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Spunti di storia economica e sociale di San Giuseppe, dopo la conquista dell’autonomia da Ottajano (1893). Il ruolo dei principi Medici nel favorire “l’ingresso” di alcune famiglie sangiuseppesi nei mercati delle “vaccine” e del grano: i Carbone e i Casillo. Negli  archivi della Camera di Commercio si trovano notizie interessanti. La foto che correda l’articolo fa parte della collezione di Vincenzo Ambrosio ed è stata fornita da Carmine Cimmino.

 

Un ottajanese che si diletta a studiare la storia locale sta preparando un libro, che credo sia interessante, sulle famiglie e sui mestieri di Ottajano tra il ‘700 e l’’800, quando Ottajano comprendeva anche San Giuseppe e Terzigno. Insomma sarà un libro sulla storia sociale e sull’economia di queste tre importanti comunità vesuviane. San Giuseppe divenne Comune autonomo nel 1893, e in una delle prime relazioni che la Camera di Commercio dedicò a questo nuovo e importante Comune si legge, tra l’altro, che ben 18 Sangiuseppesi erano “negozianti di vaccine” e 9 erano i granisti. Molti dei mercanti di “vaccine” portavano il cognome Carbone, mentre tre erano, tra i granisti, i Casillo, Pasquale, Vincenzo e Giovanni.E’ interessante capire perché proprio a San Giuseppe si svilupparono queste attività. Agli inizi dell’’800 Michele II Medici, figlio di Giuseppe III, sollecitato dal suocero, che era un Albertini di Cimitile, concesse ad alcuni allevatori dei Monti Lattari di portare le loro mandrie nei ricoveri invernali, appositamente costruiti, al “Pianillo”. Così il mercato delle “vaccine” si aprì ai mercanti di San Giuseppe: tra il 1826 e il 1828 Salvatore Pappalardo, Giuseppe Miranda e Alfonso Carbone chiesero e rapidamente ottennero il “lasciapassare” per raggiungere Lagonegro e Francolise, dove si tenevano importanti mercati di bestiame, e allo stesso Pappalardo, nel settembre del 1829, dei “grassatori di strada”, che infestavano la strada tra Nola e Acerra, portarono via capi di bestiame, soldi, carri e “quattro coppie di cavalli”: ma i verbali di polizia descrivono una vicenda poco chiara. Nel1829 il sangiuseppese Francesco Carbone e l’ottajanese Saverio Di Luggo forniscono “carni macellate” alle truppe stanziate a Nola e nei pressi di Nocera. Tracce significative di queste forniture si trovano anche nei documenti successivi all’unità d’Italia.Spesso poco chiari risultano alla polizia locale i “certificati” forniti dai mercanti di vaccine, che hanno l’abitudine di non dire la verità sul numero dei capi di bestiame che si trovano nelle loro stalle, sebbene i dazi “ottajanesi”, nel 1866, siano nettamente inferiori a quelli imposti in altri Comuni del Vesuviano: lire 6 per ogni vitello “sotto l’anno”, il doppio per i vitelli “sopra l’anno”, lire 20 per “buoi e manzi” (Luigi Iroso, L’autonomia conquistata, 2001, pag. 53). Gli Ottajanesi, invece, fanno i furbi sul numero degli ettolitri di vino e di spirito prodotti nelle loro cantine. Fu Giuseppe III Medici, principe di Ottajano, a dedicare molta attenzione al mercato del grano pugliese: questo interesse venne consolidato da Luigi de’ Medici, che emanò decreti importanti sul commercio del grano nel Regno. Il pronipote, Giuseppe IV, che fu l’ultimo Intendente borbonico della Provincia di Napoli, presentò gli Ammirati, i Leone e i Di Prisco ai Forquet, che svolsero un ruolo importante nella Camera di Commercio di Napoli anche dopo la fine dei Borbone. I Forquet erano anche sensali di cereali e controllavano il mercato del grano tenero che aveva come centro Barletta, e, a Manfredonia, quello del grano duro. Bisogna dire che i granisti di San Giuseppe restarono sempre in rapporto di amicizia con i Medici, anche quando il loro potere incominciò a dissolversi. Ma Michele de’ Medici, il penultimo principe di Ottajano, era ancora in grado, nel1875 ,di presentare i Casillo e gli Ambrosio a Luigi Petriccione e a Giuseppe Anselmi che regolavano, nella Camera di Commercio, tutti gli affari connessi al mercato del grano. Un Ferdinando Petriccione, quasi certamente parente di Luigi, controllava il commercio del grano “saragolla”. L’attività dei mercanti di “vaccine” e dei granisti favorì lo sviluppo dell’economia di San Giuseppe, suggerì a Gennaro Auricchio di trasformare in industria il suo negozio di provole e alla famiglia Ambrosio di sfidare i pastifici di Torre Annunziata. Cosa i Medici lasciarono agli abitanti di Ottajano e di Terzigno ?: la produzione dei vini, dello spirito e dei liquori, il mercato del legno e dei “basoli”, il controllo dei mezzi di trasporto: carri, carrette, cavalli. E anche di questo si dovrà parlare