Blitz della municipale, sequestrata un’altra bomba ecologica

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  MARIGLIANO – Discarica sequestrata dagli agenti dopo blitz. Nella mattinata di oggi gli uomini del comando di polizia locale di Marigliano, agli ordini del comandante Emiliano Nacar si sono recati in via Antica del Bosco ed all’altezza della Quinta Traversa, hanno sottoposto a sequestro un’area di circa 60 metri quadrati. All’interno del terreno erano visibili rifiuti pericolosi e non ma dall’ispezione è emersa la  presenza di ingombranti, bustoni in plastica con rifiuti indifferenziati, materiali in plastica, sfalci di potatura, elettrodomestici in disuso, materiale edile di risulta.
L’operazione segue un blitz simile avvenuto nella zona di Faibano appena dieci giorni fa e conclusosi con un altro sequestro rilevante.
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Sui Lattari la capitale della coltivazione di droga: scoperte altre 115 piante

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    Castellammare di Stabia – La zona dei Monti Lattari si conferma la capitale della coltivazione di droga in provincia di Napoli e non solo. In un’operazione antidroga i militari hanno trovato oltre cento esemplari dai quali ricavare lo stupefacente. I carabinieri della stazione di Castellammare di Stabia, insieme a quelli della stazione di Gragnano hanno rinvenuto e sequestrato 115 piante di cannabis indica di altezza media che supera i 3 metri.   Erano coltivate il località acqua della Madonna, sul versante dei Monti Lattari della città stabiese. Sono state campionate e poi distrutte in loco. In corso le indagini per identificare chi fosse la persona a prendersene cura.

Madre uccisa e fatta a pezzi, il figlio ha confessato l’orrore

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  NAPOLI – I carabinieri di Napoli hanno sottoposto a fermo un uomo ritenuto responsabile di avere ucciso la madre Eleonora Di Vicino, 85 anni, alcuni giorni fa nell’abitazione della famiglia che si trova in via Montagna Spaccata.   Secondo quanto appreso dall’agenzia Ansa di tratta di Eduardo Chiarolanza che ha confessato la macabra vicenda nel corso di un interrogatorio.   Le indagini, hanno consentito di ritrovare una busta contenente parti del cadavere della vittima nella strada tra Marano e Pianura nel pomeriggio di ieri.

Volla al voto, Aprea “moderato sicuro”: “Ho l’esperienza necessaria per guidare il paese”

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  A circa venti giorni dalle consultazioni, incontriamo il secondo dei tre candidati a sindaco. VOLLA – Volla al voto. Quarta consultazione in 9 anni. Non sarà mica un record, questo no. E’ sicuramente solo il segnale chiaro che a regnare sul territorio è la politica dell’improvvisazione, degli accordi e dei disaccordi, senza percorsi condivisi e chiarezza tra le parti. Una politica che prepara solo la missione per vincere, ma che poi non ha una visone per governare o , nel peggiore dei casi ,non è libera di farlo. Il paese aspetta comunque un’altra opportunità, i cittadini implorano altre speranze, poiché oramai si è consapevoli del fatto che, sia che siano sistemi partitici, che siano civici, che siano progetti dal basso, il risultato è del tutto fallimentare. Nell’attesa di riprovarci con le consultazioni del 3 e 4 ottobre  diamo voce al secondo dei tre aspiranti alla poltrona di primo cittadino della città di Volla. Ivan Aprea , nato a Napoli il 14 febbraio 1974, residente a Volla dall’età di 10 anni, 1984, laureato, insegnante, marito di Laura e papà di Sergio e Alessandra, 21 e 17 anni. Protagonista della politica vollese degli ultimi 10 anni. Mai dietro le quinte, anzi, sempre in primo piano. Due volte consigliere comunale, e nell’ultima amministrazione presidente del consiglio. Linguaggio forbito, conoscenza della macchina comunale, consapevolezza delle problematiche del territorio, doti che per quel che se ne voglia dire, gli vanno riconosciute. Così come, quasi come “luogo comune” a Lui viene attribuito lo sciogliersi prematuramente, prima di una (Amministrazione Guadagno), poi di un’altra (Amministrazione Viscovo), e per finire l’ultima (Amministrazione Di Marzo). Questa volta, come prima volta Aprea è candidato sindaco con a sostegno le liste “Intesa per Volla“, “Siamo Volla” e “Terra e Vita“. Veterano della politica vollese, prima volta come candidato sindaco. Molti le attribuiscono la responsabilità della caduta delle ultime tre amministrazioni. Non ha paura dell’eventuale Karma? Cosa mi attribuisce la gente non lo so, solitamente non rispondo a questa domanda, visto che la stimo lo farò per la prima volta. Innanzitutto dobbiamo chiarire una volta per tutte una cosa: Aprea si dimette il 16 ottobre del 2013 da consigliere comunale, guadagno va a casa il 2 marzo 2014, mi spiega come si fa da consigliere dimissionario vedersi attribuire la caduta di un’amministrazione? Se poi qualcuno dice che l’ho fatta cadere da fuori, ricordo che allora ero un pischello della politica vollese quindi incapace di prendermi questo merito. Per le due successive amministrazioni le dico: lei veramente crede che le amministrazioni cadono per la volontà di un singolo (seppur bravo), allora diciamo così la mia amministrazione durerà 5 anni perché io credo che le amministrazioni finiscono anzitempo per scelta dei sindaci e della loro scarsa capacità di leggere i momenti politici. Nella sua coalizione si leggono i nomi di gran parte dei consiglieri uscenti, non ha timore che il progetto possa risultare fallimentare agli occhi dei cittadini? Per la serie “stavate già li…” Non credo questo possa essere un problema per due motivi. Il primo è che io sono riuscito ad arrivare all’elettorato di questi consiglieri prima ancora di sceglierli come candidati, difatti non li ho cercati ma sono loro ad aver scelto me dopo aver letto il programma ed ascoltato le mie idee. In seconda analisi l’immobilismo degli anni scorsi lo addebito ad altre persone e non ai tre candidati presenti (più di tre n.d.r.) nelle mie liste. Ricadono interamente sulla figura del sindaco uscente Di Marzo le responsabilità dell’ultimo fallimento? Diciamo così: io le divido al 50 per centro tra il sindaco eletto e quello in pectore. Quali saranno i criteri di scelta degli assessori in caso di vittoria? La mia giunta, quella che un sindaco sogna durante la campagna elettorale già c’è. È formata da tre donne e due uomini. Io sono però un uomo politico pertanto, dirò alle forze che mi sostengono di accettare le mie scelte o quantomeno di propormi nomi di uguale spessore politico, professionale e culturale. Cosa cambierà nel paese come prima cosa in assoluto in caso di una sua vittoria? Su questa domanda dovrei parlare per mezz’ora almeno, così come sto facendo nei condomini, nelle aziende, nelle associazioni, nelle imprese del territorio. Domenica mattina sono stato in compagnia di un grande dirigente al personale di uno dei comuni più grandi della provincia di Napoli; mi ha promesso collaborazione per indire concorsi, per assumere dalle liste regionali e quelle degli idonei. Volla ha bisogno di più personale e maggiormente qualificato nelle posizioni apicali. Ho in mente due opere pubbliche da cantierizzare nei primi 100 giorni probabilmente già finanziate. Perché i cittadini dovrebbero votare lei e non gli altri due? Anche qui la premessa è d’obbligo. Il paese con a capo il sottoscritto oppure Christian o Giuliano è in mani sicure. Credo che l’elettorato, quello vero non quello dei falsi profili che da una settimana sputano veleno su Aprea, voteranno la coalizione dei moderati. Questo è il momento in cui si devono prendere decisioni fondamentali, occorre sfidare i revisori e la corte dei conti sul personale, occorre mettere la parola fine sulla questione dei cantieri sequestrati, occorre decidere una volta per tutte cosa fare dei beni acquisiti, occorre riqualificare attraverso il 110 l’edilizia popolare, occorre gestire i fondi del piano resilienza e con tutto rispetto credo di essere il candidato con maggiore esperienza politica per fare tutto ciò.    

Elezioni a Brusciano, il Tar riapre le porte a Montanile: “ho denunciato tutto in Procura”

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L’ex sindaco ora si può ripresentare. Ecco i motivi che lo hanno fatto tornare il lizza per l’incarico di primo cittadino     Giuseppe Montanile, 48 anni, avvocato, sabato scorso non ha potuto presentare la sua candidatura a sindaco e quelle dei candidati al consiglio comunale della sua coalizione perchè ha trovato le porte del municipio sbarrate, chiuse spaccando il secondo. A quel punto sembrava che i giochi fossero fatti, che il candidato Giacomo Romano, noto esponente delle destra locale, potesse vincere a mani basse essendo l’unico candidato sindaco in lizza. Ma il Tar ha appena dato ragione a Montanile: potrà presentare lo stesso la sua candidatura. Ecco le dichiarazioni dell’ex sindaco a poche ore dalla sentenza del tribunale amministrativo che lo ha rimesso in corsa.   Ci può spiegare i motivi principali che hanno spinto i giudici del Tribunale amministrativo regionale ad accogliere il suo ricorso ? “Le istruzioni del ministero dell’Interno stabiliscono che il segretario generale del Comune non può rifiutarsi di ricevere le liste anche quando sono incomplete o se sono presentate tardivamente. Nel mio caso la presentazione delle liste non è stata nemmeno tardiva per cui in ogni caso avrebbero dovuto accoglierle in municipio. Poi sarà la commissione elettorale centrale che le valuterà” Ma dopo quello che è accaduto sabato lei si è posto interrogativi, dubbi, perplessità ? “Tutte le domande che mi sono posto le ho rappresentate ed esposte alle autorità competenti: Il Tar, il prefetto di Napoli e la procura della Repubblica di Nola. Io i fatti di sabato li ho denunciati per iscritto. Ora però esulto perché hanno vinto la giustizia, la chiarezza, la competenza, il coraggio. L’obiettivo che voglio raggiungere per Brusciano è garantire lealtà, onestà, buona amministrazione e trasparenza” Sta notando un clima di ostilità attorno alla sua persona e alla sua coalizione ? “Sul clima di ostilità dovrebbero rispondere quelli che non hanno presentato le liste. Io davanti a me ho incontrato un solo ostacolo: chi ha giocato a intorbidire le acque. Comunque anche in passato ho denunciato condotte illecite da queste parti” A chi è rivolto questo messaggio ? “Ognuno se la dovrà vedere con la propria coscienza. Io ho sempre denunciato situazioni e criticità che però, sia chiaro, dovranno in ogni caso appurare gli inquirenti. Ad ogni modo una domanda del genere andrebbe fatta a chi ha mandato a casa un sindaco e poi non si è presentato alle elezioni”. Come giudica il comportamento tenuto finora, in questo periodo che precede le elezioni, dai commissari prefettizi, giunti al Comune a marzo dopo che lei è stato fatto cadere da vari componenti della sua ex maggioranza ? “I commissari stanno lavorando. Sono contento che non abbiano revocato un solo atto della mia amministrazione. Intanto io mi ricandido: la mia coalizione è composta da 32 candidati al consiglio divisi in due liste”

Padre Arcangelo Domenici: il primo cronista della comunità domenicana di Madonna dell’Arco

L’8 marzo del 1594 la Sacra Congregazione affidava il Santuario anastasiano di Madonna dell’Arco e la cura pastorale dei devoti ai frati domenicani, che lo ricevettero in custodia il 1° agosto dello stesso anno. Fu padre Arcangelo Domenici o Dominici a celebrare la prima Santa Messa presso l’edicola della Madonna e a sistemarsi con altri quindici frati in delle baracche, usate come celle, per vivere la vita regolare.     A tracciare alcuni momenti salienti della vita religiosa di Padre Arcangelo Domenici è stato per prima il presbitero domenicano P. Michele Miele (nato nel 1931), laureato in Teologia a Friburgo nel 1960 e in Filosofia a Napoli nel 1968. Oltre a numerose ricerche storiche incentrate per lo più sulle riforme dei religiosi, le soppressioni, i concili provinciali meridionali dell’età moderna, ha pubblicato nel 1995 il libro dal titolo Le origini della Madonna dell’Arco in cui analizza minuziosamente il Compendio dell’ historia, miracoli e gratie» dello stesso frate domenicano del 1608. Ringrazio, a riguardo, l’appassionato studioso anastasiano Mimmo Granata, che mi ha fatto pervenire una serie di documenti. Padre Arcangelo, comunque, rimane il primo cronista della comunità domenicana di Sant’Anastasia. Il frate nacque nell’antica comunità di Villa Basilica nella Repubblica di Lucca. Non si conosce, purtroppo, la data di nascita, ma il piccolo centro toscano, nel XVI secolo, era famoso per aver dato i natali anche ad altri suoi confratelli, alcuni dei quali destinati a far carriera. Il più noto fra essi fu il teologo e avvocato canonico Sisto Fabri (1540 – 1594), Maestro dell’Ordine dei Predicatori dal 1583 al 1589, la cui vita si intreccerà con quella del suo compaesano. Padre Domenici entrò giovanissimo nell’Ordine domenicano ed ebbe quella formazione filosofico – teologica, che gli consentirà di poter raggiungere il grado accademico di lettore in teologia. È possibile – afferma Padre Michele Miele – che abbia svolto i suoi studi accademici tra i conventi toscani e abruzzesi, in un’ epoca in cui le vocazioni toscane diedero un forte e ricco sostegno ai conventi d’Abruzzo. La sua carriera, comunque, non sarà legata all’insegnamento come previsto dal magistero in teologia, ma alla predicazione evangelica, con tutte le annesse iniziative che essa comportava. A riguardo, in particolar modo, si occupò della fondazione di confraternite in quelle terre lontane dai conventi dell’Ordine, come si evince da una autorizzazione che il Maestro Generale dei Predicatori, Padre Sisto Fabri, gli concesse in data 25 novembre del 1588, quando risultava già passato alla Congregazione d’Abruzzo: «Data est facultas instituendi societatem S.mi Rosarii ven. p. fr. Arcangelo de Villa Basilica congregationis Aprutine». Il primo incarico di prestigio, comunque, conferito al Domenici, fu quello di priore del convento di San Domenico dell’Aquila agli inizi degli anni novanta del XVI secolo. La notizia è riportata in un regesto del 10 ottobre del 1593, in cui si autorizza a conservare per un altro anno lo stesso incarico su richiesta della città: «Ex ordine ill.mi procuratoris et auctoritate apostolica, ad petitionem communitatis civitatis Aquile, datus fuit prior per alterum integrum annum fr. Arcangelus Domenici, ad presens prior praedicti conventus». Ciò consente di pensare – continua Padre Michele Miele – che, probabilmente, quando Padre Arcangelo Domenici, il primo agosto del 1594, giunse a Madonna dell’Arco per prendere possesso del santuario, era ancora priore del convento abruzzese. Nel febbraio del 1596, intanto, Padre Arcangelo ufficialmente rimpiazzò, in qualità di priore, Padre Sante Petruccini nella guida del nuovo convento anastasiano.  Il 20 febbraio del 1608, firmò la dedica del suo Compendio al già Maestro Generale Girolamo Xavierre e si accingeva a farne la revisione. Il manoscritto, ritrovato solo nel 1900, rappresenta  attualmente la fonte più antica e attendibile circa la storia del santuario vesuviano. Il 27 ottobre del 1608, otto mesi dopo, Padre Arcangelo, terminata la prima stesura del manoscritto su Madonna dell’Arco, fu nominato priore del convento di San Domenico di Rieti. Tre anni dopo, il 3 giugno del 1611, il Maestro generale dell’Ordine, Mons. Agostino Galamini (1553 – 1639) gli conferì da Parigi, insieme ad altri confratelli, il titolo di predicatore generale, «perché avevano predicato secondo le disposizioni delle nostre costituzioni». Fu un riconoscimento solenne, peraltro confermato dall’elezione a Padre Provinciale della Provincia d’ Abruzzo, da cui dipendevano anche i tre conventi napoletani di Madonna dell’Arco, San Severo e Gesù e Maria. La conferma dell’elezione fu firmata più tardi dal successivo Maestro Generale, P. Serafino Secchi (1560 – 1628), a Recanati il 23 maggio del 1614: «Confirmatus fuit in priorem provincialem provintie S. Catharine de Senis r.p.fr. Archangelus Domenici, praedicator generalis, cum solita authoritate qua potiri solent huiusmodi provinciales in Ordine et tali provincia nostra». Il penultimo testo dei registri generali, riguardante il Domenici, risale al 10 febbraio del 1617 e dimostra la stima in cui era tenuto dal Maestro dell’Ordine, indubbiamente anche per il modo come aveva espletato il suo incarico di Padre Provinciale. All’ epoca, il Maestro dell’Ordine, Padre Secchi, si trovava nel convento domenicano della Terra di Somma: «Il Predicatore Generale padre Arcangelo Dominici fu assegnato al convento di Gesù e Maria in Napoli e nessuno potrà rimuoverlo senza il parere del padre Generale». L’anno seguente, ancora Padre Secchi, da Lisbona, dove si era recato al Capitolo generale, gli conferì un ulteriore e importante attestato di stima. Il 20 giu­gno del 1618, infine, a Padre Arcangelo fu accordato – e ciò è attestato nel registro del Maestro Generale – «ut possit omnes praelaturas in Ordine recusare etc.». Con questa singolare messa in disparte l’autore del Compendio ripiomba anche per noi nel silenzio, conclude Padre Michele Miele. Non conosciamo neppure quando e dove morì.    

Orrore a Napoli, trovato borsone con resti umani

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  NAPOLI – Orrore nella periferia occidentale di Napoli. Un borsone con resti, presumibilmente umani, è stato trovato sul ciglio della strada che collega Pianura con Marano, sulla collina dei Camaldoli, vicino a un muretto. Secondo quanto si è appreso una persona viene sentita in queste ore dalle forze dell’ordine ma non è ancora chiaro il suo eventuale coinvolgimento nella vicenda. I Carabinieri del reparto scientifico sono al lavoro nel quartiere Pianura, alla periferia occidentale di Napoli, per esaminare il contenuto di una borsa che sembrava contenere resti umani.   In serata è arrivato il furgone della Polizia mortuaria per portare via il borsone: la circostanza dell’utilizzo di tale furgone fa presumere che sia stata confermata la presenza di resti umani all’interno della borsa abbandonata.

Volla, asse Pd-MS5 per Di Costanzo: “Professionalità contro logiche clientari”

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Riceviamo e pubblichiamo VOLLA – Giuliano Di Costanzo, da anni militante politico sul territorio di Volla, è il nuovo candidato a sindaco per la coalizione di respiro nazionale formata da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Free Volla. In una nota la coalizione presenta il suo leader: “Abbiamo scelto un candidato che potesse rappresentare la parte sana della nostra comunità. Il nostro territorio ha bisogno di cittadini appassionati e competenti che hanno come interesse primario, quello di trasformare Volla in una cittadina moderna e funzionale. Per tanto tempo siamo stati amministrati da accozzaglie civiche, ed il loro obiettivo era semplicemente governare per l’interesse personale. La coalizione guidata da Aprea è proprio la peggiore sintesi dell’ultimo decennio. Tutti i consiglieri che si sono resi autori della mancata stabilità politica del nostro paese, ora si trovano sulla stessa barca. Che sembra più  una scialuppa di emergenza che una nave pronta ad assicurare stabilità politica. I cittadini si possono ancora fidare di chi ha sfiduciato più volte il sindaco di turno dopo averlo sostenuto? Possono fidarsi di candidati consiglieri che si scontrano durate le amministrazioni e poi si candidano insieme solo perché portano voti garantiti? Dobbiamo ancora assistere allo scempio di assessori nominati solo perché imposti da consiglieri e non perché competenti? Noi garantiremo un’amministrazione  che si fonda sull’unitarietà di programma.  Abbiamo un’identità precisa e una storia sul territorio locale e nazionale. Abbiamo la certezza che la politica nazionale ci sosterrà e nei prossimi giorni ministri e parlamentari saranno nel nostro comune per dare man forte al nostro cambio di passo. Per la prima volta, dopo tanti anni vissuti all’ombra, oggi abbiamo il sostegno politico che meritiamo. Siamo un importante comune a ridosso di Napoli e dobbiamo garantire un governo stabile per i nostri concittadini. Il nostro programma è totalmente diverso dagli altri. Innanzitutto non è condizionato da conflitti di interesse ed è frutto di uno studio di fattibilità. Opereremo subito su viabilità, sociale ed ambiente senza tralasciare argomenti fondamentali come PUC e bilancio. Il nostro candidato a sindaco, Giuliano Di Costanzo, dovrà avere la libertà di scegliere i suoi assessori e riservarsi il diritto di sostituirli nel caso di mancati obiettivi. Saremo valutati nel breve e medio termine, il rapporto aperto con i cittadini non dovrà mai mancare. Abbiamo scelto un uomo nato e cresciuto a Volla, un professionista serio che sul territorio si è fatto conoscere per l’ottima attività svolta come formatore per l’infanzia. Capace di operare nel sociale e anteporre l’ascolto all’imposizione delle proprie idee.  Un cittadino che ci crede, un vollese pieno di entusiasmo, pronto a scrivere il futuro del nostro paese. Chiamiamo a raccolta tutti i cittadini che si sono allontanati della politica ma che ora più di prima devono dare il loro supporto per liberare Volla dalla morsa dei soliti portavoti clientelari.”

In memoria di Domenico Rea e del suo saggio sulle “due Napoli”: la Napoli vera e quella “letteraria”

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L’8 settembre di cento anni fa nasceva Domenico Rea (morì nel gennaio del 1994), uno dei più grandi scrittori italiani del ‘900. Egli ha studiato e descritto la “napoletanità” da prospettive nuove e illuminanti. Dedicheremo alle sue opere altri articoli: in questo cerchiamo di capire quanto sia stato importante il suo saggio “Le due Napoli”. L’articolo è corredato con l’immagine di uno dei “ragazzi musici” di Antonio Mancini.   Anche sul tema delle  “due Napoli” mi pare che le cose stiano ferme al saggio di Domenico Rea, alle sue geniali intuizioni, alle sue certezze, ai suoi dubbi. Per lui le due Napoli sono la Napoli “letteraria” e la Napoli vera: “noi abbiamo il dubbio che tra la Napoli cantata, narrata, rappresentata e voluta dai suoi medesimi abitanti e la vera, vi corra una notevole differenza. Noi ritroviamo solo qualche gesto e qualche colore della Napoli vera in quella letteraria”. E solo la Napoli letteraria sarebbe quella che fa teatro di sé, che lascia un  ricordo vivace  nei visitatori. L’altra, la vera –  “la miseria, il vicolo, le tristi passioni  a cui sono dannati questi uomini”  – viene dimenticata.  Ma Rea stesso si è accorto che la Napoli “letteraria” è stata voluta dai suoi stessi abitanti. Da questa verità deve partire la riflessione . Tutte e due le Napoli recitano e fanno teatro di sé: sullo stesso palcoscenico. E non sono distinte dalle ragioni della letteratura, dalle forme della verità, dall’ordine sociale, dagli orientamenti morali. La distinzione è, alla radice, di ordine tecnico, dipende dai modi della recitazione. Una Napoli recita a “ mettere” , l’altra recita a  “levare”. La Napoli che recita a mettere , pensa, canta, veste e dipinge “esagerando” toni e tinte: è la Napoli del barocco che tracima, degli stereotipi impastati con la luce, con le lacrime, con i sospiri. La Napoli del sole pieno e della luna splendida. Gli intellettuali a mettere  sono tutti i sapienti impegnati, chi inconsapevolmente, chi con piena coscienza, nella costruzione del mito più noto di Partenope: la  leggenda della città destinata, dal fato, dalla storia, dalla conformazione stessa dei luoghi, a diventare il regno in cui gli oggetti sono condannati a perdere forma e peso, a svanire, e a farsi sostituire – un gioco di maschere – da simulacri, da fantasmi e da finzioni che la fantasia accesa ritaglia nell’elastico impasto dei quotidiani accadimenti. Era fatale che Giuseppe Montesano raccontasse, nel romanzo “Di questa vita menzognera”, la storia dei Negromonte che, diventati padroni della città, la mettono in vendita come se fosse uno smisurato teatro di illusionisti e di prestigiatori, un circo di trucchi e di trappole. Questa Napoli “a mettere” è avvelenata come la faccia falsamente liscia delle donne che hanno avuto paura delle rughe: e a ridurla così è stato un complotto bestiale, forse quel complotto universale di cui parlava il Principe di Canosa, una trama pensata, costruita e tramandata dai più antichi filosofi. Parmenide di Elea, e cioè di Velia, e cioè di Ascea, incominciò a tessere il mostruoso inganno osando sostenere che le apparenze si vedono – e ci mancherebbe: se non si vedessero, che apparenze sarebbero ? – ma proprio perché si vedono, non esistono. E quando tu ti muovi, ti pare di muoverti, ma in verità stai fermo: il movimento è una illusione, e se lanci ‘na jastemma al tuo nemico, e ‘a jastemma pare che ‘o coglie, in verità la bestemmia non si è mossa: il tuo nemico si è fatto fregare dalla suggestione, ha creduto di essere stato colpito dalla nera parola di maledizione. Raccontano, non a caso, che Zenone, l’allievo prediletto del Maestro,  sia stato l’inventore del gioco delle tre carte. Se non ci credete, andate a leggere ciò che di lui dice Platone: Zenone parlava con tale arte da far apparire a quelli che ascoltavano le medesime cose nello stesso tempo simili e dissimili, una e molte, ferme e in moto. Oggi Zenone guadagnerebbe milioni “a zeffunno”. .La maniera del “ levare” privilegia il procedimento stilistico della “negazione”, la retorica del “non”. Mastriani è il primo scrittore della Napoli del “non” : nel vico Zappari, presso l’ Arco del Pendino, egli ha “collocato” una stanza che “aveva il cesso, ma non la cucina, il carbonio ma non l’aria, la notte ma non il giorno”. I miserabili di Mastriani non hanno né nome, né cognome, ma solo il soprannome. Nun tene cielo ‘ a vedè, né terra a cammenà. L’occhio di Fucini, che già si era esercitato sulla miseria dei maremmani, ha visto la città della negazione nella mammella vuota e cascante  di una giovane napoletana  che stringe al petto uno scheletrino umano, che piangeva e succhiava smanioso. Dai modi di guardare di Fucini e di Mastriani derivano quelli che dettano a Anna Maria Ortese la descrizione dei Granili e del popolo che vi abita: “Qui, i barometri non segnano più nessun grado, le bussole impazziscono. Gli uomini che vi vengono incontro non possono farvi nessun male: larve di una vita in cui esistettero il vento e il sole, di questi beni non serbano quasi ricordo. Strisciano o si arrampicano o vacillano, ecco il loro modo di muoversi. Parlano molto poco, non sono più napoletani, né nessun’altra cosa”. Il titolo stesso del libro è un omaggio alla retorica del “non”: Il mare non bagna Napoli, e non a caso il capitolo più drammatico del libro ha un titolo che è una negazione nascosta: la città involontaria  E i “Granili” non esistono più.  E la storia del “biglietto” da 500.000 euro rubati alla vecchia signora i giornali di Napoli – i giornali stampati e quelli “televisivi” – l’hanno raccontata, e la raccontano,  sia “a mettere” che “ a levare”……..  

Ucciso a 19 anni, mamma di Simone delusa da verdetto per complici: “Leggi vanno cambiate”

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CASALNUOVO – Natascia Lipari non commenta in modo positivo la sentenza di condanna dei complici dell’assassino di suo figlio.     “Secondo i miei avvocati è un’ottima condanna ma parlando al mio cuore dico che non è una condanna giusta”. Natascia Lipari commenta con l’amaro in bocca la sentenza del tribunale dei minorenni di Napoli, che ieri ha condannato rispettivamente a 10 e a 7 anni di reclusione i due complici dell’assassino di suo figlio, Simone Frascogna, lo studente 19enne ucciso la sera del 3 novembre 2020 da una gang di ragazzi violentissimi, nel centro di Casalnuovo. Per l’assassino di Simone, Domenico Iossa, 18 anni, di Pomigliano, già maggiorenne all’epoca dei fatti contestati, è invece in corso il processo in Corte d‘Assise. Fu lui a infliggere nel torace di Simone nove coltellate letali. Nel frattempo il gup del tribunale dei minori ha emanato il primo verdetto di questa terribile vicenda. Il giudice ha condannato a 10 anni e 6 mesi per concorso in omicidio F.T, 17 anni, di Casalnuovo, accusato di aver aiutato Domenico Iossa a uccidere Simone Frascogna. L’altro minore, C.B, anche lui di 17 anni e anche lui di Casalnuovo, è stato condannato a 7 anni e 2 mesi per avere tentato di uccidere Gino Salamone, 18 anni, l’amico di Simone che quella sera maledetta si trovava con lui in auto. Fu proprio durante il tentativo di difendere Gino dall’aggressione di C.B. che Simone ricevette le coltellate mortali da Iossa, incoraggiato e aiutato da F.T. nell’esecuzione dell’azione omicida. Una scena raccapricciante consumata intorno alle 23 del 3 novembre su un marciapiede del corso Umberto, principale arteria di Casalnuovo, nei pressi della chiesa di San Giacomo. Sequenze terribili finite in un filmato registrato da una telecamera di videosorveglianza urbana. Proprio questo filmato, recuperato dagli investigatori, costituisce la prova principale delle accuse. A ogni modo le condanne inflitte a C.B. ed F.T. sono state ridotte. I legali dei due minorenni hanno infatti chiesto il rito abbreviato, che fa automaticamente scattare una riduzione di un terzo della pena. Per F.T. il pubblico ministero aveva chiesto 13 anni di reclusione, per C.B. 8 anni. Comunque il giudice in sede di sentenza ha rigettato le attenuanti generiche avanzate dai legali dei due minori che insieme a Domenico Iossa diedero il via alla tragica aggressione. Dall’indagine è emerso che Simone Frascogna fu ucciso per non essersi piegato alle intimidazioni verbali e agli insulti di Iossa e dei suoi giovanissimi complici, offese gratuite originate da una violenza a sua volta scatenata da motivazioni praticamente inesistenti. Una violenza fine a se stessa cresciuta a dismisura in un ambiente criminale. Il fratello maggiore di Domenico Iossa è un pregiudicato che due mesi fa ha scatenato l’indignazione pubblica. Si è recato fuori al carcere di Poggioreale, dov’è recluso Domenico, ed ha “sparato” a tutto volume dalla sua auto una canzone neomelodica, una “dedica speciale” al fratello nell’auspicio di “una certamente rapida scarcerazione”. Intanto subito dopo aver saputo di questa prima sentenza del tribunale dei minorenni molti amici e parenti di Simone hanno rovesciato la loro rabbia sui social. “Che vergogna: un verdetto morbido”, il commento ricorrente. Delusa anche la mamma di Simone, Natascia Lipari, che sta lottando ogni giorno per ottenere giustizia, sia per suo figlio che per i tanti ragazzi rimasti vittime delle bande criminali. “Bisogna cambiare la legge per i minori: deve essere più severa – spiega Natascia – se non si rendono più severe le leggi non cambierà niente e i nostri ragazzi ogni volta che usciranno di casa saranno sempre in costante pericolo di vita”.