CONDIVIDI

E’ a partire dal 1458 che la storia del castello si intreccia con quella della Terra di Somma. Purtroppo alcune notizie intorno al maniero sono state imprecise. Studi e documenti successivi hanno consentito poi di poter ricostruire la vera storia a partire da Donna Lucrezia d’Alagno fino ad arrivare ad oggi. 

 

 

Leggendario e per certi versi romantico fu il primo incontro di Lucrezia (1439 – 1479) con il  re Alfonso d’Aragona [1448 circa], quando la vide appena diciottenne casualmente in strada. Lo storico Giulio Cesare Capaccio (1552 – 1634) negli Elogia Illustrium mulierum et illustrium litteris del 1608 narra che le fanciulle napoletane durante la vigilia di San Giovanni solevano mettersi sull’uscio di casa e chiedere la strenna ai passanti. Lucrezia, per l’occasione, toccò di chiederla addirittura al re e, ricevendo una borsa piena di monete alfonsini, presane una sola, restituì le restanti, dicendo maliziosamente che un solo Alfonso le bastava! A questo episodio sarebbe legato il loro primo incontro. Essendo costei di aspetto bellissimo, il re si appassionerà a tal punto che la donna eserciterà, successivamente, su di lui un forte dominio da far dire a Niccolò della Tuccia (1400 – 1474 ca.), cronista contemporaneo: in parlare con essa il re ne prendeva tanta vaghezza. Quantum rex proceres, quantum sol sydera vincit. Tantum Campanas superat Lucretia Nymphas.

In quel periodo, l’amante di re Alfonso prese dimora nel quartiere Borgo dell’odierna città di Torre Del Greco in una zona non lontana dal castello aragonese. Sembra che i rapporti tra i due rimanessero, inizialmente, esclusivamente intellettuali, ma poi l’amore fu totale, a discapito della vera moglie.

Donna Lucrezia, figlia di Messer Cola d’Alagno e di Covella Toraldo, infatti, si arricchirà considerevolmente per conto del sovrano aragonese: difatti, nel giro di qualche anno, la sua ascesa la porterà ad entrare in possesso di diversi feudi del Regno: San Marzano nel 1453, comprato da Petraccone Caracciolo, Conte di Brienza; Caiazzo, acquistato dal milite Giovanni de Torellas per ducati 15.000 nello stesso anno; Somma, vendutogli nel 1456 dal fratello Ugone per 12.000 ducati. Col crescere della sua fama, la donna aumentò non solo il prestigio personale, ma anche la potenza politica, le ricchezze e gli incarichi di rango per sé e per i componenti della sua famiglia. Nel 1456, infatti, Re Alfonso concesse l’assenso a Lucrezia d’Alagno super empcione terrae Summae et casalium, come ci viene attestato dallo storico Alberto Angrisani, riprendendo la notizia a pagina 175 dei Quinternioni di Terra di Lavoro, repertorio I.  

Nel 1458, subito dopo la morte di re Alfonso, Lucrezia venne a risiedere a Somma e fece costruire un castello in prossimità delle mura, e propriamente vicino alla porta della montagna, poiché quello sito in alto sovra una balza della montagna era di disagevole accesso, come riferisce l’ambasciatore milanese Messer Antonio da Trezzo (Trezzo, ca. 1420 – 1478 ca., Napoli) nelle sue Lettere al Duca di Milano, conservate presso l’Archivio storico della Provincia napoletana.

A maggio del 1459, Donna Lucrezia fece recapitare, da Somma, diecimila ducati a re Ferrante I a Napoli (Lettera di Lucrezia in Napoli Nobilissima, Anno V, pag. 118, citata da A. Angrisani). L’anno seguente, il 14 ottobre, re Ferrante giunse a Somma per visitare e confortare Madonna Lucrezia e, soprattutto, per convincerla a seguirlo a Napoli (Lettere di Messer Antonio da Trezzo). Il re, purtroppo, non riuscì a convincerla e, l’8 gennaio del 1461, occupò Somma per costringerla a seguirlo. Il 3 febbraio del 1461, Ferrante strinse, addirittura, d’assedio il castello montano, dove la bella castellana si era rifugiata con i suoi tesori. Donna Lucrezia seppe da più parti che il Re veniva a toglierla ogni cosa e, spaventata, finì col non fidarsi più neppure  delle mura del suo castello. Per ben venticinque giorni, lasciando un presidio di fanti nella città murata: se ne parte (Ferrante) a la fine vegiendomi posser – neppure per forza – avermi in potere, mise a sacco il castello della terra e se ne andò (Lettera di Lucrezia d’Alagno al Duca di Milano, ex castro nostro Summae – die XX Mensii MartiJ – in Napoli Nobilissima, Anno V, pag. 118, cit. A. Angrisani).

Il 3 aprile del 1461, Lucrezia, stanca ormai degli attacchi, lasciò Somma e si rifugiò a Nola, cogliendo l’occasione che il condottiero e capitano di ventura Giacomo Piccinino, chiamato dall’Abruzzo dagli Angioini, era giunto a Somma diretto a Nola (Lettera di Messer Antonio da Trezzo, cit. A. Angrisani, 1928).

Il compianto prof. Raffaele D’Avino (1939 – 2007) afferma che re Ferrante riconosciuta la validità difensiva e la posizione strategica della Terra di Somma, si preoccupò di aumentare la sua imprendibilità, svolgendovi urgenti lavori di ristrutturazione alle sue fortificazioni, tra cui le mura che contornavano il quartiere Casamale. Comunque, Sua Maestà, ebbe la precauzione di non concedere più la suddetta terra in feudo, né di alienarla ad altri. Così fu quando nacque il figlio Giovanni d’Aragona, cardinale, e lo stesso avvenne alla sua morte, quando Somma, ed ovviamente il suo castello, passò dapprima sotto la reggenza di Giovanna III d’Aragona e, successivamente, seppur per brevissimo tempo alla figlia Giovanna IV. La terra ed il castello passarono, poi, al re di Spagna Carlo, duca di Borgogna, e al suo funzionario marchese Guglielmo de Croy (1458 – 1521).

Nel 1521, dopo la morte del marchese, Somma, con le sue pertinenze, fu acquistata dal conte Alfonso da San Severino di Bisignano (+1539 ca.) e consegnata al condottiero francese Odet de Foix (1485 – 1528), maresciallo di Francesco I di Francia e visconte di Lautrec. Passò, poi, nelle mani della moglie di Giacomo Sanseverino (+ avvelenato col vino il 5 novembre 1516), Maria Aldonza Beltrano figlia di Alfonso Conte di Mesagne, che fu investita di regia governatrice di Somma fino al 1531, allorquando la terra fu venduta a Don Fernando Folch de Cardona (1522 – 1571), che sposò Beatriz Fernandez de Cordoba, Duchessa di Sessa. In un documento del 1545 e precisamente nelle concessioni che il citato D. Fernando Folch de Cardona aveva concesso ai cittadini di Somma, il castello appare in pessime condizioni. Da Don Fernando la terra passò ai figli per poi essere ceduta a Gio: Geronimo d’Afflitto (+1591), conte di Trivento. In quest’epoca, propriamente nel 1586, vi fu il riscatto della feudalità, grazie alla somma di 12.000 (alcune fonti parlano di 7.500) ducati raccolta dagli abitanti del luogo. Il castello, comunque, si trovava in cattive condizioni strutturali, quando nel 1691 il procuratore fiscale barone Lucas Antonius de Curtis (1627 – 1706) lo acquistò, sebbene in enfiteusi, per la modica somma di 25 ducati l’anno, stavolta, da Don Felice Fernandez di Cordova e Cardona Folch de Aragona, duca di Sessa e Somma. Si trattava di Felice I Cardona del ramo di Atessa in Abruzzo. La famiglia dei nobili Cardona fu ascritta alla nobiltà dei sedili di Porto e di Nilo nel 1548.  La famiglia de Curtis di Somma, invece, era originaria della città di Cava de Tirreni. La concessione in enfiteusi prevedeva le condizioni di miglioramento del fondo censito, pena la risoluzione dell’atto notarile.

L’atto del 23 ottobre del 1691 per notar Francesco Aniello Joannoccaro di Napoli tra Don Felice I Cardona, duca di Sessa e Somma, e Luca Antonio de Curtis fu confermato da un regio assenso del 17 marzo 1699 del vicerè spagnolo Don Ludovico de la Zerda. Nel preambolo – afferma Camillo de Curtis – il castello veniva definito domum dirutam, consistente in una sola sala con altre stanze e 4 torrincelli attorno e con un territorio intorno di tre moggia. L’intero giardino era costituito a 3 piante di olive, 1 di pero, 1 di fichi e tre di uva. Addirittura la casa era adoperata per ricovero di capre ed altri animali.

Nel catasto onciario della Terra di Somma a pag. 982r si legge: Ill(lustrissimo) Marc(hes)e De Curtis di Napoli. Possiede una casa pretesa feudale palaziata consistente in più e diversi membri inf(erio)ri e sup(erio)ri, con sue comodità con un poco di ter(rito)rio attorno, seu giardino nel luogo detto il Castello giusta li beni di …p(er)  proprio uso.  Non è presente la valutazione in once in quanto non ancora riscattato. Nel 1800, il castello fu totalmente rifatto, ma ne conservò la parte dell’ antica struttura muraria.

Il censo fu riscattato nel 1859 dal marchese Pasquale de Curtis (1787 – 1870), liquidando una non altrimenti specificata baronessa d’Ambrosio, quasi sicuramente la moglie di Don Paolo D’Ambrosio, fratello del Generale Angelo (1774 – 1822). Il castello, infatti, prima della vendita a Luca Antonio De Curtis, come abbiamo affermato precedentemente, era una appendice del patrimonio feudale della città; in altre parole – spiega lo storico locale Dott. Domenico Russo – tutto era legato alle antiche proprietà di Somma dei Cardona duca di Sessa. Il Generale Angelo D’Ambrosio, avendo acquistato la Starza della Regina, antica proprietà feudale dei Cardona, aveva titolarità dei censi gravanti su case, palazzi, terre e selve già feudali. A riguardo, anche il censo annuo di 25 ducati del castello aveva seguito le sorti degli altri. Altri documenti del 1830 attestano, poi, il passaggio a Don Paolo D’Ambrosio, fratello del generale, come riferisce il marchese Camillo De Curtis (1922 – 2007).

Sulla questione Antonio de Curtis, in arte Totò, ed i nobili de Curtis si rimanda all’articolo precedente dello scrivente, pubblicato sulla rivista www.ilmediano.com, Somma Vesuviana, il Castello d’Alagno/De Curtis e Totò.

I De Curtis, comunque, tennero il maniero fino al 1946, quando il marchese Camillo lo vendette al Dr. Nicola Virnicchi di Montella con atto n°733 dell’8 maggio 1951. Il maniero passò,  successivamente, ai figli dopo la morte del dottore montellese. Il definitivo passaggio del castello, infine, dai Virnicchi alla Casa Municipale avvenne nel 1998.