Licenziamenti Dema: è rottura della trattativa. Oggi scioperi e assemblee

Situazione che precipita. Ieri il presidio. Lavoratori pronti alla mobilitazione. “Dalla Fag alla Dema un unico destino: sopravvivenza o lutto cittadino?”. Lo striscione appeso ieri mattina da un gruppo di operai in presidio sul recinto della Dema sintetizza gli ultimi 25 anni di un’area industriale, quella di Somma Vesuviana, costantemente minacciata dalla desertificazione produttiva e occupazionale. Intanto si profila un nuovo pericolo. Il giorno prima di questo presidio, venerdi, sindacati e azienda aeronautica hanno infatti firmato all’Unione degli Industriali di Napoli il verbale di mancato accordo sulla procedura di licenziamento avviata il 23 dicembre scorso per 99 dei 500 addetti del grande impianto abbarbicato sul monte Somma, pendice settentrionale del Vesuvio. Questo vuol dire che le estromissioni forzate sono sempre più vicine perché in base alla legge c’è solo un mese di tempo per evitarle attraverso la mediazione della Regione Campania. Dopo il mancato accordo il tavolo di confronto si è spostato qui, negli uffici dell’assessorato del Lavoro retto da Sonia Palmeri. Intanto è mobilitazione. Lunedi, domani, sono previste due assemblee dei lavoratori nello stabilimento di via San Sossio, una al mattino, la seconda di pomeriggio. Secondo indiscrezioni c’è la possibilità che venga proclamato uno sciopero “lampo” allo scopo di dare il via a una protesta che si preannuncia lunga e zeppa di tensioni. Sembra che l’obiettivo di domani sia di portare dal sindaco Pasquale Piccolo una delegazione di operai e impiegati dell’azienda produttrice di componenti per aerei ed elicotteri. C’è paura alla Dema. Negli anni scorsi le dichiarazioni di esuberi avevano trovato sempre la soluzione non traumatica della cassa integrazione temporanea. Ora però il gruppo aeronautico sembra fare proprio sul serio e il mancato accordo conferma questa linea di tendenza. “La paura più grande – dichiarano alcuni lavoratori – è che se la situazione sta in questi termini potrebbe significare il preludio di qualcosa di più grave”. I tagli sono puntati in particolare sulle produzioni legate allo sviluppo ingegneristico. Coinvolti nella procedura di licenziamento collettivo 59 impiegati, 36 operai, 2 dirigenti e 2 quadri. Dunque, dopo due annunci di esuberi, uno risalente al 2014, per 61 unità, l’altro agli inizi del 2015, per 82 unità, entrambi “ammortizzati” da una cassa integrazione che si concluderà il prossimo 16 marzo, l’azienda rischia di alzare bandiera bianca di fronte a quella che definisce ” la manifesta impossibilità di acquisire nuove commesse “. Nella procedura Dema fa una ricostruzione drammatica della situazione che sta attraversando. Lo stabilimento di Brindisi ha messo quasi tutti i lavoratori in cassa integrazione straordinaria a causa della riduzione drastica delle forniture di cabine e travi di coda per l’elicottero Agusta Westland 139. Quello di Montreal è stato chiuso a causa dell’internalizzazione da parte del gruppo canadese Bombardier delle commesse per l’aereo a reazione commerciale, a medio-corto raggio, Cseries. Per alleggerire i costi degli affitti l’anno scorso Dema ha chiuso l’impianto di Pomigliano trasferendo tutti gli addetti in quello di Somma Vesuviana. Ma il momento resta molto difficile. E c’è chi tra i lavoratori denuncia clamorosi errori nella gestione aziendale.                                                              

Tifosi napoletani in maschera sugli spalti: “Siamo tutti Kalidou”

Dopo l’ennesima volta in cui – settimana scorsa – il Napoli con i suoi calciatori ed i suoi tifosi sono stati oggetto di cori razzisti, quest’oggi sono stati i tifosi napoletani a salire sugli spalti dello stadio San Paolo indossando, in tantissimi, una maschera di colore nero e mostrando striscioni in cui sono loro provocatoriamente ed in tono di sfottò a chieder al Vesuvio “lavaci col fuoco”. Migliaia di maschere raffiguranti il difensore del Napoli Koulibaly sono state distribuite allo stadio San Paolo di Napoli dai tifosi azzurri prima della partita col Carpi, per dimostrare solidarietà al calciatore franco-senegalese fatto oggetto di cori razzisti da parte dei tifosi della Lazio nel corso del match di mercoledì scorso. Sotto il viso del difensore la maschera porta la scritta “siamo tutti Kalidou” ed è stata indossata dai tifosi all’inizio della partita. (Fonte foto: rete internet)

Terra dei Fuochi, i sorvegliati speciali: Acerra, Pomigliano e San Vitaliano in cima alla lista nera

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L’Arpac, sollecitata dal M5S, sblocca i dati delle centraline. E ciò che ne è venuto fuori è da brividi.     E’ Acerra il comune della Campania che ha fatto registrare il maggior numero di sforamenti delle polveri sottili dall’inizio dell’anno. Qui su 36 giorni registrati dalla centralina dell’Arpac, ubicata presso la scuola media Capasso, sono complessivamente 15 gli sforamenti rilevati. Si tratta di un dato aggiornato ed appena reso noto dal sito dell’Agenzia Regionale per l’Ambiente. Nella triste classifica seguono a ruota la zona di Napoli-via Argine ( 14 sforamenti ), Napoli Ferrovia ( 12 ), San Vitaliano (12), Casoria (11), Caivano (10) e Pomigliano (9). C’è però una carenza nei controlli. Questo perchè le centraline di rilevamento inserite nel piano regionale di monitoraggio non si trovano in tutti i comuni o in tutte le aree della regione. Basti pensare che il sito dell’Arpac non riporta nessun dato relativo a comuni “sensibili” come Giugliano, Afragola, Torre del Greco, Pozzuoli e Castellammare. A ogni modo per quanto riguarda Acerra si tratta di numeri davvero preoccupanti. Cifre che è stato possibile ottenere dopo che il gruppo regionale del Movimento Cinque Stelle ha fatto emergere il mancato aggiornamento, dal mese di novembre, del sito dell’Arpac. L’esposto era stato inoltrato all’Anac, l’Autorità nazionale anti corruzione presieduta da Raffaele Cantone. Lo sblocco del sito si è avuto appena ieri. E i dati che sono venuti alla luce fanno davvero venire i brividi. L’anno scorso è stato il comune di San Vitaliano a far registrare il maggior numero di sforamenti ( 127 ). Nel 2015 la maglia nera e il record se li è aggiudicati questo piccolo centro ubicato tra Marigliano e Nola. Segue Pomigliano d’Arco (centralina Area Asi) con 92 giorni, Acerra( centralina Scuola Caporale) con 85 e Casoria (Scuola Palizzi) con 82. Fuorilegge anche tutti i cinque capoluoghi: a Napoli( Via Argine) la situazione più critica con 75 sforamenti. Complessivamente in Campania il 75% delle centraline urbane monitorate ha superato il limite dei 35 giorni consentiti per i valori di Pm10. Situazione da allarme costante quindi. Ma l’anno 2015 è stato da “codice  rosso” per l’aria respirata in tutte le principali città campane con i cinque capoluoghi di provincia avvolte dallo smog. Non basta appellarsi all’assenza di vento e pioggia per intere settimane. L’aria diventa sempre più irrespirabile a causa delle elevate concentrazioni delle polveri sottili che causano, tra l’altro, danni alla salute dei cittadini e all’ambiente circostante. Intanto Legambiente ha rilanciato a Governo, regioni e amministrazioni locali una serie di proposte per liberare le città dallo smog e  renderle più vivibili. Sono quella di incrementare il trasporto su ferro con 1000 treni per i pendolari, incentivare la mobilità sostenibile attraverso 100 strade per la ciclabilità urbana, realizzando un primo pacchetto di nuove corsie ciclabili all’interno dell’area urbana. Limitare la circolazione in ambito urbano dei veicoli più inquinanti (auto e camion) sul modello di Parigi. Vietare l’uso di combustibili fossili, con esclusione del metano, nel riscaldamento degli edifici a partire dalla prossima stagione di riscaldamento. Ridurre l’inquinamento industriale applicando autorizzazioni integrate ambientali (AIA) stringenti e rendere il sistema del controllo pubblico più efficace con l’approvazione della legge sul sistema delle Agenzie regionali protezione ambiente ferma al Senato da oltre un anno. E servono ancora nuovi controlli sulle emissioni reali delle auto. Inoltre: la promozione di serie politiche di forestazione urbana e potenziamento delle infrastrutture verdi in grado di contrastare gli inquinanti atmosferici. Nel frattempo in sindaci corrono ai ripari limitando l’uso delle automobili. Adesso però sono necessarie misure strutturali, a lungo respiro.

L’assassinio di Giulio Regeni e l’ Affittopoli romana: ci accontenteremo di una spiegazione qualsiasi, mascherata da Verità?

Amaro è il giudizio di Roger Cohen sull’ Italia, dove “ la verità è elastica, poiché il Paese ha imparato l’arte di esprimersi con ambiguità”. La memoria corta dell’opinione pubblica. Tra non molto nuovi clamori cancelleranno il ricordo di Giulio.Non si scopre la verità, la si crea” ( A. de Saint –Exupèry).   “ Sono convinto che Al Sisi collaborerà con gli investigatori italiani nella ricerca della verità” ha detto il ministro Alfano. Le parole sono pietre: nel dichiararsi convinto il ministro ci rivela che è morso dai dubbi sulla disponibilità alla collaborazione del governo egiziano. Noi cittadini siamo convinti che i responsabili del feroce assassinio di Giulio Regeni non saranno mai trovati: i responsabili veri: la storia ci dice, infatti, che in situazioni del genere possono essere offerti all’opinione pubblica, perché si calmi, “ colpevoli plausibili” ( Carlo Bonini, la Repubblica 5 febbraio ).  Pare, dai comunicati contraddittori e dalle reticenze evidenti, che le autorità egiziane abbiano già imboccato questa strada. Carlo Bonini ha smascherato i goffi tentativi delle autorità del Cairo di “costruire”  prima un crimine a sfondo sessuale, poi un sequestro di persona opera di criminali comuni, poi un omicidio “rituale” di terroristi islamici. Non si sa fino a che punto il governo italiano riuscirà a fare pressioni su Al Sisi perché “collabori”: se, come tutti ormai credono, Giulio è stato torturato e ucciso dai servizi segreti, bisogna capire se il governo egiziano era stato informato oppure no: l’Huffington Post non esclude che gli assassini abbiano voluto colpire proprio il presidente della repubblica. In ogni caso, Al Sisi non potrà dire la verità: ci dirà una verità in maschera, nella persuasione che il sig.Renzi, che lo giudica  un “grande statista” ( Il Fatto quotidiano, 6 febbraio ), sia pronto ad accettarla. Del resto, gli uomini che gridano di volere la verità, spesso, diceva Henri de Montherlant, vogliono solo delle spiegazioni. E l’Eni fa affari con il petrolio egiziano, e l’ Egitto è la base per qualsiasi azione militare contro l’Isis in Libia. Ma noi stessi, che formiamo l’opinione pubblica, tra non molto dimenticheremo  la morte orrenda di Giulio e l’oltraggio inflitto all’ Italia: le fondamenta della nostra democrazia sono corrose non solo dalla corruzione, ma anche dal cinismo, e dalla tendenza di tutti noi a cancellare dalla memoria tutto ciò che non tocca la sostanza dei nostri interessi: la consolazione della memoria corta. Sarà fortunato Giulio, se qualcuno,  tra qualche tempo, raffreddate le emozioni, non lo accuserà di imprudenza: una compagna di scuola ha già detto, bontà sua, che il giovane era attratto da altre culture, “ma non era uno che cercava guai”. Ha detto proprio così, la compagna di scuola ( la Repubblica, 5 febbraio). Solo una settimana fa tutta l’Italia strepitava per le statue nude impacchettate, per quello che un editorialista della versione inglese del giornale “Al Arabya” ha giudicato “un atto spudorato di autoevirazione”.( la Repubblica, 3 febbraio) Ma oggi chi se ne ricorda più? A  nessuno interessa sapere veramente chi ha dato l’ordine di coprire la Venere Capitolina, anche perché “sembra che la decisione non l’abbia presa nessuno… A Roma lo scaricabarile non ha mai fine” ( Roger Cohen, la Repubblica, 3 febbraio). A Roma nessuno sa. Di quello smisurato casino che i giornali hanno battezzato “ Affittopoli romana” – nome meno elegante di “Mafia Capitale” – nessuno sapeva niente: né i sindaci, né gli assessori, né gli organi di controllo, né i politici, né i ministri di vario taglio, né i giornalisti stessi. Li abbiamo visti nei salotti TV: sulle loro facce erano stampate tutte le possibili sfumature della meraviglia. La Capitale non sapeva nulla della mafia, nulla dei funerali con l’elicottero, nulla di questi appartamenti: eppure la Verità dovrebbe illuminare una città che da duemila anni è la sede del Pontefice. La memoria è corta: altrimenti, non avremmo dimenticato che ci fu qualche problema, anni fa, con le case di De Mita e di D’ Alema, e che, di tanto in tanto, sui giornali che non si fanno gli affari loro comparivano riferimenti  alle “case dei mille Enti, molti sciolti e altri in perenne scioglimento” ( Filippo Ceccarelli, la Repubblica 3 febbraio), alle case di vescovi e di suore, di partiti, di associazioni, e di tutti quelli che possono procurarsi una di queste case “regalate”. La verità la dice Filippo Ceccarelli: “impossibile far finta che la casa di favore non sia entrata nel costume”. Ma con l’aria che tira, qualcuno dovrà pagare: non tutti: qualcuno per tutti. Tra qualche settimana,  all’opinione pubblica verrà comunicato, fragorosamente, che  cinque, sei inquilini sono stati sfrattati, e che molti altri stanno preparando la valigia. Ascolteremo soddisfatti, e ci gireremo dall’altra parte, distratti, per fortuna, da nuovi clamori che si levano di qua e di là, e da un nuovo capitolo della Storia di Roma, che è una storia lunga. Poi tra una decina d’anni  ritornerà il capitolo di Affittopoli.. E così via. Tutto deve cambiare, perché nulla cambi.

De Luca assolto commenta: “ci si diverte a massacrare le persone”

“Siamo in un Paese in cui ci si diverte a massacrare le persone piuttosto che rispettarne la dignità”. Lo ha detto Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, commentando l’assoluzione dal processo che lo vedeva coinvolto per la realizzazione del termovalorizzatore a Salerno. “Se la Costituzione ti chiede di aspettare i tre gradi di giudizio – ha affermato – devi farlo, diversamente si tratta di essere incivili”.”In politica, lavoro, vita, la cosa fondamentale è essere uomini – ha aggiunto De Luca – sapere che dietro a una persona c’è un mondo che va rispettato”. “Questo non toglie nulla alla necessità di un rigore estremo – ha precisato – ma servono affinché il lavoro della magistratura sia svolto in tutta serenità”. “Ringrazio magistrati e Corte d’appello ed esprimo rispetto, apprezzamento e incoraggiamento per il loro lavoro – ha aggiunto – Sono tra quelli che considerano l’autonomia della magistratura è un bene per i cittadini, non il privilegio di una casta”. (Fonte foto: rete internet)

Al via l’iniziativa “Ti accompagno in città”. Un bel progetto di solidarietà

La Società Sportiva A.S.D. Real Vesuviana e l’associazione culturale  Solid’Arte, propongono il Progetto: TI ACCOMPAGNO IN CITTA’.  Localizzazione Napoli e provincia Permettere alle persone disabili ed anziane  di superare  gli impedimenti dovuti alle difficoltà di spostamento presso infrastrutture, esercizi commerciali o  centri sociali. La durata del progetto e’ prevista  per un periodo di circa un anno eventualmente ripetibile. Obiettivi del progetto: Venire incontro alle problematiche  conseguenti all’impossibilità di spostamento  delle persone con ridotta autonomia in modo tale da  diminuire: a) Assenze  dei soggetti presso strutture sanitarie con la conseguenza dell’aumento delle malattie b) Permettere alle persone disabili di poter gestire in maniera autonoma la gestione del quotidiano  che riguarda le commissioni obbligate  fuori dal domicilio (pagamento puntuale delle utenze presso uffici preposti, fare la spesa) in modo da incentivare la ripresa delle responsabilità’ familiari e personali,  contrastando la perdita di autostima e  la depressione psichica che  si scatena con la perdita di autonomia . c) Permettere ed incentivare  l’aggregazione  sociale dei disabili o degli anziani presso i centri sociali senza gravare sugli impegni dei familiari Struttura del progetto La struttura del progetto e’ rappresentata da una organizzazione  che permetterà agli aderenti di poter usufruire di un accompagnamento  da parte di un volontario  che  metterà a disposizione il suo veicolo e e provvederà ad assisterlo per il tempo necessario e previamente concordato,in cambio di un contributo spese che sara’ regolamentato dall’associazione tenendo conto dei rimborsi previsti dalle tabelle ACI e consultabili  sul sito www.aci .it e sui tempi previsti  dell’impegno richiesto all’accompagnatore. Le associazioni proponenti  si occuperanno di coordinare il servizio tra le persone richiedenti e i volontari,  garantendo il corretto andamento delle  attività. Per ulteriori info sul servizio e richieste di reclutamento  volontari al progetto e’ possibile inviare una mail a: Soliart04@gmail.com indicando in oggetto : Progetto “ti accompagno in città,  oppure  un messaggio Whatsapp  366 5948420. Tel 373 54 199 53. (Fonte foto: rete internet)  

Sanità privata convenzionata, troppi carichi di lavoro: colpito da ischemia

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L’episodio nella clinica Lourdes di Massa di Somma. L’ausiliare ora sta bene, ma ha rischiato grosso. La titolare: ” Può capitare a tutti “.  Raffaele Grillo, 53 anni, di Ercolano, è un ausiliare addetto alle pulizie della clinica privata convenzionata Lourdes di Massa di Somma, una grossa struttura sanitaria abbarbicata sulla pendice del cratere del Vesuvio. Fin qui tutto normale, tutto tranquillo. Ma un bel giorno la caposala di Raffaele gli intima di lasciare ramazza e secchio per andare ad espletare mansioni da infermiere, cioè non sue, assistendo un paziente allettato. Del resto il personale è poco ma i pazienti aspettano. Ne scaturisce un diverbio tra l’ausiliare e la caposala. Raffaele tenta di far capire che lui è un addetto alle pulizie, non un infermiere. Lo scontro tra i due però si fa acceso. La caposala non ne vuole sapere.  Succede il patatrac: Raffaele si sente male. Si accascia a terra. Viene subito ricoverato. La diagnosi è impietosa: ischemia cardiaca. E’ un pre-infarto. Il suo cuore si è fermato per un attimo. Ma le cure sono state efficaci. E il 53enne ora sta bene. Ma non può ancora tornare al lavoro. Subito dopo quest’episodio, ieri mattina, i suoi colleghi hanno scioperato e sono scesi in piazza. ” Non siamo macchine: siamo esseri umani  “, hanno scritto sullo striscione esibito nel corteo giunto fino al municipio. ” I lavoratori della sanità privata convenzionata – ha commentato Lenina Castaldo, della Cgil Funzione Pubblica  – versano in una condizione di sfruttamento inaccettabile: orari di lavoro eccessivi, prolungati, stipendi non erogati, condizioni contrattuali e salariali ignobili “. In municipio i manifestanti sono stati ricevuti dal sindaco di Massa di Somma, Antonio Zeno. Qui hanno trovato anche la loro titolare, la proprietaria della clinica, Antonella Liguori. Che con una naturalezza disarmante dà la sua versione dei fatti: ” Stanno esagerando: quello che è successo a Grillo può capitare a chiunque “.  

Sanità campana, 49 provvedimenti giudiziari emessi dalla Corte dei Conti

 Indagine delle Fiamme Gialle, nel mirino dei pm contabili ci sono nomi noti, il gotha della sanità campana: dall’ex direttore Arsan, Montemarano a Maurizio D’Amora (ex dg Asl Na 3) fino ad Antonio Squillante (ex dg Asl Salerno). Il primato più «triste» delle nomine irregolari va alla Asl Na3. Uno stuolo di di 523 primari in più rispetto ai limiti fissati dalla legge senza contare i 1915 dirigenti tra “aiuti e assistenti primari”, uno spreco di quasi 16 milioni di euro, una spesa di circa due milioni di euro ogni mese. Ieri il comando provinciale della Guardia di Finanza retto dal generale Gianluigi D’Alfonso ha notificato 49 provvedimenti giudiziari: per 29 soggetti si tratta di “inviti a dedurre”, ossia richieste di risarcimento del danno contestate dalla Procura regionale della Corte dei conti. Nell’inchiesta del sostituto procuratore Ferruccio Capalbo è coinvolto il gotha della sanità campana: commissari Asl, direttori degli ospedali, rettori. C’è, tra gli altri, Angelo Montemarano, ex direttore dell’Arsan, l’ex sub commissario alla sanità Ettore Cinque, i tre dirigenti regionali del settore Vasco, Romano e Postiglione Danno erariale e una serie di incarichi che vanno contro l’obbligo di riduzione delle unità operative previsto dalla legge sulla spending review. È questa l’accusa con la quale la Procura Regionale della Corte dei Conti della Campania ha notificato a 29 persone, tra ex manager di aziende sanitarie, ospedaliere e universitarie, gli inviti a dedurre: i presunti responsabili dovranno quindi depositare, entro trenta giorni dalla notifica, le proprie deduzioni ed eventuali documentazioni o comunque chiedere di essere personalmente ascoltati dai magistrati contabili. Emessi anche 20 ordini d’autorità per mettere fine a sprechi di risorse mensili di due milioni di euro. Tutto sulla base delle indagini condotte dal comando provinciale della Gdf con il gruppo di Torre Annunziata, gruppo diretto dal colonnello Carmine Virno e della compagnia di Nola, guidata dal capitano Luca Modestino Gelormino. E proprio all’ospedale di Nola  esiste un primario ed uno staff per un reparto, quello di nefrologia, con un solo posto letto. Solo due, magari quattro posti letto, a Mercato San Severino e Cava dei Tirreni, anche qui evidentemente per assicurare poltrone e lauti stipendi. Nell’inchiesta del sostituto procuratore Ferruccio Capalbo sono finiti alcuni nomi noti nel panorama delle aziende sanitarie campane: da Angelo Montamarano (ex direttore generale dell’Arsan) a Maurizio D’Amora (ex direttore generale Asl Na 3 Sud, fino ad Antonio Squillante (ex direttore generale Asl Salerno e attualmente assessore al bilancio al Comune di Sant’Anastasia), insieme ad altri notissimi esponenti del mondo universitario compresi i rettori della Federico II e della Sun, Gaetano Manfredi e Giuseppe Paolisso. Le indagini hanno permesso di verificare che tra il 2014 e lo scorso anno sono stati conferiti 523 incarichi di primari e pagate quasi milleduecento indennità di dirigenza in più rispetto a quanto previsto dalla dotazione organica. Coinvolte anche le due aziende ospedaliere universitarie della Federico II e della Seconda Università di Napoli, insieme all’istituto Pascale, per un danno di circa 5 milioni di euro. Nelle prime ore di ieri mattina i finanzieri hanno notificato ben 49 provvedimenti giudiziari emessi dalla Corte dei Conti, per danno erariale. Le indagini condotte dalle Fiamme Gialle napoletane hanno riscontrato somme indebitamente spese dalla Regione pari a 15.995.112,60 di euro in ragione dell’assegnazione di incarichi di primario e viceprimario negli ospedali campani in esubero a quanto imposto dal Governo in tema di spending review. Nonostante l’esistenza di un puntuale obbligo di ridurre le unità operative ed i connessi incarichi dirigenziali, non si è mai dunque provveduto a tale esigenza di contenimento della spesa, generando così un disavanzo per le casse regionali. Ed è proprio da queste anomalie contabili che sono scattate le indagini dei finanzieri i quali hanno analizzato le piante organiche di ogni singola azienda sanitaria, ospedaliera e universitaria, rilevando quanti fossero gli incarichi dirigenziali in esubero e puntualmente retribuiti. Ieri sono state inoltre emesse anche richieste cautelari finalizzate ad interrompere immediatamente il pagamento degli incarichi così da impedire un ulteriore dispendio di risorse. Il «triste» primato degli esuberi spetta all’Asl Na 3 Sud: l’azienda sanitaria con sede a Torre del Greco conta 132 primari e 254 dirigenti (94 in più del dovuto). L’Asl di Salerno registra 39 unità operative in eccesso rispetto alla pianta organica con un danno erariale che sfiora i due milioni di euro, alla Napoli 2 Nord l’esubero è di 197 componenti. L’unica Asl campana che è risultata regolare sottraendosi al mirino dei pm contabili è la Napoli 1, la sola ad essersi adeguata ai parametri stabiliti. Il governatore Vincenzo De Luca ha parlato, in merito all’indagine, di «25 milioni di euro l’anno mangiati per ragioni clientelari», aggiungendo: «Faremo pulizia, il tempo delle porcherie è finito». Il capogruppo di Campania Libera – Psi – Davvero Verdi, Francesco Emilio Borrelli incalza: «Se le irregolarità contestate dalla Corte dei Conti si rivelassero vere, i responsabili dovrebbero non solo restituire le somme sprecate ma anche essere licenziati all’istante».

Contaminazione cinese: il comune di Pomigliano blocca i veicoli che inquinano di più.

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Lo stop scatta da oggi alle 15, fino alle 21. Domani dalle 11 alle 21. Sarà così in tutti i fine settimana di febbraio. Nella città della Fiat, nella città dell’ auto, il sindaco tenta di tenere ferme o ben lontane quante più automobili possibili. De resto Pomigliano è uno dei centri dell’area metropolitana di Napoli che stanno maggiormente soffrendo l’assedio delle polveri sottili, ormai vera piaga di quest’atmosfera malata. Da qui l’ordinanza di Raffaele Russo, che scatterà oggi pomeriggio alle tre e si prolungherà fino alle nove di sera: circolazione vietata, in tutto il territorio della città delle fabbriche, alle automobili, ai camion e ai furgoni Euro 0, 1, 2 e 3, vale a dire ai veicoli immatricolati per la prima volta fino al 2005, e ai motocicli Euro 0 e 1. Il divieto non varrà per tutte le autovetture munite di carburante a gas, gpl o metano. Russo tenta in questo modo di arginare la piaga delle polveri sottili che si sta accanendo nella conca ubicata nella parte orientale dell’area metropolitana di Napoli, tra Casalnuovo, Acerra, Pomigliano, il Vesuviano interno e Nola. Una zona in cui i venti si fermano e tutto lo smog possibile e immaginabile resta impantanato sotto le pendici settentrionali del vulcano e le prime propaggini degli Appennini. Il divieto non sarà operativo sull’asse mediano, sull’autostrada Napoli-Bari e sugli svincoli dell’area industriale.    

Sangue a Marigliano: 33enne ucciso davanti casa

Si tratta di Francesco Esposito, 33enne già noto alle forze dell’Ordine per precedenti per droga. L’agguato  è avvenuto poco dopo la mezzanotte. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna. Francesco Esposito, di 33 anni, di Napoli, noto alle forze dell’ordine per precedenti per droga, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco nella notte a Marigliano (Napoli) mentre si trovava nei pressi dell’ingresso del condominio dove abita, in via Pontecitra. L’agguato – si apprende dai Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli – è avvenuto poco dopo la mezzanotte. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna (Napoli). E’ il terzo omicidio in poco più di 24 ore nel Napoletano. Giovedì sera è stato ucciso, con colpi di pistola al viso, un ragazzo di 24 anni nel rione Don Guanella, a Napoli, e la notte fra giovedì e venerdì un uomo a Bagnoli, massacrato con sette colpi di arma da fuoco.