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Sanità campana, 49 provvedimenti giudiziari emessi dalla Corte dei Conti

 Indagine delle Fiamme Gialle, nel mirino dei pm contabili ci sono nomi noti, il gotha della sanità campana: dall’ex direttore Arsan, Montemarano a Maurizio D’Amora (ex dg Asl Na 3) fino ad Antonio Squillante (ex dg Asl Salerno). Il primato più «triste» delle nomine irregolari va alla Asl Na3.

Uno stuolo di di 523 primari in più rispetto ai limiti fissati dalla legge senza contare i 1915 dirigenti tra “aiuti e assistenti primari”, uno spreco di quasi 16 milioni di euro, una spesa di circa due milioni di euro ogni mese. Ieri il comando provinciale della Guardia di Finanza retto dal generale Gianluigi D’Alfonso ha notificato 49 provvedimenti giudiziari: per 29 soggetti si tratta di “inviti a dedurre”, ossia richieste di risarcimento del danno contestate dalla Procura regionale della Corte dei conti. Nell’inchiesta del sostituto procuratore Ferruccio Capalbo è coinvolto il gotha della sanità campana: commissari Asl, direttori degli ospedali, rettori. C’è, tra gli altri, Angelo Montemarano, ex direttore dell’Arsan, l’ex sub commissario alla sanità Ettore Cinque, i tre dirigenti regionali del settore Vasco, Romano e Postiglione

Danno erariale e una serie di incarichi che vanno contro l’obbligo di riduzione delle unità operative previsto dalla legge sulla spending review. È questa l’accusa con la quale la Procura Regionale della Corte dei Conti della Campania ha notificato a 29 persone, tra ex manager di aziende sanitarie, ospedaliere e universitarie, gli inviti a dedurre: i presunti responsabili dovranno quindi depositare, entro trenta giorni dalla notifica, le proprie deduzioni ed eventuali documentazioni o comunque chiedere di essere personalmente ascoltati dai magistrati contabili. Emessi anche 20 ordini d’autorità per mettere fine a sprechi di risorse mensili di due milioni di euro. Tutto sulla base delle indagini condotte dal comando provinciale della Gdf con il gruppo di Torre Annunziata, gruppo diretto dal colonnello Carmine Virno e della compagnia di Nola, guidata dal capitano Luca Modestino Gelormino. E proprio all’ospedale di Nola  esiste un primario ed uno staff per un reparto, quello di nefrologia, con un solo posto letto. Solo due, magari quattro posti letto, a Mercato San Severino e Cava dei Tirreni, anche qui evidentemente per assicurare poltrone e lauti stipendi.

Nell’inchiesta del sostituto procuratore Ferruccio Capalbo sono finiti alcuni nomi noti nel panorama delle aziende sanitarie campane: da Angelo Montamarano (ex direttore generale dell’Arsan) a Maurizio D’Amora (ex direttore generale Asl Na 3 Sud, fino ad Antonio Squillante (ex direttore generale Asl Salerno e attualmente assessore al bilancio al Comune di Sant’Anastasia), insieme ad altri notissimi esponenti del mondo universitario compresi i rettori della Federico II e della Sun, Gaetano Manfredi e Giuseppe Paolisso.

Le indagini hanno permesso di verificare che tra il 2014 e lo scorso anno sono stati conferiti 523 incarichi di primari e pagate quasi milleduecento indennità di dirigenza in più rispetto a quanto previsto dalla dotazione organica. Coinvolte anche le due aziende ospedaliere universitarie della Federico II e della Seconda Università di Napoli, insieme all’istituto Pascale, per un danno di circa 5 milioni di euro.

Nelle prime ore di ieri mattina i finanzieri hanno notificato ben 49 provvedimenti giudiziari emessi dalla Corte dei Conti, per danno erariale. Le indagini condotte dalle Fiamme Gialle napoletane hanno riscontrato somme indebitamente spese dalla Regione pari a 15.995.112,60 di euro in ragione dell’assegnazione di incarichi di primario e viceprimario negli ospedali campani in esubero a quanto imposto dal Governo in tema di spending review. Nonostante l’esistenza di un puntuale obbligo di ridurre le unità operative ed i connessi incarichi dirigenziali, non si è mai dunque provveduto a tale esigenza di contenimento della spesa, generando così un disavanzo per le casse regionali.

Ed è proprio da queste anomalie contabili che sono scattate le indagini dei finanzieri i quali hanno analizzato le piante organiche di ogni singola azienda sanitaria, ospedaliera e universitaria, rilevando quanti fossero gli incarichi dirigenziali in esubero e puntualmente retribuiti. Ieri sono state inoltre emesse anche richieste cautelari finalizzate ad interrompere immediatamente il pagamento degli incarichi così da impedire un ulteriore dispendio di risorse.

Il «triste» primato degli esuberi spetta all’Asl Na 3 Sud: l’azienda sanitaria con sede a Torre del Greco conta 132 primari e 254 dirigenti (94 in più del dovuto). L’Asl di Salerno registra 39 unità operative in eccesso rispetto alla pianta organica con un danno erariale che sfiora i due milioni di euro, alla Napoli 2 Nord l’esubero è di 197 componenti. L’unica Asl campana che è risultata regolare sottraendosi al mirino dei pm contabili è la Napoli 1, la sola ad essersi adeguata ai parametri stabiliti.

Il governatore Vincenzo De Luca ha parlato, in merito all’indagine, di «25 milioni di euro l’anno mangiati per ragioni clientelari», aggiungendo: «Faremo pulizia, il tempo delle porcherie è finito». Il capogruppo di Campania Libera – Psi – Davvero Verdi, Francesco Emilio Borrelli incalza: «Se le irregolarità contestate dalla Corte dei Conti si rivelassero vere, i responsabili dovrebbero non solo restituire le somme sprecate ma anche essere licenziati all’istante».

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