Sant’Anastasia, l’ulivo di Piazza IV Novembre illuminato di blu per la Giornata Mondiale dell’Autismo

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Sant’Anastasia.

Sant’Anastasia, Giornata Mondiale dell’Autismo, un momento di consapevolezza e riflessione importante affinché vengano prese misure per sensibilizzare l’opinione pubblica, per questo l’Amministrazione Esposito ha deciso di illuminare di blu l’ulivo di Piazza IV Novembre.

La Giornata Mondiale dell’Autismo rappresenta, un momento di consapevolezza e riflessione importante affinché vengano prese misure per sensibilizzare l’opinione pubblica. In questo periodo di emergenza Covid-19 le persone nello spettro autistico possono maggiormente accusare lo stress dovuto all’applicazione delle misure di contenimento e all’eventuale isolamento domiciliare o ospedalizzazione in caso di contagio.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), almeno 1 bambino su 160 ha un disturbo dello spettro autistico, ma la scarsa conoscenza della condizione e le difficoltà nella diagnosi possono renderne difficile l’identificazione. La mancanza di comprensione ha un enorme impatto sugli individui, sulle loro famiglie e sulle comunità. La stigmatizzazione e la discriminazione associate al disturbo restano ostacoli sostanziali per le diagnosi e le terapie e costituiscono un problema da affrontare a livello globale, non solo nei Paesi in via di sviluppo. Per questo l’Amministrazione Esposito ha deciso di illuminare di blu l’ulivo di Piazza IV Novembre.
Ci troviamo di fronte a chi non ci guarda negli occhi ma che dentro ha un mondo da donare – queste le parole dell’Assessora alle Politiche sociali Cettina Gilibertima ci troviamo di fronte a molte famiglie che vivono, spesso, sole e stressate. Diciamocela tutta, le cure private costano tanto e molto spesso si relega all’aspetto sanitario tutti gli interventi riabilitativi, trascurando gli aspetti sociali. Ma un bambino, una persona autistica non è il suo autismo. È una persona, prima di tutto, che vive in un mondo in cui si crede di non poter entrare. Non è così! Ed è proprio per questi bambini che presto partirà, come iniziativa del Comune di Sant’Anastasia, un progetto per bambini autistici e per le loro famiglie. Solo l’ inizio di un percorso che andrà meglio strutturato e che darà un supporto sociale alle famiglie con bambini autistici.
Aggiunge poi l’Assessora alla Salute Pubblica Saveria Giordano: “Vogliamo, come amministrazione, dare il nostro contributo promuovendo momenti di consapevolezza e riflessione, che garantiscano una sensibilizzazione e una crescita della comunità su temi importanti come quello dell’autismo. Il mio pensiero va alle famiglie che ogni giorno portano avanti la loro battaglia, anche per loro accendiamo una luce speciale contro l’isolamento e la solitudine che spesso si trovano a vivere.”

Infine le dichiarazioni del Sindaco Carmine Esposito: “La «Giornata di consapevolezza sull’Autismo» è un ottimo modo per incoraggiare l’inclusione per promuovere e insegnare l’importanza della comunità e abbracciare le differenze tra i nostri cittadini.”

Sant’Anastasia, convocato il COC per le festività pasquali

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di sant’Anastasia

Il sindaco Esposito convoca il COC per le festività pasquali: ordinanza di interdizione al traffico veicolare nella zona di Madonna dell’Arco.

Convocato il C.O.C. dal Sindaco Esposito per aggiornamenti e le azioni da porre in essere per Pasqua e Lunedì in Albis.
Di seguito le dichiarazioni del Sindaco Carmine Esposito: “Ho dato mandato al Comandante della Polizia Locale di procedere con un’ ordinanza di interdizione al traffico veicolare nella zona di Madonna dell’Arco nei giorni 4 e 5 aprile.
Per far si che tale ordinanza sia rispettata ho chiesto maggiore collaborazione e sinergia alla Polizia Locale, al Nucleo di Protezione Civile e alla Croce rossa.
Per le attività commerciali non ci saranno chiusure ma resteranno aperte quelle individuate dalle norme dell’ultimo D.P.C.M del governo Draghi.
Vi chiedo, come sempre, la massima collaborazione e vi invito a rispettare tutte le norme igienico- sanitarie al fine di ridurre le possibilità di contagio.”

Maxi discarica di Pomigliano, c’è il dissequestro: dopo 30 anni si rimuovono i rifiuti

0

Lo sblocco è giunto dopo l’accoglimento da parte del tribunale dell’istanza di dissequestro presentata dai proprietari dei terreni   

Maxi discarica di Pomigliano, il tribunale dà l’ok: partita la bonifica, dopo 30 anni di sversamenti incontrollati. Dunque, spunta finalmente almeno una notizia positiva sul fronte ambientale nelle terre dilaniate dall’ecomafia. Sono infatti scattate ieri le operazioni di rimozione dei rifiuti dalla grande discarica abusiva di masseria Chiavettieri. La situazione si è sbloccata grazie all’accoglimento da parte del tribunale di Nola di un’istanza dei proprietari dei terreni su cui insiste lo sversatoio fuorilegge. I magistrati hanno quindi dissequestrato i 50mila metri quadrati dell’invaso zeppo di immondizia, formatosi a partire dai primi anni ’90, tra case e palazzi. Il tribunale ha dato ai proprietari 60 giorni di tempo, a partire dal dissequestro, per rimuovere i rifiuti. E i titolari degli appezzamenti hanno infine incaricato una ditta specializzata che ha iniziato stamane la bonifica. Ma c’è un altro aspetto positivo nella vicenda perché a questo punto il Comune di Pomigliano potrebbe non essere costretto a procedere in danno, inizialmente a proprie spese, per il risanamento, come di solito accade nella Terra dei Fuochi. Certo, tutto dipenderà dall’andamento delle operazioni di pulizia, in questo momento effettuate da due bobcat e una ruspa. “Finora – spiegano gli operai sul posto – abbiamo messo da parte i rifiuti che abbiamo trovato. Se dovessimo invece ravvisare qualcosa di sospetto nel suolo allora chiameremo l’Arpac”. Se non dovessero esserci particolari intoppi le operazioni di rimozione dei rifiuti superficiali termineranno entro la fine della prossima settimana. Resta però l’interrogativo sui controlli. Ci sarebbe bisogno della presenza di un organismo statale o territoriale preposto. Affidare alla libera interpretazione di una ditta, sia pure specializzata, un’opera del genere, peraltro di queste proporzioni, a prima vista non appare esattamente come una scelta oculata. A ogni modo l’iniziativa dei proprietari dei terreni di dare il via alla bonifica a loro spese è stata favorita dal fatto che l’area in cui insiste la discarica illegale è edificabile ai sensi del vigente piano regolatore, per cui ha un valore di mercato molto superiore a un appezzamento delle stesse dimensioni ma a destinazione agricola. Del resto su una cospicua fetta dell’area da ripulire pende una concessione edilizia per un comparto da decine di appartamenti. C’è però anche un altro motivo che ha favorito l’avvio della rimozione dei rifiuti: il risanamento dell’area potrebbe costituire un’attenuante nell’ambito del procedimento penale avviato a carico dei proprietari a seguito del sequestro. La discarica di masseria Chiavettieri era stata sequestrata dai carabinieri forestali a marzo dell’anno scorso con un’operazione che fece scalpore. Proprio mentre i militari apponevano i sigilli in questa zona letteralmente disastrata, dall’altra parte della città, in località aria di Settembre, veniva inaugurato il cantiere dell’impianto di compostaggio.

Hinterland partenopeo, in tre mesi sequestrati dai carabinieri 150 armi

Ammontano a 150 le armi sequestrate dai carabinieri di Napoli nel territorio partenopeo e nei comuni della provincia nel primo trimestre dell’anno (1 gennaio – 14 marzo 2021). Di queste 44 sono da sparo e 106 bianche.  Sono 1729, invece, le munizioni di vario calibro sottratte alla criminalità. Il risultato – si sottolinea in una nota del Comando Provinciale dei carabinieri – è frutto di una capillare azione di controllo del territorio posta in essere quotidianamente dalle 100 stazioni dei carabinieri in ogni quartiere di Napoli e in ogni città della provincia di Napoli. Particolare attenzione è stata rivolta ai quartieri di Fuorigrotta e Ponticelli, recentemente teatro di ferimenti e omicidi. Una cospicua fetta delle armi bianche sequestrate è stata rinvenuta a Napoli. Pugnali, coltelli a serramanico e a farfalla, spesso trovati nella disponibilità di giovanissimi sorpresi in strada. La scusa sempre la stessa: “E’ per difendermi!”. Il triste primato delle armi da fuoco – il riferimento rimane l’ultimo trimestre – spetta all’area di Castello di Cisterna (16 armi e 752 munizioni), seguita da quella di Casoria (11 armi e 289 proiettili). Sempre più creativi i nascondigli utilizzati: dai totem delle società di forniture elettriche ai cassonetti della spazzatura, dalle auto abbandonate fino al seppellimento in aree verdi di pubblico passaggio. Tutte aree comuni e condominiali, preferite perché difficili da attribuire ad una determinata persona. Su tutte le armi sequestrate i carabinieri effettueranno accertamenti balistici per verificare se siano state utilizzate in fatti di sangue o intimidazione.

Somma Vesuviana, processione virtuale, in filodiffusione per le strade e le piazze la “Dolores” di Orsomando

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Somma Vesuviana.

Un’orchestra sinfonica a distanza per la Madonna. Formata da giovani musicisti che suoneranno a distanza la “Dolores” di Orsomando – alle ore 19:30 in filodiffusione per le strade e le piazze e sulla pagina Facebook dell’Associazione Musicale Antonio Seraponte.

Seraponte (Pres. Associazione Musicale “Antonio Seraponte”): “Domani, Venerdì Santo, a Somma Vesuviana, alle ore 19:30, un’orchestra sinfonica a distanza, tutta di giovani musicisti del nostro paese, suonerà la “Dolores”, Marcia di Orsomando, alle ore 19:30, esattamente negli stessi istanti in cui la Madonna Addolorata tradizionalmente usciva dalla Cappella. Sarà in filodiffusione dalle sedi municipali e dalla Collegiata la chiesa più antica di Somma. La musica si sentirà nell’aria!”

Di Sarno (sindaco di Somma): “Alle ore 21:00 un lumino acceso ai balconi, nell’ora in cui la processione faceva ritorno al Centro Storico”.

Masulli (direttore Archivio Storico) : “La processione del Cristo Morto di Somma Vesuviana è secolare. Congreghe, confratelli con saio bianco e canti intensi in latino. Domani alle ore 20:00 sul canale Youtube racconterò aneddoti importanti”.

Sedzimir ( Padre Complesso Francescano) : “Domani, Venerdì Santo alle ore 15:00 celebreremo il pio esercizio della Via Crucis”.

Nicola De Sena (Parrocchia di San Michele Arcangelo): “I bambini della nostra Parrocchia hanno donato uova ai bambini coetanei meno fortunati”.

“Domani, Venerdì Santo, a Somma Vesuviana, alle ore 19:30, un’orchestra sinfonica a distanza, tutta di giovani musicisti del nostro paese, suonerà la “Dolores”, Marcia di Orsomando, alle ore 19:30, esattamente negli stessi istanti in cui la Madonna Addolorata tradizionalmente usciva dalla Cappella situata in piazza Collegiata al Centro Storico di Somma Vesuviana per poi attraversare i vicoli e le strade. Ogni giovane musicista, con una direzione a distanza, suonerà dalle proprie postazioni. Questo sarà il nostro saluto alla Madonna e raccoglimento intorno alla figura di Cristo. Sarà possibile vedere l’orchestra a distanza in diretta sul link della nostra associazione. Negli stessi minuti però, il sonoro musicale andrà anche in filodiffusione in Piazza Vittorio Emanuele III dalla sede centrale del Comune, in Via San Giovanni De Matha dalla sede secondaria del Comune e in Piazza Collegiata dall’antica chiesa della Collegiata dalla quale ogni anno esce la processione. Dunque la musica entrerà in tutte le case”. Lo ha annunciato Ciro Seraponte, Presidente dell’Associazione Musicale “Antonio Seraponte”.

È possibile seguire la diretta sulla pagina Facebook dell’Associazione Musicale “Antonio Seraponte”:

“Siamo presenti sul territorio di Somma Vesuviana da oltre 10 anni e il nostro scopo è quello di mantenere vive le gesta, le passioni, l’amore per la musica e la bravura del Prof. Antonio Seraponte che ha donato tutto se stesso alla Città – ha continuato Ciro Seraponte –  e alla sua storia e tradizioni. Ogni nostro progetto/evento è sempre indirizzato alla collettività e al bene comune, senza alcun fine di lucro.

Il nostro impegno è grande e costante nel realizzare la “Banda Musicale” a Somma Vesuviana, un desiderio di Antonio Seraponte, al quale, la vita purtroppo non ha dato il tempo di realizzarlo. Da quando è iniziata la pandemia abbiamo sospeso il laboratorio musicale e con i ragazzi ci vediamo spesso in videoconferenza per continuare a coltivare la passione per la musica. I divieti a causa del Covid ancora in atto, ci consentono di organizzare solo eventi virtuali e per regalare ai Cittadini e alle Istituzioni momenti di vicinanza e di preghiera, abbiamo pensato di realizzare la Processione del Venerdì Santo in modo virtuale, come l’anno scorso. Un ringraziamento particolare va a tutti i Ragazzi della Banda Musicale e ai Maestri che li seguono, perché nonostante le difficoltà si stanno prodigando per la buona riuscita dell’evento”.

Alle ore 21:00 di domani, Venerdì Santo, tutti con lumino acceso ai balconi per la Madonna.

E gli eventi originali ci saranno. Il sindaco invita tutta la città ad accendere un lumino, una candela, alle ore 21:00, orario in cui la Madonna risaliva per il suo rientro al Centro Storico.

“La processione materialmente non potrà svolgersi ma nel nostro cuore ci sarà – ha affermato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana – e dunque invito ad accendere una luce e a deporla sul davanzale della finestra o sul balcone, come se si salutasse la Madonna al rientro. La pandemia non deve annientare la nostra identità”. 

Alle ore 20:00 il direttore dell’Archivio Storico di Somma Vesuviana, maestro Alessandro Masulli, in diretta sul suo canale Youtube, racconterà interessanti aneddoti legati alla secolare processione del Venerdì Santo di Somma Vesuviana.

“La processione dell’Addolorata con il Cristo Morto a Somma Vesuviana dagli inizi del XIX secolo, come confermano i documenti in nostro possesso, è stata sempre vissuta dai cittadini come un evento significativo per la sua profonda spiritualità – ha affermato Alessandro Masulli, direttore dell’Archivio Storico di Somma Vesuviana – e per il mesto raccoglimento delle persone, che in massa si portano in città per l’occasione. Il coronavirus ci priverà, per il secondo anno consecutivo, di un evento unico, molto radicato nell’animo e tanto atteso dalle confraternite laicali. La banda musicale “Antonio Seraponte”, comunque, ci emozionerà con la marcia funebre “Dolores” del Maestro e Direttore di banda Giovanni Orsomando (1895 – 1988) dal titolo “Dolores”, composta nel 1925 a Lavello. Questa marcia ha sempre svolto un ruolo di grande rilevanza per la sua capacità di suggestione e coinvolgimento dei partecipanti”.

Alle ore 20:00 Via Crucis contingentata all’interno della Parrocchia di San Domenico. I bambini del catechismo hanno donato le uova ai coetanei meno fortunati.

“Quest’anno abbiamo il popolo, il Giovedì Santo avremo la deposizione all’Altare del Santissimo Sacramento – ha dichiarato Padre Nicola De Sena – e alle ore 19 la Santa Messa, poi l’adorazione fino a quando si potrà perché poi dalle ore 22 dobbiamo stare tutti a casa. Domani, Venerdì Santo, avremo la liturgia della Passione alle ore 18 e 30 e alle ore 20 la Via Crucis con i canti della Congrega della Madonna della Neve e della Madonna della Libera, nel rispetto delle norme. Sabato Santo ci sarà la veglia Pasquale alle ore 19:30. I bambini del catechismo hanno donato le uova ai bambini meno fortunati”.

A Santa Maria del Pozzo. 

“Il Triduo – ha affermato Padre CasimiroSedzimir del Complesso Francescano di Santa Maria del Pozzo – inizierà alle ore 7:15 con la preghiera delle Lodi. Oggi, Giovedì Santo la “Cena del Signore” avrà inizio alle ore 19:00. Domani, Venerdì Santo alle ore 15:00 celebreremo il pio esercizio della Via Crucis, poi la Celebrazione della Passione del Signore fino all’orario consentito dalle norme vigenti”.

Funzioni anche in tutte le altre Parrocchie di Somma Vesuviana di Via Costantinopoli in Località Rione Trieste, mentre alla Collegiata di Somma Vesuviana, la chiesa più antica, alle e ore 19:30 anche la filodiffusione della “Dolores” suonata dall’orchestra sinfonica a distanza dell’Associazione Musicale “Antonio Seraponte”.

(FOTO:NOTETRALERIGHE:IT)

Somma Vesuviana, il rito del Venerdì Santo tra tradizione e tragedia

Il solenne rito del Venerdì Santo, che si svolge a Somma Vesuviana, è certamente uno dei più importanti dell’intera provincia di Napoli. Nel corso della storia, però, non sono mancati incidenti collegati direttamente allo svolgimento di questo evento, come quello avvenuto, tragicamente, nel 1966 allo sfortunato Antonio Capasso. Nell’articolo seguente l’intervista all’ ing. Vincenzo Romano, che all’epoca assistette direttamente al luttuoso evento.   Ingegnere, cosa può dirci, storicamente, su questo solenne rito? “I primi dati risalgono al 1650, allorquando i nobili sommesi costituirono una Compagnia della Morte nella cappella di Santa Maria delle Grazie nell’Insigne Collegiata della Terra di Somma. Gli scopi erano simili a quelli del Pio Monte della Misericordia di Napoli con particolare riguardo alla sepoltura dei morti in miseria. Tra le pie pratiche del sodalizio si annoverava la consuetudinaria celebrazione dei Dolori di Maria, che era divenuta un appuntamento fisso della laica compagnia ogni Venerdì Santo. Nel 1705 il sodalizio mutò il nome in Arciconfraternita del Pio Laical Monte della Morte e Pietà. All’imbrunire del Venerdì Santo, il simulacro della Dolorosa con il Figlio Morto appariva sull’uscio del portale in piperno della maestosa Collegiata. Dico “appariva”, perché sono due anni che il virus l’ha rapita ai nostri affetti. Comunque, il mesto corteo è composto da innumerevoli fratelli incappucciati, che precedono le stupende statue; seguono, in ordine, i rappresentanti delle istituzioni militari e civili, i notabili del paese e infine una lunga calca di fedeli. Dalla Collegiata, il corteo si dipana per un antico percorso: via Piccioli, San Giovanni de Matha, via Margherita, via Canonico Feola, via Gobetti, via Turati, via Ammendola, via Gramsci, via Casaraia, località Purgatorio (nei pressi della cappella del Pio Laical Monte della Morte e Pietà), qui inverte il percorso, procedendo per via Roma, di nuovo via Gramsci, il primo tratto di via Casaraia, via S. Pietro, via Troianiello, via Botteghe, con arrivo finale alla Collegiata”. Ci sono stati incidenti in passato? “Nel corso della storia non sono mancati, certamente, incidenti collegati direttamente allo svolgimento di questo evento, come quello avvenuto nel 1944, ad esempio, alla sfortunata e zelante maddalena, i cui capelli furono bruciati da una fiammella di una candela troppo ravvicinata. Per fortuna la donna, vestita a lutto, si salvò grazie alla celerità di un militare americano che era di passaggio a Somma con i convogli della V Armata. Gabriele Auriemma, mercante di noci, raccontò quell’ episodio al figlio Alfonso. I dettagli dell’accaduto sono stati pubblicati sul quotidiano online il Mediano, grazie al tuo interessamento.” Cosa ricorda di quel tragico evento del 1966? “Il mio ricordo riguarda un luttuoso avvenimento, che si verificò all’indomani della solenne processione del Venerdì Santo del 1966. Un episodio, purtroppo, mai narrato, di cui fui testimone oculare. E’ noto che alla lunga processione partecipano due file interminabili di incappucciati, che percorrono mestamente il circuito sacro con lunghi ceri. Ebbene, durante il tragitto, la combustione delle candele aveva prodotto, come sempre, tanta cera liquida che si era depositata sul tragitto, rimanendo fissa per diversi giorni. Il mattino del Sabato Santo, 9 aprile, allora ventenne, mi ero recato in via Turati presso la sartoria Barra per gli ultimi accorgimenti del mio vestito da indossare per le festività pasquali. L’abito di festa, oltre ad essere una consuetudine fissa di tante famiglie contadine, era un desiderio di mio padre in occasione delle ricorrenze maggiori. Controllate le ultime misure e stabilito l’orario per il ritiro, stavo per avviarmi verso l’uscita. Ecco l’imponderabile: un grosso autocarro, proveniente da via Gobetti, proseguiva in salita, diretto verso il centro. In senso opposto, invece, in discesa, giungeva una motoretta tipo Vespa condotta dal bracciante Antonio Capasso con la moglie, seduta di traverso sul sellino posteriore. Via Turati, all’epoca, era percorribile in entrambi i sensi. Va detto, che in quel tratto, oltre la salitella, la strada presenta, ancora oggi, una debole curva verso sinistra, dove era ubicata la vecchia Farmacia Angrisani. In quel posto, esisteva ed esiste tutt’ora, una strozzatura determinata dalla presenza di un angolo di fabbricato, alla cui protezione è posizionato un consistente scostacarri in pietra lavica. Il motociclista, che proseguiva a velocità moderata, accortosi della presenza del pesante automezzo, azionò i freni, nel tentativo di decelerare per ridurre ulteriormente la velocità. Tutto ciò produsse non solo lo slittamento delle ruote del motociclo, ma anche il mancato controllo del mezzo per la scarsa aderenza sull’asfalto e, soprattutto, per causa della sopra citata cera processionale. L’impatto, per la ridotta velocità, non fu violento, ma fu sufficiente a far deragliare la moto contro lo scostacarri. Il corpo del motociclista nel cadere, purtroppo, finì sotto le ruote posteriori sinistre dell’autocarro. La testa e il torace furono terribilmente schiacciate dalla ruota. La morte fu immediata e raccapricciante. Le grida delle persone tentarono, in tutti i modi, di arrestare la marcia dell’autocarro, ma il camionista, purtroppo, non si era accorto di nulla per la sua posizione opposta. L’autocarro bloccò la sua orrenda marcia e lo scenario fu orribile: il corpo irriconoscibile, pesantemente martoriato, di Antonio Capasso giaceva sotto l’autocarro. Ormai era tutto inutile. La moglie ferita, distesa a terra e illesa, vicino alla motoretta, piangeva disperatamente. L’orrendo spettacolo della tragedia, che si presentò quel giorno davanti ai miei occhi fu indescrivibile. Intanto il corpo del ventiquattrenne fu trasferito all’Ospedale Loreto Nuovo di Napoli, dove fu certificata la morte. Ero, all’epoca, ancora un giovane di periferia. Profondamente scosso, feci ritorno a casa a piedi, come ero venuto. Il vestito dal sarto fu ritirato da mio padre il pomeriggio di quel giorno. Quell’anno, la Pasqua fu una tristezza assoluta nella mia interiorità più assoluta. Col trascorrere degli anni, il ricordo di quella straziante mattina era sempre vivo in me, specialmente quando facevo ritorno su quel posto.” Quella tragedia si poteva evitare? “Certamente sì. Gli organizzatori e i responsabili dell’ordine pubblico conoscevano bene il problema della cera. Ogni anno, puntualmente, il caratteristico e fastidioso stridio dei pneumatici si presentava alle nostre orecchie in occasione di brusche frenate. Il fenomeno, comunque, si trascinò per lungo tempo, fino a quando non si decise di utilizzare una semplice protezione in plastica per la raccolta della cera liquefatta. Sarebbe bastato, però, un semplice accorgimento ed una vita sarebbe stata salvata.”

La Crocifissione” del 1941: il “grido” di Renato Guttuso contro l’eterna violenza dei tiranni

0
Cristo viene crocifisso ogni giorno, in ogni tempo. Presentato in concorso al Premio Bergamo del 1942, il quadro fu bersaglio delle polemiche di alcuni critici e di molti rappresentanti del clero. Guttuso si difese spiegando che aveva voluto rappresentare l’oltraggio a Cristo che viene fatto in ogni tempo dalla violenza del potere ( e dalla guerra in corso). Per comunicare questo messaggio il pittore modificò l’iconografia tradizionale della “Crocifissione” e impostò l’impaginazione, il disegno e la resa cromatica  in modo tale che risultassero coerenti col significato che egli attribuiva alla sua opera.   Renato Guttuso dipinse questa “Crocifissione” nel 1941, e l’anno dopo la presentò in concorso alla quarta edizione del Premio Bergamo, provocando reazioni e proteste di ogni tipo: il quadro venne giudicato da alcuni giornalisti un “volgare insulto alla religione”e, dal punto di vista tecnico, un confuso “pastrocchio” di linee e di tinte. Il 24 settembre 1942 sull’ “Osservatore Romano” monsignor Celso Costantini descrisse l’opera come “un baccanale orgiastico di figure e di colori, che oltraggia nel modo più crudo e villano la nostra fede”. Il vescovo di Bergamo Bernareggi vietò l’accesso alla Mostra “ a tutto il clero della diocesi e a quello di passaggio, pena l’immediata sospensione a divinis”. Guttuso venne difeso dal parroco don Giuseppe De Luca, in nome del principio che ciò che è umano è di per sé “cristiano”. Uomini di Chiesa e qualche critico si augurarono che Mussolini bloccasse il Premio, ma era una speranza vana, perché il Premio era stato voluto e promosso dall’uomo più importante nel panorama culturale del regime, il ministro Giuseppe Bottai. Alla fine, il quadro di Guttuso venne ammesso alla competizione e, a definitiva dimostrazione della “doppiezza” del mondo degli intellettuali italiani, ottenne il secondo premio.Alcuni anni dopo il pittore ricordò che nel giudicare il quadro non bisognava dimenticare la data di composizione, il 1941, l’anno in cui la guerra stava mettendo a nudo la ferocia del nazismo e i disastri del fascismo: quel quadro era, insomma, un coraggioso “grido” contro la violenza dei tiranni, e in questa prospettiva la sua “ Crocifissione” – disse Guttuso – diventava il simbolo eterno della battaglia che da sempre e per sempre gli uomini liberi combattono contro chi cerca di fare a pezzi quella libertà, contro chi, per ordine del tiranno,  spara sulla folla che protesta e sui bambini, come oggi accade in Myanmar, in Libia e in altre parti del mondo. E proprio per sottolineare il valore simbolico che egli attribuiva alla “Crocifissione” il pittore eliminò tutti quegli elementi iconografici che avrebbero potuto collocare la sua opera all’interno di una tradizione consolidata da secoli: il volto di Cristo è nascosto dal corpo del crocifisso, ai piedi della Sua croce non c’è la Madonna, ma c’è la Maddalena, completamente nuda, di una nudità che non ha nulla di sensuale, ma serve soltanto a rappresentare la violenza del tiranno che “spoglia i cittadini”, privandoli dei diritti e dell’identità, e non risparmia nemmeno i carnefici che eseguono i suoi ordini e che sono anche essi nudi. Nel respingere le accuse relative alla nudità della Maddalena Guttuso fu particolarmente aspro: se avesse voluto rappresentare una nudità sensuale, avrebbe usato altre tecniche, di disegno e di colore: sapeva, Guttuso, che pochi pittori dell’epoca erano in grado di competere con lui nella “resa” erotica del nudo femminile. Perfino i cavalli hanno un valore simbolico: uno “sopporta” paziente il carnefice che gli monta in groppa, l’altro invece rifiuta con il movimento netto e fiero del collo e della testa ciò che gli viene offerto dall’altro carnefice. A questo torturatore il pittore avrebbe voluto appioppare i baffetti alla Hitler, ma poi cambiò idea, proprio per evitare riferimenti a una precisa epoca storica. Non modificò i pugni chiusi di Cristo e dell’uomo che è stato crocifisso accanto a Lui: Guttuso ammise che quei pugni chiusi avevano un chiaro significato politico. Geniale è la coerenza tra l’impaginazione del quadro e il “messaggio” che l’autore vuole comunicare: il terzo crocifisso non è allineato con gli altri due, e la sua “posizione” impone una lettura circolare dell’opera: una lettura  confermata dalle braccia distese della donna che sta alle spalle della Maddalena e dalla disposizione stessa delle tre donne. Ma le prospettive si intrecciano, e lo spazio si divide in spazi multipli e contrastanti. Linee di lettura sono dettate dai lati del tavolo su cui gli strumenti di tortura rappresentano un’anomala “natura morta”, dalla contrapposizione dei movimenti dei due cavalli, dalle croci: due portano il nostro sguardo verso l’alto, la terza lo abbassa: il “gioco” viene confermato dai “gruppi” di case. Come George Braque Guttuso non sopporta spazi vuoti, e come i grandi Maestri dell’Espressionismo, in particolare Ensor e Beckmann, egli ama un disegno spigoloso, estremo, volutamente ribelle alle norme di ogni Accademia e all’armonia della sfera. Alla stessa logica obbediscono i colori, che dettano “simboli”: il corpo chiaro di Cristo e di Maria Maddalena,  il “rosso” diabolico del crocifisso che non seguirà Cristo in Paradiso, il viola “quieto” del cavallo obbediente, il verde acido del cavallo ribelle. Dal disegno, dall’intreccio delle linee di lettura e dal contrasto cromatico viene, intensa, la suggestione, di una scena che si muove nello spazio e nel tempo, di uno “stare”  che risulta momentaneo e tenta di modularsi in continuo “divenire”:  Guttuso voleva dirci proprio questo, che Cristo viene crocifisso ogni giorno, in ogni parte del mondo.  

Torre Annunziata/San Giuseppe Vesuviano/ Poggiomarino, servizio “Alto impatto”: 5 denunce e sanzionato un barbiere a domicilio

Torre Annunziata, San Giuseppe Vesuviano e Poggiomarino, servizio di controllo del territorio ad “Alto Impatto” dei Carabinieri. 5 persone denunciate e sanzionato un barbiere “a domicilio”.


I carabinieri della Compagnia di Torre Annunziata, insieme a quelli del Nucleo Cinofili di Sarno e del Reggimento “Campania”, hanno eseguito un servizio di controllo del territorio ad “Alto Impatto” a Torre Annunziata e nei comuni limitrofi.
Sono stati eseguiti numerosi controlli nei luoghi di maggiore concentrazione di persone e di maggior transito veicolare.
A Poggiomarino, un 42enne, già nota alle forze dell’ordine, è stato denunciato, all’esito di un controllo stradale, per ricettazione, dopo essere stato sorpreso alla guida di un’autovettura risultata rubata il 18 marzo scorso in un comune del vesuviano.
A San Giuseppe Vesuviano, un 55enne ed una 53enne, entrambi già noti alle forze dell’ordine, sono stati denunciati per smaltimento illecito e gestione incontrollata di rifiuti speciali. I due avevano realizzato una discarica abusiva a cielo aperto in un fondo agricolo di loro proprietà, accumulando materiale di risulta di lavorazioni edili, in parte già dato alle fiamme.
Ancora nello stesso comune, un 35enne e un 49enne incensurati sono stati denunciati per furto aggravato di energia elettrica. I militari hanno accertato un allaccio abusivo alla rete pubblica che ha alterato nel tempo la rilevazione dei consumi per complessivi 18mila euro.
Durante il servizio sono state controllate 103 persone e 61 veicoli. Nell’ambito delle verifiche circa il rispetto del Codice della Strada sono state 13 le contravvenzioni elevate e 2 le autovetture sequestrate. Mancato uso delle cinture di sicurezza, guida senza patente e mancanza di copertura assicurativa le violazioni maggiormente riscontrate.
Specifica attenzione è stata rivolta infine anche alla verifica del rispetto delle attuali norme anti-Covid, con 10 sanzioni elevate a carico di altrettanti soggetti controllati al di fuori del proprio comune di residenza, senza comprovati motivi di necessità, lavoro o salute. A Torre Annunziata, un barbiere è stato inoltre sorpreso e sanzionato mentre eseguiva un taglio nell’abitazione di un cliente.

Ospedale Evangelico Betania, primo impianto spalla bioinduttivo in Campania

Riceviamo e pubblichiamo dall’ospedale Betania

All’Ospedale Evangelico Betania è stato eseguito un intervento innovativo di ricostruzione e rigenerazione dei tendini della cuffia dei rotatori (REGENETEN) con utilizzo di un bio-impianto costituito di collagene di tipo I, sulla spalla di un paziente con severa lesione di cuffia

All’Ospedale Evangelico Betania è stato eseguito un intervento innovativo di ricostruzione e rigenerazione dei tendini della cuffia dei rotatori (REGENETEN) con utilizzo di un bio-impianto costituito di collagene di tipo I, sulla spalla di un paziente con severa lesione di cuffia. L’operazione, eseguita dai chirurghi dott. Giacomo Negri, Direttore dell’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia e dottore di Ricerca in Bio-Materiali, e dal dott. Francesco Tancredi; è il primo ad essere eseguito in Campania e tra i primissimi in Italia che si avvale dell’utilizzo di device derivanti dall’ingegneria biomedica.

Il bio-impianto non solo permette di eseguire una sutura tendinea,ma agisce anche da impalcatura bio-stimolatrice per la proliferazione e rigenerazione del tessuto tendineo. 

“Questo intervento riflette il lavoro e l’impegno dell’equipe ortopedica dell’Ospedale Evangelico Betania nell’utilizzo di materiali derivanti dall’ingegneria biomedica per la riparazione dei tessuti articolari ed extra-articolari delle principali articolazioni del corpo”, spiega il dott. Giacomo Negri, che aggiunge “È, infatti, pratica consolidata anche l’utilizzo di derivati quali il Platelet Rich Plasma (P.R.P.) nella cura delle malattie degenerative articolari e tendinee, e delle Cellule Mesenchimali Staminali per la cura dei ritardi di consolidazioni. A piccoli passi, ci si affaccia con speranza al futuro. Siamo una piccola unità”.

Nel 2020, anno particolare per la problematica Covid, nonostante le difficoltà all’Ospedale Evangelico Betania sono stati eseguiti quasi 1000 interventi chirurgici di ortopedia dei quali più del50% sono rappresentati dalla chirurgia protesica di Anca, Ginocchio, Spalla e Gomito e dalla Chirurgia Artroscopica di Spalla e Ginocchio. 

“L’utilizzo di bio-materiali nella nostra consolidata pratica è anche uno stimolo per garantire ai nostri pazienti il miglior risultato possibile del trattamento chirurgico cui si sono sottoposti”, conclude Negri.

Cercola, aumento TARI, i consiglieri di minoranza: “I cittadini pagano l’inadeguatezza e l’incapacità del Sindaco e della sua maggioranza”.

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Cercola.

 

I Consiglieri di minoranza Giovanni Rinaldi, Biagio Rossi, Esposito Pasquale, Esposito Giorgio e Romano Immacolata dichiarano che le attuali tariffe TARI sono state approvate dai Consiglieri di maggioranza nel Consiglio Comunale del 30 settembre 2020, grazie a un  Piano Economico Finanziario consegnato tardivamente unitamente ai documenti annessi senza che i consiglieri potessero prenderne visione e svolgere dovuti approfondimenti. 

Tale circostanza non ha impedito la discussione, in quella sede, sulle criticità della gestione del ciclo dei rifiuti, ma il Sindaco Fiengo e la sua maggioranza non hanno mai mostrato alcuna intenzione di affrontare seriamente l’argomento e di risolvere le inadempienze che hanno causato l’aumento della TARI negli ultimi anni di € 1.200.000,00 su un appalto di oltre € 10.000.000,00.

Abbiamo evidenziato, in un Consiglio comunale monotematico, un aumento sconsiderato della produzione dei rifiuti (+22%). In tale sede, il Sindaco ha candidamente ammesso che dal 2017, l’Amministrazione Comunale non svolge alcun tipo di controllo sul ciclo dei rifiuti “la pesa è rotta”, a danno dei cittadini Cercolesi che si vedono aumentare le tasse in modo smisurato.

Inoltre, abbiamo sottolineato che tutti i miglioramenti al servizio proposti dalla ditta in sede di gara d’appalto, non vengono svolti, nonostante siano lautamente pagati dagli ignari cittadini. 

Contro gli interessi dei cittadini, tutta la maggioranza Fiengo ha anche votato contro l’istituzione di una commissione d’inchiesta, proposta dalla minoranza, per fare chiarezza sui vari punti oscuri della gestione dei rifiuti, con l’obiettivo di portare ad una riduzione delle tariffe.  Ad oggi l’Amministrazione Comunale continua a non fornire risposte né tantomeno i documenti richiesti.

Noi non ci siamo fermati e abbiamo continuato il nostro percorso di denuncia, nonostante i tentativi ostruzionistici allo svolgimento di azioni di controllo e vigilanza a cui noi consiglieri di minoranza siamo chiamati, perché legittimati dal mandato elettorale dei cittadini.

E’ evidente che la causa dell’aumento della TARIè da attribuire esclusivamente alla inadeguatezza e incapacità politica dell’attuale Amministrazione guidata dal Sindaco Fiengo, dagli Assessori e dai Consiglieri Comunali di maggioranza, totalmente disinteressati dei problemi reali dei cittadini Cercolesi, in un così grave momento di difficoltà sanitaria ed economica.

Ci chiediamo: Come mai nessun Consigliere di maggioranza ha mosso un dito per chiarire questa vicenda? 

Certi di aver evidenziato gravissime anomalie sulla gestione dell’appalto, sulla totale assenza di un piano di recupero dell’evasione e contrasto dell’elusione, abbiamo investito gli organi competenti per chiarire i tanti aspetti oscuri, nell’esclusivo interesse di tutti i cittadini.