Ottaviano, tutela dell’ambiente, sequestrata azienda di betonaggio e trattamento rifiuti

Riceviamo e pubblichiamo dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Napoli.

Continuano serrati i controlli dei Carabinieri del Comando per la Tutela Ambientale, finalizzati ad individuare ed interrompere le attività illegali che influiscono sullo stato di salute dell’ambiente.

Nel Comune di Ottaviano (NA), al termine di serrati controlli effettuati nei confronti di alcune aziende operanti nel cd. Ciclo del Cemento i Carabinieri del NOE di Napoli hanno denunciato in stato di libertà 2 fratelli titolari di 3 opifici industriali, ritenuti responsabili di scarico di acque reflue non autorizzato, gestione illecita di rifiuti ed emissioni in atmosfera non autorizzate. Nel corso dei controlli, i militari del NOE di Napoli accertavano che i due fratelli, titolari di un’attività di produzione di calcestruzzo, di trattamento rifiuti inerti e di autotrasporto, effettuavano lo scarico delle acque reflue industriali di lavaggio dei rifiuti inerti e di dilavamento dei piazzali nell’adiacente laghetto senza alcun trattamento ed in assenza di autorizzazione. Gli stessi, inoltre, in un’area di proprietà realizzavano un autolavaggio dei rifiuti stessi e degli automezzi, totalmente abusivo, le cui acque di scarico, dopo un breve stoccaggio all’interno di una vasca di accumulo, attraverso un by – pass, all’uopo realizzato, venivano scaricate sul suolo e all’interno del prospiciente laghetto.

Nello stesso contesto i carabinieri del Reparto Speciale dell’Arma individuavano un’area di circa 300 mq. ove erano stoccati gli scarti di lavorazione di un impianto di frantumazione inerti, anche quest’ultimo abusivo e privo delle necessarie autorizzazioni ambientali.

Al termine dei controlli, durati più giorni, in virtù dell’estensione dell’area oggetto d’indagine e delle attività produttive presenti in loco, i Carabinieri del NOE di Napoli sottoponevano a sequestro; 2 impianti di frantumazione/lavaggio inerti; 1 area di ca. 8.500 mq, ove erano stoccati ingenti quantitativi di rifiuti, prevalentemente inerti; 2 scarichi abusivi sigillati attraverso cementazione degli stessi.

Somma Vesuviana, Di Sarno : “Prima dell’estate saremo città digitale”

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Somma Vesuviana. 

Webidoo ha scelto Somma Vesuviana come primo Comune in Italia per l’avvio della campagna di promozione del processo di digitalizzazione del Paese, di estrema importanza per le imprese.

Webidoo sceglie Somma Vesuviana per inaugurare “Rilancio Digitale” la campagna nazionale di promozione della digitalizzazione delle Piccole Medie Imprese italiane. Partenza il 7 Aprile, ore 14:00, con WeBinar in diretta.

Murru (Webidoo): “Nel sud Italia ci sono moltissime eccellenze che aspettano soltanto di avere gli strumenti e le occasioni per emergere anche a livello nazionale e internazionale”.

Di Sarno (sindaco Somma Vesuviana) : “Digitalizzazione fondamentale per stare sul mercato ed innovarsi. A Somma prima dell’Estate saremo “città digitale”. Si potranno pagare i servizi con un semplice clic sul sito del Comune. La mensa scolastica? La carta d’identità? Basterà un clic sul sito. L’evento del 7 Aprile, programmato da Webidoo sarà fondamentale per il processo di digitalizzazione delle imprese”.

Per iscriversi: 

https://zoom.us/webinar/register/WN_q4li_3HKR0i0yZnjuiJ0pg 

“Siamo orgogliosi di inaugurare il progetto Rilancio Digitale partendo da un Comune del Mezzogiorno e siamo felici che Somma Vesuviana, nel napoletano, abbia aderito con entusiasmo a questa iniziativa, la digitalizzazione delle PMI italiane è ancora in una fase preliminare e webidoo, grazie ai suoi consulenti digitali, è al fianco delle imprese per supportarle concretamente in questo percorso fondamentale, offrendo soluzioni tecnologiche all’avanguardia. Nel sud Italia ci sono moltissime eccellenze che aspettano soltanto di avere gli strumenti e le occasioni per emergere anche a livello nazionale e internazionale”- lo ha annunciato Egidio Murru, Responsabile Commerciale di Webidoo.

Dunque è Somma Vesuviana il Comune scelto da Webidoo per l’avvio della campagna di promozione ed informazione sulla digitalizzazione dell’Italia. Il 7 Aprile l’evento che rappresenta una grande opportunità per l’intero mondo imprenditoriale sarà tramite WeBinar in diretta.

Alle ore 14 con collegamento ZOOM, le imprese potranno ascoltare e dialogare direttamente con gli esperti per conoscere il processo di digitalizzazione.

E Somma punta molto sui servizi digitali. Ad esempio si potranno pagare i servizi semplicemente con un clic sul sito del Comune. Il programma partirà prima dell’Estate. 

Webidoo ha scelto Somma Vesuviana come primo Comune in Italia per l’avvio della campagna di promozione del processo di digitalizzazione del Paese, di estrema importanza per le imprese. Come macchina comunale abbiamo dato inizio alla digitalizzazione già prima del Covid. Tra 2 mesi scomparirà quasi del tutto anche il bollettino cartaceo che si usa per il pagamento di alcune tasse. Ad esempio grazie al sistema di digitalizzazione che stiamo avviando – ha dichiarato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana a breve sarà possibile pagare la mensa scolastica, lo scuolabus, i fitti attivi, le carte d’identità, le tasse comunali, le sanzioni da codice della strada, i servizi cimiteriali, semplicemente andando con un clic sul sito del Comune dove si troverà il banner “PagoPA”. Si potrà accedere al sistema attraverso lo spid o la carta d’identità elettronica. Oppure sarà possibile scaricare il codice con il quale pagare in qualsiasi tabaccheria. Non si esclude anche la possibilità di incentivare il cittadino attraverso una modalità simile ad un cashback comunale. L’Italia si gioca il suo futuro sulla digitalizzazione e la transizione ecologica. E’ un processo evolutivo, quello della digitalizzazione, molto importante anche per le imprese. Pensiamo al valore assunto dall’e – commerce in una fase storica come quella che stiamo vivendo. Attraverso tali piattaforme e sistemi digitali è possibile ampliare i mercati produttivi, economici, migliorare i servizi, rendere lo sviluppo di un’azienda ancora più stabile anche nel tempo e riuscire a guardare senza timori alle novità trasformandole in opportunità. Il 7 Aprile, dunque da Somma Vesuviana, dal nostro comune, avrà inizio la campagna di informazione e promozione del Grande Piano di Digitalizzazione dell’Italia. Un appuntamento senza precedenti, noi ci saremo! Una conferenza che farà da link tra le imprese dando loro l’opportunità di conoscere sistemi e normative sul Piano di Digitalizzazione che sta per partire in Italia, ma soprattutto scoprire le opportunità!”.

Webidoo è realtà imprenditoriale innovativa, affermata e specializzata nella realizzazione di processi di digitalizzazione ed esattamente in Digital Transformation e Digital Marketing. Dal 2017 la mission principale è di fornire alle piccole e medie imprese gli strumenti necessari per cogliere le opportunità offerte dal mercato digitale. Una realtà imprenditoriale importante con un team formato da più di 250 persone tra dipendenti e consulenti digitali, in grado di supportare anche le PMI nella loro crescita digitale.

Il WeBinar del 7 Aprile su Zoom sarà strategico per le imprese che vorranno rilanciarsi o comunque sviluppare i loro mercati.

“La voglia di “mettersi in gioco” delle aziende ma anche delle istituzioni locali è tanta – ha dichiarato Carmine Daniele, Sales Local Manager di webidoo – il progetto Rilancio Digitale porterà molto valore sul territorio e colmerà le lacune che separano il mondo delle PMI italiane dal giusto riconoscimento che possono e devono avere a tutti i livelli. Con l’appoggio del Comune di Somma Vesuviana, webidoo lavorerà a stretto contatto con gli imprenditori per accompagnarli nella propria trasformazione digitale”. 

L’Italia deve vincere la sfida dell’innovazione. A Somma Vesuviana da tempo, prima della pandemia, c’è un Assessorato con delega alla digitalizzazione. 

“Stiamo già da tempo lavorando alla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione – ha affermato l’Assessore al ramo, Salvatore Esposito – con tutti i vantaggi green per la comunità locale ed anche economici. Con la digitalizzazione abbiamo un’Amministrazione più efficiente, veloce nelle risposte ed efficace, allo stesso tempo è una rivoluzione tecnologica che ha subito notevole accelerazione in questo periodo storico. Una rivoluzione divenuta fondamentale per le imprese che vogliono innovarsi e avere uno sviluppo economico duraturo”.

Covid, vaccini ai pazienti fragili: la registrazione spetta ai medici di base

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La procedura di adesione dei pazienti fragili alla campagna vaccinale spetta ai medici di base e non ai singoli assistiti o ai loro familiari. Lo ribadisce l’Unità di crisi, “come da accordo sottoscritto dalle parti peraltro approvato secondo procedura anche dalla Giunta regionale”.     E’ previsto pertanto che i medici di medicina generale individuino tra i loro assistiti, coloro che appartengono alla categoria di “elevata fragilità”, registrandoli sulla piattaforma e certificandone lo status. Si prevede anche che gli appartenenti alla categoria di elevata fragilità possano essere registrati e vaccinati dalle Aziende ospedaliere e i Centri regionali di riferimento che li hanno in ricovero e/o in cura per follow up. L’Unità di crisi conferma che da domani, mercoledì 17 marzo, sarà aperta, come già comunicato, la piattaforma per l’inserimento, da parte dei medici di medicina generale, delle adesioni dei pazienti delle categorie fragili. Ad oggi è stato vaccinato circa il 90% del personale scolastico, e il 95% del personale sanitario. “Attualmente è in corso, e sarà intensificata, la campagna vaccinale per gli ultraottantenni e gli ultrasettantenni. Parallelamente, è già partita la campagna vaccinale riservata alle categorie fragili, come da protocollo ministeriale, con vaccino Pfizer”, si sottolinea in una nota. Per la prossima settimana è stato annunciato dal Commissariato di Governo l’invio in Campania di un quantitativo maggiore di dosi, che consentirebbe di accelerare e aumentare il numero di vaccinazioni. Per Astrazeneca la Campania, come le altre regioni italiane, è in attesa del nuovo via libera alla somministrazione a livello governativo. FONTE FOTO:RETE INTERNET

San Giorgio a Cremano, appalto Igiene urbana: FreeCremano denuncia i disservizi in un video

Riceviamo e pubblichiamo dal collettivo FreeCremano   In questi giorni i cittadini stanno ricevendo la TARI 2021, il temuto balzello per il pagamento dei servizi di igiene urbana. Non mancano le polemiche, in particolare da parte delle attività produttive sul territorio ferme a causa delle restrizioni dettate dal Governo. Anche le associazioni culturali e sportive hanno lanciato un grido d’allarme, come il Centro Teatro Spazio luogo simbolico dove Massimo Troisi è nato e si è formato artisticamente. Tutte attività che stanno facendo difficoltà a far fronte al pagamento dei tributi comunali in questo particolare periodo di emergenza pandemica. Ed è in questo contesto che il collettivo sangiorgese FreeCremano ha voluto puntare i riflettori sull’appalto di igiene urbana attraverso un video di inchiesta pubblicato sui Social. Si tratta del contratto più costoso in Città – denunciano gli attivisti – pari a oltre 6 milioni di Euro l’anno per cinque anni laddove a fronte di uno scarso livello di raccolta differenziata, attestata al 51% circa, ben al di sotto dell’obiettivo fissato come soglia al 65%, non vi è alcun beneficio di sconto sulla TARI. Insomma a causa dell’assenza di campagne informative e di sensibilizzazione previste da contratto ma che nei fatti restano impalpabili alla comunità e, della scarsa attenzione sui controlli rispetto al conferimento i cittadini, ancora una volta, sono chiamati a pagare lo scotto di una tassa divenuta insostenibile, soprattutto oggi in un periodo di crisi economica. Non solo, FreeCremano punta il dito anche sulle numerose inadempienze contrattuali come ad esempio la raccolta delle deiezioni canine con automezzi specifici, la verifica della customer satisfaction attraverso indagini sull’utenza e la somministrazione di questionari sulla soddisfazione del livello di qualità del servizio erogato. “Non chiediamo altro che trasparenza”: dichiara il referente del collettivo FreeCremano Danilo Cascone. “Da tempo vengono sollevate perplessità – prosegue l’ex Consigliere comunale – sulla corretta attuazione dei servizi previsti da capitolato. Ci chiediamo, dinnanzi a soglie di raccolta differenziata così basse, quali provvedimenti intende prendere l’Amministrazione comunale? E in merito ai numerosi disservizi quali e quanti sanzioni, previste da contratto, sono state comminate alla Società?” Interrogativi legittimi a cui i vertici dell’Amministrazione sono chiamati a rispondere.

Tane e paesaggi: le alternative al covid

Rintanarci, scegliendo un luogo sicuro, potendo così stare tranquilli, protetti dagli imprevisti, lontano dai pericoli. Zero rischi.     Il sentimento che proviamo, quando l’incertezza e la paura ci assediano, come in questo momento della pandemia Covid, sfida la nostra capacità intellettiva di resistere con dignità e, possibilmente, di trovare ragioni oggettive per alimentare un po’ di residua e timida speranza. Dall’ottimismo a tutti i costi dello slogan “andrà tutto bene” alla stanchezza dovuta alla vana fatica di ricominciare. Lo stato d’animo che avvolge oggi le nostre città è l’esatto contrario di quello del “poveri ma belli” del risveglio del dopoguerra: lì la gioia di poter ricominciare con quel poco che si aveva, qui l’inquietudine di non sapere che farcene del nostro benessere e della nostra abbondanza. Nella letteratura, che illumina la nostra comprensione della realtà, troviamo spesso la descrizione dei passaggi, difficili ed enigmatici, che l’umanità deve affrontare quando si sente minacciata. Nel mirabile racconto “La tana” di Kafka una specie di orrido animale ragionante si affatica a costruire una tana dalle mille gallerie, piena di cunicoli scavati con un lavorio perenne, ma non riesce a scrollarsi di dosso l’angosciosa sensazione di essere preda di un nemico dal grugno bramoso, di essere sotto tiro di qualcosa che può inondare o rompere l’armonia architettonica che ha creato. La bestia impaurita e irrigidita nel suo timore non troverà pace e continuerà a tormentarsi nel mistero del male che può assalirlo, lì dove tutto rimane immutato. Di fronte all’imponderabile che rappresenta la nostra realtà umana, ci tiriamo via, cerchiamo di non pensarci o ci affidiamo a Dio, ricomponiamo le sicurezze nella nostra memoria e speriamo di non perderci di fronte all’abisso. Più il gravame della situazione emerge più si fa intenso il desiderio di evadere. Come non spiegarci, in questa maniera, gli assembramenti, la volontà, apparentemente assurda e irrazionale, del rischio che, provocatoriamente, corriamo di contagiarci nonostante i consigli, le norme e il buon senso? Eppure, se ci pensiamo bene, la stessa letteratura apre altre possibili reazioni all’incontrovertibile condizione della specie umana e ci suggerisce alternative alla tetraggine dei giorni; alternative che possono servirci anche oggi come risposta alla mestizia deprimente dei giorni e delle notizie. Per esempio i giovani e le giovani, che in un mattino di stupenda primavera lasciano le afflizioni della peste, nella Firenze del 1348, e trovano in un giardino di delizie, dove veggionsi verdeggiare i colli e le pianure e ondeggiare i campi pieni di biade, la gioia profonda di godere della loro reciproca intimità, raccontandosi storie, come se dalla narrazione dovesse alzarsi il sussurro della natura e dire che si può almeno sorridere alla vita. Ci viene in mente anche Lucia, rifugiatasi presso la svagata Donna Prassede, la quale, ipotizzando comicamente una sua personale idea della giovane, si mette in testa di raddrizzarle il cervello e le offre la dolcezza della quotidianità domestica in grado di proteggerla dalle insidie di Don Rodrigo. La immaginiamo, in quelle pagine, come una confidente della Silvia leopardiana che, al di là del tempo, siede quieta intenta alle sue opre e fa risuonare le stanze al suo perpetuo canto. Per ultimo come non dimenticare i giovani studiosi della cerchia dei Medici, amanti del bello e del vero; reagiscono alle stolidezze della vita e si rifugiano nella Villa di Careggi alle porte di Firenze per rinnovellare gli idilli dell’arte umanistica, tutti insieme, dove ogni tristo pensier caschi, in un ininterrotto dialogo di amoroso confronto di idee. Dovremmo imparare da loro a sederci, nell’atto di chi visita la propria libertà, e silenziosamente incontrare il mondo. Il tempo dell’attesa, infatti, è il migliore della nostra vita.  

Marigliano, l’idea di un PUC partecipato per poter contribuire al destino della comunità

In qualche modo è triste dover constatare che una riconosciuta professionista mariglianese, Filomena Iovine, protagonista della scena politica in città negli ultimi anni in qualità di consigliere di minoranza, abbia dovuto cogliere l’opportunità della nuova sfida vissuta a Pomigliano d’Arco, dove al momento occupa il ruolo di assessore all’urbanistica nella giunta del sindaco Del Mastro, per dare forma a una iniziativa di grande sensibilità istituzionale: il piano urbanistico comunale partecipato. Come annunciato lo scorso 11 marzo dal primo cittadino pomiglianese, infatti, l’amministrazione sta ultimando la fase di studio per il nuovo PUC che verrà adottato nei prossimi mesi e per l’occasione Del Mastro, in sinergia con il suo assessore, l’architetto Iovine, ha deciso ragionevolmente di rendere partecipe la cittadinanza, che potrà proporre idee e progetti confrontandosi direttamente con il responsabile dell’urbanistica e dei lavori pubblici: “Il piano urbanistico” – ha commentato il sindaco – “non è solo lo strumento attraverso il quale il Comune gestisce e pianifica l’utilizzo del suolo, ma si trasforma in una grande opportunità per tutti i cittadini”. Quello che è stato definito dall’ente comunale “un momento di condivisione e crescita comune per tutta la città” introduce nel nostro territorio un’azione amministrativa di assoluto buonsenso che dovrebbe essere adottata anche da altre giunte, al fine di offrire ai cittadini una corrispondenza in termini di fiducia reciproca e idee nelle strategie di progettazione della città. I residenti di Pomigliano hanno di tempo fino al 15 aprile 2021 per inviare suggerimenti e proposte tese al miglioramento della loro città: a guidarli nella transizione verso la comunità del futuro troveranno appunto Filomena Iovine, che nella sua Marigliano non ha mai trovato terreno fertile per questa ed altre piccole grandi rivoluzioni civiche. Al massimo ci si è fermati alle osservazioni ex post, come previsto in generale per i piani urbanistici, quando però il raggio d’azione dei cittadini è ormai abbastanza circoscritto. Nel caso pomiglianese, invece, a essere valorizzata è la visione di città che ogni cittadino ha, che ciascuno alimenta nel corso del tempo o che conserva gelosamente per anni. L’iniziativa promossa da Del Mastro e Iovine, nel voler consegnare un destino alla comunità, stabilisce l’importanza della “comunità di destino”, riconoscendo il bisogno che tutti gli attori (protagonisti) siano coinvolti sulla scena. La stessa cosa potrebbe e dovrebbe accadere anche a Marigliano (come altrove), dove per la prima volta la giunta ha dato spazio a un assessorato per la pianificazione territoriale, guidato dall’architetto Anna Terracciano: per questo motivo, contando sulla sensibilità dell’assessore e del sindaco Jossa, l’auspicio è che anche in città possa essere sviluppato un discorso di partecipazione alle dinamiche che interessano lo sviluppo urbanistico della città e, di conseguenza, quello virtuoso della comunità, da tempo bisognosa di un luogo a misura d’uomo (e di donna e di bambino) da poter chiamare casa. Tra l’altro è interessante sottolineare come da qualche mese sia diventato assessore all’urbanistica proprio il geometra Michele Cerciello, una persona di navigata esperienza che nel corso degli anni ha dimostrato anche una profonda conoscenza del territorio. Diverso tempo fa l’attuale assessore manifestò (senza mai esplicitarla pubblicamente) l’intenzione di acquisire al patrimonio comunale un edificio da tempo in disuso, quasi abbandonato, che si trova alla fine di via Guglielmo Marconi e che affaccia anche su via Aniello Alise, dall’altra parte: l’idea di Cerciello sarebbe stata quella di abbattere la fatiscente struttura e aprire, così facendo, un vero e proprio varco che avrebbe fatto comunicare le due strade, oggi collegate (per le auto) solo in virtù di un largo giro che prevede l’obbligo di tornare su Corso Vittorio Emanuele.
In giallo l’edificio posto tra via Marconi e via Alise, nel quartiere San Nicola
Evidentemente l’idea non è più praticabile perché l’edificio in questione sembra essere stato riqualificato, almeno nella parte che dà su via Aniello Alise: diversamente sarebbe stato possibile concentrare nella frazione di San Nicola un percorso ciclo-pedonale, utilissimo per collegare, ad esempio tramite una nuova via Sant’Antonio interdetta alle automobili, due scuole primarie come la “Settembrini” di via Casafalco e il Primo Circolo “Siani” lungo Corso Umberto. In un’ottica di ridimensionamento del traffico veicolare e della valorizzazione dei percorsi in sicurezza per giovani alunni e famiglie, questa sarebbe potuta essere un’idea da prendere in considerazione anche per premiare la peculiarità dei nostri centri storici, qual è anche quello di San Nicola. Quella appena descritta, insieme ad altre, potrebbe essere solo una delle tante proposte da inoltrare all’amministrazione nel caso in cui decidesse di aprire la pianificazione territoriale anche alla cittadinanza. Un’altra idea riguarda via Sarno, al limite sud della frazione di Miuli: lì, dove giace morente un marciapiede ormai ricoperto dai rifiuti e dalla vegetazione quasi mai oggetto di manutenzione, sta prendendo lentamente forma un enorme, gigantesco vivaio in via di allestimento su un vasto terreno di proprietà dell’Università “Suor Orsola Benincasa”. Sarebbe bello se si pensasse di realizzare un percorso ad hoc per le camminate e l’attività motoria all’aria aperto con vista sul verde che nel corso del tempo sicuramente verrà incrementato all’interno del costruendo vivaio, dove per fortuna stanno tornando tutte le piante che nel resto della città di Marigliano hanno fatto, purtroppo, una brutta fine. Certo, da un lato ci sarebbe l’autostrada (le cui reti di separazione andrebbero ripristinate, soprattutto in alcuni tratti), ma il vivaio costeggia anche parte di via Masseria Verduzio – una strada tristemente nota per l’ormai datato ritrovamento di una cisterna completamente interrata con il suo carico di tossicità – e l’idea di realizzare un percorso che accompagni la ripresa di uno stato di salubrità della zona potrebbe davvero incontrare lo stato di necessità dei residenti, e non solo. D’altra parte accogliamo con bonario affetto l’invito dell’ex assessore all’ambiente, l’avvocato Giovanni Ricci, che stimola i mariglianesi a frequentare la Vasca San Sossio e in particolare la sua timpa, confezionata dalla passata amministrazione per favorire la passeggiata: tuttavia non va dimenticato che la zona, proprietà della Regione Campania, attende ancora una seria bonifica (rimozione dei rifiuti e caratterizzazione richiesta da ARPAC già nel 2016) e che la “confezione” va comunque curata, attraverso una corretta manutenzione, per consentire ai cittadini di poterne fruire. Gli stessi cittadini che sicuramente vorrebbero essere ascoltati e coinvolti nella redazione dell’imminente piano urbanistico, anche se è già stato adottato (l’iter è partito da tempo) e lo spazio per interagire e incidere non potrà essere molto. Vale la pena ricordare, infine, che proprio negli ultimi giorni la Città Metropolitana di Napoli, nell’ambito del “Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare”, ha approvato il progetto elaborato dal Comune di Marigliano, intitolato “Abitare tra centro e periferia”, candidandolo così al corposo finanziamento (circa quindici milioni di euro) del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. In attesa di poter partecipare attivamente, contribuiamo almeno incrociando le dita.

Brusciano presidiata dai carabinieri: controlli e perquisizioni

Ancora presidiata con decine di carabinieri la città di Brusciano.  E’ in pieno svolgimento un servizio straordinario di controllo del territorio nelle strade e nelle piazze ritenute più sensibili. In campo in queste ore i Carabinieri della Compagnia di Castello di Cisterna, impegnati in un servizio straordinario di controllo del territorio con controlli e perquisizioni

Nola, assembramenti: stop alle udienze del giudice di pace

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  Porte chiuse negli uffici del giudice di pace di Nola fino alla fine della settimana: lo ha deciso ieri mattina la presidenza del Tribunale di Nola al termine di un sopralluogo effettuato sul posto.     L’antefatto alcuni giorni fa, quando sono stati scoperti tra i lavoratori dell’ufficio due casi di positività al covid 19. E’ intervenuta a quel punto l’ASL Napoli 3 Sud che ha disposto l’isolamento fiduciario per 5 persone: subito dopo è stato chiuso per una prima volta l’ufficio, che aveva riaperto i battenti riaperto proprio ieri mattina. Alla riapertura i dirigenti del tribunale hanno effettuato un sopralluogo, che però ha dato esito negativo. “Gli spazi antistanti le aule d’udienza – si legge nel provvedimento del presidente Picardi – evidenziavano un assembramento di avvocati e di parti del processo, in totale dispregio di ogni normativa in materia di prevenzione sanitaria e di contrasto all’epidemia di Covid-19”. Più leggera invece la situazione negli uffici situati al primo piano dell’edificio, dove sono ospitate le cancellerie e dove si trova il personale amministrativo che si occupa della gestione dei fascicoli. La chiusura ha effetto da questa mattina fino a venerdì, “salvo ulteriori proroghe”.

Salvataggio ex Auchan di Nola, doccia fredda da Coop: “Nessun accordo sul nostro marchio”

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Colpo di scena nella vertenza produttiva e occupazionale che sta coinvolgendo la struttura ancora chiusa ubicata nel centro commerciale Vulcano Buono  

“Coop Alleanza 3.0 smentisce di aver ricevuto da Gdm srl alcuna richiesta in merito all’utilizzo del proprio marchio, secondo le formule di accordo in franchising, riguardante l’ipermercato sito nel centro commerciale Vulcano Buono di Nola. Non avendo ricevuto alcuna richiesta in merito, la Cooperativa inoltre smentisce che l’ipermercato sarà inaugurato sotto l’insegna Ipercoop”. Il comunicato è stato inviato tre giorni fa alla redazione de Il Mediano.it dalla sede bolognese della grande cooperativa emiliana. Si tratta di un chiarimento voluto dalla coop felsinea in merito alle cronache di questa testata sul salvataggio dell’ex Auchan di Nola, ceduto prima dai francesi a Conad e poi da Conad alla campana GDM srl, dopo una drammatica chiusura “al buio” dell’ipermercato avvenuta il 30 dicembre scorso con l’ingresso contestuale in cassa integrazione a zero ore di tutti gli 88 dipendenti. Poi però, il 18 febbraio, è arrivata la bella notizia del salvataggio della struttura ubicata nel centro commerciale Vulcano Buono. A sbloccare la situazione è stata l’azienda campana GDM srl, azienda che gestisce da tempo sotto i marchi Ipercoop e Coop i superstore di Afragola e di Quarto e i supermercati di Torre Annunziata e di Castellammare di Stabia. Intanto sia questa gestione consolidata che le dichiarazioni dei sindacati e dei consiglieri regionali che si sono occupati della vertenza, dichiarazioni pubblicate all’indomani del salvataggio, avevano fatto pensare alla prossima riapertura (si parla del periodo tra aprile e maggio) del punto vendita di Nola sotto le insegne Ipercoop. Ma ora, a quasi un mese di distanza da quegli annunci, Coop smentisce questa prospettiva, peraltro molto importante proprio sotto il profilo della solidità dell’operazione che sta per essere concretizzata. E tutto ciò considerato pure che gli 88 addetti di Nola hanno già firmato il passaggio alle dipendenze della GDM. Per il momento comunque la società campana si riserva di replicare prossimamente a queste affermazioni di Alleanza 3.0.. Affermazioni che aprono un punto interrogativo di non poco conto e che potrebbero turbare i lavoratori, già provati da una lunga vertenza piena di incertezze e da una cassa integrazione il cui corrispettivo è davvero poverissimo.

la smentita di Coop sulla riapertura di Nola sotto il suo marchio

Somma Vesuviana, i documenti che ci permettono di ricostruire la vera storia del Castello d’Alagno

E’ a partire dal 1458 che la storia del castello si intreccia con quella della Terra di Somma. Purtroppo alcune notizie intorno al maniero sono state imprecise. Studi e documenti successivi hanno consentito poi di poter ricostruire la vera storia a partire da Donna Lucrezia d’Alagno fino ad arrivare ad oggi.      Leggendario e per certi versi romantico fu il primo incontro di Lucrezia (1439 – 1479) con il  re Alfonso d’Aragona [1448 circa], quando la vide appena diciottenne casualmente in strada. Lo storico Giulio Cesare Capaccio (1552 – 1634) negli Elogia Illustrium mulierum et illustrium litteris del 1608 narra che le fanciulle napoletane durante la vigilia di San Giovanni solevano mettersi sull’uscio di casa e chiedere la strenna ai passanti. Lucrezia, per l’occasione, toccò di chiederla addirittura al re e, ricevendo una borsa piena di monete alfonsini, presane una sola, restituì le restanti, dicendo maliziosamente che un solo Alfonso le bastava! A questo episodio sarebbe legato il loro primo incontro. Essendo costei di aspetto bellissimo, il re si appassionerà a tal punto che la donna eserciterà, successivamente, su di lui un forte dominio da far dire a Niccolò della Tuccia (1400 – 1474 ca.), cronista contemporaneo: in parlare con essa il re ne prendeva tanta vaghezza. Quantum rex proceres, quantum sol sydera vincit. Tantum Campanas superat Lucretia Nymphas. In quel periodo, l’amante di re Alfonso prese dimora nel quartiere Borgo dell’odierna città di Torre Del Greco in una zona non lontana dal castello aragonese. Sembra che i rapporti tra i due rimanessero, inizialmente, esclusivamente intellettuali, ma poi l’amore fu totale, a discapito della vera moglie. Donna Lucrezia, figlia di Messer Cola d’Alagno e di Covella Toraldo, infatti, si arricchirà considerevolmente per conto del sovrano aragonese: difatti, nel giro di qualche anno, la sua ascesa la porterà ad entrare in possesso di diversi feudi del Regno: San Marzano nel 1453, comprato da Petraccone Caracciolo, Conte di Brienza; Caiazzo, acquistato dal milite Giovanni de Torellas per ducati 15.000 nello stesso anno; Somma, vendutogli nel 1456 dal fratello Ugone per 12.000 ducati. Col crescere della sua fama, la donna aumentò non solo il prestigio personale, ma anche la potenza politica, le ricchezze e gli incarichi di rango per sé e per i componenti della sua famiglia. Nel 1456, infatti, Re Alfonso concesse l’assenso a Lucrezia d’Alagno super empcione terrae Summae et casalium, come ci viene attestato dallo storico Alberto Angrisani, riprendendo la notizia a pagina 175 dei Quinternioni di Terra di Lavoro, repertorio I.   Nel 1458, subito dopo la morte di re Alfonso, Lucrezia venne a risiedere a Somma e fece costruire un castello in prossimità delle mura, e propriamente vicino alla porta della montagna, poiché quello sito in alto sovra una balza della montagna era di disagevole accesso, come riferisce l’ambasciatore milanese Messer Antonio da Trezzo (Trezzo, ca. 1420 – 1478 ca., Napoli) nelle sue Lettere al Duca di Milano, conservate presso l’Archivio storico della Provincia napoletana. A maggio del 1459, Donna Lucrezia fece recapitare, da Somma, diecimila ducati a re Ferrante I a Napoli (Lettera di Lucrezia in Napoli Nobilissima, Anno V, pag. 118, citata da A. Angrisani). L’anno seguente, il 14 ottobre, re Ferrante giunse a Somma per visitare e confortare Madonna Lucrezia e, soprattutto, per convincerla a seguirlo a Napoli (Lettere di Messer Antonio da Trezzo). Il re, purtroppo, non riuscì a convincerla e, l’8 gennaio del 1461, occupò Somma per costringerla a seguirlo. Il 3 febbraio del 1461, Ferrante strinse, addirittura, d’assedio il castello montano, dove la bella castellana si era rifugiata con i suoi tesori. Donna Lucrezia seppe da più parti che il Re veniva a toglierla ogni cosa e, spaventata, finì col non fidarsi più neppure  delle mura del suo castello. Per ben venticinque giorni, lasciando un presidio di fanti nella città murata: se ne parte (Ferrante) a la fine vegiendomi posser – neppure per forza – avermi in potere, mise a sacco il castello della terra e se ne andò (Lettera di Lucrezia d’Alagno al Duca di Milano, ex castro nostro Summae – die XX Mensii MartiJ – in Napoli Nobilissima, Anno V, pag. 118, cit. A. Angrisani). Il 3 aprile del 1461, Lucrezia, stanca ormai degli attacchi, lasciò Somma e si rifugiò a Nola, cogliendo l’occasione che il condottiero e capitano di ventura Giacomo Piccinino, chiamato dall’Abruzzo dagli Angioini, era giunto a Somma diretto a Nola (Lettera di Messer Antonio da Trezzo, cit. A. Angrisani, 1928). Il compianto prof. Raffaele D’Avino (1939 – 2007) afferma che re Ferrante riconosciuta la validità difensiva e la posizione strategica della Terra di Somma, si preoccupò di aumentare la sua imprendibilità, svolgendovi urgenti lavori di ristrutturazione alle sue fortificazioni, tra cui le mura che contornavano il quartiere Casamale. Comunque, Sua Maestà, ebbe la precauzione di non concedere più la suddetta terra in feudo, né di alienarla ad altri. Così fu quando nacque il figlio Giovanni d’Aragona, cardinale, e lo stesso avvenne alla sua morte, quando Somma, ed ovviamente il suo castello, passò dapprima sotto la reggenza di Giovanna III d’Aragona e, successivamente, seppur per brevissimo tempo alla figlia Giovanna IV. La terra ed il castello passarono, poi, al re di Spagna Carlo, duca di Borgogna, e al suo funzionario marchese Guglielmo de Croy (1458 – 1521). Nel 1521, dopo la morte del marchese, Somma, con le sue pertinenze, fu acquistata dal conte Alfonso da San Severino di Bisignano (+1539 ca.) e consegnata al condottiero francese Odet de Foix (1485 – 1528), maresciallo di Francesco I di Francia e visconte di Lautrec. Passò, poi, nelle mani della moglie di Giacomo Sanseverino (+ avvelenato col vino il 5 novembre 1516), Maria Aldonza Beltrano figlia di Alfonso Conte di Mesagne, che fu investita di regia governatrice di Somma fino al 1531, allorquando la terra fu venduta a Don Fernando Folch de Cardona (1522 – 1571), che sposò Beatriz Fernandez de Cordoba, Duchessa di Sessa. In un documento del 1545 e precisamente nelle concessioni che il citato D. Fernando Folch de Cardona aveva concesso ai cittadini di Somma, il castello appare in pessime condizioni. Da Don Fernando la terra passò ai figli per poi essere ceduta a Gio: Geronimo d’Afflitto (+1591), conte di Trivento. In quest’epoca, propriamente nel 1586, vi fu il riscatto della feudalità, grazie alla somma di 12.000 (alcune fonti parlano di 7.500) ducati raccolta dagli abitanti del luogo. Il castello, comunque, si trovava in cattive condizioni strutturali, quando nel 1691 il procuratore fiscale barone Lucas Antonius de Curtis (1627 – 1706) lo acquistò, sebbene in enfiteusi, per la modica somma di 25 ducati l’anno, stavolta, da Don Felice Fernandez di Cordova e Cardona Folch de Aragona, duca di Sessa e Somma. Si trattava di Felice I Cardona del ramo di Atessa in Abruzzo. La famiglia dei nobili Cardona fu ascritta alla nobiltà dei sedili di Porto e di Nilo nel 1548.  La famiglia de Curtis di Somma, invece, era originaria della città di Cava de Tirreni. La concessione in enfiteusi prevedeva le condizioni di miglioramento del fondo censito, pena la risoluzione dell’atto notarile. L’atto del 23 ottobre del 1691 per notar Francesco Aniello Joannoccaro di Napoli tra Don Felice I Cardona, duca di Sessa e Somma, e Luca Antonio de Curtis fu confermato da un regio assenso del 17 marzo 1699 del vicerè spagnolo Don Ludovico de la Zerda. Nel preambolo – afferma Camillo de Curtis – il castello veniva definito domum dirutam, consistente in una sola sala con altre stanze e 4 torrincelli attorno e con un territorio intorno di tre moggia. L’intero giardino era costituito a 3 piante di olive, 1 di pero, 1 di fichi e tre di uva. Addirittura la casa era adoperata per ricovero di capre ed altri animali. Nel catasto onciario della Terra di Somma a pag. 982r si legge: Ill(lustrissimo) Marc(hes)e De Curtis di Napoli. Possiede una casa pretesa feudale palaziata consistente in più e diversi membri inf(erio)ri e sup(erio)ri, con sue comodità con un poco di ter(rito)rio attorno, seu giardino nel luogo detto il Castello giusta li beni di …p(er)  proprio uso.  Non è presente la valutazione in once in quanto non ancora riscattato. Nel 1800, il castello fu totalmente rifatto, ma ne conservò la parte dell’ antica struttura muraria. Il censo fu riscattato nel 1859 dal marchese Pasquale de Curtis (1787 – 1870), liquidando una non altrimenti specificata baronessa d’Ambrosio, quasi sicuramente la moglie di Don Paolo D’Ambrosio, fratello del Generale Angelo (1774 – 1822). Il castello, infatti, prima della vendita a Luca Antonio De Curtis, come abbiamo affermato precedentemente, era una appendice del patrimonio feudale della città; in altre parole – spiega lo storico locale Dott. Domenico Russo – tutto era legato alle antiche proprietà di Somma dei Cardona duca di Sessa. Il Generale Angelo D’Ambrosio, avendo acquistato la Starza della Regina, antica proprietà feudale dei Cardona, aveva titolarità dei censi gravanti su case, palazzi, terre e selve già feudali. A riguardo, anche il censo annuo di 25 ducati del castello aveva seguito le sorti degli altri. Altri documenti del 1830 attestano, poi, il passaggio a Don Paolo D’Ambrosio, fratello del generale, come riferisce il marchese Camillo De Curtis (1922 – 2007). Sulla questione Antonio de Curtis, in arte Totò, ed i nobili de Curtis si rimanda all’articolo precedente dello scrivente, pubblicato sulla rivista www.ilmediano.com, Somma Vesuviana, il Castello d’Alagno/De Curtis e Totò. I De Curtis, comunque, tennero il maniero fino al 1946, quando il marchese Camillo lo vendette al Dr. Nicola Virnicchi di Montella con atto n°733 dell’8 maggio 1951. Il maniero passò,  successivamente, ai figli dopo la morte del dottore montellese. Il definitivo passaggio del castello, infine, dai Virnicchi alla Casa Municipale avvenne nel 1998.