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L’8 marzo del 1594 la Sacra Congregazione affidava il Santuario anastasiano di Madonna dell’Arco e la cura pastorale dei devoti ai frati domenicani, che lo ricevettero in custodia il 1° agosto dello stesso anno. Fu padre Arcangelo Domenici o Dominici a celebrare la prima Santa Messa presso l’edicola della Madonna e a sistemarsi con altri quindici frati in delle baracche, usate come celle, per vivere la vita regolare.

 

 

A tracciare alcuni momenti salienti della vita religiosa di Padre Arcangelo Domenici è stato per prima il presbitero domenicano P. Michele Miele (nato nel 1931), laureato in Teologia a Friburgo nel 1960 e in Filosofia a Napoli nel 1968. Oltre a numerose ricerche storiche incentrate per lo più sulle riforme dei religiosi, le soppressioni, i concili provinciali meridionali dell’età moderna, ha pubblicato nel 1995 il libro dal titolo Le origini della Madonna dell’Arco in cui analizza minuziosamente il Compendio dell’ historia, miracoli e gratie» dello stesso frate domenicano del 1608. Ringrazio, a riguardo, l’appassionato studioso anastasiano Mimmo Granata, che mi ha fatto pervenire una serie di documenti.

Padre Arcangelo, comunque, rimane il primo cronista della comunità domenicana di Sant’Anastasia. Il frate nacque nell’antica comunità di Villa Basilica nella Repubblica di Lucca. Non si conosce, purtroppo, la data di nascita, ma il piccolo centro toscano, nel XVI secolo, era famoso per aver dato i natali anche ad altri suoi confratelli, alcuni dei quali destinati a far carriera. Il più noto fra essi fu il teologo e avvocato canonico Sisto Fabri (1540 – 1594), Maestro dell’Ordine dei Predicatori dal 1583 al 1589, la cui vita si intreccerà con quella del suo compaesano.

Padre Domenici entrò giovanissimo nell’Ordine domenicano ed ebbe quella formazione filosofico – teologica, che gli consentirà di poter raggiungere il grado accademico di lettore in teologia. È possibile – afferma Padre Michele Miele – che abbia svolto i suoi studi accademici tra i conventi toscani e abruzzesi, in un’ epoca in cui le vocazioni toscane diedero un forte e ricco sostegno ai conventi d’Abruzzo.

La sua carriera, comunque, non sarà legata all’insegnamento come previsto dal magistero in teologia, ma alla predicazione evangelica, con tutte le annesse iniziative che essa comportava. A riguardo, in particolar modo, si occupò della fondazione di confraternite in quelle terre lontane dai conventi dell’Ordine, come si evince da una autorizzazione che il Maestro Generale dei Predicatori, Padre Sisto Fabri, gli concesse in data 25 novembre del 1588, quando risultava già passato alla Congregazione d’Abruzzo: «Data est facultas instituendi societatem S.mi Rosarii ven. p. fr. Arcangelo de Villa Basilica congregationis Aprutine».

Il primo incarico di prestigio, comunque, conferito al Domenici, fu quello di priore del convento di San Domenico dell’Aquila agli inizi degli anni novanta del XVI secolo. La notizia è riportata in un regesto del 10 ottobre del 1593, in cui si autorizza a conservare per un altro anno lo stesso incarico su richiesta della città: «Ex ordine ill.mi procuratoris et auctoritate apostolica, ad petitionem communitatis civitatis Aquile, datus fuit prior per alterum integrum annum fr. Arcangelus Domenici, ad presens prior praedicti conventus». Ciò consente di pensare – continua Padre Michele Miele – che, probabilmente, quando Padre Arcangelo Domenici, il primo agosto del 1594, giunse a Madonna dell’Arco per prendere possesso del santuario, era ancora priore del convento abruzzese.

Nel febbraio del 1596, intanto, Padre Arcangelo ufficialmente rimpiazzò, in qualità di priore, Padre Sante Petruccini nella guida del nuovo convento anastasiano.  Il 20 febbraio del 1608, firmò la dedica del suo Compendio al già Maestro Generale Girolamo Xavierre e si accingeva a farne la revisione. Il manoscritto, ritrovato solo nel 1900, rappresenta  attualmente la fonte più antica e attendibile circa la storia del santuario vesuviano. Il 27 ottobre del 1608, otto mesi dopo, Padre Arcangelo, terminata la prima stesura del manoscritto su Madonna dell’Arco, fu nominato priore del convento di San Domenico di Rieti.

Tre anni dopo, il 3 giugno del 1611, il Maestro generale dell’Ordine, Mons. Agostino Galamini (1553 – 1639) gli conferì da Parigi, insieme ad altri confratelli, il titolo di predicatore generale, «perché avevano predicato secondo le disposizioni delle nostre costituzioni». Fu un riconoscimento solenne, peraltro confermato dall’elezione a Padre Provinciale della Provincia d’ Abruzzo, da cui dipendevano anche i tre conventi napoletani di Madonna dell’Arco, San Severo e Gesù e Maria. La conferma dell’elezione fu firmata più tardi dal successivo Maestro Generale, P. Serafino Secchi (1560 – 1628), a Recanati il 23 maggio del 1614: «Confirmatus fuit in priorem provincialem provintie S. Catharine de Senis r.p.fr. Archangelus Domenici, praedicator generalis, cum solita authoritate qua potiri solent huiusmodi provinciales in Ordine et tali provincia nostra».

Il penultimo testo dei registri generali, riguardante il Domenici, risale al 10 febbraio del 1617 e dimostra la stima in cui era tenuto dal Maestro dell’Ordine, indubbiamente anche per il modo come aveva espletato il suo incarico di Padre Provinciale. All’ epoca, il Maestro dell’Ordine, Padre Secchi, si trovava nel convento domenicano della Terra di Somma: «Il Predicatore Generale padre Arcangelo Dominici fu assegnato al convento di Gesù e Maria in Napoli e nessuno potrà rimuoverlo senza il parere del padre Generale». L’anno seguente, ancora Padre Secchi, da Lisbona, dove si era recato al Capitolo generale, gli conferì un ulteriore e importante attestato di stima. Il 20 giu­gno del 1618, infine, a Padre Arcangelo fu accordato – e ciò è attestato nel registro del Maestro Generale – «ut possit omnes praelaturas in Ordine recusare etc.». Con questa singolare messa in disparte l’autore del Compendio ripiomba anche per noi nel silenzio, conclude Padre Michele Miele. Non conosciamo neppure quando e dove morì.