Pomigliano, ucraino ubriaco alla guida travolge e uccide due giovani

  1. Tragico incidente stradale di Pasquetta. Stanotte alle tre due giovani a bordo di una Punto sono stati travolti da una Bmw che viaggiava ad altissima velocità e che era guidata da un ucraino ubriaco. I giovani sono morti. L’ucraino è rimasto illeso. A bordo della Punto c’era un altro ragazzo che è rimasto ferito. Lo straniero è stato arrestato dai carabinieri. L’incidente è avvenuto all’incrocio tra viale Terracciano e viale Alfa, pieno centro residenziale di Pomigliano.

Madonna dell’Arco, oltre quattrocentomila persone tra “fujenti” e pellegrini

Alle 3, 16 il monumentale portone del Santuario di Madonna dell’Arco si è aperto per far entrare le prime squadre di battenti che già da qualche ora attendevano all’esterno. Il rettore dei Domenicani padre Alessio Romano, ha accolto i primi fujenti a varcare le porte con «Viva Maria». Canti in onore della Vergine, manifestazioni di isteria, commozione, la folla di battenti che ogni anno torna in Santuario parla alla Madonna dell’Arco a tu per tu: chiedendo grazie o omaggiandola per altre già ricevute.

Ziti al ragù di polpo

  • ZITI – 500 gr
  • POLPO medi già lessati – 2
  • POMODORI CILIEGINI 400 gr
  • PREZZEMOLO ciuffo – 1
  • SPICCHIO DI AGLIO 2
  • PEPERONCINO ROSSO PICCANTE facoltativo – q.b.
  • OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA (EVO) 8 cucchiai da tavola
  • SALE q.b.
  Prendete il polpo che avrete già lessato e tagliatelo a pezzettini. Fate scaldare in una padella piuttosto ampia l’olio extravergine d’oliva con due spicchi d’aglio in camicia appena schiacciati ed il peperoncino in quantità a piacere. Mentre l’olio prende calore, lavate i pomodorini e tagliateli a metà o in quarti a seconda della loro grandezza. Non appena l’olio sarà caldo ed inizierà a sfrigolare, unite i pomodorini in padella e spadellateli per qualche minuto o fino a che non inizi a formarsi un bel sughetto. A questo punto unite alla padella anche il polpo precedentemente tagliato a tocchetti e lasciate insaporire il tutto a fuoco vivace per circa 5 minuti regolando di sale. Tuffate i ziti in una pentola colma d’acqua debitamente salata in ebollizione e lasciatela cuocere per un paio di minuti. Nel frattempo rimuovete dalla padella gli spicchi d’aglio. Scolate la pasta e trasferitela direttamente in padella con il sugo, fatela saltare velocemente così che possa condirsi in modo omogeneo. Unite alla padella del prezzemolo fresco appena tritato. Servite le pappardelle con il ragù di polpo arricchendo ciascun piatto con dell’altro prezzemolo. Buon appetito

Terra dei Fuochi indignata: scarcerati i Pellini. Martedi manifestazione davanti al tribunale di Napoli

La sospensione della carcerazione, decisa dalla procura generale presso la corte d’appello di Napoli, è un provvedimento provvisorio. Dovrà poi essere valutata dal tribunale di sorveglianza, che a sua volta si esprimerà sulle modalità di prosecuzione della pena. Resta comunque il fatto che venerdi, l’altro ieri, sono stati scarcerati i Re Mida dello smaltimento dei rifiuti, i fratelli acerrani Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini. Erano stati condannati in via definitiva a 7 anni di reclusione per disastro ambientale aggravato nella Terra dei Fuochi: un gigantesco traffico di rifiuti dal nord Italia alle campagne della ex Campania Felix. Ma gli imprenditori sono stati liberati, dopo soltanto dieci mesi trascorsi in carcere. Erano entrati in prigione il 18 maggio. E appena usciti sono subito tornati nella loro Acerra i primi imputati della provincia di Napoli condannati, stando almeno alle sentenze dei giudici di secondo e terzo grado, per aver avvelenato terra, aria e acqua del Napoletano, in particolare dei territori di Acerra, Qualiano e Bacoli. Venerdi i tre fratelli sono stati avvistati nella città dell’inceneritore, mentre era in corso la processione della storica Via Crucis, che quest’anno il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, ha voluto dedicare proprio alle vittime dell’inquinamento, “ai tanti morti ed ammalati di cancro delle terre campane rimaste inquinate”, come si legge nei vari comunicati diramati dal prelato. Intanto la notizia della scarcerazione dei Pellini ha fatto insorgere il popolo della Terra dei Fuochi. Tira aria di mobilitazione di piazza. La Rete di Cittadinanza e Comunità, organismo che comprende la variegata galassia delle associazioni ambientaliste campane, ha diramato l’annuncio di una manifestazione di protesta davanti al palazzo di giustizia di Napoli, martedi mattina. “Non c’è pace per questi territori, non ce n’è per la nostra gente – scrivono i militanti della Terra dei Fuochi  – almeno fino a quando la giustizia non viene posta al centro dei rapporti tra esseri umani e legalità “. “Chiederemo al tribunale di sorveglianza – anticipa Alessandro Cannavacciuolo, leader ambientalista di Acerra – di non concedere ai Pellini il beneficio della misura alternativa al carcere perché questi soggetti hanno continuato a commettere reati ambientali fino a pochi giorni prima che fossero imprigionati, nel maggio dello scorso anno. Inoltre questo territorio martoriato chiede un minimo di giustizia”. Di parere completamente diverso il legale dei Pellini, l’avvocato Marco Bassetta. “Se si calcolano – commenta Bassetta – i sei mesi di carcerazione preventiva, già scontati dai condannati durante l’arresto risalente a dodici anni fa, e l’indulto, cioè lo sconto di tre anni, promulgato nel 2006, i miei assistiti non sarebbero dovuti proprio andare in carcere visto che la condanna a quel punto è scesa sotto i 4 anni. E per quel tipo di reato, quando si scende al di sotto dei 4 anni, si comminano misure alternative alla carcerazione ”. Sarà però il tribunale di sorveglianza a decidere. Mentre ai giudici delle misure di prevenzione spetterà un’altra decisione molto importante. Ad aprile infatti il tribunale dovrà decidere se confiscare o meno il tesoro dei Pellini: 222 milioni tra ville, appartamenti e capannoni industriali, 68 terreni, 50 tra auto di lusso e camion, 56 rapporti bancari e 3 elicotteri. Tra le case sigillate ci sono anche le sontuose ville di Acerra, enormi costruzioni, in cui i tre scarcerati sono tornati a vivere. “Lasciate in pace le nostre famiglie: voglio solo lasciarmi il passato alle spalle – rintuzza però Giovanni Pellini – la mia coscienza è pulita ed io continuerò a vivere qui, ad Acerra”. Il patrimonio dei Pellini è stato sequestrato dalla guardia di finanza, per ordine della dda, nei mesi di febbraio e di ottobre dello scorso anno. Ma gli investigatori sono convinti che il tesoro sia ben più voluminoso. Sembra un’indagine infinita.  L’inchiesta Carosello Ultimo atto, che ha portato alla condanna dei Pellini, prende il nome da una truffa, un falso giro di bolla di rifiuti tossici provenienti dal nord Italia. Nasce nel lontano 2002, quando le forze dell’ordine si accorgono che nei terreni coltivati di Acerra è stato cosparso un finto fertilizzante organico, un falso compost in effetti costituito da veleni di ogni sorta. Una sostanza prodotta dalle aziende di smaltimento dei tre fratelli acerrani. In quegli anni il maresciallo dei carabinieri Salvatore Pellini lavora nel nucleo informativo del comando provinciale di Napoli, uno dei nuclei informativi più importanti d’Italia, dove passano anche le informazioni riservate relative ai traffici di rifiuti. La svolta poi giunge nel 2006, quando il pubblico ministero della Dda di Napoli, Maria Cristina Ribera, fa arrestare i tre imprenditori grazie a una valanga di denunce firmate dai pastori Cannavacciuolo di Acerra, le cui greggi vengono nel frattempo abbattute a causa dell’eccesiva presenza di diossina nel latte e nel sangue. Con i Pellini finiscono in manette altre decine di persone, tanti i cosiddetti colletti bianchi. Ma la sentenza di primo grado arriva sul filo della prescrizione, il 29 marzo del 2013, dopo una serie di proteste di piazza degli ambientalisti e di inchieste giornalistiche: la sesta sezione penale del tribunale di Napoli condanna per traffico di rifiuti Giovanni e Cuono, a sei anni di reclusione, e Salvatore a quattro anni e mezzo. A quattro anni e mezzo viene condannato anche Giuseppe Buttone, cognato del boss di Marcianise Domenico Belforte. Buttone è ritenuto l’intermediario nel traffico illecito. Condannati pure altri due carabinieri, il maresciallo Giuseppe Curcio, ex comandante della stazione di Acerra (a 4 anni ), e Vincenzo Addonisio ( a tre anni e mezzo), quest’ultimo delegato dalla procura di Nola a effettuare i primi interrogatori. Entrambi i militari sono accusati di aver depistato le indagini. Condannati infine due titolari di altrettante discariche dislocate tra Bacoli e Qualiano. Prescrizioni e assoluzioni per tutti gli altri imputati: una serie di imprenditori dello smaltimento dei rifiuti e gli ex dirigenti dell’ufficio tecnico del Comune di Acerra, Pasquale Petrella e Amodio Di Nardi. Due anni dopo, però, la quarta sezione penale della Corte d’Appello di Napoli modifica il verdetto. Condanna a 7 anni per disastro ambientale aggravato i tre fratelli Pellini, accusa che invece nel primo giudizio era caduta. L’appello poi dichiara di non doversi procedere nei confronti di Giuseppe Buttone e assolve i due imprenditori dell’area flegrea precedentemente condannati. Assolti anche Curcio e Addonisio. Motivo: il fatto non sussiste. Il cerchio delle indagini e quello giudiziario si chiudono nel 2017. La cassazione conferma in toto la sentenza di appello, a maggio i Pellini finiscono in galera e entro ottobre viene sequestrato il tesoro. Infine, l’altro ieri, il colpo di scena: la scarcerazione.   

La “Resurrezione” di El Greco: Cristo risorge in un vortice che scuote l’impianto della storia e i modi del pensare

Pietro non vuole che Cristo parli della propria morte, e Cristo lo sgrida: “Tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”. Nell’iconografia tradizionale intorno a Cristo risorto le figure si dispongono immobili, scosse dallo stupore. El Greco (1541-1614) vede invece la Resurrezione come un vortice, reale e simbolico, che travolge l’umanità, i modelli del pensare e del sentire, le tendenze della storia. Gli uomini sconvolti guardano verso la luce di Cristo, ma non tutti comprendono l’esortazione a pentirsi e a sperare. Dominikos Theotokopoulos, diventato famoso con il soprannome “El Greco”-un soprannome misto italo- spagnolo -, seppe alimentare abilmente la propria fama e conservare intatto il fascino che gli veniva dall’essere nato a Creta, dall’ essere uno degli ultimi depositari dei valori e delle tecniche della pittura bizantina, e da una reale libertà di spirito che gli consentì di restare fedele alle sue idee pittoriche anche davanti alla manifesta ostilità degli ambienti culturali. Egli seppe anche costruirsi come personaggio colorando di misticismo una solitudine esistenziale che era solo apparente, perché egli era, in realtà, assai sensibile ai piaceri della buona tavola e ai sortilegi tessuti dalle belle donne. Anche la sua pittura, caratterizzata dalle visibili novità delle forme allungate, dall’accentuato contrasto dei colori accesi, rispetta i modelli del tempo più di quanto si sia creduto fino agli studi di Gomez Moreno e di Lafuente Ferrari. Questi studiosi hanno dimostrato quanto siano consistenti i debiti contratti da Domenikos, che i veneziani chiamavano “Menegos”, con l’arte di Tiziano, di Tintoretto, di Veronese, di Michelangelo, negli anni passati a Venezia e a Roma, tra il 1567 e il 1577. Alla fine del 1577 El Greco si trasferì a Toledo, e fino alla morte non si allontanò più dalla Spagna. Come spiegò Roberto Longhi, l’impianto ideologico dei quadri “religiosi” del pittore rivela una solida conoscenza dei temi della teologia. Dominikos sa che la Resurrezione è il cardine del “vangelo” di Cristo, è il principio di una storia che sarà radicalmente nuova, fatta da uomini totalmente rinnovati. Racconta l’evangelista Marco (8,31-33) che a partire da un certo giorno Cristo incominciò a rivelare che i suoi nemici lo avrebbero ucciso e che Egli sarebbe risorto dopo tre giorni. A Pietro non faceva piacere che il Maestro dicesse queste cose apertamente, “palam”: una volta “lo prese in disparte e lo rimproverò. Ma Cristo, rivoltosi indietro e visti i discepoli, sgridò Pietro dicendogli: “Va’ lontano da me, Satana, perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini.”  Con la Sua morte Cristo avrebbe detto all’umanità che il Giusto muore per il fatto stesso di essere Giusto: e risorgendo avrebbe fornito la consolante certezza che alla fine è il Giusto che trionfa. I discepoli compresero il significato autentico dell’insegnamento di Cristo, e, in particolare, delle Beatitudini, solo quando Lo videro risorto: e Tommaso credette solo dopo aver messo il dito nella piaga. Nel modello iconografico fissato dalla storia della pittura Cristo risorto si leva in alto e si manifesta nella luce del Suo trionfo: intorno a Lui e ai Suoi piedi stanno i soldati, i discepoli e gli “scribi”, ora immobili nello stupore indicibile, ora scossi dalla meraviglia e folgorati dalla luce. In ogni caso, il coro di spettatori, così come lo disegnavano Tiziano, Tintoretto e il Veronese, dovette sembrare al pittore cretese un pubblico da teatro, più che la rappresentanza di un’umanità travolta e nello stesso tempo salvata dal più grande dei miracoli, dal Mistero primo. El Greco capì che questo Mistero poteva essere rappresentato in modo mirabile proprio dai moduli della sua arte. Nell’ impianto verticale della sua “Resurrezione” l’asse principale è composto dalla linea che dalla testa del Salvatore giunge a quella, sollevata, del soldato riverso: la nera chioma che si incurva verso l’interno, al centro dell’arco delle braccia, è un’idea geniale, perché guida lo spettatore dentro il vortice. E’, questo vortice, il motivo centrale dell’opera:  il suo esplodere dal basso verso l’alto è sottolineato dalle misure e dalla forma della tela. Mentre negli altri quadri Cristo risorto fa il vuoto intorno a sé e le figure si dispongono in cerchio lontano da Lui, nell’opera di El Greco Cristo levandosi in alto innesca un turbine in cui sono rapiti gli uomini, è cancellato lo spazio, è sconvolto l’ordine delle cose. Cristo è fermo e sereno nella luce piena della sua gloria, ma intorno a lui si agita il frenetico tumulto di movimenti che cercano disperatamente il senso dell’ordine nuovo e del nuovo ritmo della storia: gli uomini stravolti guardano alla serenità del Signore, ma il pittore teme che non tutti vi scorgano l’esortazione a pentirsi e a sperare. Notava Roberto Longhi che nei quadri di El Greco “i panneggi ripugnano il corpo e stanno di per sé e agiscono come realtà impacciosa e solida”: qui il groviglio delle pieghe accentua il disordine delle linee di movimento che vanno a placarsi intorno alla figura del Salvatore, così come la Sua luce, ancora percorsa dai toni lividi della morte, incomincia a rischiarare i colori acidi spalmati sui corpi, sui panni e sulle corazze con la tecnica del contrasto che El Greco aveva appreso a Venezia. Le figure del quadro, che, travolte nel vuoto dei loro errori e della banalità del male quotidiano, ruotano intorno alla chiara certezza di Cristo – e non si sa fino a che punto se ne accorgano –  sanno di attualità.

Controlli contro allevamenti abusivi, multe e denunce nel Napoletano

Blitz dei Carabinieri forestali in Campania: controllati 13mila ovini e caprini, scoperti allevamenti abusivi, etichette false, carne e latte senza tracciabilità. Multe per una macelleria ai Colli Aminei a Napoli, e a Nola: su etichette e confezioni di carne di agnello c’erano informazioni scorrette. In provincia di Caserta, invece, sono stati sottoposti a controllo 14 allevamenti e circa 6400 capi ovo-caprini, 1500 dei quali sotto i 6 mesi di età. In quattro allevamenti sono state riscontrate irregolarità nell’identificazione dei capi e sull’aggiornamento dei registri di stalla; in un allevamento è stato trovato latte privo di tracciabilità. In provincia di Avellino, sono stati denunciati per la macellazione clandestina di 5 agnelli due persone. Ed ancora, tra l’altro, sempre nell’Avellinese, in una macelleria di Mercogliano, è stato scoperto che veniva commercializzata carne di agnello pubblicizzata come “allevata in Italia” ma proveniente da allevamenti spagnoli.

“’O casatiello”: una sinfonia di sapori caldi creata dell’istinto musicale della civiltà contadina.

In questa sinfonia di sapori domina il contrasto tra la densità della “nzogna” –la sugna- e il “piccante” che deve essere necessariamente quello del provolone. La forma e gli ingredienti di questa “delizia” e la presenza dell’uovo sono, in concreto, un caldo auspicio di buona fortuna e un saluto alla primavera che arriva. Il “tarallo schioccato”. La funzione delle “cicole”. I caldi colori del quadro di Giuseppe Recco. ( E’ un articolo già pubblicato sette anni fa, e in parte modificato).   Quando la solerte postina donna Carmela chiamava mia madre, c’è posta, non con il solito tono di voce  arguto e frizzante, ma con una specie di asciutto lamento, mia madre deduceva immediatamente che si trattava della cartella delle tasse. Si affacciava e, guardando con sospetto la busta, commentava: è arrivato ‘o casatiello, oppure, variando, è arrivata ‘a sfugliatella. Due delizie della gastronomia napoletana scadevano, nell’amara ironia di mia madre, a simboli di un peso (  a lungo la burocrazia napoletana chiamò pesi  i tributi), e il fascino intenso di quel mosaico di sapori odori e forme svaporava – erano vapori densi di lardo e compatti di semola – nella fastidiosa immagine del cibo greve e indigesto, che rimane ncopp’ ‘o stommaco.  Il casatiello  nasce dall’istinto filologico e musicale che permette alla civiltà contadina  di definire il valore esatto delle sostanze e di accordarne in armonia i contrasti e le dissonanze. La forma, prima di tutto. Il cerchio è perfezione, è fede ( l’anello), è fortuna, è segno della fertilità femminile. Il casatiello è un anello di pasta cresciuta e imbottita intorno a un buco, la cui circonferenza deve approssimarsi il più possibile all’opera perfetta di un compasso: una sconcia asimmetria sarebbe di malaugurio. Nel territorio tra Nola e Avella si prepara ancora, per Pasqua, il tarallo schioccato. E’ un tarallo i cui margini interni, quelli che delimitano il buco,  sotto la forza del fuoco e grazie all’aiuto di una punta di bicarbonato esplodono, schioccano in creste, si arrovesciano in frange affilate, così che il riferimento simbolico alla fertilità femminile salta agli occhi immediatamente.  E infatti questo tarallo schioccato si mangia con il salame: in sé ha un sapore sciapo, neutro, che serve solo a far da letto alla forza del sale e alla solida morbidezza  delle ostie di carne suina. Nell’impasto del casatiello  il lievito è il fuoco vitale che viene alimentato dalla sugna. ‘A nzogna: nella parola napoletana si posa, pare che  si sieda, tutta la molle pienezza del grasso.  E questo grasso chiama, per contrasto, il piccante. Ora sfido chiunque a trovare una definizione soddisfacente del piccante: le parole si arrendono,  o cercano di cavarsela  con gli esempi: il piccante è il sapore del pepe nero,  dello zenzero, del peperoncino. Il piccante, dicono gli orientali, sa di aria e di fuoco, ma la nostra aria  sa di cose che la loro aria ignora. Per noi, il piccante  è del provolone: mi permetto di non essere d’accordo con Licia Granello che su La Repubblica   ha scritto che il provolone può essere sostituito dal pecorino ( ma no..) e dal caciocavallo.  Il provolone piccante entra nel casatiello di diritto e da protagonista, perché detta il ritmo all’armonia dell’insieme, che è un’armonia in movimento. I sensi del palato, che stanno per scivolare nell’insidia molle della nzogna, che stanno per essere affatturati dalla cedevolezza del lardo, vengono punti e scossi come da un sottile ferro di lancia, di una picca appunto, o dal becco di una gazza, che i latini chiamavano pica. Il pizzico del piccante risveglia a nuova tensione i nervi lardiati, li eccita a sentire e a capire, ad aggredire, e a non subire,  punge la lingua e il palato con nette e frizzanti trafitture, smuove flussi di sensazioni che durano a lungo e per chi sa riflettere su ciò che mangia diventano percezioni. Percezioni kantiane. Perché il sapore assoluto del casatiello  non sta nel casatiello,  ma nella bocca e nel naso di chi è intento a mangiarlo. La bocca deve essere predisposta a un ben preciso stile di morso e di masticatura: morsi piccoli dove si incontrano  i dadi di provolone, più grandi là dove sono incrostati i pezzi dei salumi, e masticatura lenta, avvolgente:  e non fa niente, se è un po’ troppo rumorosa.  La tavola di Pasqua è una tavola di rumori festosi, di comitive, di taverne, una volta, e ora, di scampagnate. La minestra maritata, le graticole, l’agnello, i quarti di pollo alla cacciatora, le fave, la ventresca, i carciofi mammarella arrostiti, il cui odore pare che bruci l’aria,  rispondono in gioia all’aspro crosciare di ferraglia  con cui  la trachena  segna il nero tempo delle processioni del Venerdì Santo. Nella sua lista la Granello mette “ il salame di Napoli, di suino: a farcire l’impasto “. Il salame sarebbe il gradino del salato che dal piccante porta al sapore denso e  chiaro dell’uovo, ma il salato  del salame napoletano, anche quando è perfetto, porta in coda una punta di amaro ottuso e neutro, che, nei salami imperfetti, spreme  una goccia di acidezza. E perciò tra il sapore del salame e quello dell’uovo può aprirsi una voragine.  Qualcuno consiglia di accompagnare il salame con qualche pezzetto di mortadella e con pezzi di ventresca. Il lardo, declinato in tre diversi salumi, mette in fila i sapori e li porta, senza salti, dal miracolo della pasta cresciuta  a quello dell’ uovo, maestosamente appoggiato nella nobile semplicità della sua interezza in cima al casatiello.  Sappiamo tutti cosa è l’uovo: modello di perfezione, origine della vita, scrigno di valori religiosi e magici, forma del cosmo. L’uovo sodo è l’introversione, è la natura  imperscrutabile; l’uovo aperto, fritto, a occhio di bue, a ucchietiello, è la natura che si apre o finge di aprirsi, è enigma della storia. I puristi del  casatiello  considerano ingrediente indispensabile  ‘e cicole, i ciccioli del maiale. Perché i ciccioli sono nel casatiello ciò che la parola-chiave è in una poesia: una sintesi di senso. Il cicciolo riassume in un punto tutti i sapori del casatiello: il salato, il piccante, il dolce sereno, il dolce inquieto, il morbido secco, il morbido grasso, l’ amaro nobile, fermo e introverso, e l’amaro lapposo estroverso. Il casatiello irradia calore: lo intuì Giuseppe Recco e rappresentò splendidamente la sua intuizione nel quadro che correda l’articolo: la luce densa e calda che viene dalla “delizia” in primo piano investe anche la ghiacciaia di legno in cui sta a rinfrescarsi la bottiglia di vino: e la percezione del fresco che resiste ai toni assai caldi del legno e del vino è affidata ai due fili di bianco- luce sul collo di vetro.    

Napoli, domani pranzo di solidarietà per mille senza tetto

– Si terrà per la prima volta a Napoli, sabato 31 marzo, il “Pranzo di Solidarietà” di Pasqua co-organizzato dall’Assessorato al Welfare e dalla Mostra d’Oltremare, che metterà a disposizione i suoi spazi per accogliere circa mille senza dimora. “Già durante l’organizzazione del pranzo della vigilia di Natale – conferma il presidente della Mostra d’Oltremare Donatella Chiodo – era nata l’idea di non fermarsi a quel momento. Così ci siamo organizzati e siamo di nuovo qui, pronti ad accogliere 1000 persone che vivono in condizioni difficili. Lo abbiamo fatto in diffondendo l’invito in maniera capillare attraverso l’aiuto dell’amministrazione comunale e di tutte le dieci municipalità partenopee. Sono soddisfatta, contenta ma anche emozionata perché ho potuto riscontrare una grande collaborazione e generosità da parte di tutti”. All’appello hanno risposto positivamente tante aziende e associazioni datoriali che forniranno tutto il necessario per una nuova giornata di gioia per chi vive in condizioni difficili e celebrerà la Pasqua in Mostra, salutando anche l’arrivo della primavera. “A Napoli le imprese ci mettono passione e impegno ogni giorno – spiega il consigliere delegato di Mostra d’Oltremare Giuseppe Oliviero – ma sanno metterci anche il cuore. Grazie a loro allestiremo qualche ora di gioia e comunità per mille persone in un momento difficile come testimoniano i dati sulla povertà nel Mezzogiorno d’Italia”. Una organizzazione a cui hanno lavorato gli uffici della Mostra e quelli dell’assessorato al Welfare del Comune di Napoli, “Napoli – spiega l’assessore Roberta Gaeta – si conferma capitale della solidarietà: grazie alla Mostra d’Oltremare, apriamo non solo il cuore ma anche gli spazi a tutti i cittadini, soprattutto in difficoltà. L’Assessorato al Welfare ha coordinato la Rete della Solidarietà che ha immediatamente risposto all’appello, dimostrando ancora una volta grande sensibilità e disponibilità”.

Somma Vesuviana. Biglietti gratis per i teatri “San Carlo” e “Trianon” per anziani e diversamente abili

Un’iniziativa per avvicinare i cittadini all’arte e alla cultura, il Comune regalerà 70 biglietti per seguire due spettacoli in due importanti teatri di Napoli. Un’iniziativa che viene realizzata grazie ad una convenzione stipulata dalla Città Metropolitana di Napoli con la “Fondazione Teatro San Carlo” ed il “Teatro Trianon Viviani” e sostenuta a Somma Vesuviana dal sindaco Salvatore Di Sarno e dall’assessore alle Politiche Sociali il vicesindaco Maria Vittoria Di Palma. “Sappiamo che in tempi di crisi economica come quelli che viviamo oggi spesso le famiglie sono costrette a ‘tagliare’ la spesa per la cultura”, commenta il sindaco Salvatore Di Sarno, “allo stesso tempo però siamo consapevoli dell’importanza che il teatro, la musica, l’arte hanno sull’animo umano. Per questa ragione abbiamo voluto cogliere al volo l’opportunità che ci è stata offerta dalla Città Metropolitana. Spero che molti cittadini usufruiranno di questo avviso per assistere agli spettacoli al San Carlo e al Trianon”.   Per partecipare all’avviso comunale questi sono i requisiti: una età anagrafica superiore ai 60 anni;  essere gravati da un handicap motorio (in questo caso è necessario allegare idonea documentazione); La domanda di partecipazione deve essere  redatta su apposito modulo che può essere scaricato dal sito istituzionale del Comune di Somma Vesuviana o ritirato presso l’ Ufficio  dei Servizi Sociali sito in via De Matha, dovrà pervenire entro  e non oltre il giorno 10/04/2018 ore 12:00 direttamente all’ Ufficio Protocollo del Comune Di Somma Vesuviana o tramite raccomandata (non farà fede il timbro postale). Laddove non pervengano almeno 70 domande il Comune potrà distribuire i biglietti rimanenti ai centri sociali cittadini. Non saranno ritenute valide le domande pervenute oltre la data stabilita. I posti saranno assegnati ai primi 70 partecipanti in ordine di presentazione delle domande (numero di protocollo generale) Ulteriori comunicazioni saranno pubblicate sul sito del Comune di Somma Vesuviana. Intanto, rammentiamo che è ancora possibile presentare domande per l’altra iniziativa realizzata dal Comune grazie ad una convenzione siglata con il teatro “Summarte”. Un progetto che permetterà a disoccupati, anziani, persone diversamente abili e che vivono condizioni economiche disagiate di assistere a spettacoli teatrali, partecipare a corsi di recitazione ed altre iniziative culturali. In particolare la convenzione tra Comune e la struttura di via Roma prevede 80 abbonamenti teatrali per assistere ad 8 spettacoli.   A QUESTO LINK TUTTI I DETTAGLI http://www.comune.sommavesuviana.na.it/somma/images/stories/amm_aperta/PO%206/avviso/Avviso_Progetto_UnaPoltronaPerTe_Summarte.pdf

Afragola. La giunta approva il bilancio con il nuovo Piano di fabbisogno

«Il bilancio è pronto nei tempi prestabiliti, con un Piano di fabbisogno che permetterà al Comune di procedere a nuove assunzioni e rendere più efficienti i servizi del Comune al cittadino grazie all’arrivo di nuove forze negli uffici». Così, il Sindaco, On. Domenico Tuccillo, ha commentato l’approvazione oggi in giunta del bilancio, presentato dall’Assessore alle Finanze, Antimo Manzo. In particolare il Piano di fabbisogno triennale prevede l’assunzione nel 2018 per concorso di un nuovo Istruttore direttivo sociale, un nuovo Ingegnere ambientale, un nuovo Assistente sociale, 5 nuovi vigili urbani a scorrimento delle graduatorie previe procedure di mobilità e 4 ex LSU con l’accesso agli appositi fondi regionali per la stabilizzazione. Per l’anno in corso sono anche previsti contratti full time a tempo determinato per 3 Educatori professionali, 15 Assistenti sociali, 7 Direttori amministrativi contabili e due Sociologi che saranno assunti attraverso i fondi PON Inclusione FESR 2014-2020. Su proposta dell’Assessore all’Urbanistica, Maria Cristina Iazzetta la giunta presieduta dal Sindaco Tuccillo ha inoltre introdotto la regolamentazione per la  «monetizzazione» delle aree a standard urbanistico. Diventa così possibile prevedere, in sostituzione della cessione di aree  e  della realizzazione  di verde e parcheggi, un compenso in denaro per qualsiasi intervento di demolizione e ricostruzione, modifica,  ristrutturazione e cambio di destinazione d’uso degli immobili. I proventi della  «monetizzazione» saranno impiegati  dall’amministrazione, mediante la  costituzione  di un fondo ad hoc, per realizzare su iniziativa pubblica aree a verde e parcheggi in città.