Pubblicato il volume “Saggi di diritto del mercato dell’arte”, a cura di Fabio Dell’Aversana
SIEDAS – Società Italiana Esperti di Diritto delle Arti e dello Spettacolo – e PM Edizioni di Marco Petrini annunciano la pubblicazione dei “Saggi di diritto del mercato dell’arte”, a cura di Fabio Dell’Aversana, nella Collana dei “Quaderni di diritto delle arti e dello spettacolo”. Il volume è da oggi disponibile sul sito della casa editrice e nelle migliori librerie.
Il libro si apre con la prefazione del Presidente Emerito della Corte Costituzionale Prof. Avv. Annibale Marini e accoglie i contributi di Claudia Barcellona, Francesca Biundo, Giovanna Carugno, Arianna Cordeschi, Fabio Dell’Aversana, Carla Ippolito, Angelica Lama, Annaluce Licheri, Evelyn Grazia Nericcio, Angela Patalano, Matteo Roiz, Francesca Salvato, Maria Rosaria Santangelo e Claudia Tozzi, autori che, da varie angolature e diverse esperienze professionali, analizzano le più attuali tematiche del mercato dell’arte, complessivamente considerato da un punto di vista istituzionale ed economico.
Il volume non si limita ad un’analisi prettamente giuridica ma intende approfondire la tematica con un approccio interdisciplinare. Lo studio dei beni culturali pone una serie di complessità a causa della sua natura multiforme e delle sue competenze trasversali ma, sovente, si ignora il forte impatto socio-economico di tali beni: gli ambiti di indagine si sono arricchiti nel tempo anche grazie all’internazionalizzazione della tutela che ha abbandonato la sua dimensione statale per aprirsi ad orizzonti di respiro sovranazionale. Ciò è stato possibile mediante i notevoli progressi tecnologici che hanno agevolato in modo considerevole la tutela ed il restauro senza dimenticare la fruizione stessa dei beni. Al contempo, ad essere mutato è anche l’approccio – come opportunamente sottolineato dal Prof. Marini – che da conservativo è divenuto dinamico attraverso l’affiancamento delle attività di valorizzazione a quelle di tutela conservativa.
Leggendo i diversi contributi si evince quanto i beni culturali abbiano conquistato un ruolo di prestigio in ambito istituzionale grazie anche al pregio indiscusso di arricchire e formare non solo l’individuo ma di contribuire all’identità nazionale al pari della storia, della lingua e della cultura in generale.
Appare, pertanto, di fondamentale importanza un cambio di direzione a livello normativo che si ponga come obiettivo la realizzazione di beni culturali europei mediante una classificazione istituzionale.
Di estrema attualità in tal senso appaiono le differenti tecnologie volte alla tutela e alla valorizzazione dei beni, come l’analisi sull’autenticità delle opere, l’utilizzo del computer nei lavori di restauro, la fruizione dei musei attraverso tour virtuali o la trasformazione dei beni in un vero e proprio brand.
L’indice del volume può essere scaricato sul sito www.dirittodelleartiedellospettacolo.it.
Elezioni Ente Idrico Campano: in campo la lista ‘Comuni per l’acqua pubblica’
Riceviamo da Rete dei Comuni per la gestione pubblica del servizio idrico – Sarnese Vesuviano e pubblichiamo.
Nel silenzio generale, l’Ente Idrico Campano ha convocato per giovedì 19 novembre le elezioni suppletive per completare il consiglio del Distretto Sarnese Vesuviano, in cui sono chiamati a votare i 76 sindaci dei Comuni che compongono il vasto ambito territoriale che va dall’isola di Capri a Fisciano, passando per la fascia costiera, il vesuviano, l’area nolana e l’agro nocerino sarnese.
Dieci sono i componenti decaduti da eleggere nel consiglio del Distretto idrico, un organismo di fondamentale importanza che dovrebbe controllare l’operato del contestato gestore Gori SpA, nonché deliberare su tariffe e piano di investimenti. In campo anche questa volta la lista ‘Comuni per l’acqua pubblica’, la compagine promossa dai comitati civici che ha trovato sostegno in numerose amministrazioni comunali accomunate da un programma chiaro e la volontà di rendere efficiente ed equa la gestione del servizio idrico, sostenibile ambientalmente ed economicamente per tutti gli utenti, puntando al superamento della gestione Gori e la costituzione di un’azienda speciale consortile controllata unicamente dagli enti locali, nel rispetto della volontà popolare espressa con i referendum del 2011.
Tre sono le fasce di Comuni al voto, suddivisi in base alla popolazione: alla fascia A (composta dai Comuni con oltre 30mila abitanti) spetta eleggere in queste suppletive 3 rappresentanti, alla fascia B (Comuni tra 5mila e 30mila abitanti) 6 membri, mentre uno solo va alla fascia C (Comuni sotto i 5mila residenti).
I candidati dei ‘Comuni per l’acqua pubblica’ sono: in fascia A Gianluca Del Mastro (sindaco di Pomigliano d’Arco) e Gaetano Montuori (indicato dal Comune di Casalnuovo), in fascia B Pasquale Di Marzo (sindaco di Volla), Maurizio Falanga (sindaco di Poggiomarino), Nicola Fortunato (espresso dal Comune di Saviano), Tullio Citro e Giovanni Spisso (consiglieri comunali di Fisciano), in fascia C Antonio Soviero (consigliere comunale di Visciano).
Gli eletti rimarranno in carica appena un anno, visto che nel dicembre 2021 è già prevista la scadenza naturale del mandato dell’intero Ente idrico e si andrà quindi a nuove elezioni per il rinnovo di tutti gli organi. “Sono gli effetti distorti di una legge regionale sul ciclo delle acque troppo farraginosa – sottolineano i rappresentanti della rete dei Comuni – e che andrebbe profondamente rivista”.
Una partita molto aperta, considerato che dei 20 attuali componenti del consiglio di Distretto ben 11 appartengono alla rete dei “Comuni per l’acqua pubblica”, mentre i restanti 9 sono collocati nella lista trasversale “Pro Gori” ispirata dai vertici regionali dei maggiori partiti.
“Ci rivolgiamo a tutti i sindaci – è l’appello lanciato dagli attivisti dei comitati civici – sostenete nelle urne il progetto dei Comuni per l’acqua pubblica, per bloccare le solite scelte calate dall’alto sul nostro territorio e restituire ai Comuni la piena sovranità sul servizio idrico”.
Caivano, perquisizioni domiciliari dei Carabinieri. Arrestato pusher 30enne
Servizi anti-droga disposti dal Comando Provinciale di Napoli nell’area Nord. A Caivano, i Carabinieri della locale tenenza insieme ai militari del nucleo cinofili di Sarno hanno effettuato una serie di perquisizioni e controlli. A finire in manette per detenzione di droga a fini di spaccio un 30enne del posto già noto alle forze dell’ordine.
I Carabinieri hanno perquisito la sua abitazione e lì – all’interno del bagno – hanno rinvenuto e sequestrato uno zainetto con all’interno 29 stecche di hashish. Durante la perquisizione, i militari dell’arma hanno trovato nella camera da letto altre 10 stecche della stessa sostanza e materiale vario per il confezionamento. Sequestrata, perché ritenuta provento del reato, anche la somma di 1595 euro.
L’abitazione del 30enne era anche munita di un impianto di video sorveglianza – molto probabilmente utilizzato per eludere i controlli – ed è stato sequestrato.
L’arrestato è stato sottoposto agli arresti domiciliari in attesa di giudizio.
Personalità che hanno dato lustro a Sant’Anastasia: Padre Cristoforo Bove (1948 – 2010)
Padre Cristoforo era un fratello francescano minore che sapeva vestire, quando voleva, anche i panni del fratello maggiore. Sorrideva, accoglieva, consigliava, guidava, ammoniva; indirizzava tutti sempre verso traguardi più alti e più grandi di lui.
Era un uomo sincero e saggio che seguiva con attenzione e con partecipazione il colloquio con l’anima. Il Signore lo aveva colmato di doni e lui ne era cosciente; era un uomo religioso che sprizzava gioia da tutte le parti. La sua era una gioia semplice e a volte tormentata, ma sempre aperta e condivisa con i fratelli e le sorelle che il Signore Gesù metteva sulla sua strada. Così lo ricorda, emozionato, Padre Gianfranco Grieco dei Frati Minori Conventuali durante una delle sue interviste.
Fra Cristoforo, all’anagrafe Gennaro, era nato il 21 luglio 1948 a Sant’Anastasia da Francesco e Rosaria Maione. Non lontano dalla propria casa vi era la parrocchia di S. Maria La Nova, dove il giovane iniziò a conoscere e ad amare la figura mistica di San Francesco d’Assisi attraverso le predicazioni spirituali dell’epoca, come riferisce il suo amico di infanzia Raffaele Nappi, che tra l’altro ricopre la carica di presidente della Milizia Immacolata della Campania.
Dopo aver frequentato la scuola media tra a Ravello e Nocera Inferiore, frequentò il ginnasio a Portici. Un anno di noviziato presso il convento di San Francesco nella Piana di Folloni a Montella, e subito dopo, dal 1966 al 1969, gli studi liceali nel suo paese natale presso il mitico liceo classico Padre Gregorio Rocco. Completò, successivamente, i suoi studi di filosofia e teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica di San Bonaventura Seraphicum a Roma. Fu ordinato sacerdos in aeternum a Sant’Anastasia nella parrocchia di Sant’Antonio di Padova il 4 ottobre 1976 dal Vescovo di Nola Mons. Guerino Grimaldi (1916 – 1992).
La sua spiritualità – continua Padre Grieco – era robusta e rocciosa. Cristo e Francesco in lui camminavano sempre insieme. Era stato educato a coniugare questo rapporto cristologico – francescano sin dalla tenera età, quando lasciò il collegio serafico di Ravello. Gli studi per Padre Cristoforo continuarono ancora: Licenza in Teologia al Seraphicum e Laurea in Storia Ecclesiastica medievale alla Pontificia Università Gregoriana. Dal 1976 al 2010 dimorò prima presso il convento della Vigna Antoniana alle Terme di Caracalla di Roma e poi presso il convento – parrocchia dei Santi Silvestro e Dorotea a Porta Settimiana in Trastevere, come collaboratore parrocchiale.
Padre Bove sapeva di essere circondato dalla stima e dall’affetto di migliaia e migliaia di persone. Aiutava tutti con discrezione e nel silenzio più assoluto. Non amava presentarsi come protagonista, continua Padre Gianfranco. Prima Consultore e poi Relatore della Congregazione delle Cause dei Santi, Bove fu, dapprima, ordinario di storia della Chiesa alla Pontificia Facoltà Teologica di San Bonaventura in Roma e successivamente docente all’Università Gregoriana e all’Antonianum. Fu membro della Deputazione di Storia Patria in varie regioni e curò, tra tante altre, la causa di beatificazione e canonizzazione di San Pio da Pietralcina e della beata svedese Elisabetta Hesselbald. A proposito di San Pio: il 7 dicembre 1990, Padre Bove in qualità di relatore iniziò a scrivere la positio, ossia il testo base al quale si chiederà al Papa la beatificazione del Venerabile Santo di Pietralcina. I quattro volumi furono consegnati in Vaticano il 15 dicembre 1996. La sua cultura era vasta quanto il suo mondo. Si interessava di tutto e di più e di tutti coloro che potevano offrirgli lì occasione per fare analisi, per approfondire, per discutere, per apprendere. Scrisse, infatti, di storia ecclesiastica e di francescanesimo, avendo all’attivo una ventina di opere in volumi e numerosi interventi di dizionaristica nazionale e internazionale. Famosa, nel paese natale, è rimasta la sua opera Un convento francescano del XV secolo a Sant’Anastasia pubblicato nel 1979, che non solo affronta con accuratezza la presenza francescana nel Regno di Napoli, ma svela numerosi aneddoti legati alla vita della piccola cittadina alle falde del Monte Somma. Conosceva benissimo le lingue antiche della Chiesa e possedeva, inoltre, un buon corredo di quelle moderne. Umanità, spiritualità e cultura non erano in Padre Bove delle traiettorie sconnesse e se stanti. Tutte insieme – conclude Padre Gianfranco Grieco – formavano l’unico corpus della sua personalità umana, storica, culturale, francescana e mariana. Padre Cristoforo venne a mancare alle ore 5:10 di lunedì 4 ottobre del 2010 al Policlinico Gemelli. L’esequie fu celebrato nella Basilica di San Pietro in Roma. Il rito fu presieduto da Sua Ecc. Mons. Angelo Amato, prefetto della Congregazione per la Causa dei Santi, alla presenza di altri sei vescovi e di quasi centotrenta sacerdoti concelebranti. I suoi resti riposano, attualmente, nel cimitero comunale di Sant’Anastasia.
La sua spiritualità – continua Padre Grieco – era robusta e rocciosa. Cristo e Francesco in lui camminavano sempre insieme. Era stato educato a coniugare questo rapporto cristologico – francescano sin dalla tenera età, quando lasciò il collegio serafico di Ravello. Gli studi per Padre Cristoforo continuarono ancora: Licenza in Teologia al Seraphicum e Laurea in Storia Ecclesiastica medievale alla Pontificia Università Gregoriana. Dal 1976 al 2010 dimorò prima presso il convento della Vigna Antoniana alle Terme di Caracalla di Roma e poi presso il convento – parrocchia dei Santi Silvestro e Dorotea a Porta Settimiana in Trastevere, come collaboratore parrocchiale.
Padre Bove sapeva di essere circondato dalla stima e dall’affetto di migliaia e migliaia di persone. Aiutava tutti con discrezione e nel silenzio più assoluto. Non amava presentarsi come protagonista, continua Padre Gianfranco. Prima Consultore e poi Relatore della Congregazione delle Cause dei Santi, Bove fu, dapprima, ordinario di storia della Chiesa alla Pontificia Facoltà Teologica di San Bonaventura in Roma e successivamente docente all’Università Gregoriana e all’Antonianum. Fu membro della Deputazione di Storia Patria in varie regioni e curò, tra tante altre, la causa di beatificazione e canonizzazione di San Pio da Pietralcina e della beata svedese Elisabetta Hesselbald. A proposito di San Pio: il 7 dicembre 1990, Padre Bove in qualità di relatore iniziò a scrivere la positio, ossia il testo base al quale si chiederà al Papa la beatificazione del Venerabile Santo di Pietralcina. I quattro volumi furono consegnati in Vaticano il 15 dicembre 1996. La sua cultura era vasta quanto il suo mondo. Si interessava di tutto e di più e di tutti coloro che potevano offrirgli lì occasione per fare analisi, per approfondire, per discutere, per apprendere. Scrisse, infatti, di storia ecclesiastica e di francescanesimo, avendo all’attivo una ventina di opere in volumi e numerosi interventi di dizionaristica nazionale e internazionale. Famosa, nel paese natale, è rimasta la sua opera Un convento francescano del XV secolo a Sant’Anastasia pubblicato nel 1979, che non solo affronta con accuratezza la presenza francescana nel Regno di Napoli, ma svela numerosi aneddoti legati alla vita della piccola cittadina alle falde del Monte Somma. Conosceva benissimo le lingue antiche della Chiesa e possedeva, inoltre, un buon corredo di quelle moderne. Umanità, spiritualità e cultura non erano in Padre Bove delle traiettorie sconnesse e se stanti. Tutte insieme – conclude Padre Gianfranco Grieco – formavano l’unico corpus della sua personalità umana, storica, culturale, francescana e mariana. Padre Cristoforo venne a mancare alle ore 5:10 di lunedì 4 ottobre del 2010 al Policlinico Gemelli. L’esequie fu celebrato nella Basilica di San Pietro in Roma. Il rito fu presieduto da Sua Ecc. Mons. Angelo Amato, prefetto della Congregazione per la Causa dei Santi, alla presenza di altri sei vescovi e di quasi centotrenta sacerdoti concelebranti. I suoi resti riposano, attualmente, nel cimitero comunale di Sant’Anastasia.
Napoli e provincia, servizi a largo raggio dei carabinieri: nel mirino illegalità diffusa e controlli anti-covid
Controlli dei Carabinieri del Comando Provinciale a Napoli e Provincia. A Napoli – in via Duomo e nel Centro Storico – i Carabinieri della Compagnia di Napoli Centro insieme ai militari del Reggimento Campania, del Nucleo Cinofili di Sarno e del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Napoli – nell’ambito dei servizi disposti dal Comando Provinciale –, hanno setacciato le strade della zona per tutta la giornata. 16 le persone denunciate, 15 le perquisizioni domiciliari e 71 i cittadini identificati.
Due uomini sono stati denunciati per aver esercitato l’attività di parcheggiatore abusivo, 1 persona, invece denunciata per false attestazioni fornite a pubblico ufficiale sulla propria identità e 1 ragazzo per omessa custodia di cose sottoposte a sequestro (uno scooter).
Controlli che sono continuati anche nel tardo pomeriggio: 2 persone sono state denunciate perché trovate alla guida senza aver mai conseguito la patente con recidiva nel biennio, 1 uomo è stato invece trovato con banconote false e quindi è stato denunciato. In un condominio di via Duomo sono state denunciate 9 persone per furto di energia elettrica.
Controllate anche le attività commerciali. Sanzionato il titolare di un bar in in via San Biagio dei Librai per un importo complessivo di 10mila euro: aveva impiegato un lavoratore non regolarmente assunto, quest’ultimo era anche percettore del reddito di cittadinanza. Sospesa l’attività imprenditoriale.
Controlli anti-covid. Sette i cittadini sanzionati amministrativamente per mancato rispetto delle norme in materia di contenimento della diffusione del covid-19 per la mascherina o per essere in strada senza giustificato motivo.
Segnalati alla locale Prefettura 3 giovani per utilizzo di sostanze stupefacenti.
A Torre Annunziata, invece, i carabinieri della Compagnia di Torre Annunziata hanno svolto un servizio coordinato di controllo del territorio a largo raggio, focalizzato sulla repressione dei reati in genere e sulla verifica del rispetto delle normative nazionali e locali anti-contagio.
A Striano i militari della locale Stazione hanno denunciato un 20enne, trovato in possesso di alcune dosi di stupefacente. All’esito della perquisizione presso l’abitazione, sono stati rinvenute ulteriori confezioni di droga, per complessivi 42 grammi di marijuana e 2 di hashish.
A Boscoreale, i militari della Sezione Radiomobile hanno controllato un 42enne, che in atteggiamento sospetto si aggirava a bordo della propria auto in un quartiere residenziale. È scattata la perquisizione sul posto che ha permesso di rinvenire e sequestrare attrezzi da scasso: una cesoia, un piccone ed una tronchese. L’uomo, già noto alle ff.oo. per reati contro il patrimonio, è stato denunciato.
Gli stessi militari, durante un controllo stradale, hanno segnalato quali assuntori di stupefacenti un 27enne e un 48enne, sorpresi con dosi di cocaina per uso personale.
Particolare attenzione è stata rivolta alla verifica del rispetto delle norme anti-contagio. A Torre Annunziata è stata disposta la sospensione temporanea di un bar in via Gino Alfani, ove alcuni avventori sono stati sorpresi mentre consumavano bevande e cibi all’interno.
Ulteriori 24 sanzioni sono state irrogate nei confronti di altrettante persone, tutte controllate nel centro oplontino in difetto delle note regole in vigore nella “zona rossa”: assenza di mascherine indossate, consumazione di cibi e bevande nei pressi di esercizi di ristorazione, divieto di circolazione tra comuni diversi in assenza di comprovati motivi.
Nel corso del servizio sono state inoltre irrogate 13 sanzioni per violazioni al codice della strada, sequestrata 1 autovettura e ritirate 2 patenti di guida.
I controlli continueranno nei prossimi giorni.
I vagabondi efficaci, di Fernand Deligny.
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Somma Vesuviana, covid: decimo decesso, 778 positivi attivi e 118 persone in sorveglianza sanitaria
Riceviamo e pubblichiamo dall’Ufficio stampa del Comune di Somma Vesuviana
Di Sarno (sindaco di Somma Vesuviana): “Purtroppo registriamo la decima vittima”
Ed intanto il modello Somma Vesuviana, primo Comune ad avere istituito un servizio sanitario esclusivo per i malati Covid con ambulanza, medico, infermieri – soccorritori e autista e numero verde, viene esportato in altre città. Ora anche altri Comuni stanno seguendo Somma Vesuviana istituendo un servizio identico.
Il tutto grazie ai volontari della Misericordia.
Per i cittadini sommesi positivi al Covid è attivo il servizio di assistenza sanitaria a domicilio, attivato solo dal Comune di Somma Vesuviana con ambulanza, medico ed infermieri. Si può chiamare gratuitamente al numero verde: 800 – 261.487. Attenzione! Il servizio è solo per chiamate dal territorio di Somma Vesuviana, dalle ore 12 alle ore 24, tutti i giorni e solo per emergenze COVID.
“Dobbiamo purtroppo aggiornare e comunicare il decimo decesso a Somma Vesuviana, mentre i positivi attivi sono 778 e le persone in sorveglianza sanitaria 118. Siamo al fianco dei familiari di questa persona ai quali tengo ad esprimere la vicinanza della nostra comunità”. Lo ha annunciato ora Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana, comune del napoletano.
Somma Vesuviana è stato il primo Comune ad istituire per i propri cittadini un servizio sanitario di assistenza a casa con ambulanza, medico, infermieri, autista e numero verde, tutto gratuito per il cittadino positivo al Covid che richiede l’assistenza. Ora anche altri Comuni italiani ed in particolare campani stanno prevedendo un servizio identico al modello “Somma Vesuviana”.
“Sono felice che anche altri Comuni lo facciano. Noi abbiamo salvato le vite umane e di questo sono fiero. Siamo al fianco di tutte le famiglie. Abbiamo attivato una serie di servizi che stanno facendo scuola e rappresentano un modello. Abbiamo il numero verde 800.261.487 esclusivo per i cittadini sommesi positivi al Covid. Per loro l’ambulanza gratuita con medico ed infermieri al seguito. Un modello che sta facendo scuola – ha proseguito Di Sarno – al punto tale da essere preso in considerazione ed istituito anche da altri Comuni dell’area vesuviana e da altri Comuni italiani. Abbiamo istituito il servizio “Psicologia Emergenza Covid 19” ed al numero di tel 081 – 8939261 i cittadini troveranno i nostri psicologi a disposizione il Lunedì dalle ore 8 alle ore 14, il Martedì e Giovedì dalle ore 8 alle ore 17. I cittadini potranno dialogare con gli psicologi anche via Skype collegandosi a PSICOLOGIAEMERGENDACOVID19. E’ attivo anche #CRIPERTE il servizio di consegna farmaci e spesa a domicilio per le persone più fragili ad opera della Croce Rossa Italiana ogni Martedì, Giovedì e Sabato dalle ore 14 e 30 alle 17 e 30 al numero di telefono 3312339074 e ad opera della Protezione Civile tutti i giorni dalle ore 9 alle ore 19 contattando gli operatori al numero di telefono 081 – 899 59 06”.
Dunque è importante attenersi alle norme. C’è divieto di spostamento all’interno del proprio comune e anche dal proprio comune verso altri comuni. E’ possibile uscire solo per motivi di comprovata necessità.
“Sul sito del Comune di Somma Vesuviana ci sono tutte le norme e sono indicate le categorie che possono restare aperte. Ricordiamo anche che c’è divieto di uscire se non per motivi di comprovata necessità. Allo stesso tempo non è possibile andare da un comune all’altro, tranne se per comprovata necessità. Dunque è possibile spostarsi – ha concluso Di Sarno – ad esempio per lavoro o motivi di salute o assistenza. Bisogna avere dietro l’autocertificazione. Multe di 400 euro per coloro i quali non rispetteranno le norme. Allo stesso tempo ricordo che tutti gli esercenti devono provvedere alla sanificazione settimanale ed anche nei condomini, nei parchi residenziali c’è l’obbligo di sanificazione mensile degli ambienti comuni. C’è obbligo di indossare la mascherina all’aria aperta e nei negozi l’obbligo è anche per i dipendenti che ci lavorano. Dobbiamo spezzare la circolazione del virus”.
Ospedale del Mare, i medici scrivono ai vertici Asl: “Troppa promiscuità, i pazienti non possono essere monitorati in modo adeguato”
Pazienti ventilati con ogni mezzo, compresi alcuni apparecchi monotubo con sistema maschera aperta che incrementa in maniera esponenziale il rischio di contagio, attraverso l’aerosolizzazione dei droplets emessi dal paziente: mancanza di sistemi di ventilazione, pressioni negative, areazione nell’area per i codici gialli, box dei codici rossi occupati da malati positivi in attesa di trasferimento, impedendo in maniera assoluta la possibilità di accogliere i pazienti trasferiti dal 118 in codice rosso.
Queste alcune delle difficoltà che descrivono sedici medici del reparto di Medicina d’urgenza dell’Ospedale del Mare di Napoli in una lettera inviata alla Asl, chiedendo di prendere provvedimenti. “Postazioni che ospitano diecine di persone in più della capienza massima; pazienti in barella anche in doppia fila con totale promiscuità. Nelle aree ex Codici Verdi, ex Obi, ex Codici Gialli e Codici Rosso 1 e 2 permane il sovraffollamento e la gran parte dei degenti necessita di supporto ventilatorio, per il quale siamo costretti ad utilizzare bombole di ossigeno (spesso in esaurimento), considerata l’assenza di ulteriori bocche di attacco per gas medicali centralizzati. Troppi pazienti, fino a 50 laddove se ne potrebbero ospitare 15 al massimo.
I pazienti non possono essere adeguatamente “monitorati”. Persiste – scrivono i medici – la totale promiscuità di malati in attesa di referto di tampone rinofaringeo e malati positivi noti. Persiste l’assenza di servizi igienici adeguati per i malati e per il personale sanitario. Mancano i percorsi sporco/pulito da e verso la radiologia e i reparti, per non parlare della carenza dei dispositivi di sicurezza. Il personale, infatti, si trova costretto a utilizzare gli stessi presidi per più turni consecutivi, ad esempio la notte, per 12 ore di fila.
La chiesa napoletana di “Santa Maria della Pace” e il “lazzaretto” per gli appestati
La chiesa e l’ospedale fatti costruire dai frati dell’ Ordine di San Giovanni di Dio. Il tesoro artistico comprende statue di Domenico Antonio Vaccaro e di Agostino Felici, stucchi di Pietro Buonocore, affreschi di Michele Foschini e di Giacinto Diano. La storia della lapide con l’iscrizione contro le “bugie” degli invidiosi. Il “lazzaretto” degli appestati.
Nel 1587, come ci racconta Renato Ruotolo, i frati ospedalieri dell’Ordine di San Giovanni di Dio acquistarono, a via Tribunali, il palazzo di Sergianni Caracciolo, Gran Siniscalco del Regno, per istituirvi un ospedale. Nel 1629 l’architetto Pietro De Marino avviò la costruzione della Chiesa, che venne consacrata a Santa Maria della Pace, per ricordare, forse, la pace di Crepy firmata nel 1544 da Spagna e Francia. Tra il 1635 e il 1640 Jacopo e Dionisio Lazzari lavorarono i marmi della facciata, mentre gli stucchi della navata interna vennero realizzati tra il 1734 e il 1742 da Pietro Buonocore “guidato” dai disegni di Nicola Tagliacozzi Canale, direttore dei lavori di restauro resi necessari dagli effetti rovinosi del terremoto del 1732. Del 1738 è il grande affresco di Michele Foschini, “L’elemosina di San Giovanni di Dio”, che occupò lo spazio tra gli stucchi ornamentali della volta (l’immagine apre l’articolo) e che venne in gran parte rovinato dalle infiltrazioni d’acqua nel lungo periodo – dalla fine della seconda guerra mondiale fino agli anni’70 del ‘900- in cui la chiesa è rimasta chiusa e abbandonata. Notevole è il corredo delle testimonianze artistiche. Forse sono di Domenico Antonio Vaccaro le coppie di angeli che nella cupola reggono lo stemma dell’Ordine dei frati ospedalieri, ed è certo l’intervento dell’artista sui due altari delle cappelle del transetto. Nelle quattro nicchie della crociera sotto la cupola vennero collocate, nel 1699, quattro statue di Agostino Felici, che raffigurano i Santi Giuseppe, Giovanni Battista, Giovanni di Dio e Anna.Sui marmi di color bianco e bardiglio del pavimento (vedi immagine in appendice) disegnato da NicolaTagliacozzi Canale risaltano motivi decorativi che si riferiscono alla Vergine, mentre la melagrana, che decora anche il pavimento del presbitero, richiama direttamente lo stemma dell’Ordine, in cui il frutto è presente come simbolo della buona salute e dell’abbondanza. Nel sacro edificio ci sono due chiostri, quello della Chiesa e quello dell’ospedale, posti a livelli diversi, perché così impone “la differenza di quota, circa quattro metri, esistente tra via Tribunali e il vico Nuovo Pace” ( R. Ruotolo). Nel passaggio tra i due chiostri vi è una lapide su cui è scritto: “Dio m’arrassa da invidia canina, da mali vicini et da bugia di uomo da bene”. Una copia dell’iscrizione venne posta, in vico San Nicola dei Caserti, sulla casa dell’autore che negli ultimi anni del ‘500 venne condannato a morte per un omicidio che non aveva compiuto: ma i giudici si fecero convincere dalle “bugie” dei falsi testimoni che lo accusavano e dai quali solo Dio avrebbe potuto liberarlo ( m’arrassa). L’infelice lasciò i suoi beni all’Ordine dei frati ospedalieri a patto che conservassero per sempre il messaggio che egli lasciava sulla lapide contro gli invidiosi e le persone che fingono di essere “da bene”, però mandano a morte un innocente con le loro calunnie. Al primo piano del “lazzaretto” c’è un salone lungo circa 90 metri, in cui erano collocati i letti dei malati e che ospitò una struttura ospedaliera fino agli anni ’70 del ‘900. In questo “luogo” (vedi immagine in appendice) ornato dagli affreschi in cui nella seconda metà del ‘700 Giacinto Diano raccontò le “ Storie di San Giovanni di Dio” ci furono le scene terribili dei Napoletani colpiti dalla peste e da altre epidemie che i medici cercavano di sottrarre alla sofferenza e alla morte. Dal “balcone” che corre a mezz’altezza lungo tutte le pareti gli inservienti calavano il cibo ai malati, per evitare il contagio. I medici e gli infermieri, quando erano costretti a scendere a piano terra, per visitare i malati, si coprivano il volto con una maschera provvista di un “naso” adunco, in cui erano inserite erbe salutari impregnate di aceto. Si credeva infatti che il cattivo odore che i corpi degli appestati emanavano fosse il veicolo del contagio e che l’olfatto fosse la via di trasmissione: l’aceto e le erbe salutari avrebbero dovuto bloccare l’infezione.
Somma Vesuviana, la lettera di un giovane alla disperata ricerca di lavoro e dignità
Riceviamo dal cittadino sommese C.S. e pubblichiamo.
Dignità.
Se si cerca questa parola sul vocabolario, si possono trovare innumerevoli concetti, ma chi più chi meno ne conosce il significato. Noi giovani del Sud, considerata la grande crisi sanitaria, è quella che stiamo perdendo man mano, un po’ alla volta. La stragrande maggioranza sa che al sud, se vuoi lavorare, nel 90% dei casi devi farlo a nero, sottobanco, o questo o niente. Bene, si fa questo per arrangiare, per andare avanti, in attesa magari di un qualcosa di migliore, che però non arriva mai.
Ora, grazie alla zona rossa, non ci si può spostare se non per motivi di lavoro o necessità. Lungi da me pensare che la crisi sanitaria non meriti il dovuto rispetto, per la lotta dei medici, per le persone che stanno soffrendo e combattendo le loro battaglie, ma io voglio lanciare un campanello, anzi un grido di allarme, forte e chiaro. Senza un briciolo di lavoro voi ci seppellite, ci murate in casa, ci togliete quel poco di dignità che ci resta.
La situazione rende tutti i giovani come me umiliati, inutili…
Ho 29 anni, sono giovane, vivo a Somma Vesuviana e vorrei essere capito e aiutato. Le istituzioni tutte, sindaco, onorevoli deputati, ministri e anche il caro presidente Conte, ai quali mi sono rivolto, non si sono mai degnati di rivolgermi un messaggio, una parola, uno sguardo, una possibilità, un’opportunità di riscatto. Ti dicono tutti che se vuoi lavorare devi spostarti al Nord, zona civilizzata, ricca di offerte lavorative, dove puoi sentirti realizzato, dove puoi costruirti una famiglia, un futuro, una “carriera”. Non voglio lasciare la mia città, il mio Paese, e trasferirmi altrove come molti giovani della mia età, vorrei mantenere le mie radici e far capire a voi cariche istituzionali che il grido d’aiuto non arriva solo in forma silenziosa, come fanno tutti quelli che si lamentano della mancanza di lavoro, ma senza fare nulla.
Sappiamo bene che al Meridione risiede uno dei tassi di disoccupazione giovanile più alti d’Europa, ma chiedo una mano proprio in questo momento di grande difficoltà. Nelle tante ore di diritto che ho fatto a scuola, mi avevano insegnato che la nostra costituzione è la più bella del mondo, la più moderna, pensata affinché tutti i pezzi dello Stato si incastrino in modo perfetto.
Io non ci credo più. Non ci credo più perché il lavoro non è più un diritto né un dovere dell’italiano.
Ridatemi la mia dignità, ridatemi la mia vita.
Concludo ricordando alle alte cariche una massima di Oriana Fallaci: “Non si fa il proprio dovere perché qualcuno ci dica grazie, lo si fa per principio, per se stessi, per la propria dignità.”

