In Regione lo scontro sul Piano energia

Il PEAR è da aggiornare rapidamente. Il  Movimento cinque stelle difende i territori contro le pale eoliche. Interessi ed investimenti a rischio.

Non ci sarà nessun commercio, alcuno scambio di  incentivi economici tra Comuni e aziende per le energie rinnovabili in Campania. L’inchiesta  de ilmediano.it sul nuovo Piano energetico ambientale, registra alcune buone intenzioni del M5S. E’ stata una loro mozione a  dare il via alla discussione in Consiglio regionale mesi fa. Sospettati di voler bloccare una delle fonti rinnovabili più importanti – l’eolico- ed accusati dalle  aziende  del settore di mettere a rischio sviluppo, investimenti e posti di lavoro, i pentastellati rigettano le accuse e spiegano che non è questione di soldi. Il senso etico della loro battaglia è salvo. A proposito di  royalties  a favore dei Comuni che ospitano gli impianti con le pale, dicono  che si tratta di compensazioni che andavano già corrisposte ai Comuni per il territorio sottratto. ” Io non credo in questo tipo di scambio, dice  Vincenzo Viglione , il consigliere  M5S promotore della mozione.  Il pregio di un territorio non si baratta , ma  se c’era un accordo sulle compensazioni è giusto che vada rispettato” . E le amministrazioni locali devono usare quei fondi in modo adeguato. Nella confusione delle posizioni e nell’ incertezza del nuovo PEAR, due territori tengono banco : l’Irpina e Sannio. Lì  si produce la gran parte di energia dal vento necessario alla Campania. Lì ci sono le più grandi wind farm del Sud Italia. Le aziende si sono comportate un po’ da padroni,si dice. La negoziazione con le comunità e i comitati civici sorti a difesa  del territorio non ha prodotto grandi risultati. Su questo anche i grillini oggi riflettono. Si poteva fare sicuramente  meglio ed ancora prima della nascita del loro movimento. Anzi, questi temi hanno  provocato loro consenso. Ma una volta entrati nel gioco politico-istituzionale hanno facilità a parlare e scrivere di “eolico selvaggio”. Le colpe sono altrove. Nelle province  di Avellino e Benevento ci sono  impianti che hanno un potenziale di produzione energetica decisamente più alta del fabbisogno e quantità di terreno sottratto ad attività specifiche.Si potevano salvaguardare  tradizioni più in linea con le peculiarità delle zone, come ad esempio le attività agricole e gli  itinerari turistici . “La nostra mozione – aggiunge Viglione – è stato uno strumento per dare voci ai territori”. Non siamo pasdaran. I ricorsi e le azioni giudiziarie delle imprese  non ci turbano. Al contrario, qualche  turbamento  lo immaginiamo nella  Giunta regionale  che unanime  ha approvato la mozione, ma poi deve dare spazio alle energie non inquinanti( leggi anche eolico), nel nuovo PEAR. I tempi stringono.  Sono in tanti a rivendicare  la completa revisione del piano del 2009. E se finora non si è aperta nessuna discussione seria, bisogna pensarci in fretta .Ci sono obiettivi  strategici   di riduzione di produzione da fonti tradizionali e  fondi Ue da utilizzare. I consiglieri in questi giorni sono  impegnati con la legge finanziaria, appena dopo si  dovrà approcciare il nuovo Piano. Intanto si può aprire un tavolo con le aziende per definire  il nuovo modello di sviluppo energetico per la Campania. Voglia di sintesi nell’interesse generale. Di sicuro  occorre  superare posizioni massimaliste, se non si vogliono buttare all’aria alcuni milioni di euro. Avevamo già descritto della reale partita sull’eolico con oltre 60 progetti in corso. Ed è tranquillizzante apprendere ora che anche i  pentastellati  sono preoccupati per gli investimenti  e i livelli occupazionali. Sono pure convinti , però,  che “le rinnovabili non devono più trasformarsi in un’occasione per speculare sul principio dell’energia pulita, come spesso accaduto negli anni, ma  deve essere una reale e concreta via d’uscita dal fossile”. E questa, sinceramente, gliela lasciamo.****

SOCIETA’/PUBBLICO PRIVATO

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Il dramma dei call center, Luigi Di Maio incontra i lavoratori Gepin: “Lotterò insieme a voi”

Lungo colloquio a Pomigliano tra il vicepresidente della Camera e una delegazione dei 220 dipendenti minacciati dal licenziamento collettivo. “Sarò al vostro fianco durante le vostre lotte mentre in Parlamento farò pressione allo scopo di coinvolgere chi può fermare la procedura di mobilità”. Lo ha detto Luigi Di Maio a una delegazione di lavoratori della Gepin Contact di Casavatore, il call center di Casavatore che ha annunciato la chiusura entro il 10 maggio e il contestuale licenziamento di tutti i 220 addetti. Corrono lo stesso pericolo altri 130 dipendenti della Gepin che lavorano a Roma. L’incontro, informale ma dall’esito sostanziale, è avvenuto poco prima delle 16 e 30 di questo pomeriggio, in un noto bar di Pomigliano. Tre lavoratori del call center Gepin hanno spiegato al leader nazionale del Movimento Cinque Stelle tutta la loro vicenda drammatica. Dal canto suo Di Maio ha dimostrato di avere piena contezza dell’argomento. “Abbiamo affrontato la questione trattando la vertenza del call center Almaviva”, ha spiegato il vicepresidente della Camera. Che ha annunciato di voler scendere in piazza alla prossima iniziativa insieme ai lavoratori. La prossima settimana gli addetti Gepin Casavatore manifesteranno in corteo nel centro di Napoli. Sarà la seconda volta in pochi giorni. Dal canto loro i lavoratori Mery Salineri, Armando Savorra e Monica Meleleo hanno spiegato a Di Maio le difficoltà di questa difficile vertenza. “La maggior parte di noi – hanno raccontato – hanno superato i 40 anni e in azienda ci sono diverse coppie di marito e moglie. Sarebbe un disastro totale per il Napoletano far passare questi licenziamenti”.

Industria sostenibile: pronti i fondi

Il Ministero dello sviluppo economico ha pubblicato la circolare per i finanziamenti.
Attesa soprattutto dai piccoli imprenditori , è arrivata la circolare su come  accedere ai fondi pubblici per interventi sostenibili ed agenda digitale. Il riferimento normativo principale riguarda un decreto del 15 ottobre 2014. Con apposita Circolare Il Ministero per lo Sviluppo Economico  fornisce indicazioni in merito alle modalità di presentazione delle richieste di “Agenda Digitale” e “Industria Sostenibile”.La circolare comprende: la modulistica necessaria a presentare la richiesta di erogazione dei finanziamenti e fissa al 2.1 percento la misura del contributo a carico delle imprese beneficiarie per l’accesso alla garanzia del Fondo istituito in alternativa alla garanzia della fidejussione bancaria o della polizza assicurativa; alcune indicazioni in merito alle modalità di rimborso del finanziamento agevolato nonché precisazioni ull’ammissibilità dei costi agevolati. Tra i costi ammissibili, è prevista  la possibilità di rendicontare interamente spese relative a strumenti e attrezzature, o a parte di essi, che per caratteristiche d’uso, abbiano un’elevata obsolescenza/deperibilità (pari o inferiore alla durata del progetto). Le richieste di erogazione delle agevolazioni previste dai decreti e la relativa documentazione allegata devono essere redatte e presentate in via esclusivamente telematica, utilizzando una delle due procedure disponibili sul sito di MCC all’indirizzo:https://fondocrescitasostenibile.mcc.it  a seconda che si intendano richiedere le erogazioni delle agevolazioni concesse a valere sul bando “Agenda digitale” o sul Bando “Industria Sostenibile”.

Hotel adibito a casa del sesso, tre arresti a Giugliano

I “servizi”venivano pubblicizzati con foto e annunci sul web. Picchiata anche una prostituta che voleva uscire dal giro. Reclutavano donne italiane e straniere da avviare alla prostituzione e ne promuovevano l’attività su un sito web, con servizi fotografici e inserzioni: un’ ordinanza di custodia cautelare è stata notificata a 3 persone (carcere, domiciliari e divieto di dimora) accusati di r favoreggiamento della prostituzione nella zona Varcaturo di Giugliano in Campania (Napoli). Altre 5 sono indagate. La banda aveva ramificazioni in tutta Italia. Sequestrati anche immobili per 1,5 milioni di euro. Le indagini sono partite dopo la denuncia di una “lucciola” brutalmente aggredita dopo avere espresso la volontà di uscire dal giro: i carabinieri hanno scoperto che l’attività di prostituzione si praticava nell’Hotel Residence “Il Borgo” di Varcaturo, che la Guardia di Finanza aveva sequestrato nel 2008 per abusivismo e nel 2010 nell’ambito di indagini anti prostituzione. C’erano anche i “reclutatori”, che avvicinavano le donne da avviare alla prostituzione, e “inserzionisti”, che avevano promuovevano l’attività sul web. (Fonte foto: Rete internet)

Frattaminore e Cardito, Nas scatenati: sequestrate industria di carni avicole e pasticceria

I carabinieri hanno apposto i sigilli a due tonnellate di alimenti.   A Frattaminore i carabinieri del Nas di Napoli hanno sequestrato un’industria per la lavorazione di carni avicole che, secondo quanto contestato, operava senza le previste autorizzazioni ambientali relative agli scarichi delle acque reflue e della lavorazione e alle emissioni in atmosfera). Nel corso della verifica, estesa al processo industriale di lavorazione e trasformazione delle carni, i militari del N.A.S. hanno inoltre sequestrato una tonnellata di carni avicole risultate prive di indicazioni utili a garantirne la tracciabilità e, quindi, la provenienza. Non è finita però. Il giorno dopo i carabinieri del Nucleo Anti Sofisticazioni, nel verificare ulteriori attività, sono dovuti intervenire nuovamente all’interno dell’industria perché il legale rappresentante, D.M.F., 29 anni, di Grumo Nevano, nonostante il sequestro ha violato i sigilli apposti alla linea produttiva e agli scarichi, facendo proseguire l’attività illecita. A causa di questa condotta illegale i carabinieri hanno apposto una seconda volta i sigilli, con un nuovo sequestro all’intera struttura e ad ulteriori quattrocento chili di carni avicole rinvenute in fase avanzata di lavorazione. La posizione del legale rappresentante della ditta è stata comunicata, per le successive determinazioni di legge, alla procura della repubblica di Napoli Nord. Nell’ambito della stessa ondata di controlli, a Cardito, in via Donadio 117, i carabinieri del Nas di Napoli, a seguito di una verifica igienico-sanitaria eseguita presso la pasticceria “M.M. s.a.s. di Iazzetta Francesco”, legalmente rappresentata I. F.. 39 anni, di Cardito, coadiuvati da personale dell’Asl Na/2 Nord, procedevano alla chiusura amministrativa dei locali adibiti a depositi per alimenti per complessivi 400 metri quadrati circa. Motivo: i locali sono stati attivati e utilizzati in assenza dell’autorizzazione sanitaria ed erano mantenuti in carenti condizioni igienico-sanitarie e strutturali. Nella circostanza i militari hanno proceduto al sequestro amministrativo di 400 chili di prodotti dolciari e di 60 chili di pane e prodotti da forno a causa della mancata etichettatura e di indicazioni sulla rintracciabilita’.    

Legambiente : “Nasce il comitato NO TRIV a Somma Vesuviana”

Obiettivo: informare, far partecipare, creare consapevolezza per il voto del 17 aprile 2016 contro le trivellazioni dei nostri mari”. Il Governo ha fissato la data per il voto referendario al prossimo 17 aprile, non accogliendo così la richiesta avanzata dalle Associazioni e dai Comitati ambientalisti e dalle Regioni di accorpare il referendum alle prossime elezioni amministrative. In questo modo, il Governo decide di buttare via circa 360 milioni di euro di denaro pubblico. La campagna referendaria si aprirà formalmente solo con il decreto di indizione del Capo dello Stato e solo a partire da quel momento i mezzi di comunicazione di massa saranno tenuti a concedere ai delegati regionali gli spazi previsti. Legambiente ritiene che «le riserve petrolifere italiane coprirebbero soltanto 8 settimane di fabbisogno nazionale, un’inezia rispetto ai rischi e ai costi che comporterebbe estrarlo». “Da anni – aggiunge Giovanni Romano di Legambiente – stiamo sostenendo un rilancio eco-sostenibile dell’economia, unica via per uscire da questo pantano della stagnazione economica” e aggiunge “È un’assurdità andare avanti investendo su fonti obsolete come il petrolio anche in considerazione del tracollo del prezzo come quello attuale.” Per questi motivi riteniamo – continua Romano – che sia il caso di promuovere un comitato NO TRIV. Lo facciamo qui a Somma Vesuviana ma, con spirito di servizio, ci rivolgiamo anche alle altre realtà associative ed ai movimenti politici e sindacali dei comuni vicini come Pomigliano D’Arco, Sant’Anastasia, Pollena, Massa di Somma affinché partendo da Somma possano nascere altri Comitati NO TRIV per iniziare quanto prima un lavoro di comunicazione e di informazione nella nostra comunità che deve essere consapevole di ciò che sta accadendo sulla sua testa e l’importanza di andare a votare SI il 17 aprile per fermare l’assurdità delle trivellazione nel nostro mare. Rivolgiamo, come Legambiente, un appello alle associazioni ai movimenti politici sindacali, ed ai singoli cittadini a partecipare all’incontro per la costituzione del Comitato NO TRIV fissato per il giorno 14 marzo alle ore 18.30 presso Mediterraneo Sociale Convento Padri Trinitari in Via Gino Auriemma – Quartiere Casamale – Somma Vesuviana- (Fonte foto: Rete internet)

San Giuseppe Vesuviano. Cede il manto stradale di via Diaz, Rinascita Civile Vesuviana: “Dal comune verifiche e sanzioni in caso di anomalie”

Il Presidente Giugliano: “Assurdo che dopo pochissimo tempo dal tanto decantato restyling il manto stradale possa cedere. Non vorremmo che, dopo aver utilizzato milioni di euro di fondi europei per il rifacimento, si debba spendere del denaro pubblico per interventi di manutenzione straordinaria, il Comune verifichi la bontà dei lavori”. Dopo poco tempo dal tanto decantato restyling delle strade cittadine, cede il manto stradale della centralissima Via Armando Diaz. Problemi simili si stanno riscontrando anche nella vicina Via Roma, strada oggetto di recente intervento in seguito ai lavori di installazione della fibra ottica, che già aveva clamorosamente ceduto in seguito ad un primo rifacimento. A denunciare la situazione è Rinascita Civile Vesuviana che, tramite il suo presidente, l’avvocato Francesco Giugliano, fa sapere: “Sono passati solo pochi mesi dai lavori di rifacimento delle nostre strade cittadine, pubblicizzati a suon di annunci e manifesti dall’amministrazione comunale, e già emergono i primi problemi. Stiamo parlando di lavori pubblici per i quali sono stati spesi circa due milioni di euro di finanziamenti, concessi al nostro comune nell’ambito della cosiddetta accelerazione della spesa, una somma decisamente considerevole. Noi troviamo assurdo che le strade possano cominciare a cedere così presto, pretendiamo che l’amministrazione comunale intervenga prontamente per tutelare l’incolumità dei cittadini e verificare la bontà dei lavori svolti”. In effetti, come dimostrano le foto, a Via Armando Diaz si è creata una vera e propria voragine, con grave rischio per gli automobilisti, e lo stesso Giugliano, in conclusione annuncia: “Rinascita Civile Vesuviana monitorerà costantemente lo stato delle strade e denuncerà eventuali anomalie in tutte le sedi competenti. Non possiamo accettare che si possa verificare quello che abbiamo vissuto in un recente passato, dove abbiamo visto sperperare una valanga di soldi pubblici per lavori stradali non eseguiti a regola d’arte, i quali, in seguito ai continui cedimenti del manto stradale, hanno dato vita ad un vero e proprio business degli interventi di manutenzione straordinaria. È ora che siano le ditte a farsi carico delle loro stesse inadempienze”.

Nola. Festa dei Gigli, trovato un accordo per le postazioni 2016

Si è rischiato di vedere l’edizione 2016 della Festa patrimonio dell’umanità priva di una delle 9 macchine da festa. Alla fine l’accordo è giunto grazie alla mediazione della Fondazione Festa dei Gigli e del Vescovo Depalma. Comincia la fase preparatoria dell’edizione 2016 della Festa dei Gigli. Da domenica 13 marzo, infatti, prenderà il via la tradizione delle Questue, che vedrà impegnate le otto corporazioni dei gigli più quella della Barca nel coinvolgimento della città all’organizzazione dei propri festeggiamenti. Intanto la Fondazione Festa dei Gigli ha ufficialmente comunicato le postazioni delle macchine da festa per il 2016, una questione che quest’anno ha creato qualche dissapore tra i maestri di festa. Già individuate dal regolamento della manifestazione, infatti, le postazioni ammesse sono 11, tutte circoscritte al centro storico di Nola e coincidenti con le maggiori piazze. Contese da più corporazioni, per le postazioni di Piazza Giordano Bruno e Piazza Immacolata qualche settimana fa la Fondazione si vide costretta ad affidarsi al sorteggio, secondo la procedura stabilita. L’esito del sorteggio lasciava particolarmente scontenta la corporazione del giglio del Fabbro, i cui maestri di festa erano dati per dimissionari secondo voci insistenti. Rientrato finalmente il pericolo di vedere abbandonata una delle 9 macchine da festa a 3 mesi dall’evento, Raffaele Soprano, presidente della Fondazione, tira le somme sulla vicenda: “Abbiamo chiuso un’altra annosa vicenda che ci ha tenuti impegnati per oltre un mese e mezzo cercando di mediare le posizioni dei vari contendenti. Ringrazio il Vescovo che ha collaborato alla definizione della postazione del Giglio del Fabbro 2016 il quale, come al solito, è stato molto vicino alla Fondazione anche in questa vicenda. Ringrazio, infine, i maestri di festa dei quattro Gigli in questione ai quali auguro una felice Festa. L’esperienza maturata in questa circostanza – conclude Soprano – evidenzia la necessità anche di una revisione dell’articolo 16 del regolamento onde fissare termini e modalità più stringenti per i futuri maestri di festa così da evitare polemiche di questo tipo”. Il posizionamento dei Gigli e della Barca per il 2016 sarà il seguente: Piazza Principe Umberto lato villa comunale per il Giglio dell’Ortolano, Piazza Clemenziano per il Giglio del Salumiere, Piazza Giordano Bruno per il Giglio del Bettoliere, Piazza Collegio per il Giglio del Panettiere, Piazza Principe Umberto lato chiesa del Carmine per la Barca, Piazza Marco Clodio Marcello per il Giglio del Beccaio, Vico Duomo per il Giglio del Calzolaio, Slargo Travaglia lato sud per il Giglio del Fabbro, Piazza Immacolata per il Giglio del Sarto.  

Rischi meteo prevedibili con un software

 Il CIPCast – questo il nome dell’applicativo- integra dati geospaziali, previsioni meteo fino a 1 ora  e a breve-medio termine. Fornisce  informazioni sull’ assetto idrogeologico e sulla ricorrenza di eventi sismici e di altri eventi naturali di rilievo.
 L’Enea – Ente nazionale per le energie alternative –  ha annunciato la sperimentazione di un software capace di  elaborare e fornire previsioni di rischio per le infrastrutture energetiche e idriche in caso di eventi meteo intensi come  nubifragi, alluvioni e frane. Sono migliaia gli eventi di questo tipo che si verificano ogni anno in Italia, soprattutto nelle zone deficitarie di moderne strutture. In questi giorni sono state sviluppate due  versioni del programma: per calcolare  l’impatto delle precipitazioni sulle reti di energia elettrica e per gestire gli eventi legati al Giubileo per quanto riguarda la città di Roma. Partner di Enea è, infatti, la società romana Acea. Il software , però, sarà utilizzabile ovunque. Nasce  dall’ esigenza di affrontare eventi meteorologici sempre più frequenti, intensi e caratterizzati da forte  pericolosità . Il CIPCast – questo il nome dell’applicativo- integra dati geospaziali, previsioni meteo fino a 1 ora  e a breve-medio termine. Fornisce  informazioni sull’ assetto idrogeologico e sulla ricorrenza di eventi sismici e di altri eventi naturali di rilievo. Tutto in anticipo , ma una volta acquisiti i dati da sensori e previsioni , l’applicazione elabora gli scenari di rischio, identifica le  infrastrutture in pericolo, stima l’impatto sui servizi e quantifica gli effetti che la loro eventuale interruzione potrebbe produrre  su persone e cose. In particolare l’azienda fornitrice del servizio di energia elettrica, potrà gestire le situazioni di crisi e predisporre strumenti efficaci per interventi rapidi. La sperimentazione si cala in una realtà nazionale  complessa. Infatti  secondo il dossier di Legambiente ” Le città italiane alla sfida del clima”,  curato insieme al Ministero dell’Ambiente, tra il 2010 e i primi mesi del 2015 in Italia sono stati 43 i giorni di blackout elettrici totali a causa del maltempo. Gli esperti hanno annunciato che il sistema potrà essere usato anche per il controllo della rete idrica. Protezione Civile e Comuni potranno cioè  attivare le dovute azioni per ridurre l’impatto degli eventi meteo e ripristinare i servizi in poco tempo. Alt, infine, al  cosiddetto effetto domino, il blackout esteso su altre infrastrutture critiche che garantiscono servizi essenziali come lo smaltimento dei rifiuti, il traffico ferroviario e le telecomunicazioni.

(Fonte foto: Rete internet)

La palma della discordia

Nella necessità di anteporre la salute agli interessi economici, abbiamo deciso di condividere alcune riflessioni sull’olio di palma e la sua corretta posizione nel panorama alimentare italiano.

Sfido chiunque ad andare in un qualsiasi supermercato, in qualsiasi negozio di alimentari per comprovare che la stragrande maggioranza dei prodotti alimentari industriali, contengono olio di palma. Anche i prodotti dietetici o considerati tali lo contengono, gli integratori e tutti quei prodotti, di marca e non di marca, che trasudano dalle loro confezioni salute e tradizione.

Ora, in una lotta tra chi vuol sembrare più bastian contrario dell’altro, in quell’altalena dove tutto pare il contrario di tutto e dove spesso si parla solo per sembrare più originali degli altri, pare che parlar male dell’olio di palma sia diventato un reato contro la patria. Sì perché mentre prima si esaltava giustamente il nostro sano olio di oliva ora, grazie ad una massiccia ed edulcorata campagna pubblicitaria pare che muovere dubbi verso l’olio di palma sia un attentato contro l’economia del paese. Infatti, proprio mentre si storce il naso verso l’abbattimento dei dazi per l’olio di oliva tunisino (che in Italia arrivava comunque) si esaltano a mezzo stampa le virtù dell’olio di palma che di certo prodotto nostrano non è. Sarà una casualità la concomitanza delle due notizie ma rimaniamo alquanto stupiti della malleabilità dell’opinione pubblica che non appena insorge, giustamente preoccupata per la propria salute, viene subito distratta con un’informazione più massiccia che esplicativa.

La nuova vulgata vuole che in realtà l’olio di palma non faccia male, fermo restando che non se ne faccia un abuso. E grazie! Tutti gli abusi fanno male! Ma, mentre gli olii insaturi idrogenati quali l’olio d’oliva, di semi, etc., correttamente utilizzati, fanno addirittura bene, gli olii saturi non idrogenati come l’olio di palma fanno invece male. In più, e cosa non di poco conto, mentre l’olio d’oliva non lo trovi dappertutto per il suo alto costo, l’olio di palma, molto più a buon mercato, è presente in tutti i prodotti alimentari industriali e solo ultimamente qualche industria sta ovviando alla nuova richiesta del mercato con l’utilizzo di grassi più salubri ma che restano al momento prodotti di nicchia. Con questo vogliamo dire che non è necessario consumarne grandi quantità pro capite e di un solo prodotto specifico per andare incontro a problemi di salute ma anche un utilizzo variegato di tanti prodotti alimentari industriali, e non solo, potrebbe aumentare l’assunzione del tanto discusso grasso e patirne le conseguenze.

Ci si chiede ora dove siano i paladini dell’olio d’oliva italiano, dove sono i fieri oppositori della contraffazione del “marchio Italia”? Dietro l’olio tunisino? Tra l’altro la maggior parte delle marche che dominano il mercato italiano, vendono olio d’oliva italiano misto a quello di provenienza UE (da Grecia e Spagna, quest’ultimo paese è il maggior produttore mondiale di olio d’oliva) e un recente scandalo ha dimostrato che l’olio, anche di queste grandi marche non corrispondeva all’extra vergine dell’etichetta. Quindi la tanto decantata qualità dei nostri prodotti e della dieta mediterranea che viene promulgata nella teoria, va a farsi friggere nel momento in cui cozza contro la dura realtà del mercato. E in questo mercato è ben piazzato anche l’olio di palma che sembra invece di godere corsie privilegiate pur non appartenendo alla nostra cultura e alla nostra coltura originarie.

Sembra quindi ovvio che l’Unione Italiana Olio di Palma Sostenibile (sito) si riunisca in consorzio per difendere i propri interessi. Ma chi sono costoro che tanto spendono e tanto spandono? Sono, tra gli altri la capofila, Ferrero S.p.A., la Nutella per intenderci, la Unilever Italy Holdings S.r.l., quella che fa detersivi e al contempo i gelati, la Nestlé Italiana S.p.A, Unigrà S.r.l. Etc. Ma anche le associazioni di categoria quali AIDEPI (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane), ASSITOL (Associazione Italiana dell’Industria Olearia) e le Associazioni Prodotti e Preparazioni alimentari aderenti ad AIIPA (Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari). Quest’ultimo particolare ci allarma non poco; che le grandi industrie lo utilizzino, rientra in un malaugurato ordine delle cose ma che anche molti dei prodotti forniti a panetterie, forni e pasticcerie contengano olio di palma allarga la diffusione di un prodotto che ormai s’insinua in quasi tutto ciò con cui ci alimentiamo e che spesso dovrebbe essere il nostro fiore all’occhiello quali pasta e altri prodotti finiti, nonché, come abbiamo accennato anche nei prodotti farmaceutici e parafarmaceutici.

In questa riflessione non esaustiva abbiamo tenuto da parte il fatto che anche a livello ambientale potrebbero esserci delle serie ripercussioni quale la deforestazione, la monocoltura e lo sconvolgimento delle culture locali ma essendo legato a realtà lontane e non verificabili direttamente ci siamo attenuti a ciò che potevamo analizzare di persona e sulla nostra stessa pelle.

(Fonte foto: rete internet)