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Sant’Anastasia, l’ex capostaff Pavone: «Abete è sindaco per grazia ricevuta». La consigliera Zucconi: «Per noi contano i cittadini».

Nel convegno promosso da Alleanza per Sant’Anastasia, circolo «Arcobaleno» e «I Cittadini prima di tutto» presentata una petizione popolare, già firmata da molti cittadini, con la quale si chiede un intervento delle Ferrovie dello Stato e della Corte dei Conti per revocare la delibera con la quale si dirottano su via Marconi i fondi destinati alla riqualificazione del quartiere Starza – Ponte di Ferro. Interventi della consigliera Zucconi e di Ciro Pavone (Alleanza per Sant’Anastasia). Lavori conclusi dall’ex sindaco Carmine Esposito.

 

Dai preamboli della campagna elettorale 2014 fino alla presa di posizione antitetica nei confronti dell’attuale amministrazione. Dalla necessità di tornare ai grandi temi intendendo «Zona Rossa», riapertura dei condoni del 2003, lotta per spostare più a monte i confini del Parco Vesuvio, varo del piano urbanistico comunale e piani di insediamento produttivo. Parole d’ordine: invocare ristori dovuti al territorio e intercettare finanziamenti europei entro e non oltre il 2016, fino all’iniziativa di promuovere una petizione popolare per dar seguito all’ultima battaglia di consiglio comunale ossia il «no» al dirottamento dei fondi RFI (Rete ferroviaria italiana) dal quartiere Starza – Ponte di Ferro alla centralissima via Marconi, decisione della giunta del sindaco Abete poi ratificata in consiglio con la sola opposizione della consigliera Veruska Zucconi, capogruppo di Alleanza per Sant’Anastasia.

«Il Paese che abbiamo in mente: opportunità e sviluppo», convegno tenutosi ieri al centro sociale anziani di piazza IV Novembre è stato aperto dall’avvocato Antonio Abete che ha ribadito la necessità di un progetto per la comunità, un’idea di paese. «Non solo piante nuove, marciapiedi puliti, aiuole abbellite – ha detto Abete – ma i grandi temi cui ci ha abituato il governo precedente e che oggi non ci sono più».

«Ho visto un’amministrazione coraggiosa, quella del sindaco Carmine Esposito – ha poi detto nel suo intervento la consigliera Zucconi – che era riuscita con impegno e ostinazione a far rinascere il paese. È quello stesso coraggio che oggi manca negli attuali amministratori. Non abbandoneremo la battaglia condotta in consiglio comunale, non accetteremo in alcun modo che si spostino fondi destinati ad una parte del paese già danneggiata, non consentiremo che una parte di Sant’Anastasia possa essere privilegiata a discapito di una seconda che ha già pagato un prezzo alto, ed è per questo che diamo la parola ai cittadini con una petizione popolare, chiedendo l’intervento delle Ferrovie e della Corte die Conti per tutelare i diritti che questa amministrazione ha calpestato. Gli stessi cittadini che desideriamo partecipi su temi quali il Puc, i Pip, i centri di interesse e la nuova battaglia che con loro affronteremo: la riapertura dei termini del condono 2003». La Zucconi aveva presentato in consiglio comunale una richiesta di revoca in autotutela delle delibere con cui la giunta «dirottava» i fondi. La stessa assise, tenutasi di recente, in cui la consigliera difendeva a spada tratta, non solo contro l’opposizione ma anche contro alcuni esponenti di maggioranza, quello stesso bilancio che ad agosto avevano votato. L’intervento della capogruppo di Alleanza per Sant’Anastasia non ottenne effetti e il neo assessore al bilancio, Antonio Squillante, sostenne in assemblea che nella convenzione con le Ferrovie non c’era alcun ostacolo né veto al diverso utilizzo di quei fondi RFI. Ora, Alleanza per Sant’Anastasia, pur dopo il voto, torna all’attacco con una petizione popolare.

L’ex capostaff Ciro Pavone, che ha preso la parola prima delle conclusioni affidate a Carmine Esposito, ha incentrato il suo intervento sui motivi della presa di distanza del suo gruppo politico dall’amministrazione di Lello Abete. «Una persona – ha spiegato Pavone riferendosi all’attuale primo cittadino – che una volta divenuta sindaco ha fatto esattamente l’opposto di quanto promesso in campagna elettorale. Per noi è un tradimento del patto con gli anastasiani e la nostra è una battaglia politica che porteremo avanti, anche con appuntamenti periodici come questo che serviranno a colmare il vuoto politico e culturale generato da quest’amministrazione».  «Nell’ultimo consiglio comunale – ha proseguito Pavone –  abbiamo preso atto ufficialmente che si è creata una sottospecie di consorteria politica che individua il nostro gruppo come fosse il nemico numero uno da abbattere. Una consorteria senza argomenti politici e amministrativi qualificati, con il solo intento di attaccarci sul personale, con calunnie, menzogne, illazioni. Ne prendiamo atto e agiremo di conseguenza, con coraggio e schiena dritta».

Tornando su argomenti già sviscerati in più occasioni, Pavone ha ripercorso fatti e circostanze della campagna elettorale del 2014 fino ad agosto scorso, quando dopo l’azzeramento della giunta ma con avvisaglie che arrivavano da lontano, un consistente «pezzo» della compagine, che si era presentata al voto popolare nel segno della continuità, lasciava l’amministrazione Abete. In primis il vicesindaco Armando Di Perna che fu prima riconfermato e poi decise le dimissioni in aperta polemica con la politica del sindaco. «In realtà la direzione in cui stavano andando il sindaco e la sua cerchia si è capita fin da subito – ha proseguito Pavone –  e noi ci siamo posti dapprima come argine, con discussioni e scontri anche forti, senza ottenere nulla. Quando abbiamo compreso che non c’erano più i presupposti per andare avanti abbiamo deciso di andare via. Non hanno rispettato i patti, hanno tradito, il sindaco non si è rivelato all’altezza dell’incarico e nel paese è palpabile la delusione nei cuori di chi in campagna elettorale ci aveva sostenuto. Sant’Anastasia è tornata indietro, la verità è questa. La nostra è stata una scelta coerente, trasparente, legittima, abbiamo rinunciato in virtù delle nostre idee, non senza aver prima combattuto dall’interno, ai nostri incarichi, alle nostre posizioni di rendita, politiche ed economiche, una cosa straordinaria in politica».

Alcuni scontri si erano già visti sui social network, con toni anche forti. Ed è questi scontri che Pavone ha voluto chiarire: «Il sindaco ha scritto un post dicendo che noi dovremmo vergognarci, io giro la domanda ai cittadini: dovrebbe vergognarsi chi per coerenza ha rinunciato a posizioni di rendita, politiche ed economiche, oppure dovrebbe farlo chi, pur nutrendo dei dubbi verso questa amministrazione, pur continuando a criticare il sindaco in privato, rimane al Comune per garantirsi lo stipendio, una poltrona e qualche affare? Spesso mi chiamano consiglieri, assessori, amici, anche parenti, per criticare il sindaco. Ebbene, è meglio che non lo facciano più. So che nessuno è libero dai bisogni, ma abbiano almeno la dignità di non fare il doppio gioco per i propri interessi perché la prossima volta riferirò ogni cosa, facendo nomi e cognomi. È una questione di dignità».

L’ex capostaff, prima di Esposito e poi di Abete, del quale è stato anche coordinatore per la campagna elettorale delle amministrative 2014, ha poi incalzato: «La cosa che mi ha fatto più riflettere e andare verso la decisione che ho poi preso è accaduta durante la campagna elettorale per le ultime regionali: dissi al sindaco e anche a qualche assessore e consigliere comunale che avremmo dovuto condurre una campagna elettorale parallela, richiamando i candidati alla presidenza e al consiglio regionale sui grandi temi che noi eravamo stati  in grado di portare alla ribalta della cronaca: dalla zona rossa ai condoni. Non mi ascoltarono, preferendo fare la campagna elettorale con liste alla mano, quelle di persone alle quali avevano dato contributi economici. La dimensione è questa: quella di una politica sempliciotta, pressapochista e clientelare. Due esempi su tutti: da sei mesi non si prendono la briga di capire perché i lavori all’ex distributore Q8 di Madonna dell’Arco sono fermi, la zona è deturpata da questo scempio che non si riesce a comprendere. In piazza Arco, dopo i mercatini di Natale dello scorso anno, andava attuato un intervento di messa in sicurezza, io stesso ho litigato decine di volte negli uffici del Comune per questo. Ma non si è fatto nulla perché il sindaco, anziché prendere le mie difese, preferiva sostenere quelle degli impiegati comunali. A Palazzo Siano non abbiamo un capo dell’amministrazione ma un capo degli amministrativi che subisce le influenze dei funzionari e non fa nulla senza il loro placet».

Ne ha avuto, l’ex coordinatore della compagine di Abete, anche per le opposizioni, per gli assessori e per lo stesso sindaco. «Alle opposizioni fa comodo un’amministrazione mediocre e inefficace, che allontana tutte le menti pensanti, così possono coalizzarsi e tentare di tornare al governo. Che si attacchi continuamente soltanto noi è sintomatico, ci temono come gruppo politico. D’altra parte c’è stata la nomina di un vicesindaco che in cinque mesi non ha fatto un intervento pubblico per dire quale paese ha in mente. Scommetto che nessuno in questa sala sa come si chiami, nemmeno il nome. Poi, un assessore da Angri e uno da Ottaviano ma l’opposizione invece di parlare di questo attacca me, l’ex vicesindaco Di Perna e la consigliera Zucconi. Questa è la dimensione umana, qui non siamo in guerra ma Lello Abete, questo va detto, fa il sindaco per grazia ricevuta. Ciò che faremo noi è riallacciare il cordone spezzato con la maniera di governare che ha sovvertito il vecchio andazzo, saremo propositivi sulle cose e sui fatti, perché riteniamo che i cittadini abbiano il diritto di sperare in un futuro migliore e in una Sant’Anastasia nuovamente protagonista».

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