Portici, Classe cancellata al “Levi” : alunni senza scuola
Riceviamo e pubblichiamo
I genitori: “Conseguenze disastrose per i nostri figli! Dovremmo ricomprare testi e reinserirli in altre classe con altri docenti e alunni.”
Portici. Troppo pochi per formare una classe seconda, e la scuola Carlo Levi di Portici (Na) ha chiesto ad alunni e alle famiglie di trovare alternative.
Durante il primo anno, a detta dei genitori degli alunni, la classe formata da solo 8 alunni non ha avuto problemi e anzi, il corpo docente aveva rassicurato le famiglie degli studenti facendo presente che dato il numero esiguo avrebbero lavorato meglio rispetto ad una classe numerosa.
Eppure, in data 03 agosto 2021 la scuola invia una mail ai genitori in cui avvisa che la classe non può formarsi in quanto il CSA: Ufficio scolastico territoriale di Napoli, non ha dato l’organico di diritto, e quindi invita gli alunni a passare su un altro indirizzo della scuola, oppure chiedere il nulla osta per cambiare istituto.
In merito alla questione interviene una madre di uno degli alunni rimasti senza classe, che ricostruisce passo dopo passo l’intera vicenda.
“A giugno la scuola ci comunica in via informale che il CSA non aveva concesso l’organico di fatto per quella classe- afferma una delle madri degli alunni– così assieme ad un gruppo di mamme decidiamo di fare tappa all’ufficio scolastico, ma non ci hanno ricevuto.
Scriviamo, quindi, una mail PEC indirizzata all’ufficio scolastico regionale e provinciale e alla scuola, e alleghiamo un’istanza a firma di tutti i genitori in cui chiediamo il motivo di questa cancellazione, facendo presente che durante il precedente anno scolastico 8 alunni bastavano per formare una classe.
Ed ora? Cosa è cambiato?
Non abbiamo mai avuto risposta e pensavamo fosse tutto rientrato, e invece- precisa poi la madre di uno degli studenti- faccio presente che questo indirizzo di scienze applicate ha la particolarità, per i primi due anni, di fare 2 ore in più a settimana, in cui i ragazzi fanno una seconda lingua straniera: spagnolo oltre all’inglese.
Questa particolarità della seconda lingua per il biennio è certificata anche nel PTOF della scuola, pertanto all’atto dell’iscrizione gli studenti hanno scelto questa scuola e non altre sul territorio per questa particolarità.
Inoltre, esiste anche un’aggravante: le scuole del territorio vesuviano munite di sezioni di scienze applicate, in tempo di covid-19 e già di fatto stracolme, non accetterebbero mai 8 alunni e quindi non solo i ragazzi sarebbero costretti a cambiare docenti, ma anche compagni di classe, particolare che arrecherebbe negativi riscontri psicologici in età adolescenziale a quest’ultimi.
Noi genitori saremmo costretti a ricomprare tutti i libri in quanto, in genere, valgono per il biennio.”
La madre chiarisce poi un altro punto essenziale della vicenda: “Durante l’anno scolastico ci sono state altre iscrizioni e i ragazzi sono arrivati ad esserne 12, ma tra richieste di rispostamenti e bocciature sono ritornati, in data odierna, agosto 2021, ad essere gli 8 che hanno iniziato.
Quindi, noi genitori e i ragazzi, che non solo non si vogliono separare, ma vogliono fare il liceo e le stesse materie iniziate lo scorso anno, compreso lo spagnolo, ci chiediamo e chiediamo al CSA: Perché lo scorso anno ci ha concesso di cominciare con 8 e per l’anno scolastico 2021/2022 invece no?
8 erano e 8 sono ancora oggi- conclude poi la madre di uno degli studenti– diversamente non doveva accettare la classe nemmeno lo scorso anno!
Almeno gli studenti avrebbero conosciuto direttamente altri amici e professori, e noi genitori non avremmo affrontato la spesa dei libri, cosa non da poco, e che in questo momento sarebbero inutili per il nuovo e ipotetico percorso scolastico.”
Sant’Anastasia/Concorsopoli, Iorio risarcisce il Comune per danno di immagine. Il sindaco: “Restituiremo le quote a chi ha partecipato ai concorsi”

Pomigliano, il sindaco: “Ecco la città del futuro, green e anti Covid”
Scattano le osservazioni al Puc pubblicato sul bollettino. Dissequestrato il secondo dei 16 cantieri finiti nell’inchiesta Piano Casa
Un nuovo piano urbanistico per contrastare la pandemia, uno strumento innovativo per la Pomigliano del futuro. Il puc è stato pubblicato sul bollettino regionale insieme alla delibera di adozione votata e approvata il 23 luglio dalla giunta del sindaco M5S-PD-Civiche guidata dal professore universitario Gianluca Del Mastro. Dal 9 agosto, da ieri, sono quindi scattati i 60 giorni entro i quali i cittadini interessati dallo strumento edilizio potranno depositare in municipio le loro osservazioni, in carta bollata e con una pec. Le indicazioni utili all’invio delle osservazioni si trovano nel portale web del Comune. Ecco dunque, secondo quanto comunicato dal sindaco, alcune delle misure più significative contenute nel puc: stop al consumo di suolo, previsione delle residenze commisurata alle reali esigenze dei cittadini, tutela del centro storico, aumento dei parchi pubblici e introduzione di corridoi ecologici per mitigare l’impatto delle polveri sottili. Lo strumento prevede anche la delocalizzazione delle imprese inquinanti e l’introduzione di un sistema di mobilità urbana complesso. “L’adozione del puc – commenta Del Mastro – costituisce un momento fondamentale della nostra attività amministrativa. E’ uno strumento importante che la nostra città attendeva da più di 15 anni e che in soli otto mesi siamo riusciti ad avviare. Le ambiguità e le discrasie che tanto hanno assillato i diversi settori dell’edilizia potranno essere ora chiariti per lasciare il posto a una prospettiva di città nuova e modernamente concepita. E’ una nuova visione della città, post-covid e proiettata nel futuro”. C’è un’altra novità: dopo anni di salasso tributario non pagheranno più l’Imu i proprietari dei terreni in cui il vecchio prg aveva individuato i comparti edilizi. “Il puc adottato – aggiunge l’assessore all’urbanistica, Mena Iovine – considera tutte le problematiche che cittadini e associazioni ci hanno sottoposto attraverso la fase partecipativa precedente alla sua stesura. Abbiamo cercato soluzioni compatibili con il piano sovraordinato metropolitano e con le esigenze non più procrastinabili di sostenibilità ambientale. Abbiamo cercato di disegnare una Pomigliano capace di contrastare anche le crisi pandemiche. Siamo soddisfatti del risultato e consapevoli che questo è il primo passo per innescare il dibattito sul governo del territorio”. La delibera di adozione del puc diventerà pienamente operativa quando si saranno esaurite le procedure previste dalla legge per la sua piena esecutività. Tuttavia, come del resto era trapelato dal Comune poco più di due settimane fa, nel provvedimento votato dalla giunta e approvato il 23 luglio scorso si legge testualmente che “dall’adozione del piano scattano le norme di salvaguardia previste all’articolo 10 della legge regionale numero 16 del 2004”. Intanto sullo sfondo delle azioni puntate al miglioramento del territorio si staglia l’indagine da cui sono scaturiti i sequestri di 16 cantieri edili per un totale di 320 appartamenti in fase di realizzazione o ancora fermi alle fondamenta. Ieri è circolata la notizia di un secondo dissequestro, disposto dal gip del tribunale, in via Mauro Leone. In questo caso risultano indagati un ex consigliere comunale ed ex manager pubblico e la moglie impegnati nella realizzazione di un palazzo di 5 piani per 19 appartamenti. Secondo indiscrezioni dal provvedimento è emerso che il giudice per le indagini preliminari ha stabilito che “sembrano venire meno i profili di illegittimità che avevano determinato il sequestro preventivo e non probatorio in via Leone”.
Marigliano, gestione illecita di rifiuti:sospesa una attività di falegnameria
Riceviamo e pubblichiamo.
Hanno iniziato il 9 agosto i nuovi agenti di polizia locale di Marigliano a tempo determinato.
Da sette sono passati a quattro per alcune defezioni ma immediatamente hanno iniziato ad effettuare controlli sul territorio .
Stamane il comandante, quale cordinatore della sezione napoli est della cabina di regia di terra dei fuochi, ha disposto un controllo presso un attività di falegnameria e fabbro .
Dal controllo ispettivo è scattata subito la verifica sulla mancanza del formulario di smaltimento dei rifiuti e si è sospesa l’attività con il deferimento all’ag per gestione illecita dei rifiuti. .
Subito dopo posti di controllo, unitamente ad esercito, sulla zona di Via Nuova del bosco con decina di persone controllate per impedire gli sversamento di rifiuti .
Dichiara il comandante : anche con scarsissimi mezzi garantiremo il controllo della movida sino alle 22 ed alle 24 rafforzando il turno della polizia locale con aiuto della protezione civile .
Da domani partirà anche il controllo antincendio
Innalzeremo di nuovo il contrasto alla prostituzione e al conferimento irregolare die rifiuti
Stamane il comandante, quale cordinatore della sezione napoli est della cabina di regia di terra dei fuochi, ha disposto un controllo presso un attività di falegnameria e fabbro .
Dal controllo ispettivo è scattata subito la verifica sulla mancanza del formulario di smaltimento dei rifiuti e si è sospesa l’attività con il deferimento all’ag per gestione illecita dei rifiuti. .
Subito dopo posti di controllo, unitamente ad esercito, sulla zona di Via Nuova del bosco con decina di persone controllate per impedire gli sversamento di rifiuti .
Dichiara il comandante : anche con scarsissimi mezzi garantiremo il controllo della movida sino alle 22 ed alle 24 rafforzando il turno della polizia locale con aiuto della protezione civile .
Da domani partirà anche il controllo antincendio
Innalzeremo di nuovo il contrasto alla prostituzione e al conferimento irregolare die rifiuti
Tra virus, povertà e incendi cosa chiediamo alle stelle cadenti nella notte di San Lorenzo?
La “mediocrazia” della nostra società (Marco Bentivogli, la Repubblica, 7 agosto),i ricchi diventati più ricchi e i poveri più poveri, l’egoismo, la cultura della violenza, dell’inganno e della frode, la dissoluzione dello spirito di comunità sono colpa solo della pandemia?
Il verbo “desiderare” è connesso in latino alle costellazioni di cui gli auguri consideravano indispensabile la presenza in cielo quando cercavano di “capire” il “segno” del futuro. Perché il fenomeno delle stelle cadenti è ricco di valori simbolici presso tutte le religioni.
Il cielo stellato dipinto da Van Gogh nel quadro che apre l’articolo non mi pare che si interessi troppo dei problemi degli uomini. Il “Cielo” di Pascoli invece…
Prima di tutto, anche se l’articolo esce l’ 11 agosto, i tempi sono rispettati: certo, il giorno di San Lorenzo è il 10, ma lo sciame meteorico della costellazione delle Perseidi – qui nasce il fenomeno delle stelle cadenti -dura almeno fino al 18 agosto.
Pochi fenomeni naturali sono stati “caricati” di significati simbolici come questo delle stelle che sembra che cadano, e forse fingono di farlo: è un fenomeno eterno e universale, e poi la notte e il cielo stellato sollecitano da sempre l’immaginazione “mitologica” dell’umanità. I seguaci di Zoroastro, il profeta iranico, credevano che le meteoriti nascondessero nella loro intensa luminosità streghe e demoni costretti a fuggir via dalla volta celeste.
Nell’antica Grecia il fenomeno fu collegato alla storia di Fetonte, che ottiene dal padre Elio – Sole il privilegio di guidare il carro del Sole, ma combina tanti guai che il padre stesso – o invece Zeus – è costretto a colpirlo con la folgore e a fermarlo per sempre: e il corpo dell’incapace, che avvolto nelle fiamme precipita nel Po, evoca l’immagine della stella del cade e di quei desideri che devono restare tali, e che non devono mai essere soddisfatti.
In Grecia, e poi a Roma, dove il mese di agosto prese il nome da Augusto, questo era il tempo dedicato al culto di Priapo, il “dotato” dio della fecondità delle donne, degli uomini, della natura: e dunque le stelle cadenti i Greci e i Romani incominciarono a vederle come segni dei “semi” fecondi che, durante le falloforie – le processioni in onore di Priapo – i sacerdoti chiedevano al ben attrezzato dio di spargere sulla terra.
Una memoria delle falloforie è nell’ invito in lingua napoletana: “levat’’a ‘nanz…’o. ecc. ecc., che noi rivolgiamo a coloro che, come scrive Camilleri, ci rompono i cabasisi. Questi riti incominciarono a diffondere l’usanza di esprimere un desiderio, nella speranza che il dio contribuisse a realizzarlo. Il verbo latino “desiderare”, composto dal “de” privativo e da “sidera”, le stelle, indicava nel linguaggio dei sacerdoti “augures” “l’assenza delle costellazioni” necessarie per trarre gli auspici: e dunque il “desiderium” era seguito dal “votum”, dalla ferma richiesta agli dei di far apparire le costellazioni.
Questo complicato apparato di immagini e di sensi semplici e doppi i Cristiani prima lo purificarono e poi lo collegarono al culto del martire Lorenzo, che i Romani fecero morire, secondo alcuni storici, su una graticola rovente, nel crepitio delle fiamme vive. Le stelle cadenti sarebbero il simbolo di queste fiamme, ma anche della generosa disponibilità di Dio a soddisfare i nostri desideri degni di essere soddisfatti.
Mi pare giusto ricordare che Lorenzo è tra i patroni di Firenze, e che i Medici lo venerarono con grande devozione. Perciò Bernardetto e Giulia vollero che anche il feudo di Ottajano avesse una chiesa a lui consacrata. Il padre di Giovanni Pascoli venne ucciso la sera del 10 agosto, mentre tornava a casa e “portava due bambole in dono”(poesia “X Agosto”).
Il poeta vide nelle stelle cadenti il “pianto” con cui il “Cielo dall’alto dei mondi/ sereni, infinito, immortale” inonda “quest’atomo opaco del Male”. Le stelle cadenti di questo 10 agosto 2021, e delle notti seguenti, vedranno che la loro luce viene offuscata dal “mostro” dei vapori e delle fiamme che stanno devastando la Terra e che il Male di quest’ “atomo opaco” è l’ incredibile miscuglio dell’ incompetenza, dell’ imprudenza e del cinico e ottuso egoismo di un’umanità che non pensa al domani dei suoi figli e che indica la pandemia come la causa prima del dissolvimento dello spirito di comunità: anche come bugiardi valiamo poco, perché è da tempo che abbiamo incominciato a percorrere, a qualsiasi livello, la strada del “ mi importa solo di me, e degli altri non me ne frega un cavolo”.
I giornali, la Tv, i “social”, i ministri e i loro cortei “pronunciano” ad ogni ora del giorno le parole “ripartenza” e “ripartire”: ma per ripartire veramente è necessario che ognuno di noi acquisti, coraggiosamente, la consapevolezza dell’abisso in cui siamo precipitati, anche per colpa della pandemia, ma non solo per colpa della pandemia.
Il coraggio della piena consapevolezza: questo dobbiamo chiedere alle stelle cadenti.
Gori: nuovi interventi per il risanamento del fiume Sarno
Pubblicati i bandi di gara per il collettamento dei reflui di Ottaviano, San Valentino Torio, Sarno, Striano, Angri e San Marzano sul Sarno all’impianto di depurazione di Angri e per il completamento della rete fognaria del comune di Siano.
Gori in campo con nuovi interventi per il risanamento del bacino idrografico del fiume Sarno. Sono stati pubblicati i bandi di gara per i lavori di adeguamento funzionale dei collettori comprensoriali realizzati nei comuni del Medio Sarno afferenti al depuratore di Angri, rispettivamente per 4.200.000,00 euro e 2.000.000,00 euro.
Si tratta di opere finanziate dalla Regione Campania, di cui Gori è soggetto attuatore, che consentiranno da subito di far confluire all’impianto di depurazione di Angri i reflui dei comuni di Ottaviano, San Valentino Torio, Sarno, Striano, e di parte dei comuni di Angri e San Marzano sul Sarno, per un totale di circa 80.000 abitanti.
In gara, inoltre, il progetto relativo al completamento della rete fognaria del comune di Siano, finanziato dalla Regione Campania per 3.335.000,00 euro e sempre a cura di Gori. Queste opere, unitamente agli altri interventi in corso sul territorio agro nocerino-sarnese, si inseriscono nel più ampio piano di interventi di attuazione del “Progetto Sarno”, che ha lo scopo di eliminare gli scarichi in ambiente, estendere il servizio fognario e depurativo e consentire il risanamento igienico sanitario del bacino idrografico del fiume Sarno.
“Il nostro obiettivo è quello di contribuire, progressivamente, al superamento dell’emergenza ambientale che interessa il corso d’acqua e i suoi affluenti – sottolinea il Presidente di Gori, Sabino De Blasi – Si tratta di un impegno condiviso con le amministrazioni comunali, le associazioni e tutti gli enti competenti, scandito dalle opere che stiamo realizzando ma anche da una proficua sinergia con tutti gli attori sociali coinvolti, portata avanti anche attraverso le azioni di sostenibilità ambientale messe in campo da Gori”.
Come un Click per il Sarno, che rende gli utenti protagonisti di azioni a tutela del corso d’acqua semplicemente aderendo, in maniera totalmente gratuita, al servizio Bolletta Web. Grazie alle 16.000 iscrizioni effettuate, infatti, l’azienda ha accantonato 16.000 euro, che saranno devoluti in progetti concreti per la salvaguardia del fiume, sviluppati in sinergia con l’associazione ambientalista Marevivo.
Dell’impegno per il Sarno fa parte anche il progetto “Energie per il Sarno”: un tavolo di concertazione permanente con i sindaci dell’area sarnese, di cui fanno parte 33 amministrazioni comunali, che prevede anche un confronto costante sull’andamento delle numerose opere in corso sui territori.
A Louise Colet, la “musa” di “Madame Bovary”, piacevano i gelati di Napoli e Garibaldi
Louise Colet (1810- 1876), pseudonimo di Louise Révoli, poetessa, scrittrice di teatro, di storia e di romanzi, visse un’intensa e tempestosa relazione con Flaubert e si vantò d’avergli ispirato “Madame Bovary”.
Fu amica di Cavour, di Carlo Poerio, di Manzoni e strinse un appassionato rapporto con Garibaldi, rapporto documentato da lettere e da scintillanti pagine autobiografiche, in cui la Colet parla anche della sua passione per i gelati di Napoli, “i migliori al mondo”.
Perché questi gelati i forestieri li chiamavano “pezze dure”. Correda l’articolo l’immagine del quadro “Napoli, via Santa Lucia” che Salvatore Candido dipinse nel 1840.
La scrittrice Louise Colet amava Napoli, prima ancora di conoscere la città, di cui le aveva a lungo parlato il padre. A Torino conobbe Carlo Poerio, a Milano si incontrò con Manzoni, e a Napoli si recò nel 1860, con l’intenzione di conoscere Garibaldi.
Nel libro “L’Italia degli Italiani” la Colet racconta che, appena arrivata a Napoli, si sistemò, presso il Largo del Castello, nell’ “hotel de Genève”, che era gestito dalla madre dello scrittore Marc Monnier.
Fu una scelta infelice, perché dalle stanze dell’hotel non si vedevano né il golfo, né le isole, né il Vesuvio: inoltre tra l’hotel e Palazzo Gravina i rigattieri napoletani appendevano ogni giorno “all’aria aperta, a porte e finestre, i vestiti usati dell’intera città, dagli abiti gallonati dei componenti della deposta Corte fino ai cenci dei lazzaroni: era una parata di abiti immondi”.
La Colet nel dicembre del 1860 avrebbe preso una stanza all’ hotel “de Rome”: ma le “belle camere a terrazzo, da dove avrei potuto abbracciare tutta l’ampiezza del golfo” erano già occupate, e perciò dovette accontentarsi di una “fredda stanza”, la cui finestra si apriva sul “movimento e sul chiasso assordante di Santa Lucia”, la strada centrale di Napoli “ che tutte le carrozze della città attraversano almeno una volta al giorno”. Il primo giorno la signora si trovò in compagnia di cento garibaldini, tutti in camicia rossa, e aprì subito la conversazione con un ufficiale, “la cui figura, espressiva e malinconica, porta il segno di lunghe sofferenze.
“Ogni mattina scorgo, al risveglio, questo scoglio ovale” – il Castel dell’Ovo – “squarciato da cavità profonde che i cavalloni riempiono di spuma dorata…Ogni sera, quando una bianca luna sale dai merli alle stelle, mi sembra di vedere la grande ombra di Tommaso Campanella scendere vendicatrice sopra la prigione, dove l’innocente filosofo ha subito 48 volte la tortura”. Non era facile muoversi lungo via Toledo, tra carrozze, “asini carichi di pesi, pecore capre, e anche qualche vacca che porta il proprio latte a domicilio… e piramidi di fichi, di uve, di arance, di fiori e i banchi colorati degli “acquafrescai” e quelli dove si accatastano giornali, venduti da piccoli straccioni.
Ma la sera Louise Colet faceva fermare la carrozza davanti al “caffè d’Europa” – il luogo più affollato e chiassoso di via Toledo – e un garzone spiritoso e chiacchierone le portava “una di queste “pezze dure”, che sono i più deliziosi gelati del mondo”.
Si chiamavano “pezze dure” questi gelati, perché, come ci spiega Ippolito Cavalcanti, “ la “neve” ne era la base, e veniva irrorata con un “liquore” in cui entravano il “giulebbe”, la cannella, la vainiglia e l’ingrediente che dava nome al gelato: Cavalcanti ne cita 18 tipi, dal gelato “di percoche e di portogallo” al gelato “di castagne, di cioccolata e di mela rosa”.
L’11 settembre Colet poté incontrare Garibaldi – che era entrato in Napoli il giorno 7 – grazie a una lunga lettera di presentazione che Cavour, anche lui amico della scrittrice, scrisse al marchese di Villamarina, il quale organizzò l’incontro nel palazzo d’ Angri a via Toledo, al quarto piano dove alloggiava il generale: “quel giorno i suoi soldati affollavano il cortile, le scale e le anticamere.
Tutti quelli cui mi rivolsi mi accompagnarono con squisita gentilezza fino alla modesta camera del Dittatore. Era in piedi, un po’ stanco, appoggiato a uno dei supporti del letto di ferro. – Sono molto felice di vedervi- mi disse in francese Garibaldi”.
La scrittrice racconta che, nell’osservarlo, lo immaginò mentre cavalcava alla testa dei suoi con la spada e lo “vide” come San Michele. L’amicizia tra i due divenne sempre più stretta, come dimostrano le lettere che la Colet scrisse al generale negli anni successivi e la visita che gli fece a Caprera: fu facile per gli amici e i nemici di Garibaldi dire che tra i due c’era stata una storia d’amore: una storia che il passato e la libertà di comportamenti della scrittrice rendevano assolutamente credibile.
Questa libertà di sentimenti e di idee Louise Colet la esercitò con grande coerenza in ogni circostanza: quando visitò i Campi Flegrei non nascose la sua avversione per i frati cappuccini di Pozzuoli che si dichiaravano testimoni delle apparizioni dei diavoli venuti su dalle grotte del lago d’Averno e disse di essere favorevole all’apertura, in questi luoghi “ diabolici” di “fabbriche di allume e di zolfo”, perché “l’industria moderna esorcizzava le apparizioni dei diavoli”.
Somma Vesuviana, un cittadino scopre tre inneschi di incendio. Indagano i carabinieri
Dal Comune di Somma Vesuviana riceviamo e pubblichiamo
Salvatore Di Sarno (sindaco Somma Vesuviana): “L’altra notte un cittadino avrebbe trovato ben tre inneschi di incendio. Abbiamo provveduto ad inoltrare la segnalazione all’Arma dei Carabinieri. Solo grazie all’intervento di questo cittadino aiutato da altri cittadini è stato possibile evitare un incendio notturno”.
“L’altra notte un cittadino di Somma Vesuviana avrebbe scoperto ben tre inneschi di incendio. A quanto pare tali inneschi sarebbero stati anche filmati e documentati da questo cittadino del quale non svelerò il nome. Appena avuta la segnalazione ho provveduto ad inoltrarla personalmente all’Arma dei Carabinieri. Gli inneschi sarebbero stati trovati in località Rione Trieste e solo grazie al pronto intervento di questo cittadino, con l’aiuto di altri cittadini è stato evitato il peggio e dunque che potesse propagarsi un incendio notturno. Ora, non escludo che tali immagini possano essere al vaglio degli inquirenti e per questo motivo preferisco non divulgarle. E’ chiaro che saranno le Forze dell’Ordine ora ad indagare ma qualora tali inneschi dovessero essere confermati ci troveremmo dinanzi ad un dato almeno preoccupante. Nel pomeriggio di ieri Somma Vesuviana è stata interessata ancora da un incendio, questa volta presso l’alveo Ammendolara nella zona a Monte”. Lo ha dichiarato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano.
(fonte foto:rete internet)

