Sant’Anastasia, Amarcord di una città senza futuro…
Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di Antonio Sasso dell’Associazione neAnastasis.
Qualche mattina fa mi è capitato di entrare nel piccolo parco adiacente la Parrocchia di S. Francesco, in contrada Romani centro. Ricordo che oltre venti anni fa i cittadini di quella zona, privi dei servizi più elementari, rivendicavano almeno una piccola struttura per aggregare bambini, ragazzi e anziani. Quell’agognato parco, con annesso bocciodromo, venne finalmente realizzato. Dopo qualche anno di autogestione iniziò però il suo lento declino, sotto gli occhi indifferenti delle varie amministrazioni comunali che si sono succedute. Passeggiando in quel minuscolo parco scorrevano davanti ai miei occhi le immagini di “Nuovo Cinema Paradiso”: i piccoli locali un tempo adibiti a bar completamente sventrati, erbacce dovunque, addirittura buste di rifiuti abbandonati qua e là. Quanta tristezza.
Di chi la colpa? Un connubio di colpe degli amministratori e degli stessi cittadini, entrambi incapaci di tutelare e far crescere quel poco di “bene comune” che faticosamente si riesce a realizzare. Quanta tristezza, quindi, vedere uomini adulti arrangiarsi a giocare a bocce lungo i bordi delle strade, incapaci di battersi per avere invece un luogo dignitoso dove incontrarsi per passare qualche ora di convivialità.
Stesso quadro, ancora più grave, il nuovo parco, ex-mercato delle piante in via Romani, annesso al Parco Tortora Brajda, anzi parte integrante di esso. Anche di quel parco se ne parlò tanto. Politici ancora oggi in auge (C. Capuano) si batterono per realizzarlo; professionisti ne curarono il progetto e la direzione dei lavori (arch. Marciano e Maiello, quest’ultima oggi assessore all’urbanistica). La struttura prevedeva dei bagni pubblici e un chiosco per distribuire bevande e alimenti ai visitatori del Parco. Il Parco venne inaugurato frettolosamente (con tanto di benedizione di un ex sindaco) e in modo incompleto: la maggior parte dello spazio a verde e delle aiuole completamente incolte. Il capolavoro, però, fu l’affidamento disinvolto a privati (al modico fitto di 720€/mese) che in questi anni hanno stravolto il capitolato previsto dal bando trasformando quell’area da villa comunale in ristorante privato. Ma questa è, purtroppo, una triste storia ben nota a questa città e ai politici che la stanno amministrando.
Come per il piccolo parco di via Romani Centro, anche questo parco oggi versa in uno stato di abbandono desolante, a fronte dei tanti soldi investiti (ovvero buttati). Le poche strutture realizzate sono oggi completamente distrutte. Nulla è rimasto dei paletti di illuminazione, delle mattonelle di rivestimento e della fontana, tra l’altro mai entrata in funzione, tutto nell’indifferenza dei nuovi amministratori, incluso quel politico che si era tanto dato da fare per far realizzare quella struttura e di quei professionisti che avevano redatto i progetti e che oggi formano la classe dirigente di questo paese. Mai nessuno di questi ha speso una parola su tutto ciò, né fatto un briciolo di autocritica. Non si capisce mai di chi è la colpa, o meglio, è sempre degli “altri”.
Purtroppo queste (male)fatte locali trovano riscontro anche a livello nazionale dove, spesso, ciò che si realizza costa molto di più di quanto previsto e, soprattutto, finisce nel degrado per mancanza di manutenzione ordinaria (vedi MOSE di Venezia).
Ritornando alla realtà locale anastasiana, credo che una città che non riesce a vedere il degrado in cui galleggia né a reagire di fronte ad esso non ha futuro. In tanti anni questa città non è riuscita ad esprimere nessun progetto di interesse pubblico. Piscine comunali annunciate e mai realizzate, fondi spesi per ristrutturare l’ex-macello ancora oggi sotto-utilizzato. Le uniche novità che si vedono sul territorio sono le iniziative di privati e, in particolare i centri commerciali. Sembra quasi che i cittadini siano condannati al mero ruolo di passivi consumatori.
La nostra é una città piegata su se stessa, avara nel lasciare a chi verrà dopo di noi un mondo un pò migliore. Una città lacerata da divisioni e da interessi personali, priva di coesione e di un progetto condiviso di futuro. Purtroppo, fatta anche di tanti cittadini indifferenti, forse rassegnati, con lo sguardo rivolto altrove. E’ proprio vero allora che i politici sono lo specchio della società.
Dovremmo però chiederci: é possibile che una cittadina di trentamila abitanti non meriti qualcosa di meglio? Che sia condannata a spegnere il futuro dei più giovani?
Antonio Sasso
(Associazione civica neAnastasis)
Casalnuovo. Cocaina dietro lo sportellino della benzina. 36enne arrestato dai Carabinieri
I carabinieri della Tenenza di Casalnuovo hanno arrestato per detenzione di droga a fini di spaccio 36enne del posto. L’uomo ha destato i sospetti dei militari in quanto era molto agitato e si avvicinava continuamente ad un’autovettura parcheggiata.
Perquisito il veicolo, i militari hanno rinvenuto 51 dosi di cocaina per complessivi 17,54 grammi. La droga era nascosta dietro lo sportellino della benzina e sotto i tappetini. Nelle tasche del 36enne 110 euro in contante ritenuto provento illecito.
Arrestato, l’uomo è stato sottoposto ai domiciliari in attesa di giudizio
Portici, il prossimo venerdì presentazione dell’opera “Il libro dei Primati del Regno delle Due Sicilie”
Nella sala Massimiliano Kolbe del Convento di Sant’Antonio in via dell’Università n. 74, venerdì 6 dicembre alle ore 19 il professor Gennaro De Crescenzo presenterà la sua ultima opera
“Il libro dei Primati del Regno delle Due Sicilie”.
La comunità dei Frati Minori Conventuali invita la cittadinanza alla presentazione di Il libro dei Primati del Regno delle Due Sicilie del professor Gennaro De Crescenzo, che si terrà venerdì 6 dicembre alle ore 19 nella Sala Massimiliano Kolbe alla via dell’Università n. 74.
Al dibattito, moderato dallo storico Stanislao Scognamiglio, ne discuteranno con l’autore gli scrittori Alfredo Carosella, Lucio Sandon e Vincenzo Russo.
135 primati documentati, descritti e illustrati: è Il libro dei Primati del Regno delle Due Sicilie, Grimaldi & C Editori, ultima fatica letteraria del professor Gennaro De Crescenzo, presidente del Movimento Neoborbonico.
Era il 7 settembre1993, quando al Borgo Marinaro il compianto Riccardo Pazzaglia gettò le basi di quella che sarebbe diventata l’associazione culturale Movimento Neoborbonico, il più “antico” e più attivo del Meridione. Un Movimento di “cuore”, di passione: non scade però nella nostalgia, non vuole restaurare nulla, ma parte dal passato per dare una svolta al futuro al Sud. Dal Movimento Neoborbonico sono nate importanti iniziative, come il progetto CompraSud e il Parlamento delle Due Sicilie | Parlamento del Sud (parlamentodelleduesicilie.it), un gruppo di azione civica che vigila su ciò che viene fatto effettivamente per il Meridione.
Gennaro De Crescenzo, napoletano, laurea in lettere, docente a Scampia, ha al suo attivo diverse pubblicazioni:
1799: i fatti (1999);
La difesa del Regno (2001);
Le industrie del Regno di Napoli (2002, 2012);
Contro Garibaldi (2007, 2013);
Ferdinando II di Borbone (2009);
Storia di una città (Scolastica, 2009);
Malaunità. 150 anni portati male (2011);
I peggiori 150 anni della nostra storia (2012);
per Magenes ha pubblicato Il Sud dalla Borbonia Felix al carcere di Fenestrelle (2014).
Con Il libro dei Primati del Regno delle Due Sicilie De Crescenzo approfondisce e analizza il risveglio identitario del Sud, certamente più diffuso di quello del Nord: il Meridione sta infatti prendendo coscienza delle condizioni inaccettabili in cui versa. E questo lo dice anche l’Europa, che contesta le tante, troppe mancanze di un governo “nordicentrico”. Si tratta perciò un grande lavoro che fornisce un alto strumento di verità. Una verità storica che De Crescenzo è impegnato a ristabilire sin dal ‘93, combattendo soprusi e inesattezze, confutando con determinazione e contezza esternazioni offensive, cattive e, perché no, ignoranti, e soprattutto le bugie di storici nonché professori universitari o presunti conduttori televisivi e radiofonici.
Dice De Crescenzo della sua ultima opera: «Forse il mio libro più “faticoso”, forse il mio libro più bello… Economia e finanze, industrie e commercio, opere pubbliche, arte, scienze e welfare: sono tanti i settori nei quali si concretizzarono i 135 primati descritti, analizzati e illustrati in questo libro. Era questo, era anche questo il Regno delle Due Sicilie durante il governo dei Borbone di Napoli. Sintesi di scelte politiche e di orgoglio, frutto di un clima culturale che fondeva, in armonia, governati e governanti, i primati forniscono diversi spunti di riflessione riferibili all’attualità e, con fonti archivistiche e bibliografiche spesso inedite, anche spunti per ulteriori ricerche e approfondimenti, tra racconti di personalità geniali, notizie storiche e curiosità. In sintesi: il quadro di un’epoca ricostruita anche grazie alle tante immagini (oltre 100) ritrovate e presentate, in una elegante e curatissima edizione, ai lettori appassionati di una storia ancora tutta da ritrovare e da valorizzare.»
Il libro dei Primati del Regno delle Due Sicilie, 330 pagine, oltre 100 illustrazioni a cura di Marzio Alfonso Grimaldi nell’elegante volume telato della Grimaldi & C Edizioni di Napoli, è disponibile in tutte le librerie, alla sede della Fondazione Il Giglio e online.
POST Rigenerazione 2.0, alla Clinica Ruesch gli esperti internazionali in materia di trattamento del femore
Sala piena al Centro Studi della Clinica “Ruesch” di Napoli – viale Maria Cristina di Savoia N.39, dove si è tenuto il convegno dal titolo “La Rigenerazione in Ortopedia 2.0”, a cura del Prof. Rinaldo Giancola, che ha sviscerato in ambito ortopedico le nuove interventistiche rispetto alla rottura del femore, un problema sempre più sentito in virtù dell’invecchiamento della popolazione, con notevoli costi sul SSN italiano e in termini di “peso” per i pazienti colpiti e per le loro famiglie. Da qui le esigenze di intervenire in modo mirato e risolutivo in tempi brevi, dando al paziente la possibilità di tornare in piedi a 5 ore dall’operazione chirurgica, senza ricorrere necessariamente all’impianto protesico. Il tutto muovendosi però in un sistema legislativo ancora nebuloso. Il Convegno rientra tra le iniziative per il Centenario di fondazione della Clinica “Ruesch”, sempre più improntata all’innovazione e alla rigenerazione: “L’evento ospitato si colloca nel centenario, appunto, e fa parte di un più profondo progetto relativo all’ortopedia che è una branca primaria per noi”, spiega il Dott. Francesco Merlino, Direttore Generale della Clinica, “c’è una domanda in questo campo, bisognosa di una risposta e il nostro obiettivo è quello individuare l’offerta più appropriata in termini di cura e di prevenzione, come del resto facciamo in tutte le branche della medicina della nostra Clinica, mirando a coniugare le eccellenze in campo medico con percorsi e tecnologie di avanguardia per garantire performance sempre migliori ai nostri pazienti, che sono al centro della nostra attenzione”. Nello specifico della materia, l’incontro, rivolto ad Ortopedici, Reumatologi e Fisiatri, Fisioterapisti, ha approfondito tutte le problematiche relative alla patologia del femore e al suo trattamento. Responsabile scientifico della giornata, il Prof. Giancola, già primario dell’Ospedale S. Carlo di Milano e past presidente dell’AITOG – Associazione italiana di traumatologia e ortopedia geriatrica, ad oggi Dirigente ortopedico: “La rigenerazione è meglio della sostituzione”, afferma Giancola, “il messaggio è che è meglio cercare di prevenire e rigenerare e solo eventualmente sostituire. La medicina rigenerativa è importante per noi ortopedici, che possiamo intervenire in vari modi, per quanto riguarda la femoroplastica, ossia il rinforzo del femore, compreso l’utilizzo, in ortopedia, di sostanze biologico-naturali autologhe, che vengono dal sangue, come il concentrato piastrinico e midollare, e il tessuto adiposo e di sostanze di sintesi, come il cemento biologico. Con queste metodiche evitiamo la degenerazione del tessuto: se guardiamo ai costi di un intervento, la sostituzione è più invasiva e i costi non solo solo economici ma anche rispetto al dolore dell’intervento e del post operatorio, penso alla degenza e ai costi morali, e non dimentichiamo che trattiamo il paziente, e l’obiettivo è dare meno sofferenza possibile ed evitare l’intervento. Su 100 pazienti operati, inoltre, il 30% muore, il 30% userà il bastone e solo il 40% avrà una vita normale. Noi vogliamo quindi evitare la frattura, usando due dati predittivi: la MOC – osteoporosi e l’età. Se si uniscono questi due dati, la probabilità di rottura del femore è alta perché il femore è fragile. Ecco, in questi casi si può intervenire con un intervento mini invasivo preventivo. È qualcosa di straordinario, quanto sconosciuto rispetto alla patologia; basti pensare che la frattura del femore dà la stessa mortalità del tumore alla mammella”. Tra i relatori, il Prof. Carlo Ruosi, Presidente AITOG: “La frattura del collo femore è un problema sociale, per gli over 65. L’osteoporosi è una malattia silenziosa: solo per il collo femore ci sono 100.000 casi nuovi l’anno in Italia, in aumento. È facile pensare che i costi non sono solo per l’intervento ma anche per la rieducazione e il reinserimento. Perciò bisogna sensibilizzare sui controlli perché all’inizio non c’è sintomatologia e oltre ai controlli, diventano poi fondamentali gli stili di vita in chi è a rischio. Ed è importante dunque fare informazione in questo senso”. Particolarmente importante l’intervento del Prof. Carlo Ventura, Ordinario di Biologia Molecolare, Università di Bologna: “Si è cercato per tanti anni di trapiantare le cellule staminali così come erano, poi si è provato a condizionarle prima del trapianto. La ricerca scientifica negli ultimi 10 anni ha però dimostrato che le cellule, anche le staminali, producono segnali meccanici, elettrici e luminosi. Il concetto è che possiamo decifrare le caratteristiche delle cellule, raggiungere le staminali, riprogrammandole: non c’è bisogno del trapianto ma possiamo usare le nostre cellule lì dove sono, con una medicina rigenerativa e di precisone”. Intervento conclusivo a cura dell’avvocatoStefano Fiorentino: “La cosa importante è che con la medicina rigenerativa non si induce la rigenerazione ma aiutiamo il corpo a fare auto-rigenerazione. Ci muoviamo perciò in un ambito innovativo, non sperimentale, cioè in un’area a metà tra consolidata e sperimentata: è innovativa. Ora, dal punto di vista legale la questione è: quando il medico sceglie le terapie su quale base le sceglie? Sulla base dell’analisi del rischio, come da legge Gelli del 2017 per le responsabilità del medico: l’errore è umano, ma bisogna capire come evitare che l’errore diventi un evento avverso per il paziente. Lo si fa attraverso la ricerca, il consenso informato, la terapia. In dettaglio, poi con la devolution sanitaria ogni regione si organizza in maniera diversa: il problema è che l’attuazione è regionale al di là della normativa. Per cui, ci sono due, tre regioni virtuose, quelle del Nordest ma anche esempi di eccellenza a prescindere dalla collocazione geografica, tra queste sicuramente la Ruesch. La Campania, poi, è una delle regioni più avanti sulla manipolazione del sangue ad esempio. Ma spesso il problema è amministrivo più che terapeutico”.
Al Festival “Corti a Sud“ premiato il regista e scrittore Angelo Iannelli
“Legalità in corto per le scuole di primo e secondo grado”
Si è svolto sabato 30 novembre a Polla (SA) presso l’Auditorium della scuola media “E. de Amicia”, la VII Edizione del Festival “Corti a Sud“ dedicato agli studenti di I e II grado. La manifestazione è stata promossa dall’ Associazione “Tempo e Memoria”, presieduta da Vincenzo D’Amico, con la collaborazione dell’ Associazione Monte Pruno Giovani. La manifestazione ha visto la proiezione e premiazione dei cortometraggi vincitori del Festival “Legalità in Corto” alla presenza di diversi studenti e autorità ricordiamo alcuni: Enza Ruggiero ideatrice di “School Movie Awards” e il produttore e regista Sante Massimo Lamonaca. Da Napoli “Special Guest“ della kermesse è stato il regista e scrittore Angelo Iannelli, che attraverso i suoi lavori per il cinema sociale, continua a lanciare messaggi al mondo contro la violenza sull’ambiente e il disagio sociale partendo dalle scuole del Parco Verde di Caivano con la sua figura di un super eroe ”Pulcinella“ emblema del cambiamento che porta a far innamorare gli studenti della maschera eterna. A premiarlo il regista Giuseppe Marmo, il direttore artistico Gianluca De Lauso, i sindaci di Polla e di Pertosa: Raffaele Giuliano e Michele Caggiano con la seguente motivazione: Premio alla carriera per l’esercizio dell’attività professionale all’insegna della diffusione dei principi della legalità tra le nuove generazioni e per l’impegno costante attraverso anche il mezzo cinematografico tramite l’uso dell’antica figura di Pulcinella. L’autore regista e scrittore Angelo Iannelli con la sua opera cinematografrica ha rappresentato perfettamente uno spaccato di mondo giovanile in bilico tra reale ed il virtuale riuscendo con elevata capacità, ad interloquire con gli adulti del futuro. Angelo Iannelli, commosso, ha ringraziato gli organizzatori e ha invitato tutti i presenti a rispettare l’ambiente e dialogare in famiglia e a scuola su come salvaguardare la nostra esistenza.
Marigliano, al via i lavori in via Vittorio Veneto
Grande soddisfazione è stata espressa ieri mattina dal gruppo politico Marigliano Popolare nel vedere l’inizio dei “Lavori di Miglioramento e Messa in Sicurezza di via Vittorio Veneto”.
“La realizzazione di questi lavori, unitamente a quelli di via XI Settembre, sono di grande importanza per i residenti del territorio di Marigliano”, afferma Francesco Tramontano, Consigliere Comunale di Marigliano Popolare, “ in quanto saranno riqualificati e messi in sicurezza circa 4 Km di strade mariglianesi”.
I lavori sono stati finanziati dalla Comunità Europea con fondi FSC 2014/2020 di cui alla Delibera CIPE 54/2016, la quale prevede detti interventi sulla viabilità della Regione Campania.
“Recepito il bando, di concerto con il Sindaco Carpino“ , “abbiamo ritenuto candidare via Vittorio Veneto e via XI Settembre, tratto che va dall’incrocio di via Isonzo fino al comune di Mariglianella, sul quale sarà rifatto il manto stradale. La scelta di questi due assi viari è stata determinata dal bando, essendo fondi riservati alla messa in sicurezza delle strade di collegamento intercomunali, Marigliano con i comuni limitrofi”.
“C’è stato un ottimo lavoro di squadra che ha visto impegnati noi di Marigliano Popolare in ogni fase, l’Ufficio Tecnico del Comune, il Sindaco Carpino, l’assessore ai lavori pubblici Ricci, il Consigliere Comunale Gaetano Bocchino e la Consigliera Regionale Bruna Fiola. Abbiamo fattivamente partecipato alle scelte progettuali e seguito l’iter burocratico, fino all’ottenimento del finanziamento che per entrambi i lavori ammonta a 1.392.750,75 euro”.
Il progetto prevede il rifacimento dei marciapiedi di via Vittorio Veneto su entrambi i lati, la sistemazione delle caditoie ed il rifacimento della pavimentazione stradale a partire dal confine del Comune di Somma Vesuviana fino al corso Umberto I. Il marciapiede sinistro salendo verso Somma Vesuviana, sarà di 1,50 mt per tutta la lunghezza della strada che avrà la larghezza costante di 7,00 mt, mentre il marciapiede sul lato destro avrà la larghezza variabile dovuta alla geometria esistente. Si è volutamente garantire quindi, più sicurezza alle persone che si recano a piedi alla stazione Circumvesuviana di via Vittorio Veneto.
Riguardo alla fogna Gori, a seguito di una ispezione l’ha ritenuta di sezione sufficiente per il bacino di utenze servite, ma occorre un lavoro di espurgo e la eliminazione di diversi attraversamenti di sottoservizzi che ostruiscono il passaggio, causa degli allagamenti.
In questa fase sarà fondamentale la collaborazione del Consigliere Vincenzo Esposito che farà da interlocutore con Gori per assicurare che vengano eseguiti gli interventi necessari.
“Noi di Marigliano Popolare da sempre abbiamo concentrato le nostre azioni politiche sulla realizzazione di percorsi pedonali piacevoli e sicuri. La migliore pedonabilità di via Vittorio Veneto insieme a quella che si sta realizzando sul corso Umberto I, contribuirà alla scelta di una sana passeggiata a piedi per raggiungere il centro di Marigliano” così conclude Salvatore Tramontano Coordinatore e portavoce di Marigliano Popolare, che ci anticipa anche la possibilità di realizzare la rotatoria su via XI Settembre ex Variante, all’incrocio di via Pasubio, avendo delle somme accantonate dall’economia di gara ed utilizzabili per le opere complementari a quelle appaltate.
L’Accademia Vesuviana di tradizioni etnostoriche presenta la rassegna “Quartieri in festa”
L’Associazione ‘E Scugnizze D’ ’E Quartiere comunica alla Cittadinanza che il 6 dicembre, alle ore 18,00 sarà inaugurato alla Via Porta Carrese il vicolo dipinto dedicato a Totò, il Principe del sorriso Antonio de Curtis. L’evento è significativo per la testimoniata volontà del popolo dei Quartieri di assurgere alla dignità che compete ad una vitalità operosa: produce idee e ha alimentato e dato vita ad artisti celeberrimi.
Enzo Gragnaniello, una delle voci più autorevoli dell’arte canora e musicale napoletana, ha affermato che, toccato il fondo la buona volontà merita di assurgere alle dimensioni civili e umane che spettano di diritto a chi ha attraversato secoli di storia e ne ha ereditato le tradizioni.
Sono stati completati i murales che decorano il vicolo d’arte Porta Carrese, dedicato a Totò.
Per quel vicolo, l’impegno istituzionale associativo, mira a rinnovare la toponomastica nel nome del grande artista napoletano che, nato tra gli emarginati, ha volitivamente riscattato la nobiltà del Casato nella sostanza etica di tutta la sua arte improntata al sociale. Ha infatti castigato il malcostume con l’ironia che ridicolizza la supponenza e, alla boria di chi ostenta cariche e ruoli, risponde: “ma mi faccia il piacere” e al potere ostentato domanda: “siamo uomini o caporali?”. Totò fa il burattinaio di se stesso e, da impareggiabile maestro di mimica, rifiuta i lacci dei fili mossi dall’alto e le voci prestate da chi impone il copione.
Tutti i murales esaltano Totò, uomo d’ingegno scintillante, costruttore d’umanità che si propone come monito di civile riscatto e testimone della cultura come spazio che comunica, proclamando, all’insegna di Giuseppe Parini, che gli fu guida e maestro con il “Dialogo della nobiltà” per la sua ’A Livella, che un buon cittadino “non si abbassa per duolo né s’alza per orgoglio”.
’E Scugnizze D’ ’E Quartiere consegneranno alla città di Napoli il “Vicolo Totò” tra momenti musicali ed artistici e accoglieranno l’esposizione di dodici dipinti proposti dall’Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche. Tra i vicoli dei quartieri saranno esposte ‘E LLENZOLE: ’A VOCE D’ ’A GGENTE, una rassegna natalizia, allietata da momenti musicali e canori.
Il 14 dicembre, Piazzetta Montecalvario in festa, dalle ore 19,00 alle 24,00 ospiterà la Cittadinanza in attesa di un Natale di luce e di pace.
Il 18 dicembre, all’insegna del monito: La Cultura È l’Unica Salvezza, sempre in Piazzetta Montecalvario, alle ore 10,00 Docenti e allievi della Scuola Giovanni Paisiello, rievocheranno “Le Radici Storiche di Napoli”: artisti, poeti e scrittori, che onorano Napoli e il popolo napoletano.
San Giuseppe Vesuviano, rapina in un negozio: arrestato ‘ladro di pigiami’
I Carabinieri della stazione di San Giuseppe Vesuviano hanno arrestato un 59enne di Sarno già noto alle Forze dell’Ordine, Antonio Abbruzzese, per una rapina perpetrata in un negozio di biancheria del comune vesuviano.
L’uomo era entrato nell’esercizio commerciale fingendosi un normale cliente, poi ha rotto alcuni scatoloni accatastati nel locale e si è impossessato di 3 pigiami. Il ladro è stato sorpreso dal titolare del negozio, ha reagito spintonandolo e facendolo cadere a terra, ed è fuggito.
Alcuni cittadini hanno però avvertito i Carabinieri di pattuglia in zona che conoscevano il soggetto e sono riusciti ad acciuffarlo poco lontano dal negozio.
Il rapinatore è stato arrestato e tradotto in carcere. La refurtiva è stata poi recuperata e restituita al commerciante che, per la caduta causata dallo spintone, non ha avuto necessità di ricorrere a cure mediche.
Super Natural Flow: la Crew di Somma Vesuviana infiamma il sabato sera di Tú Sí Que Vales
Sette giovani ballerini semplici, naturali e dalla incredibile voglia di esprimersi convincono giuria e platea al talent della De Filippi
La gioia di vivere tutta racchiusa in poche battute, le prime, espresse da Roberto Tripodi 23enne un po’ portavoce di questa incredibile crew che ha incollato a notte fonda lo scorso sabato, i telespettatori del programma di Canale 5 Tú sí que vales, talent alla sua sesta edizione con un parterre composto dal terzetto Belén Rodríguez, Martín Castrogiovanni e Alessio Sakara, gli immancabili 4 giudici Gerry Scotti, Maria De Filippi, Rudy Zerbi e Teo Mammucari, Sabrina Ferilli nella giuria popolare come new entry. Il gruppo di giovani di Somma Vesuviana porta in scena gli anni ’80 con energia e forza, tra conga e ritmi che scatenano il pubblico, e soprattutto con un messaggio importante quello di non essere omologati o conformi a quello che dalla danza e dal ballerino normalmente ci si aspetta. La forma, senza stereotipi.
Il loro muoversi è un inno alla gioia talmente coinvolgente da far dimenticare misure e proporzioni come espresso da Gerry Scotti che ci tiene al termine dell’esibizione a sottolineare che “siamo abituati, a vedere strafighi con muscoli e addominali, per una volta che vediamo sette ragazzi normali come i nostri figli, i nostri vicini di casa, premiamoli, per il coraggio e per la voglia” e i sette ragazzi raccolgono in tutto il favore di due giudici e un 70% di consensi per il pubblico in sala. Guidati da Massimiliano Balestra che ha lavorato alle coreografie, ed è loro insegnante di Street Dance settore che comprende anche Hip Hop, House e “tutte quelle discipline – dice Balestra-nate per aggregare, per superare i disagi sociali, unirsi, condividere. Che sono anche principio del mio lavoro. Ho avuto modo di lavorare su quelle peculiarità che di loro da subito mi avevano colpito, ho visto una grandissima potenzialità difficile di trovare, ballare senza complessi, mettendosi in gioco. Il loro nome Super Natural Flow mi è venuto in mente proprio per sottolineare la loro naturalezza, quel flusso naturale che spinge cuore e anima senza costruzioni e stereotipi. Proprio come sono loro”. Lì nella scuola di danza Mister Dancing (Rione Trieste a Somma Vesuviana) la direttrice Pina Esposito insegnante di danze latino americane, standard, tango argentino, liscio unificato, danze caraibiche, ha visto maturare quei ragazzi seguendoli dall’età di quattro anni, per vederne i progressi via via, formandoli da bambini, per poi orgogliosa vederli esibirsi, lavorando: “senza mai presunzione- dice- con tanta voglia di crescere e imparare”.
Per conoscere il loro percorso abbiamo chiesto a Roberto Tripodi di raccontarci del gruppo e di questa prima esibizione.
Prima di tutto chi sono i Super Natural Flow?
«Sono amici prima di tutto e oltre me Roberto Tripodi, ci sono Stella Cerciello, Francesco Sepe, Alessia Corcione, Nadia esposito, Daniela Coppola e Vincenzo Liguoro che a 17 anni è il più piccolo di noi».
Cosa vi resta di questa grande esperienza?
«Per noi è già una vittoria. Ovviamente non ci sentiamo arrivati per niente e trovarci in un attimo da Rione Trieste, che è un piccolo quartiere di Somma Vesuviana, negli studi di canale 5 per noi è stata un’emozione fortissima. Quindi già aver calcato quel palco è tanto».
Cosa vi lega, cosa vi ha spinti ad unirvi?
«La nostra Crew è nata da circa due anni, sono quattro anni che studiamo Hip Hop e credo ci abbia spinti la nostra diversità. Il nostro progetto è quello di crescere sempre di più e perfezionarci abbiamo tanto da imparare ancora. Il nostro insegnante Massimiliano Balestra ha visto dall’inizio in noi un qualcosa di diverso e naturale. Siamo abituati a vedere di solito crew in cui tutti sono uguali, tutti sono vestiti uguali e tutti fanno la stessa cosa. Noi no.
Il nostro insegnante cerca di valorizzare ogni singolo componente in base alle caratteristiche di ognuno di noi. Siamo fuori dagli stereotipi e per noi va bene lo stesso, perché quando balliamo stiamo bene».
Il più emozionato?…
«Io! Penso si sia visto. Sono il più ansioso del gruppo ma gli altri lo erano allo stesso modo… Però poi quando siamo saliti sul palco abbiamo cominciato a sorridere ed è andata com’è andata»
Come proseguirà?
«Ci sarà un’altra selezione e speriamo ci sia una prossima volta».
Progetti futuri?
«Lavorare e studiare tanto per cercare di crescere. Rimaniamo con i piedi per terra cerchiamo di migliorarci. Se si presenterà qualche altra occasione sicuramente ci proveremo anche se non nel mondo della televisione, con concorsi, gare».
Un messaggio per chi sente dentro la voglia di danzare e non crede di poterlo fare perché non rientra nei canoni…
«Domanda difficile. Quello che mi viene subito in mente è fregarsene di quello che può pensare la gente, se una cosa ti fa stare bene bisogna farla perché nulla è impossibile e io nel mio piccolo penso di esserne la dimostrazione. Quando ho cominciato, ne ho sentite tante su di me anche perché viviamo in una realtà piccola, ma io sono ancora qua e nessuno mi ha fermato. Quindi direi metteteci sempre passione e determinazione».
Ottaviano, Chiesa di San Giovanni: per Santa Barbara Festa di ringraziamento, Memoria liturgica e momento di riflessione sociale
Il 4 dicembre le Comunità parrocchiali di San Giovanni Battista e di San Lorenzo Martire rinnovano, in onore di Santa Barbara, la Festa di ringraziamento e la Memoria liturgica. La “prima volta” del nuovo parroco, don Salvatore Mungiello. La tradizione del rito venne rinnovata qualche anno fa da don Antonio Fasulo. Valore storico e significato sociale della manifestazione. Sergio Cabras e la nuova concezione di “agricoltura di sussistenza”. La Festa deve essere anche un momento di riflessione sui problemi del presente.
Anche quest’anno gli Ottavianesi ringrazieranno Santa Barbara per i frutti della terra e per la carismatica protezione che la Santa Martire da sempre concede al nostro territorio. “La Martire è la patrona dei pompieri e dei minatori e protegge dalla morte improvvisa e violenta: questo carisma viene rappresentato, nell’iconografia, dal fulmine. Che è anche segnale visibile della tempesta, della repentina “trobbèa”, dannosa per l’agricoltura: perciò il patronato della Santa si è esteso, soprattutto nel territorio vesuviano, anche ai contadini”. Questo raccontava, qualche anno fa, un articolo pubblicato sul nostro giornale Il rito ottavianese ha una tradizione antica, che lasciò segni e memorie nei documenti, soprattutto dopo l’eruzione del 1771 e dopo le “malattie” che attaccarono le viti e gli alberi da frutta nella seconda metà dell’’800. La tradizione venne ripresa e rinnovata, qualche anno fa, dal parroco don Antonio Fasulo: e l’ intreccio non casuale delle vicende della storia vuole che questa Memoria liturgica sia la prima organizzata da don Salvatore Mungiello, il parroco a cui gli uomini e la Provvidenza hanno affidato il compito, difficile e affascinante, di rinnovare i fasti della splendida storia religiosa e sociale delle Comunità parrocchiale di San Giovanni Battista e di San Lorenzo Martire.
Michele Ranieri, che fu sindaco di Ottajano tra il 1831 e il 1833, e che abitava proprio di fronte alla Chiesa di San Giovanni Battista, per anni festeggiò la vendemmia, prima attività degli Ottajanesi e fonte principale della ricchezza del Comune, organizzando, tra l’attuale via San Severino e la piazza antistante la Chiesa, una “sagra” dei prodotti della terra vesuviana e una gratuita “mescita” dei vini dei nostri vigneti: bisogna dire che i Medici di Ottajano, sebbene i loro rapporti con il Ranieri non fossero idilliaci, fornivano all’evento il generoso contributo di carni di maiale, di maccheroni e della “lacryma” dei vigneti di Terzigno. Nel 1835 la “sagra” si tenne il 4 dicembre, forse proprio per onorare Santa Barbara. Leggiamo la data nei documenti delle guardie comunali, che, nel giorno della “sagra” e della “mescita”, cingevano i confini di Ottajano con robusti posti di blocco per impedire ai forestieri di entrare nella città, di partecipare alla Festa, e di rovinarla con risse e smargiassate: a far danno bastavano, e avanzavano, gli “appiccichi” degli Ottajanesi.
Si spera che quest’anno partecipino alla Festa di ringraziamento i giovani: dicono gli economisti che l’Italia si salverà solo se i giovani torneranno a coltivare la terra e a condividere tutti i valori che da sempre l’agricoltura porta con sé, e che non sono solo i valori economici. Ha scritto qualche anno fa Sergio Cabras: “Credo che, prima di tutto, il concetto di “agricoltura di sussistenza” vada inteso in senso aggiornato, ovvero non parlando di “ritornare” ma di “reinventare”: a differenza di un tempo oggi chi vuol vivere come contadino lo fa per scelta e spesso è in grado di affiancare, se è necessario, per il suo sostentamento e per l’economia familiare, a una componente importante di autoproduzione, anche altre forme collaterali di reddito che possono essere anche extra-agricole e anche con livelli medio-alti di formazione e competenze. In realtà i contadini sono sempre stati anche un po’ artigiani, muratori, falegnami, maniscalchi, cantastorie o musicisti: oggi possono essere pure insegnanti, infermieri, artisti, programmatori, tecnici specializzati, professionisti part-time…ed è così, trovando forme miste di sussistenza rese possibili dal sostegno di autoproduzione e di riduzione dei consumi, che è possibile crearsi con la terra diminuendo al contempo la propria dipendenza dal sistema di mercato (anche del lavoro) fatto a misura delle multinazionali.”.
La Festa sia dunque anche un momento di riflessione su importanti questioni sociali e sul destino dell’agricoltura vesuviana.
