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A Somma Vesuviana si ricorda un clamoroso episodio di fucilazione, senza regolare processo, ad opera del capitano Federico Bosco, conte di Ruffina. Il 23 luglio del 1861, alle ore 15, nei pressi del largo Mercato, oggi piazza Vittorio Emanuele III, sei cittadini di Somma furono fucilati dai bersaglieri piemontesi senza uno straccio di processo.

Perché non si inganni la Memoria” è il titolo del percorso d’approfondimento storico che la Scuola Media Statale San Giovanni Bosco – Summa Villa, in collaborazione con l’Amministrazione cittadina, ha voluto dedicare quest’anno ai sei cittadini sommesi, presunti briganti, fucilati dal plotone dei bersaglieri piemontesi il 23 luglio del 1861 in Largo Mercato, attuale Piazza Vittorio Emanuele III. Una scelta infelice, però, quella di celebrare tale giornata in occasione della Festa della Repubblica. Sarebbe stato più opportuno rievocare l’episodio il 23 luglio di quest’anno, in occasione del 160° anniversario della fucilazione. Comunque, l’evento si dividerà in due momenti: un convegno che si terrà, martedì 1 giugno alle ore 17:00, presso il cortile della Sala Consiliare e, il giorno dopo 2 giugno, l’apposizione di una targa commemorativa insieme a sei pietre di inciampo nella centralissima piazza cittadina. Si concretizza, in questo modo, anche se diversamente, il parere della Commissione Toponomastica, in relazione alla ratifica con verbale n°6 del 24 gennaio 2019 (prot.n°1996/2019). Manca, però, il parere della Giunta municipale (art. 9, titolo III, Regolamento approvato con Delibera di Consiglio Comunale n°9  del 13/02/2015) e l’autorizzazione della Sovrintendenza ai Beni storici e paesaggistici (art. 12, titolo III, idem). Legata alla manifestazione vi sarà la presentazione di un opuscolo con aneddoti e foto, ben curato dal laboratorio di storia. Al convegno relazioneranno Guido D’Agostino dell’ ICSR Vera Lombardi, Ciro Raia dell’ IRESCOL, lo storico locale Domenico Parisi e il Dirigente scolastico Ernesto Piccolo. Interverranno il Sindaco Salvatore Di Sarno e l’assessore alla cultura Rosalinda Perna. Numerose saranno le riflessioni dei giovani studenti. Sarà anche l’occasione per rispolverare i primi ragguagli sul triste episodio del compianto ricercatore Giorgio Cocozza (1931 – 2002), pubblicati nel 1990 sulla rivista Summana n°19, ma anche le profonde conoscenze dell’emerito prof. Carmine Cimmino di Ottaviano, che approfondì il caso nel suo libro del 1998 dal titolo I Briganti del Vesuvio. Bisogna, infine, rammentare anche le intense indagini archivistiche del prof. Enrico Di Lorenzo (1938 – 2020) e del Dott. Domenico Russo, pubblicati sulla rivista Summana n°71 del 2011.

Ecco i sei nomi:

Francesco di Mauro nato a Somma il 21 agosto del 1816 da Giuseppe e Teresa Terracciano, sposato con Donna Errichetta Pisanti (+ 1898) fu Filippo di Ottajano, domiciliato in Strada Castiello, impiegato civile;

Giuseppe Iervolino nato a Napoli (?) da Domenico (negoziante) e Donna Rachele Cuocolo, sposato con Angela Rosa Perillo, domiciliato in Strada Persico, proprietario;

Angelo Granato nato a Somma il 23 marzo del 1808 da Carmine e Aurelia Mele, sposato il 30 giugno del 1845 con Anna Maria Granato, domiciliato in Strada Ciciniello, proprietario;

Luigi Romano nato a Somma il 2 maggio del 1825 da Carmine ed Eugenia Colella, sposato con Vincenza di Palma, domicilato in Strada Pigno, proprietario;

Saverio Scozio nato a Somma il 31 luglio del 1832 da Nicola Sposito seu Scozio e Maddalena di Mauro, sposato il 31 gennaio del 1853 con Chiara Maria Concetta di Palma, domiciliato in Strada Castello, possidente;

Vincenzo Fusco nato a Somma il 2 novembre del 1805 da Sabato e Carmina Maione, sposato il 2 aprile del 1831 con Pasqua De Falco e domiciliato in Strada Spirito Santo, contadino.

Un triste episodio, comunque, per la nostra comunità, che ancora oggi si interroga su quegli efferati delitti commessi all’indomani dell’Unità d’Italia. È evidente che i piemontesi vollero a tutti i costi ristabilire l’ordine, ma rimane il dubbio se i sei fucilati fossero veri briganti oppure vittime di qualche resa di conti tra le potenti famiglie locali, divise ormai in due fazioni, come spiega il prof. Carmine Cimmino. La lista dei nomi, stranamente, fu consegnata al capitano Federico Bosco, conte di Ruffina, dal Sindaco Domenico Angrisani e dal capitano della Guardia nazionale Vincenzo Giova. Altri due fermati furono rilasciati in quanto religiosi: Rev. Felice di Mauro (1812 – 1893) di Giuseppe e Teresa Terracciano; l’altro reverendo si suppone – secondo lo storico locale Dott. Domenico Russo –  che fosse Mons. Giovanni de Felice (1798 – 1877) di Andrea e Donna Maria Giuseppa d’Amato. Saverio Scozio, una curiosità, era nipote di Francesco di Mauro e del Rev. Don Felice di Mauro, in quanto la madre Maddalena era una sorella dei due condannati. Comunque – continua il prof. Cimmino – nessuno dei fucilati apparteneva alle famiglie più compromesse con il brigantaggio locale. Inoltre, proprio nell’agosto successivo, il neo sindaco Michele Pellegrino (nato nel 1833) dichiarò ufficialmente che Angelo Granato e Giuseppe Iervolino erano stati sempre veri liberali e attaccati all’unità italiana e guardie nazionali di esemplare lealtà. Sia il Granato che Iervolino, però, dalle ultime acquisizioni, erano estranei alla Guardia Nazionale, come si evince dagli elenchi depositati nell’ Archivio storico cittadino. Dopo la fucilazione, la Giunta comunale deliberò la somma di 26 carlini per la spesa del trasporto su un carretto dei cadaveri al camposanto, dove furono sepolti, senza alcuna benedizione, in una parte esterna al quadrato dell’antico cimitero, detta dei colerosi. La tesi, comunque, dell’esecuzione capitale senza processo venne sostenuta a tutti gli storici filoborbonici dell’epoca, come afferma il compianto Giorgio Cocozza.  Il 3 agosto successivo, comunque, il popolo di Somma inviò al Questore di Polizia o Ministro a Napoli una lettera di protesta contro i soprusi e le esecuzioni sommarie commessi dai nazionali e soldati Piemontesi (ASN, Alta Polizia, fs. 183, inc. 6406, f.11). L’intervento pressante del Governatore della Provincia di Napoli, marchese Camillo D’Afflitto (1818 – 1899), e del Cardinale Sisto Riario Sforza (1810 – 1877) e le insistenti denunce del deputato Giuseppe Ricciardi (1808 – 1882), esponente  di spicco della Sinistra Parlamentare Meridionale, costrinsero – conclude Cocozza –  il Generale Enrico Cialdini (1811 – 1892) ad arrestare il capitano Bosco, sottoponendolo al Consiglio di Guerra. Trasferito dal carcere di Castel dell’Ovo a Torino per essere giudicato, il capitano Bosco fu prima rinviato a giudizio e successivamente e, soprattutto, clamorosamente, assolto in giudizio il 30 novembre del 1861.

(il disegno del Sig. Castagna – incisione del Sig. Sargent 1862 ? fa parte della collezione privata del Dott. Domenico Russo e fu concesso gentilmente al sito www.consultamusicale.it)