Troppa gente mi confessa di restare esterrefatta di fronte alle motivazioni dei provvedimenti di scioglimento dei Comuni per infiltrazioni e condizionamenti da parte della camorra. L”impressione è che molte persone sembrano non accorgersi neppure di ciò che gli succede attorno.
La verità è, però, che tutti si sono abituati ad un certo andazzo per cui può anche apparire normale che per ottenere un diritto, come può essere una pensione di vecchiaia, il riconoscimento di una invalidità certa, una autorizzazione sanitaria all”esercizio di una attività , ecc., ecc., sia necessario chiedere il favore a qualcuno – l”interposta persona, come la chiamava il senatore Saredo, che sciolse, nel 1901, il Comune e la Provincia di Napoli per accertati condizionamenti camorristici – che possa intervenire sugli amministratori dell”Ente delegato al rilascio dell”autorizzazione o del beneficio.
Sembra anche naturale che tale prestazione dell”amministratore venga ricompensata, oltre che con la gratitudine eterna del voto durante le elezioni, anche con regali adeguati all”importanza della persona. Questa è camorra, ma pochi sembrano accorgersene, tanto normali sono diventati certi comportamenti. Il risultato di questi atteggiamenti e di questa mentalità è lo stravolgimento di tutte le regole che dovrebbero far funzionare una comunità . L”amministratore diventa “il padrone delle regole”, nel senso che le osserva, le disattende, le piega alle diverse esigenze a suo piacimento, sensibile solo ai rapporti di forza, alla capacità di pressione e di intimidazione dell”interlocutore, ma anche alle ricompense economiche e politiche che può ricavare dalle sue decisioni. Il fatto di essere “il padrone delle regole” lo mette al centro di tutti gli interessi che si agitano nella comunità , a partire da quelli che si poggiano proprio sullo stravolgimento delle regole.
Un imprenditore pulito chiede regole chiare e trasparenti per l”assegnazione di un appalto pubblico: l”imprenditore-camorrista chiede solo che le regole vengano modificate a suo vantaggio e, per ottenere il risultato, è disposto a pagare, a corrompere, a minacciare e financo ad uccidere. In genere si ferma alla intimidazione e alla corruzione, ma l”appalto è suo, con buona pace dell”imprenditore che non ha potere di intimidazione e di violenza. Così la camorra, in combutta con gli amministratori conniventi, mette le mani su tutti gli appalti, su tutte le forniture, su tutti i fondi agevolati, persino sui fondi per le iniziative sociali e “culturali”. Ma la camorra non si accontenta mai.
Visto che tutto passa per il Comune, la cosa più semplice per impadronirsene è quella di mettere uomini suoi, magari “pezzi da 90”, nell”amministrazione comunale. Il controllo delle elezioni, a qualsiasi livello, è l”attività principale delle organizzazioni criminali importanti, come quelle dei Fabbrocino, dei Russo, dei Cesarano, dei “casalesi”, tanto per fare degli esempi, perchè solo attraverso la politica si posson mettere le mani sui fondi pubblici locali, ma anche su quelli nazionali ed europei.
Come si fa ad avere subappalti e noli a caldo e a freddo nei cantieri dell”Alta Velocità , della linea ferroviaria a monte del Vesuvio, della autostrada Salerno-Reggio Calabria, ma anche di quella Napoli-Salerno? Non certo con le pistole!
Come si fa ad ottenere una variante urbanistica per rendere edificabili suoli ceduti a basso costo da proprietari terrorizzati con intimidazioni e minacce di morte? Non certo con le pistole! Come si fa ad ottenere appalti e forniture nelle ASL? Non certo con le pistole! È la politica che apre tutte le strade alle organizzazioni criminali e alle loro imprese! Per questo la camorra è così presente in tutte le consultazioni elettorali. Il problema vero non sono quelli che di tutta questa attività della camorra non si rendono neppure conto, ma tutti coloro che sanno e capiscono, ma sperano anche loro di ricavare dei vantaggi da una situazione in cui tutte le regole diventano “negoziabili” e possono essere piegate agli interessi personali, senza alcun rispetto per il benessere della comunità e i diritti delle generazioni future.
