A Day After Hurricane: il singolo d’esordio si intitola “Makes me fall”

Sonorità d’impatto che incontrano la venatura punk della band, nella canzone che anticipa i prossimi lavori discografici     Giovanissimi, ma già capaci di sviluppare con efficacia le proprie idee artistiche: gli “A Day After Hurricane” hanno pubblicato ufficialmente, il 20 agosto, il proprio singolo d’esordio su tutti i canali commerciali. Prende il titolo di “Makes me fall” il bigliettino da visita dei 5 musicisti che danno vita alla band: nati nel 2011 come formazione anagraficamente under-18, le tante esibizioni live hanno plasmato e fatto maturare la capacità di produrre brani propri, concretizzando un fugace quanto succulento antipasto dei prossimi lavori discografici tuttora in cantiere.   Ritmica ossessiva, chitarre sature ed un testo coinvolgente: questi gli ingredienti del brano interamente scritto ed arrangiato dalla band, riconducibile ai canoni alternative rock ma rinfrescato da una composizione musicale capace di rapire letteralmente l’ascoltatore; la sinossi della canzone racconta di un sogno in cui il protagonista si accorge che tutta la realtà che lo circonda è mistificata e falsa, unica via d’uscita da questa prigione è viaggiare, impadronirsi di quanta più cultura possibile al fine di trovare la giusta messa a fuoco della propria persona.   Un inno che è diventato soggetto del primo videoclip ufficiale registrato dagli “A Day After Hurricane”: la collaborazione con Yulan Morra (che si è occupato della direzione alla regia) ha prodotto tre minuti e mezzo di filmato totalmente dedicati alla band, fra paesaggi evocativi e chiaroscuri crepuscolari.   Non resta quindi che ascoltare, condividere e supportare la musica di Simone, Rino, Raffaele, Marco e Ciro: A Day After Hurricane si presenta, proiettando l’attenzione ai prossimi episodi dedidati ai propri ascoltatori.     Band: Simone Medio (Vocals) Raffaele Salapete (Guitar/Backing Vocals) Rino Candela (Guitar/Backing Vocals) Marco Salapete (Bass) Ciro Pio Maietta (Drums)   VIDEOCLIP UFFICIALE “MAKES ME FALL”: YouTube https://goo.gl/wtKhze     Per acquistare il singolo:   iTunes: https://goo.gl/yF9ubo Spotify: https://goo.gl/NVEQ7f Google Play: https://goo.gl/udz8aX Amazon: http://goo.gl/3a4Qbe Deezer: http://goo.gl/N5R1C1   Contatti Band:

Troppi posti fissi a tempo pieno: 151 licenziamenti nella fabbrica del cornetto Algida

La multinazionale nordeuropea Unilever sostiene che nell’impianto di Caivano ci sono garanzie cotrattuali eccessive, che fanno aumentare i costi. Sindacati sul piede di guerra.            Il cornetto è nato a Napoli e si fabbrica da decenni nel Napoletano, a Caivano. Ma la multinazionale Unilever, che proprio dal gelataio partenopeo Spica acquistò, negli anni Settanta, il brevetto del mitico cono gelato, sostiene che la crisi in Italia non si ferma e che l’impianto partenopeo è il più costoso e meno competitivo d’Europa. Qui troppi contratti full time a tempo indeterminato e troppe pause di lavoro. Sempre secondo l’azienda anglosassone fanno decisamente meglio di noi gli inglesi dello stabilimento omologo di Gloucester, dove pure si realizza il glorioso prodotto di culto italiano. Meglio dei napoletani fanno meglio anche i tedeschi di Heppenheim, fabbrica che realizza l’altro top della produzione di Caivano, il gelato Magnum. Risultato: la Unilever ha avviato la procedura di licenziamento per 151 degli 806 dipendenti. Operai, impiegati, quadri: i nordeuropei non fanno distinzioni. Sono tutti da tagliare, da rimuovere. Ed ecco la ricetta: introdurre il Wcm, il nuovo modello organizzativo adottato dalla Fiat di Sergio Marchionne. I sindacati però stanno reagendo di brutto. ” E’ un’ignobile iniziativa unilaterale che dobbiamo fermare “, hanno scritto nel comunicato di ieri i delegati di fabbrica, comunicato con cui le rsu hanno già fatto effettuare mezz’ora di sciopero per turno. ” Caivano – puntualizza la Unilever – è l’unica unità produttiva italiana operante nel settore del gelato e dei semilavorati collegati al gelato ed è anche l’impianto della compagnia con il più alto numero di addetti d’Europa “. La produzione dello stabilimento napoletano è dedicata per il 60 % al mercato italiano e per il 40 % ai mercati internazionali. ” Abbiamo ridotto le spese ma con risultati che – scrive l’azienda – non sono ancora sufficienti a mettere in sicurezza lo stabilimento, che resta il sito meno competitivo del network europeo del gelato. Questa fabbrica – specifica la multinazionale – soffre di una situazione paradossale, causata da una gestione storicamente non sufficientemente attenta alla competitività e al contenimento dei costi “. La Unilever va poi al nocciolo della questione sostenendo che tutti gli altri impianti europei produttori di gelato dello stesso tipo di quello prodotto all’Algida ( impianti  inglesi e tedeschi ) riescono a massimizzare il beneficio dell’aumento dei volumi perchè sono molto più competitivi di quello di Caivano ” grazie a un’organizzazione  più bilanciata e a una struttura contrattuale della forza lavoro più aderente all’andamento stagionale delle vendite “. Poi, ma non è cosa secondaria, c’è la questione del calo dei consumi in Italia, che secondo Unilever e gli indicatori economici di riferimento, continua imperterrita. Tra il 2011 e il 2014 c’è stato un calo  del 14 % “. Nel quadriennio Caivano ha perso 14milioni di litri di gelato. Unilever nel frattempo annuncia che il rilancio avverrà attraverso il nuovo modello organizzativo denominato World Class Manufacturing, il sistema industriale inventato dal professore-guru giapponese Hajime Yamashina e adottato dalla Fiat di Sergio Marchionne. Ma le segreterie territoriali di Flai-Cgil, Fai–Cisl, Uila–UIL e Ugl agroalimentare, a nome di Carmine  Franzese , Raffaella Buonaguro,  Maurizio Vitiello e Marizio Figlioli affermano che ” un’azienda come Unilever dovrebbe fare da traino per attirare più volumi scongiurando i licenziamenti, che in un periodo di crisi del nostro paese produrrebbero problemi sociali in un territorio già provato. Il sindacato – avvertono i sindacalisti – ritiene di costringere a trovare soluzioni condivise che rilancino il sito e che lo rendano più competitivo come lo è sempre stato, ma se le intenzioni resteranno queste, e solo per aumentare il business, potrà e dovrà andare allo scontro drastico “. (Fonte foto: Rete internet)

Somma Vesuviana. A Rione Trieste riapre la scuola dell’ infanzia

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Lunedì mattina i bambini saranno accolti in aule approntate ad hoc prima del completamento delle opere di riqualificazione del plesso scolastico, previsto per i prossimi giorni. Stop, quindi, alle polemiche per il rinvio dell’apertura della scuola materna. All’origine del ritardo, gli importanti e complessi lavori di adeguamento degli edifici del Secondo Circolo didattico, realizzati con i fondi europei «PON», Asse II «Qualità degli Ambienti Scolastici». Un’occasione che Rosaria Cetro, Dirigente del 2 Circolo Didattico, non si è lasciata scappare. Il PON ha l’obiettivo di realizzare piani di interventi finalizzati alla riqualificazione degli edifici scolastici pubblici in relazione all’efficienza energetica, alla messa a norma degli impianti, all’abbattimento delle barriere architettoniche, alla dotazione di impianti sportivi e al miglioramento dell’attrattività degli spazi scolastici. I lavori per i quali è stato concesso il finanziamento per il Circolo riguardano i plessi Don Minzoni e Rione Trieste . Nonostante la complessità e la gravosità degli adempimenti previsti, il Dirigente scolastico Rosaria Cetro ha presentato il progetto  e ottenuto il finanziamento, operando in sinergia con il Comune, proprietario degli edifici scolastici. L’incarico di progettista e direttore dei lavori è stato affidato all’ ing. Orlando Piantadosi. Alla richiesta di finanziamento, nel 2010, ha fatto seguito un lungo e complesso iter burocratico con la produzione di numerosi documenti. L’Ente Comunale ha fornito il supporto tecnico. Dopo aver ottenuto tutte le autorizzazioni, sono state espletate le gare e affidati i lavori, con l’intento di consegnare al territorio, per il nuovo anno scolastico, una struttura sportiva e due edifici ammodernati. A fine giugno nel plesso Don Minzoni è stato realizzato il campetto sportivo con tanto di tribuna e sono stati, finalmente, sistemati i solai che presentavano infiltrazioni d’acqua. Per tutta l’estate i lavori sono proseguiti senza interruzione anche al plesso di Rione Trieste, per la riqualificazione della scuola dell’infanzia. Lavori che le ultime amministrazioni comunali succedutesi, nonostante i numerosi solleciti, non hanno mai potuto fare per mancanza di fondi. Salvo piccoli interventi di manutenzione, la scuola era rimasta tale, come prima: umida e buia. É , quindi, grazie ai fondi PON Fesr ed a questo progetto che i bambini di Rione Trieste avranno una scuola bella, luminosa, sicura.  Il disagio subito dalle famiglie, che hanno visto rinviare l’apertura della scuola di una settimana, con una ordinanza firmata dal sindaco Pasquale Piccolo, diventa comprensibile. Ma nonostante tutto, meglio accogliere i bambini in una Scuola degna di essere chiamata tale che in aule malsane. Ne è valsa la pena? Saranno i genitori e i bambini a dirlo, ma dalla scuola ne sono certi, a fronte delle polemiche e delle proteste moltiplicatesi sui social network. «Con uno sforzo davvero sovrumano – assicurano dal plesso di Rione Trieste –  lunedì tutti i bambini saranno accolti in aule appositamente allestite. Una soluzione transitoria, ma adeguata, perché ancora pochi giorni di lavoro e la scuola si presenterà a bambini e genitori nella sua veste più bella.»

Pomigliano: ingiunzione di sfratto alla Casa del Popolo. I militanti: ” ma abbiamo risolto tutto “.

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Gli iscritti al Pd locale: “Nessun caso Acerra bis: questione appianata con la Fondazione Gerardo Chiaromonte”.  Dopo la vicenda della Casa del Popolo di Acerra si amplia il raggio degli attriti tra la fondazione Gerardo Chiaromonte e i vari circoli napoletani del Pd che gestiscono gli immobili di proprietà dell’istituto intitolato allo storico parlamentare comunista. Questo perché c’è un’ingiunzione di sfratto giacente al tribunale di Nola che pende sul destino della Casa del Popolo di Pomigliano, storica ex roccaforte del centrosinistra, la città del polo delle grandi fabbriche, degli operai di Fiat, Alenia e Avio. E’ un’ingiunzione di sfratto per morosità. La prima udienza al tribunale di Nola si è tenuta giugno. E’ stata rinviata. Nel frattempo gli esponenti locali del circolo di Pomigliano replicano affermando che ” è stato tutto risolto “, che ” la questione si è appianata ” e che ” quindi il fatto non c’è “. Ieri ci sarebbe stato un colloquio tra l’amministratore della fondazione Chiaromonte, Antonio Gagliotti, e un rappresentante del circolo del Pd di Pomigliano. ” La fondazione Chiaromonte non andrà avanti, fermerà tutto – annunciano i militanti della città delle fabbriche – pagheremo l’affitto con la rinuncia ai gettoni di presenza in municipio da parte dei nostri consiglieri comunali “. L’accordo “bonario” con la fondazione sarebbe stato raggiunto proprio ieri. Dal canto suo Gagliotti preferisce glissare. ” Ci sono già state troppe polemiche: non ho intenzione di dire nulla “, risponde, o meglio, non risponde al telefono. A ogni modo non c’è motivo di dubitare che la faccenda Pomigliano sia destinata a ridimensionarsi. Qui c’è già chi è pronto a scommettere che ” alcuni mesi di affitti arretrati ” – questo è quanto sostengono ancora i militanti pomiglianesi – ” saranno pagati quanto prima “. ” Del resto Gagliotti ha ragione – aggiungono dal capoluogo industriale gli iscritti al partito – la fondazione deve far quadrare i conti. C’è da pagare l’Imu per gli immobili che gestisce in tutta la provincia e in Campania. E si tratta di cifre grosse…”.        

Le ricette di Biagio. “Cannele spezzate” al ragù campagnolo e uva con formaggio: in onore di San Gennaro

Chicchi d’uva abbinati a pezzi di pecorino. Il ricordo di zio Gennaro. Il ragù campagnolo: quasi tutto napoletano, e un poco anche bolognese. San Gennaro – Dioniso. Un libro da scrivere.   “Cannele spezzate” al ragù campagnolo. Ingredienti: “candele” lunghe spezzate; una fetta di maiale nero casertano di gr.500 (per 4 persone); una fetta di pancetta intera; una fetta di pancetta finemente tritata; pecorino di Taurano a pezzetti; pecorino di Taurano grattugiato; gr.500 di pomodori spellati, privati di semi e tritati; aglio, prezzemolo tritato, olio, un bicchiere di vino rosso. Avvolgere a braciola la fetta di maiale nero, fasciare la braciola con la fetta intera di pancetta, riempire la braciola con il trito di pancetta e di prezzemolo, con i pezzetti di pecorino e con l’aglio; rosolarla nell’olio, aspettare che si asciughi, bagnarla con il vino rosso; cuocerla a fuoco lento, per tre ore , insieme con i pomodori. Lessare le “candele spezzate”, sistemarle in un’ampia zuppiera, cospargerle di pecorino, versare il sugo, mescolare. C’è chi preferisce conservare una parte del sugo e tenerlo in caldo per condire le “candele spezzate” già nel piatto con un ultimo “bagno”. Per bagnare la braciola e per accompagnare in tavola il piatto abbiamo scelto il “Vesuvio d.o.c. vivace rosso” di Fiore Romano. Piatto di intrattenimento: chicchi di uva Regina e pezzetti di pecorino di Taurano.   Biagio Ferrara   Tutto è stato detto su San Gennaro, e in ogni lingua. Non c’è più nulla da dire, a tal punto che qualche “pezzo” pubblicato oggi dai quotidiani napoletani pare la copia di “pezzi” già pubblicati. L’ultima cosa nuova l’ha detta, qualche anno fa, un noto sociologo, audace nel trovare un qualche nesso tra il rosso del sangue del Martire Gennaro, il rosso del vino di Dioniso Bacco, il rosso del pomodoro. Non ricordo se ci fosse anche il rosso della lava del Vesuvio: se non c’era, sarebbe utile aggiungerlo. Il culto di San Gennaro ha radici antiche nel Vesuviano interno: lungo la strada che congiungeva il mare e Nola vennero dedicate, al culto, non poche cappelle di campagna, qualcuna delle quali è poi diventata chiesa. Il Martire è protettore di Somma e di San Gennaro Vesuviano. Nel nostro territorio il culto del Martire incominciò ad affievolirsi dopo le eruzioni che segnarono la storia del sec.XVII, durante le quali San Michele e le Madonne Nere protessero i Vesuviani con efficacia evidente e con indimenticabile amore. Fu più lento ad affievolirsi il ricordo del patronato che a San Gennaro – Dioniso veniva riconosciuto sull’ apertura della vendemmia, che nei vigneti vesuviani incomincia in quella parte di settembre in cui cade il giorno consacrato al Santo. A Lui i vendemmiatori innalzavano le loro preghiere, prima di accingersi alla raccolta, e perciò mi è parso giusto dedicare a San Gennaro il piatto che ai “vennegnatori” veniva offerto dai proprietari più ricchi e più generosi alla fine della vendemmia, e che un almanacco contadino del 1864, in cui ho trovato la ricetta, classifica come maccheroni alla campagnola. Si tratta in sostanza di un ragù napoletano, perché il ruolo di protagonista tocca alla braciola, con la nota rustica del “fodero” di pancetta, e con la memoria del ragù alla “bolognese”, rappresentato dall’imbottitura a base del trito di pancetta. Questo piatto, che Biagio ha preparato in modo splendido, entrerà di diritto nel libro che insieme stiamo preparando sulle ricette storiche del Vesuviano e della Campania Felice: storiche di storicità documentata, e non imposta come un postulato. Con i postulati non si fa la storia. Ottima la scelta del vino: il “Vesuvio” di Fiore Romano ha il vigore, la freschezza e lo stile dei giovani saggi e bene educati. Prima del dolce abbiamo mangiato chicchi di uva Regina e pezzetti di pecorino. Il chicco ciascuno dei commensali lo prendeva da una tazza collocata davanti a lui: una tazza di colore azzurro, piena di chicchi luminosi, perfetti, un quadro di Melendez, o di Gioacchino Toma. Un chicco di uva, poi un pezzetto di pecorino – un commensale a cui piacciono le variazioni ha abbinato pezzetti di gorgonzola – e poi un altro chicco: il tutto masticato lentamente. Mio padre mangiava chicchi d’uva con pezzetti di pane: credo che fosse un abbinamento diffuso tra i contadini del Vesuviano. L’accoppiata chicchi d’uva – pezzetti di formaggio me la fece gustare per la prima volta, quasi mezzo secolo fa, in una trattoria del Sarnese, zio Gennaro, che per noi nipoti, figli di un fratello e delle due sorelle, fu un mito, perché ci insegnò, con l’esempio, la cultura vera, quella che ti fa conoscere da un gesto, da una smorfia, dal tono di voce il carattere e le intenzioni delle persone che incontri nei luoghi della vita quotidiana. Zio Gennaro non aveva paura di nessuno: sul campo di calcio di Pagani, mentre la tifoseria paganese si agitava come un mare in tempesta, perché non aveva gradito la vittoria del “Diaz”, zio Gennaro, Nicola, che era l’autista di Aurelio Trusso, Michele ‘e Sapatiello e Peppe’ o bidello e pochi altri che non ricordo, purtroppo, furono gli ultimi a uscire dal campo, dopo aver controllato che noi ragazzi avessimo raggiunto incolumi le automobili e il pullman. Poiché “Gennaro” significa nobile, coraggioso, magnanimo, ho sempre pensato che nostro zio non potesse chiamarsi che Gennaro. Lo ricordo, in questo giorno, ai miei cugini, a quelli almeno che danno ancora importanza alle memorie. Non è un fatto solo privato: noto, purtroppo, che a Ottaviano si stanno dissolvendo anche i vincoli che tenevano insieme le famiglie e stringevano al presente i ricordi dei fatti e dei personaggi del passato. E credo che non sia sconveniente ricordare mio zio e i suoi amici in un articolo dedicato al cibo. Essi ci fecero conoscere anche le strade che portavano ai ristoranti mitici di quegli anni: il Cannetto a Polvica, Bartolo a Cicciano, Santulillo ‘ e Vagno ai “bagni” di Scafati, la Casina Rossa, il Nautilus a Castellammare. Essi ci spiegarono, tra l’altro, che le “spezie” più importanti di una cena tra amici sono i valori dell’amicizia vera.                                  

Resoconto ufficiale SKYSEF 2015: la Campania brilla in Giappone

Quattro scuole hanno presentato a Shimizu i loro progetti. Il Torricelli conquista il premio per la migliore ricerca scientifica, al Majorana il riconoscimento per la migliore presentazione. Somma Vesuviana, sabato 19 settembre. È trascorso un mese da SKYSEF 2015, l’esperienza di confronto fra gli studenti delle scuole secondarie superiori provenienti da Cina, Australia, Thailandia, Taiwan, Usa, Giappone e Italia su temi di interesse collettivo in materia di biodiversità, energia e ambiente. Nel centro sociale di Shimizu, le loro ricerche scientifiche sono state valutate dalla commissione anonima quali potenziali soluzioni per aiutare il pianeta Terra, con effetti vantaggiosi per l’umanità. La partecipazione a SKYSEF è coordinata dalla onlus “Scienza e Scuola”, associazione che si avvale di prestigiose collaborazioni* con enti pubblici e privati, con lo scopo di promuovere la comunicazione e l’interazione fra il mondo della scuola, in particolare degli istituti secondari superiori, e quello della Scienza.   “Il successo delle ricerche dei gruppi di studenti delle quattro scuole campane partecipanti a SKYSEF è stato grande”. Paolo Emilio Strolin, professore emerito di Fisica sperimentale presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, ponte di collegamento tra l’Italia ed il Giappone per SKYSEF, commenta con queste parole l’impegno e il brillante risultato degli allievi.   LICEO SCIENTIFICO “E. TORRICELLI”, SOMMA VESUVIANA Gli studenti Maria Gorizia Ammendola, Achille Campanile e Matteo Anzano del liceo scientifico “E. Torricelli” di Somma Vesuviana hanno ricevuto il premio per la miglior ricerca, per aver studiato e dettagliato la soluzione al fenomeno della scomparsa degli impollinatori, in particolare delle api, nelle aree coltivate. Il lavoro è stato supervisionato dalla prof.ssa Attilia D’Avino, con il prezioso supporto del dott. Gennaro Di Prisco e del prof. Emilio Caprio, designati tutors dal direttore del Dipartimento di Agraria dell’Università di Napoli “Federico II”, prof. Paolo Masi. A SKYSEF gli studenti sono stati accompagnati dalla prof.ssa Antonella Bergamasco, oltre che dal dott. Di Prisco, il quale ha anche contribuito al Workshop.   ITI “E. MAJORANA”, SOMMA VESUVIANA Gli studenti Giovanni Carrozza, Artur Wladyslaw Maj e Cristian Mocerino dell’ITI “E. Majorana” di Somma Vesuviana hanno avuto il premio speciale della giuria per la migliore presentazione. Nella ricerca sul controllo del Radon all’interno di edifici, gli studenti sono stati supervisionati dal prof. Angelo Amelia il quale è stato con loro anche a SKYSEF.   LICEO SCIENTIFICO “V. DE CAPRARIIS”, ATRIPALDA Gli studenti del liceo scientifico “V. De Caprariis” di Atripalda, Mario Trerotola, Amedeo Carbone e Vittorio Romaniello hanno presentato una ricerca sullo sviluppo e la costruzione di un drone alimentato da energia solare, con la supervisione del prof. Roberto Capone, accompagnati a SKYSEF dallo stesso docente, si sono appoggiati al Dipartimento di Fisica dell’Università di Salerno.   LICEO SCIENTIFICO “L.DA VINCI”, POGGIOMARINO Gli studenti Arcangelo Pisa, Roberta Del Balzo e Giuseppe Polise del liceo scientifico “L. Da Vinci” di Poggiomarino” hanno presentato una ricerca su una rete intelligente di alimentazione elettrica. Arcangelo Pisa è stato membro di una squadra internazionale che ha avuto il terzo posto nella competizione per la costruzione di un modello di automobile con i requisiti richiesti dalla giuria. Il gruppo è stato seguito dalla prof.ssa Maria Rosaria Del Sorbo.   Da programma, il primo giorno si è tenuta la celebrazione delle performances culturali, per cui ogni paese ha presentato un aspetto tradizionale della terra d’origine. In quella speciale occasione, proposto al pubblico e molto apprezzato, il tipico ballo della tammorra – con la riproduzione delle sequenze di figure e passi della celebre paranza sommese di Zì Riccardo – è divenuto il simbolo della Campania in Giappone. In lingua inglese, il secondo giorno, gli studenti hanno discusso le ricerche scientifiche ed illustrato due posters sulla biodiversità; il terzo giorno, presso l’Istituto per la Scienza e la Tecnologia a Shizuoka, a 200 chilometri da Tokyo, uniti in gruppi eterogenei, tutti i giovani partecipanti di SKYSEF sono stati impegnati nella costruzione di una macchina elettrica per poi sottoporla a prove di lentezza e velocità, mentre i docenti erano impegnati nel workshop (Teacher’s session) su come insegnare il metodo scientifico agli allievi. Il quarto giorno hanno preso parte alla cerimonia di premiazione dei progetti. I giovani studenti italiani non avrebbero mai pensato di essere tanto vicini ai colleghi giapponesi nell’era della tecnologica, accomunati dai selfie e dall’uso degli smartphone, e tanto distanti per tradizione: un contatto fisico per un saluto può rappresentare un’assoluta novità in Giappone, quasi da non saperla collocare nella cultura della cortesia “a distanza”. A breve inizierà un altro anno scolastico per questi ragazzi pieni di sogni e aspettative. Il primo contatto con l’università si è rivelato entusiasmante, non vedono l’ora di affacciarsi al mondo accademico, che non li spaventa, anzi li convince che il futuro si conquista con lo studio e con l’impegno. Dal confronto con i docenti delle università che sceglieranno, potranno trarre conoscenza, esperienza e consapevolezza delle nozioni acquisite, quindi metterle in campo per l’evoluzione di tutti.

FCA, il responso del guru giapponese: Pomigliano si conferma migliore stabilimento del gruppo

E’ l’impianto più efficiente e meglio organizzato dell’azienda guidata da Sergio Marchionne. Ma resta il problema occupazionale.          Lo stabilimento FCA di Pomigliano si conferma migliore stabilimento del gruppo. La notizia scaturisce dall’esito dell’ispezione di tre giorni effettuata nell’impianto dal guru del Wcm, il professore giapponese Hajime Yamashina. Secondo gli standard dell’organizzazione del lavoro World Class Manufacturing l’impianto napoletano è passato dai 76 punti dello scorso anno agli attuali 78 punti. “Un risultato importante – commenta Raffaele Apetino, della Fim Cisl – ottenuto grazie ai continui investimenti in sviluppo di processo e organizzazione del lavoro. Ma è anche un risultato – puntualizza Apetino – raggiunto con una forte incidenza e spirito di abnegazione dei lavoratori e della Fim, assieme alle altre organizzazioni sindacali. Ora – auspica il sindacalista – bisogna mettere la ciliegina sulla torta con l’assegnazione di nuovi modelli, magari Alfa Romeo, per dare a Pomigliano e all’indotto la completa saturazione industriale ed occupazionale”. Restano infatti i problemi legati all’attività monoprodotto, che risulta insufficiente sul fronte della piena aspettativa occupazionale e salariale. Sono ancora molti i lavoratori  di Pomigliano e dell’indotto che devono vedersela con la cassa integrazione. Mentre le produzioni Panda sembrano stabilizzarsi attorno alla cifra delle 130mila vetture all’anno, un dato che da solo spiega l’impossibilità di dare lavoro tutti i giorni a circa 4500 dipendenti. (Fonte foto: rete internet)

Vesuvio: quel che cova sotto la cenere

– Alle lacrime di Laura e ai sogni di Monica e che le loro sofferenze, tanto diverse e tanto vere, siano la ragione per le prossime battaglie –

A volte pensi che tutto abbia una logica e che quindi chi fa certe cose possa essere qualcuno che abbia un interesse nel farlo ma poi ti guardi attorno e ti rendi conto che l’unico interesse nell’appiccare un incendio e distruggere ettari di Parco Nazionale potrebbe essere semplicemente quello del divertimento o quello di dimostrare che quel luogo è una proprietà privata e puoi farci ciò che vuoi. (il VIDEO e le FOTO)

Non sappiamo chi sia stato e perché abbia dato fuoco alle pinete vesuviane in questi giorni, quel che è certo è che è stato fatto. Ci viene da pensare che, vista la situazione di abbandono e il clima torrido, sia bastato poco, anche una cicca di sigaretta a dar fuoco al tutto, ma la diffusione a macchia di leopardo dei focolai (a monte di via Ruggiero a Torre del Greco fino e oltre la Pineta del Tirone) ci spinge a pensare che qualcuno, qualcuno che ad esempio volesse gestire la pulizia e il rimboschimento del Vesuvio, avrebbe avuto gioco facile nel proporsi e nel proporre la sua funzione davanti a tanto sfacelo, magari supportato dall’opinione pubblica e da un valido sponsor politico. Oppure no, sarà stata l’ottusità e la prepotenza di cui sopra, quella che vuol vedere il proprio spazio vitale allargato anche al territorio circostante e farlo propria pattumiera; quel che certo è che il risultato è sotto i nostri occhi e sarà impunito come sempre.

Comunque siano andate le cose, giovedì sera, era già evidente che l’incendio scoppiato nella giornata di mercoledì 16 non era ancora stato domato, o forse, con molta probabilità, altri fuochi erano stati appiccati, in una sorta di reiterazione iniziata il 31 agosto scorso e interrotta solo dai temporali di fine estate. Mercoledì sera molti si erano accorti che l’oscurità del Vulcano veniva squarciata nuovamente dalle fiamme e il sospetto diviene ancora più forte. C’è qualcuno che addirittura dice di aver visto con un cannocchiale, al crepuscolo, chi le innescava e di aver avvertito per questo i carabinieri, ma come credere a questa voce e a tutte le altre fandonie registrate in questi tre giorni di fuoco? Come districarsi tra la matassa di disinformazione creata dai social e dai giornaletti on-line? Recandosi sul posto! Così come ogni giornalista, degno di questo nome, dovrebbe fare e questo non lo si dice per tirare acqua al proprio mulino ma a demerito di chi infanga la professione diffondendo il copia-incolla, rubando foto e lavoro e non verificando i fatti di persona.

E così ci si è trovati in cinque, cinque anime belle nella pineta in fiamme ed io ero l’unico giornalista presente e gli altri non appartenevano certo alle forze dell’ordine, non erano della protezione civile di Torre del Greco, tanto meno amministratori o dipendenti del Parco ma semplici persone che davanti all’inettitudine e al disinteresse delle istituzioni si sono rimboccate le maniche e, non solo scattando foto e girando filmati sull’accaduto ma cercando anche di arginare il fuoco con mezzi di fortuna e soprattutto cercando di guidare col GPS l’azione del Canadair e degli elicotteri della forestale che tentavano di spegnere i diversi focolai che coprivano pineta e Cratere.

Un aereo e due elicotteri, uno dei quali prelevava l’acqua nel bacino esistente nella Pineta del Tirone e le altre due aeromobili pompavano acqua marina per poi scagliarla sulle fiamme. L’azione encomiabile di questi reparti, guidati dal Corpo Forestale, è stata in buona parte rallentata dall’assenza a terra di personale specializzato per guidarli là dove le fiamme s’insinuavano e non potevano essere visibili dall’alto. Un corpo capace di porre una barriera tra le fiamme e il sottobosco. Sarebbero bastate meno di cinquanta unità per scavare piccole trincee spartifuoco e battere con i rami il terreno rovente, per spegnerlo e togliergli ossigeno ma tutto questo no! In un parco nazionale non si fa! Qui da noi non ci si sporca le mani.

E così, una volta costatato che gli aerei irroravano i luoghi da noi segnalati, abbiamo fatto salti di gioia per aver avuto il riscontro che la collaborazione tra cittadino e stato può esistere e può essere anche produttiva ed entusiasmante, quando si ama la propria terra, si trova un valido interloqutore, e lo si fa non solo a parole.

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Ipercoop Quarto, la schiarita: firmato l’accordo che salva posti e salario

La Unicoop: “concordata soluzione che salvaguarda l’occupazione “. Esultano i sindacati.  “E’ stata concordata una soluzione che salvaguarda l’occupazione”. La Unicoop Tirreno commenta così l’accordo raggiunto ieri all’hotel Terminus di Napoli per l’Ipercoop di Quarto, l’ipermercato finito nella bufera dopo una serie di proteste degli addetti, preoccupati dalla paura di perdere quote salariali e posti di lavoro con il passaggio alla coop Distribuzione Lazio. Alla fine però azienda e sindacati, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, hanno stipulato l’intesa che salva sia gli attuali salari e contratti che gli organici (Quarto lavorano 140 persone). La Unicoop affitterà il ramo d’azienda a Distribuzione Lazio, che assorbirà, con il passaggio appena sottoscritto, tutti i dipendenti dell’ipermercato, timorosi per l’eventuale applicazione dei contratti modulari, uno strumento che consente il taglio drastico degli stipendi. “Abbiamo ribadito alla controparte che non era tecnicamente giustificabile e quindi non era possibile l’applicazione dei contratti modulari – spiega Mario Dello Russo, della segreteria regionale Uiltucs – per cui è stato firmato semplicemente il fitto di ramo d’azienda ai sensi dell’articolo 2112 del codice civile e ciò consentirà ai lavoratori di Quarto il mantenimento dei diritti precedentemente acquisiti”. L’ipermercato di Quarto chiuderà provvisoriamente per motivi tecnici finalizzati all’ammodernamento il prossimo venerdi 25 settembre. “Resterà chiuso probabilmente per due settimane”, fanno sapere dalla Unicoop Tirreno di Vignale Riotorto, in provincia di Livorno. La coop Distribuzione Lazio è controllata da Unicoop e dalle altre due cooperative della grande distribuzione più forti d’Italia, coop Estense e coop Adriatica. (Fonte foto: rete internet)    

Nola, ripartirà ad ottobre il laboratorio di formazione teatrale per ogni età.

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Mercoledì  7  ottobre 2015 alle 19:30 ripartirà la stagione di “Polvere di palcoscenico”, il laboratorio di formazione teatrale per bambini, ragazzi e adulti  presso il ristobistrò culturale la festa dei folli con sede in Nola  alla Via Principe di Napoli n. 89. Laboratorio per la formazione di “attori” ragazzi e adulti che abbiano voglia di indagare se stessi e la propria creatività attraverso il gioco del teatro, sviluppando le proprie potenzialità artistiche e imparando ad agire sulla scena, finalizzato alla messa in scena di uno spettacolo finale. Il laboratorio teatrale per bambini e ragazzi, diretto da Nicola Laieta e in collaborazione con l’associazione  “Trerrote”, può e deve essere, prima ancora che artistica, una grande esperienza formativa e socializzante ed è basato sulle tecniche  del gioco e dell’improvvisazione. L’attività teatrale è un formidabile strumento per la crescita e l’educazione dei bambini e dei ragazzi poiché diminuisce la divaricazione esistente tra individui con capacità diverse, favorisce gli aspetti emotivi, relazionali e comunicativi fondamentali per lo sviluppo globale della personalità. Il coinvolgimento dei bambini e dei ragazzi per stimolare la loro creatività è molto forte perché rappresenta un momento di aggregazione, di crescita culturale, di divertimento e anche di espressione di tematiche molto spesso non conosciute. I bambini e i ragazzi amano partecipare ad attività teatrali di cui si sentono protagonisti, con un ruolo da ricoprire che richiede la messa in gioco di se stessi, ma anche l’esaltazione delle proprie capacità. Il progetto formativo per adulti sarà scandito dall’appuntamento settimanale del mercoledì dalle 19:30  alle  22:30  e da cicli tematici pedagogici interdisciplinari: vengono apprese le basi necessarie di voce e dizione, recitazione, mimo, improvvisazione e storia del teatro. Nel corso del laboratorio si avranno incontri con attori, registi e tecnici specializzati, inoltre, si terranno seminari e workshop come momenti di studio privilegiato per il loro carattere intensivo e un’occasione per approfondire. I corsi di dizione e recitazione saranno condotti da Bruno Minotti che affronterà il complesso mondo della comunicazione analizzando il linguaggio del corpo (volontario e involontario), la sfera dei sentimenti e delle emozioni, la loro manifestazione attraverso il grande strumento: la parola; il corso di mimo, tenuto da Arianna D’Angiò, è aperto a tutti coloro che desiderano acquisire la pratica dell’interpretazione drammatica corporea; il corso di storia del teatro, diretto da Maria Pia Napolitano, espone le linee generali della storia della civiltà teatrale, dalle origini della tragedia e del teatro greco al teatro romano con la successiva crisi e condanna del teatro, le origini del teatro sacro medioevale, il teatro del Rinascimento, quello elisabettiano e aspetti del teatro spagnolo e del teatro francese, attraverso i suoi generi, i suoi “piccoli” e “grandi” protagonisti, la sua evoluzione, le sue tecniche. Lo studio e l’apprendimento saranno facilitati grazie alla lettura e il commento di testi drammaturgici, visioni, analisi, discussioni di materiale storico e di visioni, analisi, discussioni su spettacoli attraverso le contemporanee tecnologie di documentazione. L’obiettivo del laboratorio è quello di scoprire e sviluppare le proprie potenzialità espressive e creative, del corpo e della voce, rompendo le convenzioni del quotidiano. Il metodo di lavoro basato sul “senso di verità”, porta a “giocare” con se stessi e con gli altri al fine di creare un attore-autore organico e originale che, muovendosi in una logica di vita reale, si proietta in situazioni straordinarie e immaginarie. Tutto il materiale prodotto, incontro per incontro, diventerà il bagaglio individuale e collettivo per arrivare a costruire progressivamente un personaggio da mettere in scena all’ interno di una drammaturgia di gruppo o trasmetterla a nostra volta ad altri. Varia e articolata l’offerta e, anche, varia e articolata è la possibilità di adesione: si può scegliere di iscriversi al laboratorio di formazione teatrale, al singolo corso o a più corsi. Al termine del laboratorio verrà rilasciato un attestato di frequenza. Per informazioni: (www.lafestadeifollinola.wordpress.com).