Sant’Anastasia, Amarcord di una città senza futuro…

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Sant'Anastasia, veduta panoramica

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di Antonio Sasso dell’Associazione neAnastasis.

Qualche mattina fa mi è capitato di entrare nel piccolo parco adiacente la Parrocchia di S. Francesco, in contrada Romani centro. Ricordo che oltre venti anni fa i cittadini di quella zona, privi dei servizi più elementari, rivendicavano almeno una piccola struttura per aggregare bambini, ragazzi e anziani. Quell’agognato parco, con annesso bocciodromo, venne finalmente realizzato. Dopo qualche anno di autogestione iniziò però il suo lento declino, sotto gli occhi indifferenti delle varie amministrazioni comunali che si sono succedute. Passeggiando in quel minuscolo parco scorrevano davanti ai miei occhi le immagini di “Nuovo Cinema Paradiso”: i piccoli locali un tempo adibiti a bar completamente sventrati, erbacce dovunque, addirittura buste di rifiuti abbandonati qua e là. Quanta tristezza.

Di chi la colpa? Un connubio di colpe degli amministratori e degli stessi cittadini, entrambi incapaci di tutelare e far crescere quel poco di “bene comune” che faticosamente si riesce a realizzare. Quanta tristezza, quindi,  vedere uomini adulti arrangiarsi a giocare a bocce lungo i bordi delle strade, incapaci di battersi per avere invece un luogo dignitoso dove incontrarsi per passare qualche ora di convivialità.

Stesso quadro, ancora più grave, il nuovo parco, ex-mercato delle piante in via Romani, annesso al Parco Tortora Brajda, anzi parte integrante di esso. Anche di quel parco se ne parlò tanto. Politici ancora oggi in auge (C. Capuano) si batterono per realizzarlo; professionisti ne curarono il progetto e la direzione dei lavori (arch. Marciano e Maiello, quest’ultima oggi assessore all’urbanistica). La struttura prevedeva dei bagni pubblici e un chiosco per distribuire bevande e alimenti ai visitatori del Parco. Il Parco venne inaugurato frettolosamente (con tanto di benedizione di un ex sindaco) e in modo incompleto: la maggior parte dello spazio a verde e delle aiuole completamente incolte. Il capolavoro, però, fu l’affidamento disinvolto a privati (al modico fitto di 720€/mese) che in questi anni hanno stravolto il capitolato previsto dal bando trasformando quell’area da villa comunale in ristorante privato. Ma questa è, purtroppo, una triste storia ben nota a questa città e ai politici che la stanno amministrando.

Come per il piccolo parco di via Romani Centro, anche questo parco oggi versa in uno stato di abbandono desolante, a fronte dei tanti soldi investiti (ovvero buttati). Le poche strutture realizzate sono oggi completamente distrutte. Nulla è rimasto dei paletti di illuminazione, delle mattonelle di rivestimento e della fontana, tra l’altro mai entrata in funzione, tutto nell’indifferenza dei nuovi amministratori, incluso quel politico che si era tanto dato da fare per far realizzare quella struttura e di quei professionisti che avevano redatto i progetti e che oggi formano la classe dirigente di questo paese. Mai nessuno di questi ha speso una parola su tutto ciò, né fatto un briciolo di autocritica. Non si capisce mai di chi è la colpa, o meglio, è sempre degli “altri”.

Purtroppo queste (male)fatte locali trovano riscontro anche a livello nazionale dove, spesso,  ciò che si realizza costa molto di più di quanto previsto e, soprattutto, finisce nel degrado per mancanza di manutenzione ordinaria (vedi MOSE di Venezia).

Ritornando alla realtà locale anastasiana, credo che una città che non riesce a vedere il degrado in cui galleggia né a reagire di fronte ad esso non ha futuro. In tanti anni questa città non è riuscita ad esprimere nessun progetto di interesse pubblico. Piscine comunali annunciate e mai realizzate, fondi spesi per ristrutturare l’ex-macello ancora oggi sotto-utilizzato. Le uniche novità che si vedono sul territorio sono le iniziative di privati e, in particolare i centri commerciali. Sembra quasi che i cittadini siano condannati al mero ruolo di passivi consumatori.

La nostra é una città piegata su se stessa, avara nel lasciare a chi verrà dopo di noi un mondo un pò migliore. Una città lacerata da divisioni e da interessi personali, priva di coesione e di un progetto condiviso di futuro. Purtroppo, fatta anche di tanti cittadini indifferenti, forse rassegnati, con lo sguardo rivolto altrove. E’ proprio vero allora che i politici sono lo specchio della società.

Dovremmo però chiederci: é possibile che una cittadina di trentamila abitanti non meriti qualcosa di meglio? Che sia condannata a spegnere il futuro dei più giovani?

Antonio Sasso

(Associazione civica neAnastasis)