiarano di aver visto alcuni ragazzi intenti a fumare in pieno giorno i cristalli di cocaina ed eroina, davanti a un gruppetto di bambini che stavano giocando a pallone. E’ una droga terribile il crack. Si tratta di piccoli cristalli che vengono posizionati su una carta di alluminio piazzata su una bottiglia di plastica e che sono quindi squagliati con un accendino. L’accensione di queste dosi provoca un fumo micidiale che si accumula all’interno della bottiglietta e che viene aspirato con una cannuccia. Una sola dose di crack provoca un effetto terribile in chi lo assume. Questa droga stimola soprattutto l’aggressività. “E’ assurdo che stia succedendo una cosa del genere: ci sentiamo indifesi e insicuri”, raccontano i genitori dei bambini che hanno assistito alle scene di “ordinaria” follia metropolitana. Il “Parco della Acque” è stato ristrutturato di recente dal Comune di Pomigliano. Si trova in una zona difficile, nei pressi della sopraelevata della circumvesuviana, a poca distanza dal rione della ricostruzione, la 219.Negli ultimi tempi il crack si è diffuso molto anche nell’hinterland orientale di Napoli. Di recente i carabinieri hanno messo a segno alcuni arresti di spacciatori della zona sorpresi a vendere la potente droga in giro per la cittadina. Resta intanto l’allarme rosso nei luoghi di ritrovo e di svago più importanti di Pomigliano. In queste settimane il disagio giovanile si è concentrato soprattutto nell’altro parco pubblico di Pomigliano, il Giovanni Paolo II, dove un branco di bulli ha picchiato selvaggiamente due quindicenni italo marocchini, Marwan e Abdou, entrambi con la cittadinanza italiana. A causa della delusione scaturita da questa brutta vicenda Abdou ha deciso di lasciare l’Italia e di andare a vivere nella sua patria d’origine, il Marocco. La settimana dopo, sempre nei pressi del parco Giovanni Paolo II, è stato aggredito e picchiato da due giovani un uomo anziano, mentre portava il suo cagnolino. L’uomo ha rimediato due punti di sutura al viso.
Alcune quarte classi del liceo Torricelli di Somma, hanno lavorato financo a fianco con l’associazione Telethon, impegnandosi personalmente in azioni di volontariato, visitando la struttura Tigem (centro di ricerca a Pozzuoli) e raccogliendo oltre tremila euro da investire nella ricerca.
In tutte le favole che ci hanno raccontato sin da bambini, ci siamo sempre schierati a favore del bene e abbiamo sempre sperato che gli eroi sconfiggessero i cattivi, i mostri della nostra infanzia. Per fortuna, queste favole non sono del tutto immaginarie: nel senso che, talvolta, accade che mostri cattivi e apparentemente invincibili, come la malattia, siano sconfitti in maniera insperata. È questo il caso dell’Associazione Telethon, che combatte da tantissimi anni questo nemico, ricerca alleati per poterlo sconfiggere e ha avuto l’intuizione di arrivare ai giovani che, con azioni di volontariato, possono contribuire alla ricerca. Infatti, ad ottobre, nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro, gli alunni di alcune quarte(C-E-D-I) del liceo scientifico-classico E. Torricelli di Somma Vesuviana sono venuti a diretto contatto con la realtà umana e scientifica dell’Associazione Telethon. Gli studenti hanno inizialmente visitato il ‘’Tigem’’, la struttura del centro di ricerca a Pozzuoli, immergendosi in un mondo completamente nuovo, mai neanche immaginato, e hanno compreso l’importante lavoro dei ricercatori che, in silenzio, aiutano milioni di famiglie ad affrontare gravi problemi. In seguito, gli stessi alunni si sono impegnati in azioni di volontariato con la vendita di alcuni prodotti nel proprio istituto, approfittando dei giorni in cui si svolgevano gli incontri scuola-famiglia. Il ricavato, oltre 3000€, è stato poi direttamente donato al Tigem che lo investirà nella ricerca. Questo percorso ha coinvolto i ragazzi sia sotto il profilo didattico ma, soprattutto, li ha avvicinati a ciò che realmente conta nella vita: la solidarietà, la disponibilità verso i più deboli, l’impegno sociale e la condivisione nei momenti difficili.
Ricerca-perdite: nel 2017 risparmiati 5 miliardi di litri d’acqua
Stamattina, presso la sede dell’Ente Idrico Campano, il presidente di GORI, prof. Michele Di Natale, e il direttore generale, ing. Francesco Rodriquez hanno preso parte al Consiglio di Distretto Sarnese-Vesuviano per illustrare le azioni messe in campo dal gestore del servizio idrico integrato a contrasto della crisi idrica.
“Nel lungo periodo di siccità del 2017 – ha premesso Michele Di Natale – GORI è riuscita ad evitare interruzioni e turnazioni grazie ad una continua attività regolatoria e gestionale che, sostanzialmente, ha garantito ai propri utenti una condizione di normale erogazione idrica. Per sopperire alla riduzione della quantità di risorsa idrica proveniente dalle fonti regionali di approvvigionamento, GORI ha infatti intensificato l’utilizzo delle fonti endogene e messo in atto una serie di correttivi gestionali e di azioni attuate in sinergia con le amministrazioni comunali”.
Tra le azioni condivise, particolarmente efficaci sono state l’installazione gratuita dei rubinetti a pulsante alle fontane pubbliche, sostituendo quelli a getto continuo, e una massiccia campagna di comunicazione nell’intero Ambito Distrettuale Sarnese-Vesuviano, con l’affissione di manifesti e la diffusione su web e social di un video-tutorial riportante i consigli per evitare gli sprechi.
E’ stato anche elaborato uno specifico piano operativo, in cui, sulla base dei diversi scenari di rischio e monitorando di continuo i principali nodi del complesso sistema idrico, sarà possibile, in caso di crisi idrica, organizzare una turnazione dell’erogazione meno impattante possibile verso i cittadini.
“Accanto alle azioni straordinarie messe in campo per contrastare l’emergenza idrica del 2017 – ha aggiunto Francesco Rodriquez – prosegue intanto l’attività dell’Azienda, iniziata negli scorsi anni, volta all’individuazione e alla riduzione delle perdite sulla rete, anche mediante l’utilizzo di strumentazioni tecnologicamente avanzate, a cui si affianca il monitoraggio in tempo reale dei principali parametri idraulici tramite un moderno sistema di telecontrollo. Grazie a tali azioni, nel 2017 sono state eliminate perdite pari ad oltre 5 miliardi di litri risparmiati”.
“Il nostro patrimonio infrastrutturale – ha continuato il Presidente – ha purtroppo un’età media molto elevata, ed è sempre più urgente un considerevole intervento di sostituzione delle condotte. L’ammodernamento della rete non è un problema campano, o di GORI. L’intero settore idrico ha bisogno di investimenti per 2 miliardi all’anno, così come evidenziato anche dall’Autorità nazionale di regolazione (ARERA, ex AEEGSI)”.
“Per raggiungere nel breve periodo la definitiva risoluzione della problematica occorre un forte impegno a livello nazionale affinché vengano stanziati importanti fondi per il rifacimento delle condotte ormai obsolete. Si tratta di investimenti notevoli che al momento non sono previsti nel programma degli interventi coperti dalla tariffa, approvato dall’Ente d’Ambito. L’auspicio è che la meritoria iniziativa promossa dall’Ente Idrico Campano per coordinare gli sforzi contro la crisi idrica consenta di individuare al più presto le risorse necessarie”.
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