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Vesuvio: quel che cova sotto la cenere

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– Alle lacrime di Laura e ai sogni di Monica e che le loro sofferenze, tanto diverse e tanto vere, siano la ragione per le prossime battaglie –

A volte pensi che tutto abbia una logica e che quindi chi fa certe cose possa essere qualcuno che abbia un interesse nel farlo ma poi ti guardi attorno e ti rendi conto che l’unico interesse nell’appiccare un incendio e distruggere ettari di Parco Nazionale potrebbe essere semplicemente quello del divertimento o quello di dimostrare che quel luogo è una proprietà privata e puoi farci ciò che vuoi. (il VIDEO e le FOTO)

Non sappiamo chi sia stato e perché abbia dato fuoco alle pinete vesuviane in questi giorni, quel che è certo è che è stato fatto. Ci viene da pensare che, vista la situazione di abbandono e il clima torrido, sia bastato poco, anche una cicca di sigaretta a dar fuoco al tutto, ma la diffusione a macchia di leopardo dei focolai (a monte di via Ruggiero a Torre del Greco fino e oltre la Pineta del Tirone) ci spinge a pensare che qualcuno, qualcuno che ad esempio volesse gestire la pulizia e il rimboschimento del Vesuvio, avrebbe avuto gioco facile nel proporsi e nel proporre la sua funzione davanti a tanto sfacelo, magari supportato dall’opinione pubblica e da un valido sponsor politico. Oppure no, sarà stata l’ottusità e la prepotenza di cui sopra, quella che vuol vedere il proprio spazio vitale allargato anche al territorio circostante e farlo propria pattumiera; quel che certo è che il risultato è sotto i nostri occhi e sarà impunito come sempre.

Comunque siano andate le cose, giovedì sera, era già evidente che l’incendio scoppiato nella giornata di mercoledì 16 non era ancora stato domato, o forse, con molta probabilità, altri fuochi erano stati appiccati, in una sorta di reiterazione iniziata il 31 agosto scorso e interrotta solo dai temporali di fine estate. Mercoledì sera molti si erano accorti che l’oscurità del Vulcano veniva squarciata nuovamente dalle fiamme e il sospetto diviene ancora più forte. C’è qualcuno che addirittura dice di aver visto con un cannocchiale, al crepuscolo, chi le innescava e di aver avvertito per questo i carabinieri, ma come credere a questa voce e a tutte le altre fandonie registrate in questi tre giorni di fuoco? Come districarsi tra la matassa di disinformazione creata dai social e dai giornaletti on-line? Recandosi sul posto! Così come ogni giornalista, degno di questo nome, dovrebbe fare e questo non lo si dice per tirare acqua al proprio mulino ma a demerito di chi infanga la professione diffondendo il copia-incolla, rubando foto e lavoro e non verificando i fatti di persona.

E così ci si è trovati in cinque, cinque anime belle nella pineta in fiamme ed io ero l’unico giornalista presente e gli altri non appartenevano certo alle forze dell’ordine, non erano della protezione civile di Torre del Greco, tanto meno amministratori o dipendenti del Parco ma semplici persone che davanti all’inettitudine e al disinteresse delle istituzioni si sono rimboccate le maniche e, non solo scattando foto e girando filmati sull’accaduto ma cercando anche di arginare il fuoco con mezzi di fortuna e soprattutto cercando di guidare col GPS l’azione del Canadair e degli elicotteri della forestale che tentavano di spegnere i diversi focolai che coprivano pineta e Cratere.

Un aereo e due elicotteri, uno dei quali prelevava l’acqua nel bacino esistente nella Pineta del Tirone e le altre due aeromobili pompavano acqua marina per poi scagliarla sulle fiamme. L’azione encomiabile di questi reparti, guidati dal Corpo Forestale, è stata in buona parte rallentata dall’assenza a terra di personale specializzato per guidarli là dove le fiamme s’insinuavano e non potevano essere visibili dall’alto. Un corpo capace di porre una barriera tra le fiamme e il sottobosco. Sarebbero bastate meno di cinquanta unità per scavare piccole trincee spartifuoco e battere con i rami il terreno rovente, per spegnerlo e togliergli ossigeno ma tutto questo no! In un parco nazionale non si fa! Qui da noi non ci si sporca le mani.

E così, una volta costatato che gli aerei irroravano i luoghi da noi segnalati, abbiamo fatto salti di gioia per aver avuto il riscontro che la collaborazione tra cittadino e stato può esistere e può essere anche produttiva ed entusiasmante, quando si ama la propria terra, si trova un valido interloqutore, e lo si fa non solo a parole.

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