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Perché il governo è in crisi? Chiedetelo a Zenone di Elea, al Gattopardo e al barone di Munchhausen

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La pandemia cambierà il mondo? La storia dell’uomo, argomentò Zenone di Elea e confermò due millenni dopo Tomasi da Lampedusa, si muove solo in apparenza, ma è, nella sostanza, sempre la stessa. Come spendere i 200 miliardi mandati dall’ Europa? Per il bene della Nazione, ovviamente:  ma su quale sia il bene della Nazione le opinioni di Conte non coincidono tutte con quelle di Zingaretti, di Renzi e di Di Maio.Da qui l’agitazione. Quando parlo del “bene della Nazione”, non faccio alcun riferimento a Totò e all’on. Cocchetelli. Pungente e ben calibrato è il riferimento, fatto da Stefano Folli, al barone di Munchhausen.

Cca  nisciuno è fesso (ignoto filosofo napoletano)

 

Disse Zenone di Elea, allievo di Parmenide, anche lui di Elea,che il movimento è solo apparenza, perché l’Essere è immobile, l’Essere sta. E da sempre penso che grazie a Zenone e al Suo Maestro venga da Elea, e cioè da Ascea, la Verità più vera – consentitemi la cacofonia –della storia dell’uomo: che è come il mare: in superficie si agita, ondeggia, fluttua, ma nelle profondità è sempre la stessa, eterna immobilità. E l’essenza della filosofia eleatica ispirò a Giuseppe Tomasi da Lampedusa la celebre “sententia” che è il significato primo del “Gattopardo”: “tutto deve cambiare perché nulla cambi”. Su questa “sententia” venne costruita l’unità d’Italia: nel 1861 Silvio Spaventa fece il giro di tutti i salotti di Napoli, per spiegare, con la pazienza e con l’oratoria di un predicatore gesuita, ai “nobili”, ai “galantuomini” e ai “proprietari”, fedelissimi dei Borbone fino all’ultimo giorno, che se fossero saliti sui carri dei Piemontesi, nulla sarebbe cambiato, nella sostanza dei privilegi, degli affari, dell’esercizio del potere. Domani sarà come ieri. In quasi tutti i Comuni del Vesuviano gli ultimi sindaci “borbonici” furono anche i primi sindaci dell’Italia unita, e Giuseppe IV Medici, principe di Ottajano, ultimo Intendente “borbonico” della Provincia di Napoli, arrestato nel 1861 con l’accusa di agitare le acque con le “voci” di un ritorno imminente di Francesco II di Borbone, e di fornire armi e protezione al brigante Pilone, due anni dopo venne nominato da Vittorio Emanuele II amministratore del Palazzo Reale di Napoli.E veniamo ad oggi. Finché il governo era chiamato a confrontarsi solo con la pandemia, Conte è stato un presidente gradito ai partiti della maggioranza: solo un pazzo avrebbe potuto invidiare la sua poltrona: anche i capi dell’opposizione l’avrebbero rifiutata, se il Presidente Mattarella gliela avesse offerta. Cca nisciuno è fesso. Ma poi la Comunità Europea ha garantito l’arrivo di 200 miliardi di euro. E poiché cca nisciuno è fesso, il premier Conte, scrivono i giornalisti dell’”Espresso”, si è trasformato all’improvviso nel vertice di una “piramide” la cui base dovrebbe essere costituita dalla “task force” di esperti scelti da lui, Giuseppe Conte, per spendere quella montagna di euro (l’ Espresso del 13 dicembre). E per spenderla, ovviamente, con un solo obiettivo: il bene della Nazione. Una scossa elettrica ha svegliato i partiti che compongono la maggioranza: i loro capi, Zingaretti, Di Maio, Renzi, hanno detto, chi sussurrando, e chi gridando, che questa “task force” offendeva i principi stessi della democrazia, perché delegittimava Parlamento e governo esautorandoli da compiti assegnati ad essi dalla Costituzione. Qualcuno ha osservato, con un po’ di ritardo, – sono gli scherzi della memoria – che già con la raffica di “dpcm” Giuseppe Conte aveva “dribblato” il confronto con Camera dei Deputati e Senato. Dunque, era necessario e giusto, per il bene della Nazione, che Giuseppe Conte scendesse dalla piramide e rasserenasse i suoi alleati, preoccupati da una certa sua inclinazione al “trasformismo” “che ha sostituito l’alleanza con Zingaretti a quella con Salvini, e il passaggio da delegato a soggetto politico a sé stante”( Ezio Mauro, “la Repubblica”, 14 dicembre). Ora, il fatto che Renzi, Zingaretti e Di Maio sono preoccupati dal “trasformismo” di Giuseppe Conte ci illustra nel modo più chiaro quel “gioco delle parti e delle maschere” in cui sono impegnati i rappresentanti di tutte le istituzioni e al quale conviene dedicare un articolo a parte. Dunque, c’è agitazione nel governo, ma, come ha notato Stefano Folli (“la Repubblica”, 16 dicembre), nessuno si agita troppo, “per il timore che crolli il castello di carte del governo” e che il compito di spendere, per il bene della Nazione, i 200 miliardi di euro tocchi ad altri. CCa nisciuno è fesso. I politici, quelli della  maggioranza e anche qualcuno dell’opposizione, si augurano, di cuore, che il governo sia capace di trasformare, con un miracolo, la propria debolezza in forza, “un po’ come il barone di Munchhausen che riuscì a tirarsi fuori da una pozza d’acqua afferrandosi da solo per i capelli”. Ha fatto bene il Folli a citare, a proposito di miracoli, lo strepitoso barone raccontato da Rudolf Raspe, e non i Santi, perché da Napoli ci viene la notizia che miracoli i Santi non hanno voglia di farne. La nostra speranza è che cambino idea, perché miracoli e prodigi strepitosi serviranno non solo per salvare l’Italia dalle “ondate” del virus, ma anche dai flutti tempestosi della crisi economica che, sconfitto il virus, travolgerà le aziende, condannate a perdere il “ristoro” dei programmi di sostegno e a vedere il loro patrimonio netto “divorato dalle perdite”: lo ha detto Mario Draghi. Insomma, diventeranno sempre più laceranti le tensioni sociali. Per affrontare le quali serviranno politici carismatici.