Marigliano, al via gli eventi elettorali ma con un occhio al Covid: inizia Saverio Lo Sapio

Sarà Oxigeno a rompere il ghiaccio in città, con il primo incontro di presentazione della lista elettorale in programma domani, giovedì 3 settembre, alle ore 20:00 presso la Sala Eventi della Pasticceria De Girolamo, in via Raffaele De Blasio. Pare che il proprietario abbia invitato tutti i candidati a usufruire dello spazio e vedremo se anche Vincenzo Esposito e Peppe Jossa accetteranno la proposta nei prossimi giorni. “Considerato l’aumento attuale dei casi positivi al Covid 19 – fa sapere il movimento Oxigeno con una nota inviata agli organi di stampa – al fine di evitare assembramenti, abbiamo scelto di trasmettere l’evento in diretta Facebook dal profilo del candidato sindaco Saverio Lo Sapio al fine di garantirne la visione a quante più persone è possibile”. Accesso ridotto per motivi di sicurezza e per l’occasione limitato esclusivamente ai rappresentati della stampa, invitati a presenziare: “La sala è stata già predisposta per garantire il pieno rispetto del distanziamento previsto dalle norme in materia”, spiegano da Oxigeno.

Covid-19, la situazione nei comuni del nolano

Anche nei comuni del nolano la situazione Covid-19 continua a far parlare di sé soprattutto dopo i rientri dalle vacanze all’estero o in Sardegna. Nessun allarmismo, ma massima attenzione e rispetto delle norme vigenti. A Nola 7 casi, a San Vitaliano 1, a Cicciano 4, a Saviano 2, a Cimitile 1. La situazione Covid-19 che i comuni monitorano quotidianamente nell’area nolana non crea allarmismi, nessun focolaio, ma purtroppo la quota zero non è ancora raggiunta. Mesi di lockdown hanno tenuto i cittadini bloccati tra le mura domestiche, costretti ad adottare, quando possibile, nuove modalità di lavoro da remoto. Stesso discorso per i più giovani, che si sono ritrovati alle prese con la didattica a distanza. Poi la riapertura, famiglie riunite, feste, passeggiate, vacanze, casi di nuovo in aumento. Il pericolo assembramenti è sempre dietro l’angolo e soprattutto l’obbligo della mascherina non sempre viene rispettato. Poche e semplici regole per far sì che il rischio contagi diminuisca nella speranza di essere definitivamente azzerato. Nella maggior parte dei casi i nuovi positivi al test Covid-19 sono legati ai rientri dalle vacanze all’estero. Una volta giunti in Italia, le persone di ritorno dalle vacanze oltre i confini del Paese si sono sottoposte volontariamente al test per scoprirne l’esito. Nel comune di Nola si è verificato il medesimo episodio. Dai 5 casi annunciati dal sindaco Minieri la scorsa settimana, riguardanti persone di ritorno dalle vacanze in Sardegna e all’estero, oggi se ne contano 7. “Usiamo la mascherina dove è necessario e rispettiamo il distanziamento sociale. Rivolgo un appello ai giovani provenienti da località ove si registrano maggiori contagi di prestare attenzione, anche nei contatti con i congiunti ed in caso di sintomi rivolgersi tempestivamente all’ ASL. Facciamo il nostro dovere con serietà” annuncia il primo cittadino. Numeri contenuti nel comune di San Vitaliano, dove si conta 1 solo cittadino asintomatico di rientro anch’egli dalle vacanze. Il comune annuncia che “su indicazione della famiglia, la persona non è rientrata in San Vitaliano ma si è recata in una seconda casa, in altro comune. Si escludono, quindi, rischi di contatto e/o possibilità di trasmissione del virus nella nostra comunità”.  Il sindaco di Cicciano Giovanni Corrado ha segnalato a metà agosto 1 caso di positività a cui se ne aggiungono oggi altri 3, rientrati come gli altri dalle vacanze in Sardegna, tutti in isolamento fiduciario. Nel comune di Saviano ancora 2 casi positivi. Solo 1 caso di positività a Cimitile, dopo l’annuncio di guarigione di altri due che precedentemente avevano contratto il virus. (fonte foto: rete internet)

Portici, minaccia e aggredisce di familiari per soldi. 30enne arrestato dai Carabinieri

I carabinieri della stazione di Portici hanno arrestato per estorsione e maltrattamenti in famiglia un 30enne del posto. In evidente stato di ebbrezza, l’uomo ha minacciato di morte i genitori conviventi e poi picchiato la sorella 54enne perché aveva rifiutato di consegnargli denaro utile a riparare la sua auto. Ha poi danneggiato  alcuni mobili dell’abitazione, mettendo a soqquadro diverse stanze. A fermare la sua violenza solo l’intervento dei militari, allertati dagli stessi familiari, impauriti ormai da tempo dal suo atteggiamento sempre più aggressivo. In manette, il 30enne è stato tradotto al carcere di Poggioreale. Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, comportamenti di questo tipo non erano una novità. Era già successo già altre volte in passato ma non avrebbero mai potuto prevedere che il 30enne arrivasse a tanto.

I Falò della Baronia: evento conclusivo a Carife sabato 5 settembre

Riceviamo e pubblichiamo da Ufficio Stampa SEMA. Dopo l’evento di San Sossio Baronia, il falò di Carife chiude l’estate irpina, sabato 5 settembre, in Piazza San Giovanni. Il progetto “I falò della Baronia”, promosso dal Comune di Carife (AV), in partenariato con i comuni di San Nicola Baronia e San Sossio Baronia e co-finanziato dal POC Campania 2014-2020. “Rigenerazione urbana, politiche per il turismo e la cultura. Programma regionale di eventi e iniziative promozionali”, si chiuderà, con il suo ultimo appuntamento, sabato 5 settembre, proprio presso il Comune di Carife, capofila dell’iniziativa, in Piazza San Giovanni. L’evento riprenderà simbolicamente la tradizione del Falò di San Giuseppe, il cui svolgimento, previsto come da consuetudine per il 19 marzo, è stato impedito a causa dell’emergenza sanitaria nazionale da COVID-19. Si comincia alle ore 21,00, con l’accensione simbolica del falò e il doppio spettacolo musicale con gli “Hands & Voice” Barbara Vesce alla voce e Manuel Ferrante all’hand pan e drumpad e il “Jim Crow Trio”, con Alex Daguerre alla voce e chitarra, Sandro Vernacchia alla chitarra e Giuseppe Albanese al washboard. Durante la serata si terrà anche uno speciale percorso alla scoperta dell’olio di Carife, prodotto tipico principe del territorio. Si conclude così il progetto decorato al rito tutto irpino del falò, dopo al centro della scena vi è il fuoco che con la sua luce vince le tenebre ed è elemento intorno al quale l’intera comunità ritrova la sua unità. Il fuoco è un’occasione per stare insieme in un momento di festa, un modo per rivivere ogni volta il proprio senso di identità e di appartenenza al territorio. Un ultimo appuntamento da non perdere, dunque, per vivere a pieno l’estate in provincia di Avellino.

Afragola, attraversano le casse ma “dimenticano” di pagare. Denunciati dai Carabinieri

“Stiamo caricando la roba in macchina e poi rientriamo a pagare”: questa la giustificazione trovata da  due giovani incensurati della costiera sorrentina di 26 e 20 anni, denunciati per tentato furto aggravato dai carabinieri della stazione di Afragola. I due hanno attraversato in modo disinvolto la barriera delle casse di un noto maxistore di arredamento, approfittando di un varco non funzionante. Senza pagare, hanno spinto il loro carrello sul quale erano stati poggiati articoli prelevati dagli scaffali del centro fino all’area parcheggio esterna. Notati da personale di vigilanza, i due sono stati raggiunti e bloccati. Quando sono arrivati i carabinieri, il 26enne ed il 20enne hanno restituito circa 600 euro di merce:  3 pirofile, 6 ciotole, 6  tovagliette, un orologio da parete corredato da pile alcaline per il suo funzionamento, un attaccapanni, 6 sedie complete di altrettanti cuscini e un tavolino. (foto dal web)

Caivano, Parco Verde: crack, eroina e hashish in un androne. Ancora un sequestro dei Carabinieri

Non si ferma l’attività antidroga dei carabinieri della compagnia di Casoria e della tenenza di Caivano, durante servizi disposti dal Comando Provinciale di Napoli. Ancora una volta è il Parco Verde a finire nel mirino. I militari, durante una perquisizione nell’isolato a5/3 hanno rinvenuto e sequestrato 56 dosi eroina (complessivi 17 grammi), 39 dosi di hashish (55 grammi), 50 di crack (9,8 grammi), una ricetrasmittente portatile e attrezzi per sbarrare il cancello condominiale dal quale avveniva lo spaccio. Il tutto è stato trovato nell’androne dello stabile, abbandonato in fretta dai pusher quando si sono accorti dell’arrivo dei Carabinieri. Il sequestro è un duro colpo inferto alle piazze di spaccio del Parco Verde ed è frutto del capillare controllo del territorio dei Carabinieri.

Pomigliano, un evento per discutere di scuola con l’associazione Va.Li.Ca.

L’associazione Va.Li.Ca. – Vaccini Liberi Campania nasce per dare slancio e importanza alla libertà di scelta e di cura. Sempre contro la coercizione statalista, questa organizzazione si batte per la difesa della scelta personale. Il comitato con sede a Somma Vesuviana, in via Mercato Vecchio, grazie al suo Presidente, Raffaella Manna, porta avanti con passione attività impegnate nel sociale. In occasione dell’avvio del nuovo anno scolastico 2020/2021 si terrà venerdì 4 settembre un evento per fare il punto sulla questione. Scuola, nuove norme e benessere degli alunni: sono questi gli argomenti di cui si discuterà con gli esperti del settore presso il parco pubblico Giovanni Paolo II di Pomigliano d’Arco alle ore 18:30. Ad introdurre il dibattito Marco Ialeggio, che lascerà spazio ai relatori, l’avvocato Marianna Corporente e il Dirigente Scolastico I.I.S. Marini Gioia Amalfi, la prof.ssa Solange Hutter. L’incontro, organizzato da Raffaella Manna, sarà supportato dalle parole dell’esperto in neuropsichiatria infantile, il dott. Rosario Savino. Durante l’evento si cercherà di fare maggiore chiarezza sul mondo della scuola oggi, dopo che il lungo lockdown ha portato nei plessi scolastici la sperimentazione della didattica a distanza con risultati che lasciano spazio a profonde riflessioni. Tanti sono i dubbi di genitori e famiglie che non sanno cosa aspettarsi da questo nuovo anno scolastico. Sarà un momento di confronto, di scambio di idee e di opinioni per affrontare il nuovo anno con più certezze e meno preoccupazione per i propri figli.

Antonio Laezza, il “mago”che preparava il “giallo di Napoli” e gli altri colori per i Palizzi e per Toma

Napoli e le botteghe dei colori: da Peppino Tipaldi ad Antonio Laezza, l’ultimo grande “colorista” che preparava personalmente i pastelli e i colori ad olio, mescolando pigmenti, minerali e “leganti”. Era famoso anche per le vernici, elogiate da Carlo Siviero, e richiesto anche da pittori non napoletani era il suo “giallo di Napoli”, un colore fondamentale per i paesaggisti.   A metà dell’Ottocento la bottega di colori, tele e pennelli più importante di Napoli è ancora quella di Giuseppe Tipaldi, a Monteoliveto. Tipaldi è a lungo protagonista di un equivoco: nel 1855 il giovane Domenico Morelli presenta in mostra “Gli Iconoclasti”, e il quadro attira l’attenzione anche del re Ferdinando II. Si diffonde fin dal primo momento la voce che al monaco- pittore, figura centrale dell’opera, Morelli abbia dato le sembianze di Peppino Tipaldi, ma in realtà il modello è stato un giovane liberale, amico del pittore, Pellegrino Tipaldi. Il “bottegaio” dei colori si sposta da Monteoliveto a via Chiaia, e qui l’attività viene poi gestita dal figlio e dalla sorella, che però si limitano a vendere articoli di cancelleria e i colori “chimici” Windsor e Newton usati dai dilettanti. Nella seconda metà dell’Ottocento la bottega più importante diventa quella di Antonio Laezza, alla salita Museo, poco lontano dall’Istituto d’Arte. E un allievo dell’Istituto descrive il Laezza mentre passa le polveri attraverso un macinino, le frantuma con una spatola di acciaio, e le mescola nell’olio di lino più volte purificato e filtrato. I colori vengono raccolti in tubetti, il cui costo è modesto, anche quando si tratta di lacche, di cinabri e di azzurri oltremarini: Laezza può mantenere bassi i prezzi perché controlla il mercato delle materie prime. Risultano costosi i pastelli, ma solo perché i leganti oleosi vengono dalla Puglia e dalla Calabria. Consigli preziosi gli dà il fratello Giuseppe, che sarebbe diventato un grande pittore se si fosse dedicato totalmente all’arte: egli è un notevole studioso delle tecniche pittoriche di Smargiassi e dei pittori della Scuola di Posillipo, e approfondisce lo studio della tecnica dell’acquerello, anche se Antonio mantiene limitata la produzione di acquerelli. La “fama” della bottega è sostenuta dalla bontà del prodotto e dal nome dei clienti, Morelli, i Palizzi, Toma, De Nittis che quando viene a Napoli in vacanza si procura sempre una ricca scorta di pennelli, di tubetti di colore e di vernici, la cui trasparenza era straordinaria. Scrive Carlo Siviero che “ancora oggi, a distanza di sessanta o di settanta anni, certe tele di Morelli, di Palizzi, di Mancini, di Michetti e di Toma sembrano dipinte ieri”, grazie alle vernici di Laezza.Pittoresca è la descrizione che Siviero fa di Don Antonio: “ S’era lasciato crescere il pizzo come Maldarelli e come Solari: gli mancava la zazzera, perché non aveva capelli: ma con un berretto rosso celava la calvizie e dava accento più vivo di colore all’insieme della fisionomia”. Don Antonio trattava con cordiale attenzione non solo i clienti di grande nome, ma anche i giovani, a cui spiegava pazientemente le caratteristiche di ogni colore. Metteva a disposizione dei dilettanti un listino di “colori già pronti”: “color carne di vecchio”, “color carne di giovane”, “color verde fogliame” e così via. Ma il “giallo di Napoli” era riservato solo ai grandi artisti. Il “giallo di Napoli” – lo chiamano da sempre così, in tutta Europa- è un giallo vibrante, la cui luminosità si sviluppa per gradi. Gli impressionisti e Cézanne lo consideravano un colore indispensabile, perché si accorda ai toni dell’ocra e del vermiglio, e risulta fondamentale nella “resa” del cielo quando su di esso si stendono i bagliori dell’alba o quelli  del primo tramonto: lo si vede chiaramente nel “Golfo di Napoli” (1841), il dipinto del pittore russo Ivan Ajvazovskij che apre l’articolo. E’ probabile che nella preparazione del suo “giallo di Napoli” Antonio Laezza seguisse la “ricetta” del Brunner, che all’antimonio e al piombo aggiungeva anche il tartaro. E’ probabile anche che l’antimonio e il piombo abbiano  procurato seri danni alla salute del “colorista”, così come li procurarono a molti pittori.

Somma Vesuviana, il Convento di San Giovanni di Dio nel quartiere Casamale

I Padri di S. Giovanni di Dio, detti comunemente Fatebenefratelli, presero possesso della proprietà al Casamale il 19 luglio del 1626, dopo la cessazione di numerose liti ereditarie. La struttura conventuale era ubicata  nella località Portaterra, all’entrata del Casamale, e precisamente nel maestoso palazzo dirimpetto alla chiesa dei Padri Trinitari, dove ora insiste la Pizzeria Aragonese.   San Giovanni di Dio nacque a Montemor- o – Novo, nella diocesi portoghese di Evora nel 1495. Ebbe una vita tumultuosa: fu pastore, contadino, soldato sotto gli stendardi dell’imperatore Carlo V, venditore ambulante, sovrintendente agli schiavi in Marocco, venditore di libri religiosi a Gibilterra. Così lo presenta il portale della Diocesi Ambrosiana: Giovanni si convertì seriamente al Vangelo a seguito di un lettura di un sermone del predicatore e mistico Giovanni d’Avila (1499 – 1569). Nel 1540 si stabilì a Granada, dopo aver distribuito per la strada ai poveri tutti i suoi beni al grido di: Fate il bene, fratelli!  Preso per pazzo, fu rinchiuso in un ospedale, dove si rese conto della pessima condizione in cui versavano i ricoverati.  Ritornato libero, fondò e organizzò un suo ospedale, dove prestava servizio per amore. In questi luoghi si osservavano le più rigorose norme igieniche e si seguivano le più sicure nozioni sanitarie. In pochi anni il suo ospedale di Granada divenne il primo esempio di un’istituzione moderna, organizzata secondo criteri di efficienza e di previdenza. Fondò l’Ordine dei Fratelli Ospedalieri, conosciuto in tutto il mondo con il titolo dei Fatebenefratelli. Morì l’8 marzo del 1550, e venne canonizzato nel 1690 da Papa Alessandro VIII. Fu proclamato patrono dei malati e degli ospedali nel 1886 da Papa Leone XIII. A Napoli, la presenza dei Frati Ospedalieri di San Giovanni di Dio è attestata già nel 1587, quando acquistarono il palazzo della famiglia Caracciolo, ed altre abitazioni adiacenti, per erigere un complesso monastico intitolato alla loro titolare S. Maria della Pace, in cui fu istituito anche un importante ospedale. Riguardo alla Città di Somma, il sacerdote Gianstefano Remondini (1699 – 1777) nel terzo tomo del 1757 della sua opera Della nolana ecclesiastica storia, scrive a pagina 304: Evvi parimente la Chiesa di S. Maria di Costantinopoli col Convento de’ PP. Dell’Ordine di S. Giovanni di Dio edificata nel MDCXXVI da Giannalfonso Signorile, e data a cotesti Religiosi, perché fecondo il piissimo loro istituto vi accolgan gli infermi, quantunque già vi fossero due Ospedali (in città). Il fondatore di questo monastero fu, quindi, Giovanni Alfonso Signorile, primogenito di un noto e ricco medico di Somma, imparentato successivamente con la potente famiglia Capograsso, avendo sposato la nobildonna Lucrezia. L’illustre benefattore, non avendo avuto figli, con testamento del 16 novembre del 1600 istituì erede di tutti i suoi beni, dapprima, la moglie e, successivamente, alla morta di questa, l’Ospedale della Pace di Napoli, con l’obbligo di edificare un convento – ospedale nella città di Somma, come afferma il compianto storico locale Giorgio Cocozza.  Da un approfondito studio si stabilì che tale struttura conventuale era ubicata  nella località Portaterra, all’entrata del quartiere Casamale,  e precisamente nel maestoso palazzo dirimpetto alla chiesa dei Padri Trinitari. Dove ora insiste la Pizzeria Aragonese, in origine vi era la chiesa del convento dedicata a Santa Maria di Costantinopoli.  I Padri di S. Giovanni di Dio presero possesso della proprietà al Casamale solo il 19 luglio 1626, dopo la cessazione di numerose liti ereditarie. Il palazzo, che fu del nobile Giovanni Alfonso Signorile, fu rapidamente ristrutturato, adattandolo alla nuova funzione. Nell’ospedale si curavano e si ricoveravano gli infermi indigenti, mentre in altri locali si ospitavano forestieri laici e religiosi di passaggio. La terra santa della chiesetta veniva utilizzata come cimitero sia per i religiosi morti in convento, sia per laici morti in ospedale. I Padri riscuotevano presso la popolazione di Somma, in particolare nel quartiere murato,  tanta stima e riconoscenza. La festività in onore di San Giovanni di Dio veniva celebrata dal Priore di somma con una messa solenne, musica, sparo dei mortaretti e distribuzione di regali alle autorità civili e religiose presenti. Altre funzioni religiose venivano celebrate in occasione della Candelora, di San Biagio, dei Sepolcri, di Pasqua, di San Martino e di Natale. In particolare il convento rendeva omaggio alla Madonna della Neve con una festa esterna che prevedeva l’acquisto di carta per i lampioncini e l’oglio per i lumi fatti nella festa delle lucernelle, come si attesta negli esiti del 1757 e 1759. Nonostante alcune ombre che di tanto in tanto si addensavano sulla vita del convento, la comunità dei Fatebenefratelli continuò nel tempo la sua meritevole opera di assistenza e di carità a favore dei malati indigenti. Con l’arrivo dei Francesi, il convento fu colpito dalla soppressione dettata dal decreto del 7 agosto del 1809. Parte dei beni e le rendite del convento furono dal Demanio assegnati alla Pubblica Beneficenza di Napoli. Nell’aprile del 1811, il Decurionato (Consiglio comunale del tempo) cittadino chiese, però, all’Intendente della Provincia di assegnare il soppresso convento alla locale Commissione di Beneficenza per destinarlo a ruota dei proietti, ad ospedale e altri usi comunali. Una parte di esso fu adibito, anche, a Regio giudicato  con l’abitazione del giudice, mentre la rimanente parte fu data in affitto per ricavare una rendita annua. Nel 1838 il Regio Giudicato fu traslocato e il Municipio pensò bene di ricavare dalla vetusta casa due quartini, sostenendo all’epoca una forte spesa per rinforzare le strutture e per adattare ad abitazioni civili le antiche ed anguste celle dei frati. Si chiudeva così la storia di un altro piccolo tassello del meraviglioso mosaico della memoria di Somma Vesuviana.  

Sant’Anastasia/Amministrative 2020, la candidata sindaco Rosalba Punzo: «Uno staff che si occupi solo di intercettare fondi europei»

Inaugurazione del comitato di via Antonio d’Auria ieri per la candidata sindaco Rosalba Punzo, una sola lista a suo sostegno, 16 candidati contro i 48 di Pone, i 64 di Iervolino, gli 80 di Esposito. Un’impresa che non spaventa affatto la candidata sindaco né il suo capolista, Carmine Esposito, medico e solo omonimo del candidato sindaco avversario, che ricorda: «Mario Romano, il primo sindaco eletto dai cittadini, vinse le elezioni con una sola lista contro sei». «Scendo in campo per dare un contributo al mio paese, impegnata con una squadra di giovani artefici del proprio futuro, senza retropensieri e lontani da meccanismi clientelari, con menti e spiriti liberi, intendo così formare una nuova classe dirigente che possa prendere in mano le sorti di Sant’Anastasia». La candidata sindaco, unica donna tra i quattro contendenti al primo scranno di Palazzo Siano, ha illustrato brevemente alcuni punti del suo programma: dal potenziamento dei presidi sanitari sul territorio, alla costituzione di uno staff che si occupi unicamente di intercettare finanziamenti, soprattutto per le strutture già esistenti che devono essere recuperate e riqualificate.  «Un altro serio problema riguarda il personale comunale, tutti i dipendenti messi in quiescenza non sono stati sostituiti, gli uffici non possono funzionare a regime, la prima difficoltà da affrontare è proprio la macchina comunale». Poi, attenzione per la salute pubblica, quella delle persone ma anche degli animali con «un canile degno di questo nome», spazi per bambini, recupero di villa Tortora Brayda. «Inoltre – ha proseguito la Punzo – mi hanno più volte segnalato i miasmi che ogni notte pervadono la zona di Madonna dell’Arco, si dovranno fare immediatamente indagini e accertamenti con esperti del settore e arrivare finalmente ad una soluzione. Il mio impegno sarà forte, sentito, darò il massimo». Prima dell’intervento della candidata sindaco però, è stato Esposito a tentare di galvanizzare il suo elettorato tornando su una delle querelle che ha caratterizzato l’avvio di questa campagna elettorale amministrativa, ossia la diaspora nel centro sinistra (c’è da dire, ripetono però i competitor della Punzo in squadra con Iervolino, che il mantra è «C’è un solo centrosinistra» ossia la coalizione dove i simboli dello stesso sono rimasti). Aveva già raccontato, il capolista Esposito, la sua versione dei fatti, seguita da una successiva replica del segretario Pd (e candidato al consiglio comunale con Iervolino, Antonio Pone). Ma ora Esposito torna all’attacco e prima di dare la parola alla candidata sindaco, ha voluto esprimere rammarico nel non poter essere in questa tornata, con un «centrosinistra unito». «Noi ce l’abbiamo messa tutta, in termini di collaborazione ed ascolto, ma Iervolino ha deciso fin da dicembre 2019 di candidarsi, a nostra insaputa e ad insaputa del suo stesso partito. Ha poi condizionato le decisioni con interventi, messaggi, telefonate. Noi non eravamo rigidi sulle nostre posizioni, avevamo proposto altre candidature ma, alla fine, ci siamo trovati di fronte un muro di cemento armato al centro e di gomma ai lati, con il dott. Iervolino che insisteva nel non poter fare un passo indietro per “dignità personale”. Ebbene, stiamo ancora tentando di capire la differenza semantica, perché lui non può e la dottoressa Punzo invece avrebbe dovuto? Avevamo proposto anche che entrambi facessero un passo indietro – e Rosalba Punzo era d’accordo – per un altro candidato sindaco già individuato, ma Iervolino ha pensato di anticipare i tempi ufficializzando la sua candidatura. Detto ciò, ora è il momento di contarci e di avvisare: non addossassero a noi, come già stanno provando a far passare preventivamente, una eventuale vittoria di Carmine Pone o di Carmine Esposito. Se ciò accadrà, la responsabilità sarà solo di Iervolino e del silenzio colpevole di chi poteva decidere altrimenti». Inoltre, il capolista Esposito ha annunciato ieri sera che della vicenda si parlerà ancora, nonostante la campagna elettorale debba entrare nel vivo: «Tra pochi giorni, in un comizio di piazza, spiegheremo dettagliatamente perché non era opportuna la candidatura di Iervolino – ha detto – e anticipo che i motivi non sono politici. Intanto, accetteremo qualunque risultato venga dalle urne, chi vota ha sempre ragione».  Infine, Esposito ha invitato tutti i medici presenti nelle tredici liste in campo a costituire un comitato a disposizione del nucleo locale di protezione vivile. «Nel caso dovessimo affrontare davvero una nuova fase della pandemia, siamo moralmente e professionalmente, tutti, obbligati ad aiutare questa comunità».