Esercito in azione tra Pomigliano e Ottaviano, caccia alle bombe tossiche
POMIGLIANO D’ARCO – Si è concentrata anche a Pomigliano e Ottaviano l’attività di presidio ordinario nella ‘Terra dei Fuochi’, messa in atto dall’Esercito.
Nell’ambito delle attività di presidio del territorio dell’operazione “Strade Sicure” del raggruppamento “Campania” dell’Esercito Italiano su base Reggimento Cavalleggeri “Guide” (19°), sono stati assicurati nella trascorsa settimana nr. 385 servizi di pattuglia e come risultati operativi sono stati rilevati: 3 roghi, 281 persone identificate di cui 4 denunciate in stato di libertà, 214 veicoli controllati di cui 1 sequestrato.
In particolare nelle giornate del 21e 22 Settembre 2021 l’Esercito è intervenuto su inizi di incendio con il successivo arrivo dei vigili del fuoco e delle forze di polizia nei comuni di Villa Literno (Ce), Ottaviano e Pomigliano d’Arco. Si sono inoltre svolte attività di controllo sul territorio per lo sversamento illecito di rifiuti, nelle località di Napoli e Caserta.
Prosegue l’attività di controllo e ricerca informativa delle zone interessate agli sversamenti e le possibili attività riconducibili, con il prezioso aiuto della Squadra Raven dell’Esercito Italiano.
Nel corso delle operazioni di maggior rilievo della settimana scorsa è stato assicurato il necessario supporto di polizia giudiziaria da parte delle seguenti forze di polizia: Polizia Municipale di Villa Literno (Ce), Polizia Municipale di Ottaviano, Polizia Municipale di Pomigliano d’Arco.
Le attività si inquadrano nelle azioni di “primo e secondo livello” (cioè operate h 24 da pattuglie dall’Esercito ovvero da pattuglie miste con il supporto delle polizie locali o dei presidi territoriali dei Carabinieri) che si aggiungono ai settimanali Action Day, secondo la programmazione definita dall’Incaricato per il contrasto del fenomeno dei roghi nella regione Campania nell’ambito della Cabina di regia della “Terra dei Fuochi”, sempre con il coordinamento delle Prefetture di Napoli e Caserta.
Picchia prima la compagna e poi la madre: voleva difendere la nuora dal figlio drogato
NAPOLI – Picchia compagna e madre per motivi futili, 33enne arrestato dai Carabinieri.
Ha 33 anni ed è già noto alle forze dell’ordine l’uomo finito in manette a Ponticelli per maltrattamenti in famiglia.
Dopo l’ennesima lite con la compagna, l’ha prima insultata e poi colpita. La madre ha provato ad evitare alla nuora altre botte e di tutta risposta è stata aggredita anche lei. Allertati da alcuni vicini di casa, spaventati dalle urla che provenivano dall’appartamento, i carabinieri della locale stazione hanno bloccato il 33enne, evidentemente sotto effetto di stupefacenti.
Tradotto al carcere di Poggioreale, è in attesa di giudizio.
Miasmi e roghi, 10 sindaci in corteo: vogliono riconsegnare fasce per protesta
GIUGLIANO – I primi cittadini di Giugliano, Frattaminore, Frattamaggiore, Casalnuovo di Napoli, Cardito, Caivano, Qualiano, Quarto, Calvizzano, Crispano sono “esasperati perché non si riesce a dare risposte al malessere che affligge i loro concittadini” E’ quanto si legge in una nota. I sindaci si sono detti pronti a consegnare le fasce tricolori in segno di protesta. “Siamo al loro fianco e chiediamo maggiore attenzione al Governo nazionale, non ne possiamo più”, scrivono. “Ai roghi si aggiungono i miasmi notturni che, seppur non considerati dannosi dai sanitari, impediscono comunque ai cittadini – aggiungono – di vivere bene. Non c’è più tempo da perdere”, prosegue la nota.
La protesta di ieri
Circa duemila persone, partite in corteo da alcuni comuni del Napoletano e dell’Agro aversano, sono giunte ieri sera dinanzi al mercato ortofrutticolo di Giugliano, in via Santa Maria a Cubito, per dire no ai miasmi e ai roghi tossici che continuano ad avvelenare l’aria. I disagi sono diventati da qualche settimana più gravi, ovvero da quando nelle ore notturne, in diverse località del Napoletano e del Casertano si sta avvertendo un odore nauseabondo. In testa ai cortei ci sono diversi sindaci, tra cui quello di Giugliano, Nicola Pirozzi. I cittadini hanno denunciato di essere esasperati ed hanno sollecitato interventi urgenti. In testa ai vari cortei sono stati esposti striscioni con la scritta “Alziamo la testa per la vita”. “Noi non vogliamo vivere barricati in casa”, hanno urlato alcuni manifestanti.Rubano auto e poi chiedono 2mila per restituzione, fermati specialisti del cavallo di ritorno
POZZUOLI. Fermati due specialisti del cavallo di ritorno. A Pozzuoli i carabinieri della locale Compagnia hanno dato esecuzione a un decreto di misura cautelare– emesso dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su proposta della locale Procura della Repubblica – nei confronti di due indagati, ritenuti responsabili, a vario titolo, in concorso tra loro, di furto aggravato di autovetture, ricettazione ed estorsione, commessa con le modalità del cosiddetto “cavallo di ritorno”.
L’attività investigativa, condotta dalla stazione di Monteruscello, trae origine dai numerosissimi delitti di furto e di ricettazione di autovetture perpetrati nel Comune di Pozzuoli e zone limitrofe a partire dal mese di settembre 2018.
Il modus operandi utilizzato nella commissione dei reati era sempre il medesimo, attraverso una rete di intermediari si provvedeva a contattare la vittima alla quale era stata rubata l’autovettura, si chiedeva una somma di denaro, di regola oscillante tra i 1.000 e 2.000 euro in base alla sua disponibilità economica e infine si fissava un appuntamento per lo scambio autovettura – soldi.
Tragedia in autostrada, muore giovane psicologa
NAPOLI- E’ una psicologa originaria di Napoli, Maddalena Ciavolino, ma residente a Ravenna dove aveva uno studio, la vittima dell’incidente mortale avvenuto nella notte tra sabato e domenica poco le 2 sull’autostrada A14 bis tra Bagnacavallo e Ravenna, in direzione Ravenna, nei pressi dall’area di servizio Sant’Eufemia.
Maddalena Ciavolino era alla guida di un veicolo finito nel fossato che corre al fianco dell’arteria stradale dopo varie carambole. Ferito, e trasportato in codice di massima gravità all’ospedale ‘Bufalini’ di Cesena, un 30enne (anche lui originario di Napoli), che viaggiava insieme alla giovane. Sul posto sono intervenuti gli uomini della Polizia Stradale, i sanitari del 118 – con ambulanza e automedicalizzata – e i Vigili del Fuoco.
Al vaglio degli agenti della Stradale la dinamica del sinistro costato la vita alla 27enne al volante della vettura uscita di strada all’altezza di una curva a sinistra e caduta nel fossato che, in quel tratto di strada, costeggia la A14. Le operazioni di soccorso e di rimozione del veicolo, a quanto si è appreso, sono andate avanti fino alle 6 di ieri mattina.
Napoli, Buonauro: “Sicurezza e vivibilità nella città che vorrei”
NAPOLI – Il magistrato TAR interviene sui temi caldi della campagna elettorale puntando l’attenzione sui temi della legalità e della sostenibilità della vita in città.
Adolescenti si sentono ninja e girano in scooter con nunchaku e armi
San Sebastiano al Vesuvio – Due “ninja” minorenni denunciati dai carabinieri dopo inseguimento.
E’ quasi mezzanotte a San Sebastiano al Vesuvio. I Carabinieri della locale stazione stanno effettuando un posto di controllo a via libertà e notano 2 giovani a bordo di uno scooter. Gli intimano l’alt ma i ragazzi accelerano. Parte l’inseguimento che termina poco dopo.
I Carabinieri li bloccano per poi denunciarli a piede libero. Si tratta di 2 minorenni, hanno 15 e 17 anni e sono di Ponticelli. Dovranno rispondere di resistenza a pubblico ufficiale e di porto di armi o oggetti atti ad offendere. Quando li hanno perquisiti, i Carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato delle armi fuori dal comune: un “nunchaku” – arma anticamente utilizzata dai ninja – sotto la sella e un punteruolo nel borsello di uno dei 2 giovani.
I Carabinieri, prima di affidarli ai rispettivi genitori, hanno sanzionato i minori per guida senza casco, guida senza la copertura assicurativa e per guida senza patente perché mai conseguita
La trattativa Stato-Mafia? Leggete cosa scriveva nel 2016 Isaia Sales sulla Mafia- Stato
Ripubblico, in parte, un mio articolo dell’aprile 2016, in cui si parla del libro che Isaia Sales ha dedicato a uno Stato, quello delle mafie, costituitosi all’interno dello Stato italiano. E dunque se le Mafie si sono costituite in Stato autonomo, “riconosciuto” dallo Stato italiano, sono legittime le relazioni tra i rappresentanti dei due Stati. O no? Correda l’articolo l’immagine di un quadro di M.Paravani.
Capita che nello spazio di poche settimane due libri, “La mala setta” di Francesco Benigno, pubblicato da Einaudi, e “Storia dell’Italia mafiosa” di Isaia Sales, edito da Rubettino, descrivano in una prospettiva radicalmente nuova le relazioni tra le mafie – camorra, ‘ndrangheta e mafia siciliana – e lo Stato italiano, dall’Unità a oggi. I due autori sono studiosi serissimi e uomini delle istituzioni: Francesco Benigno è professore universitario di storia moderna e di metodologia della ricerca e Isaia Sales insegna storia delle mafie al “Suor Orsola Benincasa” di Napoli ed è stato sottosegretario al ministero del Tesoro nel primo governo Prodi: insomma, le loro pagine non mirano a far chiasso, sono misurate e ponderate in ogni parola. Mi auguro che di questi due libri si parli anche nelle scuole, ma non credo che accadrà. Devo dire, per correttezza, che anche Benigno e Sales, come Francesco Barbagallo, Marcella Marmo e Mascilli Migliorini parlano, genericamente, di “camorra napoletana”, senza far distinzione tra la camorra della città di Napoli e quelle del Vesuviano e del Nolano, che a parer mio, già in età borbonica, costituiscono un fenomeno “originale”, e per certi aspetti già orientato verso strategie che anticipano il Novecento. Scrive Sales:” Nella storia dello Stato italiano va registrato il riconoscimento di un altro potere, quello delle mafie, che si affianca a quello statuale. E tale riconoscimento avviene all’indomani dell’unità d’Italia e accompagna tutta la storia nazionale. La violenza mafiosa è stata utile agli equilibri della nazione”. Per la mafia siciliana era una verità già consolidata, grazie all’analisi storiografica del prof. Giuseppe Carlo Marino. Anni fa, quando Giuseppe Ayala venne a Praja a Mare a presentare il suo libro sugli amici Falcone e Borsellino, una signora napoletana gli domandò se lo Stato può vincere la partita contro la mafia. E Ayala, “giocando” con la metafora sportiva, rispose che potrebbe vincerla facilmente, se certi giocatori schierati nella squadra dello Stato non avessero la pessima abitudine di giocare per gli avversari e di farsi autogol in serie. Era implicita, nella risposta del magistrato, la sprezzante condanna anche degli “allenatori” e dei compagni di squadra che non cacciano via i traditori e, permettendo che essi restino in campo, si fanno coinvolgere, fatalmente, nel loro tradimento. Del resto, Giovanni Falcone l’aveva scritto: tutto dimostra che Cosa Nostra non si oppone allo Stato, ma è piuttosto “un’organizzazione parallela”. La novità dell’analisi di Sales sta nel fatto che la qualifica di “organizzazione parallela” viene estesa non solo alla ‘ndrangheta, ma anche alla camorra. Che la camorra abbia “lavorato” e possa ancora “lavorare” al servizio dello Stato, è verità accettata da tutti, ormai: ma anche gli studiosi e gli osservatori più attenti hanno sempre pensato che fossero episodi circoscritti e “servizi” saltuari, e che solo una piccola parte della società civile e del ceto politico tenesse le mani nella stessa pasta in cui le tenevano i camorristi. “Per più di un secolo e mezzo – scrive Sales – “si è registrata la sostanziale impunità per i membri delle organizzazioni mafiose “: e a garantire questa impunità hanno “contribuito pienamente” tutte le istituzioni dello Stato, anche quelle che per obbligo d’ufficio avrebbero dovuto indagare, arrestare, condannare. “E’ stata l’impunità la grande legittimazione delle mafie di fronte ai ceti popolari” (pag.376). E poche pagine dopo Sales osserva acutamente che anche il radicamento delle mafie al Nord dimostra “indiscutibilmente” che l’identità mafiosa appartiene “alla storia del Paese prima ancora che a quella del Mezzogiorno .Le mafie ci appartengono. Come italiani, prima che come meridionali”. (pag. 408). Mi permetto di far notare, ancora una volta – oggi ancora più che nel 2016 – che la “madre” dei problemi non è tanto la classe politica, quanto la burocrazia. A metà degli anni ’80 i clan vincitori della guerra contro la NCO cercano di mettere le mani, nel Nolano e nel Vesuviano, sulle opere pubbliche e sulla costruzione dei grandi centri commerciali. Gli atti ufficiali (processi, dichiarazioni dei pentiti, verbali di indagini) dimostrano che queste scelte impongono ai capi dei clan di modificare radicalmente le strategie e di stringere “relazioni” non più solo con la classe politica, ma anche con i burocrati. I burocrati diventano interlocutori privilegiati, quando la dissoluzione dei partiti storici e della Prima Repubblica portano al potere una classe politica di qualità non elevata, e nei Comuni inizia la stagione del “partito dei sindaci” e, in non pochi casi, di un populismo pericolosamente ridicolo.
Tragedia a Somma: 40enne trovata cadavere in casa
Somma Vesuviana – Domenica di lacrime e dolore a Somma Vesuviana. Una donna di 40 anni è stata trovata priva di vita all’interno dell’appartamento dove vive in località Masseria Allocca.
Stando alle prime testimonianze raccolte sul posto a fare la tragica scoperta sarebbe stato il marito che ha immediatamente allertato i soccorsi. Quando gli operatori sanitari sono giunti sul posto per la 40enne però non c’era già più nulla da fare.
In zona sono arrivati anche i carabinieri della locale stazione: al momento l’ipotesi presa in considerazione è quella del decesso per cause naturali. A stroncare la vita alla donna potrebbe essere stato un malore improvviso.
Ponticelli, cercano di sfuggire a controllo e puntano mitra contro agenti
NAPOLI – “Quanto accaduto sabato pomeriggio a Ponticelli, dove un gruppo di cinque persone in macchina ha cercato di sfuggire a un controllo di Polizia con una corsa folle al termine della quale il conducente ha puntato contro gli agenti una pistola mitragliatrice, testimonia quanto sia fuori controllo la situazione dell’ordine pubblico in alcune aree della città.
Troppe persone girano armate, troppi ragazzi pronti ad assalire i rivali senza pietà, troppi delinquenti pronti a sparare nelle strade e nelle piazze cittadine. Una condizione che richiede una risposta forte dello Stato, militarizzando i luoghi più sensibili per prevenire nuove tragedie e per sottrarre ai clan l’egemonia sui territori. Agli operatori di Polizia coinvolti in questo episodio va il mio plauso per aver brillantemente concluso l’operazione identificando i cinque. Speriamo solo di non rivederli immediatamente a piede libero, come purtroppo spesso accade”.
Questo il commento del consigliere regionale di Europa Verde, Francesco Emilio Borrelli.

