Dolore e commozione ai funerali di Luigi Cangianiello. Il parroco: “L’amore può essere crocifisso, ma non può morire”

Quasi mille persone al funerale di Luigi Cangianiello, il 27enne di San Gennarello, frazione di Ottaviano, travolto da un’auto la notte tra la domenica di Pasqua e il lunedì di Pasquetta. Con lui, altri due amici: Francesco Ambrosio (uscito indenne dall’incidente) e Giovanni Coppola, tuttora ricoverato all’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli in coma farmacologico. È stato, dunque, il giorno del dolore a San Gennarello: ma si è trattato di un dolore composto, espresso senza clamori. Tante lacrime, tanta commozione, niente fiori, per una esplicita richiesta della famiglia. Tutti hanno assistito alla cerimonia funebre con grande compostezza: la piazza attigua alla chiesa, pienissima, è rimasta in silenzio ed ha ascoltato le parole di don Raffaele Rianna. Una omelia, la sua, che ha toccato molti punti, anche se lui stesso ha ammesso: “E’ davvero difficile trovare le parole giuste. L’unica parola resta quella di Dio, il percorso che il Vangelo ci indica e che noi dobbiamo seguire insieme alla famiglia di Luigi”. Il sindaco Luca Capasso, che ha proclamato il lutto cittadino, ha tenuto un brevissimo discorso prima dell’inizio della funzione religiosa: “Non è facile trovare le parole in circostanze del genere. L’unica cosa che possiamo fare è stringerci intorno alla famiglia, fare sentire la nostra vicinanza”.  Don Raffaele, invece, ha anche parlato dell’uomo che ha investito mortalmente Luigi Cangianiello: “Poteva essere italiano o francese, non importa la sua nazionalità. Ha scelto di stare dalla parte della morte, non conta la sua provenienza geografica”. Infine una frase che ha commosso tutti: “L’amore può essere crocifisso, ma non può morire”. Nella mattinata di ieri, il pm Anna Musso della procura di Nola ha chiesto la convalida dell’arresto dell’ucraino: sarà ora il gip ad esprimersi.

Al via il programma “Mi voglio bene”, visite gratuite alla mostra d’oltremare

La dottoressa di Somma Vesuviana Teresa Esposito offrirà un suo contributo all’interno del Programma della Regione Campania ” MI VOGLIO BENE”  La dottoressa di Somma Vesuviana Teresa Esposito, Medico Chirurgo Specialista in Dietologia Clinica e Nutrizione Umana, offrirà all’interno del Programma della Regione Campania :” MI VOGLIO BENE” che è partito in tutte le ASL campane un suo contributo volto alla PREVENZIONE  DEL CANCRO DEL COLON RETTO:”L’IMPORTANZA DELL’ALIMENTAZIONE NELLA PREVENZIONE AL CANCRO DEL COLON RETTO”. L’appuntamento è per il 6 APRILE ORE 16.00-17.30 PADIGLIONE 5 MOSTRA D’OLTREMARE – AGORÀ- ALL’INTERNO DELL’INNOVATION VILLAGE Siete tutti invitati perché LA PREVENZIONE È IL PRIMO ATTO D’AMORE! La Regione Campania avvia “Mi Voglio Bene”, un programma che sostiene la prevenzione offrendo un’assistenza diagnostica tempestiva, specializzata e gratuita. Si tratta di controlli dedicati a donne e uomini residenti e domiciliati nelle cinque province campane. Sono garantiti la massima riservatezza e un concreto sostegno psicologico. La Regione Campania rende disponibili gratuitamente tre tipi di screening che consentono la prevenzione del carcinoma alla mammella, al colon-retto, al collo dell’utero. Attraverso quest’azione di sensibilizzazione, per la prima volta univoca e coordinata sull’intero territorio regionale, la Regione Campania intende dare ulteriore impulso alle iniziative di prevenzione già messe in campo. Per aderire al programma rivolgiti alla tua ASL.

A Napoli teatrodanza per i bambini

  Nel laboratorio di Paola Carbone l’arte del movimento per i bambini tra gioco, poesia e danza   Paola Carbone, danzatrice e coreografa, da anni presenza attiva in città con laboratori e peformance, ha aperto per il secondo anno uno spazio di attività per i bambini e gli ha dato un nome rivelatore: Prime Azioni Poetiche. Le attività si svolgono al centro Working, gestito dall’associazione Manovalanza, con il supporto di Rossella De Rosa, trapezista, e Melissa Micillo danzatrice. Qui i bambini si muovono, imparano a muoversi, a sentire il ritmo, a lavorare in sincrono, come accade in tutte le scuole di danza. Eppure questo laboratorio è diverso. Alla fine non vedremo le loro abilità come normalmente avviene nei saggi di danza, classica o moderna e contemporanea. Perché il lavoro di Paola Carbone segue un’altra via. Non si tratta di imporre una tecnica, che diventa una forma calata sul corpo come un’armatura, una disciplina che può diventare claustrofobica come una prigione. Si tratta di ritrovare uno stato di grazia, l’esserci del corpo, che si muove nello spazio scenico con il suo spazio interiore. Dice Paola Carbone: “Di certo il corpo è il maestro, l’albero legato alla terra, l’antenna connessa al cielo. A noi spetta fare il vuoto per ascoltare e farci attraversare”. Ma in pratica cosa fanno i bambini in questo laboratorio? I bambini giocano. Giocano con il movimento, lo spazio, le parole, i colori, le caramelle, il respiro, gli oggetti, che diventano prolungamenti di sé, le storie, che tessono insieme, che nascono dal movimento, interno ed esterno. Quest’anno i bambini impareranno ad essere una delle cose più belle che mi sia capitato di sentire negli ultimi tempi: Angeli Guerrieri. Cioè angeli, quelle figure eteree, dolci, luminose, esseri celesti che appartengono all’aria, immagine del bene e della protezione e che pure, spesso, portano una spada: spade fiammeggianti, spade per combattere il male, per fermare il nemico. Forza e dolcezza insieme. “Gli angeli guerrieri”, spiega Paola “è un’ immagine che appartiene all’infanzia e che all’infanzia va restituita. Null’altro da fare che mettere in luce ciò che già c’è.” E aggiunge: “Il lavoro che preferisco, quello che voglio fare con questo gruppo deve essere piccolo, essenziale e potente.” Dove piccolo significa non eclatante, senza sovraesposizioni. Essenziale significa profondo. E potente significa poetico. Nel corso della sua vita artistica Paola Carbone ha dato vita a molte diverse esperienze. Ad esempio il “Progetto Cortili”, dove un gruppo di danzatori e performer lavoravano per alcuni giorni in una casa insieme ai suoi abitanti per dar vita alla fine del percorso a una performance aperta al pubblico che si svolgeva all’interno della casa, in ogni stanza un’azione scenica. Oppure all’associazione Azzurro Solfato, vera e propria compagnia di teatrodanza, o a Essere Paesaggio,  attività a lungo condotta a Chiaradanza e a Porto Petraio, dove la danza e il movimento sono come un mandala, in cui ciascuno è parte di un disegno più ampio, che poi viene velocemente disperso, e ciò che resta è la relazione che si è creata, tra chi racconta e chi ascolta. Nel dicembre scorso ha realizzato, nell’ambito di Quartieri di vita, “Foresta d’amore”, un laboratorio di teatrodanza in collaborazione con la Ludoteca del Comune di Napoli e l’associazione culturale Pegaso onlus, rivolto ai bambini del Rione Sanità e ai loro genitori.

Somma Vesuviana, al terzo circolo didattico i bimbi divengono poeti

Le mamme degli alunni dell’ex Bertona esprimo entusiasmo per il lavoro compiuto dalle maestre che hanno conciliato la giornata della poesia, il primo dì di Primavera, con il coinvolgimento dei piccoli studenti in un percorso didattico che prevede la stesura di un testo poetico.

“Un uomo può uccidere un fiore, due fiore, tre…ma non può contenere la primavera” (Mahatma Gandhi), non può contenere quel miracolo di rinascita che ogni anno irrompe nelle nostre vite con una forza inarrestabile: la natura si risveglia e si dipinge di teneri colori regalandoci un’esplosione di emozioni.

Non è una data casuale, dunque, quella scelta dall’Unesco, il 21 marzo, per celebrare l’arte della poesia e della creatività, in cui il giorno consacrato alla poesia si lega simbolicamente a quello della rinascita e del risveglio rappresentato dall’equinozio di primavera.

In tanti ne hanno festeggiato l’incanto ed anche sul nostro territorio non sono mancate iniziative organizzate per questa ricorrenza. Degni di nota sono, sicuramente,  i versi genuini, messi in scena dai bambini della IV C e IV D del Terzo Circolo Didattico “Ex-Bertona” di Somma Vesuviana,  grazie alla professionalità e alla passione delle maestre Rosa Allocca, Pina Rianna, Raia Raffaella e Laghi Annalisa che, ad inizio anno scolastico, hanno intrapreso un faticoso ma eccezionale percorso didattico finalizzato ad approfondire e potenziare le  conoscenze e le competenze dei bambini relative alla stesura di un testo poetico, tenendo conto sia degli aspetti prosodici, stilistici e retorici che contenutistici dettati dal profondo delle loro esperienze personali e dal loro mondo interiore . Con grande maestria, sono riuscite ad accendere quella scintilla capace di portare “alla luce” il poeta nascosto in ogni bambino, pronto a regalare grandi meraviglie e farli volare con la fantasia. Ne sono derivate composizioni semplici ma davvero singolari e cariche di significato.

E’ guerra a licenziamenti e cessione: occupato l’Auchan di Napoli. Faccia a faccia alle 10. Il messaggio dei francesi

Ieri sera i 140 giovani e meno giovani lavoratori dell’Auchan di Napoli, dopo aver messo a segno in mattinata lo sciopero a oltranza con relativa serrata del punto vendita, hanno occupato l’ipermercato di via Argine. Gli addetti hanno trascorso la nottata nel grande negozio ubicato all’interno del centro commerciale di proprietà della multinazionale francese. Si stanno dando il cambio a gruppi. Nel pomeriggio avevano già occupato la direzione, dove sono stati raggiunti dall’assessore regionale al Lavoro che non c’è o che prende il volo, Sonia Palmeri. Intanto c’è attesa in un clima di tensione che si taglia a fette. Stamattina, alle 10, l’azienda incontrerà i sindacati nel centro commerciale.  E’ dunque aperta la lotta per salvare i posti di lavoro. In base a indiscrezioni autorevoli l’ipermercato è stato ceduto a sorpresa già a febbraio alla Sole 365, un gruppo di Castellammare di Stabia appena emergente. Ma la cessione si è consumata senza che i lavoratori e i sindacati ne sapessero niente durante tutto questo frattempo. In ogni caso l’Auchan ha già prennaunciato alle organizzazioni di categoria che potrà cedere alla società subentrante solo una parte dei 140 dipendenti, cosa che evidentemente è compresa nell’accordo con la Sole 365. Licenziamenti in vista, quindi. Amarus in fundo i sindacati temono che l’impresa subentrante non intenda applicare le tutele contrattuali, il trattamento salariale e riconoscere quei diritti che finora aveva garantito la multinazionale francese. Multinazionale che ha fatto pure capire che lascerà la Campania al più presto. Saranno dunque ceduti pure gli ipermercati di Nola, Pompei, Giugliano e Mugnano. Circa 800 gli addetti complessivamente interessati all’operazione. Non si sa quanti di loro saranno licenziati. Comunque nel frattempo Auchan ha mollato l’anello più debole della già debole catena campana. L’ipermercato di via Argine è infatti dislocato nella zona italiana probabilmente più colpita dalla crisi epocale che si trascina dal 2008, nel triangolo dei poverissimi quartieri a oriente di Napoli: Barra, San Giovanni a Teduccio, Ponticelli. 150mila persone ridotte all’abbandono da decenni e rimaste senza un’industria degna di questo nome. Un’area dormitorio in cui la disoccupazione regna sovrana e in cui persino le pizzerie effettuano orari da coprifuoco a causa della povertà imperante. Ma sul mancato decollo del centro commerciale Auchan di via Argine pesa pure la mancata riconversione dell’ormai ex area industriale a est di Napoli. Un ammasso di ferraglie inutili, di rifiuti tossici e raffinerie in fase di smantellamento che tagliano in due la città sfregiandola letteralmente. “Per non parlare – spiegano i sindacalisti della Uiltucs e della Filcams Cgil impegnati nella vertenza –  della cattiva gestione aziendale del centro commerciale e soprattutto dell’ipermercato, delle mancate strategie di vendita, della concorrenza sleale dei piccoli market dell’illegalità: tutto questo e altro ancora stanno uccidendo la grande distribuzione dei contratti più o meno decenti e delle tutele dei diritti che grazie al sindacato e alla tenacia dei lavoratori è stato possibile far garantire finora”. L’altro ipermercato che Auchan ha ceduto è il “La Rena” di Catania, zona pure questa molto depressa. La multinazionale francese intende mollare 22 iper nel centrosud, dove la ripresa stenta e dove quindi si registrano i buchi di bilancio più vistosi.  Nel frattempo ieri l’azienda d’Oltralpe ha diramato un comunicato stampa. ” I vertici di Auchan Retail Italia – vi si legge – hanno comunicato ai collaboratori e alle rappresentanze sindacali degli ipermercati di Napoli, in via Argine, e di Catania, in via La Rena, la decisione dell’azienda di interrompere l’attività commerciale nel corso del mese di aprile per la gravissima situazione economica di questi punti vendita, già nota da tempo. Nel caso dell’ipermercato di Napoli – specifica Auchan – l’azienda ha annunciato di aver definito un accordo preliminare per affittare il ramo d’azienda alimentare ad un noto imprenditore locale. Questa operazione potrà garantire continuità occupazionale per una parte dell’attuale organico che sarà rilevata dal nuovo operatore”. C’è un accenno alla questione occupazionale. “Con senso di responsabilità – scrive la multinazionale – l’azienda è impegnata a limitare gli impatti sociali cercando di individuare le migliori soluzioni per ogni collaboratore. Pertanto saranno attivate una serie di iniziative e si aprirà un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali per entrambi i punti vendita”. Secondo il gruppo francese non ci sono più margini per fare passi indietro: ” Dopo anni di continue perdite, nonostante gli sforzi dell’azienda per il rilancio commerciale dei due punti vendita, la situazione di questi due ipermercati non è più sostenibile”. A ogni modo dal canto suo Americo Ribeiro, direttore generale di Auchan Retail Italia, è ottimista. “La nostra forte convinzione – dichiara – è di voler consolidare la nostra presenza in Italia. Attualmente è in corso un processo di trasformazione fisica e digitale della nostra rete, con la convergenza sull’insegna unica e sviluppando la nostra strategia di marca. Parole che dimostrano una volta di più che l’Italia è un Paese sempre più diviso in due, con un nord  che cammina e un sud che sprofonda in un baratro più buio della notte. Del resto la multinazionale ha un presenza nello stivale di tutto rispetto: opera in 19 regioni con circa 19mila addetti ed ha una rete di 1500 punti vendita di cui oltre 350 diretti  tra ipermercati a insegna Auchan,  supermercati a insegna Simply, IperSimply, PuntoSimply, Auchan e MyAuchan, e oltre 60 drugstore Lillapois. Comunque due anni fa il gruppo francese ha già licenziato attraverso la mobilità volontaria circa 1500 dipendenti, anche in Campania. All’inizio Auchan aveva aperto la procedura di licenziamento ma poi è arrivata l’intesa per gli esodi in incentivati. La maggioranza degli espulsi dal ciclo produttivo è stata però nel centronord. Da queste parti il posto di lavoro, sia pure part time, sia pure a 800-900 euro al mese, è considerato cosa più unica che rara.

   

In piazza gli attivisti della Terra dei Fuochi. Stamane manifestazione davanti al palazzo di giustizia

Stamattina hanno protestato davanti al tribunale gli ambientalisti della Terra dei Fuochi riuniti nei vari comitati. La manifestazione è stata organizzata per denunciare la scarcerazione dei fratelli Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini, i tre imprenditori dello smatlimento dei rifiuti condannati l’anno scorso in via definitiva per disastro ambientale nella Terra dei Fuochi. I Pellini dovevano scontare 7 anni di reclusione ma per effetto di una serie di sconti di legge sono usciti di galera dopo appena 10 mesi. Sarà ora il tribunale di sorveglianza a dover valutare il futuro prossimo dei tre imprenditori condannati. Nel frattempo è aperta anche un’altra partita, quella della confisca dei 222 milioni di euro in beni mobili e immobili fatti sequestrare l’anno scorso dalla dda. Sulla confisca il tribunale deciderà tra poche settimane.

Madonna dell’Arco, un fiume in piena di fujenti: cinquecentomila presenze e streaming dal Santuario

Un fiume in piena di devoti e pellegrini per il grande pellegrinaggio del Lunedì in Albis a Madonna dell’Arco. Alla fine della lunga giornata, iniziata con l’apertura delle porte del tempio alle 3 del mattino e terminata con la chiusura poche ore fa (alle 4, 42 del mattino), i dati restituiscono un numero impressionante e oltre le attese: quasi cinquecentomila presenze. Centinaia gli interventi in soccorso dei «battenti» in preda a malori, svenimenti, convulsioni, una missione estenuante e senza sosta per i volontari di croce rossa e protezione civile, per i medici in servizio nella tenda da campo montata a lato del Santuario. A coordinare le operazioni, un team di soccorso guidato da Ciro Gifuni e il responsabile del centro operativo comunale, Gino Coppola, fianco a fianco con i padri domenicani, i volontari della comunità parrocchiale e i delegati dei battenti. Nella prima serata di ieri, gli interventi sfioravano già i duecento, in Santuario e tra la folla in attesa. Ad accogliere le squadre di fujenti vestiti di bianco e dei colori della Vergine – rosso e blu – padre Alessio Romano, rettore salentino dei padri Domenicani. «Non c’è nel mondo un pellegrinaggio simile a questo – dice il sacerdote – e tolte le manifestazioni di folklore, la maggior parte dei battenti ci crede davvero: le lacrime, gli svenimenti, sono frutto di una fortissima emozione». Una giornata in cui la cittadella mariana di Madonna dell’Arco, popolosa frazione di Sant’Anastasia, è blindata al traffico. Dallo scorso anno sono imponenti anche le misure antiterrorismo per cui già da qualche giorno prima dell’evento carabinieri e militari, poliziotti e vigili del fuoco, agenti di polizia locale e volontari, presidiano le strade limitrofe al Santuario dove poi ieri sono state disposte barriere anti tir e dispiegate unità cinofile prima dell’arrivo delle squadre. I portoni della chiesa si sono spalancati per accogliere i primi fujenti alle tre del mattino, ma prima gli uomini dell’antiterrorismo hanno effettuato una accurata bonifica ambientale in Santuario. Con cinquecentomila presenze in una città che di abitanti ne conta appena trentamila, il rischio di disordini e incidenti è altissimo. E ieri, a parte qualche momento di tensione tra la folla, prontamente sedato dalle forze dell’ordine sia pure in numero non sufficiente – appena un centinaio in tutto, trenta per ciascun turno di servizio – la giornata è filata via liscia. «Ma non può continuare così» – dice il rettore dei domenicani del Santuario, padre Alessio, riaprendo una questione annosa. «Già dalla domenica di Pasqua era chiaro che l’afflusso sarebbe stato imponente – spiega il sacerdote – e sarebbe stato opportuno che l’amministrazione comunale provvedesse a chiudere al traffico il tratto di strada dinanzi al Santuario, provvedimento adottato invece solo dalla notte di lunedì – questo vuol dire che devoti e pellegrini sono stati costretti ad affollarsi in massa, uno a ridosso dell’altro, sui marciapiedi, per evitare di essere investiti dalle auto che continuavano a transitare. Credo sia una assurdità per l’unico evento davvero importante che richiama centinaia di migliaia di persone in città». Comunque sia, anche stavolta il pellegrinaggio si è svolto immutato come accade da mezzo millennio, da quando nel 1450 l’immagine votiva della Madonna dell’Arco cominciò a sanguinare, colpita dal maglio di un giocatore che imprecava contro la cattiva sorte. Fuori dal tempio dove i battenti innalzano i loro canti, le loro preghiere, le loro invocazioni – spesso anche le loro imprecazioni – alla Mamma dell’Arco, impazza il caos della fiera. Bancarelle e venditori ambulanti – molti abusivi –  trasformano le strade e la piazza principale di Madonna dell’Arco in una sorta di suk. Il sentore dell’olio bruciato in cui affondano fritture poi smerciate tra la folla si mescola nell’aria invasa dalla musica dei neomelodici suonata da venditori di cd, rigorosamente contraffatti. Imbonitori da fiera e rivenditori di borse e scarpe – con griffe evidentemente false – accanto a gabbie in cui si accalcano tristemente coniglietti, pulcini, quaglie e paperotti, bocce di pesci rossi e criceti. Nessuna amministrazione comunale è mai riuscita nel corso dei decenni a «dominare» la festa, ad evitare il proliferare di abusivi, tant’è che ormai da qualche anno i commercianti locali preferiscono abbassare, per tutto il giorno, le serrande. Novità di quest’anno, il profilo «social» dei padri domenicani. Padre Alessio ha voluto che sulla pagina facebook del Santuario di Madonna dell’Arco andasse in onda il pellegrinaggio live, in diretta. «Forse è una maniera perché tanti possano comprendere cosa accade davvero, riconoscere la portate reale di questo evento che richiederebbe ben altre misure di sicurezza» – spiega il sacerdote. Centomila e più visualizzazioni in poche ore per streaming realizzati in Santuario dove, normalmente, non c’è campo per i cellulari. «Basta avvicinarsi all’immagine della Vergine – ribatte padre Alessio – lì la linea arriva». E sorride.      

Addio a Luigi, vittima di Pasquetta della follia stradale

Si chiamava Luigi Cangianiello, aveva 27 anni ed era un bravissimo ragazzo, un giovane meraviglioso, tifosissimo del Napoli, figlio unico. Luigi aiutava il papà nella sua attività commerciale di vendita di prodotti alimentari, a San Gennarello di Ottaviano, dove abitava. Ma il ragazzo non potrà più lavorare con suo padre. Alle 2 e 50 di lunedi mattina è stato travolto e ucciso da un pirata della strada, un ucraino che era a bordo di una potente Bmw, ubriaco e drogato, almeno secondo quanto riportano le agenzie di stampa nazionali. La tragedia si è consumata nel centro di Pomigliano, la notte tra la domenica di Pasqua e il lunedi di Pasquetta. Luigi era seduto sul divano posteriore di una vecchia utilitaria, una Punto. Davanti era alla guida il suo amico Giovanni e sul lato passeggero stava seduto l’altro suo amico Francesco, entrambi coetanei di Luigi. I tre giovani stavano rientrando a casa, a San Gennarello. Percorrevano viale Alfa Romeo in direzione sud quando all’altezza dell’incrocio con viale Terracciano sono stati travolti da una Bmw che ha violato lo stop e ha speronato la loro Punto a una velocità elevatissima. Luigi è morto sul colpo. Giovanni si trova ricoverato nella rianimazione dell’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli. Francesco è ferito ma è per fortuna è stato subito dichiarato fuori pericolo. Sta bene. Almeno lui. L’ucraino che li ha travolti a oltre cento chilometri orari è stato arrestato.

La Pasquetta molesta di Torre del Greco

Nonostante l’intervento dissuasivo di alcune associazioni attive sul territorio, il malcostume, la lordura e l’assenza delle autorità, tradizionali nelle gite fuori porta vesuviane, si ripropongono inesorabilmente anche quest’anno.

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Nel più popolato comune vesuviano è tradizione, come del resto altrove, andare in gita in pineta a Pasquetta e nelle altre feste primaverili; il problema è che, nonostante l’esistenza di un parco nazionale, e delle autorità preposte alla tutela dell’ambiente e della legalità, non si prendono provvedimenti per porre freno allo scempio che ignoranza e mancata tutela del territorio ci ripropongono ogni anno.

Alcune associazioni, in vero non tutte quelle che avrebbero dovuto esserci, secondo la richiesta indirizzata al comune, si sono date man forte e, capeggiate da Primaurora e seguite dal Club Alpino Italiano per la Tutela dell’Ambiente Montano, Aucelluzzo.it, il collettivo Volontari Vesuvio, le associazioni di bikers MTB Vesuvio e ASD Vesuvio, Fondali Campania e il Forum dei giovani di Torre del Greco, più una serie di volenterosi amici, si sono presi la briga di fornire sacchetti e buoni consigli alle centinaia di giovani che si apprestavano a trascorrere la Pasquetta nelle pinete torresi di via Montagnelle, via Pisani, via Resina Nuova e via Boccea.

I volontari si sono recati a più riprese lungo i sentieri delle pinete per dialogare con i gitanti e per consigliarli sul come preservare lo stato dei luoghi dopo aver mangiato, bevuto, giocato ed altro ancora, e sul come evitare che un brace trasformasse la pineta in un inferno. Molti dei giovani hanno recepito di buon grado il messaggio ed hanno raccolto il loro pattume per portarlo presso le isole ecologiche locali, altri hanno accantonato i sacchetti lungo la strada, altri ancora hanno raccolto buona parte dell’immondizia ma lasciandola sotto gli alberi.

Lo stato della pineta si è rivelato però quello di un campo di battaglia, anche se, i veterani sostengono che sia andata tutto sommato bene e forse anche meglio degli scorsi anni ma in verità non sono mancati fuochi accesi e lasciati ad ardere fino ad estinguersi da soli o ad opera di chi non voleva rivivere i giorni nefasti del luglio 2017. In alcuni casi ci si è trovati davanti a dei veri e propri roghi dove a bruciare c’era di tutto, il sacchetto ma anche la sedia rotta che era servita durante la giornata.

Inutile dire quindi che per molti, i richiami, sono stati inutili e, anche se colti in flagranza, hanno fatto spallucce, o addirittura deriso chi gli faceva notare l’indecenza del gesto.

Davanti allo scorrazzare delle moto, al caos e alle situazioni di pericolo alle quali si assisteva, non si è potuto far altro che chiamare i Carabinieri Forestali e i Vigili Urbani per un loro opportuno intervento ma, almeno fin quando i volontari sono rimasti in zona, ovvero fino all’imbrunire, nessuno s’è visto e l’orgia è andata avanti.

Trovato cadavere a Positano, potrebbe trattarsi di un 20enne

Un cadavere è stato scoperto in un vallone a Positano (Salerno): con ogni probabilità si tratta del corpo di Nicola Marra, il 20enne napoletano scomparso nella notte tra sabato e domenica dopo una serata trascorsa in discoteca di Positano. A coordinare le ricerche i carabinieri della Compagnia di Amalfi guidati dal capitano Roberto Martina che hanno svolto ricerche via mare, terra e aria. Le operazioni di recupero del cadavere sono tuttora in corso in quanto la zona è molto impervia; per i primi soccorritori giunti sul posto, però, il corpo sarebbe proprio quello del ragazzo. Da quanto hanno riferito gli amici che erano con lui quello sera, Nicola erano in evidente stato di alterazione psicofisica dovuta all’alcol. L’ipotesi prevalente al momento è quella di un incidente.