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“La decisione di bruciare le 600 tonnellate di rifiuti “tal quale” di Napoli nel termovalorizzatore di Acerra ci preoccupa anche perché potrebbe costituire un grave e pericoloso precedente per il territorio. C’è il rischio che ogni emergenza venga risolto in questo modo, facendola pagare sulla pelle dei cittadini dell’area in cui è ubicato l’impianto. Intanto ha fatto bene il ministro Sergio Costa a inviare gli ispettori nell’inceneritore. Un  gesto positivo da parte delle istituzioni”.  Il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, rompe gli indugi sulla difficile situazione ambientale che sta coinvolgendo la diocesi e si suoi fedeli che rappresenta. E rompe gli indugi parlando come al solito chiaro e semplice. Del resto il prelato è il tipo che non le ha mai mandate a dire. Ne è la prova quanto è accaduto ieri sera. Di Donna oltre a stigmatizzare questa fase, caratterizzata da una marcata insalubrità dell’aria e dall’utilizzo “spregiudicato”, sia pure previsto dalle norme regionali, dell’inceneritore, ha voluto aggiungere altri elementi alla sua analisi. Secondo quanto riferisce l’ufficio stampa della diocesi il vescovo infatti, nel commentare quanto appunto sta accadendo circa lo smaltimento nell’inceneritore dei rifiuti non trattati prodotti dall’emergenza di Napoli, ha voluto ribadire le frasi pronunciate durante l’omelia di Natale dall’altare del duomo. Eccole: “ Siamo immersi nella notte di una politica sempre più autoreferenziale, lontana dai bisogni dei cittadini. Siamo immersi nelle tenebre dell’indifferenza verso il bene comune. Immersi nella notte dell’inquinamento ambientale. Il problema dei rifiuti è lungi dall’essere risolto, di bonifiche non si parla neppure, le centraline sul controllo dell’aria continuano a sforare, l’inceneritore è ancora lì e non si sa che cosa e quanto bruci. Si, la notte è lunga, troppo lunga”. A ogni modo una tregua c’è. Giovedi sera la Regione ha fatto sospendere l’invio dei rifiuti di Napoli nel forno dell’impianto ubicato al Pantano, fertilissima campagna acerrana visibilmente sfregiata da ogni tipo d’inquinamento. Non si sa ancora bene se ciò effettivamente il frutto di una decisione concordata dalle autorità preposte di Napoli e la Regione Campania o se piuttosto sia scaturita dai controlli fatti scattare nel termovalorizzatore dal ministro dell’ambiente Sergio Costa. Ci sono opinioni divergenti a proposito. Resta il fatto che il territorio a nord est di Napoli rimane come sempre una zona ad alto rischio ambientale.