Con auto contro albero, muore a 19 anni nell’Avellinese
Massa di Somma, raid in farmacia. Fermato un rapinatore
La “genevoise”, il ragù bianco della tradizione napoletana
Ingredienti
1 kg di carne primo taglio di manzo (punta di scamone)
2 carote
1 gambo di sedano
1,500 kg di cipolle
1 mazzetto di odori
2 bicchieri di vino bianco
100 gr di olio
80 gr di burro
30 gr di sugna
30 gr di lardo
sale e pepe q.b.
Tritate finemente le cipolle, le carote, il mazzetto di odori, il lardo, il sedano e ponete il trito in un tegame insieme al pezzo di carne ben legato, al burro, l’olio e la sugna.
Incoperchiate e fate cuocere a fuco lento, sorvegliando che la salsetta non si attacchi sul fondo della pentola. Dopo circa un’ora ravvivate la fiamma e rosolate, salate, pepate poi spruzzate con un po’ di vino e fate evaporare avendo cura di mescolare spesso e, nel caso, allungando poca acqua calda.
Continuare a brasare la carne col vino, versandone un po’ per volta e lasciando evaporare.
A cottura ultimata, il trito di ortaggi dovrà essere ormai ridotto in crema. Con questa salsa si possono condire maltagliati, ziti spezzati o riso, servendo, a parte, parmigiano grattugiato.
Immagine: fonte rete internet
E poi scopri che Carlo Pellegrini, grande “caricaturista” dell’Ottocento, era figlio di una Medici di Ottajano….
Scarcerazione degli inquinatori di Terra dei Fuochi, gli ambientalisti chiamano Mattarella: “Indulto impossibile per il reato di disastro ambientale”
Il popolo della Terra dei Fuochi continua la sua battaglia per il ritorno in carcere dei fratelli Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini, condannati “in via definitiva per il più grande disastro ambientale campano giudizialmente accertato”. Così è scritto nella lettera appello firmata dalle associazioni ambientaliste delle province di Napoli e Caserta e redatta con l’ausilio di alcuni noti avvocati. La missiva è stata spedita al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al presidente della Corte d’Appello di Napoli, al Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Napoli e al presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli. La richiesta è di “verificare con tutti gli strumenti di legge possibili la correttezza del provvedimento con il quale è stato concesso un beneficio che la legge sull’indulto limita strettamente ai reati commessi fino al 2 maggio 2006”. “Questo considerando anche – si aggiunge nella missiva – la pronuncia della Cassazione, che ha certificato definitivamente che il reato di disastro ambientale è stato prodotto con l’aggravante dell’effettivo nesso di causalità con l’inquinamento delle matrici ambientali e che, dunque, il reato si è protratto oltre il limite temporale previsto dalla legge sull’indulto 2006”. La scarcerazione dei Pellini è avvenuta due settimane fa con un provvedimento della Corte di Appello di Napoli, giunto dopo soli 10 mesi di detenzione e nonostante i 7 anni di reclusione inflitti dalla Cassazione l’anno scorso. Nello sconto di pena che ha portato alla scarcerazione sono stati computati i 6 mesi di custodia cautelare e i 3 anni concessi dall’indulto, cosa che ha fatto scendere la condanna sotto la soglia che consente ai condannati in via definitiva di chiedere l’immediata scarcerazione in attesa di una pena alternativa al carcere. Nella richiesta delle associazioni si sostiene però in forma giuridica che, nel caso dei Pellini, “l’indulto non poteva proprio essere concesso in quanto il reato in questione, cioè il disastro ambientale aggravato, è stato contestato e accertato con una condotta perdurante”. Vale a dire che “le azioni criminose dei condannati, propagandosi nel tempo, hanno determinato effetti imprevedibili sull’ecosistema e quindi sulla salute umana”. “Nessun indulto – dunque – per il reato di disastro ambientale aggravato”. Le parole usate dai giudici della Suprema Corte sono da brivido: “I fratelli Pellini hanno provocato una diffusione tale del danno idonea a esporre al pericolo un’intera collettività, con minaccia per la salute pubblica e per la pubblica incolumità, producendo una lesione all’equilibrio ambientale di proporzioni gravissime”. “Non è possibile che gli inquinatori la facciano franca – la rabbia di Alessandro Cannavacciuolo, leader ambientalista di Acerra – ci sono tutti i presupposti legali per farlo tornare in galera. Diversamente ne andrebbe della credibilità dello Stato”.
Percosse alla mamma per estorcerle danaro: in carcere 36enne di Pomigliano. Reati domestici in aumento
“Ricostruiamo insieme”. Assemblea aperta del Pd sul territorio dei collegi di Acerra e Nola
Festa dei Gigli, presentato alla comunità nolana il manifesto 2018.
Amianto nella scuola, mamme e disoccupati in corteo ad Acerra: “Vogliamo Vivere”. Ma il Comune: “Nessun pericolo”
Le mamme e i papà con i loro bambini, i disoccupati uniti nei movimenti di lotta. Ieri sera c’erano un centinaio di persone al corteo organizzato dai disoccupati del movimento “Bros” per protestare contro la presenza di una discarica di amianto nella palestra del primo circolo didattico di Acerra, la scuola elementare del centro storico chiusa sei anni fa e ora in fase di ripristino. La manifestazione che ne è seguita ieri non ha trovato la partecipazione della città ma il corteo che è sfilato per la strade di Acerra si è fatto sentire lo stesso. “Basta veleni: vogliamo vivere”, “Non speculate sulla nostra pelle”, le frasi scritte sugli striscioni della manifestazione. Due bambini reggevano un cartello che riportava una frase da pelle d’oca: ”Non rubateci il futuro”. Il corteo è sfilato per le strade del centro cittadino ed è passato proprio davanti alla scuola il cui cantiere era stato occupato dai “Bros” nell’ambito di una rivendicazione occupazionale. Durante l’occupazione, però, i senza lavoro hanno scoperto tonnellate di eternit grossolanamente ammassato nella palestra antistante l’edificio scolastico chiuso sei anni fa a causa di un dissesto. La scoperta è stata fatta mercoledi 4 aprile. Le polemiche sono state notevoli. “Vogliono denunciarci per procurato allarme ? Lo facciano pure: noi denunciamo loro per mancato controllo”, le parole urlate contro il Comune attraverso il megafono da Sergio Pizzo, attivista locale dei movimenti di lotta. Ma ieri sera è trapelata una notizia che il Comune ha confermato in un comunicato diffuso oggi pomeriggio. La ditta incaricata di effettuare le analisi del cantiere del primo circolo didattico ha certifico che il luogo interessato “non presenta fibre di asbesto disperse nell’aria”. Nessun pericolo, dunque, stando almeno a ciò che sostiene l’impresa che ha realizzato la ricerca ambientale seguendo le prescrizioni della sezione amianto dell’asl Napoli 2 nord. Eppure avevano impressionato parecchio le immagini dell’eternit asportato in modo visibilmente non a norma dal sottotetto e dalle altre strutture dell’edificio e poi praticamente gettate nella palestra, che tra l’altro subì due anni fa anche un incendio di matrice mai chiarita. In ogni caso la palestra è stata fatta sigillare dal Comune con dei teloni di plastica apposti sulle finestre. A questo proposito però il cosigliere comunale del Pd, Paola Montesarchio, ha spedito un esposto in Procura. “Mi hanno consegnato una serie foto – racconta – in cui si vede che la sigillatura è già venuta meno in diversi punti”. La sensazione però è quella della fine di una polemica durata quasi dieci giorni. Ieri infatti gli studenti e gli insegnanti del liceo socio psicopedagogico Munari, piazzato proprio accanto alla scuola elementare in cui è stato trovato l’amianto, sono stati ricevuti dal sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri. Ragazzi e docenti non si recavano a scuola da giorni a causa della paura provocata dalla presenza dello sversatoio di eternit. A ogni modo il primo cittadino ha fornito rassicurazioni circa la salubrità dell’aria circostante il cantiere del primo circolo. Al Munari le lezioni riprenderanno a partire da lunedi. Stamattina i ragazzi hanno fatto un corteo sempre puntato su questa situazione. Nel frattempo è terminata anche l’occupazione del cantiere da parte dei “Bros”.
P.P.P. (Pulizie Post Pasquetta) Mission
LA CIVILTA’ E’ UNA “MISSIONE POSSIBILE”: LA RETE PER IL VESUVIO PULISCE LE PINETE DOPO LO SCEMPIO DI PASQUETTA.
Se vedere le nostre straordinarie risorse pulite, come il Parco Nazionale del Vesuvio, sembra una “Mission impossible” – a giudicare, soprattutto, dal disastro di rifiuti provocato a Pasquetta dalle orde di gitanti – provare a dare un segno di civiltà che, si spera, valga da lezione è invece una “Missione Possibile”.
“P.P.P. (Pulizie post Pasquetta) Mission”, infatti, è l’opera di pulizia delle pinete del Vesuvio imbrattate durante le scampagnate di Pasquetta, che si terrà domenica 15 aprile alle ore 9. Si opererà soprattutto nelle pinete del versante di Torre del Greco (via Pisani, Ruggiero, Montagnelle, Cappella Orefice) particolarmente danneggiate il 2 aprile.Promotrici le associazioni di volontari che, non solo, nel giorno del lunedì in Albis hanno fatto campagna di informazione contro il deposito illecito di rifiuti, distribuito sacchetti e erogato misure anti-incendio, ma che ogni giorno si occupano della tutela del Vesuvio. In particolare sono Primaurora, Aucelluzzo.it, Collettivo Volontari per il Vesuvio; Mtb Vesuvio; Vesuvio Mountainbike ; CAI/TAM Campania ; Forum dei Giovani di TdG; Salute ambiente Vesuvio; Fondalicampania; Let’s do It! Italy; Falchi del Vesuvio; Università Verde. L’evento, già lanciato su Facebook, ha già raccolto oltre 500 adesioni che, i responsabili si augurano, siano partecipazioni attive e non solo like sul social network.
«Pasquetta è passata e migliaia di persone – dicono i volontari – hanno deciso di trascorrere questa giornata nelle aree verdi del Vesuvio, approfittando dell’immensa bellezza che queste ultime rappresentano per il nostro territorio. Generalizzare non è mai cosa buona e nemmeno in questo caso. Alle numerose persone che si sono impegnate a non rilasciare rifiuti e a rispettare i luoghi che li hanno ospitati si sono purtroppo associate, come ogni anno, numerosi incivili, per lo più ragazzi, che hanno reso alcune zone del Parco Nazionale una pattumiera. Abbiamo fatto il massimo per ridurre quanto più possibile tale fenomeno, scendendo tra la gente e mettendoci in gioco, ottenendo degli importanti risultati. Ma il massimo non è bastato ed allora ora c’è bisogno di darsi di nuovo da fare per la nostra amata terra. Il giorno 15 Aprile saremo quindi per le pinete per eliminare il materiale residuo di Pasquetta e permetterne il recupero da parte degli organi comunali. Invitiamo tutti coloro che si sentono come noi in dovere di impegnarsi per questo territorio e soprattutto coloro che lo hanno reso una discarica a scendere in campo con noi e rimediare laddove l’ignoranza, l’inciviltà e l’arroganza hanno portato danni».
Collegandosi alla pagina Facebook dell’evento sarà possibile seguire tutti gli aggiornamenti.

