Bus in cattivo stato: all’istituto Siani di Casalnuovo salta la gita di fine anno nelle Cinque Terre

Pare proprio che non abbia insegnato nulla la tragedia del bus precipitato cinque anni fa dal viadotto autostradale di Baiano, 40 morti a causa del pullman che non poteva circolare perché già malridotto. L’altro ieri la polizia stradale ha intanto bloccato due autobus risultati zeppi di difetti meccanici, automezzi che stavano per prelevare dal liceo-ragioneria Siani, in via Gaudiosi, un centinaio di studenti di quarta e quinta in partenza per una gita di quattro giorni nella Cinque Terre. Inutile dire che mercoledi la gita è saltata. E’ stata rinviata a stamane, quando sono arrivati bus più decenti che hanno consentito il via libera a una partenza sicura. Mercoledi però c’è stato un grande imbarazzo davanti all’istituto superiore. Tutto si è consumato tra le sette e le nove del mattino di ieri. La polizia stradale ha fatto irruzione nell’area di parcheggio in cui era in un primo momento giunto un bus della Avion Travel, azienda di trasporti di Caserta. Il bus avrebbe dovuto prelevare una cinquantina di studenti del liceo e ragioneria Siani. Ma gli agenti della stradale hanno riscontrato che l’automezzo aveva una ruota “liscia”, un copertone inservibile, troppo usurato. Il veicolo è stato quindi fermato. Questa situazione ha creato un certo imbarazzo ma soprattutto una notevole preoccupazione tra gli studenti e gli insegnanti che dovevano partire e i genitori presenti. Intorno alle nove è poi giunto il secondo autobus, che avrebbe dovuto prelevare un altro gruppo di studenti del Siani. Ma anche in questo caso la polstrada ha rilevato anomalie incredibili: il parabrezza visibilmente danneggiato e incollato alla carrozzeria con del silicone a presa rapida. Problemi di sicurezza sono stati riscontrati anche all’interno dell’abitacolo. E anche questo automezzo è stato bloccato. “A un certo punto noi genitori – racconta Daniel Arcidiacono, papà di una studentessa che doveva andare in gita – ci siamo avvicinati agli agenti della polizia stradale e abbiamo chiesto cosa stesse succedendo. Loro ci hanno spiegato che quei pullman non erano in condizioni di circolare”. I genitori si sono quindi ripresi i figli e li hanno riportati a casa. Nel frattempo hanno chiesto spiegazioni al preside del Siani. “Rimanderemo la partenza per la gita a domani (stamattina ndr)”, la rassicurazione del dirigente scolastico. “Il problema però – la preoccupazione dei genitori – è che qui si ripresenteranno i bus della stessa ditta”. Mamme e papà non si sentono sicuri. “E’ possibile che dopo tante tragedie che sono successe – si chiede il signor Arcidiacono – capitino ancora spiacevoli inconvenienti del genere ? E’ proprio vero che in Italia le tragedie non insegnano niente a nessuno”. A ogni modo gli studenti chiedono di andare in gita, ovviamente. I loro genitori hanno pagato 160 euro per ogni ragazzo. Gli altri soldi li ha messi la scuola. Altri 150 euro circa sono stati messi a disposizione da papà e mamme per ogni studente: la scuola non aveva i soldi per pagare anche il cibo…

Da “Gustò”, per le “Vie del gusto”: dal menù alla musica un luminoso omaggio alla tradizione

Una intensa e saporosa serata al ristorante sommese della famiglia Sodano.  Napoli e il Vesuvio nei piatti, nei calici della birra, nel dolce, nella china, e nella musica. I sapori, i ritmi e i canti hanno suscitato  l’intensa suggestione del viaggio attraverso la memoria  delle tradizioni. Si conferma la validità del progetto. Le “Vie del gusto” approdano alla luminosa eleganza del ristorante sommese “Gustò”, della famiglia Sodano. Il nome, “Gustò”, non viene dal passato remoto del verbo “gustare”, ma da una percezione ossitona del sostantivo, quasi a indicare, per un gioco fonetico, un sapore che esplode in gola, imperioso, e poi si prolunga in una quieta sinfonia di suggestioni: la solida delicatezza del crocché, la larga piacevolezza della frittella di alghe, la “pienezza” dei fagioli alla contadina,  il croccare stuzzicante e armonioso dell’arancino, la levità della pizza fatta di una farina particolare, e il malizioso fiore di zucca che ti sorprende con il suo ripieno in cui la ricotta gioca con una intensa sfumatura di baccalà. I cuochi di “ Gustò” lavorano il fritto misto alla napoletana con l’arte antica che ne fa un cibo da strada: un cibo non solo per viandanti indaffarati e affamati, ma anche per il “flaneur”, per l’intellettuale che si muove lungo le vie della città, apparentemente ozioso e senza meta, ma in realtà con il preciso obiettivo di vedere, di capire, di scoprire fascino e bellezza dei luoghi e delle persone. Racconta Gustave Flaubert, che visitò Napoli nel 1851, che non sapeva sottrarsi al fascino dei mercati delle erbe, all’ intenso effluvio di voci, di colori, di profumi, che si sprigionava dai banchi e dalla folla, e che Vincenzo  Irolli ha cercato di suggerire attraverso la gioiosa varietà dei toni caldi che scintillano nel quadro che correda l’articolo.  Flaubert scrisse su Napoli cose assai belle: “bisogna andare in questa città per ritemprarsi di giovinezza, per amare la vita. Lo stesso sole se ne è innamorato”: e questa è un’immagine veramente sfavillante. Il fritto misto di mare e di terra portato in tavola da “Gustò” ha messo in movimento  la memoria dei convitati, li ha riportati ai luoghi e alle persone del passato, ai banchi variopinti dietro i quali, durante le feste, fiorenti signore vendevano “ cuoppi” di frittelle e di “panzarotti”, e pareva che “int’’a tiella” versassero l’oro, come la “Donn’ Amalia ‘e Speranzella”,  la “friggitrice” cantata da Salvatore Di Giacomo. A proposito di Di Giacomo: abbiamo pubblicamente promesso che a partire dalla prossima tappa delle “Vie del gusto” leggeremo poesie e prose degli scrittori che hanno raccontato le gustosissime storie del cibo vesuviano e napoletano e che hanno cantato la Natura del nostro territorio. Il ristorante “Gustò” si affaccia sulla strada che da secoli congiunge Somma a Napoli, e che  lunghe file di carri percorrevano ogni giorno, ancora negli anni ’30 del ‘900, portando ai mercati della città frutta, ortaggi, “varrecchie” di vino: una storia di uomini, di tecniche, di vicende che merita di essere narrata. E poi la musica: Lino Sabella,  Felice Cutolo, Carmine Coppola, Elisa Cimmelli con la loro arte hanno aperto al nostro rimembrare e all’intima commozione le vie fantastiche della civiltà musicale napoletana, hanno portato nel ristorante le immagini e le figure di un’epopea, hanno immerso i presenti in un flusso di emozioni e di suggestioni. I convitati conoscevano già Lino Sabella, la magia di un canto che recita, interpreta, disegna scene, scolpisce personaggi: il guappo innamorato di “Guapparia” Sabella  l’ha fatto realmente “vedere”: gli è bastato variare tono e timbro  della sua  voce scintillante, come sapeva fare Gennaro Pasquariello. Nella settimana in cui i Sommesi riscoprono in fondo al loro cuore i segni dei misteri della Montagna e vanno ad affidarsi, ancora una volta, alla  Madonna di  Castello, Elisa Cimmelli, Felice Cutolo e Carmine Coppola, a cui dedicheremo un articolo a parte, hanno interpretato magistralmente i ritmi e le strofe della tradizione popolare, e sono riusciti a ricreare l’antico fascino del connubio tra la tammorra, la fisarmonica e il violino.  Napoli e il Vesuvio nei piatti e nella musica: gli applausi  hanno fornito una concreta e calorosa testimonianza dell’ammirazione dei convitati.  Napoli e il Vesuvio stavano anche nei calici in cui scintillava la birra artigianale del Birrificio Maneba: parleremo a parte del contributo che il nostro territorio diede al ragionato successo della birra nella Napoli della seconda metà dell’ Ottocento, racconteremo della coltivazione del luppolo che venne avviata tra Nola e Acerra nel 1864, delle famiglie De Lugo  e Ranieri che nel 1887 vendevano ai birrifici napoletani l’orzo prodotto tra il Piano di Ottajano e Sarno, dei Menichini  di  Terzigno e dei  Saggese ottajanesi che per quei birrifici preparavano, con tecniche particolari,  botti di quercia. Il Vesuvio era presente nella spettacolosa torta Sacher all’albicocca del Bar Royal e nella nobile China Pisanti, che hanno concluso in dolcezza una splendida serata: una serata condotta con la solita maestria da Sonia Sodano, fotografata con la solita arte da Giovanni Sodano, sotto la sapiente regia di Carmela D’Avino, la Direttrice. E’ stata una serata feconda di idee nuove, di riflessioni e di suggerimenti, nella consolidata certezza che il  progetto è valido e che funziona, soprattutto quando le “Vie del gusto” fanno tappa in un ristorante come “Gustò”.

“Guadagni mancati” dopo il sequestro dei palazzi di Casalnuovo: costruttori e banca perdono in tribunale contro il Comune

Il tentativo era di strappare al Comune una cifra multimilionaria. Ma è fallito. Il tribunale civile di Napoli ha infatti respinto il ricorso della società di costruzioni Vi.Sa.Gi. costruzioni srl e di UBI Banca puntato a ottenere un sostanziale risarcimento per i mancati introiti registrati nell’ambito della scandalo dei palazzi abusivi di Casalnuovo: 74 edifici risultati privi di licenza e sequestrati dai carabinieri nei suoli agricoli il primo febbraio del 2007. Uno scandalo che fece il giro delle televisioni e dei giornali di tutto l’Occidente più sviluppato. Una storia enorme che mise in evidenza la sfrontatezza di consorterie affaristiche senza scrupoli. Comunque, tornando all’ultima vicenda giudiziaria, c’è da dire che V.Sa.Gi. e banca di recente avevano chiesto al tribunale di ottenere il rimborso con i relativi interessi accumulati in oltre dieci anni dei mutui contratti con gli acquirenti del Parco del Sole, 45 appartamenti residenziali realizzati in una traversa di via Filichito, nella frazione di Tavernanova, intorno al 2005 e cioè ben dopo la scadenza utile del condono 2003. Ma i mutui non furono più pagati dagli acquirenti quando i carabinieri sequestrarono il parco. Acquirenti che si ritennero truffati sia dalla Vi.Sa.Gi. che dalla banca. Alla fine però la Ubi banca, che erogò i prestiti, e i costruttori, che realizzarono il parco, qualche anno fa hanno fatto causa al Comune per via dei mancati introiti. Secondo i ricorrenti siccome il Comune non aveva vigilato sulle costruzioni abusive era di fatto il principale responsabile di quella vicenda e quindi del danno economico che ne è derivato. Ma il giudice della dodicesima sezione civile del tribunale di Napoli, Giovanni Scotto Di Carlo, non è stato affatto di quest’avviso. Ha dichiarato nullo un mutuo di 175mila euro relativo alla compravendita di uno degli appartamenti ed ha condannato Vi.Sa.Gi e UBI al pagamento delle spese legali del Comune di Casalnuovo e del notaio Vincenzo Pulcini, contro il quale i due ricorrenti si erano scagliati in quanto il professionista era stato considerato responsabile del presunto danno economico derivato dalla sottoscrizione degli atti notarili delle compravendite degli alloggi, poi risultati abusivi. Soddisfatto nel frattempo il sindaco di Casalnuovo, Massimo Pelliccia. “Grazie al lavoro puntuale degli uffici e di tutta la macchina amministrativa – dichiara – siamo riusciti ad evitare che fossero ancora una volta i cittadini a pagare lo scotto di un’attività criminale partita oltre dieci anni fa”. Pelliccia sostiene che Casalnuovo sia “tra i primi Comuni in Campania per le attività di monitoraggio e di prevenzione attivate ai danni di chi ancora intende speculare sull’abusivismo edilizio”. “Abbiamo un censimento dettagliato – aggiunge – di tutti i 179 immobili costruiti negli anni in maniera irregolare sul territorio e prosegue l’attività che ha già portato all’abbattimento di molti di questi immobili, due soltanto nell’ultimo anno”. Pelliccia è duro circa il ricorso perso da Vi.Sa.Gi e UBI banca. “E’ stato l’ennesimo tentativo – commenta – di danneggiare il territorio”. .

Alterazione di carta di identità : in manette un 35enne e un 61enne di Somma Vesuviana

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Nel pomeriggio di ieri, gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato San Ferdinando hanno arrestato, Ferdinando D’Avino, 35enne di Somma Vesuviana e Antonio Luigi Schetter 61enne, anch’egli di Somma Vesuviana, entrambi con precedenti penali, responsabili di sostituzione di persona e presentazione di documento alterato il primo e favoreggiamento personale il secondo. Verso le 17.00 gli agenti effettuavano, in abiti civili ed a bordo di moto, un servizio di controllo del territorio finalizzato alla prevenzione e repressione dei rati in genere. Nel transitare in piazza Vittoria, nel traffico cittadino, hanno notato un’autovettura Mercedes classe A, con due persone a bordo il cui passeggero, alla vista dei poliziotti, si è mostrato nervoso, tentando di nascondere il viso girandosi dal lato opposto. Insospettiti da tale comportamento, hanno deciso di controllare i due uomini fermandoli in vi Acton. La carta di identità presenta dal passeggero dell’auto è apparsa immediatamente sospetta, infatti la foto era staccata nella parte superiore e non aveva il timbro a secco. Gli agenti hanno deciso di approfondire le verifiche portandoli in Ufficio ed hanno così evidenziato che la carta d’identità era alterata, perché corrispondeva al nominativo fornito ma la foto era diversa. Una verifica più attenta ha consentito di addivenire alla vera identità dell’uomo che è risultato essere D’Avino Ferdinando, destinatario del provvedimento di custodia cautelare per associazione a delinquere di stampo camorristico, emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli nell’aprile del 2016. Contatta l’autorità giudiziaria, D’Avino è stato arrestato per sostituzione di persona, alterazione di documento d’identità e perché colpito da Ordinanza di custodia cautelare mentre Antonio Schetter è stato arrestato per favoreggiamento personale. Entrambi sono associati presso l’Istituto penitenziario dfi Napoli Secondigliano.

Somma Vesuviana. Parcheggio via Casaraia, Allocca: “Situazione pasticciata, si faccia chiarezza”

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Celestino Allocca, esponente di Forza Italia e consigliere comunale di opposizione, chiede all’amministrazione Di Sarno di fare chiarezza sulla vicenda parcheggio di via Casaraia

“Mentre su urbanistica e opere pubbliche questa amministrazione continua a stare ferma, decine di cittadini scrivono al sindaco per segnalare criticità e problemi del parcheggio di via Casaraia: è la perfetta  fotografia della fase di stallo in cui riversa questa maggioranza, incapace di tirare fuori un minimo di progettualità di ampio respiro”. A dichiararlo è Celestino Allocca, esponente di Forza Italia e consigliere comunale di opposizione.

Sul parcheggio di via Casaraia, Allocca prosegue: “Da qualunque parte la si veda, la situazione appare pasticciata e priva di logica. Invece di dialogare con i cittadini e ascoltare le loro ragioni (così come aveva promesso il sindaco in campagna elettorale), l’amministrazione ha preferito dare un colpo di acceleratore”.

“Crediamo che sulla vicenda del parcheggio non sia stata fatta la necessaria chiarezza. Chiederò che se ne parli in consiglio comunale, per rispetto dei cittadini e per fugare ogni perplessità”, conclude Allocca.

Ottaviano, si dimette l’assessore Sciesa e il sindaco commenta sui social:”Ha fatto poco, direi niente”

Amatore Sciesa
L’avvocato Capasso mette da parte l’aplomb istituzionale per commentare le dimissioni dell’assessore da lui nominato a febbraio dello scorso anno e sceglie il suo profilo facebook, per spiegare le accuse relative ad una presunta aggressione – che Sciesa cita nella sua lettera di dimissioni – oltre che per fare un singolare mea culpa. Non sulle accuse di arroganza o di scarsa lungimiranza che il suo ex delegato gli rivolge nero su bianco, bensì sulla stessa nomina di Sciesa. “Ha fatto poco, quando ha fatto altri hanno dovuto riparare ai suoi danni”. Intanto altri esponenti di opposizione, come Felice Picariello, riprendono sui social la lettera dell’ex assessore. Due pagine in cui Sciesa ringrazia tutti, dai funzionari ai volontari.
Il sindaco Luca Capasso
Mancano due mesi al voto e a Ottaviano già volano gli stracci. L’assessore Amatore Sciesa, che per ventura porta lo stesso nome e cognome di un patriota italiano, ha rassegnato le dimissioni questa mattina con una dura lettera che tira in ballo il sindaco della città, l’avvocato Luca Capasso. Ed è a lui, il quale ha già annunciato la sua ricandidatura alla guida di Ottaviano, che Sciesa indirizza naturalmente le sue formali dimissioni, oltre che al consiglio comunale e al presidente dell’assise, Biagio Simonetti. Stando alla versione di Sciesa, il sindaco Capasso lo avrebbe aggredito durante una riunione politica, minacciando finanche di “mettergli le mani addosso” – così scrive nella sua lettera di dimissioni – alla richiesta di un chiarimento che sarebbe risultato “poco gradito” al primo cittadino che l’ormai ex assessore taccia di arroganza. La reazione del sindaco al forfait del suo delegato allo sport, turismo, spettacolo e politiche giovanili, è pubblica: Luca Capasso affida i commenti in merito al suo profilo facebook, rinnegando il lavoro di Sciesa. “Vorrei dedicargli poco tempo e pochissime parole, perché è giusto misurare e considerare un amministratore in base alle cose fatte. E, lo dico con rammarico, Sciesa ha fatto davvero poco. Quando non ha fatto poco, ha fatto nulla: per lo sport, per il turismo, per lo spettacolo. Ogni tanto, in verità, ha fatto qualche danno e altri hanno dovuto riparare ai suoi errori”. Tra le accuse che l’ex assessore rivolge al sindaco ci sono la “scarsa lungimiranza” e il venir meno del gioco di squadra, l’interpretazione della politica come il sottostare di nuove leve a scelte di consiglieri veterani espressione della vecchia politica. E il primo cittadino fa mea culpa pubblico: non sulle accuse rivoltegli, ma sulla stessa nomina dell’assessore Sciesa avvenuta a febbraio dello scorso anno. “Non avrebbe dovuto essere nominato e di questo mi assumo colpe e responsabilità, ma sono abituato a guardare avanti per il bene dell’amministrazione comunale e di Ottaviano”. Quanto alla presunta aggressione, accusa che a ben leggere tra le righe del commento del sindaco potrebbe essere sviscerata in sedi giudiziarie più che politiche – Capasso commenta: “Sciesa fa riferimento ad una presunta aggressione da parte mia, omette di dire però che gli ho telefonato subito dopo scusandomi per la foga eccessiva, si è trattato di una reazione dovuta ad eccesso di emotività, non certo di un’aggressione fisica”.

Somma Vesuviana, lettera in redazione: “Sul parcheggio di Casaraia dette molte falsità”

Gentile direttore, in merito all’articolo pubblicato sul “il Mediano” dal titolo Somma Vesuviana, la maledizione del parcheggio di via Casaraia, mi corre l’obbligo precisare quanto segue. Non entro nel merito della prima parte, anche se da tecnico potrei sicuramente dire la mia e per completezza di esposizione, devo iniziare dagli albori dell’opera. Il progetto iniziale dell’opera (Tav. A02 Luglio 2011), per intenderci quello vigente all’epoca dell’inizio lavori, riportava al termine del prolungamento della strada, l’accesso carrabile in conformità allo stato dei luoghi preesistente. Provi a chiedere agli ultimi residenti della strada interessata, come mai e per quale motivo, all’insaputa di tutti, venne elaborata una variante, acquisita con solo una “determina” ovviamente illegittima che cancellò l’accesso carrabile. Sono veramente curioso di conoscere la risposta, anche se sono certo che Lei ha già capito come si svolsero i fatti. Ovviamente la tavola in questione, che dimostra la mia affermazione, fu regolarmente acquisita ed è da me gelosamente custodita. Inoltre, per fugare qualsiasi dubbio, riporta a tergo il timbro “copia conforme all’originale” con tanto di firma del responsabile della relativa PO dell’epoca. Sono disponibilissimo per eventuali consultazioni. Veniamo ora alla “rottura indiscriminata del muretto di delimitazione …”: è evidente che non Le è stato riferito, che in occasione dei lavori eseguiti con regolare titolo autorizzativo, intervennero immediatamente, guarda caso, i carabinieri ed i vigli urbani con tecnico al seguito, per verificare minuziosamente la documentazione relativa (forse il signor P.P. si apprestava a costruire un palazzo come ebbero a dire i carabinieri). Pensare che la documentazione fornita dimostrava la legittimità dei lavori è la cosa ragionevolmente più certa: Le pare? E ancora “……avrebbe concesso le chiavi di un’area pubblica ad un soggetto privato che ne usufruisce senza alcun titolo e ancora questa concessione ha trasformato il cantiere non ultimato in un parcheggio privato atteso che il beneficiario utilizza per sè, per la sua famiglia e per i soggetti estranei ….. ”: è paradossale leggere tali enormità e falsità. Il soggetto interessato non usufruisce di alcuna opera, ma solo ed esclusivamente del prolungamento della strada per raggiungere la sua proprietà. Bene farebbe l’avvocato C. a documentare le affermazioni riportate con tanto di foto mostrando auto in sosta nella pubblica area. Le uniche foto che eventualmente possono o potranno esibirLe, sono quelle che riportano le auto dei figli del signor P.P. all’interno della proprietà privata dove insiste anche un BOX per il quale il signor. P.P. versa regolarmente i tributi previsti o eventualmente, quelle scattate durante l’attraversamento (e non la sosta) del tratto di strada.  E per finire è altrettanto falsa e destituita di qualsiasi fondamento “utilizzo per i soggetti estranei” affermazione per la quale il signor P.P. si riserva sin da ora qualsiasi azione, ove necessaria, per tutelare la propria immagine ed i propri interessi. Riguardo al “cantiere non ultimato” forse hanno omesso di dirLe che dalla emissione della determina di acquisizione dello stato finale e del certificato di regolare esecuzione lavori sono trascorsi oltre due anni …….. Certo non devo spiegarle cosa sono i documenti citati. Ed infine “…. i parenti del sig, P.P. pretendono …… al cancello non vengano posizionate auto…. … e la sentenza nulla sancisce……”. Riguardo la questione invalidi e anziani, per certo il signor P.P.  è ultraottantenne con tutti gli acciacchi al seguito e la moglie segue a ruota: mi auguro, per il bene che nutro nei loro confronti, che mai bisognerà prestare aiuto medico con eventuali auto che, in sosta davanti al cancello, intralciano l’accesso di mezzi di soccorso, visto che quello costituisce l’unico accesso carrabile alla proprietà privata.……… e ancora è bene precisare che la Sentenza sancisce il principio, la legittimità e ne chiede l’esecuzione, spetta all’Amministrazione stabilire, nelle more del disbrigo delle formalità finali, come attuare la disposizione , e la consegna delle chiavi va in tale direzione: rende fruibile l’accesso carrabile e non come erroneamente e maliziosamente riportato, l’utilizzo in via privata del parcheggio, cosa peraltro MAI AVVENUTA. A questo proposito va un plauso all’Amministrazione attuale per un duplice motivo: non si sono piegati al volere dei “potenti” mantenendo fede a quanto promesso in campagna elettorale. Trasparenza amministrativa e legalità, senza sconti per nessuno, applicare la legge prima di tutto, Complimenti!!! Ed evitato probabilmente, un ulteriore aggravio di spese per le casse comunali. Spese che, per compiacere qualcuno, negli anni passati, hanno dovuto sostenere, nonostante il pressante invito ad utilizzare il buon senso, in occasione dell’annullamento in autotutela condotto in dispregio delle più elementari norme di trasparenza amministrativa. Ma tanto paga la collettività. La foto seguente (ndr, si fa riferimento alla foto di copertina a corredo) da sola, rende conto e ragioni di tanto accanimento verso il signor P.P. e per questo lascio a Lei ed ai lettori trarre le debite conclusioni. Ringraziando per il prezioso lavoro che Lei svolge per la collettività, porgo distinti saluti Carmine Ardolino

Colpo di spugna sul più grande scandalo edilizio: niente carcere per i condannati dei rioni abusivi di Casalnuovo. Reati prescritti

“Grazie” alla macchina farraginosa della nostra giustizia è stata messa una pietra tombale su un altro sfregio, uno scandalo che fece il giro del mondo, lo scandalo dei 74 palazzi di Casalnuovo: alte costruzioni spuntate come funghi senza uno straccio di licenza dai suoli agricoli delle frazioni di Casarea e Tavernanova, hinterland a est di Napoli. Ma i reati addebitati ai colpevoli sono stati tutti prescritti: non andranno in prigione. Il processo è stato troppo lungo ed è sopraggiunta la cancellazione della pena. Intanto la sentenza della Corte d’Appello di Napoli, risalente al 25 gennaio scorso, sta serpeggiando nel tam tam di strada. Sia gli avvocati dei condannati in primo grado che quelli di parte civile confermano: il colpo di spugna su tutta la vicenda c’è stato. Eccome. Il tribunale di secondo grado ha infatti di recente deciso la prescrizione di tutti i reati individuati nell’ambito dello scandalo edilizio italiano più importante dal Dopoguerra, reati per i quali nel 2010 furono condannati in primo grado Domenico Pelliccia, costruttore, fratello di Mario, indagato per la recente morte sul lavoro di un suo operaio, e cognato dell’ex boss di Casalnuovo, Pasquale Iorio Raccioppoli, trucidato a colpi di mitra nel 2009. All’epoca fu condannato anche Giovanni Raduazzo, ingegnere e tecnico di fiducia di Pelliccia, e Vincenzo Perdono, costruttore e figlio dell’ex consigliere comunale Ciro, di Forza Italia, da anni cementificatore di grandi complessi edilizi nell’area orientale. I tre erano stati condannati rispettivamente a 9 anni (Pelliccia) e a 5 anni (Raduazzo e Perdono). Condanna che è stata confermata il 25 gennaio scorso dalla Corte d’Appello di Napoli. Corte che però ha stabilito che i condannati non andranno in carcere per sopraggiunta prescrizione. Uno colpo di spugna, dicevamo, Per gli avvocati di parte civile una doppia beffa. “Non sappiamo nemmeno – racconta Cristina Riccardi, legale di parte civile – se potremo ottenere i risarcimenti visto che i condannati i cui reati sono stati prescritti risultano nullatenenti”. Si attende nel frattempo l’esito del procedimento giudiziario a carico di Vincenzo Marra, dirigente del Comune di Casalnuovo e all’epoca dei fatti accusato di aver fatto sparire dai cassetti del comune 300 pratiche di condono edilizio, pratiche che secondo gli inquirenti erano le prove del grande abuso edilizio. La posizione di Marra, condannato anche lui in primo grado, sarà discussa dall’Appello in un processo la cui data è ancora da fissare. Ergo: prescrizione dietro l’angolo anche per l’architetto del Comune. La vicenda è quella appunto di uno scandalo enorme, risalente a 11 anni fa e che fece il giro del mondo grazie alle tv e ai giornali più importanti del pianeta: 74 palazzi, alcuni dei quali alti sette piani, costruiti senza uno straccio di licenza sui suoli agricoli. Oltre 700 appartamenti non condonabili spuntati come funghi tra il 2005 e il 2006 ma sequestrati dai carabinieri nel febbraio del 2007. Quando i rioni abusivi furono sequestrati alcuni consiglieri comunali di Casalnuovo , intervistati “a caldo”, dichiararono al nostro giornale, ridendo, che non si erano accorti di nulla “perché i palazzi erano stati coperti dai cespugli”. Tra i politici locali che scherzavano sull’accaduto ce n’era anche uno che l’antimafia indicò come l’autista di fiducia del boss Iorio Raccioppoli, il pluripregiudicato che due anni dopo sarebbe stato ucciso a colpi di kalashnikov tra la folla di un noto bar di Casalnuovo. Raccioppoli fu ammazzato insieme al cugino, suo omonimo. Non si è mai saputo se quella strage fosse il risultato dei problemi sorti dopo lo scoppio dello scandalo dei palazzi abusivi. Palazzi che furono realizzati in fretta e furia tra il 2005 e il 2006, dopo il condono edilizio nazionale voluto dal governo Berlusconi. Condono che aveva però una scadenza: valeva per tutte le costruzioni abusive realizzate fino al marzo del 2003. Un limite che a Casalnuovo mise in moto una diabolica macchina del falso. Furono ideate false pratiche di altrettante richieste di condono che attestavano che i palazzi, per un totale di 700 alloggi, fossero stati costruiti prima del 2003: una gigantesca truffa. Nel frattempo si stavano costruendo o erano già stati costruiti a velocità supersonica palazzi alti fino a sette piani ma molto deboli sotto il profilo strutturale. Senza licenza e nei terreni destinati alle attività agricole. Falsi anche i bollettini con i quali 45 acquirenti di altrettanti appartamenti del Parco del Sole, a Tavernanova, chiesero al Comune un condono le cui pratiche sparirono durante l’operazione di repulisti fatta scattare dai carabinieri. Militari che misero a segno un sequestro storico, raccontato nei minimi particolari anche da France 2, dal New York Times e da Le Figaro. Ma è stato il nostro giornale in quei giorni a dare per primo la notizia e a svelare tutti retroscena. Nel dicembre dello stesso anno il governo fece commissariare il Comune di Casalnuovo per infiltrazioni della camorra mentre l’ex giunta regionale Bassolino fece abbattere circa 40 palazzi. Alla fine però nemmeno un politico è finito alla sbarra. Alla fine c’è stato il colpo di spugna: la prescrizione. Tutti colpevoli, nessun colpevole. . .

Pasquale Piccolo è il nuovo Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Nola

Aveva già raccolto il testimone da Francesco Urraro, eletto senatore alle scorse politiche, ma ieri (mercoledì 11 aprile) l’avvocato Pasquale Piccolo, già sindaco di Somma Vesuviana, è divenuto a tutti gli effetti – e con ampio consenso – presidente dell’Ordine degli Avvocati di Nola. Avvocato da oltre quarant’anni, Cassazionista dal 2006, Pasquale Piccolo rappresenta – quale legale di fiducia – prestigiosi gruppi assicurativi, istituti di credito ed enti pubblici. Sposato, ha due figli che hanno seguito le sue orme. «Vivrò questo nuovo ruolo da presidente con lo stesso, rafforzato, impegno che ho profuso in numerosi anni da consigliere dell’Ordine – dice il neo presidente – portando avanti nella continuità il progetto che ci ha visto uniti in questi anni». Per Piccolo, che oggi è anche consigliere comunale di opposizione a Somma Vesuviana, è il coronamento di un percorso che lui stesso sottolinea essere stato improntato «sul rispetto delle regole, dell’onestà e della correttezza, verso i clienti e verso i colleghi»    

Flobert

L’11 aprile del 1975 a Sant’Anastasia, un rombo assordante di vento impetuoso, tutto scompare, giovani corpi e brandelli di vita vissuta disseminati nei dintorni, suono di sirene impazzite, gente stravolta; miracolosamente salvo Ciro Liguoro. Tragedia immane di una comunità operosa che si procura, ieri come oggi, il pane quotidiano con lavori pericolosi svolti senza alcuna sicurezza. Ieri come oggi, una strage di circa quattro morti al giorno attuata sotto gli occhi di uno Stato disumano che, elenca le vittime, le commemora ma deregolamenta i rischi e considera la morte del lavoratore un “danno inevitabile dovuto a fuoco amico”. In silenzio ricordiamo quel giorno, siamo vicini alle famiglie delle persone decedute ed all’unico superstite il compagno Ciro Liguoro. Commossi, lottiamo per un paese più civile. Il Circolo “Nello Laurenti” di Rifondazione Comunista di Sant’Anastasia