Marigliano, emergenza Covid: una serata di tensione e dialogo tra i commercianti e le istituzioni

Ha avuto luogo nel tardo pomeriggio il flash mob di protesta dei commercianti mariglianesi, promosso e organizzato dalla locale confcommercio. Alcune decine di persone si sono recate in piazza Municipio, sotto le finestre della casa comunale, per protestare pacificamente contro le misure anti Covid dell’ultimo DPCM firmato dal presidente Conte, ma anche per far sentire alle istituzioni e alla città tutta la voce compatta di un settore particolarmente provato dalla pandemia e le sue propaggini. Qualche momento di tensione si è verificato subito dopo l’inizio, quando qualche antifurto dei negozi ha risuonato lungo Corso Umberto I, in segno di protesta. Alcuni cittadini si sono riversati in strada e hanno provato a bloccare il traffico veicolare, proprio all’altezza dell’incrocio tra i due corsi principali della città. L’immediato intervento delle forze dell’ordine, Carabinieri e Polizia Municipale lì presenti a monitorare la situazione, ha consentito di risolvere con il giusto approccio una situazione calda ma che non ha mai rischiato di degenerare. Quando l’atmosfera si è rasserenata è iniziato anche un momento di interazione e dialogo tra i manifestanti, guidati da Domenico Tomo, presidente di M.I.A. Confcommercio, e il sindaco Peppe Jossa, in sella da appena un mese. I commercianti sono esausti ed esasperati e chiedono al primo cittadino un sostegno concreto, nonché una vicinanza in questo momento di grave difficoltà: sono in molti a chiedere un lockdown immediato, al fine di salvare almeno il periodo natalizio e scongiurare il peggio. Il sindaco Jossa, nel discutere con alcuni concittadini, ha sottolineato come tanto si sarebbe potuto e dovuto fare meglio, sia a livello sanitario che politico: le prime azioni concrete della sua amministrazione, nel tentativo di venire incontro alle richieste dei commercianti, dovrebbero riguardare un’attenzione particolare alla TARI, la tassa sui rifiuti che potrebbe essere riconsiderata insieme da qui a breve, alla luce delle attuali difficoltà economiche. Seguiranno ulteriori faccia a faccia nei prossimi giorni.

Somma Vesuviana, covid 19, chiusi cimitero e biblioteca, sospeso il mercato settimanale e le attività didattiche in presenza

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Riceviamo e pubblichiamo dall’Ufficio stampa del Comune di Somma Vesuviana   Di Sarno (Somma Vesuviana): “Chiusura immediata del Cimitero, sospensione delle attività in tutti i circoli ludici e ricreativi, sospensione fino a data da destinarsi di tutte le attività didattiche in presenza in tutte le scuole di ogni ordine e grado. Sospensione del mercato settimanale. Divieto di aggregazione all’aria aperta e al chiuso. Ho scritto al Prefetto di Napoli ed al Presidente della Regione Campania chiedendo di istituire a Somma Vesuviana il presidio fisso dell’Unità Speciale di Continuità Assistenziale e aumentare le Forze dell’Ordine sul territorio”. A Somma Vesuviana, ben 90 nuovi positivi in 24 ore. Un dato che ha fatto balzare il numero dei positivi attivi a 310. “Pochi minuti fa ho firmato l’ordinanza che prevede il divieto di ogni forma di aggregazione e o riunioni, al chiuso e all’aperto, anche connesse ad eventi celebrativi, che si svolgano in forma di corteo e comunque non in forma statica. Le stesse saranno limitate a familiari stretti, Chiusura immediata e fino a data da destinarsi, del Cimitero salvo apertura per operazioni indifferibili come la tumulazione dei defunti. Sospensione di tutte le attività didattiche in presenza per le scuole di ogni ordine e grado fino a data da destinarsi. Sospensione del mercato settimanale e chiusura e divieto assoluto di accesso a parchi e giardini pubblici. Inoltre sospensione delle attività di circoli ludici e ricreativi. Tali provvedimenti sono frutto di un confronto maturato con tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione, che ringrazio.  Poco fa è terminata la riunione con loro svoltasi con modalità a distanza. Ho esposto loro la situazione, ho ascoltato ed abbiamo condiviso queste scelte”. Lo ha annunciato ora, Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano. “Questa mattina – ha concluso Di Sarno – abbiamo avuto comunicazione dall’Asl di altri 90 nuovi positivi nelle ultime 24 ore. Attualmente la situazione è la seguente: con 310 positivi attivi mentre 2 giorni fa ne avevamo 224. Abbiamo messo 600 persone in sorveglianza sanitaria. Il totale dei positivi dall’inizio della pandemia supera i 400 casi, mentre 5 sono state le persone decedute.  Ho scritto al Prefetto di Napoli chiedendo nuovamente con forza l’aumento di Forze dell’Ordine sul territorio in coordinamento con la Polizia Municipale ed ho scritto anche al Presidente della Regione Campania e all’Unità di Crisi per chiedere l’istituzione a Somma Vesuviana di un presidio fisso dell’Unità Speciale di Continuità Assistenziale al fine di monitorare anche le persone che sono in quarantena. Chiedo alla popolazione di limitare le uscite solo a ciò che è necessario. Alla luce di questi eventi continuo a dire che la decisione di chiudere le scuole, tutte le scuole, assunta da me di concerto con i dirigenti scolastici ed adottata 20 giorni fa è stata giusta, in quanto il problema non solo le scuole ma quello che si è fatto negli ambienti familiari. In questo modo abbiamo evitato che molti altri nostri studenti si ammalassero di Covid per contagi provenienti dall’ambiente extrascolastico”. Il forte appello alle persone positive a non uscire di casa! “Ne usciamo solo con la collaborazione di – ha concluso Di Sarno –  e ci sarà tolleranza zero nei confronti di tutti cittadini che non rispetteranno le norme di sicurezza sanitaria. Rinnovo un forte e chiaro appello a tutti coloro i quali sono positivi, a coloro i quali sono in isolamento ed ai familiari conviventi a non uscire di casa per nessuna ragione. State a casa!”.

Somma Vesuviana, covid, 90 nuovi positivi in 24 ore. Di Sarno scrive al Prefetto per il potenziamento delle forze dell’ordine

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Riceviamo e pubblichiamo dall’Ufficio stampa del Comune di Somma Vesuviana   Di Sarno (Somma Vesuviana): “90 nuovi positivi in 24 ore. Un dato che ha fatto balzare il numero dei positivi attivi a 310. Che si istituisca a Somma Vesuviana il presidio fisso dell’Unità Speciale di Continuità Assistenziale e aumento Forze dell’Ordine sul territorio”. “Ben 90 nuovi positivi nelle ultime 24 ore con 310 positivi attivi mentre 2 giorni fa ne avevamo 224. Abbiamo messo  600 persone in sorveglianza sanitaria. Ho scritto poco fa al Prefetto di Napoli chiedendo nuovamente con forza l’aumento di Forze dell’Ordine sul territorio in coordinamento con la Polizia Municipale ed ho scritto anche al Presidente della Regione Campania e all’Unità di Crisi per chiedere l’istituzione a Somma Vesuviana di un presidio fisso dell’Unità Speciale di Continuità Assistenziale al fine di monitorare anche le persone che sono in quarantena. Chiedo alla popolazione di limitare le uscite solo a ciò che è necessario. Alla luce di questi eventi continuo a dire che la decisione di chiudere le scuole, tutte le scuole, assunta da me di concerto con i dirigenti scolastici ed adottata 20 giorni fa è stata giusta, in quanto il problema non solo le scuole ma quello che si è fatto negli ambienti familiari. In questo modo abbiamo evitato che molti altri nostri studenti si ammalassero di Covid per contagi provenienti dall’ambiente extrascolastico”. Lo ha affermato ora, Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano. Ora si sta svolgendo con modalità a distanza, il vertice con tutte le forze politiche. “In questo momento sto tenendo un vertice con le forze politiche di maggioranza e di opposizione. Tutti insieme – ha concluso Di Sarno – dobbiamo adottare provvedimenti importanti per la nostra città. Rivolgo un forte e chiaro appello a tutti coloro i quali sono positivi, a coloro i quali sono in isolamento ed ai familiari conviventi a non uscire di casa per nessuna ragione. State a casa!”.

Marigliano, scendono in piazza i commercianti: arriva in città la protesta contro il nuovo DPCM

Oggi pomeriggio, alle ore 18, è previsto un flash mob di protesta organizzato da M.I.A., la confcommercio mariglianese, e dai commercianti che a essa fanno riferimento, ma non solo probabilmente. Il disagio e la crisi mordono più che mai e in questi giorni a montare è anche un po’ la rabbia, generata dalle più recenti disposizioni del governo centrale in materia di misure atte a contrastare il contagio da Covid19, ormai irrefrenabile purtroppo. Tuttavia, come assicurano i promotori dell’iniziativa, si tratterà di una protesta assolutamente pacifica: i Carabinieri sono in allerta, soprattutto per misure di prevenzione, ma quella che avrà luogo questa sera sarà un’azione svolta con il fine di sottolineare la presenza di chi lavora e oggi è in grave difficoltà. Appuntamento alle ore 17:45 in piazza Municipio, giusto sotto le finestre del municipio, per una sorta di performance che ha il sapore della denuncia e del grido di aiuto: alle 18 in punto tutti gli esercenti chiuderanno i loro negozi e lasceranno rimbalzare nell’etere il suono degli allarmi, in segno di protesta. All’iniziativa dovrebbe partecipare anche il sindaco Jossa che pare abbia dato piena disponibilità e solidarietà. “Il Covid non può essere un alibi per chi non sa governare”, fanno sapere dalla Marigliano Imprenditori Associati. Abbiamo interpellato proprio il presidente e il vice presidente di M.I.A. Marigliano, Domenico Tomo e Giovanni Leonessa, per sentire dalla loro viva voce il tormento vissuto in questi giorni difficili, a un passo da un nuovo lockdown che potrebbe significare la morte commerciale di una intera comunità. Un rischio da scongiurare e per cui si auspica un dialogo maggiore tra le parti. Guarda il video delle interviste. “Chi ci ucciderà: il Covid o la crisi economica? La pandemia ha tante facce e non si muore solo di Covid ma anche di scelte sbagliate che metteranno in ginocchio le speranze di tutte le attività produttive. Nessuno si salva da solo ma tutti insieme possiamo invece risollevarci restando uniti contro la scelta del governo di limitare il nostro orario di lavoro”, dichiarano i commercianti.

Casoria, controlli dei carabinieri per limitare il contagio: una palestra era aperta nonostante le normative

I Carabinieri della Compagnia di Casoria continuano più che mai nei servizi di controllo del territorio finalizzati a verificare il rispetto delle recenti normative anti-covid volte al contenimento della pandemia. Sanzioni per il mancato utilizzo dei dispositivi di protezione (mascherine) e per spostamenti interprovinciali ingiustificati. Alcuni ragazzi, infatti, sono stati fermati dai Carabinieri della sezione radiomobile: provenivano dalla provincia di Caserta ed erano a Casoria senza alcuna legittima motivazione prevista dalle recenti normative. L’attenzione è stata poi rivolta anche al controllo degli esercizi commerciali e palestre; a Casoria, i militari della locale stazione hanno sanzionato il titolare di un Bar che continuava a lavorare oltre l’orario consentito. Per il Bar anche la chiusura temporanea di 5 giorni. Ad Arpino di Casoria, i militari della Sezione Radiomobile hanno scoperto una palestra che sembrava apparentemente chiusa (la saracinesca era abbassata), ma in realtà l’attività era pienamente operativa. I Carabinieri hanno sentito dei rumori provenire dall’esercizio ed hanno controllato. All’interno della palestra erano presenti il titolare e alcuni avventori in tenuta ginnica. Al gestore è stata elevata la sanzione amministrativa e l’immediata chiusura del locale.

Sant’Anastasia, nuova struttura e strategia programmatica per Una città in salute

Riceviamo dal direttivo dell’associazione Una città in salute (per il progresso di Sant’Anasastasia) e pubblichiamo. In un periodo storico estremamente difficile, da mesi in lotta contro un virus che mette a dura prova la salute e l’economia di tutti quanti noi, organizzarsi per non perdere contatto con i bisogni del territorio diviene fondamentale. Per questo, Una città in salute – per il progresso di Sant’Anastasia, rafforza la sua attività politica e si struttura per offrirsi come un indispensabile punto di riferimento. Nei giorni scorsi, il direttivo del partito, in una sua ultima riunione, ha elaborato le proprie strategie programmatiche e ha assegnato gli incarichi a coloro che rappresenteranno sul territorio l’attività politica. Quindi, al termine di un lungo confronto, per il ruolo di Segretario è stato eletto Gianluca Di Matola: “Accolgo con grande responsabilità questo incarico e ringrazio il gruppo per avermi scelto. Impegnerò tutto me stesso per rappresentare con valore e dignità la crescita del partito. Ci tengo a sottolineare che saremo aperti a ogni realtà territoriale. Nel nostro progetto politico e sociale, valori quali pluralismo e inclusione avranno un’assoluta centralità”. In seguito, il direttivo ha scelto l’insegnante Imma Balestra come vice Segretario e responsabile per l’istruzione e le attività culturali: “La scuola deve essere capace di darsi nuovi modelli, arricchendo la sua missione tradizionale, la trasmissione del sapere e dell’istruzione formale, con un ruolo formativo più ampio e ritagliato sui bisogni della comunità”. Antonio Iossa, invece, è stato nominato responsabile per la sicurezza e il territorio: “Per città in salute non intendiamo soltanto salute fisica, ma anche la serenità delle persone. Chiederemo, a chi di dovere, un maggiore controllo del territorio, in modo da avere una città sicura per i nostri giovani e le nostre famiglie. I cittadini devono sentirsi al sicuro”. Al Fisico Felice Pignatiello vanno le deleghe su ambiente e innovazione: “Mi sono sempre occupato di innovazione tecnologica per aziende private viaggiando in tutta Europa. Da queste esperienze ho appreso che lo sviluppo delle città non può prescindere dalla cura dell’ambiente e dallo sviluppo tecnologico. Metto a disposizione le mie esperienze nel tentativo di innovare Sant’Anastasia, di colmarne le carenze sia in ambito ambientale che in termini di sviluppo utilizzando le bellezze che abbiamo a disposizione come il monte Somma e le nuove tecnologie”. L’avvocato Davide Iervolino avrà responsabilità per il decoro urbano. Al segretario Gianluca Di Matola si affidano le politiche sociali e la comunicazione. Infine, sarà la giovane Rosa Abete a occuparsi della gestione informativa sulle piattaforme digitali. Una città in salute – per il progresso di Sant’Anastasia, dà la sua totale disponibilità a chiunque voglia impegnarsi per la costruzione di proposte e progetti che accompagnino il paese verso l’inclusione sociale, l’esaltazione della cultura, il rispetto e la tutela dell’ambiente, una modernizzazione della macchina comunale.

Sant’Anastasia, al Comune unità di crisi per emergenza Covid e front office per i cittadini in difficoltà

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Un front office per sostenere i cittadini nell’emergenza Covid: entro qualche giorno sarà operativo, a Palazzo Siano, un ufficio che si occuperà di supportare, ma anche ascoltare, i cittadini in questa difficile fase della pandemia. «Sarà una piccola unità di crisi comunale – spiega il sindaco Carmine Esposito, implementata con diverse figure: la protezione civile, la Croce Rossa, i servizi sociali, i volontari del servizio civile, psicologi e medici di base». Servirà dunque a dare delle risposte e soprattutto aiuto a chi ne ha bisogno e ne farà richiesta. «Non potremo sicuramente dare risposte su questioni sanitarie – dice l’assessore Cettina Giliberti – ogni giorno ascoltiamo persone in attesa di un tampone che non arriva, cittadini che cercano di avere contatti con l’Asl, ma ormai non rispondono nemmeno a noi amministratori, è una situazione davvero difficile. Potremo invece offrire supporto psicologico grazie a specialisti, fare da coordinamento per chi abbia bisogno dell’assistenza dei servizi sociali, aiutare chi non può muoversi da casa perché positivo o in isolamento fiduciario, grazie a volontari che si assumeranno il compito di fare la spesa o acquistare farmaci». All’iniziativa è stato dato il supporto del consorzio Prodos, dunque i volontari faranno da front office, sia in presenza, sia rispondendo ad un numero verde. In più, entro la settimana prossima sarà online un sito web dedicato affinché le risposte possano arrivare anche tramite la rete, con settori specifici e informazioni aggiornate. Stando ai dati comunicati dall’Asl ieri, a Sant’Anastasia ci sono 122 positivi attivi, 150 in isolamento domiciliare e due guariti.  

Nola, i comuni dell’Agenzia Area Nolana si oppongono al “Covid Hospital” per il “S. Maria della Pietà”

Dopo le polemiche che ormai da giorni si stanno scatenando nel comune nolano, il sindaco Minieri si oppone alla proposta di rende il presidio ospedalierio “S. Maria della Pietà” un centro Covid. Grazie ad un tavolo tecnico con tutti i comuni soci dell’Agenzia Area Nolana, i sindaci hanno anticipato ai consiglieri regionali le loro proposte che formuleranno al governatore della Regione Campania e alla dirigenza dell’ASL Napoli 3 Sud. Una importante svolta per la città bruniana, che ormai da giorni è costretta a fare i conti con un pronto soccorso chiuso a causa dell’aumento dei casi Covid. Situazione per nulla accettabile se si considera che il presidio ospedaliero “S. Maria della Pietà” di Nola può accogliere un massimo di 12 contagiati, a fronti degli attuali 20, risultando come centro “Stop Covid”, cioè valido per una sosta solo momentanea. Con l’incremento del numero dei positivi, unitamente alla mancanza di percorsi idonei e discutibili modalità di sanificazione degli esigui spazi interni, il sindaco di Nola ha espresso il suo rifiuto nel trasformare questo ospedale in un centro per malati Covid. La scelta è sostanzialmente legata ad un fattore strutturale, in quanto verrebbe sottratto alla città un presidio ospedaliero con pronto soccorso non disponibile ad accettare pazienti affetti da patologie differenti dal virus. Ciò comporterebbe un grave danno all’intera area, compresi i territori limitrofi che si ritroverebbero costretti, in caso di emergenza, ad essere indirizzati verso altri ospedali decisamente distanti rispetti al “S. Maria della Pietà”. Per tale motivo, Gaetano Minieri insieme a tutti gli altri sindaci dei comuni soci dell’Agenzia Area Nolana e con il sostegno del sindaco di Somma Vesuviana, si sono riuniti in un tavolo tecnico per esprimere il proprio disappunto all’idea di rendere “Covid Hospital” il nosocomio nolano, alla presenza dei consiglieri regionali Di Maiolo, Iovino, Manfredi, Mocerino, Saiello e Sommese. È impensabile sottrarre ad una popolazione di circa 500 mila abitanti l’unico punto di riferimento sanitario, soprattutto nel mezzo di una situazione già delicata. Alla luce di queste criticità, i sindaci hanno stilato un piano di proposte che sarà poi presentato al governatore della Regione Campania e alla dirigenza dell’ASL Napoli 3 Sud. In base a quanto reso noto dalla stessa Agenzia di Sviluppo Area Nolana, le soluzioni possono essere così sintetizzate:
  • attivare i posti letto disponibili presso strutture universitarie come ad esempio il Policlinico di Napoli;
  • coinvolgere le strutture private accreditate nella gestione dei pazienti Covid;
  • riattivare i posti terapia sub-intensiva presso l’ospedale di Pollena Trocchia con la dotazione del personale medico e paramedico necessario;
  • velocizzare i tempi di lavorazione dei tamponi e principalmente di risposta ai cittadini.
È stato deciso, in aggiunta, di attivare un tavolo di lavoro permanente perché solo seguendo la strada della sinergia tra gli attori istituzionali, favorendo un comune operare, si potrà gestire al meglio l’emergenza.

Nel 1688 San Francesco De Geronimo condusse una “missione” di Gesuiti in Ottajano, città violenta

Le date più importanti della vita di San Francesco De Geronimo, a cui Napoli fu assegnata come “terra di missione”. Le eruzioni vesuviane del 1631 e del 1660, viste anche dai Gesuiti come “segni” dell’ira di Dio nei confronti delle violente comunità che abitavano intorno al vulcano. Il così detto “miracolo delle croci” “smontato” da Athanasius Kircher, e la “missione” di De Geronimo a Ottajano. La predicazione e la tecnica dei “disinganni”. Correda l’articolo l’immagine degli affreschi della Chiesa dell’Oratorio in Ottaviano.   Pochi cenni su questa notevole figura della storia religiosa nella seconda metà del Seicento. Francesco De Geronimo nacque a Grottaglie nel 1642 da genitori che appartenevano a famiglie importanti del territorio, nel 1670 entrò nella Compagnia di Gesù e la sua cultura e la sua arte di predicatore suscitarono l’ammirazione del vescovo di Lecce, Antonio Pignatelli, che poi sarebbe diventato arcivescovo di Napoli e Papa con il nome di Innocenzo XII. Nel 1675 Francesco si recò a Napoli per completare il corso degli studi e quando, diventato “doctor in utroque jure”, chiese di essere inviato in India e nelle regioni dell’Oriente, “terre di missione”, gli fu risposto che la sua “terra di missione” era la città di Napoli. Quello che egli fece per i “miseri” di Napoli con l’esempio, con la parola e con l’impegno quotidiano merita di essere raccontato a parte. Francesco De Geronimo, illuminato dallo spirito profetico, predisse ai genitori di Alfonso Maria de’ Liguori che il loro figlio sarebbe stato un santo. Egli morì nel 1716 e venne sepolto nella Chiesa del Gesù Nuovo a Napoli, ma nel 1945 i suoi resti vennero traslati in processione a Grottaglie. Nel 1839 Papa Gregorio XVI lo proclamò Santo.Le due terribili eruzioni vesuviane del 1631 e del 1660 vennero “lette” dai Gesuiti non solo come fenomeni naturali, ma anche come “piaghe d’Egitto”, e cioè come avvertimenti e “segnali” che Dio inviava prima di tutto, scriveva Carlo Calà, agli “abitanti delle falde del Vesuvio”, colpevoli di violenze, rapine e “grassazioni”. Tra l’agosto e il settembre del 1660 a “Ottajano, Bosco e altri castelli convicini” sui panni bianchi comparvero alcuni segni di croce “di color d’ oglio”: il gesuita Athanasius Kircher, che era autorizzato dal Papa a studiare la magia e l’astrologia, chiese a Giovanni Rho, Provinciale dei Gesuiti napoletani, una dettagliata relazione sul fenomeno. Il Rho venne a Ottajano, vide, interrogò, notò che quelle croci si formavano solo su superfici umide e su tessuti di lino e di seta e resistevano all’acqua, ma non al sapone: fu facile per Kircher sentenziare che i segni nulla avevano a che fare con l’ira di Dio e con i peccati dei Vesuviani, ma venivano formati dai sedimenti minerali diffusi nell’aria dal vulcano che “mischiati ai vapori facevano una densa rugiada”, e questa rugiada scivolando nelle trame del lino e della seta vi si consolidava nella forma della croce. E tuttavia, nonostante le chiare spiegazioni di Kircher, i Gesuiti continuarono a vedere nelle terre vesuviane la presenza diabolica del Male e a considerarle “terre di missione”. Perciò, quando, tra il 1687 e il 1688, Ottajano fu teatro di alcuni delitti, Teresa Mari, moglie di Ottaviano, figlio di Giuseppe I Medici, invitò il Provinciale della Compagnia di Gesù a inviare  a Ottajano una “missione”: e la Compagnia inviò Francesco De Geronimo, accompagnato dai Padri Martinez, Marquez e Mangrella. I “missionari” adottarono, nella predicazione, la tecnica dei “disinganni”, messa a punto da Tirso Gonzales. Essi per quattro giorni consecutivi uscirono a notte inoltrata “per le vie con l’immagine del Crocifisso e alcuni lumi, e in diversi punti cantavano massime e disinganni, al cui eco uscivano quanti giungevano a sentirli; riunitili, i Padri tenevano un breve discorso che si chiudeva con un atto di contrizione”. Con abilissimi discorsi Francesco De Geronimo “disingannava” i violenti, li induceva a convincersi che la loro violenza era segno non di forza, ma di miseria morale,  che solo il pentimento era prova di coraggio e che il perdono era atto molto più nobile della vendetta. Grazie ai “missionari” due vedove perdonarono pubblicamente gli assassini dei loro mariti e tre rapinatori di strada  confessarono le loro sanguinose “grassazioni” : e quando Francesco De Geronimo tenne la predica davanti alla chiesa dell’Oratorio un sacerdote che aveva ucciso un collega ottenne il perdono dai fratelli del morto e alcuni ecclesiastici “con una pubblica confessione si liberarono dal fango degli scandali in cui erano immersi”.

Covid-19: Ottaviano in lutto per la morte di un medico. Il cordoglio della città

Ottaviano piange la morte di Pasquale Fiorillo, 57 anni, neuropsichiatra infantile e direttore sanitario del centro diagnostico San Paolino di Nola.  Il dottore, morto ieri mattina, era stato ricoverato a Scafati circa 10 giorni fa. Pare che il decorso ospedaliero sia stato particolarmente critico, tanto da essere ricoverato quasi subito nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Scafati per alcune complicanze dopo aver contratto il covid-19.  E’ deceduto ieri mattina e  i funerali si svolgeranno in via strettamente privata oggi pomeriggio alle 15. Sul web circolano numerosi messaggi di cordoglio dei concittadini e del sindaco Luca Capasso che ricorda quanto Pasquale Fiorillo  fosse ben voluto e stimato da tutti. -“Prima di essere un medico brillante, era un uomo eccezionale”- queste le parole di tutti i conoscenti e degli amici del medico che purtroppo solo virtualmente si stringono attorno alla famiglia per la perdita del loro caro.