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Riceviamo e pubblichiamo una riflessione dell’associazione neAnastasis sulla questione concorsopoli a Sant’Anastasia.

La triste vicenda dei concorsi truccati di Sant’Anastasia è la peggiore risposta che si possa dare ad un problema assai più grave: l’endemica mancanza di lavoro nel Sud.Vale la pena ricordare qualche dato. Secondo un recente rapporto SVIMEZ (Associazione per lo Sviluppo Industriale del Mezzogiorno) si stima che negli ultimi quindici anni sono emigrati dal Sud circa due milioni di giovani. Molti di questi sono in possesso di una laurea, o addirittura di un dottorato di ricerca, ossia si tratta di persone altamente qualificate per la cui formazione le famiglie e lo Stato hanno investito ingenti risorse. Paradossalmente, mentre importiamo petrolio a caro prezzo, regaliamo cervelli a paesi che già vantano un PIL elevato. Un fenomeno allarmante, molto più grave dell’immigrazione su cui tanto si specula politicamente. E’ lo specchio di un paese spaccato, un Sud sempre più svuotato della “meglio gioventù”, carburante propulsivo essenziale per far partire lo sviluppo. E se cresce il divario tra Sud e Nord, si amplia anche quello tra Nord e resto dellEuropa.

Questi flussi migratori sono la vera emergenza meridionale, ma non l’unica. Un altro dato particolarmente allarmante è quello confermato dall’ultimo rapporto Ocse-PISA (Program for International Student Assessment) che valuta le competenze dei 15enni rispetto alla lettura, la matematica e le scienze. Lo studio viene effettuato in ben 79 paesi per un totale di 32 milioni di studenti intervistati. Purtroppo, anche questi dati confermano una netta spaccatura tra il Nord e il Sud del paese: gli studenti del sud hanno molte più difficoltà con la matematica e la comprensione di un testo. Dati analoghi sono confermati dall’esito dei test Invalsi.

Insomma, alle ataviche ragioni che vedono il Sud con un tessuto industriale povero si aggiungono queste nuove minacce: studenti brillanti già formati costretti ad emigrare e tantissimi giovani in possesso di un diploma di scarsa qualità e, per questo, poco spendibile sul mercato del lavoro.

Si tratta, evidentemente, di problemi enormi su cui dovrebbe intervenire il governo nazionale con politiche adeguate e gli stessi governi locali di Regioni e Comuni. Ma, su questo aspetto la discussione sarebbe troppo complessa.

In questo panorama così difficile è comprensibile che un concorso in un ente pubblico susciti grandi aspettative. La disperazione spinge genitori e parenti a fare qualsiasi cosa, anche a violare la legge e danneggiare chi “santi in paradiso” non ne ha ma che, magari, sono anche più meritevoli. I politici che speculano su questi disagi per raccogliere consensi elettorali, o, addirittura come sembra, denaro, commettono atti gravi non solo per motivi etici e morali. Infatti, reclutare persone giovani in un ente pubblico senza criteri meritocratici condanna l’ente stesso a non dotarsi di persone preparate in grado di far funzionare bene la macchina amministrativa e, quindi, potere rilanciare lo sviluppo locale (preparazione di progetti, ricerca di fondi europei, etc.). Insomma, un cane che si morde la coda. Inoltre, un giovane reclutato illecitamente sarà sempre succube del suo “padrone”.

Occorre ricordare, purtroppo, che la speculazione sui posti di lavoro a Sant’Anastasia non è un fatto nuovo. Per molti anni, politici e sindacalisti influenti hanno fatto la loro fortuna politica promettendo posti di lavoro a destra e a manca, sostituendosi così alle regolari agenzie per l’impiego. Per un sindacalista che dovrebbe difendere i diritti dei lavoratori questo è il colmo.

Il ruolo di un politico non dovrebbe essere, evidentemente, quello di raccogliere consensi a tutti i costi, scippando anche l’unico strumento di democrazia di una persona, il voto. Semmai dovrebbe lavorare per il bene comune e il futuro della comunità che amministra, usare le sue capacità per crearlo il lavoro.

Nonostante le tante oggettive difficoltà, tante sarebbero le occasioni per creare lavoro utile alle persone e al nostro territorio. Senza la presunzione di possedere la bacchetta magica per problemi così difficili e complessi vale la pena ricordare alcune potenzialità dei nostri territori che in questi anni non abbiamo mai visto nelle agende dei nostri politici.

Sant’Anastasia ha avuto fino a tempi non remoti una vocazione agricola, anche con la presenza di un piccolo mercato ortofrutticolo. Nessuna delle recenti amministrazioni ha fatto qualcosa di concreto per il rilancio di un’agricoltura di qualità anche in area Parco Vesuvio, un modo questo per tutelare sia il territorio che per rilanciare prodotti tipici locali. Al contrario, in questi ultimi anni i sindaci di Sant’Anastasia hanno parlato alla pancia dei cittadini battendosi contro la zona rossa, o facendosi paladini di coloro che hanno evaso la legge con costruzioni abusive,  puntando così allo sterile e devastante sviluppo del mattone. Nessuna iniziativa pubblica è stata prodotta intorno al progetto  “Vesuvio Verde” (promossa da Gruppo di Azione Locale, GAL, dei comuni vesuviani interni) per organizzare le modalità di valorizzazione e di sviluppo sostenibile del territorio. In un convegno su questo tema organizzato dalla nostra associazione (febbraio 2018) il sindaco Abete, che era stato ufficialmente invitato, si guardò bene dall’intervenire (ad onor del vero partecipò invece la vice-sindaco, Dr.ssa Aprea, ma a titolo personale).

Anche l’attività casearia anastasiana non è riuscita a fare quel salto di qualità per valorizzare ulteriormente questi prodotti, fatta eccezione per qualche timida ed isolata iniziativa (ad esempio, il riconoscimento del marchio di qualità della ricotta di fuscella).

La presenza del Santuario di Madonna dell’Arco è un’altra occasione persa. Durante ogni campagna elettorale si annunciano grandi programmi sulla cosiddetta Cittadella Mariana per poi archiviarli il giorno dopo. Un Santuario del “500, con annesso un Parco di rara bellezza, come il Parco Tortora Brayda, potrebbe attrarre in modo diverso le migliaia di pellegrini ma anche rendere questo luogo centro di iniziative culturali (congressi, ritiri spirituali, etc) che darebbero linfa a negozi di prodotti locali, a piccoli alberghi e bed&breakfast. Su questo aspetto, occorre riconoscere, purtroppo, che all’incapacità dei politici si è aggiunge la grande assenza dei padri domenicani che potrebbero e dovrebbero fare molto di più per il loro territorio.

Il territorio anastasiano e le zone limitrofe hanno altre potenzialità oggi assolutamente disattese. Il Parco Nazionale del Vesuvio potrebbe attrarre un turismo ambientalista minore ma non trascurabile (turismo rurale), evitando che milioni di turisti si concentrino solo alla visita “toccata-e-fuga” del Grande Cono. Al contrario, il comune non riesce nemmeno a tenere pulite le vie di accesso dei sentieri che partono dal centro storico.

Esistono poi siti archeologici di grande pregio come la Villa Romana e il Complesso Monumentale di Santa Maria del Pozzo e il sito termale di Pollena Trocchia. Se i sindaci di questi territori imparassero a “fare sistema”, si potrebbero intercettare finanziamenti europei per rendere usufruibile al pubblico questi siti culturali. In particolare, si potrebbero attrarre, almeno in parte, quei tanti turisti che visitano Pompei e Ercolano, a pochi Km dai nostri territori. E’ evidente che un tale piano richiederebbe l’accordo tra i comuni interessati, la Soprintendenza e le università che stanno curando gli scavi (oltre alle università campane anche quelle di Tokyo e di Oxford). Con un progetto ben scritto e sostenuto da questi enti non dovrebbe risultare difficile intercettare finanziamenti da Bruxells. A corredo di questo sito archeologico servirebbero certamente anche strutture alberghiere ma in un contesto di un progetto generale. Suona strano, invece, che nello stato di abbandono di quel territorio il consigliere Capuano abbia messo in discussione, in prossimità delle elezioni, un PUC in itinere da dieci anni per realizzare alberghi su “specifiche” particelle. E’ evidente che il sospetto che dietro queste operazioni si possano celare mere speculazioni edilizie è concreto.

Un altro capitolo, di stretta competenza di un Comune sarebbe l’individuazione delle zone PIP (Piani per Insediamento Produttivi di interesse pubblico) che consentirebbero ai tanti artigiani di non solo di operare in condizioni più idonee ma anche di rilanciare le loro attività. Abbiamo visto, invece, quanta speculazione politica si è fatta negli ultimi decenni sul vecchio piano regolatore e, in particolare sulle zone industriali-artigianali-commerciali-turistiche designate a macchia di leopardo per assecondare interessi di parte.

Insomma, se è spregevole che amministratori strumentalizzino la ricerca di lavoro di giovani inquinando dei concorsi pubblici è altrettanto grave la loro incapacità politica-amministrativa per creare un futuro di benessere e di vivibilità per i nostri territori.

(fonte foto: rete internet)