Dolore e commozione ai funerali di Luigi Cangianiello. Il parroco: “L’amore può essere crocifisso, ma non può morire”
Al via il programma “Mi voglio bene”, visite gratuite alla mostra d’oltremare
A Napoli teatrodanza per i bambini
Somma Vesuviana, al terzo circolo didattico i bimbi divengono poeti
Le mamme degli alunni dell’ex Bertona esprimo entusiasmo per il lavoro compiuto dalle maestre che hanno conciliato la giornata della poesia, il primo dì di Primavera, con il coinvolgimento dei piccoli studenti in un percorso didattico che prevede la stesura di un testo poetico.
“Un uomo può uccidere un fiore, due fiore, tre…ma non può contenere la primavera” (Mahatma Gandhi), non può contenere quel miracolo di rinascita che ogni anno irrompe nelle nostre vite con una forza inarrestabile: la natura si risveglia e si dipinge di teneri colori regalandoci un’esplosione di emozioni.
Non è una data casuale, dunque, quella scelta dall’Unesco, il 21 marzo, per celebrare l’arte della poesia e della creatività, in cui il giorno consacrato alla poesia si lega simbolicamente a quello della rinascita e del risveglio rappresentato dall’equinozio di primavera.
In tanti ne hanno festeggiato l’incanto ed anche sul nostro territorio non sono mancate iniziative organizzate per questa ricorrenza. Degni di nota sono, sicuramente, i versi genuini, messi in scena dai bambini della IV C e IV D del Terzo Circolo Didattico “Ex-Bertona” di Somma Vesuviana, grazie alla professionalità e alla passione delle maestre Rosa Allocca, Pina Rianna, Raia Raffaella e Laghi Annalisa che, ad inizio anno scolastico, hanno intrapreso un faticoso ma eccezionale percorso didattico finalizzato ad approfondire e potenziare le conoscenze e le competenze dei bambini relative alla stesura di un testo poetico, tenendo conto sia degli aspetti prosodici, stilistici e retorici che contenutistici dettati dal profondo delle loro esperienze personali e dal loro mondo interiore . Con grande maestria, sono riuscite ad accendere quella scintilla capace di portare “alla luce” il poeta nascosto in ogni bambino, pronto a regalare grandi meraviglie e farli volare con la fantasia. Ne sono derivate composizioni semplici ma davvero singolari e cariche di significato.
E’ guerra a licenziamenti e cessione: occupato l’Auchan di Napoli. Faccia a faccia alle 10. Il messaggio dei francesi
Ieri sera i 140 giovani e meno giovani lavoratori dell’Auchan di Napoli, dopo aver messo a segno in mattinata lo sciopero a oltranza con relativa serrata del punto vendita, hanno occupato l’ipermercato di via Argine. Gli addetti hanno trascorso la nottata nel grande negozio ubicato all’interno del centro commerciale di proprietà della multinazionale francese. Si stanno dando il cambio a gruppi. Nel pomeriggio avevano già occupato la direzione, dove sono stati raggiunti dall’assessore regionale al Lavoro che non c’è o che prende il volo, Sonia Palmeri. Intanto c’è attesa in un clima di tensione che si taglia a fette. Stamattina, alle 10, l’azienda incontrerà i sindacati nel centro commerciale. E’ dunque aperta la lotta per salvare i posti di lavoro. In base a indiscrezioni autorevoli l’ipermercato è stato ceduto a sorpresa già a febbraio alla Sole 365, un gruppo di Castellammare di Stabia appena emergente. Ma la cessione si è consumata senza che i lavoratori e i sindacati ne sapessero niente durante tutto questo frattempo. In ogni caso l’Auchan ha già prennaunciato alle organizzazioni di categoria che potrà cedere alla società subentrante solo una parte dei 140 dipendenti, cosa che evidentemente è compresa nell’accordo con la Sole 365. Licenziamenti in vista, quindi. Amarus in fundo i sindacati temono che l’impresa subentrante non intenda applicare le tutele contrattuali, il trattamento salariale e riconoscere quei diritti che finora aveva garantito la multinazionale francese. Multinazionale che ha fatto pure capire che lascerà la Campania al più presto. Saranno dunque ceduti pure gli ipermercati di Nola, Pompei, Giugliano e Mugnano. Circa 800 gli addetti complessivamente interessati all’operazione. Non si sa quanti di loro saranno licenziati. Comunque nel frattempo Auchan ha mollato l’anello più debole della già debole catena campana. L’ipermercato di via Argine è infatti dislocato nella zona italiana probabilmente più colpita dalla crisi epocale che si trascina dal 2008, nel triangolo dei poverissimi quartieri a oriente di Napoli: Barra, San Giovanni a Teduccio, Ponticelli. 150mila persone ridotte all’abbandono da decenni e rimaste senza un’industria degna di questo nome. Un’area dormitorio in cui la disoccupazione regna sovrana e in cui persino le pizzerie effettuano orari da coprifuoco a causa della povertà imperante. Ma sul mancato decollo del centro commerciale Auchan di via Argine pesa pure la mancata riconversione dell’ormai ex area industriale a est di Napoli. Un ammasso di ferraglie inutili, di rifiuti tossici e raffinerie in fase di smantellamento che tagliano in due la città sfregiandola letteralmente. “Per non parlare – spiegano i sindacalisti della Uiltucs e della Filcams Cgil impegnati nella vertenza – della cattiva gestione aziendale del centro commerciale e soprattutto dell’ipermercato, delle mancate strategie di vendita, della concorrenza sleale dei piccoli market dell’illegalità: tutto questo e altro ancora stanno uccidendo la grande distribuzione dei contratti più o meno decenti e delle tutele dei diritti che grazie al sindacato e alla tenacia dei lavoratori è stato possibile far garantire finora”. L’altro ipermercato che Auchan ha ceduto è il “La Rena” di Catania, zona pure questa molto depressa. La multinazionale francese intende mollare 22 iper nel centrosud, dove la ripresa stenta e dove quindi si registrano i buchi di bilancio più vistosi. Nel frattempo ieri l’azienda d’Oltralpe ha diramato un comunicato stampa. ” I vertici di Auchan Retail Italia – vi si legge – hanno comunicato ai collaboratori e alle rappresentanze sindacali degli ipermercati di Napoli, in via Argine, e di Catania, in via La Rena, la decisione dell’azienda di interrompere l’attività commerciale nel corso del mese di aprile per la gravissima situazione economica di questi punti vendita, già nota da tempo. Nel caso dell’ipermercato di Napoli – specifica Auchan – l’azienda ha annunciato di aver definito un accordo preliminare per affittare il ramo d’azienda alimentare ad un noto imprenditore locale. Questa operazione potrà garantire continuità occupazionale per una parte dell’attuale organico che sarà rilevata dal nuovo operatore”. C’è un accenno alla questione occupazionale. “Con senso di responsabilità – scrive la multinazionale – l’azienda è impegnata a limitare gli impatti sociali cercando di individuare le migliori soluzioni per ogni collaboratore. Pertanto saranno attivate una serie di iniziative e si aprirà un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali per entrambi i punti vendita”. Secondo il gruppo francese non ci sono più margini per fare passi indietro: ” Dopo anni di continue perdite, nonostante gli sforzi dell’azienda per il rilancio commerciale dei due punti vendita, la situazione di questi due ipermercati non è più sostenibile”. A ogni modo dal canto suo Americo Ribeiro, direttore generale di Auchan Retail Italia, è ottimista. “La nostra forte convinzione – dichiara – è di voler consolidare la nostra presenza in Italia. Attualmente è in corso un processo di trasformazione fisica e digitale della nostra rete, con la convergenza sull’insegna unica e sviluppando la nostra strategia di marca“. Parole che dimostrano una volta di più che l’Italia è un Paese sempre più diviso in due, con un nord che cammina e un sud che sprofonda in un baratro più buio della notte. Del resto la multinazionale ha un presenza nello stivale di tutto rispetto: opera in 19 regioni con circa 19mila addetti ed ha una rete di 1500 punti vendita di cui oltre 350 diretti tra ipermercati a insegna Auchan, supermercati a insegna Simply, IperSimply, PuntoSimply, Auchan e MyAuchan, e oltre 60 drugstore Lillapois. Comunque due anni fa il gruppo francese ha già licenziato attraverso la mobilità volontaria circa 1500 dipendenti, anche in Campania. All’inizio Auchan aveva aperto la procedura di licenziamento ma poi è arrivata l’intesa per gli esodi in incentivati. La maggioranza degli espulsi dal ciclo produttivo è stata però nel centronord. Da queste parti il posto di lavoro, sia pure part time, sia pure a 800-900 euro al mese, è considerato cosa più unica che rara.
In piazza gli attivisti della Terra dei Fuochi. Stamane manifestazione davanti al palazzo di giustizia
Madonna dell’Arco, un fiume in piena di fujenti: cinquecentomila presenze e streaming dal Santuario
Un fiume in piena di devoti e pellegrini per il grande pellegrinaggio del Lunedì in Albis a Madonna dell’Arco. Alla fine della lunga giornata, iniziata con l’apertura delle porte del tempio alle 3 del mattino e terminata con la chiusura poche ore fa (alle 4, 42 del mattino), i dati restituiscono un numero impressionante e oltre le attese: quasi cinquecentomila presenze. Centinaia gli interventi in soccorso dei «battenti» in preda a malori, svenimenti, convulsioni, una missione estenuante e senza sosta per i volontari di croce rossa e protezione civile, per i medici in servizio nella tenda da campo montata a lato del Santuario.
A coordinare le operazioni, un team di soccorso guidato da Ciro Gifuni e il responsabile del centro operativo comunale, Gino Coppola, fianco a fianco con i padri domenicani, i volontari della comunità parrocchiale e i delegati dei battenti. Nella prima serata di ieri, gli interventi sfioravano già i duecento, in Santuario e tra la folla in attesa. Ad accogliere le squadre di fujenti vestiti di bianco e dei colori della Vergine – rosso e blu – padre Alessio Romano, rettore salentino dei padri Domenicani. «Non c’è nel mondo un pellegrinaggio simile a questo – dice il sacerdote – e tolte le manifestazioni di folklore, la maggior parte dei battenti ci crede davvero: le lacrime, gli svenimenti, sono frutto di una fortissima emozione». Una giornata in cui la cittadella mariana di Madonna dell’Arco, popolosa frazione di Sant’Anastasia, è blindata al traffico. Dallo scorso anno sono imponenti anche le misure antiterrorismo per cui già da qualche giorno prima dell’evento carabinieri e militari, poliziotti e vigili del fuoco, agenti di polizia locale e volontari, presidiano le strade limitrofe al Santuario dove poi ieri sono state disposte barriere anti tir e dispiegate unità cinofile prima dell’arrivo delle squadre. I portoni della chiesa si sono spalancati per accogliere i primi fujenti alle tre del mattino, ma prima gli uomini dell’antiterrorismo hanno effettuato una accurata bonifica ambientale in Santuario. Con cinquecentomila presenze in una città che di abitanti ne conta appena trentamila, il rischio di disordini e incidenti è altissimo. E ieri, a parte qualche momento di tensione tra la folla, prontamente sedato dalle forze dell’ordine sia pure in numero non sufficiente – appena un centinaio in tutto, trenta per ciascun turno di servizio – la giornata è filata via liscia. «Ma non può continuare così» – dice il rettore dei domenicani del Santuario, padre Alessio, riaprendo una questione annosa. «Già dalla domenica di Pasqua era chiaro che l’afflusso sarebbe stato imponente – spiega il sacerdote – e sarebbe stato opportuno che l’amministrazione comunale provvedesse a chiudere al traffico il tratto di strada dinanzi al Santuario, provvedimento adottato invece solo dalla notte di lunedì – questo vuol dire che devoti e pellegrini sono stati costretti ad affollarsi in massa, uno a ridosso dell’altro, sui marciapiedi, per evitare di essere investiti dalle auto che continuavano a transitare. Credo sia una assurdità per l’unico evento davvero importante che richiama centinaia di migliaia di persone in città». Comunque sia, anche stavolta il pellegrinaggio si è svolto immutato come accade da mezzo millennio, da quando nel 1450 l’immagine votiva della Madonna dell’Arco cominciò a sanguinare, colpita dal maglio di un giocatore che imprecava contro la cattiva sorte. Fuori dal tempio dove i battenti innalzano i loro canti, le loro preghiere, le loro invocazioni – spesso anche le loro imprecazioni – alla Mamma dell’Arco, impazza il caos della fiera. Bancarelle e venditori ambulanti – molti abusivi – trasformano le strade e la piazza principale di Madonna dell’Arco in una sorta di suk. Il sentore dell’olio bruciato in cui affondano fritture poi smerciate tra la folla si mescola nell’aria invasa dalla musica dei neomelodici suonata da venditori di cd, rigorosamente contraffatti. Imbonitori da fiera e rivenditori di borse e scarpe – con griffe evidentemente false – accanto a gabbie in cui si accalcano tristemente coniglietti, pulcini, quaglie e paperotti, bocce di pesci rossi e criceti. Nessuna amministrazione comunale è mai riuscita nel corso dei decenni a «dominare» la festa, ad evitare il proliferare di abusivi, tant’è che ormai da qualche anno i commercianti locali preferiscono abbassare, per tutto il giorno, le serrande. Novità di quest’anno, il profilo «social» dei padri domenicani. Padre Alessio ha voluto che sulla pagina facebook del Santuario di Madonna dell’Arco andasse in onda il pellegrinaggio live, in diretta. «Forse è una maniera perché tanti possano comprendere cosa accade davvero, riconoscere la portate reale di questo evento che richiederebbe ben altre misure di sicurezza» – spiega il sacerdote. Centomila e più visualizzazioni in poche ore per streaming realizzati in Santuario dove, normalmente, non c’è campo per i cellulari. «Basta avvicinarsi all’immagine della Vergine – ribatte padre Alessio – lì la linea arriva». E sorride.
Addio a Luigi, vittima di Pasquetta della follia stradale
La Pasquetta molesta di Torre del Greco
Nonostante l’intervento dissuasivo di alcune associazioni attive sul territorio, il malcostume, la lordura e l’assenza delle autorità, tradizionali nelle gite fuori porta vesuviane, si ripropongono inesorabilmente anche quest’anno.
Nel più popolato comune vesuviano è tradizione, come del resto altrove, andare in gita in pineta a Pasquetta e nelle altre feste primaverili; il problema è che, nonostante l’esistenza di un parco nazionale, e delle autorità preposte alla tutela dell’ambiente e della legalità, non si prendono provvedimenti per porre freno allo scempio che ignoranza e mancata tutela del territorio ci ripropongono ogni anno.
Alcune associazioni, in vero non tutte quelle che avrebbero dovuto esserci, secondo la richiesta indirizzata al comune, si sono date man forte e, capeggiate da Primaurora e seguite dal Club Alpino Italiano per la Tutela dell’Ambiente Montano, Aucelluzzo.it, il collettivo Volontari Vesuvio, le associazioni di bikers MTB Vesuvio e ASD Vesuvio, Fondali Campania e il Forum dei giovani di Torre del Greco, più una serie di volenterosi amici, si sono presi la briga di fornire sacchetti e buoni consigli alle centinaia di giovani che si apprestavano a trascorrere la Pasquetta nelle pinete torresi di via Montagnelle, via Pisani, via Resina Nuova e via Boccea.
I volontari si sono recati a più riprese lungo i sentieri delle pinete per dialogare con i gitanti e per consigliarli sul come preservare lo stato dei luoghi dopo aver mangiato, bevuto, giocato ed altro ancora, e sul come evitare che un brace trasformasse la pineta in un inferno. Molti dei giovani hanno recepito di buon grado il messaggio ed hanno raccolto il loro pattume per portarlo presso le isole ecologiche locali, altri hanno accantonato i sacchetti lungo la strada, altri ancora hanno raccolto buona parte dell’immondizia ma lasciandola sotto gli alberi.
Lo stato della pineta si è rivelato però quello di un campo di battaglia, anche se, i veterani sostengono che sia andata tutto sommato bene e forse anche meglio degli scorsi anni ma in verità non sono mancati fuochi accesi e lasciati ad ardere fino ad estinguersi da soli o ad opera di chi non voleva rivivere i giorni nefasti del luglio 2017. In alcuni casi ci si è trovati davanti a dei veri e propri roghi dove a bruciare c’era di tutto, il sacchetto ma anche la sedia rotta che era servita durante la giornata.
Inutile dire quindi che per molti, i richiami, sono stati inutili e, anche se colti in flagranza, hanno fatto spallucce, o addirittura deriso chi gli faceva notare l’indecenza del gesto.
Davanti allo scorrazzare delle moto, al caos e alle situazioni di pericolo alle quali si assisteva, non si è potuto far altro che chiamare i Carabinieri Forestali e i Vigili Urbani per un loro opportuno intervento ma, almeno fin quando i volontari sono rimasti in zona, ovvero fino all’imbrunire, nessuno s’è visto e l’orgia è andata avanti.






























