Con auto contro albero, muore a 19 anni nell’Avellinese

Incidente mortale sulla Statale 167, in provincia di Avellino. Per cause ancora da accertare, un 19enne di Sturno (Avellino) ha perso la vita alla guida della sua Citroen C3 che è finita contro un albero. L’incidente si è verificato alle 4 di stamattina. La vittima ha perso probabilmente il controllo dell’auto mentre stava rincasando. Il giovane, come hanno accertato carabinieri e Vigili del Fuoco giunti sul posto, è morto sul colpo.

Massa di Somma, raid in farmacia. Fermato un rapinatore

I Carabinieri della Stazione di San Sebastiano a Vesuvio hanno sottoposto a fermo d’indiziato di delitto un 45enne di Portici. L’uomo sarebbe stato responsabile di una rapina consumata ai danni della farmacia di Massa di Somma. Alle 18.45 di ieri sera 3 soggetti con scaldacollo e cappellini, uno dei quali armato di pistola, avevano perpetrato la rapina razziando 1.600 euro dalla cassa. Analizzando i filmati di videosorveglianza i militari dell’Arma hanno poco dopo individuato l’autovettura usata dai rapinatori, una Volkswagen, di proprietà del 45enne. L’uomo è stato trovato nella sua casa a Portici nella tarda serata di ieri e dopo le formalità di rito è stato associato alla Casa Circondariale di Poggioreale.

La “genevoise”, il ragù bianco della tradizione napoletana

Ingredienti 1 kg di carne primo taglio di manzo (punta di scamone) 2 carote 1 gambo di sedano 1,500 kg di cipolle 1 mazzetto di odori 2 bicchieri di vino bianco 100 gr di olio 80 gr di burro 30 gr di sugna 30 gr di lardo sale e pepe q.b. Tritate finemente le cipolle, le carote, il mazzetto di odori, il lardo, il sedano e ponete il trito in un tegame insieme al pezzo di carne ben legato, al burro, l’olio e la sugna. Incoperchiate e fate cuocere a fuco lento, sorvegliando che la salsetta non si attacchi sul fondo della pentola. Dopo circa un’ora ravvivate la fiamma e rosolate, salate, pepate poi spruzzate con un po’ di vino e fate evaporare avendo cura di mescolare spesso e, nel caso, allungando poca acqua calda. Continuare a brasare la carne col vino, versandone un po’ per volta e lasciando evaporare. A cottura ultimata, il trito di ortaggi dovrà essere ormai ridotto in crema.  Con questa salsa si possono condire maltagliati, ziti spezzati o riso, servendo, a parte, parmigiano grattugiato. Immagine: fonte rete internet  

 E poi scopri che Carlo Pellegrini, grande “caricaturista” dell’Ottocento, era figlio di una Medici di Ottajano….

Grazie all’indicazione di un mio amico scopro che Carlo Pellegrini, il più importante caricaturista della rivista inglese “Vanity  Fair” ,amico di Degas, di Oscar Wilde, di Whistler, era figlio di  Maria Serafina, sorella di Giuseppe IV Medici, principe di Ottajano. L’artista, che amava pose e modi da eccentrico, firmava le sue “caricature” con lo pseudonimo “Ape” ( in inglese, “scimmia). Le “caricature” di Oscar Wilde e di Bismarck.   Fino a ieri mattina credevo di sapere molte cose su Carlo Pellegrini, il “caricaturista” principe della rivista londinese “Vanity Fair”. Lo avevo “incontrato” nei libri sul “comico”, nei libri  su Degas, in alcuni articoli della “ Tavola Rotonda”, la rivista napoletana che negli ultimi anni dell’Ottocento venne diretta da Gaetano Miranda, importante giornalista napoletano nato a Sant’ Anastasia. Parlano dei suoi meriti i libri dedicati a Daumier, ai pittori macchiaioli, all’altro importante “caricaturista” napoletano Melchiorre Delfico. Carlo Pellegrini nacque a Napoli il 25 marzo 1839 da Pompeo, un nobile capuano, frequentò collegi religiosi, seguì a Napoli le lezioni di  Consalvo  Carelli, perché il suo sogno era quello di diventare anche un grande pittore “serio”,  ma il sogno non divenne realtà.  Il suo carattere a dir poco balzano e la sua “mano” di disegnatore gli permisero solo di essere un grande  “caricaturista”. Da subito, dicono gli studiosi, egli si ispirò a Daumier e a Grandville, ma credo che non sia possibile sottovalutare l’influenza che esercitò su di lui il disegno “caricato” di Gaspare Traversi. Pellegrini sviluppò un prezioso confronto anche con l’arte di Adriano Cecioni, che come lui lavorò per “ Vanity Fair”, e con le “caricature” di Angelo Tricca, l’amico di Collodi. A  Londra, dove Carlo arrivò nel 1864, il Principe di Galles gli commissionò le “caricature” dei ventidue soci che avevano abbandonato il White’s Club, dove non si poteva fumare, e avevano  fondato,  sollecitati dal principe, il Marlborough Club, aperto ai nobili fumatori.  Carlo Pellegrini incominciò a lavorare per “Vanity Fair” nel febbraio del ’69, e fino al 1888 – egli morì nel gennaio del 1889 – fu  il primo “caricaturista” della rivista: il suo successo non venne oscurato né da Leslie Ward, né da Tissot, che in momenti diversi pubblicarono “caricature” sul giornale. Il segno distintivo della sua arte  era la capacità di attribuire un valore psicologico a ogni tratto “distorto”  del disegno: lo dimostrano la caricatura di Bismarck, che apre l’articolo, e quella di Oscar Wilde, pubblicata in appendice. L’artista napoletano firmò i suoi primi disegni con lo pseudonimo “Singe”, che in francese significa “scimmia”,  e che poi sostituì con “Ape”, “scimmia”, in inglese. Nel 1870 Pellegrini conobbe, a Londra, Degas e lo ritrasse in un disegno firmato con una dedica: ‘a vous/Pellegrini, e Degas ricambiò ritraendo l’artista napoletano e firmando l’opera allo stesso modo. Due anni dopo il caricaturista incontrò in un club londinese di cui era socio il pittore americano James Whistler, che riaccese in lui la passione per la pittura “seria”: ma i risultati non furono entusiasmanti. Nel 1877 Whistler portò in tribunale Il critico  John Ruskin che aveva definito il suo quadro “Notturno in blu e oro”  “un secchio di pittura tirato in faccia al pubblico”:  nella polemica  Pellegrini si schierò, rumorosamente, dalla parte del pittore, mentre “ Vanity  Fair” sosteneva le ragioni del critico. Ci furono momenti di tensione tra il proprietario della rivista e il disegnatore italiano, ma alla  fine la pace tornò. In quei giorni agitati i giornali inglesi che parteggiavano per Ruskin  raccontarono al pubblico le stranezze del Pellegrini, che si faceva crescere le unghie come i mandarini cinesi, e beveva acqua nei calici  per lo champagne, e champagne  nei bicchieri per l’acqua, e anche nei pranzi di gala portava in tavola piatti di maccheroni, e teneva sempre con sé  spazzola e lucido per le scarpe, perché non tollerava che la loro brillantezza fosse appannata. Qualcuno ricordò che era insopportabile il modo con cui ostentava i suoi particolari costumi sessuali. Ieri mattina il mio amico Peppe Miranda, a cui piace andare a caccia di notizie su Internet, mi dice di aver scoperto che il figlio di una Medici di Ottajano, sposata a Capua, era diventato un “caricaturista” famoso in tutta Europa.  Vado a controllare la scheda di Carlo Pellegrini, e trovo che la madre era Maria Serafina de’ Medici di Ottajano, nata nell’ottobre del 1806 e morta nel 1853. Maria Serafina, figlia di Michele de’ Medici, Principe di Ottajano, e di Isabella Albertini dei principi di Cimitile, era sorella di quel Giuseppe IV che fu principe di Ottajano e ultimo Intendente della Provincia di Napoli prima dell’Unità.  Giuseppe, amico dei Palizzi, di Smargiassi, dei Carelli rese imponente la  “quadreria” della famiglia Medici, che comprendeva anche disegni “caricati” di Charles Jameson Grant e John Doyle. Ora  tutto incomincia ad essere più chiaro.  

Scarcerazione degli inquinatori di Terra dei Fuochi, gli ambientalisti chiamano Mattarella: “Indulto impossibile per il reato di disastro ambientale”

Il popolo della Terra dei Fuochi continua la sua battaglia per il ritorno in carcere dei fratelli Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini, condannati “in via definitiva per il più grande disastro ambientale campano giudizialmente accertato”. Così è scritto nella lettera appello firmata dalle associazioni ambientaliste delle province di Napoli e Caserta e redatta con l’ausilio di alcuni noti avvocati. La missiva è stata spedita al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al presidente della Corte d’Appello di Napoli, al Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Napoli e al presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli. La richiesta è di “verificare con tutti gli strumenti di legge possibili la correttezza del provvedimento con il quale è stato concesso un beneficio che la legge sull’indulto limita strettamente ai reati commessi fino al 2 maggio 2006”. “Questo considerando anche – si aggiunge nella missiva – la pronuncia della Cassazione, che ha certificato definitivamente che il reato di disastro ambientale è stato prodotto con l’aggravante dell’effettivo nesso di causalità con l’inquinamento delle matrici ambientali e che, dunque, il reato si è protratto oltre il limite temporale previsto dalla legge sull’indulto 2006”. La scarcerazione dei Pellini è avvenuta due settimane fa con un provvedimento della Corte di Appello di Napoli, giunto dopo soli 10 mesi di detenzione e nonostante i 7 anni di reclusione inflitti dalla Cassazione l’anno scorso. Nello sconto di pena che ha portato alla scarcerazione sono stati computati i 6 mesi di custodia cautelare e i 3 anni concessi dall’indulto, cosa che ha fatto scendere la condanna sotto la soglia che consente ai condannati in via definitiva di chiedere l’immediata scarcerazione in attesa di una pena alternativa al carcere. Nella richiesta delle associazioni si sostiene però in forma giuridica che, nel caso dei Pellini, “l’indulto non poteva proprio essere concesso in quanto il reato in questione, cioè il disastro ambientale aggravato, è stato contestato e accertato con una condotta perdurante”. Vale a dire che “le azioni criminose dei condannati, propagandosi nel tempo, hanno determinato effetti imprevedibili sull’ecosistema e quindi sulla salute umana”. “Nessun indulto – dunque – per il reato di disastro ambientale aggravato”. Le parole usate dai giudici della Suprema Corte sono da brivido: “I fratelli Pellini hanno provocato una diffusione tale del danno idonea a esporre al pericolo un’intera collettività, con minaccia per la salute pubblica e per la pubblica incolumità, producendo una lesione all’equilibrio ambientale di proporzioni gravissime”. “Non è possibile che gli inquinatori la facciano franca – la rabbia di Alessandro Cannavacciuolo, leader ambientalista di Acerra – ci sono tutti i presupposti legali per farlo tornare in galera. Diversamente ne andrebbe della credibilità dello Stato”.

Percosse alla mamma per estorcerle danaro: in carcere 36enne di Pomigliano. Reati domestici in aumento

Non sono affatto emerse prove secondo cui il giovane fosse drogato e quindi alla disperata ricerca di danaro. Fatto sta il 36enne arrestato dai carabinieri della stazione di Pomigliano da almeno cinque mesi maltrattava la madre a scopo di lucro, anche percuotendola. Estorsioni violente che avevano trasformato in un inferno la vita della mamma, di 59 anni. Madre e figlio vivevano nello stesso alloggio di Pomigliano. Ieri i militari hanno tratto in arresto il figlio, già noto alle forze dell’ordine, che nel frattempo era stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Nola su richiesta della locale procura. Secondo quanto comunicato dagli investigatori il provvedimento della magistratura concorda con alcune risultanze investigative dei carabinieri di Pomigliano circa una serie di reiterate condotte violente ed estorsive messe a segno dal 36enne ai danni della mamma. E alla fine l’altro ieri, dopo le formalità di rito, l’arrestato è stato portato nel carcere di Poggioreale. E’ un fenomeno dilagante quello della violenza domestica, che risulta diffuso in tutti i paesi e in tutte le fasce sociali. Gli aggressori appartengono a tutte le classi e a tutti i ceti economici, senza distinzione di età, razza, etnia. Le vittime sono uomini, donne e bambini che spesso non denunciano il fatto per paura o vergogna. In base a una indagine ISTAT condotta su un campione di 25.000 donne tra i 16 e i 70 anni sono emersi dati allarmanti in Italia: più di 6 milioni le donne dai 16 ai 70 anni hanno subito abusi fisici o sessuali nell’arco della loro vita. 2 milioni le donne che hanno subito violenza domestica dal partner attuale o da un ex partner, mentre 5 milioni di donne hanno subito violenza fuori dalle mura domestiche. Ma in realtà non è possibile sapere il numero esatto delle donne che hanno subito queste terribili esperienze perché questi dati sono relativi soltanto al numero esiguo di denunce.

“Ricostruiamo insieme”. Assemblea aperta del Pd sul territorio dei collegi di Acerra e Nola

“Ricostruiamo insieme”. Si chiama così l’iniziativa che Antonio Falcone e Andrea Manzi, candidati alle ultime elezioni politiche per il Pd nei collegi uninominali di Acerra e Nola, hanno promosso per il prossimo 19 aprile, alle 19 nel teatro comunale di San Vitaliano. Si tratta di un’assemblea aperta a tutti ma rivolta principalmente ad iscritti e simpatizzanti del Pd, chiamati a fare una riflessione comune sul futuro del partito, in particolare sul territorio acerrano, pomiglianese, vesuviano e nolano. Ogni partecipante ha cinque minuti a disposizione per intervenire ed è invitato a lasciare un riflessione scritta alla segreteria del convegno, per lasciare una traccia concreta del dibattito e delle proposte.

Festa dei Gigli, presentato alla comunità nolana il manifesto 2018.

Fondazione: “Continua il nostro percorso di condivisione con le associazioni ed i protagonisti della kermesse”.   Presentato, anche alla comunità nolana, il manifesto ufficiale della Festa dei Gigli 2018. La manifestazione si è svolta, ieri pomeriggio, al Museo archeologico alla presenza della cittadinanza, dei rappresentanti delle associazioni e dei maestri di festa. Presenti anche diversi allievi dell’Accademia di Belle arti e l’autrice dell’ elaborato vincitore, Sarah Riccio. “L’ elaborato di Sarah Riccio – afferma don Lino D’Onofrio a nome dell’intero Consiglio di amministrazione della Fondazione – allieva dell’Accademia di Belle arti di Napoli, è frutto di un lavoro accurato, capace di rielaborare, con immediatezza e tratto innovativo, gli elementi simbolici più significativi della millenaria tradizione. Il percorso di sinergia tra Fondazione Festa dei Gigli e Accademia, ancora una volta, è occasione di crescita e di slancio verso l’alto per la nostra kermesse. Voglio in particolare ringraziare il direttore del museo archeologico, l’architetto Giacomo Franzese, per la collaborazione e le associazioni intervenute”. Presenti a questo momento, quasi tutte le associazioni cittadine che da tempo condividono un percorso comune con la Fondazione Festa dei Gigli in particolare, Pro – loco, Contea nolana, Gli Innamorati della Festa, il Memorial Luigi Scotti, M.u.s.a, l’associazione teatrale “Pipariello”, l’associazione “Gli amici del Marciapiede”, ed il gruppo “Noi che amiamo Nola”. L’evento è stato impreziosito anche dall’intervento del professor Francesco Manganelli che ha decodificato alcuni aspetti della Festa legati al suo divenire, al suo fascino ancestrale, alla sua forza aggregatrice. Non ha fatto mancare la sua presenza anche il sindaco Geremia Biancardi che ha sottolineato il lavoro svolto dalla Fondazione, indirizzato sempre verso una maggiore crescita della kermesse, e l’assessore ai Beni culturali, Cinzia Trinchese che ha significativamente rimarcato il valore artistico del manifesto.

Amianto nella scuola, mamme e disoccupati in corteo ad Acerra: “Vogliamo Vivere”. Ma il Comune: “Nessun pericolo”

Le mamme e i papà con i loro bambini, i disoccupati uniti nei movimenti di lotta. Ieri sera c’erano un centinaio di persone al corteo organizzato dai disoccupati del movimento “Bros” per protestare contro la presenza di una discarica di amianto nella palestra del primo circolo didattico di Acerra, la scuola elementare del centro storico chiusa sei anni fa e ora in fase di ripristino. La manifestazione che ne è seguita ieri non ha trovato la partecipazione della città ma il corteo che è sfilato per la strade di Acerra si è fatto sentire lo stesso. “Basta veleni: vogliamo vivere”, “Non speculate sulla nostra pelle”, le frasi scritte sugli striscioni della manifestazione. Due bambini reggevano un cartello che riportava una frase da pelle d’oca: ”Non rubateci il futuro”. Il corteo è sfilato per le strade del centro cittadino ed è passato proprio davanti alla scuola il cui cantiere era stato occupato dai “Bros” nell’ambito di una rivendicazione occupazionale. Durante l’occupazione, però, i senza lavoro hanno scoperto tonnellate di eternit grossolanamente ammassato nella palestra antistante l’edificio scolastico chiuso sei anni fa a causa di un dissesto. La scoperta è stata fatta mercoledi 4 aprile. Le polemiche sono state notevoli. “Vogliono denunciarci per procurato allarme ? Lo facciano pure: noi denunciamo loro per mancato controllo”, le parole urlate contro il Comune attraverso il megafono da Sergio Pizzo, attivista locale dei movimenti di lotta. Ma ieri sera è trapelata una notizia che il Comune ha confermato in un comunicato diffuso oggi pomeriggio. La ditta incaricata di effettuare le analisi del cantiere del primo circolo didattico ha certifico che il luogo interessato “non presenta fibre di asbesto disperse nell’aria”. Nessun pericolo, dunque, stando almeno a ciò che sostiene l’impresa che ha realizzato la ricerca ambientale seguendo le prescrizioni della sezione amianto dell’asl Napoli 2 nord. Eppure avevano impressionato parecchio le immagini dell’eternit asportato in modo visibilmente non a norma dal sottotetto e dalle altre strutture dell’edificio e poi praticamente gettate nella palestra, che tra l’altro subì due anni fa anche un incendio di matrice mai chiarita. In ogni caso la palestra è stata fatta sigillare dal Comune con dei teloni di plastica apposti sulle finestre. A questo proposito però il cosigliere comunale del Pd, Paola Montesarchio, ha spedito un esposto in Procura. “Mi hanno consegnato una serie foto – racconta – in cui si vede che la sigillatura è già venuta meno in diversi punti”. La sensazione però è quella della fine di una polemica durata quasi dieci giorni. Ieri infatti gli studenti e gli insegnanti del liceo socio psicopedagogico Munari, piazzato proprio accanto alla scuola elementare in cui è stato trovato l’amianto, sono stati ricevuti dal sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri. Ragazzi e docenti non si recavano a scuola da giorni a causa della paura provocata dalla presenza dello sversatoio di eternit. A ogni modo il primo cittadino ha fornito rassicurazioni circa la salubrità dell’aria circostante il cantiere del primo circolo. Al Munari le lezioni riprenderanno a partire da lunedi. Stamattina i ragazzi hanno fatto un corteo sempre puntato su questa situazione. Nel frattempo è terminata anche l’occupazione del cantiere da parte dei “Bros”.

P.P.P. (Pulizie Post Pasquetta) Mission

LA CIVILTA’ E’ UNA “MISSIONE POSSIBILE”: LA RETE PER IL VESUVIO PULISCE LE PINETE DOPO LO SCEMPIO DI PASQUETTA.

Se vedere le nostre straordinarie risorse pulite, come il Parco Nazionale del Vesuvio, sembra una “Mission impossible” – a giudicare, soprattutto, dal disastro di rifiuti provocato a Pasquetta dalle orde di gitanti – provare a dare un segno di civiltà che, si spera, valga da lezione è invece una “Missione Possibile”.

“P.P.P. (Pulizie post Pasquetta) Mission”, infatti, è l’opera di pulizia delle pinete del Vesuvio imbrattate durante le scampagnate di Pasquetta, che si terrà domenica 15 aprile alle ore 9. Si opererà soprattutto nelle pinete del versante di Torre del Greco (via Pisani, Ruggiero, Montagnelle, Cappella Orefice) particolarmente danneggiate il 2 aprile.Promotrici le associazioni di volontari che, non solo, nel giorno del lunedì in Albis hanno fatto campagna di informazione contro il deposito illecito di rifiuti, distribuito sacchetti e erogato misure anti-incendio, ma che ogni giorno si occupano della tutela del Vesuvio. In particolare sono Primaurora, Aucelluzzo.it, Collettivo Volontari per il Vesuvio; Mtb Vesuvio; Vesuvio Mountainbike ; CAI/TAM Campania ; Forum dei Giovani di TdG; Salute ambiente Vesuvio; Fondalicampania; Let’s do It! Italy; Falchi del Vesuvio; Università Verde. L’evento, già lanciato su Facebook, ha già raccolto oltre 500 adesioni che, i responsabili si augurano, siano partecipazioni attive e non solo like sul social network.

«Pasquetta è passata e migliaia di persone – dicono i volontari –  hanno deciso di trascorrere questa giornata nelle aree verdi del Vesuvio, approfittando dell’immensa bellezza che queste ultime rappresentano per il nostro territorio. Generalizzare non è mai cosa buona e nemmeno in questo caso.  Alle numerose persone che si sono impegnate a non rilasciare rifiuti e a rispettare i luoghi che li hanno ospitati si sono purtroppo associate, come ogni anno, numerosi incivili, per lo più ragazzi, che hanno reso alcune zone del Parco Nazionale una pattumiera.  Abbiamo fatto il massimo per ridurre quanto più possibile tale fenomeno, scendendo tra la gente e mettendoci in gioco, ottenendo degli importanti risultati. Ma il massimo non è bastato ed allora ora c’è bisogno di darsi di nuovo da fare per la nostra amata terra. Il giorno 15 Aprile saremo quindi per le pinete per eliminare il materiale residuo di Pasquetta e permetterne il recupero da parte degli organi comunali. Invitiamo tutti coloro che si sentono come noi in dovere di impegnarsi per questo territorio e soprattutto coloro che lo hanno reso una discarica a scendere in campo con noi e rimediare laddove l’ignoranza, l’inciviltà e l’arroganza hanno portato danni».

Collegandosi alla pagina Facebook dell’evento sarà possibile seguire tutti gli aggiornamenti.