Esposito ha parlato ai cittadini per poco meno di due ore, nella sala piena del centro anziani di piazza IV Novembre, incalzando sui temi ma non rinunciando ad attacchi diretti fino alla sfida: «Si alleino pure tutti insieme, è quel che voglio: spero di affrontarli da soli».
Ha ringraziato il circolo anziani e il suo presidente, sottolineando come la struttura che ospitava il convegno promosso da Alleanza per Sant’Anastasia, circolo «Arcobaleno» e «I cittadini prima di tutto» fosse stata creata dalla sua amministrazione, ha ringraziato dirigenti scolastiche presenti in sala, promettendo che il suo gruppo sarà «vigile» sul dimensionamento, il primo tema, appunto, sul quale l’ex sindaco Esposito è andato all’attacco.
«Si doveva ridisegnare la platea scolastica, gli istituti, ma non è stato fatto, probabilmente per accordi sottobanco con una sola preside – ha detto Esposito – alla fine hanno deciso di non scegliere e non fare una distribuzione equa, agevole, a favore dei ragazzi, delle scuole, delle famiglie, lasciando lo status quo. Non so se in questi casi, dal punto di vista normativo, chi di dovere propenderà per un commissario ad acta. So, però, che le amministrazioni devono decidere, prendersi le responsabilità morali, etiche, politiche e di governo e che dunque, se non lo fanno, ciò può significare due cose: o è per incapacità o perché si vuole difendere qualcuno. In questo caso credo ci siano entrambi i fattori».
Dopodiché ha spiegato che la querelle in atto, quella che fa discutere la piazza reale e quella virtuale, tra gli amministratori in carica e il gruppo che da questi ultimi ha preso le distanze ponendosi all’opposizione, con tanto di rappresentante in consiglio comunale (la consigliera Veruska Zucconi), non è «una faida familiare».
«Il sindaco è mio nipote, non sono certo contento di dover parlare in un certo modo di un mio familiare – ha proseguito Esposito – sono anche cosciente di attirarmi critiche per questo e di sicuro non era il candidato che avrei scelto per governare questo paese. Tutti i consiglieri sanno come è andata, ma di sicuro ho capito che non c’è limite al peggio perché ha sfruttato il lavoro di tutti noi: chi ha avuto il coraggio di dire no a questa mistificazione oggi è andato via dall’amministrazione, tutti gli altri che ancora rimangono portano ad una sola conclusione: poltrone, stipendio e prebende valgono più della dignità».
Sui temi rinnegati, sui cavalli di battaglia del suo governo durato quaranta mesi, Esposito calca la mano e va già duro: «Con il suo cerchio magico, Abete ha prodotto lacerazioni personali, invidia, calunnie, bugie. L’ambizione era creare una comunità politica, una rete sociale, politica e solidale capace di far crescere una classe dirigente in grado di governare, invece il tradimento si è capito subito concretizzandosi alle elezioni regionali. Il nostro progetto prevedeva che i “signori candidati” dovevano venire qui a scappellarsi per chiedere voti prendendo impegni per la comunità, non certo voti in cambio di posti di lavoro per qualche familiare. Si dovevano mettere in primo piano i grandi temi, quelli dei condoni ’85 e ’94 che portano anche la nostra firma, quello della zona rossa, quello della riapertura dei termini dei condoni del 2003, ma sappiamo bene come è andata».
«I giovani – ha poi continuato Esposito – hanno bisogno di sviluppo per crearsi un futuro, non di prebende. Questo paese ha bisogno del Puc, dei Pip, sono questi i temi da affrontare, è attraverso questo che passa la creazione di indotto economico e di lavoro».
Non ha risparmiato, l’ex sindaco, le opposizioni: «A me hanno fatto la guerra ostacolando la soluzione di problemi del paese, sull’isola ecologica, sui parcheggi, sul mercato. Se avessi nominato io i due assessori attuali, quello di Ottaviano e quello di Angri, non mi avrebbero certo risparmiato attacchi. Invece ora tacciono, mentre diventiamo vassalli di Ottaviano che ci manda persone da impiegare, nello spazzamento e nel nucleo di valutazione, oltre che in giunta. Ora vanno in consiglio comunale dopo aver annunciato sui social che avrebbero fatto fuoco e fiamme e si astengono. Ecco perché i cittadini si allontanano dalla politica e chi potrebbe marcare la differenza rispetto a questo scempio politico e morale resta seduto, perché gli serve lo stipendio. E all’opposizione conviene perché, mentre il sindaco si fa i fatti suoi, loro si organizzano per scegliere chi possa vincere la prossima volta. Ma si sbagliano: si aggreghino pure, si mettano tutti insieme, io sono pronto a sfidarli da solo».
Il titolo del convegno era appunto «Il paese che abbiamo in mente, opportunità e sviluppo». Ed è sull’idea che punta Esposito: «Non ce l’hanno un’idea di che paese vogliono. Accade quando si amministra con in mano la rubrica dove segnare i nomi dei cittadini cui si fa un piacere e non come abbiamo fatto noi, per obiettivi comuni. Noi abbiamo realizzato via Vallone in quattro mesi, loro da un anno e mezzo non riescono a finire la biblioteca comunale, tra l’altro su un nostro progetto. Hanno perso finanziamenti ed ora credono di poter prendere fondi da contributi che avevamo ottenuto per il ristoro del quartiere Starza – Ponte di Ferro senza che nessuno dica nulla. Questo è un atto illegittimo dal punto di vista amministrativo e contabile, dal punto di vista morale ed etico: quei soldi servono per via Pomigliano, via De Filippo, contrada Canesca, per le strade limitrofe, per l’illuminazione, per le fogne. Via Marconi si deve fare, ebbene contraggano un mutuo con la Cassa Depositi e Prestiti e la facciano. Noi proponiamo una petizione per sovvertire questa decisione immorale, in caso contrario i tecnici, l’avvocato del Comune, il segretario generale, il sindaco, la giunta e chi ha votato in consiglio comunale ne risponderà dinanzi alla Corte dei Conti».
Nell’ultima assise, alcuni esponenti dell’opposizione ma anche alcuni consiglieri di maggioranza, si erano espressi in termini non lusinghieri rispetto all’ultimo bilancio che tutti loro (in maggioranza, ovviamente) avevano votato, tirando in ballo di conseguenza chi quel documento finanziario lo aveva preparato e firmato, l’ex vicesindaco Armando Di Perna. «Stanno attaccando Di Perna in tutti i modi – ha detto Esposito – ma un sindaco che scarica le responsabilità su un assessore non è un sindaco. Il bilancio si concorda con il sindaco, passa in giunta, è votato dal consiglio. Chi critica quel che ha votato, chi dice di non aver capito mentre votava, chi si lamenta perché le tasse sono aumentate ma non dice di aver rifiutato l’alternativa che lo stesso Di Perna aveva proposto e che prevedeva la riduzione del cinque per cento sui contratti alle imprese esterne che lavorano con il Comune, scelta che avrebbe consentito di recuperare centinaia di migliaia di euro senza gravare sui cittadini, non è in grado di amministrare. Eppure, e sembra davvero una questione psichiatrica, pur di parlare male di Armando Di Perna, il sindaco parla male del suo stesso bilancio. Questa è la verità».
Poi, i temi promessi dal convegno: il Puc, i Pip, le opere per lo sviluppo.
«Il tema dei ristori previsti dalla legge 21 va rimesso sul tavolo, le misure compensative devono servire per infrastrutturare il paese, per realizzare il raddoppio su via Romani e via Pomigliano. Occorre un gruppo di dipendenti che istruisca le pratiche richiedendo fondi europei, bisogna fare una battaglia perché si ridisegnino i confini del Parco Vesuvio spostandone i limiti più in alto e bisogna farlo senza essere sudditi della politica regionale e nazionale, per far ciò occorre autorevolezza, cultura di governo, libertà».
E sui condoni, quelli in esame, Esposito avvisa: «Spero che vadano avanti tutti, che l’amministrazione dia linee guida di comportamento perché in paese già c’è un certo mormorio: se hanno intenzione di far qualche “piacere” è meglio che questo comportamento valga per tutti i cittadini, staremo attenti, che non si pensi di poter mettere le mani nei fascicoli per fatti personali. Noi saremo vigili. Poi si faccia una battaglia per i condoni del 2003, si sani tutto tranne le case costruite sugli alvei o quelle che possono costituire una minaccia per il territorio e per l’ambiente. Si tiri una linea e si ricorra, come avevamo fatto noi, ad un sistema satellitare di controllo per stroncare gli abusi al principio».
Domattina (ndr, domenica 6 dicembre alle 10, 30) intanto, il sindaco Abete interverrà alla presentazione della nuova associazione «Fare Futuro» con sede in via D’Auria (presidente Antonio Marino, segretario Luigi Corcione) proscenio dal quale, presumibilmente, non si farà sfuggire l’occasione di replica tant’è che dalla sua pagina ufficiale Facebook ha già annunciato che ne approfitterà per chiarire alcune questioni amministrative nonché, appunto, la “situazione politica”



