Alla Corte del Gusto: ecco la prima giornata di eventi
Al Castello Ducale di Marigliano si è svolta la prima giornata dell’evento “Alla corte del Gusto”. Ieri il primo incontro con Claudio Gubitosi – patron del Giffoni Film Festival.
La prima giornata della manifestazione “Alla corte del gusto”, evento organizzato dall’associazione culturale “Terre di Campania” e volto alla promozione di tutto ciò che di bello e di buono la nostra terra ha da offrire, è iniziata ieri alle 10,00 con l’incontro “Il Sud che Vince” , dedicato agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado. Ad aprire il dibattito, Maddalena Venuso, ideatrice insieme a Giuseppe Ottaiano dell’evento “Alla Corte del Gusto”. << Il Sud ha del gran potenziale, possiede una gran voce e dobbiamo metterla in campo. Noi cittadini di un mezzogiorno bistrattato dobbiamo cogliere tutto il buono e il bello che c'è e non guardare inermi il disfacimento delle nostre terre. Questo è solo il punto di partenza di questa quattro giorni pensata alla promozione delle eccellenze campane >>. Claudio Gubitosi, patron del Giffoni Film Festival, ha portato la propria testimonianza con l’obiettivo di avviare una riflessione sull’argomento della centralità del Sud, non più “ultima ruota del carro”, ma fucina di idee, imprese e uomini che si distinguono sul territorio nazionale ed internazionale. Durante l’incontro ha dichiarato: <>. Ha poi consigliato ai giovani studenti presenti in sala: << La vita è fatta di step. Usate il desiderio, l'ambizione come carburante per andare avanti. Bisogna lottare per raggiungere i propri obiettivi. Voi siete il presente che costruirà il futuro >>. A seguire, l’intervento del Primo Cittadino di Marigliano, Antonio Carpino: << Sono entusiasta di quest'iniziativa, che possa essere l'inizio di un appuntamento fisso. E' importante creare nuove e pari opportunità >>. In questa sede è stato poi consegnato per la prima volta, a Claudio Gubitosi, il premio “Terre di Campania, come migliore espressione di impegno imprenditoriale e sociale a favore del Meridione d’Italia. A termine dell’incontro – dibattito si è tenuta una degustazione piatti di pasta tradizionale offerti dal pastificio le Gemme del Vesuvio e preparati dal Ristornate Damà di Marigliano. Nel pomeriggio si è tenuto il primo dei tanti laboratorio di degustazione che animeranno la quattro giorni. Si tratta di “Olio, oro giallo”, laboratorio di avvicinamento alla conoscenza dell’olio extravergine di oliva, a cura dell’Agronomo Ivan Rizzitelli, e durante il quale interverrà l’azienda Agricola “San Comaio di Zungoli”. In serata spazio alla Cena di Solidarietà. Un fitto menù, ricco di prodotti tipici campani, realizzato dallo chef Marco de Cesare del Ristorante Amabile di Cercola, delizierà gli ospiti. L’antipasto è stato un vero e proprio viaggio all’interno del mondo dei formaggi: tattica di bufala con composta di mirtilli, ricottina di bufala con miele di acacia o di castagno, taleggio di bufala, blu di bufala con composta di albicocca pellecchiella. Tagliata di salame Napoli e lattuga canasta completeranno il tutto. Il primo piatto, invece, è stato a sfondo mediterraneo mentre protagonista per il secondo una coppa di maiale nero casertano ripieno con noci, funghi porcini e champignon con salsa di castagne su vellutata di patate e broccoli di rapa saltati e treccione di bufala del Caseificio “Le Forme del Latte”. A concludere un gustoso dolce realizzata dal ristorante Damà. Durante tutto l’evento sarà possibile visitare il “Mercatino delle eccellenze”, una mostra mercato delle bontà agroalimentari campane dove il pane, la pasta, il vino, l’olio, i formaggi, i salumi e i prodotti dell’orto saranno i protagonisti. L’evento proseguirà fino a domenica 8 con un ricco programma consultabile sul sito web www.allacortedelgusto.it.
Sant’Anastasia, il sindaco Abete: «Se il presidente del consiglio comunale vuole fare la voce critica passi all’opposizione».

Sant’Anastasia. Un incubo da arancia meccanica
Riceviamo e pubblichiamo una lettera di un nostro lettore sull’emergenza sicurezza in località Boschetto.
Non è il titolo di un nuovo film né di un romanzo, ma la sintesi di momenti di terrore vissuti domenica 28 novembre da una signora residente nella zona Boschetto di Sant’Anastasia.
Domenica sera, infatti, la signora si concedeva un momento di relax quando ha udito un forte rumore proveniente dalla cucina della sua abitazione.
Ad attenderla, tre malviventi che l’hanno immobilizzata e legata ad un attaccapanni.
Uno dei tre ladri è rimasto a sorvegliare e malmenare la malcapitata, mentre gli altri due hanno messo la casa sottosopra racimolando un bottino di un centinaio di euro.
Qualcuno dirà è l’ennesimo episodio di violenza, ma non è solo questo.
Una serie di fattori contribuiscono a rendere sempre più difficile, da oltre 20 anni, la vita degli abitanti questo parco:
- La presenza del cosiddetto “fosso”, lasciato lì dal costruttore nella speranza che un condono o qualche tribunale lo autorizzi a costruire un altro stabile in barba a tutte le leggi vigenti . Tale fosso, lasciato incolto, è un ricettario di spazzatura e rifugio di animali ed insetti, oltre a rappresentare un pericolo costante per persone, animali e cose, come più volte segnalato alle autorità comunali.
- Rappresentano un disagio ed un pericolo anche i “locali piano terra”, anch’essi abusivi ed oggetto di contenzioso tra il comune ed il costruttore o di chi ne ha acquisito la proprietà.
Torball, l’ASD Real Vesuviana e l’UICI di Sant’Anastasia organizzano la 1° giornata del Campionato Italiano
L’appuntamento è per il 12 dicembre alle ore 15.00 e per il 13 dicembre alle ore 8.30.
Parte il Campionato Italiano di Torball per l’anno 2015/2016. Le squadre che si sfideranno i prossimi 12 e 13 dicembre presso il Palazzetto di Cercola sono: A.S.D. Real Vesuviana di Sant’Anastasia, Polisportiva Dilettantistica U.I.C. Nuova Latina di Latina , A.S.D. Ciociaria Non Vedenti di Frosinone , U.S.S.C.R.D. Capitanata di Foggia.
Il torball è lo sport più praticato dai non vedenti in Italia, è di origine tedesca e il nome significa “palla che rotola”. E’ disciplinato dalla F.I.S.P.I.C ( Federazione Italiana Sportiva per ciechi ed ipovedenti) e riconosciuto dall’ I.B.S.A. ( International Blind Sport Association).
Con il patrocinio morale del comune di Cercola.
Pomigliano, il sindaco Russo ha ricevuto Mara in municipio
La quindicenne non vedente inizierà la scuola a Pomigliano, mercoledì prossimo.
Ieri mattina il sindaco di Pomigliano d’Arco, Lello Russo, insieme all’assessore Mattia De Cicco (politiche sociali), ha ricevuto in municipio Mara, la ragazza quindicenne non vedente rifiutata da una scuola superiore di Pomigliano d’Arco per la mancanza di un’insegnante di sostegno, insieme alla mamma. “Mara sarà a scuola mercoledì – assicura il sindaco Russo – le abbiamo chiesto scusa a nome della città di Pomigliano, nessun laccio burocratico è giustificabile in casi simili. Il Comune di Pomigliano si occuperà di fornirle l’assistenza materiale, ossia una persona che si occuperà di accompagnarla a scuola e provvedere ad ogni sua esigenza nelle ore in cui vi resterà”. Mara frequenterà le lezioni nella sede distaccata del Liceo “Matilde Serao” in via Principe di Piemonte. “Lei è un esempio per tutti – dice l’assessore Mattia De Cicco – faremo in modo che alcun ostacolo possa frapporsi tra Mara e la sua voglia di studiare, ci ha colpito per la sua forza di volontà e la sua caparbietà”. Mara avrà anche, naturalmente, un insegnante di sostegno
Acerra, blitz della polizia: il sindaco fa smantellare l’accampamento dei senza salario in sciopero della fame
La risposta degli addetti del Consorzio Unico di Bacino: ” E’ mobilitazione: corteo lunedì “.
L’operazione richiesta dal sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri, è scattata all’alba di sabato, sotto la recinzione del municipio. Decine tra poliziotti municipali, agenti della Polizia di Stato e carabinieri hanno proceduto allo sgombero forzato del presidio dei senza salario del Consorzio Unico di Bacino, in sciopero della fame da martedi. Tende, lettini da campo e suppellettili varie: tutto smantellato, tutto gettato in terra, alla rinfusa, sbrigativamente.
L’accampamento, piazzato accanto al portone principale della casa comunale, l’11 novembre scorso, è stato tolto di mezzo. E’ stato eliminato anche ” l’orto della fame “, com’è scritto su un tabellone divelto. L’orto della fame era un fazzoletto di terreno provocatoriamente coltivato a ortaggi dai disoccupati, nell’aiuola antistante il municipio. Poi gli operai comunali hanno provveduto a cancellare alcune scritte rosse sui muri: ” La fame uccide “. Tensione altissima ieri. Subito dopo lo sgombero i senzatutto hanno tentato di entrare nel comune, aperto per il turno del sabato mattina. Ma un cordone di polizia non li ha fatti entrare. “E’ vergognoso” – ha gridato agli agenti Giovanni D’Errico, uno dei manifestanti”Cub” – “questo è uno stato fascista”.
Sul posto sono accorsi i giovani dei centri sociali, altri disoccupati, militanti della sinistra. Il municipio è rimasto presidiato dalle forze dell’ordine per tutto il giorno, anche a cancelli chiusi. Nel primo pomeriggio gli addetti del Consorzio unico di bacino hanno tenuto sul posto una conferenza stampa. ” Il sindaco ha fatto smantellare il nostro presidio – ha dichiarato D’Errico – perché deve fare le sue costose feste di Natale in città. Ma qui c’è una fame infinita mentre lui appartiene a una piccola casta locale. Dove si vive nella povertà non si può festeggiare a colpi di feste e luminarie che costano un occhio della testa. Dove si vive nella povertà bisogna rimboccarsi le maniche per dare risposte concrete sul fronte del lavoro e della vivibilità collettiva “.
E’ stato annunciato un corteo per lunedi pomeriggio, alle 18, davanti al duomo. D’Errico ha confermato l’intenzione di voler smantellare l’albero di Natale sintetico alto venti metri e fatto installare dal comune davanti alla cattedrale. Gli addetti del consorzio regionale Cub sono senza incarichi e salario da 36 mesi. Eppure figurano ancora nella pianta organica dell’ente. Sono stati assunti nel 2000 con l’obiettivo di potenziare la raccolta differenziata e garantire la sicurezza dei siti di stoccaggio, dopo aver fatto i corsi della Regione finalizzati. Poi però è saltato tutto. Nel 2011 la giunta Caldoro ha messo l’ente, giudicato inutile, in liquidazione.
Pomigliano, il tribunale condanna la Fiat per comportamento anti sindacale: dopo 11 anni….
I giudici della Cassazione hanno dato ragione allo Slai Cobas per un vicenda risalente al 2004.
La mattina del 26 aprile del 2004 la Fiat ordinò la messa in libertà degli operai di Pomigliano: produzioni bloccate e cancelli aperti anticipatamente per far tornare a casa 2500 lavoratori del primo turno. Poco prima lo Slai Cobas aveva proclamato uno sciopero per protestare contro le condizioni di lavoro. La messa in libertà fu dunque interpretata dal sindacato di base come una mossa politica della Fiat, un atto teso a intimidire l’azione del sindacato. Lo Slai fece quindi subito ricorso al tribunale del lavoro richiamando l’articolo 28 dello statuto dei lavoratori, che sanziona il comportamento antisindacale delle aziende. Ma soltanto a novembre la Cassazione ha dato ragione in via definitiva all’organizzazione guidata nel Napoletano da Vittorio Granillo, storico leader operaio del polo industriale di Pomigliano. Cassazione che ha respinto il ricorso della Fiat ribadendo che in quella vicenda il comportamento del gruppo automobilistico fu “intimidatorio”. A ogni modo la Fiat ha tentato di sostenere in sede giudiziaria che il blocco delle produzioni fu motivato da problemi tecnici e che lo Slai Cobas non sia un sindacato a tutti gli effetti in grado di indire uno sciopero. Tutte tesi che però sono state smentite dai giudici di terzo grado. Intanto grazie a questa sentenza definitiva giunta parecchio in ritardo 52 operai della Fiat di Pomigliano si stanno apprestando a chiedere il risarcimento dei danni per la mancata retribuzione scaturita dalla messa in libertà. Sarebbe una “seconda puntata” clamorosa di questa tenzone giudiziaria. L’azienda infatti rischia di dover pagare una somma enorme, determinata dai troppi anni intercorsi tra i fatti e la sentenza definitiva.
Sant’Anastasia, l’ex sindaco Esposito: «Riapertura dei termini dei condoni 2003, rivisitazione confini del Parco Vesuvio, questi i temi che servono agli anastasiani».
Esposito ha parlato ai cittadini per poco meno di due ore, nella sala piena del centro anziani di piazza IV Novembre, incalzando sui temi ma non rinunciando ad attacchi diretti fino alla sfida: «Si alleino pure tutti insieme, è quel che voglio: spero di affrontarli da soli».
Ha ringraziato il circolo anziani e il suo presidente, sottolineando come la struttura che ospitava il convegno promosso da Alleanza per Sant’Anastasia, circolo «Arcobaleno» e «I cittadini prima di tutto» fosse stata creata dalla sua amministrazione, ha ringraziato dirigenti scolastiche presenti in sala, promettendo che il suo gruppo sarà «vigile» sul dimensionamento, il primo tema, appunto, sul quale l’ex sindaco Esposito è andato all’attacco. «Si doveva ridisegnare la platea scolastica, gli istituti, ma non è stato fatto, probabilmente per accordi sottobanco con una sola preside – ha detto Esposito – alla fine hanno deciso di non scegliere e non fare una distribuzione equa, agevole, a favore dei ragazzi, delle scuole, delle famiglie, lasciando lo status quo. Non so se in questi casi, dal punto di vista normativo, chi di dovere propenderà per un commissario ad acta. So, però, che le amministrazioni devono decidere, prendersi le responsabilità morali, etiche, politiche e di governo e che dunque, se non lo fanno, ciò può significare due cose: o è per incapacità o perché si vuole difendere qualcuno. In questo caso credo ci siano entrambi i fattori». Dopodiché ha spiegato che la querelle in atto, quella che fa discutere la piazza reale e quella virtuale, tra gli amministratori in carica e il gruppo che da questi ultimi ha preso le distanze ponendosi all’opposizione, con tanto di rappresentante in consiglio comunale (la consigliera Veruska Zucconi), non è «una faida familiare». «Il sindaco è mio nipote, non sono certo contento di dover parlare in un certo modo di un mio familiare – ha proseguito Esposito – sono anche cosciente di attirarmi critiche per questo e di sicuro non era il candidato che avrei scelto per governare questo paese. Tutti i consiglieri sanno come è andata, ma di sicuro ho capito che non c’è limite al peggio perché ha sfruttato il lavoro di tutti noi: chi ha avuto il coraggio di dire no a questa mistificazione oggi è andato via dall’amministrazione, tutti gli altri che ancora rimangono portano ad una sola conclusione: poltrone, stipendio e prebende valgono più della dignità». Sui temi rinnegati, sui cavalli di battaglia del suo governo durato quaranta mesi, Esposito calca la mano e va già duro: «Con il suo cerchio magico, Abete ha prodotto lacerazioni personali, invidia, calunnie, bugie. L’ambizione era creare una comunità politica, una rete sociale, politica e solidale capace di far crescere una classe dirigente in grado di governare, invece il tradimento si è capito subito concretizzandosi alle elezioni regionali. Il nostro progetto prevedeva che i “signori candidati” dovevano venire qui a scappellarsi per chiedere voti prendendo impegni per la comunità, non certo voti in cambio di posti di lavoro per qualche familiare. Si dovevano mettere in primo piano i grandi temi, quelli dei condoni ’85 e ’94 che portano anche la nostra firma, quello della zona rossa, quello della riapertura dei termini dei condoni del 2003, ma sappiamo bene come è andata». «I giovani – ha poi continuato Esposito – hanno bisogno di sviluppo per crearsi un futuro, non di prebende. Questo paese ha bisogno del Puc, dei Pip, sono questi i temi da affrontare, è attraverso questo che passa la creazione di indotto economico e di lavoro». Non ha risparmiato, l’ex sindaco, le opposizioni: «A me hanno fatto la guerra ostacolando la soluzione di problemi del paese, sull’isola ecologica, sui parcheggi, sul mercato. Se avessi nominato io i due assessori attuali, quello di Ottaviano e quello di Angri, non mi avrebbero certo risparmiato attacchi. Invece ora tacciono, mentre diventiamo vassalli di Ottaviano che ci manda persone da impiegare, nello spazzamento e nel nucleo di valutazione, oltre che in giunta. Ora vanno in consiglio comunale dopo aver annunciato sui social che avrebbero fatto fuoco e fiamme e si astengono. Ecco perché i cittadini si allontanano dalla politica e chi potrebbe marcare la differenza rispetto a questo scempio politico e morale resta seduto, perché gli serve lo stipendio. E all’opposizione conviene perché, mentre il sindaco si fa i fatti suoi, loro si organizzano per scegliere chi possa vincere la prossima volta. Ma si sbagliano: si aggreghino pure, si mettano tutti insieme, io sono pronto a sfidarli da solo». Il titolo del convegno era appunto «Il paese che abbiamo in mente, opportunità e sviluppo». Ed è sull’idea che punta Esposito: «Non ce l’hanno un’idea di che paese vogliono. Accade quando si amministra con in mano la rubrica dove segnare i nomi dei cittadini cui si fa un piacere e non come abbiamo fatto noi, per obiettivi comuni. Noi abbiamo realizzato via Vallone in quattro mesi, loro da un anno e mezzo non riescono a finire la biblioteca comunale, tra l’altro su un nostro progetto. Hanno perso finanziamenti ed ora credono di poter prendere fondi da contributi che avevamo ottenuto per il ristoro del quartiere Starza – Ponte di Ferro senza che nessuno dica nulla. Questo è un atto illegittimo dal punto di vista amministrativo e contabile, dal punto di vista morale ed etico: quei soldi servono per via Pomigliano, via De Filippo, contrada Canesca, per le strade limitrofe, per l’illuminazione, per le fogne. Via Marconi si deve fare, ebbene contraggano un mutuo con la Cassa Depositi e Prestiti e la facciano. Noi proponiamo una petizione per sovvertire questa decisione immorale, in caso contrario i tecnici, l’avvocato del Comune, il segretario generale, il sindaco, la giunta e chi ha votato in consiglio comunale ne risponderà dinanzi alla Corte dei Conti». Nell’ultima assise, alcuni esponenti dell’opposizione ma anche alcuni consiglieri di maggioranza, si erano espressi in termini non lusinghieri rispetto all’ultimo bilancio che tutti loro (in maggioranza, ovviamente) avevano votato, tirando in ballo di conseguenza chi quel documento finanziario lo aveva preparato e firmato, l’ex vicesindaco Armando Di Perna. «Stanno attaccando Di Perna in tutti i modi – ha detto Esposito – ma un sindaco che scarica le responsabilità su un assessore non è un sindaco. Il bilancio si concorda con il sindaco, passa in giunta, è votato dal consiglio. Chi critica quel che ha votato, chi dice di non aver capito mentre votava, chi si lamenta perché le tasse sono aumentate ma non dice di aver rifiutato l’alternativa che lo stesso Di Perna aveva proposto e che prevedeva la riduzione del cinque per cento sui contratti alle imprese esterne che lavorano con il Comune, scelta che avrebbe consentito di recuperare centinaia di migliaia di euro senza gravare sui cittadini, non è in grado di amministrare. Eppure, e sembra davvero una questione psichiatrica, pur di parlare male di Armando Di Perna, il sindaco parla male del suo stesso bilancio. Questa è la verità». Poi, i temi promessi dal convegno: il Puc, i Pip, le opere per lo sviluppo. «Il tema dei ristori previsti dalla legge 21 va rimesso sul tavolo, le misure compensative devono servire per infrastrutturare il paese, per realizzare il raddoppio su via Romani e via Pomigliano. Occorre un gruppo di dipendenti che istruisca le pratiche richiedendo fondi europei, bisogna fare una battaglia perché si ridisegnino i confini del Parco Vesuvio spostandone i limiti più in alto e bisogna farlo senza essere sudditi della politica regionale e nazionale, per far ciò occorre autorevolezza, cultura di governo, libertà». E sui condoni, quelli in esame, Esposito avvisa: «Spero che vadano avanti tutti, che l’amministrazione dia linee guida di comportamento perché in paese già c’è un certo mormorio: se hanno intenzione di far qualche “piacere” è meglio che questo comportamento valga per tutti i cittadini, staremo attenti, che non si pensi di poter mettere le mani nei fascicoli per fatti personali. Noi saremo vigili. Poi si faccia una battaglia per i condoni del 2003, si sani tutto tranne le case costruite sugli alvei o quelle che possono costituire una minaccia per il territorio e per l’ambiente. Si tiri una linea e si ricorra, come avevamo fatto noi, ad un sistema satellitare di controllo per stroncare gli abusi al principio». Domattina (ndr, domenica 6 dicembre alle 10, 30) intanto, il sindaco Abete interverrà alla presentazione della nuova associazione «Fare Futuro» con sede in via D’Auria (presidente Antonio Marino, segretario Luigi Corcione) proscenio dal quale, presumibilmente, non si farà sfuggire l’occasione di replica tant’è che dalla sua pagina ufficiale Facebook ha già annunciato che ne approfitterà per chiarire alcune questioni amministrative nonché, appunto, la “situazione politica”Sant’Anastasia, l’ex capostaff Pavone: «Abete è sindaco per grazia ricevuta». La consigliera Zucconi: «Per noi contano i cittadini».
Nel convegno promosso da Alleanza per Sant’Anastasia, circolo «Arcobaleno» e «I Cittadini prima di tutto» presentata una petizione popolare, già firmata da molti cittadini, con la quale si chiede un intervento delle Ferrovie dello Stato e della Corte dei Conti per revocare la delibera con la quale si dirottano su via Marconi i fondi destinati alla riqualificazione del quartiere Starza – Ponte di Ferro. Interventi della consigliera Zucconi e di Ciro Pavone (Alleanza per Sant’Anastasia). Lavori conclusi dall’ex sindaco Carmine Esposito.
Dai preamboli della campagna elettorale 2014 fino alla presa di posizione antitetica nei confronti dell’attuale amministrazione. Dalla necessità di tornare ai grandi temi intendendo «Zona Rossa», riapertura dei condoni del 2003, lotta per spostare più a monte i confini del Parco Vesuvio, varo del piano urbanistico comunale e piani di insediamento produttivo. Parole d’ordine: invocare ristori dovuti al territorio e intercettare finanziamenti europei entro e non oltre il 2016, fino all’iniziativa di promuovere una petizione popolare per dar seguito all’ultima battaglia di consiglio comunale ossia il «no» al dirottamento dei fondi RFI (Rete ferroviaria italiana) dal quartiere Starza – Ponte di Ferro alla centralissima via Marconi, decisione della giunta del sindaco Abete poi ratificata in consiglio con la sola opposizione della consigliera Veruska Zucconi, capogruppo di Alleanza per Sant’Anastasia.
«Il Paese che abbiamo in mente: opportunità e sviluppo», convegno tenutosi ieri al centro sociale anziani di piazza IV Novembre è stato aperto dall’avvocato Antonio Abete che ha ribadito la necessità di un progetto per la comunità, un’idea di paese. «Non solo piante nuove, marciapiedi puliti, aiuole abbellite – ha detto Abete – ma i grandi temi cui ci ha abituato il governo precedente e che oggi non ci sono più».
«Ho visto un’amministrazione coraggiosa, quella del sindaco Carmine Esposito – ha poi detto nel suo intervento la consigliera Zucconi – che era riuscita con impegno e ostinazione a far rinascere il paese. È quello stesso coraggio che oggi manca negli attuali amministratori. Non abbandoneremo la battaglia condotta in consiglio comunale, non accetteremo in alcun modo che si spostino fondi destinati ad una parte del paese già danneggiata, non consentiremo che una parte di Sant’Anastasia possa essere privilegiata a discapito di una seconda che ha già pagato un prezzo alto, ed è per questo che diamo la parola ai cittadini con una petizione popolare, chiedendo l’intervento delle Ferrovie e della Corte die Conti per tutelare i diritti che questa amministrazione ha calpestato. Gli stessi cittadini che desideriamo partecipi su temi quali il Puc, i Pip, i centri di interesse e la nuova battaglia che con loro affronteremo: la riapertura dei termini del condono 2003». La Zucconi aveva presentato in consiglio comunale una richiesta di revoca in autotutela delle delibere con cui la giunta «dirottava» i fondi. La stessa assise, tenutasi di recente, in cui la consigliera difendeva a spada tratta, non solo contro l’opposizione ma anche contro alcuni esponenti di maggioranza, quello stesso bilancio che ad agosto avevano votato. L’intervento della capogruppo di Alleanza per Sant’Anastasia non ottenne effetti e il neo assessore al bilancio, Antonio Squillante, sostenne in assemblea che nella convenzione con le Ferrovie non c’era alcun ostacolo né veto al diverso utilizzo di quei fondi RFI. Ora, Alleanza per Sant’Anastasia, pur dopo il voto, torna all’attacco con una petizione popolare.
L’ex capostaff Ciro Pavone, che ha preso la parola prima delle conclusioni affidate a Carmine Esposito, ha incentrato il suo intervento sui motivi della presa di distanza del suo gruppo politico dall’amministrazione di Lello Abete. «Una persona – ha spiegato Pavone riferendosi all’attuale primo cittadino – che una volta divenuta sindaco ha fatto esattamente l’opposto di quanto promesso in campagna elettorale. Per noi è un tradimento del patto con gli anastasiani e la nostra è una battaglia politica che porteremo avanti, anche con appuntamenti periodici come questo che serviranno a colmare il vuoto politico e culturale generato da quest’amministrazione». «Nell’ultimo consiglio comunale – ha proseguito Pavone – abbiamo preso atto ufficialmente che si è creata una sottospecie di consorteria politica che individua il nostro gruppo come fosse il nemico numero uno da abbattere. Una consorteria senza argomenti politici e amministrativi qualificati, con il solo intento di attaccarci sul personale, con calunnie, menzogne, illazioni. Ne prendiamo atto e agiremo di conseguenza, con coraggio e schiena dritta».
Tornando su argomenti già sviscerati in più occasioni, Pavone ha ripercorso fatti e circostanze della campagna elettorale del 2014 fino ad agosto scorso, quando dopo l’azzeramento della giunta ma con avvisaglie che arrivavano da lontano, un consistente «pezzo» della compagine, che si era presentata al voto popolare nel segno della continuità, lasciava l’amministrazione Abete. In primis il vicesindaco Armando Di Perna che fu prima riconfermato e poi decise le dimissioni in aperta polemica con la politica del sindaco. «In realtà la direzione in cui stavano andando il sindaco e la sua cerchia si è capita fin da subito – ha proseguito Pavone – e noi ci siamo posti dapprima come argine, con discussioni e scontri anche forti, senza ottenere nulla. Quando abbiamo compreso che non c’erano più i presupposti per andare avanti abbiamo deciso di andare via. Non hanno rispettato i patti, hanno tradito, il sindaco non si è rivelato all’altezza dell’incarico e nel paese è palpabile la delusione nei cuori di chi in campagna elettorale ci aveva sostenuto. Sant’Anastasia è tornata indietro, la verità è questa. La nostra è stata una scelta coerente, trasparente, legittima, abbiamo rinunciato in virtù delle nostre idee, non senza aver prima combattuto dall’interno, ai nostri incarichi, alle nostre posizioni di rendita, politiche ed economiche, una cosa straordinaria in politica».
Alcuni scontri si erano già visti sui social network, con toni anche forti. Ed è questi scontri che Pavone ha voluto chiarire: «Il sindaco ha scritto un post dicendo che noi dovremmo vergognarci, io giro la domanda ai cittadini: dovrebbe vergognarsi chi per coerenza ha rinunciato a posizioni di rendita, politiche ed economiche, oppure dovrebbe farlo chi, pur nutrendo dei dubbi verso questa amministrazione, pur continuando a criticare il sindaco in privato, rimane al Comune per garantirsi lo stipendio, una poltrona e qualche affare? Spesso mi chiamano consiglieri, assessori, amici, anche parenti, per criticare il sindaco. Ebbene, è meglio che non lo facciano più. So che nessuno è libero dai bisogni, ma abbiano almeno la dignità di non fare il doppio gioco per i propri interessi perché la prossima volta riferirò ogni cosa, facendo nomi e cognomi. È una questione di dignità».
L’ex capostaff, prima di Esposito e poi di Abete, del quale è stato anche coordinatore per la campagna elettorale delle amministrative 2014, ha poi incalzato: «La cosa che mi ha fatto più riflettere e andare verso la decisione che ho poi preso è accaduta durante la campagna elettorale per le ultime regionali: dissi al sindaco e anche a qualche assessore e consigliere comunale che avremmo dovuto condurre una campagna elettorale parallela, richiamando i candidati alla presidenza e al consiglio regionale sui grandi temi che noi eravamo stati in grado di portare alla ribalta della cronaca: dalla zona rossa ai condoni. Non mi ascoltarono, preferendo fare la campagna elettorale con liste alla mano, quelle di persone alle quali avevano dato contributi economici. La dimensione è questa: quella di una politica sempliciotta, pressapochista e clientelare. Due esempi su tutti: da sei mesi non si prendono la briga di capire perché i lavori all’ex distributore Q8 di Madonna dell’Arco sono fermi, la zona è deturpata da questo scempio che non si riesce a comprendere. In piazza Arco, dopo i mercatini di Natale dello scorso anno, andava attuato un intervento di messa in sicurezza, io stesso ho litigato decine di volte negli uffici del Comune per questo. Ma non si è fatto nulla perché il sindaco, anziché prendere le mie difese, preferiva sostenere quelle degli impiegati comunali. A Palazzo Siano non abbiamo un capo dell’amministrazione ma un capo degli amministrativi che subisce le influenze dei funzionari e non fa nulla senza il loro placet».
Ne ha avuto, l’ex coordinatore della compagine di Abete, anche per le opposizioni, per gli assessori e per lo stesso sindaco. «Alle opposizioni fa comodo un’amministrazione mediocre e inefficace, che allontana tutte le menti pensanti, così possono coalizzarsi e tentare di tornare al governo. Che si attacchi continuamente soltanto noi è sintomatico, ci temono come gruppo politico. D’altra parte c’è stata la nomina di un vicesindaco che in cinque mesi non ha fatto un intervento pubblico per dire quale paese ha in mente. Scommetto che nessuno in questa sala sa come si chiami, nemmeno il nome. Poi, un assessore da Angri e uno da Ottaviano ma l’opposizione invece di parlare di questo attacca me, l’ex vicesindaco Di Perna e la consigliera Zucconi. Questa è la dimensione umana, qui non siamo in guerra ma Lello Abete, questo va detto, fa il sindaco per grazia ricevuta. Ciò che faremo noi è riallacciare il cordone spezzato con la maniera di governare che ha sovvertito il vecchio andazzo, saremo propositivi sulle cose e sui fatti, perché riteniamo che i cittadini abbiano il diritto di sperare in un futuro migliore e in una Sant’Anastasia nuovamente protagonista».
Somma, forum dei giovani: lunedì l’ inaugurazione della nuova sede
L’appuntamebto è per il prossimo 7 dicembre alle ore 18, in via Raimondi 34.
Lunedì 7 dicembre alle ore 18.00 ci sarà l’inaugurazione della sede affidata al forum dei giovani della città di Somma Vesuviana , sita in via Raimondi 34. <

