Interviene per soccorrere ragazzo, ambulanza aggredita nel Napoletano

– Un’ambulanza interviene all’alba in un parcheggio di una discoteca nella zona di Coroglio a Napoli per soccorrere un ragazzo ubriaco ma un folto gruppo di persone pretende attenzione, con violenza e minacce agli operatori del ‘118’, per un altro giovane gravemente ferito in un incidente stradale avvenuto contemporaneamente lì vicino. Alla fine giunge un altro mezzo di soccorso e porta in ospedale entrambi. La vicenda, sulla quale indagano i cc, induce la pagina fb ‘Nessuno tocchi Ippocrate’ a parlare di ‘folla inferocita’ che ‘aggredisce la postazione S.Paolo’,la 34ma aggressione del 2018. In pochi minuti è giunta l’ambulanza ed il mezzo ha cominciato a uscire dal parcheggio. Contemporaneamente, all’esterno della discoteca avviene un incidente con una persona grave. “L’ambulanza viene circondata da una ottantina di persone che cominciano a sferrare calci e pugni sui vetri e le fiancate. Un energumeno prende per il bavero della divisa l’autista soccorritore e comincia a strattonarlo” si legge su fb.

Ottaviano, Andrea Nocerino apre la campagna elettorale: «Riporteremo Ottaviano allo splendore di un tempo»

Andrea Nocerino, nella sua manifestazione di apertura di campagna elettorale, ha lasciato che fossero gli alleati a delineare la linea della compagine che rappresenta. L’ex sindaco Michele Saviano per primo a rappresentare la lista Progressisti per Ottaviano, il consigliere (attuale) Felice Picariello per Idea Comune, Anna Teresa Villani per FTS (famiglia, tradizione e solidarietĂ ) per la Rinascita di Ottaviano, Francesco Ciniglio  – giĂ  consigliere comunale – per Ottaviano Democratica, Giusy Ambrosio per LibertĂ  Democrazia e Progresso, Roberta Iovino (Noi con Nocerino per Ottaviano). Michele Saviano, primo a prendere la parola, ha fatto fare alla platea un tuffo nel passato e si è augurato che la campagna elettorale in corso finisca come quella di quasi quattro lustri or sono. «Al ballottaggio, la destra di allora fece affiggere dei manifesti e diffuse volantini in cui mi si appellava quale “sindaco comunista” – ha detto l’ex sindaco, pediatra –accadde a San Gennarello e io risposi poi da piazza San Francesco spiegando che i bambini li curo, non li mangio». Battute a parte, Saviano si è tolto almeno due sassolini dalle scarpe. Il primo definendosi «fieramente di sinistra». «Sono stato attaccato in maniera becera e volgare – ha continuato – perchĂ© sono in questa compagine, in questo movimento civico, dove ci sono esponenti che arrivano dalla destra. E dico volgare perchĂ© hanno insinuato che lo faccia in cambio di chissĂ  quali promesse. Voglio dire a queste persone che dovrei chiamare amici e che sono invece soggetti allo sbaraglio e autoreferenziali, che in questo movimento ci sono delle idee e dei portatori di idee. E che se le idee sono sane, non c’è sinistra o destra che tenga. Nell’amministrazione Nocerino porterĂ  le mie idee di sinistra». Un chiaro riferimento a chi, sposando il progetto della candidata Francesca Ambrosio, aveva ammonito gli avversari a non definirsi di centro sinistra in virtĂą dell’appartenenza a simboli di partito. Partiti che, nello schieramento civico di Nocerino, non ci sono. La seconda frecciata, invece, era per il sindaco in carica, Luca Capasso. Non ha mai fatto nomi, Saviano. NĂ© dell’uno nĂ© dell’altra. Ma, all’indirizzo del primo cittadino ricandidato era convogliato il monito «Guai a strumentalizzare i bambini». Riferito all’episodio che ha visto protagonista Capasso il quale, avendo deciso di rinunciare al secondo mandato, ha poi cambiato idea pochi giorni dopo perchĂ© un gruppo di bimbi (e non solo la sua maggioranza con una lettera che portava le firme di assessori e consiglieri) lo aveva convinto. «La loro voce mi è entrata nell’anima» – disse allora Capasso. «Bisogna lavorare perchĂ© i bambini stiano bene, perchĂ© non debbano trovare ludoteche e parchi solo fuori da Ottaviano» – ha detto ieri Saviano, aggiungendo che, da pediatra, «avrei potuto fare tante foto con bambine, con le loro mamme, con i loro papĂ , ma non è etico». Quanto alla nemmeno tanto velata accusa di opportunismo rivolta all’ex sindaco, è stato il candidato Andrea Nocerino a rispondere. «Vero, ho promesso qualcosa a Michele. Gli ho promesso una Ottaviano migliore. Ed è una promessa che manterrò». Sulla querelle ideologica che sta tenendo banco ad Ottaviano ha commentato anche Felice Picariello dicendosi orgoglioso di essere in una coalizione della quale è parte anche Saviano. «Le sintesi, in politica, sono cosa antica. Non le abbiamo inventate noi – ha detto Picariello – ci si può unire su due cose: un grande interesse o una grande idea. Noi abbiamo scelto la seconda. Convincere le persone a votarci è facile, basterĂ  che leggano il programma o guardino gli uomini in campo – tutti noti per poter camminare a testa alta, per pulizia, per impegno – l’elettorato di opinione è per noi, c’è poco da fare». Picariello, del quale si era parlato come papabile candidato sindaco, ha pure spiegato il «patto»: «Ciascuno di noi poteva o voleva candidarsi a sindaco, abbiamo invece fatto prevalere la responsabilità». Tre le donne al tavolo. Le «quote rosa competitive» come le ha chiamate Picariello. Giusy Ambrosio che, nel suo intervento, ha privilegiato la volontĂ  di potersi impegnare per la lotta contro il disagio sociale, particolarmente quello dei minori. Anna Teresa Villani che, nel suo intervento, ha parlato della necessitĂ  di valorizzare l’esistente, della futura creazione di uno sportello comunale per il lavoro e di quella di un portale che possa mettere in comunicazione piĂą agevolmente cittadini ed istituzioni. La piĂą giovane, Roberta Iovino (23 anni) ha invitato i coetanei a farsi portavoce delle problematiche che li affliggono, dicendosi certa che in Andrea Nocerino, e nella sua coalizione, troveranno «protezione e ascolto». L’ultimo esponente delle liste ad intervenire prima di Nocerino è stato il giĂ  consigliere comunale Francesco Ciniglio che ha citato Giorgio La Pira invitando i presenti ad immaginare la cittĂ  che vorrebbero. In piĂą ha delineato uno status quo disastroso, una Ottaviano dove c’è estrema povertĂ  e periferie nell’abbandono. «Parlo di San Gennarello, di altri quartieri – ha detto – è una cittĂ  stagnante. Una cittĂ  dove gli imprenditori al momento non hanno interesse ad investire. Vanno costruiti i percorsi politici. Si deve creare lavoro perchĂ© senza crescita economica non andiamo da nessuna parte. La nostra esperienza servirĂ  ai giovani per il passaggio di consegne» L’intervento del candidato sindaco, sorriso smagliante, è stato breve, brevissimo. Poco meno di quattro minuti. Ha ringraziato i presenti, tanti in veritĂ  (la manifestazione era prevista per le 19, è iniziata piĂą di un’ora dopo, solo quando la sala del comitato di viale Elena si è riempita quanto bastava per «accontentare» Nocerino che aveva annunciato di attendersi almeno 300 persone – “Se sono di meno non va bene” – aveva detto poco prima) e li ha ringraziati per aver dedicato, all’apertura della sua seconda campagna elettorale da sindaco in cinque anni, del tempo. GiĂ , il tempo. Da qui è partito Nocerino: «Il tempo è la cosa piĂą preziosa che si possa regalare, ed è questo che faremo: dedicheremo ad Ottaviano del tempo, risolveremo i problemi. La promessa che ho fatto è quella di riportare Ottaviano allo splendore di un tempo, farla tornare culla della cultura. Ottaviano un tempo era il fiore all’occhiello delle industrie, si produceva di tutto, dalle bottiglie alla tela. Soprattutto, era piena di gente che non aveva difficoltĂ . Oggi si sono persi i vecchi valori, noi dobbiamo fare in modo che siano recuperati e trasmessi ai nostri figli. Però, per fare questo, dobbiamo ricostruire quello che adesso non c’è: io ricordo quando ero piĂą giovane, percorrevamo viale Elena fino al Castello, impiegavamo 45 minuti. Ora ci vogliono pochi secondi, non c’è nessuno. Ecco, dobbiamo fare in modo che Ottaviano ridiventi attraente sotto tutti i punti di vista, dateci una mano, dateci fiducia. E ricordate che questo non è il fondo del barile, ma l’inizio della rinascita perchĂ©, credetemi, con voi cambiare si può». Non ha illustrato il programma, nemmeno vi ha fatto cenno (ma c’è, ed è corposo – leggi qui ). Non ha detto una parola sul presente, ha lasciato le poche stilettate all’indirizzo degli avversari ai suoi compagni di tavolo, ha solo detto, ricapitoliamo, che in passato si stava meglio e che quei tempi possono tornare. Applausi? Tanti. E in tanti sono rimasti a condividere il buffet preparato nel comitato. Per oltre duecento persone: rustici in abbondanza, primi piatti, bevande e sfogliatelle a go go. Il leitmotiv (e l’hashtag della campagna elettorale): #cambiaresipuò. Oggi – domenica 20 maggio – tocca a due dei suoi avversari aprire le danze, entrambi alla stessa ora ed entrambi nei loro comitati. Alle 18, in viale Elena 12 – precisamente dirimpetto a quello di Nocerino – Umberto Saetta, candidato sindaco del Movimento 5 Stelle presenterĂ  programma e candidati al consiglio comunale accanto alla cittadina portavoce Valeria Ciarambino, consigliera regionale, ed all’onorevole neoeletta Silvana Nappi. Leitmotiv: partecipa, scegli, cambia. Qualche metro piĂą su, nella sede del comitato elettorale di via Giovanni XXIII, c’è Luca. Capasso, ovviamente. Il sindaco uscente. Anche lui, con i candidati delle liste (La CittĂ  Futura, Forza Italia, Ottaviano CittĂ  Ideale, Insieme, Direzione Futuro, Per Ottaviano). Anche per loro, alle 18. Leitmotiv: #insiemeconLuca  

I “Dimenticati” di Vittorio De Seta: un’esperienza etnografica attraverso gli strumenti della cinematografia.

Nel bisogno di rinnovamento che attraversa la societĂ  italiana, alla fine della secondo conflitto mondiale, il cinema svolge un ruolo fondamentale: si avverte il bisogno di raccontare la realtĂ , di scavare nel vivere quotidiano dove emerge un’Italia completamente massacrata da una guerra assurda.  Questa cinematografia, definita neorealista, in un secondo momento sposta il baricentro dei suoi interessi soprattutto sul meridione mettendone in evidenza le difficoltĂ , l’abbandono istituzionale, la mancanza di servizi ma anche l’enorme patrimonio immateriale che le societĂ  a cultura agropastorale conservano, esprimono e perpetuano. Caposcuola di questo nuovo modo di pensare al cinema è il calabrese Vittorio De Seta. I documentari che gira, tra la metĂ  e la fine degli anni cinquanta, segnano l’inizio di un percorso in cui il cinema mette i suoi strumenti al servizio dell’etnografia. Nasce così un’antropologia visuale che non si propone assolutamente di raccontare un “mondo perduto”, tutt’altro: i riti che De Seta trasforma in oggetto dei suoi documentari sono tutt’ora vivi; sono espressione di comunitĂ  che hanno scelto la strada della resilienza e dell’identitĂ  come motore e centro dell’esistenza, come modo bello di guardare alla vita.   Il neorealismo, come movimento letterario prima e cinematografico dopo, è caratterizzato da 2 fasi importanti: una prima fase determinata dallo sviluppo, alla fine degli anni 40, di un filone ancora imbevuto di ideali antifascisti che vuole raccontare un paese distrutto da vent’anni di dittatura e da una guerra brutale; una seconda fase, di cui i libri parlano molto poco, contraddistinta da un’attivitĂ  documentaristica incentrata soprattutto sul mezzogiorno. Tra il 1954 e il 1959, il regista Italiano Vittorio De Seta avvia un lavoro cinematografico su alcuni comuni della provincia meridionale, soffermandosi sulla quotidianitĂ  del lavoro di artigiani, pescatori, pastori, “surfarari”, consegnando all’Italia immagini non solo di grande valore cinematografico e documentaristico ma soprattutto di grande spessore etnografico. “I corti” sono realizzati da una troupe che mette in piedi lo stesso De Seta autofinanziandosi: Pasqua in Sicilia (1954), Lu tempu de li pisci spata (1955), Isole di fuoco (1955), Surfarara (1955), Contadini del mare (1955), Parabola d’oro (1955), Pescherecci (1955), Pastori di Orgosolo (1958), Un giorno in Barbagia (1958), I dimenticati (1959). Nato da una famiglia di aristocratici calabresi, De Seta vive gli orrori della guerra sulla propria pelle: tra il 1943 e il 1945 è prigioniero in un campo di concentramento tedesco; questa esperienza segna tutta la sua vita. In questa rinnovata veste del neorealismo, che si potrebbe definire antropologica, il regista calabrese mette l’accento su alcuni microcosmi geografici del sud Italia che al contempo sono macrocosmi culturali ed identitari. L’ultimo corto quello del 1959, “I Dimenticati”, è interamente girato ad Alessandria del Carretto, un paese della provincia di Cosenza inserito in un’area di Calabria a cultura lucana. Ancora nel 1959, la strada che dalla costa ionica porta ad Alessandria, paese sito nel cuore del pollino meridionale, è inesistente: il documentario si apre proprio con le immagini di alcuni uomini che, caricati i muli, devono raggiungere il piccolo borgo per portare rifornimenti necessari. La prima scena si pone giĂ  in una dimensione di rottura con quanto sta accadendo in Italia da qualche tempo: nella casa degli italiani entrano elettrodomestici come il frigo, la tv e alcuni cambiamenti infrastrutturali contribuiscono ad uno sviluppo dei trasporti: in questo periodo la DC vara un piano decennale di costruzione autostradale che porta alla realizzazione dell’A1 e questo segna anche il definitivo decollo del mercato automobilistico. Insomma, l’Italia è dentro un processo che la storiografia etichetta con il termine di boom economico. Le immagini dei documentaristi etnografi della fine degli anni cinquanta rompono questo idillio, ponendo in maniera dirompente la questione meridionale in una chiave diversa: I corti di De Seta parlano di un sud abbandonato dallo stato centrale; un sud che cerca disperatamente una vita dignitosa attraverso servizi che rendano vivibili alcuni comuni, il cui isolamento geografico è accentuato dall’isolamento e l’abbandono istituzionale. De Seta definisce gli abitanti di Alessandria del Carretto “i dimenticati”, una dimenticanza che non è solo abbandono istituzionale ma è anche dimenticanza rispetto all’enorme patrimonio immateriale che mondi come Alessandria del Carretto possiedono ed esprimono. La parte centrale del documentario è incentrata su un rituale di Alessandria a matrice lucana: La pita. Che cos’è la pita? Questo rituale è indicato dagli studiosi con il termine di “culto arboreo”. Alla fine dell’inverno, in molti paesi del pollino lucano e delle zone interne della Basilicata, viene tagliato un grosso abete e viene trascinato in paese in una processione di suoni, botti, vino, cibo, canti. Parallelamente, sempre in paese, viene trascinato un arbusto, una pianta giovane, chiamata “Cimale” o “cima femmina”, che viene addobbata e fissata sul grandissimo albero. Avvenuto l’innesto, al suono di zampogne, organetti e canti, l’abete viene issato e scalato da qualche temerario.  I riti arborei in area lucana, aldilĂ  del loro significato magico ed apotropaico, sono sempre connessi alla venerazione di un santo. Nel caso del rito di Alessandria ripreso da De Seta, lo svolgimento della festa dell’albero è legata al culto di sant’Alessandro patrono del paese. Ad oggi Alessandria del Carretto è un paese che conta meno di cinquecento anime. La quasi totalitĂ  della comunitĂ  si è trasferita nella cittadina sulla costa, Trebisacce. Spesso lo spopolamento di questi piccoli centri può determinare la dissoluzione anche di un patrimonio immateriale unico.  Per fortuna, negli ultimi vent’anni, grazie soprattutto all’interesse delle giovani generazioni, ad Alessandria c’è una rivitalizzazione di alcune feste tradizionali ma soprattutto dell’uso di alcuni strumenti legati ai rituali domestici e collettivi della comunitĂ  come l’organetto, il tamburello e la zampogna a chiave. I corti di De Seta sono stati da qualche anno pubblicati da Feltrinelli con un titolo, a mio parere, inesatto: “Il mondo Perduto”. In un articolo del 29 novembre del 2011, uscito sul sole 24 ore, lo scrittore Goffredo Fofi afferma: “……Chi poteva pensare cosa sarebbe successo dopo in Italia, con gli anni Sessanta? Chi poteva pensare, nel ’54, che pochi anni dopo, di colpo, tutto sarebbe finito?  Finita La pesca del tonno?  Finiti I riti della Pasqua? Grazie a De Seta, di questo mondo che sembrava eterno ci restano immagini di assoluta poesia….”. Un giudizio errato da due punti di vista: De Seta filma non con l’intento di “musealizzare” un mondo che sta finendo ma di raccontare l’ Italia dei ceti subalterni; raccontare l’enorme conflitto, ancora oggi insanato, tra le difficoltĂ , i ritardi e l’ enorme patrimonio culturale che tali ceti esprimono. Un altro errore  Fofi lo compie pensando che la ritualitĂ , documentata e raccontata dal regista calabrese,  sia tramontata. Niente di piĂą falso. Invito Fofi a recarsi ad Alessandria del Carretto l’ultimo fine settimana di aprile o in Sicilia durante la settimana santa, capirĂ  che quello che descrive De Seta nei suoi documentari non è nĂ© un “mondo perduto” nĂ© un “mondo ritrovato” ma solamente un mondo mai finito. Forse un mondo sicuramente cambiato, ma questo è scritto nella fisiologia della cultura immateriale: è proprio il cambiamento che rende vivo e attualizza il concetto di tradizione.  Nel mondo descritto e documentato da De Seta un cambiamento c’è: I riti che filma sono oggi piĂą vivi che mai; sono espressione di generazioni giovanissime che hanno riallacciato con tenacia e con non poche difficoltà  il filo della memoria che molto probabilmente ha rischiato di spezzarsi piĂą nell’Italia del dopoguerra che oggi. PoichĂ©, in questo momento, siete necessariamente connessi prendetevi qualche altro minuto per aprire youtube e guardare  uno di questi brevi documentari, magari tra un poco di tempo vi verrĂ  la voglia di andare oltre le immagini del web ed immergervi nell’enorme patrimonio orale che il sud Italia possiede; capirete che il nostro sud è vicenda di bellezza senza fine che ancora deve essere raccontata. Foto di copertina : Vittorio De Seta, regista  (1923-2011)

Peperoni ripieni (O puparuolo mbuttunato)

Ingredienti:
  • 4 peperoni gialli e rossi;
  • 400 gr di melanzane;
  • 4 fette di pane (di un paio di giorni);
  • 2 uobva
  • 30 gr di capperi;
  • 100 gr di olive nere;
  • 2 alici salate;
  • 2 cucchiai abbondanti di olio;
  • 2 spicchi di aglio;
  • prezzemolo tritato
  Tagliate a funghetti le melanzane e friggetele;  tagliate a piccoli dadini le fette di pane e friggetelo. Unite al pane ed alle melanzane le olive snocciolate, le uova, i capperi, le acciughe spinate e lavate, il prezzemolo tritato e un poco di sale. Private i peperoni  del torsolo e imbottiteli col composto preparato, disponeteli in un ruoto unto, aggiungete altro olio, un poco di sale e mettete in forno per circa 30 minuti a 180 gradi, girandoli con cautela un paio di volte, fino a farli rosolare su tutti i lati. Si consiglia di servire tiepido .

Occupavano case popolari abusivamente: denunce nel Napoletano

Controlli e perquisizioni dei carabinieri a Boscoreale (Napoli) dove cinque persone, che occupavano abusivamente alloggi di edilizia popolare, sono state denunciate. L’operazione – disposta dopo il recente rinvenimento di armi nella zona – è stata effettuata dai carabinieri del gruppo e della Compagnia di Torre Annunziata insieme con i colleghi del Reggimento Campania e del Nucleo elicotteri di Pontecagnano nel rione di edilizia popolare “Piano Napoli – Villa Regina”. I militari hanno perquisito oltre 50 abitazioni e riscontrato l’occupazione abusiva di alloggi del plesso popolare: 5 persone (3 donne e 2 uomini) sono state denunciate all’autoritĂ  giudiziaria per invasione di edifici. Un pregiudicato di 18enne di Boscoreale, che alla vista dei militari aveva tentato la fuga, è stato trovato in possesso di 9 stecche di hashish e denunciato per detenzione di stupefacente a fini di spaccio. Identificate oltre 200 persone.

Sant’Anastasia, «Mi fido ancora di Te» in piazza Arco con cuccioli in cerca di famiglia

 Dalle 10 alle 13, 30 di domani – domenica 20 giugno – in piazza Madonna dell’Arco ci saranno soci fondatori e volontari dell’associazione «Mi Fido ancora di Te», nata per tutelare gli animali e combattere il randagismo. Con loro ci saranno cuccioli disponibili per l’adozione (alcuni in foto). L’obiettivo dell’associazione – che a giugno sarĂ  presentata in maniera ufficiale con un convegno – è «Randagi Zero». Una missione difficile che prevede progetti mirati: campagne di adozione, sensibilizzazione, promozione di iniziative contro il randagismo, diffusione di una corretta coscienza animalista, sterilizzazione dei cani del territorio e molto molto altro. Ciascun cucciolo sarĂ  affidato previe cure del caso, vaccinazioni e installazione di microchip, con controlli pre e post affido.                   Finalmente è giunta l’ora di farvi conoscere i nostri cuccioli in cerca di amore: Domenica 20 Maggio dalle ore 10 alle ore 13.30, ci troverete in piazza Madonna dell’Arco (Sant’Anastasia, NA) insieme a loro! In questa occasione, avrete la possibilitĂ  di conoscere noi soci fondatori di questa associazione e le nostre idee in merito al randagismo e ai modi per contrastarlo! Vi aspettiamo amici, e ricordate ciò che disse Vincent Van Gogh: Se non hai un cane, almeno uno, non c’è necessariamente qualcosa di sbagliato in te, ma ci può essere qualcosa di sbagliato nella tua vita!!  

Somma Vesuviana. Progetto HubSide, chiesto il comodato d’uso dello spazio abside per almeno dieci anni

Un altro importante passo è stato fatto per il progetto Hubside volto alla ristrutturazione dell’antica abside della Chiesa Collegiata sul borgo antico Casamale. Il progetto, nato dall’idea dell’associazione “Gli amici del Casamale” e del parroco Giuseppe D’Agostino, ha suscitato l’interesse di numerose associazioni del territorio e ha l’obiettivo di restituire alla comunitĂ  uno spazio fruibile da tutti per attivitĂ  aggregative, ricreative, culturali, musicali. Al primo incontro ha preso parte  il sindaco, Salvatore Di Sarno, la consigliera Adele Aliperta e  il neo dirigente dell’ uffiico tecnico De Luca Bossa a riprova del fatto che  l’amministrazione comunale si rende disponibile al supporto tecnico e a predisporre gli  atti per le autorizzazioni necessarie ad avviare i lavori. A distanza di poche settimane, grazie anche ai preziosi suggerimenti di Don Lino D’Onofrio, vicario del Vescovo di Nola, Gli Amici del Casamale hanno provveduto a stilare una prima bozza del documento   dettagliandone obiettivi e finalitĂ . “Ancor prima e ancor piĂą che un progetto specifico, HubSide – recita il documento- vuole porsi quale obiettivo principale quello di sviluppare e implementare un metodo di lavoro e di progettazione realmente partecipati, per poi identificare successivamente alcune azioni specifiche per produrre cambiamenti nel medio e lungo periodo; un metodo teso a favorire la responsabilizzazione, la crescita sociale, l’acquisizione di competenze e la valorizzazione dei diversi talenti di tutti i soggetti che, a vario titolo, e volontariamente, vorranno successivamente aderire al progetto e sostenerlo e accompagnarlo nel tempo”. Il progetto poggia su tre cardini principali: quello della partecipazione, dell’integrazione e  della continuitĂ . Caratteristica  essenziale del progetto Hubside è la condivisione delle scelte che sono state sottoscritte dalle seguenti associazioni : Amici del Casamale, Huck Finn, JesceSole, Musicale Aedi Del Borgo, Coro G. Di Matteo, Compagnia teatrale “I Burloni”, Compagnia teatrale “I Vagabondi”, Proloco Somma Vesuviana.  “Tali  associazioni , in collaborazione con la parrocchia, si impegnano inizialmente a sostenere il progetto ponendo in essere attivitĂ  che invogliano i bambini alla lettura (Huck Finn), ad avvicinare giovani e meno giovani all’arte teatrale (I Vagabondi e I Burloni), della musica e del canto (Aedi del Borgo, Coro G. Di Matteo), a realizzare attivitĂ  promozionali pro Borgo e di formazione di guide turistiche (Proloco), oltre ad organizzare eventi che coinvolgano l’intera comunitĂ  (Amici del Casamale). E per realizzare le sinergie tra i vari soggetti non possono mancare metodi di co-working e utilizzo di nuovo strumenti tecnologici (JesceSole). Oltre a questi soggetti sono disponibili a contribuire diversi privati e professionisti tecnici-economici, nonchĂ© l’Ente Comune. Le prioritĂ  iniziali, per gli ovvi motivi logistici, si concentreranno nel recupero di contributi economici al fine di rendere il luogo un’area polivalente”. In virtĂą di questi impegni, le associazioni hanno ritenuto opportuno incaricare “Gli amici del Casamle, in qualitĂ  di associazione capofila,  a sottoscrivere con  la  parrocchia la concessione dei locali per un periodo di medio-lungo termine (10 anni) al fine di garantire la continuitĂ  delle azioni proposte. Una volta ottenuta la concessione dei locali,  saranno stilati progetti esecutivi per la parte di ristrutturazione dei locali e regolamenti per disciplinare l’utilizzo della struttura. Tutto nero su bianco a scanso di ogni possibile problema futuro tra le parti.    

Pomigliano D’Arco: clamoroso successo per i ragazzi dell Imbriani

  Un grande successo con altrettanta standing ovation finale del pubblico per gli “Uccelli” tratto da Aristofane portato in scena ieri al 24° Festival Internazionale del teatro Classico dei Giovani in corso al teatro di Palazzolo Acreide in provincia di Siracusa dagli studenti del Liceo Classico “Vittorio Imbriani” di Pomigliano d’Arco, delle classi di seconda e terza della curvatura teatrale. Come detto ha rappresentato gli “Uccelli” spettacolo tratto da Aristofane e rivisitato in dialetto napoletano. Guidati dall’insegnante e coordinatore delle classi a curvatura teatrale, Massimo Meraviglia si sono esibiti nello splendido e suggestivo scenario del Teatro greco di Akrai. Tra gli 80 istituti scolastici provenienti da tutta Europa, l’Imbriani di Pomigliano d’Arco è il primo di quelli campani che sono stati ammessi al festival. Da sottolineare tra gli studenti campani la presenza di una ragazza disabile che ha reso ancora piĂą significativo il lavoro svolto dagli insegnanti delle classi a curvatura teatrale del Liceo “Imbriani”. Il “teatro del cielo”, migliaia di studenti che si confrontano con opere senza tempo per una manifestazione che parla tante lingue e ha la forza e l’entusiasmo della gioventĂą. Il Festival Internazionale del Teatro Classico dei Giovani a Palazzolo Acreide è la piĂą importante rassegna di teatro dedicata alle future generazioni nel panorama nazionale e internazionale. Ogni anno al Teatro greco di Akrai ragazzi di tutte le etĂ  presentano originalissime riletture dei testi classici, greci e latini nel corso di un evento che fa della partecipazione e dello stare insieme, uno dei suoi punti di forza. Per un mese studenti di istituti superiori, universitĂ  e Accademie provenienti da tutto il mondo, si alternano tra le proprie esibizioni e le rappresentazioni classiche al Teatro greco di Siracusa alle quali assistono come spettatori in un connubio tra gioventĂą e classicitĂ  piĂą unico che raro. La rassegna a Palazzolo Acreide diviene in questo modo garante dell’impegno da parte della Fondazione Inda nei confronti degli studenti di ogni ordine e grado, dalle scuole elementari alle UniversitĂ  italiane e straniere. Visto il successo ottenuto dagli studenti del Liceo “Vittorio Imbriani” è lecito attendersi per loro al termine della kermesse, iniziata il 12 maggio e che si concluderĂ  l’11 giugno, un qualche riconoscimento.

Somma Vesuviana, belvedere di Castello: parla il sindaco Salvatore Di Sarno

E intanto, dopo le proposte di intitolazione, i pareri delle paranze e il passo indietro del presidente dell’associazione dedicata a Mia Martini, sulla querelle interviene il Meetup Amici di Beppe Grillo di Somma Vesuviana.   Sulla intitolazione del belvedere di Santa Maria a Castello a Mia Martini si è fatto un gran discutere, ma il nodo cruciale della vicenda resta pur sempre la riqualificazione dell’area piĂą volte vandalizzata e ora in uno stato di incuria e degrado. Abbiamo chiesto al sindaco Di Sarno quando inizieranno i lavori e cosa pensa in merito al risvolto «toponomastico». «C’è da dire – spiega il sindaco – che abbiamo risolto una problematica inerente la Cassa Depositi e Prestiti, ora potremo dare il via alla gara in tempi brevissimi e riqualificare l’area di Santa Maria a Castello». Come avevamo piĂą volte messo in evidenza, la proposta di intitolazione alla Martini non è di oggi, risale bensì al 2015 e si snoda nell’anno successivo con il placet della commissione toponomastica e il via libera dell’amministrazione dell’ex sindaco Piccolo, con delibera di giunta. Ma Di Sarno ha ulteriormente voluto precisarlo. «Lo ricordo prima a me stesso e poi agli altri cittadini – dice – la vicenda è passata per una giunta comunale precedente, sia in commissione toponomastica, sia in Soprintendenza. In ogni caso è mia intenzione convocare le paranze e sentire il loro parere». Parere, in veritĂ , giĂ  cristallino. Abbiamo rivolto la stessa domanda a un consistente numero di esponenti delle paranze, la risposta è stata sempre la stessa: quel luogo va intitolato a Mamma Schiavona. Nel frattempo, i grillini locali – con un post facebook – si sono espressi sulla vicenda. Ecco il post pubblicato sulla pagina del meetup locale «Non è proprio un *Bel* *Vedere*. Diciamoci la veritĂ  mai nome fu meno appropriato per quest’area, eppure di soldi ne sono stati spesi tanti, il progetto originario (dell’allora Amministrazione D’Avino) ne prevedeva quasi un milione e mezzo. Come da miglior tradizione, il progetto originario è stato modificato, stralciato, riaggiustato dall’Amministrazione Allocca, portandone al compimento solo una parte. La stessa Amministrazione Allocca aveva poi previsto anche di realizzare il secondo lotto, tant’è che chiese ed ottenne un Mutuo dalla Cassa Depositi e Prestiti di € 655.757,66, che i cittadini Sommessi stanno pagando da quasi dieci anni, e che finiremo di scontare nel 2029. Dalle poche informazioni che siamo riusciti a ricavare dal pessimo sito istituzionale del Comune non siamo stati messi nelle condizioni di sapere perchè non sia mai stato realizzato questo secondo lotto. Quello che sappiamo però, è che la stessa Amministrazione Allocca, nel 2012, aveva deliberato una “Manutenzione Straordinaria” di quell’area finanziandola con i soldi di quel mutuo (previa richiesta alla C.D.P. di modifica destinazione), ma pure questa manutenzione straordinaria non fu mai realizzata. Veniamo ai giorni nostri: nel 2017 l’Amministrazione Commissariale riporta a galla quella delibera e ne chiede l’attuazione, il Commissario Iovino non fa in tempo a realizzare la manutenzione straordinaria, va via, e si insedia L’Amministrazione Di Sarno, che finalmente chiede ed ottiene la modifica di destinazione del Mutuo e rifinanzia il progetto di “Manutenzione Straordinaria” per un importo di circa 70.000 Euro. Fino a qui i fatti, o almeno una parte di essi, purtroppo la mancanza di trasparenza del sito istituzionale non ci ha messo nelle condizioni di andare oltre.Da cittadini ci facciamo tante domande, una su tutte: ma perchĂ© invece di chiedere il cambio di destinazione d’uso del mutuo non si è dato atto al progetto per cui quei soldi erano stati assegnati, su un mutuo di 655.757,66 perchĂ© ne utilizziamo solo 70.000». Nell’attesa, di conoscere le motivazioni della mancata riqualificazione di quell’area continuiamo a pagare un mutuo e i relativi interessi…. soldi che non sono mai stati spesi.

Sant’Anastasia, cresce l’attesa per il concerto di Gigi D’Alessio di sabato 19 maggio

Si va verso il tutto esaurito allo stadio comunale: ancora in vendita soltanto pochi biglietti. Si annuncia il tutto esaurito sabato 19 maggio allo stadio comunale di Sant’Anastasia per l’unica tappa in Campania finora programmata del tour di Gigi D’Alessio. Restano infatti ancora pochi posti disponibili per il concerto (prezzo unico 10 euro più diritti di prevendita) che è senz’altro l’appuntamento clou della seconda edizione di Spiritual Theatre, la rassegna indetta dal Comune di Sant’Anastasia con i Comuni di Massa di Somma e Castello di Cisterna e con l’Assessorato allo Sviluppo e Promozione Turistica della Regione Campania. Dopo quelli di Federico Salvatore e Simone Schettino, è un’altra grande firma impreziosisce la rassegna che punta in particolare alla valorizzazione dei luoghi d’arte e di culto religioso per promuovere le città poste all’ombra del Vesuvio: “Sant’Anastasia – dice con orgoglio il sindaco Lello Abete – è un paese tutto da scoprire e da vivere. Storia, cultura, arte: un insieme di colori, profumi e sapori che fanno della nostra terra una ricchezza unica. Sotto l’arco protettivo della Madonna del centenario Santuario, stiamo ospitando eventi e spettacoli che faranno da cornice ed esalteranno lo splendore dei nostri luoghi e la genuinità della nostra gente”. Dopo il concerto di Gigi D’Alessio (il cui inizio è fissato perle ore 22), la rassegna proporrà altri due appuntamenti da non perdere: domenica 20 maggio sarà la volta dell’associazione The Guitar school, che si esibirà nella suggestiva cornice dell’abbazia di Castello di Cisterna uno spettacolo di musica, danza e recitazione. Gran finale il 25 maggio al Santuario della Madonna dell’Arco di Sant’Anastasia con lo spettacolo musicale a cura del direttore Davide Troia “Coro della pietà de’ Turchini”.