Rinascita punta al centrodestra unito, Fratelli d’Italia risponde presente

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    ACERRA – Prime adesioni al progetto di Rinascita Acerrana, l’associazione punta a riunire il centodestra in vista dell’appuntamento elettorale del 2022. Tra i primi a rispondere all’appello per la costituzione di una coalizione di centrodestra Fratelli d’Italia attraverso la dichiarazione dell’sponente locale e già candidato sindaco Raffaele Barbato. “Ricostruire il centro destra ad Acerra non è e non sarà una sfida semplice, era uno degli impegni che avevamo assunto cinque anni fa e che oggi si sta concretizzando, in un territorio dove civismo e ammucchiate si compongono senza una visione chiara di sviluppo e prospettive. Noi ci proveremo a raccontare che esiste un modo diverso di fare politica, proveremo a costruire insieme ai cittadini un nuovo modello sociale e politico in città, proveremo con il confronto, che non è mai mancato, a disegnare il futuro della nostra amata Acerra, lo faremo insieme a tutti quelli che pensano che la politica sia anche chiarezza e programmazione. Ringrazio sin da ora Vincenzo Angelico e gli aderenti di “Rinascita Acerrana” per la nuova linfa che metteranno in campo al progetto politico di Fratelli D’italia ad Acerra per la ricostruzione di un centro di destra di proposta e di governo.”

Inseguimento sul lungomare, 2 arresti

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  Napoli – Domenica mattina, inseguimento sul lungomare: carabinieri arrestano 2 persone I Carabinieri del Nucleo Radiomobile di napoli hanno arrestato per resistenza a Pubblico Ufficiale 2 persone – un pregiudicato e un incensurato di Casoria. Sono le 8:30 di questa mattina ed i motociclisti dell’Arma intimano l’alt ai 2 a bordo di un suv in transito a via caracciolo. L’auto non si ferma e parte l’inseguimento. Il conducente – già noto alle ffoo e risultato sprovvisto della patente di guida – dopo aver svoltato a forte velocità e in controsenso su piazza Vittoria – via Chiatamone urta e danneggia un palo della segnaletica stradale sui gradini che danno accesso a via Partenope. Tentano di proseguire con l’auto nonostante il pneumatico forato ma alla fine lasciano il veicolo e si danno alla fuga. Il passeggero viene subito bloccato mentre vengono diramante le ricerche per il conducente. L’uomo viene rintracciato poco dopo a piazza Bovio. Era a bordo di un autobus di linea. I Carabinieri sono entrati nel pulman e lo hanno attestato. Il passeggero, perquisito, è stato trovato in possesso di 1  coltello da “sub” di 26 centimetri. Sono in corso indagini circa la presenza dei due in quella zona

Nuovo impianto rifiuti ad Acerra, l’alt del vescovo a De Luca: “State martoriando questa terra”

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Acerra. E’ un appello accorato quello di monsignor Antonio Di Donna, vescovo di Acerra in vista della conferenza dei servizi  del prossimo 30 settembre in Regione Campania sulla richiesta di rilascio dell’autorizzazione unica per la costruzione dell’impianto di trattamento di rifiuti speciali liquidi in località Calabricito del Comune di Acerra.

«Ancora una volta» il vescovo Antonio Di Donna è «costretto» a scrivere alla Regione per «ribadire lo smarrimento della popolazione di Acerra di fronte al cinico e beffardo progetto dell’ennesimo impianto di trattamento dei rifiuti su un territorio per il quale da decenni è stato dichiarato il disastro ambientale». Con un appello: «Si intervenga con leggi – è la forte richiesta del presule – sul Piano territoriale regionale, che si accanisce a configurare Acerra come territorio “industriale-urbano”, mentre la nostra città è piuttosto un territorio agricolo-urbano».

Monsignor Di Donna ha inviato questa mattina una lettera alla direzione delle “Autorizzazioni ambientali e rifiuti” della Giunta regionale della Campania in vista della Conferenza dei servizi convocata per il 30 settembre 2021 sulla valutazione ed eventuale approvazione della richiesta di rilascio dell’autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio dell’impianto di trattamento di rifiuti speciali: 50 tonnellate al giorno da smaltire e stoccare in località Calabricito nel Comune di Acerra.

Auspicando «che venga scongiurato questo accanimento», per il vescovo di Acerra «è sconcertante la ciclicità con la quale il nostro territorio diventa suolo appetibile per la realizzazione di impianti di smaltimento e stoccaggio di rifiuti». Addirittura nel caso specifico, sottolinea Di Donna, «l’impianto in discussione il prossimo 30 settembre sorgerebbe in una zona che, già di per se stessa è inquinata e bisognosa di bonifica e, soprattutto, vicina alle sorgenti del Riullo e di notevole interesse paesaggistico ed archeologico. In più, a due passi dall’inceneritore. Per non dire che l’impianto in questione si aggiungerebbe ad altri impianti che solo poche mesi fa hanno destato forti preoccupazioni tra la gente di Acerra e dei comuni circostanti».

Perciò la ripetuta denuncia del vescovo: «E’ chiaro il disegno di fare del nostro territorio il polo dell’immondizia e dei rifiuti pericolosi e non pericolosi della regione e forse oltre; e di fare delle nostre terre, soprattutto Acerra, una città di scarto. E tutto questo “sulla testa dei cittadini”, ignorando quanto chiesto da Papa Francesco al numero 183 della Lettera enciclica Laudato sì: “Nel dibattito devono avere un posto privilegiato gli abitanti del luogo, i quali si interrogano su ciò che vogliono per sé e per i propri figli, e possono tenere in considerazione le finalità che trascendono l’interesse economico immediato”. Ed eludendo sistematicamente quel “principio di precauzione” – invocato ancora dal Pontefice al numero 186 dello stesso documento – che “permette la protezione dei più deboli, che dispongono di pochi mezzi per difendersi e per procurare prove irrefutabili”».

In questa situazione il presule si chiede: «Fino a quando dovremo assistere impotenti a questo scempio? Fino a quando dovremo ripetere che questo territorio è saturo, deve essere blindato, non sopporta altri impianti? A chi ancora dobbiamo dirlo? C’è ancora qualche Istituzione, qualche ente responsabile che prenda a cuore le sorti di questo territorio vincendo la cecità e la sordità di questi anni?».

Ma anche, infine, una coraggiosa e impegnativa proposta.

Per monsignor Di Donna sembra di assistere a un «gioco delle partil’azienda fa richiesta alla Regione; la Regione dà il suo benestare; l’amministrazione comunale dà il parere negativo; gli ambientalisti protestano; il Vescovo alza la voce, e tutto si conclude secondo un copione già scritto e la povera Acerra, e con essa tutto il territorio, continua ad essere “lo scantinato” della città metropolitana. E il bello è che tutto avviene “secondo la legge”, e intanto l’ammalato muore, e muore “secondo la legge”».

Da qui il forte appello: «Oggi chiedo che si intervenga, da parte di chi ne ha il potere, sulle leggi. In particolare, sul Piano Territoriale Regionale (PTR), che si accanisce a configurare Acerra come territorio “industriale-urbano”, mentre la nostra città si configura piuttosto come territorio agricolo-urbano».

Va a fare spesa, ladro le smonta l’auto: fermato nel parcheggio del centro commerciale

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    Quarto – Li chiamano “marmittari”. Sono diventati l’incubo degli automobilisti perchè pronti ad agire ovunque per trafugare i catalizzatori dalle vetture. Anche al centro commerciale come avvenuto a Quarto. Continuano i furti del prezioso catalizzatore che si trova all’interno delle marmitte e continuano incessanti i servizi di prevenzione da parte dei Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli. Questa volta la ricerca del palladio avviene a quarto in un parcheggio di un centro Commerciale di via Masullo, sono le 19:00. A finire in manette per furto un 45enne di Pozzuoli già noto alle forze dell’ordine. I Carabinieri della tenenza di Quarto lo hanno bloccato mentre stava smontato la marmitta da un’auto di proprietà di una cliente del centro commerciale. I Carabinieri hanno sequestrato non solo gli arnesi atti allo scasso che l’uomo possedeva ma anche l’auto con la quale il 45enne era arrivato al centro commerciale per compiere il reato. L’arrestato è stato sottoposto agli arresti domiciliari in attesa di giudizio

Somma Vesuviana, ecco il «Laboratorio di San Domenico»: incontro il 1 ottobre e un documento programmatico

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A fine luglio scorso il parroco don Nicola De Sena chiamava a raccolta cittadini, rappresentanti delle istituzioni, donne ed uomini impegnati in politica e nel sociale e, aggiungeva, «di buona volontà». Mission: confrontarsi sul presente e sul futuro di Somma Vesuviana. La partecipazione fu pressoché discreta e ciascun intervento fece emergere una o più parole «chiave», tre in particolare saltarono agli occhi a don Nicola che poco più tardi raccontò di suo pugno l’evento proprio su queste pagine (leggi qui), in un intervento per il mediano.it: rete, comunità, cultura.     Da quel giorno, da quel 27 luglio nella chiesa di San Domenico, gli incontri sono proseguiti nello stesso luogo: un piccolo gruppo coordinato da don Nicola De Sena e costituito dal professore Ciro Raia, dal nostro direttore Carmela D’Avino, da Gennaro Mirolla e Salvatore D’Alessandro, ha continuato ad incontrarsi per aggiungere nuovi tasselli al percorso. Il secondo evento pubblico è previsto per venerdì 1 ottobre e in quell’occasione ci sarà un momento dedicato alla memoria, al ricordo delle vittime del 1 ottobre 1943, evento tragico della seconda guerra mondiale, il rastrellamento nazista più grande avvenuto in Campania dopo le quattro giornate di Napoli. L’appuntamento però sarà naturale prosecuzione dell’incipit di luglio, «Sentinella, quanto resta della notte»? e nel corso della serata verrà presentato un documento programmatico. Quanto all’obiettivo, come più volte sottolineato da Raia, è «fare comunità», una comunità che torni ad occupare i suoi spazi nella città. Il testo integrale del documento potete trovarlo qui di seguito, una sorta di canovaccio che si conclude con alcune proposte: momenti di incontro per le famiglie della città, iniziative «con» i giovani, progetti culturali, la creazione di un vero e proprio «Laboratorio di San Domenico» che dia continuità e stabilità al confronto pubblico.   Ecco il testo integrale del documento programmatico: Forsan et haec olim Meminisse iuvabit  Esistere insieme. È quanto ci proponiamo in questo tempo di inizio millennio, che, a definirlo sconvolgente, è dire certamente poco. E specificamente per la nostra città. Pensiamo a tutto ciò che è avvenuto fuori e dentro di noi, ai cambiamenti climatici, ai lutti delle pandemie, ai drammi della miseria ed a quella sempre più radicata miopia nel guardare al domani. Vuol dire che in questo primi vent’anni del 2000 il Mondo ha, perciò, molto viaggiato ed è molto cambiato; vuol dire che anche la nostra città ha molto viaggiato ed è molto cambiata. E noi ci siamo in-consapevolmente immessi in questo circuito di trasformazione senza troppo riflettere, con poca umiltà e scarso senso d’appartenenza. Lo abbiamo fatto ben consapevoli di voler essere, però, protagonisti –ciascuno per le proprie responsabilità e capacità- nella modifica del concetto di presenza, di dare un contributo diverso al valore della parità civica, culturale e politica. Siamo usciti di casa senza il piacere di cementare reti di conoscenze, creare occasioni di dialogo; siamo usciti soprattutto per affermare il dominio/controllo su un luogo (che è però di tutti), per reclamare il diritto ad un consenso per ogni nostra piccola azione, per sventolare il nostro presunto apporto alla costruzione di un nuovo modo di intendere e vivere il valore della comunità, di interpretare il comune sentire come obbligo e non come dono/opportunità. Insomma, quasi sempre, ciascuno ha amato ascoltare (e ripetere dentro di sé): –meno male che ci sono io! Niente è possibile conquistare senza sacrifici, rinunce, perseveranza. Davanti a noi non ci possono più essere scelte elitarie né velleitarie. Lo stare insieme, il cercare confronti, dialoghi, esperienze plurali dovrà essere il distintivo di chi ha deciso di non voler sfuggire ai problemi, di chi persegue lo stare bene (l’equilibrio personale) non voltandosi dall’altra parte, di chi ritiene che per essere puliti dentro bisogna anche sporcarsi le mani. E con le mani bisogna metterci anche la faccia e, soprattutto, il cuore. Il nostro stare insieme deve diventare un laboratorio esaltante di piccole conquiste giornaliere, deve essere il distintivo (non l’orpello) di una piccola comunità –la nostra, quella sommese- che, fermamente e continuamente, si industria a sgretolare muri di incomprensione, costruendo ponteggi per incontri/confronti (lo stare insieme). Costruire è il contrario di distruggere. Distruggere significa devastare, frantumare qualcosa che esiste. Costruire vuol dire, invece, immaginare, mettere insieme pezzo per pezzo, dare forma a qualcosa che non esiste. A ben pensarci, costruire è un sinonimo di creare, di far nascere qualcosa di nuovo dal nulla. E l’atto della nascita è il più prezioso tra quelli esistenti nella vita dell’uomo. Necessita di una madre e di un padre, di amore, di un incontro tra corpi; in altre parole, necessita della volontà e dei sentimenti indispensabili per dare inizio ad una comunità. Ragion per cui il guardarsi negli occhi ed il non nascondersi dietro silenzi, dietro parole pensate ma non dette, dovrà essere la nostra regola futura. La società contemporanea, purtroppo, va sempre più verso l’infingimento e le conoscenze acquisite a buon mercato. La nostra comunità –la terra vesuviana- deve essere l’opposto, deve rappresentare una sorta di deterrente a un modo di vivere sciatto, superficiale, senza regole e senza passioni. Essa avrà il compito primario di recuperare, innanzitutto, il rapporto ed il dialogo costruttivo con i giovani. Non sono i giovani che non partecipano alla costruzione di una comunità; siamo noi adulti che, immersi nella difesa di un potere acquisto (soldi, notorietà, consenso), respingiamo i possibili concorrenti. Così, invece di creare agio (opportunità, vantaggio), creiamo solamente disagio (allontanamento, svantaggio). Allora la pratica essenziale di questo laboratorio, a cui vogliamo dare forma e vita, dovrà avere una cifra differente da altre azioni che abbiamo intraprese nel passato. Non dovrà avere un’impronta trasmissiva ma formativa (partecipazione attiva); perché i nostri interlocutori più giovani hanno bisogno, oggi, di essere formati piuttosto che gonfiati di informazioni sovrabbondanti e di difficile gestione. Chi li ha educati a vivere in una visione di perenne presente, senza un prima e senza un dopo, siamo stati noi adulti. Chi ha dato valore alla conquista di un pezzo di carta quale che sia, eludendo i sacrifici ed il sudore che avrebbero dovuto caratterizzarne il percorso, siamo stati noi adulti. E noi adulti ci siamo educati ed abbiamo educato a (sopra)-vivere col voto di scambio, in un ambiente saccheggiato, tra le costruzioni abusive, tra le strade del guadagno facile, non disdegnando la corruzione e la violenza, affidando, spesso, il futuro di una comunità a conduzioni di facciata. Avremo, in ogni caso, sempre la consapevolezza che il nostro impegno, i nostri sacrifici, le corse, gli impazzimenti dovranno essere finalizzati ad una causa comune: pensare in modo plurale, passare dall’io al noi, unire/cementare continuamente un gruppo/comunità. Ben sapendo di dare disponibilità in spirito di servizio, senza alcuna funzione di supplenza e/o di investimento personale. ELENCHIAMO ALCUNE PROPOSTE CONCRETE:
  1. Per ri-creare lo spirito comunitario, dobbiamo tornare ad occupare gli spazi della collettività, creando momenti di incontro per le famiglie della città.
  2. Pensare delle iniziative “con” e non “per” i giovani.
  3. Continuare ad investire sulla scuola, creando progetti culturali per i nostri ragazzi, inserendoli nell’iniziativa già esistente dei “Pomeriggi vesuviani”.
  4. Dare stabilità al confronto pubblico, creando un vero e proprio “Laboratorio di San Domenico”.
   

I tragici avvenimenti di fine settembre – inizio ottobre del 1943 nell’area orientale di Napoli e nel territorio vesuviano

Tra il 1943 e il 1945, in tutto il paese, migliaia di inermi cittadini furono vittime del potere nazista e fascista. Nell’articolo seguente, il prof. Luigi Verolino di Ponticelli, storico e saggista, ci fornisce in una sua intervista un’attenta ricostruzione storica sui tragici avvenimenti accaduti a Napoli e nella plaga vesuviana negli ultimi giorni di settembre e i primi di ottobre del 1943, in cui gli inermi cittadini furono oggetto di violenze, rapine e omicidi.         Luigi Verolino, storico e saggista, è impegnato da anni tra archivi pubblici e privati alla ricerca di documenti che testimoniano il passato della sua terra tra il sociale e il religioso. Ha pubblicato numerosi contributi su Ponticelli tra cui: Le strade di Ponticelli, 1993, 2000; L’istituto Emanuele De Cillis di Ponticelli. L’Istruzione Agraria nella Provincia di Napoli, 2006; Storia di Ponticelli. Dalle origini al XVI secolo, 2014; Le Società di Mutuo Soccorso – Area Orientale di Napoli, 2019; La Banda musicale di Ponticelli. 2014 e così via. Pubblica quotidianamente sul suo profilo Facebook tante curiosità storiche, che documentano la grande ricchezza del nostro passato. Tra i fondatori dell’ associazione Il Quartiere Ponticelli, centro di studi storico-sociali e di attività culturali, ha collaborato con Giorgio Mancini, Padre Giovanni Alagi, Andrea D’Angelo, Rosalia Gigliano, Antonio Borrelli, Giancarlo Piccolo, Giuseppe Improta, Umberto Scognamiglio e Antonio Guizzaro. Prof. Luigi Verolino, che cosa avvenne l’ 8 settembre del 1943? “Alle 17,30 dell’8 settembre del 1943, a poco più di tre anni dall’entrata in guerra dell’Italia, la radio londinese BBC annunciava al mondo la resa incondizionata del nostro Paese. La fuga del re e di Badoglio a Brindisi, il collasso e la dissoluzione dell’esercito consegnarono l’Italia nelle mani dei nazisti, che avevano preparato da tempo il piano di occupazione. Per diversi giorni, in più località, i reparti del nostro esercito, spesso aiutati da civili, opposero una disperata resistenza ai tedeschi. Anche a Napoli si sparò in varie parti della città. Furono uccisi fra domenica e lunedì, oltre i militari, ventisette napoletani e 185 furono i feriti. Malgrado questi tentativi di resistenza, la città fu ben presto occupata militarmente, e il 12 settembre il generale nazista Walter Scholl impose il coprifuoco e lo stato di assedio”. Che scenario si presentò nella periferia di Napoli? “Non solo il centro cittadino, ma anche la periferia orientale fu sottoposta a saccheggi, rapine e violenze gratuite. A San Giovanni a Teduccio, l’11 settembre, fu ucciso da militari tedeschi Giacobbe Donnarumma, mentre dal 13 settembre la Scuola Pratica di Agricoltura di via Argine a Ponticelli fu, più volte, sottoposta a razzie, durante le quali furono asportati vari generi alimentari, un pianoforte, un grammofono, un microscopio, tavoli e diversi utensili da cucina. Il 14 settembre, invece, fu uccisa a Barra Giovanna Gestiero di 19 anni. Un clima intimidatorio e repressivo che venne aggravato dal decreto del servizio obbligatorio al lavoro, emanato dal Prefetto Domenico Soprano. Tutti gli uomini, nati dal 1910 al 1925, avrebbero dovuto presentarsi nelle rispettive sezioni comunali per essere inviati nei campi di lavoro in Germania. A Ponticelli nessuno si presentò e, ben prima della scadenza indicata, iniziò la caccia all’uomo. I tedeschi cominciarono ad effettuare rastrellamenti di strada in strada, di casa in casa. Immediatamente partì una sorta di gara della solidarietà per nascondere gli uomini dalle razzie. Il 26 settembre, le perlustrazioni portarono alla cattura di una decina di giovani, che furono trascinati vicino alla sede fascista al piano terra della sede municipale. A via San Rocco, un giovane venne inseguito da un soldato, ma, nel tentativo di scavalcare un muro, fu raggiunto; mentre stava per essere catturato, intervenne il giovane Pasquale Ferrara, sbucato all’improvviso da un cortile, che nella colluttazione colpì il tedesco con un pugnale, facendo subito dopo perdere le tracce. Immediatamente intervennero in forze altri militari, che a stento riuscirono a trasportare il ferito in piazza. Dai terrazzi, dai balconi e dalle finestre della strada, infatti, fu lanciato di tutto contro i tedeschi”. La situazione, quindi, si faceva sempre più drammatica? “Nella stessa giornata, i nazisti continuarono nelle rapine e razzie anche in altre parti della zona orientale e nei Comuni vesuviani: a San Giovanni a Teduccio ci fu, inoltre, un Saccheggio ad opera di militari tedeschi in danno della ditta S.A. Luigi Caflisch & C., mentre la cittadina di S. Sebastiano al Vesuvio fu completamente bruciata a partire dal 26 fino al 28 settembre. Un reparto di guastatori, guidato dal segretario del fascio locale, minò e distrusse edifici pubblici e case private; cinque contadini furono uccisi davanti alle loro case, molti furono deportati in Germania”. Come si organizzò il partigianato locale? “Tra le zone che maggiormente si distinsero nella resistenza all’occupazione nazista, Ponticelli rappresentò un esempio di pianificazione di difesa del territorio davvero emblematica. La lotta nel quartiere la lotta contro i tedeschi aveva assunto il carattere di una vera rivolta popolare. A Ponticelli, come a via Salvator Rosa ed al Vomero, vi furono i combattimenti più sanguinosi dell’insurrezione. Dopo alcuni giorni di duri scontri i partigiani, organizzati in diverse squadre e comandati dal Maggiore dell’ Esercito Francesco Casu, residente a Ponticelli, liberarono il centro storico del quartiere, presidiandolo militarmente. Il 29 settembre i tedeschi cercarono di riprendere il controllo del territorio con l’invio di truppe da Napoli, coadiuvate da diversi carri armati. Gli scontri nel centro storico causarono la morte di sette persone mentre su via Ottaviano, a seguito dell’uccisione di alcuni militari tedeschi, la feroce reazione nazista si perpetrò nei confronti della popolazione civile con altre trenta esecuzioni. I combattimenti furono così violenti che Radio Londra, a tarda sera, annunciò: Nel quartiere di Ponticelli, in Napoli, si combatte strada per strada, casa per casa, balcone per balcone, decine e decine di morti tra la popolazione civile”. Cosa sortì l’arrivo degli alleati a Napoli? “Alle prime luci dell’alba del 30 settembre, il generale Walter Scholl e le sue truppe iniziarono ad abbandonare la città. La fuga dell’esercito tedesco si attuò anche lungo le direttrici di via Argine e via Ottaviano, dopo aver trattato una tregua e il libero transito con i partigiani di Ponticelli. La ritirata durò per l’intera giornata, ma fu funestata da altri episodi di violenza nei confronti dei cittadini dei comuni vesuviani. A Cercola, infatti, Giuseppe Filignani, residente a S. Sebastiano al Vesuvio, fu ferito alle gambe da militari tedeschi. Tutte le grandi arterie di comunicazione che portavano verso il casertano erano intasate dai camion e dalle truppe tedesche, che, lungo il percorso, cercavano di radere al suolo gli obiettivi civili più importanti: tralicci, stazioni, industrie, ponti e abitazioni. Anche la via Nazionale delle Puglie fu usata per la fuga. A Casalnuovo, i contadini impedirono che i tedeschi raggiungessero la stazione ferroviaria per distruggerla, minando un ponte che saltò al passaggio dei guastatori germanici. Intanto a Ponticelli le avanguardie alleate arrivarono nella mattinata del 1° ottobre, verso le 9, ancora prima che nel centro della città. Sulla direttrice vesuviana, il 1° ottobre, Somma Vesuviana venne attraversata dalle truppe in ritirata che non tardarono a lasciare un luttuoso segno del loro passaggio”. Delle drammatiche ore di Somma Vesuviana ha fissato qualche appunto? “Dai processi verbali rilevati al Tribunale Militare di Napoli, è possibile rivivere quelle drammatiche ore attraverso la testimonianza diretta dei cittadini sommesi che avevano assistito a quegli episodi. Interessante la parte introduttiva degli interrogatori eseguiti dai Carabinieri: Il 1° ottobre 1943, all’avvicinarsi dell’esercito liberatore Anglo Americani, la soldataglia tedesca si abbandonò in questo Comune (Somma Vesuviana) ad atti di inaudito terrorismo, distruggendo con la dinamite e con l’incendio quei beni patrimoniali che rappresentavano il frutto di tanti stenti di non pochi cittadini che rimasero senza tetto e nella desolazione. La distruzione di molti alloggi, contrassegnati con della vernice nera dai tedeschi, è documentata in una testimonianza dell’allora dodicenne Lorenzo Aliperta (per gli amici Lorenzino) che abitava nei pressi dell’incrocio tra via Carmine, via Annunziata e via S. Croce al Triale. Munito di uno straccio bagnato, il dodicenne si precipitò verso la casa macchiata per cancellare quel segno che sapeva essere di distruzione. Un tedesco, armato di fucile, scese da un camion sopraggiunto improvvisamente, e  gli puntò il fucile contro. Fu un interminabile momento. Ma come per incanto, un’altra voce tonante, asciutta, ruppe quel silenzio agghiacciante, pronunciando al tedesco parole incomprensibili in un primo momento. Dopo pochi minuti una forte esplosione squarciò l’aria; la casa che Lorenzino voleva salvare fu rasa al suolo. Il giorno successivo si apprese che quel prete (il canonico De Stefano Umberto) che abitava nelle immediate vicinanze, aveva gridato in lingua tedesca: lasciate stare, è un ragazzo. Ben peggiori, invece,  furono le conseguenze per altri cittadini sommesi. In via Roma, in via S. Pietro e via Casaraia furono trucidate tre persone: Muoio Michele, Giannoli Ciro e Granato Luisa. Due invece furono i feriti: Ciro De Luca in Piazza Tre Novembre e Giovanni Di Guido in via S. Pietro nella proprietà Di Lorenzo. Uccisioni e ferimenti senza alcun motivo nei confronti di inermi cittadini che sancirono drammaticamente la fine di un periodo caratterizzato da un uso sistematico e selvaggio della violenza”.  

Uno dei “segreti” dello chef Biagio? Chiudere il pranzo con un caffè “filosofico”

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Nell’ Odissea Elena placa Telemaco, il figlio di Ulisse, offrendogli il nepente, una bevanda che la regina ha conosciuto in Egitto. Qualche studioso ritiene che il nepente omerico possa essere il caffè. Lo chef Biagio riesce a fare un caffè che rende “ragionevole” e rasserena chi lo beve : lo chef può essere giudicato, in base ai parametri fissati da Eduardo, da Michele Prisco e da Domenico Rea, un “artista” del caffè. Il caffè degli “artisti” del “BlandCafé” di Somma Vesuviana illumina e accende energie.  Apre l’articolo l’immagine del quadro “ Donna che prende un caffè” di Edward Hopper..   A metà del Settecento le “botteghe del caffè” presero il posto della taverna, come luogo d’incontro e di discussione. Il vino “distraeva” e annebbiava le menti, mentre i fratelli Verri sentenziarono che chi beve caffè, fosse anche “l’uomo più plumbeo della terra” – a Napoli diremmo “’no chiummo”- “ è costretto a risvegliarsi, e almeno per mezzora diventa “uomo ragionevole”. Il caffè “rallegra l’animo, risveglia la mente, infonde nel sangue un sale volatile che ne accelera il moto e in certa guisa lo ravviva”. E la rivista dei Verri si chiamò “Il caffè”. Eleonora Pimentel Fonseca prima di salire sul patibolo chiese un caffè, e fu il suo ultimo desiderio. Roberto Gervaso ricorda che Talleyrand amava il caffè quanto la politica e le donne, purché “fosse nero come il diavolo, caldo come l’inferno, puro come un angelo, dolce come l’amore. Piacere condiviso dall’amico – nemico Napoleone, che Talleyrand servì con lo stesso zelo con cui lo ingannò. Cosa sarebbe stato del condottiero se, invece di caffè, avesse fatto uso di latte o di cioccolata?. Quel che sappiamo è che i chicchi di Arabia contribuirono a infondergli quel vigore, quel coraggio, quell’entusiasmo che in pochi anni lo resero padrone del Vecchio Continente”.  Non ci furono,in Italia e in Europa, movimento politico e “corrente” culturale la cui storia non fosse legata a una “bottega del caffè”: si pensi quanto sia stato importante il Caffè Michelangiolo per i “macchiaioli” impegnati nelle loro discussioni di arte e di politica. Anche gli intellettuali e gli artisti napoletani si incontravano nei “caffè”, ma i poeti preferirono continuare a cantare “la taverna”: solo il genio di Eduardo restituì al caffè, con il famoso monologo sul balcone, il ruolo prestigioso che la “tazzina” napoletana meritava ( vedi immagine in appendice). Michele Prisco volle ricordare l’odore “sprigionato” dai chicchi di caffè, quando “almeno due volte alla settimana si tostava in cucina” nell’ “abbrustolaturo” che non era facile da usare, perché era necessario “saper graduare i tempi della tostatura, sia impugnando l’utensile con il manico e facendolo girare con pazienza, adagio, come suonando una specie di ghironda, sia sollevandolo ogni tanto dal fuoco e imprimendogli per qualche istante piccoli energici colpi spingendolo avanti e più indietro, avvicinandolo o allontanandolo dalla fiamma perché i chicchi, dentro, compissero una completa rotazione.” Matilde Serao apriva la giornata con un “doppio caffè” che la aiutava  a superare dubbi e incertezze e a trovare l’energia necessaria per scrivere i due articoli che scriveva ogni giorno. Allo stesso modo, la donna del quadro di Hopper sembra che chieda al caffè la forza per resistere agli “schiaffi” della vita quotidiana e alla malinconia della solitudine. Il marito della Serao, Eduardo Scarfoglio, “aveva finito per prendere la forma fisica del caffè. Aveva la così detta “bocca a caffè”, le labbra schifate del prossimo; gli occhi di una intelligenza spogliatrice; una maniera di star seduto come se fosse sempre sul punto di scivolare”. Così scriveva Domenico Rea, che ci offre una sua riflessione preziosa: “Un uomo che non ha bevuto la sua brava tazza di caffè al mattino è privo di linfa vitale: di qualcosa di essenziale. E’ un uomo inerme. Non potrebbe competere con una persona che ha bevuto il caffè. Sorbito il caffè, spunta subito un altro atteggiamento verso le difficoltà della vita. Finalmente essa sembra possibile, aggirabile, conquistabile. Un uomo diventa attivo e fattivo”. E’ di fondamentale importanza trovare un “artista” del caffè che sappia “sentire” le voci e gli odori della nera bevanda: lo chef Biagio ha anche questa virtù. E la deve avere anche il barista, se abbiamo l’abitudine di prendere il primo caffè al bar. Il nostro barista, dice Roberto Gervaso, “è, al tempo stesso, un amico, un confidente e un sacerdote: un amico perché ha a cuore il nostro benessere; un confidente, perché è partecipe dei nostri segreti; un sacerdote perché il rito che celebra è fra i più sacri.”. Da tempo abbiamo preso, un mio amico ed io, la bella abitudine di prendere il primo caffè del giorno a Somma Vesuviana, al “BlandCafè”: gli “artisti” al banco fanno un caffè che ci rende sereni e “ragionevoli” e, di questi tempi, non è poca cosa. Tra essi c’è Oana che quando prepara il caffè si astrae per un lungo attimo dalle “voci” del banco e “sente” solo il liquido nero che aspetta il momento in cui incomincerà  a fluire nella tazzina “sapendo” di essere controllato e giudicato dallo sguardo di lei, che è vero sguardo d’artista. Ma altri bar di Somma e di Ottaviano fanno un caffè “prezioso” e “sussurrante”: ne parleremo con calma.                          

Esce Radice, l’album d’esordio dei Simple Mood, e si fa ascoltare tutto di un fiato

I Simple Mood sono Raffaele Cerella (cantante) e Luigi Merone (chitarrista), giovani artisti che vivono nella provincia est di Napoli, alle spalle del Vesuvio, a Marigliano.    Il loro incontro è avvenuto nella sala prove gestita dallo stesso Merone in cui ben presto hanno iniziato a creare delle composizioni e a proporle dal vivo, sia in versione acustica sia con full band. Una vena melodica di base, un linguaggio diretto ma non semplicistico, sonorità blues, jazz e R&B contaminate col pop, creano il loro biglietto da visita. L’etichetta indipendente Soter di Salvatore De Falco e Giuseppe Russo Spena li ha “reclutati”. Radice, presentato con un applaudito e molto gradito showcase mercoledì 22 settembre scorso a Napoli, alla Feltrinelli di Piazza dei Martiri, è il loro primo album, il loro primo seme ufficiale nel mondo della musica con l’intento che diventi una robusta pianta di note che cresca e arrivi fino al cielo, come indicato benauguratamente sulla copertina. È un album incentrato sulla verità dei sentimenti, vissuti da un individuo e comuni a tutti. Quelle emozioni che scalpitano dentro e fanno di tutto per uscire allo scoperto: lotte interiori, dubbi, ricordi, amori, desideri, autoanalisi, gioie e tormenti. Al timone dell’album c’è Daniele Franzese, noto producer dell’indie campano, ma anche abile hit maker per Clementino e per la recente versione del quarantennale di Polisex, brano cult di Ivan CattaneoFranzese ha rinnovato la proposta funky dei Simple Mood, rispettandone le radici blues e soul, ma rendendola sapientemente pop e comunicativa, coinvolgendo alla batteria Salvatore Zannella, già con gli Almamegretta e Capone & BungtBangt. Travolgente l’apertura del disco con il ritmo crescente di Penso troppo in cui la prima battaglia nell’accettazione di una verità scomoda è scandita dalle vigorose batteria e chitarre. Neve svela i ricordi nostalgici dell’infanzia, aggrappata, in questo caso, all’elemento della neve che copre le emozioni dei tempi passati ma è pronta a sciogliersi al primo scavarsi dentro. In Musica nera il lato oscuro e seducente dell’inconscio che si manifesta trascina in un vortice caotico e diabolico: la verità diventa una lama che trafigge l’ombra… vendetta che riposa nella tomba, che agisce di primo mattino, quando alla gola il cuore è più vicino. La prossima emozione è un viaggio dentro. Un uomo pronto a farsi travolgere da nuovi sentimenti, anche da un amore e, nel caso specifico, si prepara ad affrontarlo dopo una visione sublime di una donna che appare in un paesaggio armonioso e naturale, dolce e calorosa come le sonorità del brano stesso. È proprio Collisione che rende sublime l’incontro-scontro fra due cuori, due corpi, due menti. È l’urto che scatena e testimonia l’impresa di affrontare “la tempesta” che prima o poi arriva per ognuno di noi, un prezzo da pagare per chi, tra illusione e speranza, aspetta la propria stella con cui scontrarsi amorevolmente. Il rischio di lasciarsi andare pone dei freni che possono arrestare la magia di un incontro giusto, di un amore vero che può essere soffocato dalle incertezze e dalle insicurezze. Nulla è la struggente ballad blues, la coraggiosa e pura confessione di un dolore dettato da una perdita importante. E cosa si fa quando i ricordi assillano prepotentemente? Si cerca di Dimenticare. Su un irresistibile tappeto funky, la consapevolezza che dimenticare era una terapia, illudendosi di aver risolto il problema ma ogni ricordo perso è un vuoto da colmare e non lo puoi più cancellare, perché si manifesterà sotto forma di un’altrettanta pesante e inconsapevole mancanza. Ho ucciso la mia donna è anch’essa una verità, scomoda e scioccante, una confessione macabra e surreale. Il tema del femminicidio confessato dall’imperdonabile carnefice, dettato da una folle e delirante incertezza del cuore. Il tempo è una ballad da brividi, dedicata al giudice imparziale di questa nostra eterna lotta, la spia silente delle nostre scelte e custode immortale della nostra finita esistenza. L’inesorabile tempo, appunto. Il brano è in una versione edit diversa rispetto all’originale che ha fatto da colonna sonora al premiato corto CafèSigaret di Agostino Devastato. Comodo è il primo singolo dei Simple Mood che ha anticipato questo disco e inaugurato il loro debutto ufficiale nella discografia, in una trascinante versione elettropop, prodotto artisticamente e arrangiato dal pluripremiato cantautore e musicista Giovanni Block con Stefano Formato e con Ceppe alla regia del relativo videoclip. Un invito a non giacere nella inetta e comoda solitudine, soltanto perché scottati profondamente in un’esperienza vissuta con autenticità. Mercedes Trip è l’unico pezzo strumentale, suonato da Luigi Merone, che insieme a Il tempo è stato premiato come colonna sonora del corto CafèSigaret prima citato e chiude un album intenso, appassionato, caloroso, ricco di suoni e di sensazioni.

Ubriaco urta taxi e sperona auto della polizia: fermato dopo inseguimento

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  NAPOLI – Prima ha colpito due taxi con la sua auto poi, pur di fuggire, ha speronato l’auto della polizia municipale e della polizia di stato. Il tutto nel pienissimo centro di Napoli. E’ accaduto la scorsa notte.   Le prime ‘vittime’ di Martin Dittrich, 36enne della Slovenia con precedenti di polizia, sono stati due tassisti: i loro mezzi, in piazza Trieste e Trento, sono state urtate dalla sua auto. Così hanno segnalato quanto accaduto al personale della Polizia Municipale e da lì è iniziato un vero e proprio inseguimento. Gli agenti hanno intimato l’alt al 36enne che però, effettuando manovre pericolose per sfuggire al controllo, ha impattato contro la loro auto ed è riuscito ad allontanarsi. In quei momenti, un equipaggio della Questura di Napoli in servizio per il controllo della movida cittadina, è intervenuto posizionando l’auto di servizio davanti al veicolo dell’uomo che ha accelerato la marcia speronandoli. Ne è nato un inseguimento terminato in via Partenope quando Dittrich, dopo aver impattato contro una volante del Commissariato San Ferdinando, è stato bloccato. E’ stato arrestato per resistenza a Pubblico Ufficiale, lesioni e denunciato per danneggiamento aggravato di beni della Pubblica Amministrazione.

Borrelli: “Zone da militarizzare”

“Venerdì notte a piazza Trieste e Trento una persona in evidente stato di alterazione da alcool e droghe, a bordo della propria auto, ha prima speronato un taxi e, in seguito all’intervento delle forze dell’ordine, ha speronato anche le volanti della Polizia. Nonostante gli agenti abbiano sparato alle gomme per fermarlo, il folle ha proseguito la sua corsa in piazza del Plebiscito tentando nuovamente di investire i poliziotti.”

“La scena è stata ripresa con i cellulari dai tanti turisti sbigottiti presenti a quell’ora in piazza e il video gira sui social, offrendo la peggiore immagine possibile della nostra città. Alcune aree cittadine devono essere militarizzate, specie nei fine settimana. Non è accettabile che si consenta a questi folli e ai violenti di tenere in scacco un’intera cittadinanza. La deriva di violenza cui stiamo assistendo merita una risposta decisa da parte dello Stato. A partire da punizioni esemplari che, auspico, vengano adottate nei confronti del protagonista di questa incredibile vicenda. Agli uomini delle forze dell’ordine intervenuti va il mio plauso per come hanno gestito la situazione che presentava diversi rischi per l’incolumità pubblica. Adesso la parola passa ai giudici che, spero, tengano conto anche del grave danno d’immagine procurato alla città”. Queste le parole del consigliere regionale di Europa Verde, Francesco Emilio Borrelli.

   

In campo per Mario Cerciello Rega, la moglie: “La sua memoria vive in giornate come questa”

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   Coraggio e Legalità lo sport in campo per la difesa dei valori
Riceviamo e pubblichiamo
SOMMA VESUVIANA – A Somma Vesuviana la Giornata della Legalità e del Coraggio voluta da Lega Pro e Comune di Somma Vesuviana in memoria di Mario Cerciello Rega, carabiniere assassinato a Roma nel Luglio del 2019.
Rosa Maria Esilio (moglie di Mario Cerciello Rega): “La memoria collettiva della nostra società passa anche attraverso un’iniziativa come la Giornata organizzata dalla Lega Pro che coinvolge partecipanti e spettatori nel ricordo e riconoscenza di mio marito, Mario Cerciello Rega, fedelissimo Carabiniere al servizio dei cittadini, caduto nell’adempimento del dovere.”
Luciana Lamorgese (Ministro dell’Interno) : “La morte del vice brigadiere Mario Cerciello Rega è l’estrema testimonianza del coraggio e della passione che caratterizza le donne e gli uomini delle forze di polizia sempre disposti a mettere a rischio la loro incolumità, con altruismo e coraggio, per garantire la sicurezza dei cittadini.
Francesco Ghirelli (Pres. Naz. Lega Pro) : “Trasformeremo questa iniziativa in un torneo che lo ricorderà per mesi. Secondo quello che è anche il desiderio dei tanti ragazzi pronti a seguire i principi di legalità e coraggio che Mario ci ha insegnato. Questo è l’impegno della Lega Pro”.
Salvatore Di Sarno : “Noi ci siamo! Mario era un amico di tutti. La sera portava il cibo a chi ne avesse necessità alla Stazione di Roma Termini. Domani Rosa Maria darà il via alla Maratona podistica Telethon con 500 atleti che correranno per la ricerca”.
Cosimo Sibilia (Presidente Lega Nazionale Dilettanti): “Ricordare Mario Cerciello Rega è un dovere perché abbina i valori dello sport anche coraggio e legalità”.
“La memoria collettiva della nostra società passa anche attraverso un’iniziativa come la Giornata organizzata dalla Lega Pro, che coinvolge partecipanti e spettatori nel ricordo e riconoscenza di mio marito, Mario Cerciello Rega, fedelissimo Carabiniere al servizio dei cittadini, caduto nell’adempimento del dovere. Mario aveva realizzato il sogno di diventare Carabiniere e di combattere il crimine per la tutela della collettività con lealtà e coraggio per la difesa delle persone oneste, per aiutare chiunque ne avesse bisogno specialmente gli ultimi vivendo valori e ideali che hanno distinto i Carabinieri in duecento anni di storia fatta di eroismo e normale quotidianità. Mario era un uomo autentico, che viveva con grande energia, infondendo sempre coraggio e fiducia negli altri fino a quando onorando la sua amata uniforme è morto tragicamente nel momento più felice della sua vita. Una vita esemplare la sua, fatta di passione, impegno, sacrificio, di alto senso di responsabilità, tendenti verso la realizzazione di entusiasmanti progetti, tutto poi stroncato da mani criminali. Dunque non solo una formale cerimonia quella di oggi ma una concreta iniziativa nella Giornata della Legalità e del Coraggio per la quale ringrazio dal profondo del cuore la Lega Pro, il Presidente Francesco Ghirelli, l’Arma dei Carabinieri, il Ministro dell’Interno il cui messaggio mi ha commosso tanto, il sindaco di Somma Vesuviana, Salvatore Di Sarno, tutte le autorità, il Questore, i cittadini e soprattutto i giovani che con la loro partecipazione hanno ricordato il sacrificio di Mario eroico Carabiniere, fiamma ardente della nostra storia”.  Lo ha affermato Rosa Maria Esilio, moglie del vice – brigadiere dell’Arma dei Carabinieri, Mario Cerciello Rega, assassinato nel Luglio del 2019 a Roma, incontrando giovani studenti e autorità, nel corso della “Giornata della Legalità e del Coraggio” voluta e organizzata dalla Lega Pro, in collaborazione con il Comune di Somma Vesuviana.
In mattinata la Santa Messa celebrata nella chiesa di San Domenico da Padre Nicola De Sena, poi la deposizione della Corona dei fiori sulla tomba di Mario, presso il cimitero di Somma Vesuviana, con il Silenzio intonato dal maestro Mauro Seraponte e a seguire l’Assemblea aperta ad una delegazione di studenti. Il maestro Mauro Seraponte con l’Associazione che prende il nome dal maestro Ciro Seraponte, da tempo è impegnato in una grande attività di valorizzazione culturale del territorio con il coinvolgimento delle scuole e dei giovani.
Il Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese ha sottolineato la figura di Mario, il rapporto tra scuola e sport.
“Il mio primo pensiero non può che essere rivolto ai suoi familiari e, in particolare, alla giovane moglie, la signora Rosa Maria Esilio, alla quale ho avuto l’onore di consegnare la Medaglia d’oro al valor civile alla memoria in occasione dell’ultima festa dell’Arma dei Carabinieri tenutasi lo scorso 5 giugno. A lei, cui va la mia più sentita vicinanza per la grave perdita – ha dichiarato Luciana Lamorgese, Ministro dell’Interno, nella lettera inviata alla Lega Pro – voglio assicurare che è un preciso impegno di tutti noi mantenere viva la memoria del marito.
La morte del vice brigadiere Mario Cerciello Rega è l’estrema testimonianza del coraggio e della passione che caratterizza le donne e gli uomini delle forze di polizia sempre disposti a mettere a rischio la loro incolumità, con altruismo e coraggio, per garantire la sicurezza dei cittadini.  Esprimo nuovamente la mia gratitudine a tutti gli appartenenti alle Forze di polizia per l’impegno con cui quotidianamente garantiscono la nostra sicurezza. E’ importantissimo che l’odierna cerimonia veda la partecipazione dei giovani e degli studenti, perché, proprio a loro che costituiscono il nostro futuro, dobbiamo avere la capacità di tramandare i valori che hanno guidato nella sua vita il vice brigadiere Mario Cerciello Rega. In questa attività di diffusione dei principi di legalità e della civile convivenza sociale un ruolo fondamentale può essere rivestito dalla sana pratica sportiva ed è per questo che ritengo un segnale essenziale che questo momento di commemorazione sia stato promosso dalla Lega Pro”.
L’impegno della Lega Pro è costante e poche ore fa il Presidente Nazionale Francesco Ghirelli ha annunciato una novità in memoria di Mario Cerciello Rega.
“Mario Cerciello Rega è stato un servitore dello stato che, anche nel momento in cui ha sacrificato la sua vita voleva dare una mano a chi l’ha ucciso combattendo un male terribile quale è la droga”. Ha detto il Presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli. “Purtroppo la violenza ha prevalso, ma noi lo vogliamo rammentare dal vivo e, con l’aiuto del Comune di Somma Vesuviana, trasformeremo questa iniziativa in un torneo che lo ricorderà per mesi. Secondo quello che è anche il desiderio dei tanti ragazzi pronti a seguire i principi di legalità e coraggio che Mario ci ha insegnato. Questo è l’impegno della Lega Pro. Mario era un uomo buono, amante del suo lavoro, capace di essere l’amico di tutti i giorni. Mario è vivo in tutti noi ed è così che noi lo vogliamo commemorare, come un uomo al servizio della gente e dei bisognosi, secondo dei sani principi di solidarietà. Mario amava la vita ed calcio e la Lega Pro sarà sempre con lui”.
In campo anche la Lega Nazionale Dilettanti!
“E’ un impegno che si rinnova per quanto attiene anche la lega Nazionale Dilettanti che io rappresento – ha affermato Cosimo Sibilia, Presidente Nazionale della Lega Dilettanti, presente di persona a Somma Vesuviana – che io rappresento e che svolge un ruolo oltre che sportivo anche sociale. Ricordare Mario Cerciello Rega è un dovere perché abbina i valori dello sport anche coraggio e legalità”.
Il sindaco Salvatore Di Sarno ha ricordato l’ultimo incontro avuto con l’amico Mario.
“Mario Cerciello Rega era una persona perbene, l’amico di tutti ed era sempre insieme agli ultimi. Quando finiva di lavorare andava alla stazione di Roma Termini, a donare cibo a chi ne avesse bisogno e la stessa Medaglia d’Oro al valor civile è testimonianza del suo impegno. Io ho incontrato Mario – ha dichiarato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano –  poche settimane prima che ci lasciasse ed era felice perché si sentiva realizzato nel lavoro e nella vita familiare. Domani continueremo ancora a ricordarlo. Domani sarà proprio la moglie di Mario, Rosa Maria Esilio, a dare la partenza alla Maratona podistica di Telethon che vedrà ben 500 atleti correre per la ricerca scientifica. La Maratona vedrà sia partenza che arrivo a Somma Vesuviana”.
Per il Sottosegretario al Ministero dell’Interno, Carlo Sibilia, l’Italia deve ripartire proprio da coraggio e legalità
“Oggi Legalità e Coraggio – ha dichiarato Carlo Sibilia, Sottosegretario al Ministero degli Interni – sono due cardini importantissimi che sono il futuro del nostro Paese. La ripartenza che stiamo tutti auspicando deve iniziare proprio da Legalità e Coraggio. A Somma Vesuviana oggi abbiamo ricordato la memoria di Mario Cerciello Rega che ha dato la propria vita per questi ideali e in difesa degli altri. Oggi abbiamo da scaricare sul territorio, per riprenderci dalla pandemia, ben 220 MLD di Euro. Immaginiamo se ci si dovesse approcciare a questa cifra abnorme senza coraggio e soprattutto senza legalità, se lo facessimo sarebbe la più grande occasione persa nella storia d’Italia. Invece penso che dobbiamo concentrarci per elevare al massimo il livello di sicurezza in memoria delle persone come Mario Cerciello Rega che hanno dato la vita per questi valori”.
E la cultura ha un ruolo fondamentale:
“Coraggio e Legalità – ha affermato Rosalinda Perna, Assessore alla Cultura del Comune di Somma Vesuviana – sono alla base del vivere quotidiano e lo devono essere per tutti i ragazzi. La legalità, il rispetto delle regole sono alla base del vivere civile. Ad esempio qualche mese fa abbiamo consegnato le Chiavi della Gentilezza. In questo periodo di pandemia riscontriamo abbandono dei ragazzi nel rispetto delle regole. Sono sempre più frequenti fenomeni di vandalismo da parte dei ragazzi di siti culturali”.
Presenti all’evento: Carmine Mocerino, Consigliere Regionale, Gianfranco Di Sarno, Deputato, il vice – sindaco Sergio D’Avino con delega alle Politiche Sociali, l’Assessore alla Pubblica Istruzione, Ciro Cimmino,  Francesco Cirillo (Presidente del Comitato Etico Lega Pro), Salvatore Di Sarno (Sindaco di Somma Vesuviana), Lucia Fortini  (Assessore alle Politiche sociali, Regione Campania), Francesco Ghirelli (Presidente della Lega Pro), Antonio Jannece (Comandante della Legione Carabinieri “Campania”), Carlo Sibilia (Sottosegretario al Ministero dell’Interno), Cosimo Sibilia (Presidente della Lega Nazionale Dilettanti),  Carmine Zigarelli (Presidente del Comitato Regionale Campania LND).
L’evento è stato moderato dal giornalista Rai Emilio Mancuso