Torre Annunziata e comuni limitrofi, controlli sul territorio: sanzioni e un arresto

I carabinieri della compagnia di Torre Annunziata, insieme a quelli del reggimento Campania, hanno svolto un servizio di controllo del territorio disposto dal comando provinciale di Napoli. 91 le persone e 49 veicoli controllati: 7 le sanzioni al codice della strada notificate, un veicolo sequestrato. Arrestato Gennaro Cirillo, trentenne di Boscoreale, in esecuzione di un’ordinanza emessa dal tribunale di sorveglianza di Napoli. 4 le persone sanzionate per la normativa anti covid. Un bar di Poggiomarino, temporaneamente sospeso qualche giorno fa proprio per violazioni alla norma anticontagio, è stato nuovamente sanzionato perché trovato aperto nonostante la chiusura imposta.

Casoria e Afragola: Operazione alto impatto dei carabinieri. Due arresti

Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa del Comando Provinciale dei Carabinieri di Napoli.  I Carabinieri della compagnia di Casoria, nell’ambito di un servizio di controllo del territorio disposto dal comando provinciale di Napoli hanno controllato 62 persone e 33 veicoli. Due le persone arrestate. I carabinieri della sezione radiomobile di Casoria hanno arrestato per furto aggravato Mariano pignetti, 48enne di ponticelli già noto alle forze dell’ordine. È stato sorpreso in via Toti, nella frazione di Arpino di Casoria, mentre smontava e portava via la ruota posteriore sinistra di una utilitaria parcheggiata. Pignetti è così finito in manette. E’ stato sottoposto ai domiciliari ed è ora in attesa di giudizio Nel comune di Afragola, i carabinieri della locale stazione hanno arrestato per evasione Bruno Raia, 57enne del posto sottoposto ai domiciliari. Durante un controllo è stato sorpreso fuori dalla sua abitazione. Risotto posto ai domiciliari, Raia in attesa di giudizio.

Marigliano, alloggi abusivi: consegnato immobile a Pontecitra

Dalla polizia locale di Marigliano riceviamo e pubblichiamo Sesto immobile occupato abusivamente, restituito a soggetti aventi diritto. Sesto immobile consegnato a Pontecitra dalla polizia locale di Marigliano e dall’ ufficio patrimonio del comune di Marigliano a soggetti aventi diritto. Dopo la ricostruzione di indagine effettuata dalla polizia locale di Marigliano e terminata ad ottobre 2020, di concerto con ufficio patrimonio si sta iniziando ad assegnare le case agli aventi diritto. Un risultato di grande successo e una svolta non indifferente. ” Tutto questo-ha dichiarato il comandante Nacar-registra il risultato di un’ attività iniziata nel 2019 e terminata nel 2020 con una sinergia di intenti con ufficio patrimonio diretto da ing. Ciccarelli. Invito le persone sempre a denunciare, ma devo dare atto che questa svolta ha portato la scoperta di alcune figure che nell’ultimo caso si sono proposte positivamente all’ istituzione dichiarando l’uscita dallo stato di abusività e permettere lo slittamento degli aventi diritto nella graduatoria di assegnazione”.   Fonte foto: rete internet

ACQUA, il progetto del collettivo Tramandars nell’ex base N.A.T.O. di Bagnoli

Il murale di circa venti metri, contributo dell’artista Valiante è stato terminato. Fa parte di quella rigenerazione urbana dell’ex Base N.A.T.O., complesso di edilizia militare per il comando delle forze alleate nel sud Europa, situato sulla collina di San Laise nel quartiere di Bagnoli, periferia occidentale di Napoli. Il progetto ACQUA messo a punto dal collettivo Tramandars si pone l’obiettivo di indagare la sorte di un luogo quando perde la sua precedente funzione ovvero, cittadella militare completamente autonoma. Laddove un capolavoro architettonico si realizza quando una determinata opera raggiunge l’armonia tra funzione e bellezza, ora che la cittadella militare di Bagnoli è stata smilitarizzata, la struttura che resta in quel luogo ha perso il suo scopo e con ciò l’aspirazione al bello in quanto utile, secondo la concezione classica dell’utilitas. Resta lo scheletro di molti fabbricati, tra cui palestre, campi sportivi, bar e negozi, una scuola, una banca e ancora un eliporto, un bunker antiatomico su cui insiste la proprietà della Regione e della Fondazione Campania Welfare. L’intervento di riadattamento procede a singhiozzo, alcuni spazi hanno convertito il loro scopo, ma molto ancora resta da fare per rendere l’intera area fruibile dalla collettività. La grande opera muraria ideata dal collettivo Tramandars vuole rappresentare quella goccia che apre gli spazi alla cittadinanza. Non a caso il murale, simbolo di quell’arte popolare che ha in se la forza autentica della libertà. Arte non più appannaggio esclusivo dei sovrani, celebrativa del blasone del censo e del casato, ma espressione della sovranità pubblica, dell’impegno comune di conquista e utilizzo degli spazi cittadini. Non più gli affreschi nelle stanze del palazzo nobiliare fortificato e inaccessibili, ma l’immagine celebrativa dell’apertura come servizio pubblico, luogo ove si fonda la comunità. Insomma un’arte che ha l’ambizione di anticipare, interpretare, è soprattutto guidare i cambiamenti della società. L’artista campano Vittorio Valiante, ha raccolto la sfida intercettando la vera forza militante del territorio di Bagnoli ovvero l’acqua. Quei luoghi infatti sono da sempre famosi per le sorgenti termali, da qui il legame alla mitologia greca, alle ninfe, alle bellissime Nereidi, tra cui Teti, madre di Achille e personaggio mitologico dalla indomita tempra. L’acqua che scorrendo rigenera, sempre capace di crearsi una strada anche nel territorio più refrattario e ostile. Imprevedibile giacché distruttrice e vitale, rappresenta la più iconica forza, interprete del cambiamento che quel territorio aspetta da anni.

Bruciano, incontro letterario con Angelo Iannelli al ristorante “Amore Mio”

Riceviamo e pubblichiamo. 
Si svolgerà Martedi 1 Giugno alle ore 19.30 in via G. Amendola 69 presso il Ristorante  “Amor mio” a Brusciano l’incontro letterario con l’attore e scrittore Angelo Iannelli, che presenterà il suo  ultimo lavoro letterario “Pandemia II Ondata Rabbia e Confusione la Sfida di Pulcinella”  edito da Albatros  con prefazione del Magistrato Catello Maresca . L’incontro è inserito nel tour della rinascita  dell’ultimo Pulcinella.  L’ evento è organizzato dall’Associazione  Vesuvius  in collaborazione con il ristorante “Amor Mio “ dello chef  Vincenzo Toppi. Alla conferenza stampa con l’Ambasciatore del Sorriso Iannelli, saranno presenti: Don Salvatore Purcaro Parroco di Brusciano, Mimmo Falco Vice Presidente Ordine dei Giornalisti della Campania,  Fabio  Toscano  Attore, Emanuela Gambardella  Giornalista. Modererà l’incontro Edda  Cioffi Psicologa e conduttrice TV. La serata sarà aperta dal maestro sassofonista Michele Pannone che accompagnerà con le sue noti musicale  una modella di Maria Mauro  raffigurante il virus a seguire la voce del maestro chitarrista Luca Allocca. La serata sarà impreziosita dalla presenza del maestro Marcello Colasurdo Presidente onorario Ass. Vesuvius. Alla manifestazione  sono stati invitati soltando i mass media locali, le riprese televisive affidate a Franco Capasso di TV  Economy  e Maria Villani di Radio no Frontiere e Napoli calcio news. Una  serata tra pochi amici, rispettando le normative anticovid all’insegna delle emozioni iannelliane come ha asserito  il King del sorriso Iannelli “ Brusciano ha sete di cultura e la periferia  deve diventare centro della vita”. 

Palma Campania, ecco il murale per Giancarlo Siani

Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa del comune di Palma Campania.  È stato presentato il murale dedicato a Giancarlo Siani, il giornalista ucciso dalla camorra nel 1985, realizzato da Luca Carnevale a Palma Campania, su un muro dell’istituto comprensivo “Vincenzo Russo” in via Trieste. Alla presentazione hanno partecipato la dirigente scolastica Enza D’Agostino, l’assessore alla cultura Elvira Franzese, il sindaco Nello Donnarumma e l’onorevole Paolo Siani, fratello di Giancarlo. Presenti anche i rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri, col responsabile della Compagnia di Nola, capitano Gerardo De Siena e il comandante della stazione di Palma Campania, maresciallo Massimo Nasti Paolo Siani e il sindaco hanno risposto alle domande dei ragazzi della “Vincenzo Russo”, una delegazione di alunni della terza media, autentici protagonisti della mattina con le loro importanti riflessioni. La dirigente D’Agostino ha spiegato che “i ragazzi sentono Siani vicini a loro” ed ha sottolineato l’importanza del dialogo tra le istituzioni, che porta sempre risultati sul fronte della legalità. L’assessore Franzese ha parlato della necessità di “stare tutti insieme per perseguire la legalità e il rispetto delle regole”, aggiungendo che la città da tempo porta avanti un percorso di valorizzazione del territorio attraverso l’arte. E proprio su arte e legalità si è soffermato il sindaco Nello Donnarumma: “Questo che presentiamo non è soltanto un muro: è un simbolo, è un’opera d’arte che trasmette un messaggio bellissimi”. L’onorevole Paolo Siani ha evidenziato i passi avanti compiuti verso la legalità e ha aggiunto: “La camorra tentò di zittire Giancarlo, ma ora lui parla con le voci di tanti ragazzi e ragazze”. Gli alunni e le alunne dell’istituto comprensivo hanno fatto molte domande a Siani (e poi anche al sindaco): dal rapporto personale tra i due fratelli, al dolore che si rinnova, fino al messaggio che il giornalista ha lasciato nel corso degli anni. Luca Carnevale, autore del murale che non ha potuto essere presente all’evento per problemi personali, porta avanti un progetto che prende il nome di HUMAnhERO, con il quale cerca di rappresentare i fatti della vita attraverso il linguaggio del fumetto, celebrando i protagonisti di quest’ultima come dei veri e propri supereroi (di quelli americani), pur essendo loro persone normali, facendone però prevalere lo status di “umani” rispetto a quello di “super”. Nell’ambito di questo progetto è nato il murale di Palma Campania dedicato a Giancarlo Siani.

Somma Vesuviana, memoria e presenza: il ricordo dei sei presunti briganti fucilati il 23 luglio 1861

A Somma Vesuviana si ricorda un clamoroso episodio di fucilazione, senza regolare processo, ad opera del capitano Federico Bosco, conte di Ruffina. Il 23 luglio del 1861, alle ore 15, nei pressi del largo Mercato, oggi piazza Vittorio Emanuele III, sei cittadini di Somma furono fucilati dai bersaglieri piemontesi senza uno straccio di processo.Perché non si inganni la Memoria” è il titolo del percorso d’approfondimento storico che la Scuola Media Statale San Giovanni Bosco – Summa Villa, in collaborazione con l’Amministrazione cittadina, ha voluto dedicare quest’anno ai sei cittadini sommesi, presunti briganti, fucilati dal plotone dei bersaglieri piemontesi il 23 luglio del 1861 in Largo Mercato, attuale Piazza Vittorio Emanuele III. Una scelta infelice, però, quella di celebrare tale giornata in occasione della Festa della Repubblica. Sarebbe stato più opportuno rievocare l’episodio il 23 luglio di quest’anno, in occasione del 160° anniversario della fucilazione. Comunque, l’evento si dividerà in due momenti: un convegno che si terrà, martedì 1 giugno alle ore 17:00, presso il cortile della Sala Consiliare e, il giorno dopo 2 giugno, l’apposizione di una targa commemorativa insieme a sei pietre di inciampo nella centralissima piazza cittadina. Si concretizza, in questo modo, anche se diversamente, il parere della Commissione Toponomastica, in relazione alla ratifica con verbale n°6 del 24 gennaio 2019 (prot.n°1996/2019). Manca, però, il parere della Giunta municipale (art. 9, titolo III, Regolamento approvato con Delibera di Consiglio Comunale n°9  del 13/02/2015) e l’autorizzazione della Sovrintendenza ai Beni storici e paesaggistici (art. 12, titolo III, idem). Legata alla manifestazione vi sarà la presentazione di un opuscolo con aneddoti e foto, ben curato dal laboratorio di storia. Al convegno relazioneranno Guido D’Agostino dell’ ICSR Vera Lombardi, Ciro Raia dell’ IRESCOL, lo storico locale Domenico Parisi e il Dirigente scolastico Ernesto Piccolo. Interverranno il Sindaco Salvatore Di Sarno e l’assessore alla cultura Rosalinda Perna. Numerose saranno le riflessioni dei giovani studenti. Sarà anche l’occasione per rispolverare i primi ragguagli sul triste episodio del compianto ricercatore Giorgio Cocozza (1931 – 2002), pubblicati nel 1990 sulla rivista Summana n°19, ma anche le profonde conoscenze dell’emerito prof. Carmine Cimmino di Ottaviano, che approfondì il caso nel suo libro del 1998 dal titolo I Briganti del Vesuvio. Bisogna, infine, rammentare anche le intense indagini archivistiche del prof. Enrico Di Lorenzo (1938 – 2020) e del Dott. Domenico Russo, pubblicati sulla rivista Summana n°71 del 2011. Ecco i sei nomi: Francesco di Mauro nato a Somma il 21 agosto del 1816 da Giuseppe e Teresa Terracciano, sposato con Donna Errichetta Pisanti (+ 1898) fu Filippo di Ottajano, domiciliato in Strada Castiello, impiegato civile; Giuseppe Iervolino nato a Napoli (?) da Domenico (negoziante) e Donna Rachele Cuocolo, sposato con Angela Rosa Perillo, domiciliato in Strada Persico, proprietario; Angelo Granato nato a Somma il 23 marzo del 1808 da Carmine e Aurelia Mele, sposato il 30 giugno del 1845 con Anna Maria Granato, domiciliato in Strada Ciciniello, proprietario; Luigi Romano nato a Somma il 2 maggio del 1825 da Carmine ed Eugenia Colella, sposato con Vincenza di Palma, domicilato in Strada Pigno, proprietario; Saverio Scozio nato a Somma il 31 luglio del 1832 da Nicola Sposito seu Scozio e Maddalena di Mauro, sposato il 31 gennaio del 1853 con Chiara Maria Concetta di Palma, domiciliato in Strada Castello, possidente; Vincenzo Fusco nato a Somma il 2 novembre del 1805 da Sabato e Carmina Maione, sposato il 2 aprile del 1831 con Pasqua De Falco e domiciliato in Strada Spirito Santo, contadino. Un triste episodio, comunque, per la nostra comunità, che ancora oggi si interroga su quegli efferati delitti commessi all’indomani dell’Unità d’Italia. È evidente che i piemontesi vollero a tutti i costi ristabilire l’ordine, ma rimane il dubbio se i sei fucilati fossero veri briganti oppure vittime di qualche resa di conti tra le potenti famiglie locali, divise ormai in due fazioni, come spiega il prof. Carmine Cimmino. La lista dei nomi, stranamente, fu consegnata al capitano Federico Bosco, conte di Ruffina, dal Sindaco Domenico Angrisani e dal capitano della Guardia nazionale Vincenzo Giova. Altri due fermati furono rilasciati in quanto religiosi: Rev. Felice di Mauro (1812 – 1893) di Giuseppe e Teresa Terracciano; l’altro reverendo si suppone – secondo lo storico locale Dott. Domenico Russo –  che fosse Mons. Giovanni de Felice (1798 – 1877) di Andrea e Donna Maria Giuseppa d’Amato. Saverio Scozio, una curiosità, era nipote di Francesco di Mauro e del Rev. Don Felice di Mauro, in quanto la madre Maddalena era una sorella dei due condannati. Comunque – continua il prof. Cimmino – nessuno dei fucilati apparteneva alle famiglie più compromesse con il brigantaggio locale. Inoltre, proprio nell’agosto successivo, il neo sindaco Michele Pellegrino (nato nel 1833) dichiarò ufficialmente che Angelo Granato e Giuseppe Iervolino erano stati sempre veri liberali e attaccati all’unità italiana e guardie nazionali di esemplare lealtà. Sia il Granato che Iervolino, però, dalle ultime acquisizioni, erano estranei alla Guardia Nazionale, come si evince dagli elenchi depositati nell’ Archivio storico cittadino. Dopo la fucilazione, la Giunta comunale deliberò la somma di 26 carlini per la spesa del trasporto su un carretto dei cadaveri al camposanto, dove furono sepolti, senza alcuna benedizione, in una parte esterna al quadrato dell’antico cimitero, detta dei colerosi. La tesi, comunque, dell’esecuzione capitale senza processo venne sostenuta a tutti gli storici filoborbonici dell’epoca, come afferma il compianto Giorgio Cocozza.  Il 3 agosto successivo, comunque, il popolo di Somma inviò al Questore di Polizia o Ministro a Napoli una lettera di protesta contro i soprusi e le esecuzioni sommarie commessi dai nazionali e soldati Piemontesi (ASN, Alta Polizia, fs. 183, inc. 6406, f.11). L’intervento pressante del Governatore della Provincia di Napoli, marchese Camillo D’Afflitto (1818 – 1899), e del Cardinale Sisto Riario Sforza (1810 – 1877) e le insistenti denunce del deputato Giuseppe Ricciardi (1808 – 1882), esponente  di spicco della Sinistra Parlamentare Meridionale, costrinsero – conclude Cocozza –  il Generale Enrico Cialdini (1811 – 1892) ad arrestare il capitano Bosco, sottoponendolo al Consiglio di Guerra. Trasferito dal carcere di Castel dell’Ovo a Torino per essere giudicato, il capitano Bosco fu prima rinviato a giudizio e successivamente e, soprattutto, clamorosamente, assolto in giudizio il 30 novembre del 1861. (il disegno del Sig. Castagna – incisione del Sig. Sargent 1862 ? fa parte della collezione privata del Dott. Domenico Russo e fu concesso gentilmente al sito www.consultamusicale.it)  

Aldo Loris Rossi diceva: “Faccio progetti a futura memoria” e insegnava agli studenti: «Rompete le scatole».

Somma Vesuviana/ scuola di via De Matha, il dietrofront di Esposito: nel 2019 inneggiava a grandi risultati, oggi propone la demolizione Il modello di Rossi, che a Somma Vesuviana ha progettato anche l’edificio di via Trentola, era la diversità o meglio, la bio – diversità. L’architetto, vincitore di premi di prestigio in Italia e all’estero, tuonava contro i palazzinari, contro chi progettava “scatole” e non edifici. Tant’è, diceva ai suoi studenti: «Rompete le scatole, sempre”, in tutti i sensi. Scomparso nel 2018, la sua visione dell’architettura è definita utopista: immaginava gli edifici come una protesi della natura, perfettamente integrati con l’ambiente. Suo è il progetto della scuola di via De Matha, costruita negli anni ’80 e che ora si vorrebbe demolire (la proposta in giunta è dell’architetto Salvatore Esposito, assessore all’edilizia scolastica) per intercettare fondi ministeriali e ricostruirla ex novo.  Forse a mò di «scatole moderne». Ad insorgere contro questa ipotesi, negli ultimi giorni, il consigliere Salvatore Rianna, seguito a ruota dal consigliere Vincenzo Piscitelli, dall’associazione Architetti ed Ingegneri, dal collettivo Tramandars, da Fratelli d’Italia e da una moltitudine di cittadini sui social.   C’è una scuola dell’infanzia, in via Giovanni De Matha, il cui progetto porta la firma di un notissimo architetto, Aldo Loris Rossi, «progettista di utopie», premiato per la «Casa del Portuale» di Napoli. Ma sua è anche la sede della Fiat Novoli a Firenze, il complesso parrocchiale di Santa Maria della Libera a Portici, la stazione di Moregine a Castellammare di Stabia, il complesso residenziale Piazza Grande ai Ponti Rossi. L’archistar, precursore di una moderna visione del rapporto uomo – natura, è scomparso nel 2018, lo stesso anno in cui, a Somma Vesuviana, nella scuola di via De Matha, si mette mano ai lavori di pavimentazione. Passa un anno e, a fine 2019, ancora una volta l’amministrazione tuttora in carica, per non farsi sfuggire un finanziamento, avvia i lavori poco prima dell’inizio dell’anno scolastico, rifacendo i bagni e, per buona misura, imbiancando i muri. Ed è novembre 2019 quando il sindaco Di Sarno, insieme all’allora assessore all’edilizia scolastica, accompagnato dal consigliere comunale che al momento detiene la delega, organizza un’inaugurazione con tanto di taglio del nastro e brindisi, per festeggiare la fine dei lavori. Circa duecentomila euro di lavori, giubilo e una serie di note stampa entusiaste abbinate a commenti sui social: «Quando le sinergie giuste si uniscono i risultati non possono che essere eccellenti», è appunto il commento dell’attuale assessore, all’epoca consigliere, Salvatore Esposito, rispetto ai lavori di via De Matha. Ma il 20 maggio scorso, la giunta delibera l’approvazione del progetto che prevede la demolizione della scuola e la sua ricostruzione. Il proponente è appunto l’architetto Esposito, assessore all’edilizia scolastica.  Nella delibera si fa cenno a diverse criticità, ad interventi necessari che «presentano alcune problematiche che pregiudicano l’agibilità dell’edificio», si addiviene alla cifra necessaria (tre milioni di euro circa) che, nelle intenzioni, dovrebbero essere finanziati attraverso l’avviso pubblico per progetti relativi ad opere pubbliche di proprietà dei comuni destinate ad asilo nido e scuole dell’infanzia, con scadenza per i termini di presentazione della domanda il 21 maggio , ossia il giorno dopo la deliberazione. Dopodiché, una vera e propria insurrezione popolare contro l’ipotesi di demolire un edificio costruito negli anni ’80 e che porta la firma di un architetto dal nome stimato nel panorama nazionale ed internazionale, per lunghi anni docente di progettazione architettonica alla Federico II, accademico emerito, vincitore di concorsi di prestigio, che tuonava contro chi costruiva palazzi a mo’ di «scatole» e mai asservito alla partitocrazia, che si vantava di non aver mai ceduto al compromesso per un incarico lottizzato, insomma un pezzo di storia. Il primo a insorgere è stato il consigliere di opposizione Salvatore Rianna, con un video sui social in cui stigmatizza l’assenza di programmazione in merito all’edilizia scolastica del territorio: «Non ci si può adeguare ai finanziamenti, ma intercettarli secondo un piano preciso, quella scuola non va demolita, anzi dovremmo farvi apporre una targa e onorarci di avere a Somma Vesuviana un’opera dell’architetto Loris Rossi, con quest’ultima vicenda aspetto che qualcuno ci dica che siamo su “Scherzi a parte”», proponendo poi una giornata di studi o un convegno incentrato sulla figura dell’architetto. Poco dopo, l’associazione «Ingegneri ed Architetti», intervenendo con una nota, ha definito l’idea della demolizione «una scelta scellerata», annunciando che si attiverà perché la scuola sia riconosciuta quale «opera di architettura contemporanea» e augurandosi che l’amministrazione comunale riconsideri la cosa nonché che i tecnici coinvolti propongano soluzioni alternative e ci va per giunta pesante, l’associazione: «In primis il dirigente della posizione organizzativa n. 4, l’architetto Giuseppe Rossi che condivide, con il progettista, “solo” il cognome».  A seguire, il collettivo «Tramandars», il consigliere Vincenzo Piscitelli, il coordinatore di Fratelli d’Italia e tanti altri pezzi di politica e società in un unico coro: «Quella scuola non va demolita».  Ciò che salta più agli occhi in tutta questa vicenda è il cambio di rotta. Nel 2017 si parla di bimbi orgogliosi della loro scuola, una circostanza fatta notare dal sindaco Di Sarno sui social con tanto di fotografie che lo ritraggono, a scuola, abbracciato ai bimbi. Nel 2018 si rifanno i pavimenti, nel 2019 si diffondono, dopo i lavori di rifacimento dei bagni e la pitturazione dei muri, fotografie e video che mostrano una scuola modello, si diffondono comunicati stampa parlando di grande lavoro di squadra, di risultati eccellenti, la si fa passare per una scuola modello e poi, lo stesso consigliere di allora che ne esalta i risultati, propone in giunta, oggi da assessore, la demolizione. Nel corpo della delibera si evidenziano tante e tali di quelle criticità che viene da chiedersi, laddove non ci fosse stata la pandemia, quella scuola avrebbe retto? Ed è tuttora idonea ad ospitare i bimbi? E se non lo è come mai sono stati spesi tanti soldi negli anni? Si sta cercando una motivazione per farla ritenere inidonea? E nel caso dove andranno a scuola i bambini?

Madonna dell’Arco, ai piedi del campanile un’edicola votiva del 1925: sarà dedicata a Suor Margherita e alle sue «bambine»

Oggi si chiude il mese di maggio, tradizionalmente dedicato alla Madonna, ma si inaugura anche una lapide che sarà apposta su un’edicola votiva finora posizionata nei pressi dell’ex orfanatrofio, opera domenicana che ha cessato la sua funzione nel 2000. L’edicola era rimasta dinanzi all’ex orfanatrofio, all’inizio di via Padre Raimondo Sorrentino, dal 1925 ad oggi. Ed era meta delle preghiere di tutte le bambine accolte negli anni. «Abbiamo voluto portare l’edicola nella cinta del Santuario, collocandola ai piedi del campanile – spiega il priore padre Alessio Romano – e apporvi una lapide che ricordi Suor Margherita e tutte le orfanelle che, dagli anni venti fino al duemila, hanno pregato dinanzi a quell’immagine. Vuol essere soprattutto un segno di riconoscenza per tutte le suore che negli anni si sono prodigate nell’ex orfanatrofio per educare e salvaguardare centinaia e centinaia di bambine, grazie alla generosità dei fedeli e all’impegno dei Domenicani». La prima pietra dell’orfanatrofio fu posta il 24 settembre del 1922, veniva poi inaugurato il 27 settembre del 1925. C’era già una orfanella: proveniva da Sezze in provincia di Latina ed era stata accolta qualche settimana prima, esattamente il 12 settembre. A lei si unirono ben presto altre sei fanciulle e furono da subito affidate alle suore della nascente Congregazione di Madonna dell’Arco. Nel 1971 fu allestito un asilo nido per ospitare bambini dai 12 mesi ai 3 anni. Nel maggio del 2000, dopo ben 75 anni, l’orfanotrofio ha cessato definitivamente la sua attività. Suor Margherita, che alle sorti dell’opera dedicata alle bimbe in difficoltà ha legato la sua esistenza, si è spenta il 18 dicembre del 2019. Era nata a Parabita (Le) il 4 agosto del 1936 e fin da giovane aveva frequentato l’Azione Cattolica, coltivando nel tempo la sua vocazione alla vita religiosa.  Nei primi anni ‘70 prende dimora presso la comunità dell’Orfanotrofio Femminile di Madonna dell’Arco. In quest’opera del Santuario, insieme alle sue consorelle e ai frati Domenicani, Suor Margherita si prende cura delle bambine che venivano affidate alla cura materna delle suore nella struttura assistenziale. Terminò quella lunga esperienza quando l’orfanotrofio fu chiuso per l’entrata in vigore della nuova legge statale che prevedeva l’accoglienza dei minori in case-famiglia o affidatarie o adottive. Conclusa quella esperienza, Suor Margherita fu trasferita presso le Case di Riposo Madonna dell’Arco, allo scopo di dedicarsi al servizio del Santuario e alla cura religiosa degli ospiti delle strutture per gli anziani. «Ricordo ancora i suoi ultimi mesi – racconta padre Alessio – quando al suo capezzale si alternavano le sue “bambine”, così amava chiamarle, che non le hanno mai fatto mancare visite e dimostrazioni di affetto. Suor Margherita era capace di donare tanta gioia e serenità, quella serenità che sapeva trasmettere col suo sorriso e col suo entusiasmo a chiunque la incontrava». Dalla chiusura dell’orfanatrofio, fino alla sua morte, è stata presente in Santuario per accogliere i pellegrini nella sala offerte, era solita donare loro un’immaginetta della Madonna e prodigarsi nel consolare chi soffriva.  Abile sarta, una volta smesso di lavorare per le sue bambine, si era dedicata a cucire per il decoro del Santuario e dei suoi frati. Dalle tovaglie per l’altare della Madonna, i lini per la messa, camici e casule per i sacerdoti, fino agli abiti religiosi dei frati. Quando le si chiedeva qualcosa era subito pronta e disponibile e sempre rispondeva “con l’aiuto della Madonna sarà fatto”. Domenica 17 novembre 2019, dopo aver partecipato alla messa delle 7, prese il “suo posto” nella sala offerte. A fine mattinata, come sempre “dopo aver fatto tutto ciò che doveva fare” fu colpita da una sincope che le causò una infermità grave. Appena un mese dopo, si addormentò per sempre. A lei e alle sue «bambine», dopo la Messa delle 18, 30 di oggi – 31 maggio 2021 – sarà dedicata una lapide posta sull’edicola dinanzi alla quale tante volte aveva pregato e che ora è stata accolta nella sua casa di sempre, il Santuario della Madonna dell’Arco.  

“Lettura per…” Un notevole progetto patrocinato dall’ Amministrazione Comunale di Ottaviano

Gli alunni delle primarie degli Istituti Comprensivi di Ottaviano impegnati, per un’ora, nella lettura interattiva e creativa con un accompagnatore maggiorenne – un genitore, un nonno, uno zio – nei giardini di Palazzo Medici, secondo gli orari, le regole e le modalità indicati nella locandina che pubblichiamo in appendice: il 29 maggio è stato riservato agli alunni dell’I.C. “M. Beneventano”, il 30 maggio a quelli dell’I.C. “ A. D’ Aosta”, il 5 giugno toccherà agli alunni dell’ I.C. di San Gennarello.   La realizzazione del progetto è stata curata da Viviana Sepe e da Mariangela Licciardo con il solido sostegno dell’ assessore “alla Scuola” dott.ssa Virginia Nappo e con il patrocinio dell’ Amministrazione Comunale. L’obiettivo immediato dell’iniziativa è quello di far sì che i ragazzi incomincino a superare alcuni limiti e alcuni condizionamenti imposti dalla pandemia: e notevole è l’aiuto che può venire da un “momento” di lettura creativa vissuto con un famigliare  nei giardini di Palazzo Medici, che è un luogo in cui si intrecciano lo splendore della Natura, la bellezza del paesaggio e il fascino della storia. Del resto, il sindaco avv. Luca Capasso, l’assessore “agli eventi” prof. Biagio Simonetti, l’assessore “alla Scuola” dott. ssa Virginia Nappo e il consigliere delegato ai “lavori pubblici e alla cura del verde pubblico” Vincenzo Caldarelli individuano nell’ incanto della Montagna e nel patrimonio d’arte e di storia di Ottaviano i cardini della ripresa sociale, culturale ed economica della città. E preziosa sarà, nelle manifestazioni e negli “eventi”, la presenza dei ragazzi degli Istituti scolastici, dei famigliari, dei docenti.