Le misure dell’Isis

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L’Isis è viva e lotta contro di noi. Da diversi mesi era venuto meno il clamore di attacchi a luoghi simbolo o a persone ignare da parte dei musulmani radicalizzati. La cronaca di queste ore ci avverte che è inutile farsi illusioni, perché questi tipi così turbati vogliono in tutti i modi accopparci e schiantarsi in nome di una improbabile fede che conduce al martirio (che strana fede!).

E così abbiamo che un algerino di 22 anni è andato a fracassarsi con una macchina rubata contro le fioriere installate per proteggere la basilica di Pompei. Ma abbiamo pure una rete di jihadisti con base a Torino che, prima dell’arresto avvenuto nelle ore scorse, vedeva gli adepti indottrinarsi a vicenda con l’obiettivo di colpire gli “impuri di fede”.

L’ordine era preciso: “Agli infedeli bisogna tagliare i genitali!”. Dico io, perché i genitali, eh? perché? Cosa avete contro i nostri genitali? Ciò dimostra che il loro risentimento è fuori misura, anzi, forse il loro è solo un problema di misure. La loro guerra di religione è mossa da un solo, inconfessabile, odioso sentimento: l’invidia.

La loro è tutta invidia.

Somma Vesuviana, l’Odissea dell’area pubblica di Rione Trieste affidata infine all’Accademia Vesuviana

Questa è una storia che viene da lontano, si dipana e si attorciglia su sé stessa con affidamenti, dinieghi, aggiustamenti, riaffidamenti, politica e burocrazia. Era novembre 2016 quando demmo notizia dell’affidamento in gestione del campo, con annesso parco e altri spazi, di Rione Trieste. Poche settimane prima la diocesi di Nola aveva assegnato in gestione, all’Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche, la chiesa sconsacrata di Santa Maria di Costantinopoli. A novembre 2016, dunque, il campetto da sempre preda di incuria e di vandali viene affidato – tramite aggiudicazione di un bando per manifestazione di interesse – al presidente dell’Accademia, Biagio Esposito. La decisione è presa dalla commissione comunale nominata con determina dirigenziale e presieduta dalla responsabile di posizione organizzativa Monica D’Amore.

Ma andiamo con ordine.  Il bando era stato indetto nel luglio precedente, dopo ormai quattro anni dall’avvio dei lavori al parco pubblico (dicembre 2015) con annunci da Palazzo Torino (il sindaco era Pasquale Piccolo, oggi consigliere di opposizione). La progettazione del parco era stata affidata agli architetti Luigi Esposito e Pasquale D’Avino durante l’amministrazione di centrosinistra del sindaco Vincenzo D’Avino, l’opera fu poi ripresa dal sindaco Ferdinando Allocca.  E a seguito di numerosi raid vandalici, già frequenti nel 2012, la ditta che si aggiudicò la gara dovette provvedere più volte a ripristinare i luoghi e riparare i danni. I primi di dicembre 2015,  con il coordinamento dell’architetto Mena Iovine,  il piccolo parco pubblico di Rione Trieste, con tanto di campetto sportivo e area giochi, allocato tra il plesso di scuola primaria e dell’infanzia del II circolo didattico e la chiesa sconsacrata del rione, è completato, vede finalmente la luce. Reti metalliche, erba sintetica, panchine, spazi puliti e ripristinati. I ripetuti atti vandalici rischiavano – se non si fosse presa immediatamente una decisione sul futuro di quegli spazi – di disegnare un’altra area di nessuno, un’altra piazza Europa per intenderci. In ogni caso si procede alla manifestazione di interesse – ma di mezzo ci si mettono le continue difficoltà di cui la giunta Piccolo ha sofferto fin dall’inizio e tutte interne alla maggioranza. Per farla breve, alla fine anche l’aggiudicazione c’è: all’Accademia Vesuviana, come detto. A Biagio Esposito, suo presidente.

Sembrerebbe una strada ben delineata. Ma non è così. L’aggiudicazione avviene a novembre 2016, per l’appunto. Ma a gennaio 2017 accade qualcosa. Il 17 di quel mese, lo stesso giorno in cui Pasquale Piccolo rassegna le sue dimissioni, sul sito del comune (erano le 12, 23) compare una comunicazione ufficiale firmata dal responsabile di posizione organizzativa, l’architetto Monica D’Amore. Il documento informa che le proposte sono da ritenersi inidonee e che dunque l’affidamento è stato revocato. Il presidente dell’Accademia, Biagio Esposito, scrive poco dopo sui social: «Sono colpi di coda di amministratori locali, ancora una volta saremo costretti a ricorrere alle autorità giudiziarie per far valere le regole della legalità e di un diritto. Colpi di coda del signor sindaco di Somma Vesuviana contro di noi, vincitori di una regolare gara di appalto: pur di non affidarsi all’Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche, come da giusto verbale di aggiudicazione gara, oggi si pubblica una determina di rettifica e di annullamento di assegnazione. Noi, come prescrive la legge, abbiamo già dato mandato ai nostri avvocati amministrativisti e penalisti, per vederci riconoscere il diritto di legittimi assegnatari».

«Entrambe le offerte della procedura in parola non sono idonee a conseguire gli indirizzi dell’Ente, vista la comunicazione n.22747 dell’assessorato allo Sport e al Patrimonio che comunicava la volontà di implementare l’area in premessa dotandola di tutto quanto necessario per consentirne un uso pieno e continuo nel tempo, affinché la stessa possa diventare un impianto sportivo a tutti gli effetti» – si legge invece nell’atto del Comune.

 Intanto le dimissioni di Piccolo divengono definitive e si aprono nuovi scenari mentre Somma si appresta alle elezioni amministrative. Il 24 di febbraio Biagio Esposito fa pervenire una diffida al viceprefetto Carolina Iovino, chiedendole di andare avanti con la procedura di affidamento del campetto di Rione Trieste e degli spazi circostanti, ritenendo illegittima la determina con la quale l’amministrazione Piccolo aveva annullato l’affidamento.

E veniamo ai giorni nostri. L’ex sindaco è tra i due o tre consiglieri più agguerriti sui banchi di opposizione, il presidente dell’Accademia  finalmente ha ottenuto dall’amministrazione Di Sarno  l’agognato affidamento. Martedì scorso, 28 marzo 2018, il contratto per la gestione del campetto è stato sottoscritto. Un contratto di partenariato sociale per la valorizzazione e la manutenzione dell’area comunale attrezzata adiacente il plesso scolastico di via Costantinopoli. Le firme sono quelle di Monica d’Amore, responsabile del servizio, a rappresentare il Comune; e quella di Biagio Esposito, legale rappresentante dell’Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche. Alla base del contratto c’è la formula del “baratto amministrativo” disciplinato dal nuovo Codice Appalti il cui articolo 190 prevede che singoli cittadini o associazioni possano occuparsi della manutenzione, abbellimento, valorizzazione, di pezzi di città mediante idoneo contratto di partenariato. Detto, fatto, firmato. Visto poi che il 13 maggio del 2016 anche il regolamento sul baratto amministrativo era passato e approvato in consiglio comunale. Giacché, inoltre, non solo ad ottobre 2017 è stato deciso di completare il procedimento iniziato e giunto fino all’affidamento provvisorio ma si è anche provveduto, il 22 marzo scorso (2018), ad affidare definitivamente le attività previste nel precedente bando all’Accademia Vesuviana. Per quattro anni. A fronte di 900 euro di canone da corrispondere al Comune. Novecento euro all’anno, sia chiaro. Ovviamente l’Accademia si è assunta, oltre agli onori, anche parecchi oneri: attività quotidiane di accoglienza per l’utilizzo di attrezzature e spazi (campo di calcetto, pista di bocce, area gioco per bambini, spazi di accesso e disimpegno), supporto e manutenzione, pulizia e custodia (h24, dunque si suppone che potrebbero diminuire anche i ripetuti furti e raid vandalici alla scuola adiacente); gli spazi ludici dovranno rimanere aperti tutti i giorni feriali dalle 8 alle 13 e dalle 15 alle 20, 30, di sabato fino a mezzanotte. Subito dopo la stipula del contratto, l’Accademia dovrà far pervenire al Comune un calendario delle attività e degli eventi fino al 31 dicembre 2018, assicurare l’allestimento dell’area gioco e dotare l’area di wi-fi e videosorveglianza, nonché riqualificare alcuni percorsi interni, sistemare le aiuole, installare panchine, un tavolo in pietra e cestini gettacarte oltre che dotarsi di strutture che impediscano l’accesso di auto e moto, allestendo pure una rastrelliera per biciclette. Alla struttura avranno pieno accesso gli alunni di tutti gli istituti scolastici, così come il Comune per propri eventi – coordinandosi naturalmente con il programma presentato dall’Accademia – e l’impianto non potrà essere utilizzato per finalità non previste dal contratto. Un contratto per nulla stringente: i proventi derivanti dalla riscossione di quote di utilizzo delle strutture ludico ricreative andranno all’Accademia (tariffe già stabilite: 11 euro l’ora per il campo da calcetto; 5 euro per la pista di bocce; accesso gratis all’area giochi). Ma c’è di più: nel contratto è ben stabilito che l’area, ai fini della valorizzazione, potrà ospitare un chiosco bibite. Per quest’ultimo servirà un’altra procedura pubblica alla quale potrà partecipare, evidentemente, anche l’Accademia.

Pollena Trocchia, venerdì santo: il programma della via Crucis

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Dopo gli appuntamenti della Domenica delle Palme le tre comunità parrocchiali cittadine anche per il Venerdì Santo hanno messo in programma processioni lungo le vie del paese. Quella organizzata dalla parrocchia San Gennaro inizierà a partire dalle ore 19:30 dallo spazio antistante l’istituto alberghiero “Ugo Tognazzi” in località Parco Europa, proseguirà lungo viale delle Rose, quindi attraverserà viale Europa e terminerà presso lo spazio verde antistante proprio viale delle Rose. Stesso orario d’avvio anche per la via Crucis organizzata della parrocchia Santissima Annunziata di Trocchia, con partenza dalla chiesa e prosieguo lungo via Caracciolo e via Vigna, fino alle abitazioni Ciriello-Cennamo. Ultima a cominciare in ordine di tempo, la parrocchia San Giacomo Maggiore, che venerdì al termine della celebrazione della Passione del Signore, alle ore 20 circa, darà avvio alla Via Crucis Vivente che interesserà via Cappelli, Corso Umberto I, Piazza Donizetti, via San Giacomo, via Cimitero, via Marconi, via Massa e Piazza Amodio. “Sono lieto che le parrocchie del nostro territorio lo animino con eventi di devozione e riflessione sui valori più autentici del cristianesimo e spero che, proprio come per la Domenica delle Palme, tanti cittadini decidano di prendere parte alle processioni” ha detto il Sindaco del comune vesuviano, Francesco Pinto.

Il capretto di Sant’Anastasia: una movimentata  storia di transumanze, di affari e di guerre commerciali.

Ripubblico un articolo già pubblicato nel 2011. Madonna dell’ Arco e gli stazzi lungo gli alvei del Somma erano l’approdo  invernale delle greggi provenienti dall’ Avellinese.  Come si costruirono il mercato del capretto e l’arte dei macellai anastasiani.  “’O capretto int’’a votta”. Nel 1892 il sindaco di Napoli dichiara guerra al capretto anastasiano: una guerra assai aspra, che dura sei anni. La clamorosa protesta del corteo guidato dal sindaco Liguori.   Sono chiare le ragioni storiche che fecero nascere e alimentarono la fama del capretto di Sant’Anastasia: le greggi dei Domenicani, di cui fanno menzione i cronisti dell’eruzione del 1631; gli stazzi lungo gli alvei del Somma, che i Domenicani e i privati davano in fitto ai pastori avellinesi, protagonisti di una transumanza interna che meriterebbe di essere descritta; la fiera di Pasqua ; il grande numero di taverne e cantine tra Somma e Volla, in cui Carlo Augusto Mayer, Gregorovius, Jacob Abbott, l’autore della prima Guida turistica della provincia di Napoli in lingua inglese, e poi Mario Soldati e Domenico Rea si sedettero, tra folle di anonimi avventori, a gustare lasagne, arrosti di capretto, ‘ntruglietielli, la pastiera di grano, i liquori alle erbe. Nella storia dell’alimentazione vesuviana un capitolo intero tocca di diritto alle “pastiere di grano“ che Antonio Menichini di Ottajano e Gaetano Angrisani di Sant’Anastasia preparavano, nei primi anni del Novecento, secondo le ricette di conventi e monasteri, e un altro capitolo tocca a una cinica “specialità“ dei macellai di Sant’Anastasia e di Pollena, “‘o crapetto int’’a votta“, il capretto lattante cresciuto dalla nascita, e non oltre un anno di vita, in una botte, perché la coscia restasse tenera, non si indurisse nello zampettare sulle pietre. Ferreo fu il controllo che i Borrelli di Sant’Anastasia esercitarono, almeno fino al 1875, sul contrabbando che immetteva ogni giorno carni macellate fresche e carni salate nella città di Napoli attraverso il “porto franco“ della barriera al Ponte della Maddalena. Per tutto l’Ottocento i sensali anastasiani controllarono il commercio degli ovini a Teverolaccio di Succivo – il più importante mercato per il rifornimento alimentare di Napoli -, a Nola, a Maddaloni: l’ultimo importante sensale, tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, fu Marino Paparo. Non dobbiamo meravigliarci se i nomi di mercanti e macellai di Sant’Anastasia compaiono, non raramente, nei registri di polizia come ricettatori e incauti acquirenti di capretti, agnelli e vitelli che le bande dei razziatori vesuviani portavano via dagli ovili e dalle stalle di Acerra e del Pantano di Aversa. La storia dell’alimentazione di Napoli comprende anche un capitolo “nero“, quello della delinquenza organizzata che a partire dal regno di Murat controlla, con la feroce logica dell’impresa di camorra, il mercato di tutta la linea degli alimenti, dai cereali al vino. Se non si scrive questo capitolo “nero“, in cui la delinquenza del vesuviano e del nolano ha un ruolo centrale, ancora durante gli anni del fascismo, e, per alcuni aspetti, ancora oggi, ogni Storia della camorra risulta monca. La guerra “daziaria“ contro il capretto di Sant’Anastasia venne dichiarata dai mercanti e dai macellai di Napoli nel 1854. Ci fu, subito dopo, una tregua trentennale, interrotta ogni tanto da proteste e “pronunciamenti“, soprattutto quando tra le greggi infierivano morbi infettivi. Infine si ricorse di nuovo alle armi: nel 1890 il sindaco di Napoli, Giuseppe Caracciolo marchese di Santagapito e di Torella, dispose che la carne di capretto anastasiano venisse sottoposta, presso le barriere daziarie, a ferrei controlli sanitari: si cercava il pretesto per bloccare definitivamente l’arrivo quotidiano di carne ovina da Sant’ Anastasia, e in particolare, dei capretti e degli agnelli “lattanti“, assai richiesti dai ristoranti e dalla “classe agiata“. Ma le carni dei capretti anastasiani superarono ogni controllo, grazie anche allo scrupoloso lavoro dei veterinari dell’Ufficio Sanitario, in quegli anni diretto dal dott. Tommaso Liguori, fratello del sindaco, e all’organizzazione del macello comunale, che il regio pretore mandamentale descriveva, in una sua relazione, come “prossima alla perfezione, tanto che in questo macello non si avvertono i fetori di cui è sempre corrotta l’aria di luoghi consimili“. Nel dicembre del 1892 il sindaco di Napoli, Salvatore Fusco, rotti gli indugi, decretò che venissero chiusi tutti i varchi daziari alla carne ovina che proveniva da Sant’ Anastasia: ai sensi dell’ art. 20 del Regolamento del Macello di Napoli, che vietava l’immissione in città di capi di “bestiame minuto“ macellati, il cui peso superasse i 3 kg. Il sindaco Liguori prima cercò di ammorbidire, con l’aiuto del Prefetto, il collega napoletano, poi, risultando sterile la via diplomatica, si rese protagonista di un’azione clamorosa: alle quattro del mattino del 28 gennaio 1893 si presentò alla barriera daziaria della Marina, alla testa di un corteo di mercanti e “chianchieri“ di Sant’ Anastasia e di carri carichi di ovini macellati. I cronisti, che, avvertiti, erano accorsi sul posto, furono testimoni della violenta protesta del sindaco, dell’imbarazzo delle guardie che, data anche l’ora, non sapevano a chi chiedere lumi, e della prontezza degli anastasiani, che, approfittando dello sconcerto delle guardie, superarono la barriera e introdussero in città il loro prezioso carico. Ma il sindaco di Napoli resistette a ogni pressione: non ritirò il decreto nemmeno quando il Tribunale diede ragione, in prima istanza, ai sensali e ai mercanti di Sant’Anastasia, i cui interessi erano difesi dagli avvocati Coppola e De Luca. Vi furono altre clamorose proteste degli anastasiani che lavoravano nel settore: quasi 500 degli 8700 abitanti della cittadina. Infine, bloccate le strade, reali e metaforiche della legalità, vennero ripristinati rapidamente i percorsi del contrabbando: tra l’altro, il chiasso intorno alla vicenda aveva fatto una grande pubblicità ai capretti vesuviani, e la richiesta del mercato aumentava di giorno in giorno. Venne rispolverata la pratica più antica e collaudata, la corruzione dei controllori; ma nel marzo del ’94, nell’imminenza della Pasqua, i carabinieri fecero un po’ di pulizia alle barriere arrestando contrabbandieri di carni, di vino e di spirito, e un buon numero di guardie daziarie. La guerra finì nel 1898.      

Pompei, algerino contromano: spunta ipotesi terrorismo

Evoca “episodi di attentati terroristici” l’episodio avvenuto lunedì scorso a Pompei, dove un algerino ha percorso contromano, su un’auto rubata, una strada nei pressi del santuario. Lo scrive il giudice monocratico di Torre Annunziata (Napoli), nella sentenza di condanna nei confronti di Othman Jridi, 21 anni, giudicato martedì per direttissima. Il magistrato – riferiscono organi di stampa – ha anche chiesto al pm di valutare se trasmettere gli atti al pool antiterrorismo della Procura di Napoli. Il giovane, sul quale pendono due provvedimenti di espulsione emessi in Italia e Francia, è stato condannato a due anni e otto mesi di carcere per furto di auto e false dichiarazioni. Lunedì i carabinieri, avvisati dai vigili urbani che lo avevano sorpreso in auto davanti alla basilica, lo hanno bloccato mentre tentava di nascondersi su un bus. Durante l’udienza ha recitato una litania in arabo e ammesso l’assunzione di sostanze psicotrope prima di mettersi alla guida “per sentirsi più vicino ad Allah”.

Caivano: donna arrestata per spaccio di carck

I Carabinieri della Compagnia di Casoria hanno tratto in arresto Nunzia De Falco, una 39enne residente presso il Parco Verde di Caivano. La donna è stata individuata e bloccata dagli operanti in piazza Mimosa subito dopo aver ceduto a un acquirente una dose di crack. Perquisita, è stata trovata in possesso di 180 euro ritenuti provento di attività illecita che le sono stati sequestrati. L’arrestata è stata tradotta ai domiciliari.

Sant’Anastasia, disabili e ragazzi della Mir scrivono al sindaco: “Grazie per la nuova sede”

La sala della Biblioteca Comunale, recentemente ristrutturata e nuova sede destinata dal sindaco e dall’assessore alle politiche sociali, Palmarosa Beneduce, ad accogliere i diversamente abili e l’associazione MIR, impegnata nel seguire soggetti in disagio sociale, è stato il luogo d’incontro per lo scambio di auguri pasquali.  Gli utenti, gli operatori ed i volontari hanno accolto il primo cittadino, Lello Abete, con un applauso, dando poi voce ai loro pensieri attraverso la lettura di due missive: “Caro sindaco, ti ringraziamo per averci dato la possibilità di stare in questo centro bellissimo, dove ci sentiamo a casa nostra e dove la convivenza ha fatto stringere nuovi rapporti tra noi. E’ bellissimo sapere che c’è qualcuno che pensa a noi e alle nostre esigenze, che a volte sono tante, ma tu sei una persona sensibile e disponibile a risolvere i tanti problemi. Ti siamo vicini anche noi e preghiamo che tu abbia sempre questa stessa bontà che ti porta a stare vicino alle persone più deboli. Ti preghiamo di dare da parte nostra gli auguri di salute, pace e amore all’assessore Palmarosa Beneduce, come lei ha dimostrato sempre nei nostri confronti. Ti raccomandiamo di dirle che le vogliamo bene e facciamo gli auguri a te, alle famiglie e a tutta l’Amministrazione comunale”. A nome di tutti, hanno consegnato due oggetti da loro creati alla responsabile del servizio, dott.ssa Margherita Beneduce ed al sindaco, che ha ricambiato donando a tutti ovetti di cioccolata ed un biglietto augurale. “E’ stato un momento di gioia, preparato dai ragazzi della Mir e dai diversamente abili, ben integrati tra di loro, che – dice il Sindaco Lello Abete – mi hanno piacevolmente sorpreso con le loro lettere. Sono stato profondamente colpito dalla loro gioia e dai ringraziamenti ricevuti per la nuova sede in cui sono stati accolti”.

Napoli, Trasporto Pubblico: presso la Prefettura del capoluogo partenopeo si parla di sicurezza

Il Prefetto ha commentato le motivazioni del disagio sociale che, a sua opinione, sono legate anche alla notevole quantità di popolazione giovanile presente nel territorio ed alla abitudine, tutta napoletana, all’evasione del pagamento del biglietto. Invita pertanto le Organizzazioni Sindacali ad agire per modificare il “sentire” della popolazione.

Il Questore, dopo aver illustrato le nuove azioni di contrasto alla violenza negli ambiti del TPL, che si metteranno in esser a breve (presidio delle Forze Armate nelle stazioni di Porta Nolana e Piscinola, controlli a macchia di leopardo su stazioni, fermate, bus e convogli) ha evidenziato che occorre che le Aziende investano nelle nuove tecnologie di sorveglianza audiovisiva che, a suo avviso, permetteranno la soluzione di molti problemi e che, sia le Aziende sia il personale tutto, non possono pensare che passando il problema in Prefettura il tutto venga risolto.

Durante la discussione tenutasi, le OO.SS. hanno richiesto invece che TUTTI gli ambiti del TPL siano soggetti ad un’attenzione che finora non si percepisce, con uno “sgombero” preventivo ed efficace degli indesiderati che spesso riuniti in branco sono la vera causa della microdelinquenza che vivacchia sulle nostre linee ferroviarie ed automobilistiche e che troppo spesso poi sfocia in eventi tragici.

Il Sindacato OR.S.A. ritiene deludente ed autocelebrativo il commento sulle azioni intraprese, poiché nella realtà i tempi di intervento e le modalità di esecuzione degli stessi fino ad ora attuati, non sono compatibili con il degrado del nostro territorio e demandare alle Aziende un’attività di tutela del territorio è fuori luogo.

Le ferrovie non possono diventare Ferrovie Armate ed il Trasporto Pubblico Locale fa… Trasporto e non Ordine Pubblico.

Già è difficile, per i lavoratori, ed in qualche caso impossibile controllare gli accessi agli impianti senza rischiare personalmente, figuriamoci intervenire per liberare una stazione o un pullman da malintenzionati.

Noi sappiamo da dove veniamo e sappiamo dove stiamo andando, ma le istituzioni lo sanno dove stiamo andando a finire?

Somma Vesuviana rivive la tradizione, la processione del Cristo Morto sulle note del Miserere

Il responsabile dell’Archivio Storico cittadino, Alessandro Masulli, descrive con accuratezza le testimonianze che ci giungono dal passato e che nel corso degli anni hanno dato vita ad un rito di commovente bellezza.

 

Il primo gennaio 1650, dopo che si erano verificate grandi calamità et miserie estreme tra la popolazione di Somma, trentotto fra gentiluomini ed ecclesiastici Sommesi oriundi o forestieri residenti decisero di istituire in una cappella  dell’Insigne Collegiata una Compagnia della Morte sotto il titolo di Santa Maria delle Grazie,  a fine di soccorrere alli poveri nelli loro estremi bisogni così nel temporale come nel spirituale et per suffragio anco dell’anime del Purgatorio et di altre opere pieTale compagnia fu dapprima aggregata all’Arciconfraternita della Morte e Orazione di Roma il 20 aprile  1650 e successivamente nel 1699 a quella di San Giovanni Decollato della stessa Alma Città. Nel 1705 assunse la denominazione di Pio Laical Monte della Morte e Pietà.

Fra tutte le opere di culto, quella tenuta in massima considerazione dal sodalizio era la celebrazione dei Dolori di Maria il Venerdì Santo che terminava con la processione detta dell’Addolorata. L’articolo ventotto dello Statuto del sodalizio, datato 26 gennaio 1804, ci attesta che: “…con dovere pur anche giusta l’antica solito far solennizzare in ogni anno la festività di S. Maria de dolori nel Venerdì di Passione, con messa cantata, orazione panegirica, esposizione; e ne sette Venerdì precedenti tal festività nel giorno esporre all’adorazione il Santissimo…” All’epoca, quindi, la processione dell’ Addolorata non era  ancora introdotta tra le pratiche di culto del sodalizio, mentre veniva  contemplata per la prima volta  la festività liturgica della Madre dei dolori. Da una relazione, invece, del 1857 del Vicario Foraneo Don Francesco di Mauro – citata dal compianto Giorgio Cocozza in un articolo di Summana n°33 – si è appreso sorprendentemente che per alcuni anni, tra la prima e la seconda metà dell’Ottocento, la processione dell’Addolorata usciva dalla Parrocchia di San Giorgio anziché dalla Collegiata.  Più tardi, ancora, il primo gennaio 1889, il Prefetto dell’Arciconfraternita, Augusto Vitolo Firrao, in un suo cenno storico sul sodalizio, inviato alla Curia Vescovile di Nola, scriveva:… in questa Cappella si praticano tutte le sacre funzioni del Sodalizio; e fra l’altre nel Venerdì Santo vi si celebrano i dolori di Maria SS. con una solenne processione, simulante l’esequie di N. S. Gesù Cristo dal Calvario al sepolcro con la Vergine Addolorata,  e ch’è tenuta in molta divozione dalla cittadinanza…

Le notizie sopra citate ci confermano quindi le origini ottocentesche del corteo dell’Addolorata con il Cristo Morto e rivoluzionano vecchie supposizioni che lo facevano risalire alla seconda metà del XVII secolo. Una cosa certa è che questo genere di dramma sacro, già in voga nella seconda metà del secolo XVII in tutto il Regno di Napoli, fu molto propagandato dal Collegio dei Gesuiti. L’impiego di croci, sudari, corone, spine e così via, si ricollega alle attente descrizioni fatte dagli scrittori napoletani del Seicento riguardanti le processioni  dette degli Spagnoli. Il rito del Venerdì Santo, oltre a essere una testimonianza di fede, rappresenta un appuntamento fisso e ben inserito nel contesto socio-culturale del paese. A rinnovare il rito, oltre alla Arciconfraternita organizzatrice, vi sono tre altre confraternite: SS. Sacramento, S. Maria della Neve e S. Maria della Libera. Il corteo in sai bianchi, la statua settecentesca della Madonna Addolorata, vestita a lutto, l’artistica scultura del Cristo Morto, rappresentano l’ultimo atto della scenografia drammatica della Pasqua sommese. I suggestivi cori del Miserere e le intense marce funebri rendono ancor più struggente il lutto collettivo che vive la città.  La stessa funzione dei portatori delle statue sembra che sia uno dei ruoli più ambiti della tradizione locale e ad aggiudicarselo sono sempre gli esponenti delle stesse famiglie. Un breve cenno è doveroso fare sulla stupenda vestizione dell’Addolorata che raccoglie l’immensa venerazione del popolo.

L’abito, indossato dalla Dolorosa il 30 marzo 1956, fu descritto accuratamente e curato dalla ditta Silvestri di Napoli: in doppia faglia tutta seta di bozzolo di colore nero con ricamo eseguito a mano, con filati in oro dorato fino e guarnito con tramezzo dorato. Il manto, invece, era di doppio ermesino con seta di bozzolo di colore nero con numerose stelle e tramezzo dorato in giro. Negli ultimi anni sono state apportate delle piccole modifiche, ma sempre mantenendo lo stile del 1956. La statua lignea del Cristo Morto,invece, giacente su un sudario in espressione di doloroso abbandono, è una vera opera d’arte che trova origine in un certo pietismo di origine iberica. Di quest’opera si ignora l’autore, ma sappiamo che nel 1933 e 1966 fu restaurata dal compianto pittore sommese Ciro Beneduce. Concludo, affermando che lo spirito con cui i confratelli devono dare testimonianza al Cristo Morto e alla Madre dei Dolori con la loro processione deve essere il segno di mistica continuità della pia tradizione, sulle orme dei loro avi che nei tempi passati, nello stesso giorno, alla stessa ora, per le stesse vie cittadine, rivivevano in modo esemplare il dramma del Calvario di Dio fatto uomo per redimerci tutti.

a cura di Alessandro Masulli. Foto del Prof Fifino D’Avino  

Somma e Ottaviano, nuovi bus per raggiungere l’Università di Fisciano

Summit con i vertici Eav dei sindaci Capasso e Di Sarno

L’Università di Salerno è più vicina per gli studenti di Ottaviano e Somma Vesuviana: due nuove corse garantiranno il collegamento in autobus tra i due Comuni vesuviani e le numerose facoltà che si trovano a Fisciano. Ad annunciarlo sono i sindaci di Ottaviano e Somma Vesuviana, Luca Capasso e Salvatore Di Sarno, che hanno incontrato i dirigenti Eav nei locali del Comune di Ottaviano. I due amministratori hanno spiegato ai rappresentanti dell’azienda di trasporti che controlla anche Eavbus che il territorio vesuviano necessità di maggiori collegamenti con l’Ateneo salernitano. Eav ha così deciso di avviare due corse, una all’andata alle 7 del mattino e l’altra al ritorno, alle 17.30. Il servizio partirà a fine aprile. Soddisfatti Capasso e Di Sarno. Per il primo cittadino di Ottaviano “fondamentale è stato l’apporto del comitato civico Cifariello, che ha lavorato per creare le condizioni di un dialogo tra i Comuni e l’Eav”, mentre Di Sarno spiega: “gli studenti avevano più volte lamentato l’assenza totale di mezzi pubblici atti al trasporto verso le facoltà di Fisciano. Ora abbiamo ottenuto un primo risultato”

(Fonte foto: rete internet)