Mariglianella Festa del Santo Patrono Giovanni Evangelista con la Processione promossa dalla Comunità Parrocchiale

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A Mariglianella subito dopo la Celebrazione del Natale e la Festa di Santo Stefano arriva il giorno dedicato ai festeggiamenti per il Santo Patrono,  Giovanni Evangelista. Presso l’Insignita Chiesa, a Lui dedicata, la Comunità Parrocchiale e Don Ginetto De Simone, sono impegnatissimi nel promuovere e realizzare, con la partecipazione collettiva, la Processione del Santo Patrono per le strade cittadine. Venerdì mattina, 27 dicembre 2019, il Parroco Don Ginetto, dopo aver celebrato la Santa Messa conclusa con la Preghiera al Protettore di Mariglianella, ha invitato tutti i presenti a predisporsi per  “la Processione che come sempre vuole essere una testimonianza della Fede a Nostro Cristo Gesù e della Devozione al Nostro Santo Patrono Giovanni Evangelista. Fate Buone Feste e Auguri a Tutti”. Con la statua del Santo Patrono, portata a spalle dai fedeli per l’intero, si sono disposti nel corteo religioso il Parroco, Don Ginetto, i portatori e le portatori degli stendardi della Parrocchia con l’Effige del Protettore San Giovanni Evangelista e dei Battenti della Madonna dell’Arco, poi Suor Lucia Mamani Casani, Responsabile delle Suore Domenicane presso la Madonna della Sanità  a Mariglianella, uomini e donne giovani e vecchi, grandi e piccini di tutta la Comunità di Mariglianella, con il Sindaco, Felice Di Maiolo, in Fascia Tricolore, il Vice Sindaco ed Assessore allo Sport e Spettacolo, Felice Porcaro; l’Assessore al Bilancio, Dott. Arcangelo Russo, il Presidente del Consiglio Comunale, Rocco Ruggiero, il Responsabile dell’Area Amministrativa Dott. Francesco Principato e il giornalista dell’Ufficio Stampa del Comune di Mariglianella, Antonio Castaldo. Dalla Stazione dei Carabinieri di Brusciano è giunto il Comandante, Maresciallo Marco Di Palo, che ha affiancato il Sindaco Di Maiolo per l’intera Processione. Mentre preghiere e canti si alternavano con la musica della banda cittadina, diretta dai fratelli Giovanni ed Alberico Esposito, vigilavano per tutto il percorso e per la garantita sicurezza generale i Vigili Urbani coordinati dal Comandante Ten. Andrea Mandanici assistito dal suo Vice, Geppino Petrella e collaborato dagli appartenenti al gruppo di “Volontariato dell’Assoziazione Nazionale Vigili del Fuoco” di Marigliano diretti dal Presidente Nicola Cossentino. A fine Processione, rientrati tutti in Chiesa e deposta la statua del Santo, il Parroco, Don Ginetto De Simone, ha letto di nuovo, insieme ai fedeli, la Preghiera al “Glorioso Apostolo, San Giovanni” Protettore di Mariglianella: «O glorioso Apostolo, san Giovanni, che per la vostra verginale purezza foste così amato da Gesù da meritarvi di posare il vostro capo sul suo divin petto e di essere lasciato in sua vece qual figlio alla sua santissima Madre, io vi supplico di accendermi del più vivo amore verso Gesù, verso Maria. Ottenetemi, vi prego, dal Signore che ancor io col cuore libero da mondani affetti sia fatto degno di star sempre unito a Gesù quale fedele discepolo ed a Maria quale figlio devoto qui in terra e poi eternamente nel cielo. Amen». Nel congedarsi dal Parroco, Don Ginetto, il Sindaco, Felice Di Maiolo, gli ha manifestato «la devota riconoscenza e gli auguri, personali e dell’Amministrazione Comunale, da condividere con la Chiesa e l’intera Comunità di Mariglianella. Ancora una volta, tutti insieme abbiamo espresso gratitudine per l’intercessione con Nostro Signore Gesù Cristo del Nostro Santo Protettore Giovanni Evangelista».

Coffee Time: fine della corsa

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Coffe time è un viaggio. Ogni episodio è come una fermata e, lungo il percorso, gli spettatori hanno imparato a conoscere e a capire i personaggi, i loro desideri e le loro passioni. Ma ogni viaggio ha un capolinea e Coffee Time lo ha raggiunto la scorsa settimana lasciandoci un messaggio chiaro: “Vivi! Vivi le tue passioni, metti ciò che ami al centro di tutto quello che fai e condividilo con chi ti è vicino.” Chi ha guardato la serie ha viaggiato con la fantasia insieme ai personaggi e ha guardato il mondo attraverso i loro occhi. Condividere questo viaggio con gli spettatori è stato bellissimo, ma manca ancora qualcosa affinché questa esperienza possa dirsi realmente completa: vedere il percorso che la troupe ha fatto per completare il progetto. Per capire meglio ciò che rappresenta Coffee Time e quello che è stato fatto per realizzare la serie dai un’occhiata al video retrospettiva qui in alto e lasciaci un commento.

Sant’Anastasia, le questioni «attenzionate» dalle forze dell’ordine

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Quello che segue è il prologo, la puntata zero di un’inchiesta – intervista che sarà pubblicata “a capitoli” nei prossimi giorni su ilmediano.it, tutto basato su dichiarazioni e circostanze di cui le forze dell’ordine sono già a conoscenza.   Per i concorsi pubblici anastasiani, divenuti un’inchiesta che ha poi portato agli arresti di sindaco e segretario, di un consigliere comunale e di un imprenditore (oltre alle misure disposte su una delle vincitrici e di suo marito) l’inizio della miccia sfociata nella caduta rovinosa dell’intera amministrazione comunale è da ricercarsi non solo in chi ha parlato e denunciato ma anche nella diffusione incontrollata di notizie che già da sole dovevano far pensare: la presenza nei selezionati di figli e parenti di funzionari comunali, lo scambio Sant’Anastasia – Pimonte/Pimonte Sant’Anastasia, le commissioni con incaricati-nominati dal sindaco, la sollecitazione di un’interrogazione parlamentare poi finita nella prima ordinanza firmata dal gip, le indiscrezioni trapelate anche sui social. Questa è ormai storia nota di cui già si sta occupando la Procura di Nola nei cui cassetti però ci sono, già da poco prima del blitz e degli arresti, alcuni esposti e denunce su altri episodi consumatisi dal 2014, nel corso della ultima  campagna elettorale, nonché nei primi – poi rivelatisi ultimi – mesi del governo Abete bis. C’è un esposto in particolare, presentato e sottoscritto alla compagnia dei carabinieri di Castello di Cisterna dopo la campagna elettorale, ad amministrazione già insediata e giunta già nominata. Un esposto che non riguarda i concorsi ma che arriva al nucleo operativo dell’Arma quando già si stanno per chiudere le indagini relative ai suddetti condotte, queste ultime, dalla Guardia di Finanza. I fatti denunciati in tale esposto ve li racconteremo uno per uno giacché ciascuno di essi merita attenzione e un capitolo a parte perché a farne presente fatti, dettagli e circostanze ai carabinieri è stato chi li conosce bene,  li ha vissuti in prima persona e si è assunto la responsabilità di raccontarli ai carabinieri di Castello di Cisterna prima ancora che a noi: un funzionario del Comune, prima responsabile di posizione organizzativa e poi declassato a semplice impiegato nonché dirottato all’Ufficio Patrimonio. Stiamo parlando di Luigi Pappadia – dipendente del Comune di Sant’Anastasia dal 1998 (e che andrà in pensione a metà 2020),  un nome evocato a più riprese anche nelle campagne elettorali. In primis quella del 2010 quando l’allora candidato sindaco poi divenuto tale, Carmine Esposito, alla sua prima uscita pubblica tirò in ballo proprio il funzionario allora responsabile dell’urbanistica promettendo che una volta diventato primo cittadino lo avrebbe trasferito laddove non potesse nuocere. E difatti, insediato Esposito, i rapporti tra i due non si rivelarono per nulla facili e Pappadia finì ad occuparsi di toponomastica. Non contento però, nel corso di un incontro pubblico, l’ex sindaco ebbe a pronunciare alcune frasi tanto pesanti su «cose inenarrabili» fin lì accadute all’ufficio urbanistica e Pappadia decise di recarsi dai carabinieri chiedendo loro di «indagare su sé stesso» per capire a quali «cose inenarrabili» si riferisse l’allora sindaco che poi fu ascoltato in proposito.   Da lì fino a dicembre 2013, quando l’amministrazione Esposito finì per mano giudiziaria, con il sindaco arrestato e le conseguenti repentine dimissioni di giunta e consiglio comunale, Pappadia rimase a fare l’impiegato. All’arrivo del commissario prefettizio (Anna Nigro, ndr) però, Luigi Pappadia tornò al suo posto, da titolare di posizione organizzativa per i settori urbanistica, edilizia privata, Suap, cimitero ed ambiente. E dal 2014, anno dell’insediamento del nuovo sindaco Lello Abete, inizia un’altra storia nel quale Pappadia ha un ruolo importante, di primo piano. Che il funzionario si fosse fatto delle inimicizie è acclarato, è una cosa normale per chi si trova a firmare centinaia di ingiunzioni di abbattimento o di acquisizioni al patrimonio comunale. Ma non sono questi i motivi per cui lui, inviso ad Esposito, è diventato poi parecchio scomodo anche per Abete. E non per un motivo soltanto. Questa è una storia che narra della sparizione misteriosa di atti pubblici relativi a costruzioni abusive di amministratori, di interessi privati sul piano urbanistico comunale, di investitori cinesi disposti a portare il loro denaro a Sant’Anastasia ma su «particelle» precise e non altrove, di penali elevate alla ditta che svolge il servizio di raccolta di rifiuti urbani sul territorio, cui starebbe per arrivare la quarta proroga quando già la prima sarebbe un’anomalia rispetto alle norme, di rifiuti «altrui» che, se vogliamo dar retta a voci insistenti,  giungerebbero a Sant’Anastasia mentre nel comune «proprietario» di detti rifiuti la differenziata schizza di conseguenza più in alto di sempre con autocompiacimenti e proclami. E di tanto altro che vi racconteremo in un’inchiesta – intervista che si dipanerà, fatto per fatto, capitolo per capitolo, da gennaio 2020. Mentre, nel frattempo, il commissario prefettizio Gaetano Cupello si è insediato a Palazzo Siano e ha per ora confermato le posizioni organizzative, almeno per i prossimi tre mesi. Una scelta che avrà sicuramente i suoi perché e dovuta probabilmente alla esigua disponibilità di personale oltre a prendere tempo per conoscere, verificare, controllare, comprendere.  Mentre, ancora, a Palazzo Siano, con i pensionamenti già ratificati e i concorsi “tarocchi” che si auspica siano annullati, c’è una macchina amministrativa in estrema difficoltà soprattutto nei settori strategici. Gli anastasiani sono provati e l’ultima cosa di cui avrebbero bisogno adesso è una imminente campagna elettorale, ma è proprio questo che avranno di qui a pochi mesi. Intanto, nel 2020 – tra pochi giorni – cominceremo col raccontarvi, con le parole di chi la vicenda l’ha vissuta e riportata nei dettagli alle forze dell’ordine, la storia di una penale, di un capitolato non rispettato, di amministratori che, secondo chi quella penale l’ha comminata, avrebbero pensato con troppa foga a tutelare la ditta prima che il Comune; di un funzionario messo a tacere, anche stavolta in condizioni di non nuocere (più), perché non sarebbe stato «collaborativo» con l’impresa e rimosso dalla sua posizione per aver applicato la legge nell’interesse dell’Ente e non presumibilmente, come invece si disse in maniera ufficiale, per una rotazione di dirigenti sulla base delle norme anticorruzione che negli ultimi anni a Sant’Anastasia hanno riguardato guarda caso un unico soggetto, Pappadia appunto. Leggerete quanto Pappadia ha da raccontare, sul mediano.it, nella prima settimana di gennaio. Intanto, auguri Sant’Anastasia! Che il futuro di questa città sia più roseo del passato e del presente.

Politica, il nolano Gaetano Manfredi è il nuovo ministro dell’Università e Ricerca

Da Nola a Palazzo Chigi, la grande svolta di Gaetano Manfredi, nominato da Conte ministro dell’Università e della Ricerca. Già Rettore della Federico II di Napoli, Manfredi lancia il suo primo appello: “Metteremo al centro la qualità delle persone”. Il premier Giuseppe Conte ha fatto la sua scelta: Gaetano Manfredi sarà il nuovo ministro dell’Università e della Ricerca. Una grande vittoria per il Magnifico Rettore, nonché presidente della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università italiane), che accoglie con grande entusiasmo la notizia giunta proprio tra le mura federiciane. Una laurea in Ingegneria nel 1988 conseguita con il massimo dei voti, cui segue dottorato e ricerca. Un lungo percorso che ha portato ai risultati sperati quando nel 1998 Manfredi ottiene la sua prima cattedra presso la Facoltà di Ingegneria di Napoli con il ruolo di Professore Associato, divenuto Ordinario due anni dopo. La fatica, il coraggio, l’ambizione di un uomo che è stato in grado di emergere con le sue sole forze nella “sua casa”, la Federico II. È stato Manfredi a tagliare il nastro della Apple Developer Academy, la scuola di formazione per futuri sviluppatori iOS nata nel quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio grazie alla partnership con il colosso di Cupertino. Per regolamento, il ruolo di Rettore è incompatibile con ogni altro incarico elettivo. Con la firma da ministro decadrà la sua carica presso l’Ateneo di Napoli, ma senza grossi problemi dato che la scadenza del mandato era fissata al 31 ottobre 2020. Il Governo Conte II chiude il 2019 affidando l’Università nelle mani di un eccelso accademico che di essa vive e che ha fatto dei suoi studi una ragione di vita. Giunge imperante il bisogno di separare la scuola dal sistema universitario con la conseguente creazione di due ministeri: “Ora serve fare qualche sforzo in più, penso ad aumentare i fondi sul diritto allo studio. Sono convinto che la cosa migliore per potenziare il settore sia separare la scuola dall’università”, aggiunge il Presidente del Consiglio durante la conferenza stampa di fine anno a Villa Madama. Da qui la nomina di Lucia Azzolina, oggi sottosegretaria all’Istruzione, come ministra della Scuola al posto di Lorenzo Fioramonti. L’impegno e il profilo di Manfredi garantiscono un’approfondita attenzione sul futuro dell’Università e della Ricerca scientifica in Italia. È giunto il tempo del cambiamento, della svolta per i giovani che vivono le complesse realtà studentesche. “Se mettiamo al centro la qualità delle persone non possiamo sbagliare. È la strada che intendo percorrere: su questo a volte mi si considera un po’ rigido, ma è un tema su cui non faccio negoziati”, commenta il neoministro Manfredi. Sulla questione delle risorse avverte che gli Atenei di tutta Italia necessitano di più fondi e risorse con un incremento di borse di studio per i meno abbienti. Massima attenzione “per ottenere risultati concreti nell’interesse degli studenti, dei ricercatori e di tutti i cittadini, rendendo sempre più questi settori fattore di sviluppo e di crescita per tutto il Paese”, continua il ministro. Gaetano Manfredi rappresenta a tutti gli effetti l’esempio dell’uomo tenace, che non scappa dal Mezzogiorno, che lotta contro il marciume della società, che ama la propria terra e sa che solo tramite l’impegno, lo studio, la dedizione si potrà assistere ad una rivalutazione sociale, oltre che territoriale. La nomina riempie di orgoglio non solo il neoministro, ma anche suo fratello Massimiliano Manfredi, eletto alla Camera con il Partito Democratico nella XVII legislatura, dal 2013 al 2018. “È doveroso ringraziarvi a nome mio e della mia famiglia per il calore e l’affetto di queste ultime 48 ore per questi eventi che non ci aspettavamo e che ci hanno particolarmente toccato. Sarà mio fratello che deciderà, dopo che avrà giurato, quale sarà il momento e il modo più opportuno per ringraziarvi tutti”, commenta il membro del PD in occasione del brindisi di fine anno, al quale, però, non ha potuto prendere parte Gaetano Manfredi. Nonostante le vite apparentemente differenti dei due fratelli, il trait d’union che li tiene legati è la passione per lo studio, la conoscenza. Non a caso, in occasione della serata è stato riservato uno spazio a Rosario Esposito La Rossa, titolare della storica casa editrice di Scampia “Marotta & Cafiero Editori”. Premiato dalla Regione Campania per la sua iniziativa del “Libro sospeso”, lo scrittore racconta che in un solo anno più di 850 libri sono stati donati a tutti i ragazzi e le famiglie di Scampia che non potevano permettersi di acquistarne uno. “Noi avevamo un sogno che sembrava impossibile: quello di aprire una libreria a casa nostra. Ci siamo riusciti, abbiamo aperto la Scugnizzeria, la casa degli scugnizzi. Dove prima si vendeva la droga, oggi si spacciano libri”, conclude con grande emozione Rosario Esposito La Rossa.

(a sinistra Massimiliano Manfredi, a destra Rosario Esposito La Rossa)

Massimiliano Manfredi abbraccia e condivide gli ideali del fratello Gaetano, che da anni si batte per promuovere il sapere, perché anche in zone difficili la cultura, la competenza, l’innovazione, il coraggio possono cambiare le cose. (fonte foto: rete internet)  

“Quota cento”, il nuovo pericolosissimo petardo immesso sul mercato clandestino

Quota cento’ ha 7-800 grammi di miscugli esplodenti che possono essere devastanti. È stato ribattezzato “Quota cento” e prende il nome dalla misura di pensione anticipata varata dal Governo. Si tratta del nuovo e pericolosissimo petardo immesso sul mercato clandestino dei fuochi in vista della notte di San Silvestro. Un prodotto definito “devastante” dall’appuntato scelto dei carabinieri del gruppo artificieri del comando provinciale di Salerno, Michele Landi che , a margine del consuntivo delle attività svolte nel 2019, ha lanciato un appello in vista dei festeggiamenti di Capodanno. “‘Quota cento’ ha 7-800 grammi di miscugli esplodenti che possono essere devastanti”, ha sottolineato il militare, spiegando che questi prodotti “non sono altro che degli ordigni esplosivi che non vanno assolutamente utilizzati”. Il militare ha invitato tutti a “non comprarli” e “ad allontanarci il più possibile nel momento in cui vediamo qualcuno utilizzarli” ma soprattutto a “non toccare prodotti inesplosi”. (fonte foto: rete internet)

Somma Vesuviana, 17 kg di botti illegali e un mortaio pirotecnico : denunciato

Ha 33 anni ed è di Somma Vesuviana la persona denunciata dai carabinieri della stazione locale per detenzione illegale di esplosivi e giochi pirici. Durante una perquisizione domiciliare i militari hanno rinvenuto 212 ordigni  e un colpo di mortaio pirotecnico non convenzionale. Il materiale sequestrato, complessivamente 17 chili di esplosivo, è stato campionato dai carabinieri del  nucleo artificieri di Napoli.

Botti illegali di capodanno, in crescita il mercato abusivo on line. Borrelli: ”Abbiamo già ricevuto 30 segnalazioni”

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Con l’avvicinarsi della notte di San Silvestro cresce la vendita di botti e fuochi d’artificio illegali, il cui utilizzo oltre ad essere illegale è altamente pericoloso. Nei giorni scorsi attraverso un dossier del Consigliere Regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli, costruito attraverso una serie di segnalazioni, si è venuto a conoscenza di come tali botti illegali abbiano ora anche un mercato online, grazie alla piattaforma Marketplace di Facebook, a siti e-commerce come ebay, o attraverso profili privati di utenti. “E’ un situazione molto preoccupante che va esaminata ed affrontata con le dovute cautele. Il pericolo maggiore deriva proprio dalla vendita on-line. Abbiamo già ricevuto 30 segnalazioni in merito. Questo tipo di commercio oltre ad essere illegale, immette sul mercato, e quindi a disposizioni di chiunque, anche di ragazzini bambini, dei veri esplosivi, che possono danneggiare, anche in modo irreparabile, la persona fisica. L’ultimo arrivato sul mercato di questi botti è il ‘Quota Cento’, un vero e proprio ordigno esplosivo.  Invitiamo tutti non solo ad acquistare questa tipologia di botti ma a segnalare e a denunciare qualsiasi canale di vendita che ratti tale materiale, sia online che non.” – ha commentato il Consigliere Borrelli annunciando una serie di denunce.

Somma Vesuviana: Luigi Valentino orgoglio del Busen Club Marino

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L’allenatore di Taekwondo della Società Sportiva sommese vince l’argento ai Campionati Italiani Senior 2019. Durante gli ultimi Campionati Italiani Senior di Taekwondo, svoltisi lo scorso weekend al PalaCasoria Domenico D’Alise, a distinguersi è stato l’allenatore giovane della Società Sportiva Busen Club Marino di Somma Vesuviana Luigi Valentino. Classe 2000, categoria -80 Kg, l’atleta ha conquistato la medaglia d’argento alla gara organizzata dalla Federazione Italiana di Taekwondo FITA, la sfida più attesa da tutti gli amanti di questa arte marziale, con protagoniste le cinture nere d’Italia. «È stata una gara molto difficile e al tempo stesso molto emozionante – ha commentato soddisfatto il giovane atleta che ha combattuto contro il campione Simone Alessio – Gareggiare nella mia città natale mi ha dato tanta grinta, sono riuscito a dare il meglio di me stesso e ho potuto finalmente concretizzare uno dei miei sogni. D’altronde, grazie a questa vittoria ho reso orgogliosi la mia famiglia, i miei amici ma soprattutto i miei Maestri Domenico e Pacifico Laezza». Luigi, infatti, fa parte del team di taekwondo Laezza dell’ASD Condor, fondato a Casoria da Domenica Laezza, l’uomo che ha portato a Napoli tre Medaglie Olimpiche nonché attuale Presidente Regionale FITA, e da suo figlio Pacifico, Maestro Federale FITA VI dan e Direttore Tecnico di Taekwondo del Busen. «La vittoria di Luigi mi ha regalato una grande emozione – ha spiegato con orgoglio il Maestro Pacifico Laezza – Luigi ha vinto nello stesso palazzetto in cui io stesso nel 2004, da atleta, ho conquistato la medaglia d’oro, ed inoltre ha vinto nella nostra città, in una struttura intitolata ad un atleta di spicco del nostro team». Naturalmente, tale risultato ha rappresentato una grande vittoria anche per il Maestro Salvatore Iovine, Amministratore della Busen: «Luigi è uno dei nostri allenatori di Taekwondo e siamo tutti fieri di lui – ha commentato Iovine – Per i nostri atleti, avere insegnanti di questo calibro significa poter contare su un ottimo allenamento, basato su sani principi, utili nello sport quanto nella vita».

“Polpi veraci affogati”. “Sei ‘no purpo” a Napoli è un insulto, ma per un camorrista dell’’800 fu un titolo d’onore

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La metafora del “polpo”, immagine della goffaggine e della stupidità. La storia del camorrista Giovanni Mormile, detto “’ o purpo” e di Filippo Scelzo, detto “purpessa”. La complicata relazione tra la “ricotta”, la “recoveta” e la prostituzione. Abele De Blasio pubblicò i tatuaggi dei camorristi lenoni e sfruttatori.   Ingredienti (per 4 persone): kg. 1, 200 di piccoli polpi veraci; gr. 500 di pomodori pelati; 2 spicchi d’aglio, prezzemolo, olio, pepe e sale. Seguiamo la ricetta pubblicata da Maria Giovanna Fasulo Rak nella plaquette “La cucina napoletana”: “I polpi veraci si riconoscono dalla doppia fila di ventose sui tentacoli. Sono più saporiti e profumati di quelli di fondo. Questa ricetta, profumata dall’aglio e dal pomodoro e dalla cottura nel coccio, è adatta a dare sapore anche ai polpi meno pregiati. Ripulite i polpetti della sacca interna e del becco, lavateli e metteteli in una pentola di coccio con l’olio, il pomodoro, l’aglio, un pizzico di sale e il pepe. Coprite bene e fate cuocere a fuoco lento fino a quando i polpetti non siano teneri e il sugo addensato (circa ¾ d’ora). Aggiungete il prezzemolo tritato 10 minuti prima del termine della cottura. Scoprite la pentola raramente e velocemente perché il profumo non si disperda.”. In napoletano dire di qualcuno che  pare “’no purpo” è un dire oltraggioso, perché il polpo è brutto, è goffo e sgraziato nei movimenti, è stupido, come dimostra la facilità con cui i pescatori lo tirano nella rete. E tuttavia Giovanni Mormile, “ladro e truffatore”, Maestro nell’uso del coltello, camorrista emerito del quartiere Porto, evaso  dalle prigioni di Aversa e di Avellino, cugino di quell’ Antonio Mormile di cui parla anche Marco Monnier, era chiamato “’o purpo”: e per dimostrare che non considerava offensivo il soprannome, si era fatto tatuare una piccola immagine del polpo sulla spalla destra. Infatti, negli ambienti della “Onorata società” lo chiamavano in quel modo perché era abilissimo nell’interessarsi di molti affari contemporaneamente: come se al posto delle braccia avesse un viluppo  di tentacoli, che non restavano mai fermi, frugavano, scavavano, e afferravano prede nel contrabbando delle carni, nel furto dei cavalli, nello sfruttamento della prostituzione. Nella grande retata che nel 1863 le autorità napoletane fecero tra “oziosi, vagabondi e riconosciuti camorristi” – un po’ di fumo negli occhi di Silvio Spaventa – capitarono anche alcuni camorristi che controllavano il porto di Castellammare e, tra questi,  Filippo Scelzo, uomo di fiducia del “caposocietà” Michele De Simone, “camorrista terribile”. De Simone era noto con un soprannome degno del ruolo “’ o lione”; ma quando lo scrivano di polizia trascrisse sulle carte d’ufficio il soprannome dello Scelzo, “purpessa”, sentì il dovere di aggiungere, in nome della chiarezza, che lo Scelzo era di “corpo enorme”: le superiori autorità e i giudici avrebbero capito che quella caratteristica gli aveva procurato il poco gentile “strangianomme”.  Le metafore del polpo, dello squalo, del leone e di altri animali sono quasi sempre chiare. Non sempre sono chiare le ragioni per cui i nomi dei cibi  e dei “piatti” sono usati come insulti.  Non è chiaro, per esempio, perché la “ricotta” e il “ricottaro” sono collegati alla prostituzione: “fà’ ‘a ricotta” e “magnà’ ‘a ricotta” significano sfruttare le prostitute. Dice qualcuno che in queste espressioni “’ a ricotta” è non il gustoso latticinio, ma un travisamento fonetico di “recoveta”, che significa “raccolta” e che indica l’operazione violenta con cui i camorristi “recoglievano”, incassavano dalle prostitute e dai loro protettori “ ‘a mesata”, la tangente mensile. Da qui la confusione nell’associare parole, significati e situazioni. La spiegazione non mi pare che sia convincente, perché anche in lingua italiana “ricotta” è metafora del seme maschile, una metafora che non ha bisogno di spiegazione. Inoltre, “fa’ ‘a ricotta” significa non solo “sfruttare la prostituzione”, ma anche “esercitare” questo antico mestiere, e “ricotta fresca” è l’espressione sprezzante che le matrone napoletane e vesuviane di un tempo usavano per indicare la mollezza di uomini dal sesso ambiguo. Ricordo, infine, che la camorra dell’Ottocento autorizzava alcuni membri a esercitare il mestiere del lenone e dello sfruttatore delle prostitute: ed essi indicavano il loro ruolo con particolari tatuaggi che Abele De Blasio studiò e pubblicò nel suo libro sulla “Malavita a Napoli”. “’ O purpo” potrà essere goffo e stupido, ma dalla ricetta della Rak ci invia la suggestione di un profumo pieno e sereno, di un sapore intenso e prolungato. Con questa nota chiudiamo l’articolo, e con la promessa che torneremo sull’argomento, per capire perché i nomi di certi cibi e di certi “piatti” diventano insulti, come lo è diventata la “ricotta”.  

Cimitile, rigenerazione urbana e territoriale: esperti a confronto

Rigenerazione urbana: se ne è discusso ieri, 27 dicembre presso le Basiliche Paleocristiane di Cimitile, in un convegno promosso dall Ordine degli Architetti di Napoli e Provincia.

L’incontro – spiegano gli organizzatori – mira a fare il punto sullo stato della normativa in materia di rigenerazione urbana, focalizzandosi sul complesso e articolato scenario campano. Alla rigenerazione urbana e territoriale si attribuisce infatti oggi un ruolo centrale e prioritario nel processo di rinnovo dei luoghi in cui si svolgono le nostre vite e con esso la possibilità di rinnovare il lavoro dei professionisti, in un’ottica di sviluppo sostenibile che si prefigga di ridurre o azzerare il consumo di suolo.

Ad introdurre la proposta di Legge è stata l architetto Concetta Marrazzo (Consigliere Ordine Architetti di Napoli), a cui hanno fatto seguito le osservazioni e le proposte del professore Renato Capozzi , del professor Enrico Formato, del professore Massimo Pica Ciamarra e dell arch. Raffaele Cutillo.

I lavori sono stati conclusi dall arch. Antonio Ciniglio ( consigliere Ordine architetti di Napoli e provincia). Come procedere? Occorre prendere coscienza della necessità di un radicale rinnovo degli strumenti necessari alla gestione della città e quindi di riscrivere una legge quadro statale sulla pianificazione degli ambienti costruiti e degli spazi aperti.Per attivare questo nuovo processo di rigenerazione urbana si ritiene necessario un approccio che riguardi in particolare: – la ricerca di nuove domande espresse dall’attuale società (per esempio il nuovo ruolo e le esigenze delle popolazioni anziane e di quelle giovani); – la ricerca di risposte al cambiamento climatico, concrete ma strutturate sulla media distanza; – la ricerca di risposte a usi delle parti di città coerenti con innovazioni tecnologiche velocissime, che non possono essere previste con troppo anticipo ma che non possono attendere i tempi della pianificazione tradizionale; – la riaffermazione del valore della città nel suo insieme e di “Bene Comune” e quindi meritorio di “Valore di Interesse Pubblico” di quelle sue componenti che, indipendentemente dalla proprietà, esercitano un ruolo determinante nella qualità della vita delle persone. Componenti, beninteso, che possono essere parti tangibili o intangibili della città; – la creazione di fiducia da parte degli abitanti delle città e delle parti da rigenerare, fiducia ottenibile se le trasformazioni saranno declinate non su singoli oggetti costituenti la città stessa, ma sull’infrastruttura urbana ovvero diano importanza al sistema delle relazioni tra edifici, polarità, servizi ecosistemici, mobilità sostenibile.

E’ stato questo, dunque, l’ultimo appuntamento del 2019 per l’Ordine degli Architetti di Napoli e Provincia,  con i medesimi argomenti che apriranno il nuovo anno. Il 2020 inizierà, infatti, continuando a discutere di rigenerazione urbana e anche dell imminente legge Urbanistica regionale. Grande attesa anche per il concorso fotografico per i centri storici di Napoli e Provincia che sarà oggetto di una mostra in primavera che aprirà le porte all’ormai famoso evento Energymed che si terrà nell’ ultimo weekend di marzo.