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Somma Vesuviana, il Partito Comunista tra passione e ricordi

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In molte realtà del Sud, dopo la fine del fascismo, si cominciò a riprendere i fili di un discorso traumaticamente interrotto dal ventennio della dittatura. Fu così anche per la sezione del PCI di Somma Vesuviana. Questa nacque avendo alle spalle un‘eredità che gli proveniva dalla sezione del Partito socialista italiano, fondata il 19 dicembre del 1919. In occasione del centenario della nascita del Partito segue una nostra intervista al prof. Luciano Esposito.

 

Il prof. Luciano Esposito nasce in Somma Vesuviana a metà del secolo scorso. La sua vita è caratterizzata da un intreccio stretto tra scuola, politica ed istituzioni. Insegnante elementare e docente di storia e filosofia; consigliere comunale del proprio Paese e consigliere della Provincia di Napoli. Impegnato negli organismi direttivi della federazione comunista napoletana e nelle associazioni istituzionali (Direzione nazionale della Lega delle Autonomie locali ed Ufficio di Presidenza nazionale dell’Unione delle Province italiane). Sostenitore della svolta di Occhetto, ha aderito a tutti i successivi cambiamenti di denominazione del Partito fino alla nascita del PD. Ha pubblicato: “Rossi vesuviani” (1919-1924 verbali inediti di una sezione socialista del mezzogiorno d’Italia); “La Somma di voti ed ex voti (1946-2006 storia elettorale di una comunità meridionale); “L’idea che ci rapì la mente e il cuore – Storia della Sezione del PCI di Somma Vesuviana (28 luglio 2017). L’ultimo contributo, scritto in occasione dei 100 anni del PCI, è dedicato alla Sezione di Somma Vesuviana ed è stato pubblicato, in tre puntate, sulla rivista online Infiniti Mondi sul sito www.centoannipci.it

Professore, quando e come nacque il PCI a Somma Vesuviana?

“La sezione del PCI di Somma nacque il 15 ottobre del 1944 ed a costituirla e dirigerla fu il nucleo dei compagni che già nel 1919 avevano dato vita alla sezione del PSI. Tra questi ricordiamo: Francesco Capuano, Vincenzo Annunziata, Angelo D’Alessandro, Gennaro Notaro, Ciro Castaldo, Luigi Esposito, Salvatore Naddeo, Antonio De Falco e Giuseppe Raia.  All’inaugurazione della sede sommese parteciparono Maurizio Valenzi e Vincenzo La Rocca, che in seguito diventarono senatori e deputati del collegio. Tra tutti i compagni della sezione emergeva e prevaleva, tanto  da essere punto fermo di orientamento ideologico, per cultura e capacità politiche, il Prof. Francesco Capuano. E fu in virtù del suo passato di antifascista che il CLN napoletano, nell’aprile del 1945,  lo scelse come sindaco della Città di Somma. Incarico che gestì insieme ad una Giunta costituita da rappresentanti di altri partiti antifascisti. Il Capuano svolse la sua funzione tra grandi difficoltà dovute al clima di reazione che veniva alimentato nel paese da signorotti ed agrari locali. Nel gennaio del 1946 ci furono dei tumulti in paesi che portarono ad assalire ed incendiare le sedi del CLN del PSI e del PCI e dell’ufficio cittadino delle Imposte. La situazione socio-politica in paese era drammatica: per il PCI l’impatto col governo del paese non fu positivo, tanto da evidenziare una diffusa ostilità tra la popolazione. Questa, infatti, non accettava che la Giunta rossa governasse una città a prevalenza monarchica, liberale, sostanzialmente nostalgica del fascismo e quindi di destra. In sostanza il popolo di Somma considerava i partiti di sinistra un corpo estraneo alla cultura prevalentemente moderata e conservatrice del paese. Questo, insomma, era il quadro sociale, politico e  culturale che si presentava a Somma, per cui nei primi anni il lavoro fu tutto dedicato, attraverso una capillare e tenace azione di propaganda, al rafforzamento della struttura politico-organizzativa ed alla crescita degli iscritti al Partito”.

Quali furono i primi impegni del Partito?

“Essendo questo il quadro sociale, politico e culturale del paese, i primi anni di lavoro dei gruppi dirigenti furono rivolti al rafforzamento della struttura politico-organizzativa e alla cresci degli iscritti.  Nell’ambito di quell’impegno, la sezione dette vita nel 1947 alla squadra di calcio Stella Rossa, nella quale giocavano giovani  per lo più orientati a sinistra. Nel 1951 gli iscritti al Partito erano 230 di cui 10 donne, nello specifico mogli dei dirigenti la sezione. Prevalevano le categorie sociali e le figure professionali tipiche del tempo: agricoltori, muratori, artigiani e manovali generici.  Oltre al costo della tessera, all’iscritto veniva richiesto anche il versamento mensile di soldi per bollini da applicare sulla tessera. Grande importanza si attribuiva alla diffusione domenicale de l’Unità perché “la lettura del giornale costituiva una vera e propria adesione politica. Il giornale contribuiva a rafforzare le proprie idee, a conformare i contenuti e le opinioni”.

Com’era il rapporto con la dirigenza provinciale?

“In quel tempo i dirigenti provinciali mantennero uno stretto e costante rapporto con le sezioni della provincia. Si tenevano periodiche riunioni col compagno della federazione. Per la sezione di Somma passavano a trovarci compagni diventati poi famosi come Mario Palermo, Massimo Caprara, Renzo Lapiccirella, Luciana Viviani, Giuseppe Romita, Emilio Sereni ed altri. Il lavoro politico, fatto di mobilitazione e propaganda sui temi politici nazionali e locali portò il PCI ed il PSI alle elezioni comunali del 1952 al 32,32% ad un incremento di voti del 4,5% rispetto al risultato del 1946. Il metro di misura della positività dell’agire politico dei gruppi dirigenti era il risultato delle elezioni amministrative. Dopo un decennio di impegno nelle elezioni del 1956, il Partito raccolse con la sola propria lista 1238 voti pari al 14,19%, una percentuale all’epoca che non verrà mai più superata nel corso dei decenni successivi, anche nei momenti di maggiore espansione del Partito, come nel 1976”.

E’ vero che chi votava per il PCI era un discriminato?

“Chi votava per il PCI lo faceva in gran segreto per evitare ogni possibile ritorsione. La politica discriminatoria e vendicativa del potere locale, incarnato dal Sindaco Francesco De Siervo e dai suoi galoppini nei confronti di chi la pensava diversamente, esercitava un condizionamento fortissimo. Pochi erano quelli che avevano il coraggio di esplicitare il proprio orientamento partitico di sinistra. Anche le famiglie di orientamento comunista erano consapevoli che una chiara esposizione o candidatura di qualche loro congiunto nelle liste del PCI – Partito di opposizione al governo nazionale e locale –  non solo avrebbe fatto scoprire il proprio orientamento partitico, ma avrebbe pregiudicato l’avvenire di altri figli in cerca di un’occupazione. I giovani temevano di esporsi perché le loro famiglie li avrebbero dissuasi nel caso in cui avessero voluto impegnarsi in politica. Quando venivano in sezione si sedevano in una posizione tale che chi passava non potesse vederli. In particolare veniva esercitato uno stretto controllo anche sui potenziali aderenti”.

Quale fu la maggiore manifestazione d’impegno portata avanti dal PCI sommese?

“Una delle prime manifestazioni di impegno fu la lotta contro l’installazione di una discarica  avvenuta nel corso del 1961. In quell’anno, infatti, il Sindaco De Siervo con una decisione autocratica, diede il nulla osta alla famiglia La Marca di Ottaviano per la realizzazione sulle pendici orientali del Monte Somma di uno sversatoio di rifiuti organici e speciali provenienti da Napoli e dai Comuni della provincia. Il PCI ed il PSI, uniti  nella opposizione a quella  decisione del sindaco, furono capaci di suscitare nel paese un notevole interesse. I cittadini, preoccupati per i danni che la discarica avrebbe potuto arrecare all’ambiente, da secoli considerato tra i più salubri della zona, ed alla loro salute, diedero vita ad un movimento d’opinione metapartitico. La battaglia politico amministrativa coinvolse buona parte della gioventù locale e non mancarono atti violenti ed intimidatori. Emblematico del clima di tensione politica del momento resta l’aggressione subìta da uno studente universitario, a conclusione di una manifestazione pubblica in piazza nel corso della quale aveva parlato contro lo sversatoio. A quella battaglia, oltre ai dirigenti della sezione, parteciparono anche i gruppi parlamentari comunisti di Senato e Camera dei deputati. Mario Palermo al Senato e Massimo Caprara alla Camera presentarono ai Ministri dell’Interno e della Sanità interrogazioni sul problema. Queste produssero una prima sospensione del provvedimento assunto dal Sindaco e ciò nonostante lo sversatoio continuò a funzionare fino al 1993”.

Caro professore, a conclusione del suo scritto, ha sviluppato un’analisi sulle cause del difficile radicamento delle idee della sinistra ed in particolare del PCI nella comunità sommese, individuandole nella natura vulcanica del territorio e nella sua storia politica. Quale è, oggi,  il suo auspicio?

“Il mio auspicio è di ordine politico – culturale, nel senso che tutte le idee ed opinioni riproposte in questo mio intervento possano stimolare ulteriori analisi e riflessioni e possano ancor più aiutare i Partiti democratici, progressisti o di sinistra, se questa continuerà ad esistere, a tener conto della storia e del patrimonio culturale del popolo per evitare velleitarismi e facili illusioni. Comunque per chi volesse approfondire i contenuti del mio intervento, può leggerli sul sito www.centoannipci.it nelle date del 31 dicembre 2020, 5 e 18 gennaio 2021, oppure acquistando su Amazon il testo dal titolo L’idea che ci rapì la mente e il cuore (28 luglio 2017)”.