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La palma della discordia

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Nella necessità di anteporre la salute agli interessi economici, abbiamo deciso di condividere alcune riflessioni sull’olio di palma e la sua corretta posizione nel panorama alimentare italiano.

Sfido chiunque ad andare in un qualsiasi supermercato, in qualsiasi negozio di alimentari per comprovare che la stragrande maggioranza dei prodotti alimentari industriali, contengono olio di palma. Anche i prodotti dietetici o considerati tali lo contengono, gli integratori e tutti quei prodotti, di marca e non di marca, che trasudano dalle loro confezioni salute e tradizione.

Ora, in una lotta tra chi vuol sembrare più bastian contrario dell’altro, in quell’altalena dove tutto pare il contrario di tutto e dove spesso si parla solo per sembrare più originali degli altri, pare che parlar male dell’olio di palma sia diventato un reato contro la patria. Sì perché mentre prima si esaltava giustamente il nostro sano olio di oliva ora, grazie ad una massiccia ed edulcorata campagna pubblicitaria pare che muovere dubbi verso l’olio di palma sia un attentato contro l’economia del paese. Infatti, proprio mentre si storce il naso verso l’abbattimento dei dazi per l’olio di oliva tunisino (che in Italia arrivava comunque) si esaltano a mezzo stampa le virtù dell’olio di palma che di certo prodotto nostrano non è. Sarà una casualità la concomitanza delle due notizie ma rimaniamo alquanto stupiti della malleabilità dell’opinione pubblica che non appena insorge, giustamente preoccupata per la propria salute, viene subito distratta con un’informazione più massiccia che esplicativa.

La nuova vulgata vuole che in realtà l’olio di palma non faccia male, fermo restando che non se ne faccia un abuso. E grazie! Tutti gli abusi fanno male! Ma, mentre gli olii insaturi idrogenati quali l’olio d’oliva, di semi, etc., correttamente utilizzati, fanno addirittura bene, gli olii saturi non idrogenati come l’olio di palma fanno invece male. In più, e cosa non di poco conto, mentre l’olio d’oliva non lo trovi dappertutto per il suo alto costo, l’olio di palma, molto più a buon mercato, è presente in tutti i prodotti alimentari industriali e solo ultimamente qualche industria sta ovviando alla nuova richiesta del mercato con l’utilizzo di grassi più salubri ma che restano al momento prodotti di nicchia. Con questo vogliamo dire che non è necessario consumarne grandi quantità pro capite e di un solo prodotto specifico per andare incontro a problemi di salute ma anche un utilizzo variegato di tanti prodotti alimentari industriali, e non solo, potrebbe aumentare l’assunzione del tanto discusso grasso e patirne le conseguenze.

Ci si chiede ora dove siano i paladini dell’olio d’oliva italiano, dove sono i fieri oppositori della contraffazione del “marchio Italia”? Dietro l’olio tunisino? Tra l’altro la maggior parte delle marche che dominano il mercato italiano, vendono olio d’oliva italiano misto a quello di provenienza UE (da Grecia e Spagna, quest’ultimo paese è il maggior produttore mondiale di olio d’oliva) e un recente scandalo ha dimostrato che l’olio, anche di queste grandi marche non corrispondeva all’extra vergine dell’etichetta. Quindi la tanto decantata qualità dei nostri prodotti e della dieta mediterranea che viene promulgata nella teoria, va a farsi friggere nel momento in cui cozza contro la dura realtà del mercato. E in questo mercato è ben piazzato anche l’olio di palma che sembra invece di godere corsie privilegiate pur non appartenendo alla nostra cultura e alla nostra coltura originarie.

Sembra quindi ovvio che l’Unione Italiana Olio di Palma Sostenibile (sito) si riunisca in consorzio per difendere i propri interessi. Ma chi sono costoro che tanto spendono e tanto spandono? Sono, tra gli altri la capofila, Ferrero S.p.A., la Nutella per intenderci, la Unilever Italy Holdings S.r.l., quella che fa detersivi e al contempo i gelati, la Nestlé Italiana S.p.A, Unigrà S.r.l. Etc. Ma anche le associazioni di categoria quali AIDEPI (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane), ASSITOL (Associazione Italiana dell’Industria Olearia) e le Associazioni Prodotti e Preparazioni alimentari aderenti ad AIIPA (Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari). Quest’ultimo particolare ci allarma non poco; che le grandi industrie lo utilizzino, rientra in un malaugurato ordine delle cose ma che anche molti dei prodotti forniti a panetterie, forni e pasticcerie contengano olio di palma allarga la diffusione di un prodotto che ormai s’insinua in quasi tutto ciò con cui ci alimentiamo e che spesso dovrebbe essere il nostro fiore all’occhiello quali pasta e altri prodotti finiti, nonché, come abbiamo accennato anche nei prodotti farmaceutici e parafarmaceutici.

In questa riflessione non esaustiva abbiamo tenuto da parte il fatto che anche a livello ambientale potrebbero esserci delle serie ripercussioni quale la deforestazione, la monocoltura e lo sconvolgimento delle culture locali ma essendo legato a realtà lontane e non verificabili direttamente ci siamo attenuti a ciò che potevamo analizzare di persona e sulla nostra stessa pelle.

(Fonte foto: rete internet)

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