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Somma Vesuviana/Saviano: in manette i presunti killer di Francesco Tafuro e Domenico Liguori.

 Tre i sospetti fermati, sarebbero i due killer e il mandante del raid omicida. Due sono di Saviano, uno di Somma Vesuviana, tutti pregiudicati.

I carabinieri hanno stretto la morsa sui presunti colpevoli in poco più una settimana, tra i fermati ci sono i presunti killer che avrebbero esploso tredici colpi di calibro nove freddando senza pietà Domenico Liguori e Francesco Tafuro, i due gestori di una sala scommesse in via San Sossio, a Somma Vesuviana. Il presunto mandante è Eugenio D’Atri, 33 anni, pregiudicato residente a Somma Vesuviana nei pressi del centro scommesse dove lavoravano le vittime. I presunti killer, invece, sono anch’essi entrambi pregiudicati, Nicola Zucaro e Domenico Altieri di Saviano.

Gli indagati hanno risposto per ore alle domande del pubblico ministero, trattenuti nella caserma dei carabinieri di Nola (che ieri hanno ascoltato almeno altre dieci persone informate sui fatti) rilasciando dichiarazioni contrastanti e sono poi stati portati in carcere, con le auto dei militari che – come mostra un video condiviso da centinaia di persone su Facebook – hanno percorso il corso principale di Saviano prima e via Aldo Moro a Somma Vesuviana poi, transitando vicinissimo alle abitazioni ed ai luoghi frequentati dalle vittime, tra gli applausi per i carabinieri e gli insulti per i fermati. Uno dei presunti killer, appassionato di scommesse sui cavalli, sarebbe già finito in manette ad inizio anno (poi rilasciato dopo un processo per direttissima) per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, l’altro sarebbe noto negli ambienti dello spaccio di droga.

La scena dell’omicidio di Tafuro e Liguori era quella di un agguato, di una trappola mortale. Attirati in una stradina di campagna, via Olivella a Saviano, furono poi ammazzati con tredici colpi di pistola. Erano partiti da Somma Vesuviana, i due amici e soci, con due auto. Poi si erano fermati in un locale di Piazzolla di Nola dove avevano incontrato alcuni conoscenti cui avevano riferito di avere un appuntamento. All’appuntamento fatale si erano poi recati con una sola delle auto. A via Olivella un altro mezzo si era affiancato, consumando così l’esecuzione in palese stile camorristico.

Francesco e Domenico, poco più che trentenni e con tutta la vita davanti, non avevano legami con la criminalità, in pochissimi – inquirenti compresi – avevano avanzato sospetti su rapporti «pericolosi» che giustificassero una morte simile. Tutti non hanno fatto che ripetere, negli ultimi giorni, quanto fossero «per bene» i due ragazzi, tanto da suscitare indignazione per il divieto di funerali pubblici.

E il motivo della loro morte, infatti, come sembrerebbe dalle indagini che hanno poi condotto agli arresti di ieri, su disposizione della Procura di Nola, sarebbe economico. I carabinieri di Nola diretti dal maggiore Michele Capurso affiancati dal nucleo operativo di Castello di Cisterna al comando del maggiore Michele d’Agosto, lo hanno sospettato fin dal primo istante avviando i controlli nel centro scommesse sequestrato il giorno dopo l’omicidio e vagliando ogni chiamata, ogni messaggio, ogni file contenuto nei telefoni di Domenico e Francesco. La svolta si dovrebbe però alle immagini di alcune telecamere disposte nei pressi del locale di Piazzola di Nola dove i due giovani si erano fermati prima di andare all’appuntamento con la morte. In quelle immagini c’erano Domenico e Francesco ma anche una moto con a bordo due uomini, i volti coperti da caschi integrali.

Le perquisizioni a tappeto disposte nella notte tra giovedì e ieri, con numerose pattuglie ed un elicottero a setacciare le zone di Saviano, Somma Vesuviana e Ponticelli, avrebbero fatto ritrovare la moto, uno scooter «incriminato», i caschi ed altre prove, conducendo in maniera inequivocabile ai sospetti poi fermati e interrogati ieri per molte ore.

Ancora non sarebbe chiarissimo il movente che porterebbe ad un presunto debito di gioco di oltre ventimila euro a carico del pregiudicato di Somma Vesuvianoa, c’è ancora molto da portare alla luce sia nel presunto ed ipotizzato movente  sia nelle dinamiche che hanno condotto all’assassinio.

«Bastardi, mio fratello vive» – ha scritto ieri la sorella di Francesco Tafuro già all’alba di ieri sul suo profilo Facebook. E che si fosse vicini ad una svolta si era compreso già dalle 3 di notte, con sirene e lampeggianti delle auto dei carabinieri in giro per la cittadina vesuviana, il rumore dell’elicottero che sorvolava le zone interessata. Tantissime persone, dopo i fermi, hanno affollato l’ingresso delle caserme dei carabinieri di Somma e Saviano e anche su Facebook in moltissimi hanno voluto lasciare manifestazioni d’affetto per le due giovani vittime, la gratitudine per carabinieri e inquirenti, la rabbia e lo sdegno nei confronti di chi avrebbe deciso di mettere fine alla vita di Domenico e Francesco.

 

 

 

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