Ottaviano, omicidio Pasquale Prisco, confermato l’ergastolo per i due ex carabinieri che lo uccisero

Pasquale Prisco, titolare di un supermercato di Ottaviano, fu ucciso da un colpo di pistola da due ex carabinieri, 5 anni fa.

Confermata dalla Cassazione la pena per Claudio Vitale e Jacopo Nicchetto, i due carabinieri che quando non indossavano la divisa si prodigavano ad attuare rapine con tanto di utilizzo di pistole perfettamente funzionanti. I due avevano deciso di rapinare il supermercato di Ottaviano di cui Pasquale era titolare, una mossa non andata a buon fine però, perché Pasquale, allora 28enne, salì in auto insieme ad altre persone ed iniziò a seguire i malviventi fino ad arrivare lungo la Statale 268, dove purtroppo fu colpito da uno dei colpi di pistola sparati dai carabinieri-rapinatori che gli fu fatale. La sentenza è decisiva: i due uomini dovranno passare tutta la vita in carcere, una vita che a Pasquale purtroppo non è stato permesso di vivere.  

Attentato di Acerra: il grido dei caschi bianchi lanciato con le sirene. Ieri vigili da tutta la Campania

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Sabato sera un commando di criminali ha incendiato e distrutto due vetture dei vigili di Acerra, erano parcheggiate sotto il municipio. Intanto la prima reazione dei caschi bianchi della Campania è stata di quelle fortemente simboliche. Ieri mattina decine di auto e moto dei corpi di polizia municipale provenienti da tutta la regione hanno fatto squillare contemporaneamente le loro sirene sul luogo dell’attentato, nel parcheggio comunale in cui le auto dei vigili sono state date alle fiamme. E’ stato un momento di quelli da brivido: tutti sull’attenti sullo sfondo delle luci intermittenti dei lampeggianti accesi e della colonna sonora delle sirene. Un rumore che è sembrato il grido d’allarme di chi attende un riscatto che sta tardando troppo. Sta vivendo infatti una fase davvero critica la polizia municipale che opera nei territori più difficili dell’hinterland napoletano, dove l’illegalità è componente strutturale della vita quotidiana. Per tutti questi motivi il distaccamento campano dell’Associazione Nazionale dei Comandanti e degli ufficiali dei Corpi di Polizia Municipale, “A.N.C.U.P.M”, ha mobilitato i colleghi in forze nei comuni della regione allo scopo di dare un segnale significativo. “Ciò che è accaduto ad Acerra è un gravissimo atto intimidatorio per cui abbiamo bisogno di essere solidali tra tutti noi – i commenti dei caschi bianchi intervenuti alla manifestazione – i contesti in cui operiamo sono sempre più difficili e pericolosi col risultato che spesso restiamo soli mentre subiamo mortificazioni di ogni sorta e i nostri margini operativi vengono progressivamente limitati”. C’è tanta rabbia. “Facendoci interpreti del pensiero di molti comandanti, ufficiali ed agenti – scrivono i responsabili dell’A.N.C.U.P.M. – abbiamo ritenuto doveroso ed opportuno proporre un’iniziativa concreta di solidarietà nei confronti di tutti i colleghi colpiti e dell’intera categoria, nella convinzione della necessità di combattere e stigmatizzare ogni fenomeno criminoso ed ogni atto intimidatorio, a qualsiasi livello, in difesa della legalità e della civile convivenza”.  Ieri i poliziotti locali sono stati accolti dal sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri, e dal comandante della locale polizia municipale Domenico De Sena. Sul posto è accorso anche il comandante della municipale di Napoli, Ciro Esposito. C’erano anche sindacio e assessori di una quindicina di comuni campani. Molto lungo l’elenco delle delegazioni delle varie polizie municipali che hanno partecipato all’iniziativa. Elenco he però va riportato doverosamente: Napoli, Casalnuovo, Afragola, Pomigliano, Ercolano, Volla, San Sebastiano al Vesuvio, San Giorgio a Cremano, Pompei, Portici, Castello di Cisterna, Giugliano, Massa di Somma, Torre del Greco, Cicciano. Dalla provincia di Caserta sono giunte le delegazioni da Caserta città, Aversa, San Felice a Cancello, Marzano Appio, Calvi Risorta. Per la provincia di Benevento c’erano uomini e mezzi di Sant’Agata dei Goti, per quella di Salerno c’era la delegazione di Siano e per quella di Avellino la delegazione del comune di Lioni.

Sant’Anastasia, commissione Ambiente, alla presidenza il consigliere Auriemma

La commissione permanente Ambiente e Territorio ha eletto alla presidenza il consigliere Pasquale Pio Auriemma (Cuore Anastasiano) e vicepresidente il consigliere Pasquale Romano (SìAmo Anastasiani). Ne fanno parte i consiglieri Sabatino Di Marzo (Agire), Carmine Pone (Popolari e Riformisti), Enzo Iervolino (Pd). «Ringrazio i colleghi consiglieri per la fiducia riposta in me, inutile dire che presiedere una tra le più importanti commissioni consiliari mi inorgoglisce ed entusiasma enormemente.  Inoltre, la commissione può fregiarsi della presenza di due ex sindaci, Iervolino e Pone, di un consigliere decano della politica anastasiana come Di Marzo e del valente collega Pasquale Romano che ben conosce le tematiche ambientali, ci sono tutti i presupposti per fare un ottimo lavoro» – ha commentato il presidente Auriemma. Tra le tematiche che la commissione dovrà affrontare c’è non solo l’ambiente ma tutto quanto attiene le sfide del territorio, come pure il cimitero. «Dovremo far fronte a grandi sfide, la maggior parte delle quali potremmo vincerle solo ponendo molta attenzione ai dettami della Comunità Europea – continua Auriemma – sarà indispensabile osservare con meticolosità la programmazione LIFE 2021-2027 per migliorare le condizioni climatiche ed ambientali del territorio in cui viviamo. Bisognerà riconciliare i rapporti con l’ Ente Parco Nazionale del Vesuvio ed i vari consorzi territoriali (GAL e Distretto Agro-Alimentare del Vesuvio) per donare ampio respiro al tessuto produttivo e turistico del nostro territorio. Sarà nostra premura lavorare con dedizione ed oculatezza al piano urbanistico comunale, strumento indispensabile per lo sviluppo territoriale ed economico del nostro paese. Affronteremo con grande cura la questione cimitero, con l’obiettivo di ridonare alla comunità un luogo di intimo legame spirituale con i propri cari defunti. Tante sfide ci attendono, sono convinto che insieme agli altri componenti la commissione e agli assessori dei vari settori competenti porteremo avanti un’importante azione di governo volta al miglioramento dell’intera comunità»  

Perché il governo è in crisi? Chiedetelo a Zenone di Elea, al Gattopardo e al barone di Munchhausen

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La pandemia cambierà il mondo? La storia dell’uomo, argomentò Zenone di Elea e confermò due millenni dopo Tomasi da Lampedusa, si muove solo in apparenza, ma è, nella sostanza, sempre la stessa. Come spendere i 200 miliardi mandati dall’ Europa? Per il bene della Nazione, ovviamente:  ma su quale sia il bene della Nazione le opinioni di Conte non coincidono tutte con quelle di Zingaretti, di Renzi e di Di Maio.Da qui l’agitazione. Quando parlo del “bene della Nazione”, non faccio alcun riferimento a Totò e all’on. Cocchetelli. Pungente e ben calibrato è il riferimento, fatto da Stefano Folli, al barone di Munchhausen. Cca  nisciuno è fesso (ignoto filosofo napoletano)   Disse Zenone di Elea, allievo di Parmenide, anche lui di Elea,che il movimento è solo apparenza, perché l’Essere è immobile, l’Essere sta. E da sempre penso che grazie a Zenone e al Suo Maestro venga da Elea, e cioè da Ascea, la Verità più vera – consentitemi la cacofonia –della storia dell’uomo: che è come il mare: in superficie si agita, ondeggia, fluttua, ma nelle profondità è sempre la stessa, eterna immobilità. E l’essenza della filosofia eleatica ispirò a Giuseppe Tomasi da Lampedusa la celebre “sententia” che è il significato primo del “Gattopardo”: “tutto deve cambiare perché nulla cambi”. Su questa “sententia” venne costruita l’unità d’Italia: nel 1861 Silvio Spaventa fece il giro di tutti i salotti di Napoli, per spiegare, con la pazienza e con l’oratoria di un predicatore gesuita, ai “nobili”, ai “galantuomini” e ai “proprietari”, fedelissimi dei Borbone fino all’ultimo giorno, che se fossero saliti sui carri dei Piemontesi, nulla sarebbe cambiato, nella sostanza dei privilegi, degli affari, dell’esercizio del potere. Domani sarà come ieri. In quasi tutti i Comuni del Vesuviano gli ultimi sindaci “borbonici” furono anche i primi sindaci dell’Italia unita, e Giuseppe IV Medici, principe di Ottajano, ultimo Intendente “borbonico” della Provincia di Napoli, arrestato nel 1861 con l’accusa di agitare le acque con le “voci” di un ritorno imminente di Francesco II di Borbone, e di fornire armi e protezione al brigante Pilone, due anni dopo venne nominato da Vittorio Emanuele II amministratore del Palazzo Reale di Napoli.E veniamo ad oggi. Finché il governo era chiamato a confrontarsi solo con la pandemia, Conte è stato un presidente gradito ai partiti della maggioranza: solo un pazzo avrebbe potuto invidiare la sua poltrona: anche i capi dell’opposizione l’avrebbero rifiutata, se il Presidente Mattarella gliela avesse offerta. Cca nisciuno è fesso. Ma poi la Comunità Europea ha garantito l’arrivo di 200 miliardi di euro. E poiché cca nisciuno è fesso, il premier Conte, scrivono i giornalisti dell’”Espresso”, si è trasformato all’improvviso nel vertice di una “piramide” la cui base dovrebbe essere costituita dalla “task force” di esperti scelti da lui, Giuseppe Conte, per spendere quella montagna di euro (l’ Espresso del 13 dicembre). E per spenderla, ovviamente, con un solo obiettivo: il bene della Nazione. Una scossa elettrica ha svegliato i partiti che compongono la maggioranza: i loro capi, Zingaretti, Di Maio, Renzi, hanno detto, chi sussurrando, e chi gridando, che questa “task force” offendeva i principi stessi della democrazia, perché delegittimava Parlamento e governo esautorandoli da compiti assegnati ad essi dalla Costituzione. Qualcuno ha osservato, con un po’ di ritardo, – sono gli scherzi della memoria – che già con la raffica di “dpcm” Giuseppe Conte aveva “dribblato” il confronto con Camera dei Deputati e Senato. Dunque, era necessario e giusto, per il bene della Nazione, che Giuseppe Conte scendesse dalla piramide e rasserenasse i suoi alleati, preoccupati da una certa sua inclinazione al “trasformismo” “che ha sostituito l’alleanza con Zingaretti a quella con Salvini, e il passaggio da delegato a soggetto politico a sé stante”( Ezio Mauro, “la Repubblica”, 14 dicembre). Ora, il fatto che Renzi, Zingaretti e Di Maio sono preoccupati dal “trasformismo” di Giuseppe Conte ci illustra nel modo più chiaro quel “gioco delle parti e delle maschere” in cui sono impegnati i rappresentanti di tutte le istituzioni e al quale conviene dedicare un articolo a parte. Dunque, c’è agitazione nel governo, ma, come ha notato Stefano Folli (“la Repubblica”, 16 dicembre), nessuno si agita troppo, “per il timore che crolli il castello di carte del governo” e che il compito di spendere, per il bene della Nazione, i 200 miliardi di euro tocchi ad altri. CCa nisciuno è fesso. I politici, quelli della  maggioranza e anche qualcuno dell’opposizione, si augurano, di cuore, che il governo sia capace di trasformare, con un miracolo, la propria debolezza in forza, “un po’ come il barone di Munchhausen che riuscì a tirarsi fuori da una pozza d’acqua afferrandosi da solo per i capelli”. Ha fatto bene il Folli a citare, a proposito di miracoli, lo strepitoso barone raccontato da Rudolf Raspe, e non i Santi, perché da Napoli ci viene la notizia che miracoli i Santi non hanno voglia di farne. La nostra speranza è che cambino idea, perché miracoli e prodigi strepitosi serviranno non solo per salvare l’Italia dalle “ondate” del virus, ma anche dai flutti tempestosi della crisi economica che, sconfitto il virus, travolgerà le aziende, condannate a perdere il “ristoro” dei programmi di sostegno e a vedere il loro patrimonio netto “divorato dalle perdite”: lo ha detto Mario Draghi. Insomma, diventeranno sempre più laceranti le tensioni sociali. Per affrontare le quali serviranno politici carismatici.

Hinterland partenopeo, ipotesi lockdown natalizio tra restrizioni e possibilità

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Si discute ormai da qualche tempo di un possibile lockdown di Natale per i giorni festivi, esattamente per otto giorni: dal 24 al 27 dicembre e dal 31 dicembre al 3 gennaio. Il Governo sta tentando di trovare un compromesso tra gli effetti della pandemia e le feste natalizie che sono sinonimo di cene, pranzi e unione familiare. Apparentemente, saranno chiusi ristoranti, bar, negozi e saranno consentiti solo spostamenti essenziali anche nel comune di residenza. Sarà obbligatorio fornire un’autocertificazione per qualsiasi movimento qualora si venga sottoposti a controlli da parte delle forze dell’ordine competenti. Cenoni e feste non saranno consentiti ma sarà possibile per gli incontri familiari aumentare il numero ad un massimo di due congiunti stretti con l’obbligo di mascherina. Per una notizia negativa però, ce n’è una positiva, ovvero il calo del numero dei contagiati, dai paesi vesuviani fino ad arrivare a quelli dell’agronolano, che fa ben sperare per l’anno nuovo. Non bisogna però sottovalutare la situazione, così come è stata fatto durante le vacanze estive, perché si rischierebbe di ritornare nuovamente ad una situazione estrema, come quella appena vissuta. Come disse qualche settimana fa il Sindaco di San Giuseppe Vesuviano, Vincenzo Catapano, nonostante la situazione ora vada pian piano sempre migliorando non è assolutamente certo che le scuole riapriranno dopo l’Epifania. Ogni città deciderà da sé com’è giusto che sia, ma ora non sembra possibile fare un pronostico su come si evolverà la situazione in un prossimo futuro, e tutto dipenderà anche dal comportamento dei cittadini durante il periodo strettamente natalizio. Una cosa, però, è certa: i controlli saranno serratissimi durante i giorni festivi e, in caso qualcuno decida di non rispettare le restrizioni, le conseguenze saranno sicuramente molto gravi. In un momento storico, difficile ed estenuante per tutto il mondo, a Napoli c’è stato un ulteriore preoccupazione, se così vogliamo definirla: San Gennaro non ha fatto il miracolo! L’anno 2020 sarà sicuramente ricordato come un anno duro, negativo, difficile da superare e, il non-miracolo da parte del Santo almeno per i napoletani non fa altro che aggiungersi ad una lista di avvenimenti sicuramente da dimenticare.

Somma Vesuviana, domenica in quattro piazze del vesuviano si alzerà una mongolfiera di luce per le vittime del covid

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Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa del Comune di Somma Vesuviana.   Domenica 20 Dicembre – alle ore 18 – in contemporanea – in quattro piazze del Vesuviano – i nuclei di Protezione Civile del Coordinamento Vesuvius alzeranno al cielo una Mini – Mongolfiera di luce per ogni cittadino del territorio che ha perso la vita durante questa pandemia. Alle ore 18 e 30 tutti i mezzi provenienti da Massa Di Somma, Cercola, Sant’Anastasia, si congiungeranno con quelli della Cobra 2 di Somma Vesuviana e formeranno un grande albero di Natale  con sirene e lampeggianti accesi. Secondulfo (Presidente della Cobra2): “Al fianco della gente, sempre! Alle ore 18 a Somma Vesuviana suoneremo anche il Silenzio, poi alle ore 18 e 30 in Piazza Vittorio Emanuele III ben 15 mezzi del Coordinamento Vesuvius della Protezione Civile, accenderanno sirene e lampeggianti formando un grande albero di Natale, dinanzi al quale saranno presenti tutti i sindaci in fascia Tricolore”. Di Sarno: “Ci saremo sempre. Non dobbiamo e non vogliamo dimenticare i nostri 16 concittadini che hanno perso la vita. Non vogliamo e non dobbiamo dimenticare tutti coloro i quali hanno sofferto. Non vogliamo e non dobbiamo dimenticare il rispetto delle regole per tutelare la nostra vita e quella degli altri. E’ Natale, recuperiamo i valori!”. Ore 18 – Domenica 20 Dicembre – Piazza Vittorio Emanuele III – Somma Vesuviana (NA).   “UNA LUCE NELLA NOTTE” “Saremo tutti insieme. Domenica 20 Dicembre in ben 4 piazze, alle ore 18, in contemporanea i rispettivi nuclei di Protezione Civile dei Comuni di: Somma Vesuviana, Massa di Somma, Cercola, Sant’Anastasia, del Coordinamento Vesuvius ricorderanno le vittime del Covid, tutti i cittadini di questi 4 paesi che hanno perso la vita durante questa pandemia. In contemporanea dalle quattro piazze dei 4 paesi, si alzeranno al cielo delle Mini – Mongolfiere di luce, una per ogni deceduto. Si tratta di mini – mongolfiere di luce ignifughe e dunque non infiammabili. La speranza è che questa luce possa innalzare l’anima di chi non vive più su questa terra, andando incontro alla luce eterna. Alle ore 18 a Somma Vesuviana verrà suonato il silenzio con la tromba, grazie al musicista Mauro Seraponte. Alle ore 18 e 30, tutti i mezzi dei vari nuclei di Protezione Civile di Massa Di Somma, Cercola e Sant’Anastasia raggiungeranno i colleghi di Somma Vesuviana e ben 15 veicoli della Protezione Civile, si posizioneranno al centro della Piazza Vittorio Emanuele III formando un grande albero di Natale, con lampeggianti accesi e saluto delle sirene. E’ un Natale diverso e lo è per quelle persone, per le tante famiglie che hanno perso i propri cari mantenendo gli affetti”. Lo ha annunciato ora, Vincenzo Secondulfo, Presidente del nucleo di Protezione Civile Cobra 2 di Somma Vesuviana. Ecco le quattro piazze dalle quali partiranno alle ore 18, in contemporanea, le Mini – Mongolfiere di luce: Piazza Vittorio Emanuele III a Somma Vesuviana, Piazza dell’Autonomia a Massa di Somma, Piazza Libertà a Cercola, Piazza Madonna dell’Arco a Sant’Anastasia. L’evento principale sarà però a Somma Vesuviana. Ci saranno riprese con il drone dall’alto. Saranno presenti a Somma Vesuviana i sindaci in fascia Tricolore, tutti i mezzi dei quattro nuclei della Protezione Civile di Somma Vesuviana, Massa Di Somma, Cercola, Sant’Anastasia, del Coordinamento Vesuvius. I veicoli posizionati in piazza Vittorio Emanuele III a sirene spiegate e lampeggianti accesi si posizioneranno formando un grande albero di Natale in ricordo di chi non c’è più e per sottolineare in modo chiaro che il Covid c’è. Ore 18 il Silenzio (solo a Somma Vesuviana nella Piazza)  – poi il lancio delle Mini – Mongolfiere ( in tutti i 4 paesi)  – alle ore 18 e 30 tutti i nuclei di Protezione Civile del Coordinamento Vesuvius con ben 15 mezzi formeranno un grande albero di Natale al centro di Piazza Vittorio Emanuele III a Somma Vesuviana. La mattina a Somma anche il Babbo Natale della Protezione Civile. “Nel pieno rispetto delle norme di sicurezza sanitaria – ha concluso Secondulfo – sempre Domenica 20 Dicembre ma la mattina, ci sarà il Babbo Natale della Cobra2 che distribuirà gratuitamente il kit di mascherine. Anche a Natale non dovremo dimenticare la sicurezza. Nel dramma c’è l’opportunità di recuperare la dimensione intima del Natale”. Trascorrere le feste in famiglia e con regole. “Non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo dimenticare i 16 morti di Somma Vesuviana e tutti i morti di questa pandemia. Il miglior modo per rispettarli è ricordare con costanza che ci sono le regole. La curva sta calando ma molto lentamente, qualora non dovessimo rispettare le regole potremmo rischiare una terza, forte ondata. Dobbiamo dimostrare tutti un grande senso di responsabilità – ha dichiarato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana –  e dobbiamo farlo proprio per chi non c’è più. Quest’anno l’Italia registrerà un impennata di decessi rispetto al passato, anche al 2019. Significa che il Covid ha ucciso tante persone anziane ma anche giovani. Il Natale è l’opportunità concreta per ritornare ai valori veri, agli affetti, a quella poesia che sembrava persa. Ci sarò Domenica 20 Dicembre con la Protezione Civile Cobra 2 e con il Coordinamento Vesuvius perché non dobbiamo dimenticare la forza del volontariato, la passione di tanti nostri connazionali che 24 ore su 24 sono in campo per tutelare i nostri paesi e la vita delle persone. Ci sarò per ricordare con grande raccoglimento i nostri concittadini che non ci sono più e tutte le persone, più di 60.000 che in Italia hanno perso la vita”. (FONTE FOTO: RETE INTERNET)

Somma Vesuviana, covid 19, Di Sarno: ” Diminuisce la curva dei contagi, forse stiamo uscendo dal tunnel”

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Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa del Comune di Somma Vesuviana   Di Sarno : “Forse stiamo uscendo dal tunnel. Ora la media giornaliera dei positivi è scesa a 7. Oggi “solo” 2 positivi. Scende di molto il numero dei positivi attivi passato da 800 agli attuali 131. Calate di molto le richieste anche di intervento domiciliare. Ringrazio tutto il team della Misericordia: avete salvato la vita delle persone!”. “La curva si attenua a Somma Vesuviana. Siamo passati da una media giornaliera di 60 casi nella fase acuta all’attuale media di 7. Infatti negli ultimi 8 giorni abbiamo registrato 56 positivi di cui 2 nei dati di oggi e altri 2 ieri. Diminuisce di molto anche il numero dei positivi attivi che da 800 passa agli attuali 131. Attualmente abbiamo 9 persone ricoverate in ospedale e 55 in sorveglianza sanitaria. I provvedimenti adottati stanno dando frutto. Restano però da noi le regole: sanificazione settimanale dei negozi con esposizione all’esterno della certificazione, igienizzazione delle postazioni cassa e carrelli spesa, sanificazione dei palazzi e condomini, chiusura dei parchi e di tutti gli edifici scolastici di ogni ordine e grado. Ricordo inoltre che non è possibile spostarsi da un comune all’altro se non per comprovati motivi testimoniati anche dall’autocertificazione”. Lo ha annunciato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano. Apprezzato il servizio di ambulanza brillantemente gestito dalla Misericordia. “Ringrazio pubblicamente tutti i componenti del team della Misericordia – ha proseguito Di Sarno – e soprattutto nella persona del governatore di Pollena Trocchia, Pasquale Incarnato. Sono pienamente orgoglioso di voi perché avete salvato la vita alle persone. Il lavoro espletato dalla Misericordia è stato fondamentale e ricordo la giornata del 16 Novembre quando hanno effettuato ben 21 interventi in 12 ore. Se siamo riusciti a migliorare la situazione, il merito è anche vostro. Ringrazio di cuore anche l’avvocato Francesco Cimmino, responsabile Relazioni Esterne della Misericordia di Pollena Trocchia. Oramai da circa una settimana le richieste di interventi giornalieri, per fortuna, erano calati e per questo motivo sospendiamo il servizio pronti a riprenderlo qualora l’emergenza sanitaria dovesse nuovamente crescere. Un team favoloso formato da medici, soccorritori, autisti, volontari, veramente una squadra che ha curato con affetto e con amore i cittadini del mio paese. Non finirò mai di ringraziarvi!”.

Pomigliano e Castello di Cisterna supermarket della droga. Retata dei carabinieri. Tutti i particolari

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Traffico di ingenti quantitativi di droga da e per le piazze di spaccio di Pomigliano e di mezzo hinterland, detenzione e traffico di armi, commissione di rapine e furti. Ma nell’associazione mafiosa contestata ieri a 22 componenti del clan capeggiato da Bruno Mascitelli c’è anche l’episodio che probabilmente ha smosso le acque sul fronte delle indagini, il tentato omicidio di Roberto Ianuale, figlio del boss Vincenzo, soprannominato “lo squadrone”. Roberto, che ora ha 26 anni, nel 2016 fu raggiunto da una gragnuola di colpi esplosi da un commando che viaggiava su due auto, di fronte al municipio di Castello di Cisterna. Se la cavò con una serie di ferite alle gambe. Fatti di sangue che ne fanno emergere altri. Roberto Ianuale è rispettivamente fratello di Gianluca Ianuale e fratellastro di Marco Di Lorenzo, i due giovani assassini dell’immigrato eroe polacco Anatoliy Korol, ucciso nell’agosto del 2015 a 42 anni nel tentativo di sventare una rapina in un supermercato della zona. Intanto secondo gli inquirenti l’agguato al figlio del boss è da inquadrare nell’ambito dei contrasti sul controllo della droga tra il clan Ianuale e i gruppi residenti nel rione della ricostruzione di Castello di Cisterna capeggiati da Mimmo Capocelli e dai fratelli Carmine, Giuseppe e Salvatore D’Ambrosio. I tre fratelli figurano tra i 22 destinatari delle ordinanze di custodia cautelare, in buona parte notificate a soggetti in carcere da tempo, spiccate dal tribunale di Napoli su richiesta della Dda. L’indagine è dei carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna e della stazione di Pomigliano, che si sono avvalsi anche della collaborazione di alcuni pentiti. Un’inchiesta da cui è stato possibile comprendere che almeno fino al 2017 il punto di riferimento principale della piazza di spaccio h 24 ubicata nel rione 219 di Castelcisterna era un’altra importante base del traffico di droga e cioè il rione della ricostruzione di Pomigliano, tre chilometri più a ovest. Un degradato insediamento del post terremoto dove fino a tre anni fa risiedeva il boss Bruno Mascitelli, soprannominato o’canotto. Mascitelli si trova in carcere dal 2017, quando i carabinieri lo arrestarono durante una latitanza trascorsa nella casa di un nipote, a Giugliano. Mascitelli, cresciuto inizialmente all’ombra del clan Sarno di Ponticelli, viene indicato come il capo del sodalizio camorristico appena raggiunto dalle ordinanze cautelari. Arresti che ieri a Pomigliano hanno coinvolto anche Danilo Ciccarelli (Ninnillo o’chiatto), 36 anni, e Teresa Ricciardi, detta zi’ Teresa, 44 anni, considerata elemento di spicco del traffico di droga nella 219. Con lei sono finiti agli arresti il cognato, Gennaro Cipolletta (Linotto), 50 anni, e il figlio, Beniamino Cipolletta (Mino barbetella), soltanto 24 anni ma già un curriculum criminale di tutto rispetto. Beniamino fece parlare di sé quando qualche anno fa pubblicò su Facebook la foto del suo viso minaccioso con la scritta “omertà” tatuata sulla fronte. Ma l’operazione di ieri non ha riguardato solo le due principali piazze di spaccio di Pomigliano e Castello di Cisterna. Le indagini sono state estese a Napoli, Giugliano, Pimonte, Santa Maria Capua Vetere, Castel Volturno, Valle di Maddaloni, Salerno e Cosenza. Gli altri personaggi raggiunti dall’ordinanza di custodia sono Raffaele Aruta (Lello), 25 anni, nipote di Bruno Mascitelli, Gianluca Granata (Luchetto), 44 anni, Vincenzo Baia (Ketchup),30 anni, Nicola Castaldo (O’foggiano), 35 anni, Patrizio Conte (Pompiere), 57 anni, Vincenzo Dello Iacono  (Auciello – Dragulill – Pipistrello), 40 anni, Gennaro Orefice (Genny), 40 anni, Vincenzo Panico (Mezzacomare), 37 anni, Pasquale Rea  (Mezzanotte), 55 anni, Raffaele Rescigno (Zi’ Lello), 54 anni, Salvatore Rizzo (Tore Pannulino), 49 anni, Antonio  Tranchese, 34 anni, Ivan Vivo (Maruzziello), 24 anni e Salvatore Zinno, 38 anni.
la 219 di castello di cisterna
la 219 di castello di cisterna
Bruno Mascitelli
Bruno Mascitelli
Beniamino Cipolletta
Beniamino Cipolletta

Inter – Napoli (Partita 18), inaccettabile ingiustizia

Il calcio ci ha abituato spesso all’iniquità dei risultati: non sempre giocare meglio paga, a volte gli episodi possono spostare l’ago della bilancia. Inter – Napoli mi ha lasciato con una sensazione dominante: non riesco ad accettare questa sconfitta perché è ingiusta!

 

Inter – Napoli è stata a lunghi tratti una partita a scacchi, anche un po’ soporifera, per la continua circolazione della palla, in cerca del varco. Per spezzoni di partita è stata anche in equilibrio, ma già nel primo tempo il Napoli ha dimostrato di più. Per l’Inter si registrerà un’unica conclusione nel primo tempo, che sarà l’unica della partita, concessa solo perché  Koulibaly sbaglia l’uscita in costruzione. Per il resto la partita è organizzata con acume da Gattuso. Il Napoli blocca i rifornimenti per le punte nerazzurre, li costringe sulle fasce, è accorto e compatto. Cerca di sfruttare gli inserimenti di Lozano (grande partita la sua), la catena Insigne-Rui, quest’ultimo pronto a scappare, e cerca di spezzare gli equilibri con la qualità di Zielinski in mezzo al campo. Peccato per l’infortunio di Mertens, speriamo non pesi, al suo posto entra Petagna. Il Napoli prende piede nella ripresa, sembra poter fare meglio, fa meglio, attacca e schiaccia gli avversari, arriva vicino al gol con una tentata magia di tacco di Insigne, ci mette una pezza Handanovic, protagonista della serata. Proprio quando sembra che il Napoli possa forzare la mano arriva la beffa, proprio dopo il tentativo di Insigne. Bella azione dell’Inter, che arriva in area del Napoli, è fallo di rigore, l’arbitro sente un’ingiuria da parte di Insigne e lo caccia, e l’Inter passa in vantaggio con Lukaku. Dejavu? Mi tornano in mente Koulibaly e Higuain. Che beffa, gol sbagliato e gol subito. Dalle stelle alle stalle. Ma è in inferiorità numerica che il Napoli preme l’acceleratore. Entrano Politano e Rui, e poi Ghoulam ed Elmas. L’Inter è inerme, il Napoli la schiaccia, la costringe al fallo sistematico, fioccano gialli per gli strisciati e le occasioni per gli azzurri. Il Napoli non si fa mancare nemmeno la bella girata da goleador d’area di Petagna, ma per lui è solo palo. La palla non entra.

E’ stata una sconfitta inaccettabile e ingiusta per quanto visto in campo. Avrei preferito perdere giocando male, me ne sarei fatto una ragione. Che brutta Inter. E che bel Napoli, se lo confronti con l’Inter. Il Napoli gioca una buona partita, schiaccia gli avversari pur con un uomo in meno, tatticamente è lodevole sia in fase difensiva che offensiva. Ma non mancano quegli errori singolari che possono penalizzare le partite, manca la precisione giusta per trasformare un palo in un gol. Il rigore c’è, ma il Napoli recrimina per l’espulsione di Insigne, e la prestazione di Massa lascia a desiderare. Potrei iniziare a lamentarmi per qualche altra decisione di Massa, ma non voglio immergermi in queste torbide discussioni. Però, servirebbe un po’ di uniformità di decisione che spesso manca, perché a volte le decisioni sono troppo repressive, altre volte troppo lascive. Voglio soffermarmi su quanto ho visto, su una partita che il Napoli avrebbe meritato di vincere, per il gioco espresso e le occasioni avute e concesse, al netto delle sue imperfezioni e imprecisioni. E questo è ancora più vero se si pensa che avremmo difficoltà a capire dove e come la squadra di Conte ha fatto del suo meglio per impensierire gli azzurri. Pur con i suoi errori, è ingiusto perdere una partita del genere, è veramente ingiusto. Il Napoli esce da questa partita non solo con una sconfitta, ma perde Mertens per infortunio e anche Insigne, penalizzando le prossime partite. Ma ne esce con la consapevolezza di poter fare (potenzialmente) molto di più di quanto ha dimostrato durante questa fase del campionato.

Nola, Un docufilm sulla prevenzione del tumore al seno. Tre donne raccontano la loro storia

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Angela, Barbara ed Annalisa: tre donne che hanno detto NO al cancro lottando con tutte le loro forze. 
Anni, i loro, vissuti tra diagnosi e cure che hanno deciso di condividere raccontandosi in un docufilm che vuole essere, ed è, un vero e proprio inno alla vita.
Si chiama “Raccontami” il progetto dell’associazione “United for  Life” di cui è presidente la giovane nolana Angela Carbone (tra le tre protagoniste del video).
Un docufilm con la regia di Giacomo Peluso e Luigi Piscopo incentrato sull’importanza della prevenzione con la testimonianza dei camici bianchi della Breast Unit dell’ospedale Cardarelli di Napoli, polo di eccellenza per la cura del tumore al seno, e di tre giovani donne che hanno conosciuto il male del secolo.
Angela, Barbara ed Annalisa hanno rispettivamente 36, 26 e 35 anni ed un sorriso smagliante che le accomuna. La malattia non ha fermato i loro sogni ed oggi, nonostante tutto, sono tre donne combattive pronte a sostenere le altre donne nella battaglia contro il cancro.
“Il cancro non può decidere il finale della tua storia – spiega la presidente dell’associazione United for Life, Angela Carbone che ha avuto l’idea – e noi tre ne siamo una evidente conferma. Abbiamo vissuti diversi che il destino, però, ha voluto unire facendoci scoprire la malattia in giovane età. Non chiamateci guerriere – continua – siamo semplicemente donne che amano la vita e non vogliono sprecarne nemmeno un minuto. Non a caso Barbara, che ha 26 anni ed è in cura da un anno, tra pochi mesi si sposerà. Perché a decidere, vogliamo dire a chi come noi lotta contro il tumore, non è il male. Siamo sempre noi”.
Non solo testimonianze. Anche progetti concreti che da due anni United for Life porta avanti in favore della Breast Unit dell’ospedale Cardarelli di Napoli. In 24 mesi sono infatti stati raccolti, attraverso le tante iniziative intraprese come la “passeggiata rosa” non competitiva e le sedute di yoga, oltre ventimila euro che sono serviti per la realizzazione di programmi specifici per le donne in cura alla Breast Unit. L’ultima iniziativa promossa dall’associazione è la raccolta fondi con l’acquisto del “panettone rosa” realizzato dalla pasticceria Gf3 di Nola il cui ricavato servirà per un nuovo progetto. E poi ancora screening gratuiti per tutte le donne a cui, lo scorso anno, in una sola giornata hanno partecipato oltre 200 donne.
“Non ci fermiamo mai – aggiunge Angela che nella vita fa la parrucchiera – oggi più che mai è necessario fare squadra ed agire il prima possibile. Speriamo che questo tempo buio e sospeso termini presto. La prevenzione non può aspettare”.